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  NORMATIVA




Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, 24 marzo 1993
Pronuncia in merito a "razzismo e antisemitismo oggi: ruolo della Scuola"

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SOMMARIO

1. Premessa
2. Razzismo ed antisemitismo
3. Nuove problematiche educative
4. Il ruolo della scuola
5. La scuola dell'infanzia, elementare e media
6. La scuola secondaria superiore
7. Iniziative contro il razzismo e l'antisemitismo

Adunanza del 24 Marzo 1993

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

  • VISTO l'art. 18 del D.P.R. 416/74;
  • VISTO l'art. 5 del Regolamento interno;
  • ESAMINATA e discussa la bozza di documento predisposta dal C.V. n. 2 per l'Educazione interculturale in merito all'argomento in oggetto specificato;
  • FORMULA di propria iniziativa, la seguente pronuncia:

 

1. Premessa

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nell'aprile del 1992 ha formulato una propria pronuncia sul tema della educazione interculturale contribuendo, attraverso i suggerimenti e le richieste indirizzate al Ministro della P.I., al dibattito che si è sviluppato nelle scuole e alla ricerca di soluzioni per i numerosi problemi che esse devono concretamente affrontare.
Il C.N.P.I. ha inoltre portato il proprio contributo all'importante convegno ministeriale sulla presenza degli alunni stranieri nella scuola, svoltosi a Punta Ala nel gennaio 1991; gli atti di questo incontro e le CC.MM. relative a questa problematica costituiscono un significativo punto di riferimento per la scuola.
Con la presente pronuncia il C.N.P.I. intende dare continuità al proprio impegno affrontando il problema del razzismo, nella piena convinzione che la più alta e globale proposta di prevenzione e opposizione a questi atteggiamenti risiede nelle attività educative e didattiche che il mondo pedagogico denomina educazione interculturale e il cui concreto affermarsi è legato ad un processo di formazione e di istruzione che si snoda lungo tutto l'arco della frequenza scolastica.
La nuova urgenza imposta dai deprecabili episodi di violenza e di intolleranza, recentemente avvenuti in alcuni paesi europei e anche, in misura ridotta, in Italia, ha richiamato l'attenzione sulla permanenza, anche nella nostra società, di istinti, atteggiamenti e ideologie razziste fondate sulla disinformazione, sul pregiudizio e sul rifiuto della diversità. Il clima di generale disorientamento alimenta le chiusure egoistiche e particolaristiche: è quindi necessaria una più puntuale e pronta azione di educazione interculturale tesa a costruire e rafforzare nelle nuove generazioni autentici comportamenti democratici, garanti di un futuro libero e civile per la nostra società.
Il più significativo pronunciamento mondiale contro il razzismo e per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale è la Convenzione Internazionale varata il 7 marzo 1966 a New York. Essa è stata introdotta nel nostro ordinamento con la legge n. 654 del 13 ottobre 1975 e riferisce la "discriminazione razziale" a "...ogni distinzione, restrizione o preferenza fondata sulla razza, il colore, l'escendenza o l'origine nazionale o etnica".
Il patto internazionale sui diritti civili e politici, votato dall'ONU nel 1966, in vigore sul piano internazionale dal 1976 e ratificato dall'Italia il 15 dicembre 1978, affermava, all'art. 20, che "Qualsiasi appello all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza deve essere vietato dalla legge". Chiaro alla coscienza internazionale e ratificato dalle leggi, il principio della non discriminazione razziale, etnica, religiosa deve essere fondato e capito per entrare a far parte della mentalità delle persone, a cominciare dai giovani. Anche se le principali responsabilità delle violazioni di questo principio non sono primariamente imputabili a loro, tuttavia spesso essi si lasciano coinvolgere e trascinare in contagiosi esibizionismi che possono sfociare addirittura nel delitto, quando la logica del gruppo attenua e cancella la coscienza vigile delle singole individualità.
La scuola può riconoscere come proprio distintivo e proprio compito specifico l'assunto, che è anche un accorato appello dell'UNESCO, per il quale "dato che la guerra comincia nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere edificate le difese della pace".
Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Ministro della P.I. hanno espresso, in rappresentanza del Paese e della Scuola, lo sdegno e la preoccupazione per quanto si è verificato e si va verificando in alcune situazioni ed hanno impegnato ogni cittadino democratico ad agire di conseguenza nel proprio campo di intervento. Le organizzazioni sindacali della scuola hanno siglato, nel dicembre 1992, un protocollo con il ministro della P.I.: una parte importante di esso è riservata al problema del razzismo e dell'antisemitismo ed alle azioni per prevenirlo, affrontarlo, risolverlo. Analoghi impegni sono stati autonomamente assunti dalle associazioni professionali del personale della scuola.
Alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale (n. 62/1992) secondo la quale: "la lingua propria di ciascun gruppo etnico rappresenta un connotato essenziale della nozione costituzionale di minoranza etnica, al punto da indurre il Costituente a definire quest'ultima quale "minoranza linguistica", ogni forma di restrizione dell'uso pubblico della propria lingua imposto agli appartenenti alle minoranze linguistiche in generale e di quelle giuridicamente riconosciute in particolare, configura una discriminazione di carattere nazionale o etnico e quindi una discriminazione razziale ai sensi della legge 654/1975".
Per quanto meno appariscente, e pertanto più subdola, questa forma di discriminazione non è meno pericolosa di altre.
La scuola, all'interno di un proprio programma di educazione interculturale e di lotta ad ogni forma di discriminazione razziale ne terrà debito conto e ne trarrà spunti per sviluppare un programma di educazione alla conoscenza, accettazione, collaborazione e attiva convivenza con le minoranze linguistiche, sottolineando il contributo da queste apportato alla comune cultura delle comunità conviventi.
In sintonia con questi pronunciamenti ed impegni, il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione esprime la più netta condanna ad ogni episodio di razzismo, in qualsiasi forma e in qualsiasi paese esso si presenti, in America Latina o in Sud Africa, nel Medio Oriente o nella ex Iugoslavia e nel nostro. Anche la consistente presenza islamica in Italia pone la necessità di coltivare nella scuola quei rapporti di reciproca comprensione utili a facilitare il superamento, tra alunni, di ogni motivo di contesa religiosa o razziale.
Al tempo stesso il C.N.P.I. ribadisce il più forte impegno della scuola e la sua disponibilità ad azioni programmate e mirate, nella certezza che al suo - tra gli operatori e gli studenti - vi sono grandi convinzioni democratiche, solide volontà e capacità di testimonianza e di intervento fromativo.

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2. Razzismo e antisemitismo

Manifestazioni di razzismo hanno accompagnato l'evolversi della storia e si sono concretizzate in forme esecrabili, sottili e violente, sempre diverse. Il razzismo riprende, oggi, vigore innestandosi sulle profonde e complesse trasformazioni che fanno di questa fine secolo un passaggio epocale.
Il nostro paese non è l'epicentro di questi fenomeni, ma è stato recentemente toccato da insistenti manifestazioni di xenofobia contro gli immigrati e perfino di antisemitismo: e alcuni sondaggi ci informano che sentimenti e pregiudizi razzistici e antisemiti vanno diffondendosi in modo preoccupante, anche tra i giovani, in una popolazione che si gloriava di esserne immune.
Razzismo e antisemitismo nascono da un'analoga matrice di irrazionalità e ignoranza, prima ancora che di paura o di disagio individuale e collettivo, ma mostrano differenze sostanziali. Mentre nel razzismo l'odio contro il "diverso" trae pretesto da una o più evidenti differenze, di colore di pelle, di lingua, di abitudini, per definire l'altro uno "straniero", appare difficile inserire gli ebrei nella categoria degli "stranieri". Come è stato più volte sottolineato, l'antisemitismo suscita emozioni contrastanti, perché gli ebrei sono parte integrante del nostro popolo e della nostra storia, pur affermando la loro identità e le loro specifiche diversità.
Perciò è obiettivo primario della scuola educare i giovani, come afferma il Documento di intenti, firmato il 10 febbraio scorso dal Ministro della Pubblica Istruzione e dalla Presidente dell'unione delle Comunità Ebraiche Italiane, "ad un atteggiamento mentale che superi ogni visione unilaterale dei problemi ed avvicini all'intuizione dei valori comuni, pur nelle differenze culturali e religiose". Appare dunque opportuno riflettere sulle situazioni e ripercorrere le vicende storiche dei rapporti fra culture diverse, studiandone le faticose convivenze, al di là delle barriere poste dall'intolleranza ideologica e religiosa.
Nuove e poliedriche conoscenze e la capacità di tradurre tali conoscenze in prassi coerente di vita sono necessarie per non soggiacere al richiamo di messaggi sinistramente suggestivi, soprattutto per le frange più deboli del mondo giovanile.
La convivenza e l'integrazione fra popoli e culture basate sul riconoscimento dei diritti umani e sui diritti di tutti alla vita e allo sviluppo sono nuovi campi di ricerca e di studio, ma anche nuovi valori, che la scuola deve proporre con più convinto impegno per consolidare le basi di una effettiva integrazione, che valorizzi la dignità e la ricchezza di ogni cultura.

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3. Nuove problematiche educative

Per questa educazione vanno innanzitutto utilizzati dati e concetti, ma anche impulsi, sentimenti, ragionamenti, processi comunicativi, valori, istituzioni: tutto ciò che può far sviluppare motivazioni capaci di tener viva la speranza di dare concretezza alle attese ed alle scelte dei giovani.
Senza dimenticare che l'itinerario della solidarietà è lungo e tortuoso, la scuola sta prendendo coscienza che la partita si gioca proprio nella capacità di includere, non di escludere, di pensare in termini di universalità e di reciprocità, non di particolarità e di superiorità, di integrare e di accettare la sfida dell'integrazione fra etnie, popoli e culture, senza pretese di esclusività, di indipendenza, di assoluta sicurezza.
Vi sono attualmente nella scuola fermenti, idee, esperienze capaci di sostenere questi tentativi e di scommettere sul futuro della umanità e del pianeta che la ospita.
Si stanno attuando significativi progetti di educazione ai diritti umani, alla pace, allo sviluppo, alla salute, alla sessualità, alla intercultura, all'ambiente, all'Europa, che non contrastano in nessun modo con il compito tradizionale della scuola, e che al contrario ne esaltano la prospettiva valoriale, il cui smarrimento nella società contemporanea è tra l'altro all'origine di quei surrogati di assoluto rappresentati dai miti e dalle enfatizzazioni dei particolarismi e dei fondamentalismi del nostro tempo.
Per essere in grado di affrontare il razzismo e l'antisemitismo, non si tratta tanto di sostituire un autore all'altro, un argomento all'altro delle cosiddette scienze umane, quanto piuttosto di assumere una prospettiva culturale e metodologica di lungo respiro, che consenta di ripensare, al di là degli stereotipi, i grandi problemi e i grandi autori, della nostra come di altre tradizioni, spesso poco o male utilizzati, o considerati soltanto in chiave nozionistica e secondo parziali punti di vista.
Molte scuole hanno scoperto anche l'efficacia comunicativa di linguaggi e forme espressive meno usuali alla tradizione scolastica, dal teatro al cinema, dal giornale al cartellone, dal canto alla danza. E molte coniugano un impegno di lungo periodo, volto a produrre nei ragazzi competenze non sostituibili da altre agenzie educative, con l'attenzione all'immediato e al quotidiano, al diverso e al controverso, senza lasciarsi catturare né dalla concezione claustrale del sapere, né dalla acritica dipendenza dalla cronaca.
L'alternativa a queste tentazioni sta nel cercare sempre più serie mediazioni fra i momenti strutturati dell'attività didattica, animati da spirito critico e da vivacità di metodi e tecniche di comunicazione e di dialogo, e fra i momenti costruiti con spirito innovativo nell'ambito di una scuola che tenda a vivere come comunità scolastica, nelle sue strutture partecipative e negli spazi resi disponibili dall'iniziativa responsabile di singoli e di gruppi. Il C.N.P.I. rinvia, per questa problematica, alla pronuncia di propria iniziativa del 16/2/1993 dal titolo "Documento per una carta dei diritti degli studenti".

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4. Ruolo della scuola

Al di là dell'esigenza di rispondere immediatamente alle provocazioni con la testimonianza personale e istituzionale, la scuola deve rendere conto anzitutto a se stessa dell'incapacità della società umana di liberarsi di un peso che diventa sempre più incomprensibile e insopportabile per chi percepisca sé e gli altri in termini di civiltà e di ragione. E deve successivamente decidere con quali risorse e con quali metodi possa e debba affrontare questioni apparentemente ovvie, che si rivelano però, alla prova dei fatti, straordinariamente difficili e scarsamente risolvibili nei termini dell'auspicio, della condanna, dell'appello alla razionalità e alla moralità.
Per quanto gravi e sconvolgenti, i comportamenti che più offendono e inquietano la coscienza civile e la sensibilità pedagogica del nostro tempo non possono essere semplicemente rimossi, o elaborati in termini esclusivamente difensivi, con proiezione della colpa solo sugli "altri". La proclamazione di una assoluta innocenza e la pretesa di essere totalmente dalla parte della verità e del bene si trovano spesso mescolate alle motivazioni di individui e popoli che compiono i più efferati delitti. D'altra parte anche l'attribuzione di ogni responsabilità alla indistinta società, con l'appiattimento della libertà, delle responsabilità e delle scelte personali e di gruppo, non consente di porsi in termini obiettivi il problema di conoscere, di capire e di scegliere come soggetti che sono dentro, e non fuori, l'umanità e la disumanità che caratterizzano la nostra specie.
Rispetto a queste problematiche il ruolo della scuola è fondamentale: e lo è proprio in virtù della sua attitudine a verificare, attraverso i contenuti delle varie discipline presenti nei suoi piani di studio, motivi e fini delle varie espressioni dell'uomo, nello spazio e nel tempo, così da poter approfondire in chiave educativa e culturale i temi, anche di attualità, facendoli oggetto di studio, e quindi di analisi razionale, di contestualizzazione storica, di relativizzazione, di giudizio e di formazione personale.
Se è vero, come è vero, che il razzismo in genere, e l'antisemitismo in particolare, affondano sovente le radici più tenaci nel pregiudizio, nell'adesione acritica a stereotipi pseudoculturali, nella disinformazione su eventi e processi, vicini e remoti, che hanno concorso a provocare la reciproca incomprensione, e quindi anche l'intolleranza cieca ed ottusamente ripetitiva che oggi tende a ripresentarsi, allora la conoscenza, intesa come più matura e argomentata consapevolezza dello spessore storico, etico e culturale dei fatti, idee, comportamenti e giudizi, rappresenta sicuramente l’antidoto più efficace.
E' una straordinaria avventura intellettuale e morale quella che deve affrontare una scuola che, nel rispetto delle diverse età e condizioni dei ragazzi, non voglia banalizzare i problemi, piangere, ridere o maledire, ma comprendere e cercare vie serie ed efficaci per ridurre la confusione, la paura, e quel complesso miscuglio di fattori che sono all'origine dei modi distruttivi di affrontare le limitazioni della condizione umana e i conflitti che inevitabilmente sorgono tra gli esseri umani.
Perché questo scopo si realizzi è però necessario che la scuola per prima ne abbia piena coscienza e che l'intero corpo docente avverta - come dovere civile e professionale - l'obbligo di perseguire tra le finalità primarie della formazione complessiva e dei singoli insegnamenti sia la conquista, da parte di ciascun alunno, dei saperi e delle abilità necessarie a valutare con senso critico e oggettività le situazioni e ad agire responsabilmente al loro interno, sia l'acquisizione dei valori di rispetto, di tolleranza, di responsabilità e di solidarietà.
Questa intenzione di fondo della scuola trova la propria giustificazione, oltre che nell'etica professionale e nel rispetto del diritto all'apprendimento e alla formazione, nella stessa Costituzione della Repubblica. I presupposti per tradurla in interventi educativi sono individuabili nelle competenze culturali e didattiche degli operatori, nel possesso dei valori sopraelencati e nell'impegno per testimoniarli, nella capacità di instaurare un positivo dialogo educativo, rispettoso delle diversità, nella sensibilità ed intelligenza con cui gli insegnanti riescono a mediare tra le curiosità e gli interessi degli alunni, sollecitati quasi sempre dalla realtà e dalla attualità, e il patrimonio di conoscenza ed esperienza che l'umanità ha accumulato.
Strumento irrinunciabile, a questo fine, è la programmazione, individuale e collegiale, in cui si realizza la più alta espressione della autonomia del docente e della scuola, a condizione ovviamente che essa si proponga come assunzione di impegni specifici, scaturiti da una puntuale interpretazione dei dettami e degli indirizzi di ordinamenti e programmi in rapporto agli alunni, alla loro realtà umana, sociale ed ambientale, al loro livello di sviluppo e di conoscenza, ed anche agli stimoli che li raggiungono dal mondo esterno, giorno dopo giorno.
In particolare, il riemergere di pregiudizi anti-ebraici, in un clima di insofferenza verso le minoranze culturali o religiose, induce a promuovere una chiara coscienza del fenomeno, nei suoi riferimenti storici e nei suoi presupposti ideologici, e a favorire, allo stesso tempo, la migliore conoscenza della minoranza ebraica in Italia e del contributo dei cittadini italiani di religione e cultura ebraica al progresso scientifico e civile della nostra società.

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5. La scuola dell'infanzia, elementare e media

Gli alunni della scuola dell'infanzia e di quella elementare e media sono un tempo prezioso per l'interiorizzazione di principi e comportamenti ed altrettanto prezioso per fondare metodo e capacità di osservazione, analisi e studio per "pervenire a giudizi e prevenire i pregiudizi". L'esperienza dell'apprendere può rendere progressivamente consapevoli che la conoscenza e la comprensione sono importanti strumenti della promozione di sé e della qualità delle relazioni con gli altri, del riconoscere a sé la dignità di persona e del riconoscerla agli altri. Mentre, in queste fasce di età, si costruisce il passaggio da un sé circoscritto a un rapporto aperto e solidale con "l'altro da sé" in una società che spazia fino al mondo intero, l'amore per sé si equilibra con l'amore per gli altri e non si contrappone ad esso.
I passi falsi di questi anni si pagano con l'insicurezza, la dipendenza intellettuale e morale, la mancanza di interesse per la cultura, la chiusura egoistica e settaria. La disponibilità affettiva, psicologica, intellettuale e relazionale del bambino e del ragazzo è una risorsa educativa per gli insegnanti, da stimolare e mettere appieno a frutto contro il razzismo e il pregiudizio, per l'educazione interculturale.
Nel quadro della educazione alla pace, al civismo internazionale, alla convivenza interetnica che connotano l'attualità di ogni processo di formazione e di istruzione, oggi le scuole dell'infanzia, elementare e media, destinate alla totalità delle nuove generazioni, sono chiamate a esaltare quei passaggi sia degli Ordinamenti, sia dei Programmi di insegnamento della scuola elementare e della scuola media riferiti alle problematiche di cui ci stiamo occupando e a dare loro uno spazio privilegiato e visibile nella programmazione delle attività educative e didattiche.
Tale spazio richiede nuovi criteri di organizzazione del sapere, nuove conoscenze e competenze connesse in particolare alla necessità di passare dalle affermazioni di principio, sempre indispensabili e pregevoli, alla traduzione operativa di quell'articolato e complesso "composto didattico" che è necessario e di quel "clima di vita" che si deve creare nelle classi e nella scuola in cui tutti - operatori e alunni - devono porre sotto osservazione i propri comportamenti, i propri giudizi e le motivazioni che li hanno generati.

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6. La scuola secondaria superiore

Nella scuola secondaria superiore il terreno ha una propria specifica fertilità, in virtù dell'età degli alunni, della loro crescente motivazione a comprendere il mondo che li circonda e della crescente idoneità a cogliere la complessità delle questioni ed a valutare le molteplici implicazioni, anche le più controverse ed inquietanti, con oggettività e spirito critico.
In questo senso, e proprio per la minore attenzione che questo grado scolastico riserva alle attività di programmazione, individuale e collegiale, l'impegno educativo contro il razzismo può trovare la sua più tangibile manifestazione nella valorizzazione e utilizzazione delle convergenze possibili anche all'interno degli organi collegiali, in vista di un obiettivo politico ed educativo su cui impegnare la partecipazione piena degli studenti utilizzando a tal fine la straordinaria potenzialità sinergica degli apporti che provengono dalle discipline presenti nei piani di studio.
Nel caso della scuola secondaria superiore, meno toccata degli altri gradi da processi di riforma, è necessario ed urgente intervenire, sul piano legislativo e amministrativo, per attuare quella riforma di ordinamenti e di strutture che consenta di innovare questo grado di scuola e per inserire organicamente nei nuovi piani di studio e nei nuovi programmi quelle componenti culturali, oggi assenti, che si rivelino indispensabili allo sviluppo equilibrato della personalità ed alla comprensione ragionata di una realtà impegnativa e problematica come quella attuale. E' altresì opportuno procedere ad una responsabile potatura dei contenuti in modo da dare spazio anche allo studio degli eventi, della cultura, dei processi sviluppati negli ultimi cento anni.
Anche al di là, tuttavia, delle revisioni ed innovazioni amministrative e legislative, è possibile individuare nei programmi vigenti di tutte le materie, argomenti da sviluppare in modo più approfondito, sia attraverso la elaborazione di tesine da presentare agli esami di maturità, sia attraverso la costruzione di percorsi che consentano di evidenziare, in modo non artificioso, la persistenza di problemi, lo sviluppo di tematiche, la ricerca di soluzioni che hanno segnato il cammino della storia, ed anche i possibili collegamenti di idee e fatti con ciò che oggi accade, così come d'altronde si raccomanda in ogni caso al fine di assicurare la massima efficacia della azione didattica.

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6. Iniziative contro il razzismo e l'antisemitismo

Il Progetto Giovani '93, il Progetto Ragazzi 2000 e il Progetto Genitori possono utilmente agevolare e veicolare, anche con intelligenti e dinamici intrecci con altre attività, le iniziative interculturali e contro il razzismo.
Sono molte le iniziative che si sono sviluppate nelle scuole a testimonianza della sensibilità e positiva reattività di fronte ai guasti delle distorsioni e delle insufficienze culturali del razzismo. Esse testimoniano anche il consistente tasso di professionalità esistente nella scuola.
Perché il problema dell'educazione interculturale, anche ai fini del superamento del razzismo e dell'antisemitismo, possa essere affrontato positivamente, il C.N.P.I. rivolge al Ministro della P.I. le seguenti particolari raccomandazioni:

  • capillare diffusione delle esperienze valide compiute e di quelle in atto, attraverso azioni dell'Amministrazione centrale e periferica, che le valorizzino e le socializzino;
  • promozione e sostegno alle richieste di aggiornamento e ai progetti didattici mirati a questi temi;
  • promozione di progetti di animazione educativa e didattica per la scuola materna ed elementare, analoghi a quelli attivati per gli altri ordini di scuola;
  • istituzione di Centri di documentazione e di elaborazione didattica, facilmente accessibili alle scuole, quali strumenti di raccolta e di messa in rete di mappe di tutti i referenti possibili, di bibliografie ragionate, di progetti rivolti alla professionalità degli insegnanti e di quelli didattici "per e con" gli studenti;
  • reale presenza e operatività in ogni Provveditorato dei referenti e dei gruppi di lavoro previsti dalla c.m. n. 301 dell'8/9/1989 e attivazione di una rete di rilevazione che faccia capo a un Osservatorio Nazionale del Ministero della P.I., riferentesi anche alle attività previste dalla c.m. n. 362 del 22/12/92;
  • impegno ad introdurre nel decreto interministeriale attuativo della legge 341/90 (artt. 3-4 per la nuova formazione dei docenti) le indicazioni relative ai contenuti e alle attività per lo sviluppo dell'educazione interculturale nella scuola materna e in tutti gli ordini e gradi di scuola, nonché la individuazione dei percorsi, dei tempi e dei metodi più adeguati;
  • attenzione critica ai libri di testo, tanto dal punto di vista dei contenuti quanto da quello del linguaggio;
  • promozione, nelle scuole, di iniziative da parte degli organi collegiali con le famiglie e le istituzioni locali;
  • invito alle scuole a realizzare là dove possibile, incontri diretti anche con le comunità ebraiche e con le comunità portatrici di culture altre, per l'organizzazione di scambi tra realtà diverse, incontri sportivi o ludici, al fine di consentire una conoscenza diretta, la collaborazione, l'individuazione di interessi, giochi e passatempi comuni e instaurare quella "amicizia" e quel bagaglio di esperienze che più di ogni altra cosa convincono che la "diversità" non è fonte di separatezza;
  • interventi atti a sensibilizzare i mass media, in particolare le televisioni, perché offrano programmi capaci di stimolare e sviluppare l'intercultura e l'antirazzismo.

Il C.N.P.I. nel dichiarare il proprio fermo impegno di vigilanza sul fenomeno e di attenzione rispetto alle condizioni di fattibilità delle iniziative contro il razzismo e per l'educazione interculturale, rivolge un appello alla scuola, affinché si renda protagonista della risposta democratica alle gravi provocazioni del razzismo e dell'antisemitismo e si rivolge altresì al Ministro, perché le richieste contenute in questo documento trovino rapida attuazione.

IL SEGRETARIO (G. Fenizia)
IL V. PRESIDENTE (L. Corradini)

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