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voce italiana brutto deriva probabilmente dall'aggettivo latino brutum,
anche se su quest'etimologia non mancano dubbi. Brutum significa pesante,
sgraziato ma anche stupido:
così l'italiano brutto è potuto diventare perfettamente correlativo e opposto a bello sia nel significato di sgradevole alla vista o all'udito, sia in quello di cattivo. Quest'ultimo
valore è chiaramente visibile in frasi come avere una brutta fama,
o fare una brutta figura. L'espressione di
brutto, col significato di all'improvviso, proviene invece da un adattamento del
latino ex abrupto.
Nel suo significato estetico la parola, a rigore, dovrebbe
interessare l'arte solo
come termine negativo: un buon museo,
ad esempio, dovrebbe raccogliere solo opere belle, riuscite. Le cose però non stanno
esattamente così.
Se infatti il bello è tradizionalmente considerato un'idea, il brutto, al
contrario, caratterizza l'esperienza:
la realtà che
si manifesta di fronte ai nostri occhi è infatti contraddistinta dalla disarmonia, dalla malattia, dalla vecchiaia.
Avviene quindi che gli artisti, in alcuni momenti della
storia della cultura
e della civiltà, si
allontanino dai canoni classici della bellezza per rappresentare in modo realistico la vita: già nel periodo
tardo-antico i bassorilievi funerari rappresentavano spesso individui in pose sgraziate,
talvolta deformi o anziani.
In altri periodi, soprattutto nell'arte medievale, mostri e
animali immaginari venivano creati per suscitare forti emozioni in chi guardava. Il brutto
quindi non ha mancato d'interessare la storia dell'arte e l'archeologia.
Ma è soprattutto nel teatro che, fin dall'antica tragedia greca, sono
stati rappresentati delitti e conflitti violenti: non a caso il filosofo greco Platone,
sostenitore di una bellezza capace di avvicinare gli uomini al mondo ideale e alla vera
conoscenza, non mancò di condannare la poesia drammatica in quanto fonte di passioni che
distolgono il cittadino dai suoi doveri
morali.
Successivamente, con Aristotele, la filosofia riconobbe la
capacità della tragedia di compiere un fine morale: lo spettatore infatti, nel momento
culminante della tragedia, la catastrofe, in cui tutte le forze entrano in conflitto tra loro,
rivive una passione violenta e riesce pertanto a purificarsene.
L'opera d'arte è così concepita da Aristotele come un
organismo complesso in cui bene e male, bello e brutto, si tengono in equilibrio tra loro.
LEGENDA
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