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testi a cura di Stefano Gensini e Giancarlo Schirru LEGENDA

BRUTTO
 

sostantivo
maschile

LA CITAZIONE 

"Dio sia lodato, sospirò l'anatroccolo, sono tanto brutto che perfino il cane non ha voglia di mordermi"

Hans Cristian Andersen

IL FILM

"A QUALCUNO PIACE CALDO"  

Billy Wilder

(1959)

La voce italiana brutto deriva probabilmente dall'aggettivo latino brutum, anche se su quest'etimologia non mancano dubbi. Brutum significa pesante, sgraziato ma anche stupido: così l'italiano brutto è potuto diventare perfettamente correlativo e opposto a bello sia nel significato di sgradevole alla vista o all'udito, sia in quello di cattivo.

Quest'ultimo valore è chiaramente visibile in frasi come avere una brutta fama, o fare una brutta figura. L'espressione di brutto, col significato di all'improvviso, proviene invece da un adattamento del latino ex abrupto.

Nel suo significato estetico la parola, a rigore, dovrebbe interessare l'arte solo come termine negativo: un buon museo, ad esempio, dovrebbe raccogliere solo opere belle, riuscite. Le cose però non stanno esattamente così.

Se infatti il bello è tradizionalmente considerato un'idea, il brutto, al contrario, caratterizza l'esperienza: la realtà che si manifesta di fronte ai nostri occhi è infatti contraddistinta dalla disarmonia, dalla malattia, dalla vecchiaia.

Avviene quindi che gli artisti, in alcuni momenti della storia della cultura e della civiltà, si allontanino dai canoni classici della bellezza per rappresentare in modo realistico la vita: già nel periodo tardo-antico i bassorilievi funerari rappresentavano spesso individui in pose sgraziate, talvolta deformi o anziani.

In altri periodi, soprattutto nell'arte medievale, mostri e animali immaginari venivano creati per suscitare forti emozioni in chi guardava. Il brutto quindi non ha mancato d'interessare la storia dell'arte e l'archeologia.

Ma è soprattutto nel teatro che, fin dall'antica tragedia greca, sono stati rappresentati delitti e conflitti violenti: non a caso il filosofo greco Platone, sostenitore di una bellezza capace di avvicinare gli uomini al mondo ideale e alla vera conoscenza, non mancò di condannare la poesia drammatica in quanto fonte di passioni che distolgono il cittadino dai suoi doveri morali.

Successivamente, con Aristotele, la filosofia riconobbe la capacità della tragedia di compiere un fine morale: lo spettatore infatti, nel momento culminante della tragedia, la catastrofe, in cui tutte le forze entrano in conflitto tra loro, rivive una passione violenta e riesce pertanto a purificarsene.

L'opera d'arte è così concepita da Aristotele come un organismo complesso in cui bene e male, bello e brutto, si tengono in equilibrio tra loro.

LEGENDA

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verdemedio.jpg (646 byte) brutus, a, um
=pesante
=sgraziato
=stupido

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bello

verdescuro.jpg (646 byte)

sgradevole alla vista o all’udito
cattivo

brutta fama
brutta figura
di brutto

arte
museoidea
esperienza

realtà
malattia

vecchiaia
cultura
civiltà
vita

archeologia
teatro
tragedia
passione
dovere

conflitto