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testi a cura di Maurizio Dardano e Gianluca Frenguelli

LEGENDA

RACCONTO
 

sostantivo          maschile

 

LA CITAZIONE 

"Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita e l'inevitabilità della morte."

Italo Calvino

IL FILM

"EFFETTO NOTTE"  


Francois Truffaut

(1973)

Nel XVII secolo, dal verbo raccontare si sviluppa il sostantivo racconto; l’italiano antico conosceva invece le forme contare e conto.

Il vocabolo indica la comunicazione o l’esposizione di fatti veri o frutto d’invenzione; il racconto appare per lo più completo e autosufficiente.

Un racconto si può scrivere o narrare a voce, come accadeva nel medioevo.

Ai nostri tempi ricorrono comunemente espressioni come: cominciare, terminare il racconto; fare un racconto dettagliato degli avvenimenti; nel bel mezzo del racconto o a un certo punto del racconto.

Su un altro piano con racconto si intende la cronaca di un avvenimento, l’esposizione della vita e delle opere di un personaggio famoso. In questi casi il racconto è svolto soprattutto per iscritto, in modo disteso e particolareggiato.

Il vocabolo racconto indica anche un componimento letterario di carattere narrativo, quasi sempre di invenzione, di estensione media tra il romanzo, generalmente lungo e la breve novella. Naturalmente si hanno racconti lunghi e racconti brevi.

A seconda del tipo e delle funzioni si hanno tra l’altro racconti popolari, racconti morali, racconti per l’infanzia.

Nel campo della narratologia, termine introdotto dal bulgaro Tzvetan Todorov nel 1969, per indicare la scienza che studia il racconto e le forme della narrazione, si chiama racconto un discorso riferito a un tempo passato rispetto al momento dell’enunciazione.

L’opposizione tra il discorso, che costituisce un’enunciazione diretta, e il racconto che è invece riferito, è resa in italiano soprattutto mediante l’uso dei tempi: passato prossimo nel discorso, passato remoto nel racconto.

Il vocabolo discorso, invece, è usato spesso per indicare una storia costruita attorno ad alcuni personaggi che compiono delle azioni.

Il fondatore della moderna narratologia è il russo Vladimir Propp, autore del saggio Morfologia della Fiaba, pubblicato per la prima volta nel 1928, ma conosciuto in Occidente solo dopo la traduzione inglese del 1958.

Propp individua all’interno di un tipo particolare di racconto, la fiaba, alcune costanti, che chiama funzioni narrative dei personaggi. Tali funzioni, che non riguardano le azioni ma il significato che il personaggio assume nello svolgimento della vicenda, formano una successione costante, ordinata e lineare di cui le fiabe sono realizzazioni più o meno complete. Ciascuna delle funzioni è una categoria semantica nella quale si può distribuire un numero illimitato di azioni possibili.

Altri studiosi hanno tentato di individuare una grammatica del racconto. Questo indirizzo si è sviluppato soprattutto in Francia negli anni ‘60.

Nel cinema il racconto è alla base di una pellicola ed è vitale. Dal racconto si trae il soggetto rielaborato poi dalla sceneggiatura e rappresentato dagli attori, sotto la direzione di un regista.

La regia ha infatti un ruolo fondamentale nella riduzione di un racconto in opera visiva.

LEGENDA

 

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raccontare
contare
conto

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esposizione di fatti veri o frutto d’invenzione

scrivere
voce

 

cominciare il racconto
terminare il racconto
fare un racconto dettagliato
nel bel mezzo del racconto
a un certo punto del racconto
verdescuro.jpg (646 byte)    cronaca di un avvenimento

vita, opera

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componimento letterario di carattere narrativo

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romanzo

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racconti popolari
racconti morali
racconti per l’infanzia

discorso riferito a un tempo passato

 

 

 

 

 


storia

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grammatica del racconto


cinema
pellicola
attore
regia