| Nel XVII secolo, dal verbo raccontare si sviluppa il sostantivo racconto; litaliano
antico conosceva invece le forme contare e conto. Il vocabolo
indica la comunicazione o lesposizione di fatti veri o frutto
dinvenzione; il racconto appare per lo più completo e autosufficiente.
Un racconto si può scrivere o narrare a voce, come
accadeva nel medioevo.
Ai nostri tempi ricorrono comunemente espressioni come: cominciare, terminare
il racconto; fare un racconto
dettagliato degli avvenimenti; nel bel mezzo del racconto o a un certo punto del racconto.
Su un altro piano con racconto si intende la cronaca di un avvenimento, lesposizione della vita e delle opere di un personaggio
famoso. In questi casi il racconto è svolto soprattutto per iscritto, in modo disteso e
particolareggiato.
Il vocabolo racconto indica anche un componimento
letterario di carattere narrativo, quasi sempre di invenzione, di estensione media
tra il romanzo,
generalmente lungo e la breve novella. Naturalmente si hanno racconti lunghi e racconti
brevi.
A seconda del tipo e delle funzioni si hanno tra
laltro racconti popolari, racconti
morali, racconti per
linfanzia.
Nel campo della narratologia, termine introdotto dal
bulgaro Tzvetan Todorov nel 1969, per indicare la scienza che studia il racconto e le
forme della narrazione, si chiama racconto un discorso riferito a un
tempo passato rispetto al momento dellenunciazione.
Lopposizione tra il discorso, che costituisce
unenunciazione diretta, e il racconto che è invece riferito, è resa in italiano
soprattutto mediante luso dei tempi: passato prossimo nel discorso, passato remoto
nel racconto.
Il vocabolo discorso, invece, è usato spesso per indicare
una storia costruita
attorno ad alcuni personaggi che compiono delle azioni.
Il fondatore della moderna narratologia è il russo
Vladimir Propp, autore del saggio Morfologia della Fiaba, pubblicato per la prima volta
nel 1928, ma conosciuto in Occidente solo dopo la traduzione inglese del 1958.
Propp individua allinterno di un tipo particolare di
racconto, la fiaba, alcune costanti, che chiama funzioni narrative dei personaggi. Tali
funzioni, che non riguardano le azioni ma il significato che il personaggio assume nello
svolgimento della vicenda, formano una successione costante, ordinata e lineare di cui le
fiabe sono realizzazioni più o meno complete. Ciascuna delle funzioni è una categoria
semantica nella quale si può distribuire un numero illimitato di azioni possibili.
Altri studiosi hanno tentato di individuare una grammatica del racconto. Questo indirizzo si è sviluppato
soprattutto in Francia negli anni 60.
Nel cinema
il racconto è alla base di una pellicola
ed è vitale. Dal racconto si trae il soggetto rielaborato poi dalla sceneggiatura e
rappresentato dagli attori,
sotto la direzione di un regista.
La regia
ha infatti un ruolo fondamentale nella riduzione di un racconto in opera visiva. |