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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi |
LEGENDA |
| Le origini della parola italiana razza sono state discusse a lungo dai
linguisti, ma ormai è prevalsa lopinione che fa derivare il vocabolo da un termine
del francese medievale, haràz, haràs
che significava allevamento di cavalli, in particolare
stalloni selezionati. E infatti le prime attestazioni in italiano, nel Duecento, erano al maschile, razzo, e si riferivano proprio alle razze dei cavalli. Così inizialmente, con razza, nella nostra lingua, ci si riferiva al mondo animale e vegetale, indicando allinterno di una stessa specie un determinato gruppo caratterizzato da quei tratti comuni che restano inalterati in generazioni successive. Ancora oggi parliamo di razze di galline, di cani e gatti, o di patate e di rose, e distinguiamo, fra le razze bovine, quelle da carne o da latte, così come fra quelle ovine troviamo anche le razze da lana. Anzi, sempre secondo luso originario, con razza si è indicato anche il risultato del processo di selezione attraverso le varie generazioni che ha portato a migliorare certi elementi genetici, considerati preferibili da vari punti di vista, di una particolare specie. Per questo si dice che un cane è di razza, ed esiste in Italia un istituto per lincremento delle razze equine, cioè per ottenere migliori cavalli di razza o purosangue. Assai presto, tuttavia, si è passati ad usare il termine con un valore più ampio, quello di discendenza, stirpe, non solo di animali, ma anche di uomini, e quindi razza ha potuto indicare anche una famiglia nel senso di successione di generazioni. Con questa intenzione diciamo, nel linguaggio di tutti i giorni, che una persona è di razza malaticcia oppure che la nostra famiglia è sempre stata una razza di persone oneste. E addirittura possiamo arrivare, per insultare qualcuno, a chiamarlo razza di cretino. Con il diffondersi di una concezione del mondo di tipo positivistico, nellOttocento, la divisione in razze è stata estesa allintera umanità, basandosi però su elementi come laspetto esteriore o altre caratteristiche secondarie che la scienza attuale ha messo fortemente in discussione, soprattutto in rapporto alleffettivo patrimonio genetico dei diversi gruppi umani. Comunque, a partire dalla fine del secolo scorso, si è cominciato a distinguere i vari popoli della terra a seconda delle presunte razze di appartenenza. E quel che è peggio, si sono collegati i concetti di razza e cultura, sostenendo unipotetica superiorità dei popoli di cultura occidentale, in quanto razze superiori, rispetto alle altre, considerate inferiori perché di tradizioni più o meno primitive. In realtà, i concetti di razza e di cultura sono assolutamente estranei tra di loro. Purtroppo, il nazismo ha basato la sua presa dittatoriale del potere in Germania proprio sulla pretesa superiorità del popolo tedesco su tutti gli altri popoli, scagliandosi in particolare contro il popolo ebraico, i cui appartenenti sono stati sterminati a milioni. Definendo i tedeschi di pura razza ariana, il nazismo si arrogava il diritto di perseguitare tanti altri uomini appartenenti secondo una perversa logica a razze considerate inferiori. Su questa sciagurata base ideologica razzista, cui si è allineato anche il fascismo con le nefaste leggi razziali antisemite, cioè contro gli ebrei, il nazismo ha scatenato un conflitto che si è concluso con uno spaventoso olocausto. Anche se la seconda Guerra mondiale si è conclusa da più di
cinquantanni, il ricordo di quelle sofferenze resta vivo, e deve valere come preciso
monito perché, alle soglie del terzo millennio, non sia lasciato alcuno
spazio al razzismo come ideologia. |
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