| La parola italiana mimo ha origine
dal latino mimus, che proviene dal greco mimos, derivato a sua volta dal verbo mimeomai,
cioè imitare, rappresentare imitando. Il vocabolo indica una particolare forma di commedia sviluppatasi
presso gli antichi greci e in seguito presso i romani come genere teatrale e letterario,
in versi e in prosa.
Per i greci il mimo era una breve rappresentazione
realistica e buffonesca di vicende e caratteri tratti dalla vita quotidiana; al genere del mimo
appartenevano le farse popolari spartane, quelle dei fallofori e quelle dei fliaci della
Magna Grecia.
Forme comiche popolaresche di mimo si ebbero anche a Roma,
dove erano giunte con il culto della Magna Mater Cibele.
I mimi erano piccole scene comiche alle quali potevano
prendere parte anche le donne. In epoca
imperiale questo genere trionfò sugli altri generi comici, sostituendosi gradualmente
allatellana, ormai in decadenza. Gli attori del mimo si chiamavano planipedes,
perché recitavano senza calzari.
Il mimografo era invece colui che scriveva mimi nella
Grecia e nella Roma antica.
Nel teatro
moderno, con il vocabolo mimo, si è indicata una forma di spettacolo nata in Francia nei
primi decenni del XX secolo.
Vi si fa a meno dellespressione verbale, affidando al gesto
e alla mimica la rappresentazione di stati danimo, sentimenti, azioni.
Il mimo moderno si basa quindi essenzialmente sulla comunicazione non verbale, spesso accompagnata dalla musica, dal ritmo o dalla danza.
Questa nuova forma nasce dalla rivendicazione
dellassoluta autonomia espressiva del gesto, del segno visivo, non più considerato come
surrogato della parola.
Negli anni Trenta il mimo assunse particolare importanza
grazie alle sperimentazioni di Etienne Decroux, Jean Dasté e Marcel Marceau.
Come molti generi teatrali il mimo possiede inoltre una sua
forma di coreografia.
Rilevante è lapporto che larte
mimica ha fornito al cinema
fin dai tempi del muto attraverso lopera
di attori come Charlie Chaplin, Buster Keaton e Jacques Tati.
Al genere mimico possono appartenere anche altre forme di
spettacolo, come quello dei clown, i pagliacci che vediamo al circo, la cui comicità si
basa essenzialmente sul gesto.
Mimo indica anche lattore che, con il movimento e con mezzi essenzialmente gestuali imita uomini e
animali.
Il mimo può rappresentare situazioni e avvenimenti, oppure
esibirsi in danze figurative.
Con connotazione spregiativa, questa parola può anche
definire un buffone, un giullare o un attore privo di
dignità e serietà; in tal senso condivide valore e uso con il termine commediante.
- Ma sono anche altre le accezioni del termine mimo che, ad
esempio, in biologia, indica un organismo vivente che presenta il
fenomeno del mimetismo, cioè la capacità di mimetizzarsi assumendo il colore
dellambiente che lo circonda.
Per gli attori - mimi, invece, non è il colore lelemento
fondamentale, ma luso dei muscoli mimici, cioè quei
muscoli superficiali che contraendosi provocano i mutamenti della fisionomia.
Esiste infine il gioco dei mimi
nel corso del quale i partecipanti , divisi in due squadre, si alternano nel mimare e nel
tentare di indovinare il significato
di una parola o di una frase proposta dagli avversari. |