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parola editoria è stata creata in italiano verso la fine del secolo scorso, sulla base di
editore, che invece proviene dal latino. Succede a volte che una parola nasca per indicare cose che magari esistono
da tempo, ma questo non è certo il caso. Fino alla metà dell'Ottocento, l'editore era un
semplice stampatore, un tipografo che produceva e vendeva le opere commissionate dagli autori.
In quegli anni alcuni editori particolarmente abili, alcuni
dei quali di origine straniera, seguirono le tendenze già affermate in Europa
trasformandosi in imprenditori.
Ora l'editore non aspetta più che gli autori gli diano da
stampare i loro libri,
ma propone egli stesso agli autori di scrivere opere di un certo tipo, per raggiungere il
pubblico di lettori che ha individuato.
In Italia nacque cosi l'editoria, cioè la professione
dell'editore, che consisteva nella stampa
di libri e di giornali.
Infatti, si definisce attualmente editoria l'insieme delle attività
che riguardano la produzione e l'edizione di libri, giornali e opere musicali.
Molti fattori avevano aiutato questa nascita. L'unità
nazionale, completata nel 1870, aveva portato all'unificazione del mercato. Nel 1859 e nel 1877 le leggi Casati e Coppino
avevano imposto l'obbligo dell'istruzione elementare, iniziando a combattere
l'analfabetismo.
Si creavano le condizioni perché poter leggere e scrivere non fosse
solo un lusso di pochi, anche se l'obiettivo della lettura di massa fu raggiunto solo un
secolo più tardi.
L'attività editoriale si trovò di fronte un mercato più
vario, che stimolò la crescita dell'editoria popolare. Apparvero collane di volumetti a
basso prezzo che comprendevano opere letterarie, saggi, enciclopedie e manualetti tecnici
e scientifici.
L'obbligo dell'istruzione elementare intensificò
l'editoria scolastica, e molti editori si specializzarono in questo settore.
Nella prima meta del Novecento, lo sviluppo dell'editoria
era tale che alcune case editrici raggiunsero dimensioni
industriali.
Durante il fascismo lo Stato assunse il controllo
dell'editoria scolastica e culturale, e alla fine degli anni Trenta molti importanti
editori ebrei furono costretti a cedere l'azienda, a venderla o a cambiar nome. Non tutti
gli editori tuttavia soffrirono del regime fascista: l'editoria cattolica, ad esempio,
conobbe una crescita sensibile.
Nei primi anni Cinquanta, i maggiori partiti politici si dotarono di una casa
editrice, che curasse l'informazione
e la propaganda, attraverso i giornali di partito, e la formazione culturale e ideologica,
attraverso saggi e opere di autori politicamente impegnati.
A partire dagli anni Ottanta il quadro dell'editoria si è
fatto sempre più articolato. Dal punto di vista del prodotto, il perfezionarsi dei
supporti informatici, soprattutto dei cd-rom, e l'introduzione degli ipertesti hanno
rivoluzionato il rapporto tradizionale tra testo scritto e supporti visivi, disegni e fotografie. L'editoria elettronica ha già un mercato notevole, e crescerà
ancora molto.
Dal punto di vista economico, anche la figura dell'editore
è cambiata. Lo sviluppo dell'informatica
ha abbassato di molto i costi della cosiddetta editoria individuale,
o da scrivania. In un primo momento ciò ha aiutato a nascere
e a crescere molti editori piccoli e piccolissimi.
Ma i grandi editori si sono via via concentrati, alleandosi
in potenti gruppi che si occupano non solo di editoria in senso stretto ma anche di
telecomunicazioni.
I piccoli editori hanno cosi fatto ricorso alla
specializzazione per potersi ritagliare nicchie di mercato. Alcuni di loro, invece, sono
tornati all'antica professione di editore-tipografo riscoprendo cosi il lavoro delle origini.
LEGENDA
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