| La
parola giornale si è formata in italiano sulla base di giorno,
secondo il modello che collega normale con norma e ideale con idea. In origine, quindi,
giornale era un aggettivo, significava giornaliero, del giorno, quotidiano: la spesa del
giorno si chiamava spesa giornale. Questo significato è scomparso alla fine del
Settecento. Altri significati antichi invece si sono conservati. Si chiama giornale di cassa, o anche solo
giornale, il registro dove si segna la contabilità giornaliera di un negozio, di una
ditta o di un ufficio.
Giornale significa anche diario,
nel senso del libro o
quaderno dove si annotano i fatti del giorno. Questo tipo di giornale si usa soprattutto
in campo militare.
Il giornale di bordo, o giornale di navigazione, registra ufficialmente l'attività
quotidiana a bordo delle navi. Sul giornale di campagna,
invece, si annota il resoconto delle attività militari a terra, specialmente delle
manovre in tempo di guerra.
Sullo stesso modello sono nati il giornale
di cantiere, il giornale dei lavori e il giornale clinico.
Ma il giornale è soprattutto la pubblicazione a stampa, di varia periodicità e
vario argomento, sorta in Francia nel Settecento come strumento di informazione letteraria e scientifica e poi
diffusa in tutta Europa.
Il giornale come lo intendiamo oggi nacque in Italia subito
dopo l'unità. Verso la fine del secolo scorso iniziarono a sorgere le grandi testate dei
quotidiani, che si rivolgevano a un pubblico ancora poco numeroso e molto selezionato per cultura e classe sociale: nel
1901 il 48% degli italiani non si vergognava di dichiararsi analfabeta.
Ma anche per formare un popolo che a quell'epoca non sapeva leggere e scrivere la stampa trovò energia e
motivazioni.
Fin dall'inizio, molti giornali si sono appoggiati a un'editoria solida, ben collegata
con il potere
politico ed economico. Questa è stata una scelta obbligata per i quotidiani, che non
nacquero come prodotti di mercato,
ma come mezzi di appoggio politico. La funzione politica è dichiarata nel caso dei giornali di partito, assente per altri come i giornali
sportivi.
I giornali periodici trattano di attualità o di argomenti
più specifici, approfondendo le questioni che i quotidiani non hanno modo di esaminare
per esteso.
Tra i giornali illustrati, i
rotocalchi si occupano soprattutto di cronaca rosa, e sono caratterizzati dall'uso
abbondante della fotografia
come supporto e integrazione degli articoli.
I giornali a fumetti si
rivolgono soprattutto a un pubblico giovane, anche se alcuni disegnatori particolarmente
famosi sono diventati punti di riferimento per lettori di tutte le età.
Un caso a sé è quello dei giornali
murali, periodici sindacali e politici autoprodotti e affissi nei posti di lavoro,
che hanno la loro origine nella Russia sovietica.
Il giornale si è inserito cose profondamente nelle nostre
abitudini che quando gli altri mass media hanno iniziato a fare informazione, i rispettivi
programmi si sono chiamati cinegiornale, giornale radio, telegiornale.
Col tempo, la parola giornale è passata a indicare anche
la redazione, il personale e la
struttura che producono i giornali.
Oggi la crisi dei giornali, specie dei quotidiani, è più
che una minaccia: l'Italia è uno dei paesi
europei dove si leggono meno giornali.
Il giornale è sopravvissuto a settant'anni di radio e a
cinquanta di televisione
, perché lo scritto permette livelli di articolazione, approfondimento e riflessione
impossibili da raggiungere coi tempi stretti del parlato radiotelevisivo. Eppure sempre
più spesso ci chiediamo se per il buon vecchio quotidiano non sia giunta l'epoca del
tramonto.
LEGENDA
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