| Il
vocabolo stampa deriva dal verbo stampare, che a sua volta
proviene da stampon che nella lingua dei Franchi significava pestare. Fino alla
metà del Quattrocento stampa significava solo impronta, traccia. Di questo significato, appunto, restano solo tracce, come
nello stampo per i dolci o negli stampini
con cui giocano i bambini.
Poco dopo il 1450 il tedesco Johann Gutenberg inventò la
stampa a caratteri mobili e realizzò la prima Bibbia stampata. L'importanza dell'invenzione
fu subito chiara: nelle lingue
di tutta l'Europa, verbi che fino ad allora avevano significato premere cominciarono a
significare anche stampare. In Italia, già alla fine del XV secolo si parlava di stampa
in questo senso.
Qualche decennio dopo, la stampa indica anche la
riproduzione di un disegno.
Perché l'insieme dei giornali
e dei giornalisti inizi a chiamarsi stampa si deve aspettare la fine dell'Ottocento, e
solo ai primi del Novecento stampa passa a denominare la fase finale della riproduzione
fotografica e insieme il suo prodotto, la fotografia
stessa.
La parola stampa si usa anche come aggettivo, sempre in
riferimento all'informazione
giornalistica, nelle espressioni tribuna stampa, conferenza stampa, addetto stampa.
Sono state moltissime le conseguenze culturali
dell'invenzione della stampa. La trasmissione scritta del sapere fu completamente
rivoluzionata dal nuovo procedimento, che consentiva di produrre con una spesa limitata
una quantità di libri
enormemente superiore a quella ottenibile con la riproduzione manoscritta.
I costi dei libri si abbassarono: una biblioteca di manoscritti era un lusso
che solo principi e istituzioni
si potevano permettere, mentre la stampa permise la formazione di piccole biblioteche
private, fatte di pochi titoli, anche a famiglie non particolarmente
benestanti.
Il pubblico tradizionale era addirittura troppo ristretto
per esaurire le potenzialità della stampa, sicché gli stampatori dovettero modificare e
diversificare la produzione libraria per allargare il loro pubblico.
Un sintomo chiaro di questo cambiamento fu la precoce e
intensa produzione di stampe in volgare, che contrastava con la precedente preminenza dei
manoscritti in latino. Non si deve pensare tuttavia a un'esplosione generalizzata di
lettori. Ancora per qualche secolo, l'uso diretto della stampa fu riservato a pochi
privilegiati: nel 1871 quasi i due terzi degli uomini e più dei tre quarti delle donne
italiane non sapevano leggere
o scrivere.
Dai torchi di Gutenberg alle stampanti laser, passando per
le monotype e per le linotype, la tecnologia della stampa si è
rinnovata profondamente. Non avrebbe potuto essere altrimenti: settori centrali della
società e dell'economia,
come l'editoria,
l'amministrazione pubblica e l'informazione, presuppongono la stampa, che e anche sinonimo
di giornalismo.
La libertà di stampa è uno
dei diritti civili
più importanti, ed è garantita dalla Costituzione repubblicana. Non a
caso, regimi totalitari come il fascismo italiano, il nazismo tedesco e il comunismo
staliniano hanno represso e soppresso in vari modi la libertà di stampa.
Il grande scrittore russo Michail Bulgakov, che più di
altri soffrì di questa repressione, scrisse una volta al governo sovietico: Gli
appelli alla libertà di stampa sono un mio dovere di scrittore. Io sono un fervente
ammiratore di questa libertà e ritengo che se qualche scrittore pensasse di dimostrare
che non ne ha bisogno, egli si renderebbe simile a un pesce che dichiarasse pubblicamente
di non aver bisogno dell'acqua.
LEGENDA
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