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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi |
LEGENDA |
| Intelligenza è una parola dotta, che riprende il sostantivo latino intelligentia, derivato del verbo intelligere,
intendere. Questultimo è composto di inter-, tra e legere,
scegliere per cui il significato originario era quello di saper scegliere e quindi, in senso astratto, conoscere distinguendo con il pensiero, cioè
comprendere, capire. Intelligentia è allora la facoltà di chi è intelligens, di chi sa capire la realtà, in pratica la capacità di intendere il mondo che lo circonda, riuscendo a cogliere i nessi fra i vari momenti dellesperienza. Nel latino medievale della grande filosofia scolastica il termine venne esteso ad indicare tutti gli esseri dotati di intelletto, non solo dunque gli uomini, ma gli angeli, i demoni, e soprattutto lintelligenza prima o suprema, cioè Dio. Con questi valori la parola entra assai presto nella nostra lingua, e soprattutto nel Dante filosofo e teologo del Convivio e del Paradiso. Si tratta di valori che il termine ha ancora oggi, indicando in primo luogo la capacità di pensare, di ragionare, di giudicare: spesso parliamo infatti di uomini di grande, brillante, acuta intelligenza o al contrario di intelligenza modesta, o limitata, e uno degli scopi primari di uneducazione adeguata, e in particolare della scuola, è quello di esercitare e affinare lintelligenza degli allievi. Per quanto riguarda alcuni aspetti, soprattutto logico-cognitivi, dellintelligenza umana, si è giunti anche a stabilirne modalità di misurazione e quoziente attraverso vari test fondati su una base media statisticamente predeterminata, mentre una delle questioni più affascinanti e insieme complesse affrontate delletologia più avanzata è quella della intelligenza animale. Il possesso dellintelligenza è comunque un elemento che distingue da sempre gli umani, o al massimo i loro compagni animali, ma questa è unidea che dovremo ridimensionare, se non proprio abbandonare. Sono ormai diversi decenni infatti che la cibernetica sta lavorando al tentativo di imitare le capacità intellettive delluomo, progettando macchine intelligenti, dotate di quella che chiamiamo intelligenza artificiale. Si tratta in sostanza di macchine capaci di imparare, sia attraverso lanalisi dellesperienza, sia elaborando quanto viene insegnato, mediante appositi programmi, producendo così autonome risposte a situazioni o problemi imprevisti, sia teorici che reali. Non si tratta ancora, tuttavia, delle macchine pensanti, con idee, coscienza e volontà proprie che la fantascienza ci ha tante volte descritto nei suoi scenari futuribili dove, daltra parte, non compaiono solo computer o robot pericolosamente superintelligenti, ma si prospetta anche la temibile ipotesi del cyborg, cioè delluomo-macchina. Questa poi non è altro che la ripresa in chiave
tecnologica dellantico sogno dellhomunculus e del Golem, della creazione
artificiale di un essere umano con capacità straordinarie, sfruttabili da chi lo ha
creato. Ma la vicenda del dottor Frankenstein e della Creatura, ci ammonisce sui rischi,
delle manipolazioni troppo intelligenti. |
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