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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi |
LEGENDA |
| Lorigine della parola infanzia si collega a fari,
un verbo che esisteva nel latino più arcaico con il valore di parlare
in senso pieno, solenne. Da questo verbo derivano in italiano parole come facondo, favola, oppure nefando, che oggi vuol dire turpe, ma in origine significava qualcosa o qualcuno che non va neanche nominato. Da fari viene il termine fato, vale a dire la parola che è stata detta una volta per tutte dalla Divinità, il destino, e da questa base latina discendono anche le nostre fate. La stessa radice è presente anche nel greco antico, con un verbo di significato analogo, dal quale deriva litaliano profeta, letteralmente chi parla in nome di un altro. In latino il prefisso in indica la negazione, e chi non è in grado di parlare è appunto in-fans, o in-fante in italiano, dallaccusativo. Linfanzia è etimologicamente quella situazione in cui si è incapaci di parlare. Già nel latino prima di Cicerone il termine indicava quelletà della vita delluomo durante la quale non si ha ancora il pieno uso della parola. Per i romani letà infantile, come informa Quintiliano, durava fino a sette anni, e questa suddivisione si è conservata per tutto il Medio Evo. Linfanzia era seguita dalla puerizia, che durava fino ai 14 anni, e poi dalladolescenza fino a 21 o 24. Veniva poi la piena giovinezza, cui seguiva il declino della vecchiaia nel susseguirsi delle generazioni. In tempi più recenti, il termine infanzia è giunto a comprendere tutto il periodo dalla nascita alla pubertà. Nelluso si è distinta una prima infanzia, e gli studiosi specialisti conoscono anche una seconda e una terza infanzia. In senso figurato, con infanzia si può denominare anche il periodo iniziale di una civiltà, di una cultura, di un movimento artistico o di una realtà storica, e va ricordato che in passato il concetto di infanzia del mondo si fondeva con quello della mitica età delloro. Più comunemente, il termine si usa per indicare tutti coloro che sono nelletà dellinfanzia, cioè i bambini, ai quali si rivolge una produzione letteraria specifica. È la letteratura per linfanzia, che presenta una grande varietà, dalle più tradizionali favole ai moderni fumetti. Linfanzia è il periodo dei giochi e del primo impatto con la scuola, ma in passato era anche una fase segnata dalla grande diffusione delle malattie tipiche dei primi anni di vita. Oggi, per i progressi della medicina e della genetica - che hanno influito molto anche sul tasso di natalità - i bambini contraggono in misura minore malattie come la rosolia o il morbillo. Linfanzia è il periodo della maturazione, dellancora incompleta maturità fisica e psicologica dellindividuo. Viene tecnicamente definita come età evolutiva anche per lacquisizione del linguaggio verbale: quando si parla di baby talk - letteralmente parlare bambino - ci si riferisce sia ai primi tentativi linguistici dei bambini, sia alla loro imitazione da parte degli adulti. Il concetto di infantilità come immaturità, a volte associato a incoscienza o a scarsa responsabilità, può essere trasferito, infatti, anche agli adulti. Per questi ultimi, essere definiti infantili, o puerili non è certo un complimento. Esistono poi vari altri termini collegati ad infante. Alcuni sono apparentemente poco prevedibili, come quelli provenienti dalla caduta del prefisso in-. A questa famiglia appartiene ad esempio fante, che ormai - come il derivato fanteria - è un termine in uso solo in ambito militare. Altre parole in connessione con fante sono fantino, fantoccio, fantesca, e perfino fanciullo. Questo ultimo termine viene da fancello che significa
fanticello, letteralmente piccolo fante, bambino. |
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