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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi |
LEGENDA |
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VECCHIAIA sostantivo femminile |
LA CITAZIONE "Non c'è niente di meglio di una vecchiaia piena di grazia." Francis Scott Fitzgerald |
IL FILM "IL POSTO DELLE FRAGOLE" Ingmar Bergman (1957) |
| In un'epoca
segnata da una diffusa ansia
di restare giovani, una parola come vecchiaia è diventata quasi un tabù. Oggi non si è più vecchi ma anziani, vale a dire nati prima come vuole l'etimologia. Riferendosi alla vecchiaia, a volte si ricorre al latino senior, rientrato nella nostra lingua attraverso l'inglese: si parla di tariffe seniores o di senior card, dette anche carte d'argento con allusione ai capelli che imbiancano con l'avanzare dell'età. Vecchio deriva dal latino vetulum, diminutivo, nell'uso familiare, dell'aggettivo vetus. Questa parola era collegata a un'antichissima base che voleva dire anno o ciclo, frazione di tempo, come dimostrano parole analoghe dell'antico greco. Vetus si sarebbe poi contrapposto a novus in relazione a cose molto concrete come il vino. Con vinum vetus si indicava prima il vino dell'anno precedente e poi il vino vecchio, sinonimo di un vino eccellente che era però anche quello prossimo a deteriorarsi a causa delle tecniche enologiche primitive. È quest'ultimo il valore primario di vetus, che si conserva nel derivato italiano medievale vecchiaia e nel sinonimo vecchiezza: la vecchiaia è, infatti, l'età del tramonto, della fine delle speranze, del declino. Un'età caratterizzata dal progressivo venir meno di qualità positive a causa del passare del tempo, percepito come qualcosa che distrugge e divora. Il termine vecchio è stato poi riferito agli animali e agli esseri umani. A questo proposito si può ricordare il verso Movesi l'vecchierel canuto e bianco di Francesco Petrarca, e notissimo è il proverbio gallina vecchia fa buon brodo. Ma solo gli specialisti collegano il nome della città di Orvieto alla sua etimologia di urbs vetus, vale a dire città vecchia. Vecchio, tuttavia, non sempre equivale a vetusto, poiché gli anni accumulati non portano soltanto effetti devastanti o negativi. Unespressione come i vecchi tempi, ad esempio, può avere una valenza positiva, se manifesta una dolce nostalgia per la perduta giovinezza, e quella di un vecchio amico - spesso un amico d'infanzia - è unamicizia che il tempo ha collaudato e reso più sicura e salda. Un altro frutto positivo del passare degli anni è, o dovrebbe essere, l'esperienza. Già per i romani i veterani erano i combattenti più ricchi di vissuto, di esperienza spesso risolutiva in situazioni difficili. I soldati della generazione più avanzata erano detti anche seniores, vale a dire più anziani. Il termine senex, diversamente da vetus, indicava l'anziano ricco di esperienza, appartenente alla fascia di età opposta a quella dei più giovani. Il Consiglio degli Anziani che reggeva la Res publica - lo Stato - era il Senato, depositario del potere e delle tradizioni degli antenati. Anche chi era a capo della famiglia, in una società profondamente patriarcale, era il senior, il più anziano, o come si direbbe oggi il Vecchio, tanto più se questa famiglia era nobile, vasta e potente. Si spiega così il passaggio da seniorem all'italiano signore, con valore storico-politico di capo di una signoria medievale. Da signore, nella concezione piramidale propria del Medioevo, si è passati al Signore supremo, Dio. In tempi più recenti, anche per influsso straniero, la
parola signore è stata estesa a sempre più numerose categorie di persone, prima come
formula di adulazione, poi come semplice cortesia, fino all'attuale applicazione di massa. |
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