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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi |
LEGENDA |
| Apocalisse
(o apocalissi con terminazione alla latina) è un termine
colto, proprio della tradizione cristiana, che riprende il tardo latino apocalypsis. In latino la parola riproduce il titolo in greco antico dellultimo libro del Nuovo Testamento apokalypsis, che valeva originariamente in quella lingua rivelazione, manifestazione, ed era un derivato di apokalyptein svelare. Il termine deve la sua fortuna millenaria al fatto di essere stato usato come titolo e come parola iniziale dellultimo libro della Bibbia cristiana, appunto lApocalisse, il cui autore dichiara di chiamarsi Giovanni, un personaggio in cui la tradizione ha voluto riconoscere il san Giovanni autore del quarto vangelo con una attribuzione oggi molto discussa soprattutto per le divergenze stilistiche fra le due opere. Si tratta di una visione, o meglio di una serie di visioni profetiche, di grande valore simbolico, ma spesso assai complesse, oscure e descritte con un linguaggio volutamente allusivo e generico, tipico della letteratura apocalittica giudaica e poi cristiana del periodo intorno alla nascita di Cristo. Il tema fondamentale è costituito dalle tribolazioni che i giusti dovranno affrontare con lacuirsi della lotta fra bene e male, soprattutto negli ultimi tempi, che vengono rappresentati con numerose immagini spaventose e terribili, fino alla catastrofe universale finale. Ecco così i sette sigilli la cui apertura scatena i quattro cavalieri dellApocalisse; gli angeli delle sette trombe dei castighi di Dio e quelli dei sette ultimi flagelli, la grande tribolazione, lavvento della Bestia, cioè dellAnticristo e da ultimo la distruzione di Babilonia, simbolo del regno del male, e le tremende battaglie con la sconfitta totale di Satana, prima del giudizio finale. E facile comprendere come tale susseguirsi incalzante di terrificanti descrizioni, narrate in forma tanto solenne quanto enigmatica, abbiano colpito anche attraverso le raffigurazioni artistiche limmaginazione popolare, che ha così identificato lapocalisse con la fine del mondo, e con gli sconvolgimenti cosmici e le inenarrabili sofferenze che avrebbero dovuto accompagnarla: in ogni tempo vi sono state persone che hanno atteso più o meno fanaticamente larrivo di tale fine prevista come prossima, annunciandola ai loro contemporanei. E daltra parte ancora oggi, nel linguaggio di tutti i giorni, possiamo definire una catastrofe spaventosa e senza rimedio affermando che è una vera apocalisse. Ma il libro biblico non contiene soltanto elementi di paura: anzi il suo scopo è quello di rafforzare i credenti nella loro fede, e si chiude con un solenne messaggio di fiducia e di speranza: Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre. Allora Dio dal suo trono disse: Ora faccio nuova ogni cosa. Anche seguendo un profondo senso laico del moderno, è questo messaggio di speranza a traghettarci verso il Terzo Millennio, che si apre con un solenne giubileo, memoria antica e felice del fare nuova ogni cosa, cioè luomo e il mondo.
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