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testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi

LEGENDA

SPERANZA

sostantivo femminile

LA CITAZIONE

"Ora sembra che nessuno abbia delle grandi speranze per il futuro."

Andy Warhol

IL FILM

"VIA COL VENTO"

Victor Fleming

(1939)

La parola speranza è l’equivalente, nella nostra lingua, del termine provenzale medievale esperansa, dal verbo latino sperare, a sua volta derivato dal sostantivo spes.

Già nel mondo classico, per indicare l’importanza del sentimento della speranza, era stata coniata l’espressione ‘Spes ultima dea’, cioè la Speranza è l’ultima dea, nel senso che è l’ultima divinità a cui rivolgersi: e l’espressione si basava su un antichissimo mito greco, quello del vaso di Pandora.

Secondo il grande poeta Esiodo, Zeus aveva affidato a Pandora, la prima donna forgiata da Vulcano, un otre che non doveva essere aperto perché conteneva tutti i mali. Ma Pandora, per troppa curiosità, lo scoperchiò e i mali si diffusero sulla terra. Solo la Speranza rimase nel vaso e quindi tra gli uomini.

Ancora oggi spesso diciamo, con riferimento a questa lontana tradizione mitologica, la speranza è l’ultima a morire, e l’aveva presente anche Ugo Foscolo quando nei Sepolcri scriveva ‘Anche la Speme, / ultima Dea, fugge i sepolcri’.

Con l’affermazione del Cristianesimo, il concetto di speranza si caricò di un valore teologico preciso: infatti la speranza, insieme alla fede e alla carità, fu considerata come una delle tre virtù teologali, cioè le virtù fondamentali per la salvezza, originate direttamente da Dio.

Il valore religioso divenne così nella società e nella cultura dell’uomo medievale una componente in qualche modo imprescindibile del concetto di speranza.

Ma è anche moderno il concetto per il quale alla speranza si collega l’idea della possibile salvezza, sia in senso molto concreto come marinaresca àncora di speranza cioè di riserva, sia con valore più ampio per cui si dice che finché c’è vita, c’è speranza.

E’ vero che purtroppo l’uomo è invece spesso disperato, cioè non è più sostenuto da alcuna speranza: in ogni epoca però è possibile scorgere almeno un filo di speranza, non solo per i singoli individui, ma per la società nel suo complesso, come avvento di un’età di giustizia e di pace.

E’ un sentimento che ha profonde radici nell’animo umano e che comprende tanto i valori della tradizione classica, quanto quelli cristiani: già nel Vangelo alla nascita di Gesù gli angeli annunciano la pace sulla terra, e non a caso il Natale è vissuto nello spirito della speranza che si rinnova. E in ogni ciclo che si chiude, come ad esempio ad ogni fine di secolo o di millennio, nascono nuove speranze, ma anche grandi timori o paure.

Fin dagli albori della storia documentata, oltre cinquemila anni fa, nell’antica Mesopotamia, si temeva che la fine dell’anno coincidesse con l’apocalisse; e in fondo i nostri clamori per il capodanno, che cacciano l’anno vecchio, non sono che un lontano ricordo degli strepiti con cui in quell’occasione venivano cacciati gli spiriti maligni.

Amplificato dall’appuntamento con il nuovo millennio e con il giubileo, il sentimento di speranza pervade anche questi anni di non facile transizione, permettendoci di guardare ad una cultura e a un mondo le cui storie migliori sono ancora tutte da scrivere.

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