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testi a cura di Stefano Gensini e Giancarlo Schirru

LEGENDA

INCONSCIO
 

sostantivo
maschile

LA CITAZIONE 

"L'inconscio non conosce né giudizi di valore, né il bene e il male, né la moralità"

Sigmund Freud

IL FILM

"FREUD, PASSIONI SEGRETE"  

John Houston

(1962)

La storia della parola italiana inconscio comincia col verbo latino scire che significava conoscere. Da scire derivarono in latino due aggettivi di senso opposto, conscius cioè consapevole, e inconscius, che, al contrario, significava inconsapevole o incosciente.

Entrambi gli aggettivi entrarono per via colta nell'italiano trecentesco riprendendo il significato latino: in Boccaccio, ad esempio, troviamo sia la forma conscio sia la forma inconscio e con quest'ultimo termine è indicato qualcosa che non è accompagnato da consapevolezza o da riflessione.

L'uso di inconscio come sostantivo è invece molto recente: all'inizio del nostro secolo infatti il vocabolo fu utilizzato per tradurre il sostantivo tedesco das Unbewusste, l'espressione cioè che forse più di ogni altra può rappresentare e riassumere la scoperta del profondo, compiuta da Sigmund Freud, il padre della psicanalisi.

Durante numerose sedute di cura Freud si rese conto che non tutta l'attività psichica dei suoi pazienti era riducibile alla sfera della coscienza, ai pensieri, alle idee e ai ricordi manifestati esplicitamente e con spontaneità. Alcuni elementi psichici, ad esempio i ricordi di alcune esperienze, affioravano alla memoria e alla coscienza soltanto dopo che i soggetti avevano superato numerose resistenze.

Era così possibile conoscere particolari aspetti della personalità soltanto percorrendo vie molto tortuose. Poteva essere quindi necessario analizzare i sogni dei pazienti o le loro manifestazioni di ansia, oppure prestare attenzione ad alcuni gesti quotidiani, o a espressioni e modi di dire apparentemente insignificanti.

Freud giunse a supporre l'esistenza di un luogo psichico separato, a cui diede il nome di inconscio, dotato di un'energia, di un sistema di valori e di meccanismi autonomi rispetto a quelli della coscienza.

L'interiorità umana, quella che tradizionalmente era definita anima o psiche ed era ritenuta indistintamente la sede della razionalità, della volontà e delle emozioni, venne perciò indagata da Freud come un complesso di luoghi diversi, ciascuno dotato di una sua forza e di una sua autonomia.

Anche Carl Gustav Jung ha fortemente contribuito a fare chiarezza sul concetto e sulle definizioni del termine inconscio. Nei suoi studi Jung ha infatti distinto l’inconscio personale dall’inconscio collettivo.

Quest’ultimo, secondo lo psicologo svizzero, si manifesta attraverso archetipi che trovano il loro riferimento nel patrimonio storico-culturale di un vasto gruppo o dell’intera umanità e si presentano nei simboli onirici e nelle allucinazioni, ma anche nelle visioni dei mistici, nei riti religiosi e nelle opere d’arte.

La scoperta dell’inconscio e le elaborazioni della psicanalisi hanno avuto un grande impatto sulla nostra civiltà: non a caso il sostantivo inconscio è diventato parte del vocabolario comune, superando i limiti della terminologia tecnica della medicina.

LEGENDA

verdemedio.jpg (646 byte) scire
=conoscere
conscius, a, um
=consapevole
inconscius, a, um
=inconsapevole
=incosciente

 

ciò che non è accompagnato da consapevolezza


 



psicanalisi
pensiero
idea
esperienza
memoria

conoscere
ansia
attenzione
espressione

 

 

verdescuro.jpg (646 byte) verdechiaro.jpg (646 byte)

luogo psichico separato
energia
valore
anima
emozione

 

 

inconscio personale
inconscio collettivo

 

 

 

simbolo
rito
opera
civiltà
medicina