| Il termine
latino valorem è attestato soltanto per glossare la parola
greca timé, che vuol dire sia stima
nei riguardi di una persona, sia prezzo di un bene:
nei primi secoli di storia dell'italiano la corrispondente forma valore ha invece una
grande diffusione. Colpisce soprattutto la
sua ricorrenza nella poesia due-trecentesca: in Guittone d'Arezzo, Guido Cavalcanti e
soprattutto in Dante il termine valore occupa una posizione centrale del lessico poetico.
Indica innanzi tutto il possesso di
alte virtù intellettuali e morali, come l'eroismo, la lealtà, l'intelligenza e
individua già in epoca certamente non toccata dalle riflessioni della psicanalisi una natura e un inconscio modellati sullansia costruttiva del bene e del
coraggio.
E' usato poi in riferimento alla potenza dell'amore e al governo
che questo esercita sull'anima
dell'innamorato. Il valore diventa quindi distintivo della bellezza e della virtù di cui
è dotata la donna gentile e pertanto, nella complessa visione dell'amore della poesia antica, si
identifica con una proprietà della conoscenza del bene, della fede cristiana.
A quest'uso della parola nella tradizione lirica è stato attribuito
un ruolo importante nella formazione del significato astratto e concettuale
raggiunto nella lingua
contemporanea: negli ultimi due secoli infatti, in alcune tendenze dell'etica che si
richiamano direttamente all'opera del filosofo tedesco Immanuel Kant, il termine è stato
utilizzato per indicare le categorie morali assolute,
indipendenti dall'esperienza,
come il bene e il giusto.
Una diversa linea di evoluzione prende invece le mosse dal
linguaggio commerciale che, già nel Trecento, indicava, con valore, il prezzo o il costo di una merce, quindi un numero.
E necessario però attendere la scienza economica
inglese del Settecento, e in particolare Adam Smith, perché il vocabolo assuma un preciso
significato tecnico: Smith stabilì che il valore di una merce è costituito dalla
quantità di lavoro
necessaria alla sua produzione; pertanto gli uomini, scambiandosi le merci, si scambiano
in realtà quantità determinate di lavoro.
Ha preso così forma il concetto di valore come equivalenza tra due ordini di grandezze, la merce e il lavoro, che
non ha più, come per l'uomo del Medioevo, una dimensione assoluta ma rappresenta una
quantità relativa a un'unità di misura.
LEGENDA |
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valor, is
timé, es
=stima verso qualcuno
=prezzo di un bene
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possesso di alte virtù intellettuali e morali |

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intelligenza
psicanalisi
natura
inconscio
ansia
amore
anima
poesia
fede
tradizione
significato
lingua |
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categoria
morale assoluta |
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esperienza |
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costo
di una merce |



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lavoro
equivalenza tra due ordini di grandezze: merce e lavoro
misura |
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