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testi a cura di Stefano Gensini e Giancarlo Schirru

LEGENDA

VALORE
 

sostantivo
maschile

LA CITAZIONE 

"Oggi si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente"

Oscar Wilde

IL FILM

"NON CI RESTA CHE PIANGERE "  

Massimo Troisi e  Roberto Benigni

(1984)

Il termine latino valorem è attestato soltanto per glossare la parola greca timé, che vuol dire sia stima nei riguardi di una persona, sia prezzo di un bene: nei primi secoli di storia dell'italiano la corrispondente forma valore ha invece una grande diffusione.

Colpisce soprattutto la sua ricorrenza nella poesia due-trecentesca: in Guittone d'Arezzo, Guido Cavalcanti e soprattutto in Dante il termine valore occupa una posizione centrale del lessico poetico.

Indica innanzi tutto il possesso di alte virtù intellettuali e morali, come l'eroismo, la lealtà, l'intelligenza e individua già in epoca certamente non toccata dalle riflessioni della psicanalisi una natura e un inconscio modellati sull’ansia costruttiva del bene e del coraggio.

E' usato poi in riferimento alla potenza dell'amore e al governo che questo esercita sull'anima dell'innamorato. Il valore diventa quindi distintivo della bellezza e della virtù di cui è dotata la donna gentile e pertanto, nella complessa visione dell'amore della poesia antica, si identifica con una proprietà della conoscenza del bene, della fede cristiana.

A quest'uso della parola nella tradizione lirica è stato attribuito un ruolo importante nella formazione del significato astratto e concettuale raggiunto nella lingua contemporanea: negli ultimi due secoli infatti, in alcune tendenze dell'etica che si richiamano direttamente all'opera del filosofo tedesco Immanuel Kant, il termine è stato utilizzato per indicare le categorie morali assolute, indipendenti dall'esperienza, come il bene e il giusto.

Una diversa linea di evoluzione prende invece le mosse dal linguaggio commerciale che, già nel Trecento, indicava, con valore, il prezzo o il costo di una merce, quindi un numero.

E’ necessario però attendere la scienza economica inglese del Settecento, e in particolare Adam Smith, perché il vocabolo assuma un preciso significato tecnico: Smith stabilì che il valore di una merce è costituito dalla quantità di lavoro necessaria alla sua produzione; pertanto gli uomini, scambiandosi le merci, si scambiano in realtà quantità determinate di lavoro.

Ha preso così forma il concetto di valore come equivalenza tra due ordini di grandezze, la merce e il lavoro, che non ha più, come per l'uomo del Medioevo, una dimensione assoluta ma rappresenta una quantità relativa a un'unità di misura.

LEGENDA

verdemedio.jpg (646 byte) valor, is
timé, es
=stima verso qualcuno
=prezzo di un bene

 

 

 

 

possesso di alte virtù intellettuali e morali

intelligenza
psicanalisi
natura

inconscio
ansia
amore
anima
poesia
fede

tradizione
significato
lingua

 

verdescuro.jpg (646 byte) verdechiaro.jpg (646 byte)

categoria morale assoluta
esperienza
costo di una merce

 


 

lavoro





equivalenza tra due ordini di grandezze: merce e lavoro



misura