| L'aggettivo latino divinus poteva
essere usato in due modi: indicava infatti ciò che concerne la
divinità ed era pertanto attributo degli imperatori in quanto divinizzati. Oppure
definiva ciò che è ispirato dalla divinità. Questa seconda accezione è molto esplicita in alcune forme
derivate: il verbo divinare ad esempio vuol dire propriamente
trovare ispirazione in Dio e, per conseguenza, indovinare. Lo
stesso aggettivo divinus poteva assumere il senso di profetico, indovino.
Ovviamente col diffondersi della religione cristiana l'aggettivo divinus ha
progressivamente smesso di riferirsi agli dei pagani per essere usato esclusivamente nei
riguardi del Dio cristiano: solo in quanto creato da Dio l'intero universo, e quindi gli angeli, i diavoli, l'uomo, il mondo naturale, partecipano della divinità.
La forma italiana divino non muta sostanzialmente il
significato di quella latina, da cui deriva attraverso un adattamento colto: anche
l'aggettivo italiano poteva essere usato anticamente col valore di divinatore,
per qualificare chi prevede il futuro.
Ma con divino si intende soprattutto ciò che caratterizza Dio: anzi l'aggettivo può essere
sostantivato nella forma il Divino, indicando la divinità stessa oggetto della fede.
Nel linguaggio comune però l'aggettivo divino è
applicato anche a oggetti o persone col significato enfatico di bellissimo
o straordinario: quest'uso è particolarmente vivo nella
tradizione letteraria e artistica in cui opere d'arte, poeti e artisti sono spesso
qualificati come divini, come accade per la Divina Commedia di Dante Alighieri.
L'origine di tale fenomeno è infatti da ricercare nelle
concezioni dell'arte di
matrice neoplatonica che sono state particolarmente vitali nel Medioevo e nel
Rinascimento; in questa prospettiva la bellezza che si manifesta nel mondo, in quanto idea generale, è opera
di Dio; pertanto l'attività dell'artista e del poeta, come produttrice della bellezza
nella singola opera,
è paragonata alla creazione.
Questa concezione si presenta in forma particolarmente
radicale nel movimento
romantico, durante il secolo scorso: non solo l'arte e la poesia, ma anche il linguaggio e il conoscere furono
concepiti come processi di intuizione e creazione interiore assolutamente liberi e
assoluti.
Per questo divenne molto comune nell'Ottocento la
rappresentazione dell'uomo come Dio nellatto di creare con la conseguente estensione degli
ambiti d'uso dell'aggettivo divino.
LEGENDA

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