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testi a cura di Tullio De Mauro e Luca Lorenzetti

LEGENDA

ALFABETO

sostantivo maschile

LA CITAZIONE

"abcdefghilmnopqrstuvz"

IL FILM

"IL RAGAZZO SELVAGGIO"

di François Truffaut

(1970)

La parola alfabeto è di origine greca: alpha e beta erano i nomi delle prime due lettere dell’alphabetos greco, che derivavano da quelle fenicie e corrispondevano alle nostre A e B.

Molto più tardi, nella Toscana medievale, fu ripetuto lo stesso meccanismo e dai nomi delle prime lettere dell’alfabeto italiano si formò quello che noi chiamiamo l’abbiccì.

Attraverso la storia del termine alfabeto possiamo ripercorrere la storia della scrittura nella civiltà occidentale.

Otto secoli prima dell’inizio della nostra era, i Fenici insegnarono ai Greci la scrittura alfabetica, nella quale a ogni segno corrisponde un unico suono.

I Greci, giunti in Italia, trasmisero l’alfabeto ai popoli che qui vivevano, come gli Etruschi e i Latini.

Dall’alphabetum latino deriva quello che usiamo oggi e che viene utilizzato da tutte le lingue del mondo occidentale.

Sapere l’alfabeto vuol dire conoscere l’elenco ordinato di segni scritti detti lettere, che corrispondono ai suoni della lingua, e quindi saper leggere e scrivere, comprendere il significato delle parole, delle idee, delle teorie e anche i sentimenti che queste esprimono.

Nel tempo, si sono formati alcuni modi di dire collegati alle lettere dell’alfabeto, come sapere l’ABC , una frase che può riferirsi anche ai rudimenti di una materia che non riguarda la scrittura.

Ma una locuzione di questo tipo ha valore esclusivamente per chi conosce e utilizza un alfabeto come il nostro: ‘mettere i puntini sulle i’, ad esempio, significa precisare qualcosa soltanto per chi ha in mente una scrittura dove una ‘i’ senza puntino può essere confusa con altre lettere.

Il nostro alfabeto è infatti solo uno degli alfabeti del mondo - anche se oggi è il più diffuso - e la storia delle lingue occidentali rappresenta una piccola parte della storia delle scritture.

In questo senso, basta pensare ai muri delle nostre città, sui quali, ormai da parecchi anni, troviamo scritte in diversi alfabeti, per la notevole presenza di nuovi cittadini giunti in Italia dai luoghi più lontani.

Alfabeti e lingue sono meno legati tra loro di quanto non sembri, e la stessa lingua può essere scritta con alfabeti diversi.

Fino alla metà dell’Ottocento, ad esempio, il Rumeno veniva scritto con un alfabeto cirillico simile a quello russo, mentre oggi si scrive con un alfabeto uguale al nostro.

Inoltre, non tutte le scritture si basano su un alfabeto: pensiamo a quella cinese, dove ad ogni carattere corrisponde una parola.

Per questo motivo, fino al Settecento la scrittura cinese fu chiamata ideografia, ovvero scrittura per concetti, mentre oggi si definisce più correttamente logografia, cioè scrittura per parole.

Alcuni geroglifici degli antichi Egizi possono essere letti invece come una specie di pittografia, che significa scrittura per immagini o simboli. Anche molte civiltà dell’America precolombiana utilizzarono pittografie.

Sono diffusi poi sistemi di scrittura come quello giapponese o come quello utilizzato dai Greci prima di Omero, dove ai segni corrispondono delle sillabe e non singoli suoni.

La diversità delle lingue determina anche un differente modo di scriverle. E interrogarsi sull’origine di ogni scrittura significa non soltanto analizzare le radici etniche di un popolo, ma anche la sua evoluzione.

Naturalmente le vicende storiche possono influenzare i vari idiomi, ma ciò non costituisce mai un elemento di valutazione di un maggiore o minor grado di civiltà.

 

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