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testi a cura di Tullio De Mauro e Luca Lorenzetti

LEGENDA

PIACERE

sostantivo maschile

verbo intransitivo

seconda coniug. irreg.

LA CITAZIONE

"Non è così sbagliato adesso, non è così giusto solo piacere e dolore."

Jane’s Addiction

IL FILM

"GLI ANNI IN TASCA"

François Truffaut

(1976)

La parola piacere è nata dall’uso del verbo piacere come sostantivo, così come da vedere è nato belvedere o da essere si è formato malessere.

A sua volta il verbo piacere proviene dal latino placere, che aveva più o meno gli stessi significati.

Nella sua accezione principale, il piacere è un godimento, una sensazione di benessere, di soddisfazione.

Si distingue spesso tra piacere fisico e piacere mentale o spirituale, a seconda del tipo di esperienza che lo provoca, ma a ben vedere e’ una distinzione ingiustificata.

Il cosiddetto piacere fisico, quello che si prova facendo l’amore, o mangiando bene, non può dipendere solo dagli stimoli provenienti dai sensi, perché altrimenti sarebbe uguale per tutti e non esisterebbero le differenze ed i gusti.

Anche il piacere fisico è mentale, perché dipende soprattutto dalle nostre aspettative: contrariamente al dolore, è difficile provare un piacere fisico improvviso. Ciascuno reagisce agli stimoli in maniera diversa.

D’altra parte, il piacere spirituale, quello che si prova leggendo un bel libro o guardando un bel film, non è indipendente da alcune sensazioni puramente materiali, come la qualità della carta, della stampa o dell’audio.

Sulla natura del piacere si è discusso a non finire. In molte civiltà del mondo, come in India, nell’antica Grecia e a Roma, il piacere era considerato positivamente: Platone affermava che il bene è costituito di piacere e intelligenza nella giusta misura.

La tradizione cattolica ha poi censurato il piacere puramente materiale identificandolo con il peccato e sottolineandone il carattere occasionale e non permanente. Da questa accezione di piacere sono nate poi espressioni come casa di piacere, cioè casa di tolleranza e donna di piacere cioè prostituta.

Ma fin dal Cinquecento si è iniziato a rivalutare le idee classiche sul piacere. Nel piacere si è riconosciuta la componente fondamentale di tutte le emozioni, in contrapposizione al dolore.

Secondo molti filosofi, il piacere corrisponde al senso del bene, ed è la percezione del piacere che permette l’autoconservazione.

La psicologia e la psicanalisi hanno accertato i fondamenti fisiologici del piacere che opera nell’inconscio come una delle cause principali delle azioni umane.

Un’altra accezione di piacere è quello di servizio, favore, azione fatta per aiutare qualcuno.

Questo significato viene espresso di solito con il verbo fare: fare un piacere a qualcuno vuol dire fare qualcosa per compiacerlo o per aiutarlo.

Da questo valore è nata l’espressione di cortesia per piacere che accompagna una richiesta o una domanda.

Anziché per piacere si usa a volte anche fa’ il piacere, faccia il piacere che ha reso anche il significato ironico di lascia stare, non insistere reso celebre da Totò.

In espressioni come a piacere, a piacere di qualcuno, troviamo il valore di desiderio, volontà.

In molte ricette di cucina si trovano ingredienti da aggiungere a piacere, cioè a volontà.

Gli studenti, prima di un esame o di un’interrogazione, si preparano un argomento a piacere: a piacere dello studente, si capisce, ed anche del professore, che non deve cercare domande sempre nuove.

 

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