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testi a cura di Maurizio Dardano e Gianluca Frenguelli

LEGENDA

TRAGEDIA
 

sostantivo femminile

 

LA CITAZIONE 

"Era così leggero, pur rimanendo così serio, tragico e profondo."

Vsevolod Mejerchol’d

IL FILM

"AMLETO"  


Laurence Olivier

(1949)

Il latino tragoedia proviene dal greco tragoidia, un composto di tragos, capro e oidé, canto. Già in età greca non si era sicuri se il termine volesse dire canto per un capro, ovvero canto che ha per ricompensa un capro, oppure canto dei capri, cioè di attori mascherati da capri.

Il secondo significato sembra comunque il più probabile, anche perché, identificando i capri con i satiri, che tradizionalmente costituivano il corteo di Dioniso, connette le origini della tragedia con quelle del dramma satiresco, che d’altra parte concludeva la recita delle tragedie. Con ciò si accorda l’affermazione di Aristotele che faceva derivare la tragedia dal ditirambo, poesia corale che alle origini celebrava Dioniso.

La tragedia è un’opera e rappresentazione drammatica, caratterizzata dal tono e dallo stile elevato, ma anche da uno svolgimento e una conclusione segnate da fatti luttuosi e violenti, da sventure e sofferenze.

La tragedia, che in un certo senso è l’opposto della commedia, consiste essenzialmente in una serie di episodi recitati, alternati con cori. Vi sono poi parti miste: dialogo lirico tra attori e coro, monologo lirico dell’attore, dialogo lirico tra attori.

La serie degli episodi che costituiscono l’azione tragica è preceduta di solito da un prologo recitato e da un canto di ingresso del coro, detto parodos; mentre è conclusa da un canto di uscita del coro , detto exodos. Si ha pertanto un insieme di canto, musica e danza.

Inizialmente il coro era il protagonista dell’azione. In seguito le parti corali si staccarono progressivamente dalla vicenda fino al punto di divenire intermezzi lirici, nei quali l’autore commentava gli avvenimenti e rivelava il suo pensiero.

Ciascuno dei tre attori, protagonista, deuteragonista, tritagonista, poteva interpretare diverse parti, giacché i personaggi di una tragedia erano spesso più di tre.

La rappresentazione della tragedia era considerata un servizio di utilità pubblica, denominato liturgia, che, al pari di altre manifestazioni, doveva essere finanziato dai cittadini ricchi. La tragedia aveva il carattere sacro di un rito; di conseguenza richiedeva l’uso di una lingua pura ed elevata, priva di qualsiasi espressione volgare.

C’è un’evoluzione tecnica nella tragedia, da un’epoca all’altra. Ad Euripide si deve l’introduzione del prologo espositivo del deus ex machina, cioè l’apparizione della divinità che, fatta discendere dall’alto con appositi meccanismi, risolveva difficili intrighi.

La tragedia greca esercitò un influsso durevole sul teatro romano, sul teatro rinascimentale e ancora sul teatro moderno.

Per estensione il termine tragedia vale spettacolo tragico, evento luttuoso, grande disgrazia che suscita sentimenti di dolore e di terrore. Lo stesso fenomeno ha riguardato altri vocaboli, come olocausto, che dal valore originario di sacrificio in cui la vittima veniva completamente bruciata, è passato a significare anche il genocidio degli ebrei voluto dal nazismo.

 

LEGENDA






 

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tragoedia, ae
tragoidia, as
tragos, ou
=capro
oidé, es
=canto
tragoidia, as
=canto per un capro
=canto dei capri

dramma
poesia
opera


rappresentazione drammatica


commedia
attore
canto
musica
danza
protagonista
pensiero
rito
lingua
epoca
teatro































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spettacolo tragico
evento luttuoso

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dolore
olocausto