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MARIO BELLINI

OSPITE DELLA PUNTATA N.19
IL DESIGN BANDIERA DEL MADE IN ITALY: ADI E COMPASSO D’ORO

OSPITE DELLA PUNTATA N.11
L’AGE D’OR DEL DESIGN ITALIANO

 

BIOGRAFIA

NATO A MILANO NEL 1935, ARCHITETTO, CRITICO E DESIGNER. DAL 1959 AL 1962 COLLABORA IN QUALITÀ DI ARCHITETTO CON IL GRUPPO RINASCENTE; INTANTO SVOLGE ATTIVITÀ DIDATTICA PRESSO L'ISTITUTO SUPERIORE DI DESIGN DI VENEZIA. DAL 1963 È RESPONSABILE OLIVETTI PER LE MACCHINE DA SCRITTURA E I CALCOLATORI (RICEVE DIVERSI PREMI SMAU PER ALCUNI PROGETTI). COLLABORA CON IMPORTANTI INDUSTRIE B&B, CASSINA, BRIONVEGA, YAMAHA, ARTEMIDE, FLOS, VITRA; FECONDA ANCHE L'ATTIVITÀ NEL CAMPO DELL'AUTOMOBILE (FIAT, LANCIA, RENAULT). PRESIDENTE DELL'ADI DAL 1969 AL 1971, DIRETTORE DELLA RIVISTA DOMUS DAL 1986 AL 1991, CONSEGUE DIVERSI PREMI DEL COMPASSO D'ORO: 1962, 1964, 1970, 1986. IL MOMA DI NEW YORK CONTA BEN 25 SUOI PROGETTI E NEL 1987 GLI DEDICA UNA MOSTRA MONOGRAFICA. COME ARCHITETTO ANCORA REALIZZA IMPORTANTI PROGETTI A TOKYO E A MILANO (NUOVO QUARTIERE FIERA).

INTERVISTA


D: ALLORA, LA PRIMA DOMANDA È: COME SEI DIVENTATO UN DESIGNER? OVVERO, QUALI CIRCOSTANZE STORICHE L’HANNO PORTATA IN UNA PRIMA FASE DEL SUO LAVORO A PRIVILEGIARE IL RAPPORTO CON IL DISEGNO DEGLI OGGETTI?


R: MI SONO SEMPRE CHIESTO COME SIA COMINCIATA QUESTA MIA CARRIERA BIZZARRA, DIVISA NEL TEMPO FRA IL DISEGNO DI MOBILI E DI MACCHINE E L'ARCHITETTURA. È ANDATA COSÌ: IO MI SONO LAUREATO ENTRO LA FINE DEL 1959 E MI SONO SPOSATO ALLA FINE DEL 1959 E HO AVUTO SUBITO BISOGNO DI FARE QUALCOSA PER SOPRAVVIVERE A QUESTA NUOVA CONDIZIONE, QUELLA DI GIOVANE COPPIA. HO AVUTO L'OCCASIONE DI FARE UNA CONSULENZA ALLA RINASCENTE, DURANTE LA QUALE VENIVA OFFERTA LA POSSIBILITÀ DI SPERIMENTARE IL PROGETTO DI MOBILI, DI LAMPADE E DI OGGETTI.
È STATA UNA SCUOLA DI GUERRA, È STATA UNA COSA INTERESSANTISSIMA. IN SOLI DUE ANNI IO HO CAPITO COME SI FACEVA A DISEGNARE NUOVE MACCHINE, NUOVI MOBILI, NUOVI OGGETTI, NUOVE LAMPADE, COSA CHE NON AVEVO PERALTRO MAI FATTO, AVENDO FATTO UNA REGOLARE LAUREA IN ARCHITETTURA.
QUANDO QUESTA OPPORTUNITÀ SI È CHIUSA IMPROVVISAMENTE PER ALTRI, HO AVUTO UN COLPO DI FORTUNA INCREDIBILE E MI SONO INCONTRATO CON LA RICERCA CHE FACEVA OLIVETTI DI UN ARCHITETTO, DI UN DESIGNER, PER ALIMENTARE IL NUOVO BISOGNO DI DISEGNARE MACCHINE CON L'AVVENTO DELL'ELETTRONICA. CHE COSA È SUCCESSO? UN MOBILE CHE AVEVO DISEGNATO IN QUEI PRIMI DUE ANNI, HA AVUTO UN "COMPASSO D'ORO", 1962, UNA COSA PER UNO COSÌ GIOVANE COME ME INCONCEPIBILE E ASSOLUTAMENTE INASPETTATA. DUE ANNI DOPO - IL PREMIO ERA BIENNALE - HO AVUTO ANCORA UN "COMPASSO D'ORO" PER LA PRIMA MACCHINA CHE HO DISEGNATO COME CONSULENTE DELLA OLIVETTI. QUESTI DUE EVENTI HANNO LANCIATO QUESTA MIA INASPETTATA CARRIERA E MI HANNO IN QUALCHE MODO COSTRETTO, IMPEGNATO A CONTINUARE SEMPRE PIÙ INTENSAMENTE E SEMPRE DI CORSA, IN QUESTA ATTIVITÀ CHE NON AVEVO NEMMENO PENSATO DI INTRAPRENDERE. BISOGNA ANCHE AGGIUNGERE CHE IN QUEGLI ANNI, OCCUPARSI DI INDUSTRIAL DESIGN O DI DESIGN COME ALLORA SI DICEVA, ERA CONSIDERATO UN'ATTIVITÀ NUOVA, EROICA, INTERESSANTE, DI CUI SI PARLAVA E CHE NON SI SAPEVA BENE COSA FOSSE. SI SAPEVA CHE ERA QUALCOSA ATTINENTE AL FUTURO, QUALCOSA DI MOLTO MODERNO. BISOGNA ANCHE CONSIDERARE, QUESTA È UNA CONSIDERAZIONE CHE FACCIO ADESSO A POSTERIORI, CHE PER UN GIOVANE ARCHITETTO APPENA LAUREATO SENZA PARTICOLARI LEGAMI POLITICI O CON IL MONDO DELL'IMPRENDITORIA, COMINCIARE SUBITO A FAR L'ARCHITETTO, NON ERA COME DIRLO E QUINDI FORSE ANCHE QUESTO PUÒ AVER INFLUITO IN QUESTA MIA DECISIONE DI PRIVILEGIARE UN RAPPORTO CHE SI INSTAURAVA CON UN COMMITTENTE, UN RAPPORTO A DUE, PIÙ SEMPLICE, IN CUI TUTTO IL TUO IMPEGNO POTEVA ESSERE MISURATO CON UN RISULTATO, MENTRE IN ARCHITETTURA TU HAI L'AMMINISTRAZIONE, IL COMMITTENTE, L'URBANISTICA, L'ECONOMIA, LE LEGGI, CHE RENDONO IL RAPPORTO CON IL COMMITTENTE NON UN RAPPORTO BILATERALE MA ALMENO TRIANGOLARE E COMUNQUE MOLTO COMPLESSO.


D: ALLORA, CON QUALI STRUTTURE INDUSTRIALI SI È TROVATO A OPERARE?


R: HO COMINCIATO A LAVORARE UN PO' COME CONSULENTE DI RINASCENTE E POI COME CONSEGUENZA IMMEDIATA COMINCIAVO A LAVORARE CON OLIVETTI NEL NUOVO CAMPO DELLE MACCHINE ELETTRONICHE E D'UFFICIO. HO INCONTRATO ANCHE CASSINA, A CAUSA DEL MIO PRIMO "COMPASSO D'ORO" CON UN MOBILE. CASSINA CHE ERA ALLORA E CONTINUA AD ESSERE INSOMMA, UN NOME MITICO PER GLI ARCHITETTI E PER I DESIGNER, NON SOLO ITALIANI. QUINDI QUESTI DUE POLI, OLIVETTI NEL CAMPO DEL PRODOTTO INDUSTRIALE, CASSINA NEL CAMPO DELL'ARREDO, HANNO COSTITUTO LA BASE DI TUTTA LA MIA ATTIVITÀ E DI TUTTA LA SEQUENZA DI RAPPORTI CHE POI HO AVUTO CON ALTRI COME YAMAHA, B&B, ROSENTHAL, FIAT, ECC.
QUINDI QUESTA BASE SI È AMPLIATA FINO AL PUNTO DI SATURARE TUTTE LE MIE POSSIBILITÀ.


D:COME HA COSTRUITO LA SUA CARRIERA DI GRANDE PROFESSIONISTA? SI È AVVALSO DELLE INDUSTRIE O LE INDUSTRIE SI SONO AVVALSE DI LEI?


R: I RAPPORTI CON LE INDUSTRIE SI SVOLGONO IN MODI MOLTO DIVERSI E MOLTO ARTICOLATI. IN UN PRIMO TEMPO IO CREDO DI AVER CERCATO DI CONVINCERE I MIEI CLIENTI A METTERE IN PIEDI DELLE STRUTTURE CHE RENDESSERO PIÙ EFFICACE IL RAPPORTO CON L'ARCHITETTO E CON IL DESIGNER; AD ESEMPIO, PER QUELLO CHE È STATA LA MIA ESPERIENZA CON CASSINA, RICORDO DI AVERE CONVITO CASSINA, DI AVERE PROMOSSO ALL'INTERNO DEL GRUPPO CASSINA, IL FATTO DI METTERE IN PIEDI UNA STRUTTURA CHE SI CHIAMAVA ALLORA CENTRO CASSINA, PROPRIO PER FAVORIRE E RENDERE EFFICACI E POSSIBILI I RAPPORTO TRA ARCHITETTI E DESIGNER. LO STESSO HO FATTO CON OLIVETTI. MI RICORDO CHE DOPO I MIEI PRIMI CONTATTI CON IL GRUPPO OLIVETTI, MI SONO RESO CONTO CHE PRATICAMENTE NON C'ERA NIENTE E NESSUNO CHE FACILITASSE QUESTO RAPPORTO, PERCHÉ SI TRATTAVA COMUNQUE DI APPORTI CHE VENIVANO DALL'ESTERNO, CHE NON VENIVANO A COLLOCARSI DIRETTAMENTE ALL'INTERNO DELL'ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E QUINDI ANCHE LÌ RICORDO DI AVER VIA VIA SUGGERITO E OTTENUTO DI MONTARE UNA STRUTTURA CHE È DIVENTATA SEMPRE PIÙ COMPLESSA E PIÙ ARTICOLATA, PROPRIO PER FARE QUELLO CHE VENIVA CHIAMATO L'INDUSTRIAL DESIGN, PER POI DISEGNARE LE NUOVE MACCHINE.
SI PUÒ DIRE CHE IN UN PRIMO TEMPO IO HO USATO L'INDUSTRIA, USATO L'INDUSTRIA NATURALMENTE CONVINCENDO L'INDUSTRIA A ORGANIZZARSI NEL MODO CHE CONSENTISSE DI USARE MEGLIO I DESIGNER. È CHIARO CHE DOPO UNA CERTA QUANTITÀ DI TEMPO, ARRIVA ANCHE IL MOMENTO CON L'INDUSTRIA CHE TI CHIAMA SEMPLICEMENTE E USA TE E CHIEDE A TE DI FARE UN PROGETTO. NON SI PUÒ CONTINUARE SEMPRE A PREDICARE NUOVE STRUTTURE E A METTERE IN PIEDI COSE NUOVE IN TUTTO IL MONDO. PERÒ QUESTO È STATO UN MODO MOLTO INTERESSANTE PER COMINCIARE.


D: QUAL È LA SUA PROBLEMATICA PROGETTUALE OGGI, NEI CONFRONTI DELL'INDUSTRIA?


R:QUANDO SI DICE INDUSTRIA, SI USA UN'ESPRESSIONE MOLTO GENERICA, È CHIARO CHE PER QUANTO RIGUARDA I RAPPORTI FRA I COSIDDETTI DESIGNER E L'INDUSTRIA, BISOGNA, BISOGNEREBBE SOPRATTUTTO COMINCIARE A DISTINGUERE TRA INDUSTRIE E INDUSTRIE.
LA FIAT È UN'INDUSTRIA. ROBABILMENTE È UN'INDUSTRIA CHE APPARTIENE AL CAMPO DELL'INDUSTRIALIZZAZIONE PERFETTA, CIOÈ GRANDISSIMI NUMERI, GRANDISSIMA POTENZA E GRANDISSIME QUANTITÀ, GRANDISSIMI MEZZI. MA ANCHE CASSINA - TANTO PER CITARE UN NOME NOTO - È UN'INDUSTRIA. CASSINA PERÒ FATTURA UNA MINIMA FRAZIONE DI QUELLO CHE FA FIAT E FA NUMERI DI PRODUZIONE MOLTO PIÙ PICCOLI E SI OCCUPA DI PRODURRE BENI IN UN SETTORE CHE È DIVERSISSIMO DA QUELLO DELL'AUTOMOBILE, CHE È QUELLO DEGLI ARREDI DI CASA. SE NON SI FANNO QUESTE DISTINZIONI, RIMANE UNA NOZIONE ABBASTANZA VAGA, PER CUI IO HO SPERIMENTATO ENTRAMBI I RAPPORTI, IL RAPPORTO CON LA GRANDE INDUSTRIA RICHIEDE DI AGIRE IN UN CERTO MODO, DI PREPARARE DEGLI STUDI, DEI MODELLI, DI CERCARE UN INTERLOCUTORE E DI FARE POI PER CONTO PROPRIO DEGLI ESPERIMENTI, DI METTERE IN PIEDI DEI PROTOTIPI, DI CERCARE DI RACCONTARLI E DI ESSERE ASCOLTATI, DI VEDERE SE QUALCHE COSA PUÒ FILTRARE NELLA GRANDE PRODUZIONE, MENTRE IL RAPPORTO CON UN GRUPPO COME CASSINA, CON UN'INDUSTRIA COME CASSINA, CHE PRODUCE TANTI DIVERSI ARREDI IN QUANTITÀ LIMITATA E CON MEZZI DI PRODUZIONE CHE STANNO FRA L'ARTIGIANALE E L'INDUSTRIALE, È COMPLETAMENTE DIVERSO. MOLTO PROBABILMENTE NON C'È NEMMENO UNA RICERCA DI MARKETING.
LA COSA PIÙ NOTA CHE HO DISEGNATO PER CASSINA, CHE È QUESTA POLTRONA IN CUOIO, CHE È IN PRODUZIONE DA DECENNI E CONTINUA COME UN SEMPREVERDE AD ESSERE VENDUTO IN TUTTO IL MONDO, È QUALCHE COSA CHE MI SONO INVENTATO IO, NESSUNO MI HA CHIESTO "FACCI UNA SEDIA IN CUOIO" CHE FOSSE UN SUCCESSO E CHE AVESSE QUESTE CARATTERISTICHE. QUESTA COSA È NATA E HA FINITO ANCHE PER DETTARE UNA POLITICA DI MARKETING E PER INVENTARSI UNA SUA POSIZIONE.


D: CHE RAPPORTO SI INSTAURA PER LEI TRA IL DISEGNO DELL'OGGETTO E IL DISEGNO DELL'ARCHITETTURA?


R: MI CAPITA SPESSO DI SENTIRMI DOMANDARE CHE RAPPORTO C'È FRA LA MIA ATTIVITÀ DI ARCHITETTO E QUELLA DI DESIGNER, CHE RAPPORTO SI INSTAURA TRA IL DISEGNARE EDIFICI E IL DISEGNARE OGGETTI, IL DISEGNARE MOBILI, IL DISEGNARE MACCHINE. DEVO DIRE CHE È UNA QUESTIONE MOLTO DELICATA E MOLTO COMPLESSA, PERCHÉ IO HO LA SENSAZIONE CHE QUALCUNO PENSI CHE SIANO DUE COSE COSÌ DIVERSE, PER CUI NON È TANTO CREDIBILE, NON È TANTO SERIO FARE L'UNO E L'ALTRO, OPPURE CHE QUALCUNO INVECE PENSI CHE IL SAPER DISEGNARE BENE OGGETTI TI CONSENTA QUANTO MENO DI DISEGNARE MEGLIO I DETTAGLI, DI DISEGNARE MEGLIO ANCHE L'ARCHITETTURA. IO CREDO COMUNQUE CHE SIA PIÙ GIUSTO RISPONDERE CHE SOSTANZIALMENTE, ESSENDO ANCHE UN PO' PARADOSSALI, NON C'È NESSUN RAPPORTO. ANCHE SE DAL PUNTO DI VISTA DELL'UTENTE, QUELLO CHE UN PO' SCOLASTICAMENTE SI USA CHIAMARE IL FRUITORE, È INTERESSANTE RISCONTRARE UN FILO CONTINUO PROPRIO TRA LA GRANDE DIMENSIONE DELLA CITTÀ E QUELLA DELL'OGGETTO. IMMAGINIAMO DI ESSERE UN ABITANTE UN CITTADINO CHE CAMMINA, PASSEGGIA IN CITTÀ, SI TROVA A PRENDERE IN CONSIDERAZIONE UN EDIFICIO, AD ENTRARE IN QUESTO EDIFICIO E QUINDI AVERE UN RAPPORTO PRIMA CON LA DIMENSIONE URBANA, POI CON QUELLA DELL'ARCHITETTURA, POI ADDIRITTURA CON GLI INTERNI DELL'ARCHITETTURA, SI TROVA QUINDI AD ENTRARE IN UNA DETERMINATA STANZA, A VEDERNE GLI ARREDI, A USARNE GLI ARREDI, SEDERSI SU UNA SEDIA, METTERSI DAVANTI A UNA MACCHINA DA UFFICIO, QUINDI UTILIZZARE ANCHE LA MACCHINA, SINO AD IMPIEGARE LE COSE PIÙ PICCOLE COME LE SUPPELLETTILI. PER QUESTA PERSONA CHE AMO DEFINIRE L'ABITANTE, IN FONDO LA DIFFERENZA FRA L'URBANISTICA, L'ARCHITETTURA, L'ARCHITETTURA DEGLI INTERNI, IL DISEGNO INDUSTRIALE, È UNA DIFFERENZA NON RILEVANTE. SI POTREBBE QUINDI RAGIONARE COSÌ E QUESTO MODO DI VEDERE I PROBLEMI DÀ SICURAMENTE DEGLI SPUNTI INTERESSANTI AL PROGETTISTA, MA D'ALTRA PARTE, PROPRIO COME PROGETTISTA, SAREBBE GRAVISSIMO CONFONDERE LE SCALE E I VALORI DI QUESTI DIVERSI CONTESTI. SAREBBE TRAGICO PENSARE A UN EDIFICIO COME A UNA GRANDE CREDENZA, SAREBBE GRAVISSIMO CONSIDERARE, NON VEDERE LA DIFFERENZA ENORME CHE C'È FRA UN SOGGIORNO E LA CITTÀ, FRA LA DIMENSIONE DEL PRIVATO E QUELLA DEL PUBBLICO E QUINDI IO POSSO DIRE, IN DEFINITIVA CHE PER QUANTO MI CONCERNE, MI TOCCA VIVERE PROPRIO QUESTE DUE PERSONE DIVERSE. ESSERE ARCHITETTO VUOL DIRE METTERSI IN QUESTA DIMENSIONE STRAORDINARIA DEL RAPPORTO CON LA CITTÀ E COL SIGNIFICATO CHE LA CITTÀ HA PER NOI, PER NOI CITTADINI, PER NOI ABITANTI, PER NOI UOMINI. LA CITTÀ È IL DEPOSITO, È IL LIBRO IN CUI È SCRITTA TUTTA LA NOSTRA STORIA, LA NOSTRA CIVILTÀ, IL NOSTRO MODO DI ESSERE. È IMPORTANTISSIMO QUINDI, QUANDO SI DISEGNA UN EDIFICIO, VEDERLO IN RELAZIONE A QUESTA DIMENSIONE, CAPIRNE LE IMPLICAZIONI. UN EDIFICIO STA LÌ PER SEMPRE, PER 50 ANNI, PER 100, PER 200, IN FONDO UNO PUÒ CAMBIARSI IL LETTO, SOSTITUIRE LA CUCINA, CAMBIARE IL FRIGORIFERO, SONO FATTI SUOI, LA DURATA DI QUESTE COSE NEL NOSTRO AMBITO VITALE È IN FONDO LASCIATA AL NOSTRO ARBITRIO ED È CERTAMENTE MENO IMPEGNATIVA PER QUELLO CHE COINVOLGE LA VITA DI TUTTI.


D:QUANTO E COME HA INFLUITO NEL GRANDE SUCCESSO DEL DESIGN ITALIANO IL FATTO ACCERTATO CHE QUESTA ATTIVITÀ PROGETTUALE È STATA SVOLTA SOPRATTUTTO DA ARCHITETTI?


R: UN'ALTRA COSA MOLTO INTERESSANTE A PROPOSITO DEL COSIDDETTO DESIGN ITALIANO, È QUELLA CHE SI DEVE CONSTATARE CHE TUTTO IL DESIGN ITALIANO È STATO FATTO DA ARCHITETTI. MENTRE IN EUROPA CI SONO SCUOLE DI ARCHITETTURA E SCUOLE DI DESIGN, LO STESSO VALE PER GLI STATI UNITI, IN ITALIA NOI NON ABBIAMO MAI AVUTO SCUOLE DI DESIGN, SINO AGLI ANNI PIÙ RECENTI. IO CHE AMO SEMPRE FARE UN PO' DI PARADOSSI, QUANDO MI SENTIVO CHIEDERE UN PO' DI TEMPO FA, DURANTE INTERVISTE O IN DIFFERENTI OCCASIONI, COME MAI SI È FORMATO QUESTO FENOMENO DEL DESIGN ITALIANO, AMAVO RISPONDERE IN MODO SEMPRE UN PO' PROVOCATORIO: "IL DESIGN ITALIANO È IL FRUTTO DELLA MANCANZA DELLE SCUOLE DI DESIGN, CHE NOI ABBIAMO TUTTORA IN ITALIA". SAPEVO DI ESSERE UN PO' PROVOCATORIO, PERÒ C'È QUALCHE COSA DI VERO IN QUESTA COSA CHE IO AMAVO DIRE E TUTTORA AMO PENSARE QUANTO MENO.
IN FONDO È VERO CHE LA SCUOLA D'ARCHITETTURA NON TI DÀ, IN QUANTO DESIGNER, DELLE ATTREZZATURE DI SPECIALIZZAZIONE, INSEGNAMENTO DELLE TECNOLOGIE, DELLE TEORIE DI MARKETING, PERÒ TI DÀ QUESTA GRANDE CAPACITÀ DI CAPIRE TUTTO L'AMBITO, TUTTO IL CONTESTO IN CUI LA TUA ATTIVITÀ DI DISEGNATORE DI MOBILI O DI OGGETTI O DI MACCHINE, FINISCE PER DOVER ESSERE VALUTATA. È MOLTO PERICOLOSO DISEGNARE UNA SEDIA SENZA CAPIRE CHE LA SEDIA NON È UN PURO OGGETTO TECNICO FATTO PER TENERE SOLLEVATA O SEDUTA UNA PERSONA, SENZA CAPIRE CHE LA SEDIA È UNO STRUMENTO RITUALE DELLA NOSTRA CIVILTÀ, CHE HA DEGLI STRAORDINARI VALORI ANTROPOLOGICI ECC. ECC. E CHE STA NELL'AMBITO DI UNO SPAZIO, CHE È UNA COMPONENTE DELL'ARCHITETTURA, LA QUALE ARCHITETTURA È UNA COMPONENTE DELLA CITTÀ ECC. ECC.. È ANCHE VERO PERÒ, A ESSERE ONESTI, CHE SI DEVE RICONOSCERE CHE IN ITALIA SI È SOPRATTUTTO SEMPRE FATTO DISEGNO DI MOBILI, MOLTO PIÙ CHE NON QUELLO CHE VIENE COMUNEMENTE CHIAMATO IL PRODUCT DESIGN O IL DISEGNO DI PRODOTTI, DI OGGETTI INDUSTRIALI, SE NE CERTO, MA NON TANTO QUNATO IN GERMANIA, NEGLI STATI UNITI O IN GIAPPONE. QUESTO SPIEGA ANCHE PERCHÉ È STATO POSSIBILE IN ITALIA, NONOSTANTE LA MANCANZA DI SCUOLE SPECIFICHE DI DISEGNO INDUSTRIALE, RAGGIUNGERE QUESTO ALTISSIMO, STRAORDINARIO LIVELLO NEL CAMPO DEL DISEGNO, MA SOPRATTUTTO DEL DISEGNO DEI MOBILI. PERÒ QUESTO SPIEGA ANCHE PERCHÉ NEL CAMPO PIÙ SPECIFICO DEL DISEGNO DELLE MACCHINE E DI OGGETTI A PIÙ ALTO CONTENUTO TECNOLOGICO, IN FONDO ECCELLONO ANCHE NAZIONI COME LA GERMANIA, IL GIAPPONE, GLI STATI UNITI, DOVE INVECE LE SCUOLE DI DESIGN SONO UNA TRADIZIONE CHE È IN ATTO DA MOLTI DECENNI.


D: È POSSIBILE CHE I PROGETTISTI, IN ASSENZA DI UNA SCUOLA, ABBIANO AVUTO PARADOSSALMENTE UNA MAGGIOR LIBERTÀ?


R:CI SI PUÒ DOMANDARE A QUESTO PUNTO SE LA SCUOLA DI ARCHITETTURA, QUANTO MENO, HA INSEGNATO O INSEGNA A DISEGNARE MOBILI. SE IO CERCO NELLA MIA MEMORIA, PER QUEL CHE MI RICORDO, SÌ C'ERA UN INSEGNAMENTO DI ARREDAMENTO, UN ESAME DI ARREDAMENTO, CHE TENEVA TRA L'ALTRO IL GRANDE GIO PONTI AI MIEI TEMPI, MA IN REALTÀ NON T'INSEGNAVANO NEMMENO A DISEGNARE I MOBILI, CIOÈ NON È CHE VENIVI FORNITO DI ATTREZZATURE TECNOLOGICHE - COME DIRE - SPECIFICHE PER DISEGNARE IL MOBILE, PERÒ CHE COSA T'INSEGNAVA LA SCUOLA DI ARCHITETTURA? T'INSEGNAVA A CAPIRE LA SCENA AMPIA, LA SCENA LARGA, TI DAVA UN FONDAMENTO CULTURALE, PER CUI TU CAPIVI IL SIGNIFICATO CHE IL MOBILE GIOCAVA NELL'AMBITO DELLA NOSTRA RAPPRESENTAZIONE DELLA CULTURA, NEI VALORI DELLA SOCIETÀ, DEI RITI CONNESSI ALL'ABITARE. IN FONDO, IO HO SCOPERTO NEI MIEI LUNGHI ANNI DI ATTIVITÀ PROGETTUALE, CHE QUESTI SONO GLI ASPETTI PIÙ IMPORTANTI, MENTRE IMPARARE COME SI INCASTRANO I LEGNI, CHE COLLE SI SCELGONO, QUALI SONO I MATERIALI PIÙ ADATTI PER FARE QUESTO O QUELLO, CON CHE MACCHINE SI FA QUESTO O QUELLO, È QUALCHE COSA CHE IN EFFETTI È ABBASTANZA SEMPLICE. SE UNO È CURIOSO E VUOLE SAPERLO LE IMPARA SUBITO. TRA L'ALTRO, QUESTE COSE SI IMPARANO E SI DEVONO CONTINUAMENTE AGGIORNARE. QUELLO CHE SI IMPARA UN DETERMINATO ANNO NON È PIÙ VERO DUE ANNI DOPO O CINQUE ANNI DOPO O DIECI ANNI DOPO E QUINDI IO SONO CONTENTO DI AVERE AVUTO UNA SCUOLA DI ARCHITETTURA E DI NON AVERE AVUTO UNA SCUOLA SPECIFICA DI INDUSTRIAL DESIGN, PERCHÉ QUESTO M'HA CONSENTITO SIA DI ESSERE UN ARCHITETTO CHE DI ESSERE UN DESIGNER ITALIANO.
(...)
IL DESIGN ITALIANO È STATO SOPRATTUTTO DISEGNO DI MOBILI E DISEGNO DI ARREDI, MA NON È SOLO COSÌ, ADESSO CHE CI PENSO BENE, IN FONDO, PROPRIO LA MIA ESPERIENZA PERSONALE, CON MOLTI ANNI DI ATTIVITÀ DI CONSULENZA PER OLIVETTI, PER BRIONVEGA, MI HA INSEGNATO CHE ANCHE IN ITALIA C'È STATO UN FILONE DELL'ATTIVITÀ PRODUTTIVA CHE NON FACEVA DIRETTAMENTE RIFERIMENTO A QUELLA DEGLI ARREDI, CHE HA COSTITUITO UN ESEMPIO, UN ESEMPIO INTERNAZIONALE STRAORDINARIO PER QUANTO RIGUARDA LA CAPACITÀ DI DARE PESO E IMPORTANZA ALLA QUALITÀ DEL DISEGNO, DEI PROPRI PRODOTTI. IN FONDO, FORSE ORMAI CI SI DIMENTICA SPESSO DI QUESTE COSE, PERCHÉ È PASSATO TANTO TEMPO, MA OLIVETTI È STATO UN ESEMPIO STRAORDINARIO, STUDIATO E IMITATO IN TUTTO IL MONDO, NELLE UNIVERSITÀ DI TUTTO IL MONDO. E PERCHÉ QUESTO È SUCCESSO? PERCHÉ QUALCHE COSA DI SPECIALE C'ERA E C'È ANCORA NELL'ATMOSFERA DELLA CULTURA DELLA SOCIETÀ ITALIANA, QUALCHE COSA DI SPECIALE CHE CI HA PORTATO TUTTI A DARE MOLTA IMPORTANZA, MOLTO VALORE, PROPRIO A QUESTI ASPETTI MENO DIRETTAMENTE RICONDUCIBILI ALLA PIÙ BANALE DIMENSIONE DEL MERCATO, DEL PROFITTO, DELLA QUANTITÀ, DELL'USO, MA DI UNA STRAORDINARIA IMPORTANZA PROPRIO PER LA QUALITÀ DELLA NOSTRA VITA, ED ECCO CHE APPUNTO OLIVETTI E BRIONVEGA HANNO I LORO ANNI PIÙ FORTUNATI E HANNO COSTITUITO UNO STRAORDINARIO ESEMPIO.
NATURALMENTE OLTRE A QUESTO, CHE MI SEMBRAVA GIUSTO CITARE COME ESEMPIO MOLTO PARTICOLARE, TUTTO L'ENORME FILONE DELLA PRODUZIONE DEI MOBILI, DEGLI ARREDI E DELLE LAMPADE, È STATO IN ITALIA VERAMENTE UNO STRAORDINARIO CAMPO DI CULTURA DI QUESTA ESPERIENZA DEL DESIGN. BASTI CITARE CASSINA, B&B, ARTEMIDE, ECC., ECC. SONO TUTTI ESEMPI STRAORDINARI CHE HANNO POI ATTRATTO PROPRIO A MILANO INTERESSE E PERSONE DA TUTTO IL MONDO.


D: ABBIAMO PARLATO, HA PARLATO DI UNA NOBILTÀ SUPERIORE DEL DISEGNO DEL MOBILE RISPETTO AD ALTRI SETTORI. PUÒ SPIEGARE QUESTA AFFERMAZIONE?


R: STIAMO PARLANDO CONTINUAMENTE DI MOBILI E DI MACCHINE E ORMAI SARÀ PARSO CHIARO CHE IO AMO FARE QUESTA DISTINZIONE. IO NON AMO MOLTO USARE LA PAROLA DESIGN, PERCHÉ RISULTA ALLA FINE UN PO' VAGA E QUINDI EQUIVOCA. CERCHIAMO ALLORA DI FARE UNA DISTINZIONE FRA QUESTI DUE TERMINI. PERCHÉ AMO FARE QUESTA DISTINZIONE? SICURAMENTE I MOBILI SI PENSANO, SI APPLICANO E SI USANO DA QUANDO L'UMANITÀ ABITA LA TERRA, NON È PENSABILE CHE SI SIA ABITATA LA TERRA SENZA QUALCHE COSA DI SIMILE A QUELLO CHE NOI CONSIDERIAMO OGGI IL MOBILE E LE SUPPELLETTILI.
LO STESSO NON È VERO PER LE MACCHINE. LE MACCHINE IN FONDO STANNO ATTORNO A NOI, DOPO I PRIMI ANTICHISSIMI UTENSILI, CHE FORSE NON DOBBIAMO CONSIDERARE MACCHINE, DA PIÙ DI CENT'ANNI, POCO PIÙ O POCO MENO. QUALCHE TIPO DI MACCHINA ADDIRITTURA ANCHE SOLTANTO DA 20 ANNI O 30 ANNI. IL PERSONAL COMPUTER NON C'ERA 100 ANNI FA. A COSA SERVONO I MOBILI? I MOBILI SERVONO A RENDERE LA NOSTRA VITA POSSIBILE DA UN PUNTO DI VISTA PIÙ COMPLESSO, RITUALE, SOCIALE, ECC. E QUINDI SONO STRUMENTI, SONO PRESENZE CHE FATALMENTE HANNO SEGNATO LA NOSTRA VITA E CHE QUINDI HANNO RADICI PROFONDISSIME, ANTICHE NELLA STORIA, NEGLI INIZI DELL'UMANITÀ, RADICI CHE ESSENDO LEGATE AL RITMO, AL FLUIRE DELLA VITA, AI SUOI VALORI RITUALI, AI SUOI VALORI SEMANTICI, ANTROPOLOGICI, NON POSSONO ESSERE RIMESSI IN DISCUSSIONE OGNI DECENNIO, MA NEMMENO AD OGNI SECOLO. IN FONDO, PENSIAMO ALLA SEDIA. NESSUNO HA INVENTATO LA SEDIA, MENTRE SI SA CHI HA INVENTATO IL TELEFONO, CHI HA INVENTATO LA MACCHINA DA SCRIVERE ECC. NESSUNO HA INVENTATO LA SEDIA, LA SEDIA L'HA INVENTATA L'UMANITÀ, NON SOLO: LA SEDIA CONNOTA QUELLA PARTE DELL'UMANITÀ CHE HA DECISO DI SEDERSI, PERCHÉ C'È UNA PARTE DELL'UMANITÀ CHE SIN DAI PRIMI TEMPI HA DECISO DI NON SEDERSI E QUINDI ECCO CHE LA SEDIA FINISCE PER CONNOTARE DUE GRANDI FAMIGLIE ANTROPOLOGICHE DELL'UMANITÀ. ECCO PERCHÉ IO FACCIO QUESTA GRANDE DISTINZIONE FRA MOBILI E MACCHINE. PENSIAMO ORA ALLE MACCHINE, LE MACCHINE CI VENGONO DA UN PASSATO MOLTO PIÙ RECENTE, COMUNEMENTE SI FA RISALIRE L'ORIGINE DELLE MACCHINE AI PRIMI SVILUPPI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: UN PAIO DI SECOLI FA I PRIMI TELAI PER LA TESSITURA, 100 ANNI FA LE AUTOMOBILI, ECC., ECC. SÌ, SONO UN PO' D'ANNI, MA DOBBIAMO ANCHE CONSIDERARE CHE QUESTE MACCHINE HANNO CONTINUATO A EVOLVERSI CON UNA RAPIDITÀ INCREDIBILE, DIVENENDO SEMPRE VECCHIE E RICHIEDENDO DI ESSERE REINVENTATE CON IL PROCEDERE E CON IL PROGREDIRE DELLE SCOPERTE TECNOLOGICHE, DELLE ACQUISIZIONI DI NUOVI PROCEDIMENTI, DI NUOVI MATERIALI E DI NUOVE NECESSITÀ.
QUINDI, SE METTIAMO QUESTE DUE FAMIGLIE IN UNA PROSPETTIVA STORICA, LA DIFFERENZA CHE C'È TRA DI LORO È IMMENSA. LE POCHE DECINE DI ANNI DELLE MACCHINE, SONO UN BATTITO DI CIGLIA RISPETTO ALLE MIGLIAIA E MIGLIAIA DI ANNI CHE INVECE STANNO ALLA RADICE DEI MOBILI. PER IL FATTO STESSO CHE LE MACCHINE ABBIANO AVUTO UNA VITA COSÌ BREVE, MI SEMBRA GIUSTO CONSIDERARLE ANCORA OGGI IN UN AMBITO UN PO' SELVAGGIO. LA LORO STESSA TIPOLOGIA, LA LORO IMMAGINE, HA UNA VALIDITÀ BREVE, CORTA, PER IL FATTO DI DOVERLE CAMBIARE COMPLETAMENTE, RIMETTERLE IN DISCUSSIONE. SI PASSA AD ESEMPIO DA UNA MACCHINA DA SCRIVERE ALTA COSÌ, SFERRAGLIANTE, MECCANICA, RUMOROSISSIMA, PESANTE, FATICOSA DA USARE, A UNA MACCHINA CHE UN CERTO MOMENTO È DIVENTATA ELETTRICA, UN PO' PIÙ COMPATTA, PIÙ VELOCE, SINO AI TEMPI NOSTRI IN CUI NON C'È NEANCHE PIÙ LA MACCHINA DA SCRIVERE, CHE DOPO ESSERE DIVENTATA PIATTA, SILENZIOSA E VELOCE, ORMAI È DIVENTATA UNA STAMPANTE CHE SPARA NEL PIÙ ASSOLUTO SILENZIO A UNA VELOCITÀ ASSOLUTA UNO SCRITTO CHE HO DIGITATO SU UNA TASTIERA MOLTO PIATTA. ORA, TUTTO QUESTO RENDE LE IMMAGINI DELLE TRASFORMAZIONI DI UNA MACCHINA HANNO PRESO, IMMAGINI DI BREVE DURATA, IMMAGINI CHE SI SFUOCANO E SCOMPAIONO MOLTO VELOCEMENTE.
PENSIAMO INVECE ANCORA ALLA SEDIA, CHE È UNO DEI MIEI MITI. IO MI SONO DIVERTITO UN PO' DI TEMPO FA A RICONOSCERE UN ANTENATO INASPETTATO DI QUESTA SEDIA - CHE È FORSE L'UNICA SEDIA CHE IO HO DISEGNATO, QUELLA PER CASSINA IN CUOIO, CHE SI CHIAMA CAB - IN UNA SEDIA CHE ALLORA IN REALTÀ ERA UN TRONO DEL FIGLIO DI AMENOPHIS II, CHE FA PARTE DEL TESORO DI TUTANKAMEN E CHE RISALE QUINDI, COME PROGETTO, AI TEMPI DELLE DINASTIE DEI FARAONI DELL'ANTICO EGITTO.
È IMPRESSIONANTE GUARDARE UNA FOTOGRAFIA DI QUELLA SEDIA E DELLA SEDIA CHE IO HO DISEGNATO E VEDERNE LA STRAORDINARIA PARENTELA. A PARTE GLI ASPETTI DECORATIVI, L'IMPIANTO DI QUESTE DUE STRUTTURE È ASSOLUTAMENTE SIMILE, PERSINO LE ATTENZIONI ANTROPOLOGICHE, LE ATTENZIONI ALLA COMODITÀ, AL RAPPORTO CON IL CORPO, SONO IMPRESSIONANTI. ECCO PERCHÉ IO CONSIDERO QUESTI DUE CAPITOLI - QUELLO DEL DISEGNO DEI MOBILI, DEGLI ARREDI E QUELLO DEL DISEGNO DELLE MACCHINE - COSÌ LONTANI, COSÌ DIVERSI TRA DI LORO.
RICORDO D'AVER VISTO QUALCHE ANNO FA, SFOGLIANDO UNA RIVISTA D'ARCHITETTURA, QUALCHE COSA CHE POI È SERVITA DA SPUNTO A UNO DEI MIEI EDITORIALI CHE SCRIVEVO PER “DOMUS”, QUANDO NE ERO IL DIRETTORE. L'IMMAGINE CON UN BELL'EDIFICIO, UN BELL'EDIFICIO DELL'ARCHITETTURA RAZIONALISTA, UN EDIFICIO DI TERRAGNI, CHE AVEVA PARCHEGGIATO DAVANTI UN'AUTOMOBILE. IMPROVVISAMENTE HO AVUTO COME UNA RIVELAZIONE E HO VISTO QUANTO QUESTO EDIFICIO FOSSE IN FONDO ANCORA MODERNO, ERA UN EDIFICIO CHE APPARTENEVA AL MODERNO, UN EDIFICIO CHE SENTIVAMO ANCORA COME UN EDIFICIO MODERNO, QUASI COME OPPOSTO A TUTTA L'ARCHITETTURA TRADIZIONALE, CLASSICA, CHE SIAMO ABITUATI A RICONOSCERE IMMEDIATAMENTE, MENTRE LA MACCHINA, L'AUTOMOBILE, MI HA FATTO UNA PRECISISSIMA IMPRESSIONE DI UNA COSA PASSATA, VECCHISSIMA, EPPURE TUTTE E DUE APPARTENEVANO AGLI ANNI 30.
ECCO UN ALTRO ASPETTO CHE CI FA VEDERE LA DIFFERENZA ENORME FRA GLI ARREDI - E METTO ASSIEME AGLI ARREDI ANCHE L'ARCHITETTURA, IN FONDO APPARTENGONO ENTRAMBI ALLA STESSA GRANDE FAMIGLIA DELL'ABITARE - E IL MONDO DELLE MACCHINE. IN QUESTI DUE MONDI, GLI OGGETTI RISPETTIVI, HANNO UNA DURATA NEL TEMPO DIVERSISSIMA. MENTRE UNA SEDIA DI DUE-TRECENTO ANNI FA SI COMPRA ANCORA OGGI SUI MERCATI DELL'ANTIQUARIATO PER USARLA, UN'AUTOMOBILE 300 ANNI FA NON ESISTEVA CHIARAMENTE, MA L'AUTOMOBILE DI 50 ANNI FA NON SI PUÒ NEMMENO USARE, È CONSIDERATA QUALCHE COSA DI VECCHIO, DI SUPERATO.
CERTO CI PUÒ ESSERE UN COLLEZIONISTA CHE LA COLLEZIONA PROPRIO PER QUESTA RAGIONE, MA NON È PIÙ UN OGGETTO VIVO NEL NOSTRO TEMPO.


D: È SEMPRE D'ACCORDO CON QUELLO CHE HA DEFINITO COME SUO METODO O RIFERIMENTO PROGETTUALE, L'IDEA DI EVOLUZIONE DARWINIANA COMPATTA?


R:È INTERESSANTE PENSARE ORA COME AVVIENE NELLA MENTE, NELLA COSCIENZA DI UN PROGETTISTA, CHE SI ARRIVI ALLA FINE A UN RISULTATO, COME IL PROCESSO DELLA CREAZIONE, FORMAZIONE DI QUALCHE COSA DI NUOVO IN REALTÀ SI SVOLGE.
C'È UNA CREDENZA CHE APPARTIENE SOPRATTUTTO ALLA DIMENSIONE DIDATTICA SCOLASTICA NEL CAMPO DELL'INDUSTRIAL DESIGN, CHE È QUELLA CHE VUOLE CHE SI POSSA INSEGNARE UNA METODOLOGIA DELLA PROGETTAZIONE - ESAGERANDO UN PO' PER RENDERE PIÙ COLORITO L'ESEMPIO - CHE SI POSSA CONSEGNARE AGLI STUDENTI, AI GIOVANI, UNA RICETTA PER PROGETTARE. IO NON CI HO MAI CREDUTO, HO SEMPRE AVUTO DELLE REAZIONI ISTINTIVAMENTE MOLTO INFASTIDITE NEI CONFRONTI DI QUESTA IPOTESI, CHE MI PAREVA PRESENTE UN PO' NELLA SCUOLA, PUR NOBILE SCUOLA TEDESCA DELL'INSEGNAMENTO DELL'INDUSTRIAL DESIGN. HO SEMPRE PENSATO - FORSE FACENDO RIFERIMENTO ALLA MIA ESPERIENZA PERSONALE - CHE SONO TUTTE BUGIE. IN REALTÀ NON ESISTE UN METODO DELLA PROGETTAZIONE, UN MODO PER ARRIVARE A UN RISULTATO FINALE. IO HO AVUTO ESPERIENZE COMPLETAMENTE DIVERSE. QUANDO MI METTO A PROGETTARE QUALCOSA DI NUOVO, SOPRATTUTTO SE SI TRATTA DI QUALCOSA DI COMPLESSO, CHE RICHIEDE MOLTE RIFLESSIONI, MOLTI GRADINI, MOLTE TAPPE INTERMEDIE, SO CHE COMINCIO AVENDO APPENA APPENA UN BARLUME DI COSCIENZA DI DOVE VOGLIO ARRIVARE, MA UN BARLUME ABBASTANZA ANNEBBIATO, MOLTO CONFUSO. SI POTREBBE QUAASI PARLARE DI UN VETTORE LA CUI INTENSITÀ È GRANDE, MA NON SI SA QUANTO SIA E LA CUI DIREZIONE PUNTA CIRCA VERSO DI LÀ, MA NON SI SA ESATTAMENTE CON QUALI COORDINATE ESATTE E MATEMATICHE. IN QUESTO MODO IO MI TROVO A PROCEDERE CON UNA SERIE DI INTUIZIONI E TENTATIVI SUCCESSIVI, CHE PASSANO ATTRAVERSO UN PROCEDIMENTO CHE SI POTREBBE DEFINIRE DI TENTATIVO DI ERRORE (GLI AMERICANI LO CHIAMANO "TRY AND ERROR PROCESS"), E CHE EFFETTIVAMENTE CORRISPONDE ABBASTANZA BENE A QUELLO CHE MI SUCCEDE. IO CHIEDO AL MIO INTERLOCUTORE, CHE È UNA STRUTTURA DEL COMMITTENTE, DI COMINCIARE A METTERE IN PIEDI QUALCHE COSA. IMMAGINIAMO DI PARLARE DI UNA SEDIA D'UFFICIO CHE È UNA COSA MOLTO COMPLESSA, MOLTO LUNGA DA DISEGNARE, DOVE SI COMINCIA A METTERE IN PIEDI QUALCOSA DICENDO "MA VORREI CHE FACESSE COSÌ E COSÀ, SI MUOVESSE IN QUESTO E IN QUEST'ALTRO MODO, MA CHE AVESSE UN'IMMAGINE LEGGERA, CHE NON SEMBRASSE TROPPO UNA MACCHINA, MA CHE NON SEMBRASSE UNA SEDIA DA CASA, ECC., ECC., COSE FACILI DA DIRE MA NON SI SA BENE QUANTO SARÀ POI IN REALTÀ FACILE O DIFFICILE RAGGIUNGERLE. ECCO CHE IN BREVE TEMPO È POSSIBILE TROVARSI DAVANTI A QUALCOSA DI MESSO IN PIEDI COME A UNA SPECIE DI TENTATIVO DI RUDE PROTOTIPO. QUASI SEMPRE LA REAZIONE È DI CURIOSITÀ PER QUALCHE COSA, DI ASSOLUTO FASTIDIO PER LA GRAN PARTE DI QUELLO CHE SI VEDE. ECCO CHE SI FA UNA NUOVA RICHIESTA; QUALCHE SETTIMANA DOPO SI RIOTTIENE QUALCHE COS'ALTRO E SI VA AVANTI IN QUESTO MODO, A TENTONI, ALLA RICERCA DI QUESTO “SACRO GRAAL” O DI QUESTO FRUTTO PROIBITO CHE È IL RISULTATO FINALE.
BISOGNA SAPER RESISTERE ALL'ANGOSCIA DELL'INCERTEZZA, PERCHÉ UNO DEVE CREDERE CHE ARRIVERÀ ALLA FINE E CHE SARÀ UNO STRAORDINARIO RISULTATO, NON AVENDONE PERALTRO NESSUNA SCIENTIFICA CERTEZZA. QUESTA AD ESEMPIO POTREBBE ESSERE UNA BELLA DEFINIZIONE DELLE DOTI PIÙ IMPORTANTI DI UN PROGETTISTA, QUESTO OTTIMISMO RIGUARDO AI RISULTATI DELLA SUA AZIONE.
UN BEL GIORNO MI SONO MESSO A RIFLETTERE SU COME SI POTEVA DESCRIVERE QUESTO MODO DI LAVORARE PARAGONANDOLO A QUALCHE COSA DI PIÙ AMPIO DI QUELLO CHE SUCCEDE IN NATURA, E MI È VENUTO IN MENTE CHE IN FONDO ANCHE IL MODO DI PROCEDERE A TENTONI DELLA NATURA, COSÌ COM'È STATO DESCRITTO DA DARWIN, QUELLO CHE NOI CHIAMIAMO L'EVOLUZIONE DARWINIANA, È QUALCHE COSA DI SIMILE, ANCHE SE SI SVOLGE NEL CORSO DI MILIONI DI ANNI O DI MIGLIAIA DI ANNI. IN FONDO GLI ANIMALI, I FIORI CHE NOI SIAMO ABITUATI A CONOSCERE E CON I QUALI CI RAPPORTIAMO OGGI, SONO IL FRUTTO DI UNA LUNGHISSIMA CATENA DI EVOLUZIONI CHE È STATA INFLUENZATA DALLE CONDIZIONI AMBIENTALI, DALLE NECESSITÀ NUOVE, DALLE NUOVE SFIDE ECC., ECC.
IN QUALCHE MODO SI PUÒ PENSARE CHE ANCHE IL LUNGO PROCESSO ATTRAVERSO IL QUALE L'AUTOMOBILE SI È EVOLUTA DALLA CARROZZA ALLE AUTOMOBILI DI OGGI, SIA STATO UNA SPECIE DI PROCESSO DARWINIANO CONCENTRATO, CIOÈ ANZICHÉ MILIONI O MIGLIAIA DI ANNI, DECINE DI ANNI, CENTO, CENTOVENTI ANNI. IN EFFETTI COSA È SUCCESSO? SONO STATE PROGETTATE LE AUTOMOBILI CON DEI MOTORI RUMOROSI, POCO AFFIDABILI, CON RUOTE CHE ERANO POCO AFFIDABILI, CON UNA SCARSA TENUTA DI STRADA, POCO VELOCI, CHE CONSUMAVANO MOLTO. LE PICCOLE SCOPERTE CONSENTIVANO DI IMMAGINARE NUOVI TRAGUARDI... COSÌ L'AUTOMOBILE È DIVENTATA QUELLO CHE È. IN FONDO ANCHE QUANDO IO STESSO PROGETTO UNA SEDIA D'UFFICIO NUOVA E CI METTO QUATTRO O CINQUE ANNI, COME IN EFFETTI A ME È NECESSARIO FARE PER ARRIVARE LA RISULTATO FINALE, FACCIO A MIA VOLTA UN PROCESSO DI EVOLUZIONE, DI CAMBIAMENTI E DI INSEGUIMENTO DEL RISULTATO FINALE CHE È VICINO A UN’EVOLUZIONE DARWINIANA COMPATTA.


D:IL MONDO E GLI SPAZI DEL LAVORO, IN PARTICOLARE DELL'UFFICIO, SONO STATI DA LEI AMPIAMENTE FREQUENTATI IN SENSO PROGETTUALE. COME RIASSUME QUESTA SUA ESPERIENZA NEL TEMPO E NELL'EVOLUZIONE DEI MODI DI LAVORARE?


R: ABBIAMO PARLATO DI MACCHINE, ABBIAMO PARLATO DI MOBILI, HO ANCHE DETTO QUANTO IO CREDA CHE QUESTI DUE SETTORI SIANO IN FONDO DIVERSI PER TANTE RAGIONI, LA LORO STORIA, LA LORO DURATA, IL LORO VALORE PER NOI ABITANTI. C'È IN EFFETTI UNA DIMENSIONE PARTICOLARE IN CUI I MOBILI E LE MACCHINE SI INCONTRANO, A RENDERE LE CERTEZZE E LE CLASSIFICAZIONI SEMPRE PIÙ PROBLEMATICHE E SEMPRE PIÙ RIDISCUTIBILI. PRENDIAMO IN CONSIDERAZIONE UNA SEDIA D'UFFICIO: LA SEDIA D'UFFICIO È UNA SEDIA, LO DICE LA PAROLA STESSA, MA AI NOSTRI TEMPI NON BASTA PIÙ CHE UNA SEDIA D'UFFICIO SIA SEMPLICEMENTE UNA SEDIA, PERCHÉ STARE SEDUTI OTTO-DIECI ORE DAVANTI A UNA SCRIVANIA, UTILIZZANDO MACCHINE, GUARDANDO DENTRO GLI SCHERMI, È COMUNQUE UNA SFIDA ALLA NOSTRA CAPACITÀ DI RESISTENZA ED È QUALCHE COSA CHE RISCHIA DI METTERE IN DISCUSSIONE LA NOSTRA INTEGRITÀ FISICA, ADDIRITTURA, LA NOSTRA SPINA DORSALE, LA NOSTRA VISTA, LA NOSTRA CAPACITÀ DI RESISTERE. ECCO PERCHÉ LE SEDIE D'UFFICIO OGGI E SEMPRE PIÙ, SONO DIVENTATE DELLE RAFFINATE MACCHINE TRAVESTITE DA SEDIA O DELLE SEDIE MOLTO PARTICOLARI CHE CONTENGONO UNA MACCHINA INVISIBILE. MI SPIEGO MEGLIO.
ALLE SEDIE D'UFFICIO OGGI SI CHIEDE DI MUOVERSI IN SIMBIOSI CON LA MECCANICA DEL CORPO UMANO, IN MODO DA FAVORIRE UN PO' DI RELAX, UNA CORRETTA POSIZIONE DELLA SPINA DORSALE, UN RIPOSO CORRETTO DEI MUSCOLI FIN TANTO CHE SIA POSSIBILE APPUNTO STARE COSÌ A LUNGO SEDUTI DAVANTI A UNA SCRIVANIA, SENZA SOFFRIRNE TROPPO. È FACILE DIRLO, MA COME SI FA A TRAVESTIRE DA SEDIA UNA MACCHINA O A NASCONDERE UNA MACCHINA IN UNA SEDIA, SE È VERO CHE LA SEDIA È QUELLA COSA DELICATA, RAFFINATA, COMPLICATA DI CUI HO GIÀ DETTO? QUESTO È UNO DEI GRANDI TEMI QUINDI CHE PUÒ AFFRONTARE UN PROGETTISTA. UN'ALTRA COSA CHE HO IMPARATO NELLA MIA ESPERIENZA DI FREQUENTAZIONE CON GLI ARREDI E LE MACCHINE IN UN UFFICIO, È QUELLA CHE ANCHE IL MONDO DELLE SCRIVANIE, QUELLO CHE ABBIAMO CHIAMATO DELLE SCRIVANIE E DELLE SEDIE (IO VOGLIO SEMPLIFICARE, POI ADESSO SI CHIAMANO SISTEMI), È UN MONDO MOLTO PARTICOLARE, PERCHÉ DA UNA PARTE È COSÌ SIMILE A QUELLO DELLE SEDIE E DEI TAVOLI, MA DALL'ALTRA NON SI TRATTA VERAMENTE SOLTANTO DI SEDIE E DI TAVOLI. 30 ANNI FA CREDO, PER LA PRIMA VOLTA MI SONO TROVATO AD AFFRONTARE IL PROGETTO DI UN NUOVO SISTEMA PER UFFICI, SU RICHIESTA DI UNA PICCOLA INDUSTRIA PROVINCIALE, CHE SI CHIAMAVA MARCA TRÉ, GENERATA DA UNA COSTOLA DI CASSINA. CHE COSA HO FATTO IO, GIOVANE E NON ANCORA VIZIATO, NON ADUSO A DISEGNARE SISTEMI PER UFFICIO? HO PENSATO CHE LE VECCHIE SCRIVANIE RETTANGOLARI CON 4 GAMBINE E CON LE CASSETTIERE SOTTO, ERANO IN FONDO QUALCHE COSA CHE NON TENEVA CONTO DELLE SPECIALI ESIGENZE CHE ORMAI SI ERANO ARTICOLATE NEI MODI PIÙ DIVERSI DI LAVORARE, NEGLI UFFICI DEI NOSTRI TEMPI. IN EFFETTI, SÌ, TALVOLTA SI LAVORA DA SOLI, PENSANDO, RIFLETTENDO, PRENDENDO APPUNTI. CERTE VOLTE SI LAVORA A UNA MACCHINA, CERTE VOLTE PERÒ SI LAVORA CON ALTRI. COME SI LAVORAVA CON ALTRI A QUEI TEMPI? ACCROCCHIATI IN UN ANGOLINO CON LO SPIGOLO DELLA SCRIVANIA NELLO STOMACO DI QUALCUNO E CON LE SEDIE ATTORNO ALLA GAMBA D'ANGOLO CERCANDO DI SOPRAVVIVERE A QUESTA CONDIZIONE CHE SI DAVA PER QUALCHE COSA DI INEVITABILE. ECCO CHE ALLORA HO PENSATO: “MA PERCHÉ NON DOTIAMO LE SCRIVANIE DI UN'APPENDICE ROTONDA CHE STA FUORI A SBALZO DALLA SCRIVANIA STESSA, CONSENTENDO QUINDI DI STARE DA UNA PARTE A FARE IL PROPRIO LAVORO PERSONALE E DI SPOSTARSI DI POCO, SULL'ALTRO LATO, QUANDO FOSSE NECESSARIO LAVORARE CON ALTRI?” UNA BANALITÀ, SI DIRÀ. IN EFFETTI, A PARTIRE DA ALLORA, TUTTI I SISTEMI UFFICIO SONO DIVENTATI COSÌ E SONO MOLTO ORGOGLIOSO DI QUESTA SPECIE DI IMITAZIONE UNIVERSALE DELLA TIPOLOGIA CHE AVEVO INVENTATO. LAVORANDO NEL CAMPO DELL'UFFICIO, CHE È - COME DICEVO - UN CAMPO DI FRONTIERA, DI MARGINE FRA QUESTI SETTORI DIVERSI DELLA MACCHINA E QUINDI DELLA MECCANICITÀ E DEGLI ARREDI E QUINDI DELL'ABITARE, SI IMPARANO MOLTE COSE, ANCHE DISEGNANDO MACCHINE PER ESEMPIO. QUANDO HO DISEGNATO UNA DELLE PRIME MACCHINE PER OLIVETTI, MENTRE ERO CONSULENTE DI OLIVETTI, RICORDO DI ESSERE RIUSCITO A INVENTARE UNA MACCHINA NUOVA, IN QUANTO ALLA TIPOLOGIA, PROPRIO GRAZIE AL FATTO, CHE LA NUOVA TECNOLOGIA ELETTRONICA CONSENTIVA DI ASSEMBLARE LE PARTI CHE COMPONEVANO ALLORA UNA MACCHINA DA CALCOLO O UNA MACCHINA DA SCRIVERE ELETTRONICA, IN UN MODO LIBERO, QUASI COME GIOCANDO AL PICCOLO URBANISTA, SENZA I VINCOLI DELLE INTERCONNESSIONI MECCANICHE DELLE LEVE E DEGLI INGRANAGGI CHE C'ERANO STATI IMPRESCINDIBILI SINO A POCO TEMPO PRIMA. COSÌ MI SONO TROVATO A DISEGNARE UNA MACCHINA TRASVERSALE, PER ESEMPIO, CON LA TASTIERA A DESTRA E LA STAMPANTE A SINISTRA, ENTRAMBE ALLA STESSA DISTANZA DALL'OCCHIO. QUINDI UNA MACCHINA PIÙ COMODA, UNA MACCHINA NUOVA, UN'ALTRA COSA CHE SI IMPARA DISEGNANDO NEL CAMPO DELL'UFFICIO.
UN ALTRO ASPETTO POI PIÙ IN GENERALE, È CHE ALLA FINE IO CREDO DI AVER PORTATO IN QUESTO SETTORE QUALCHE COSA DI PARTICOLARE, IN QUANTO HO CERCATO SEMPRE DI RENDERE QUESTE MACCHINE, QUESTI ARREDI, SOPRATTUTTO QUESTE MACCHINE CHE NON LO ERANO NECESSARIAMENTE SEMPRE STATE, PIÙ SIGNIFICATIVE, CAPACI CIOÈ DI COMUNICARE NON SOLTANTO UNA POSSIBILITÀ D'USO BANALE, STRUMENTALE, MA ANCHE PROPRIO DEI VALORI QUASI RITUALI; IN FONDO SCRIVERE E LEGGERE CON LE MACCHINE È QUALCOSA DI RELATIVAMENTE RECENTE, MA SCRIVERE E LEGGERE SI FA DA SEMPRE. LO SCRIBA DELLA CIVILTÀ EGIZIA STAVA IN FONDO ACCOCCOLATO SULLE GAMBE CON DAVANTI QUESTO PICCOLO CUNEO, QUESTA TAVOLETTA INCLINATA, TRASFORMATASI POI IN SCRITTOIO, SUL QUALE SI SCRIVEVA E SI LEGGEVA. ECCO, CAPIRE QUESTO QUANDO SI DISEGNA UNA MACCHINA, CAPIRE IL RAPPORTO UN PO' MAGICO, QUASI SACRO CHE C'È SEMPRE FRA LA MANO E QUALCHE COSA, SIGNIFICA DISEGNARE MEGLIO ANCHE UNA MACCHINA D'UFFICIO.


D: CHE COSA HANNO RAPPRESENTATO PER LEI LE SUE ESPERIENZE DI RIFLESSIONE E DI COMUNICAZIONE SUI PROBLEMI DEL PROGETTO?


R:CHE COSA SUCCEDE A UN PROGETTISTA CHE FA L'ARCHITETTO, CHE FA IL DESIGNER, CHE DISEGNA MACCHINE, CHE DISEGNA ARREDI? PUÒ SUCCEDERE ANCHE DI ESSERE CHIAMATO A DIRIGERE UNA RIVISTA COME “DOMUS”, PER ESEMPIO, O PUÒ SUCCEDERE ANCHE CHE SI METTA IN MENTE DI FARE DELLE RIFLESSIONI DA CONSEGNARE NON SOLTANTO AGLI OGGETTI, ALLE COSE, ALLE CASE CHE REALIZZA, MA ANCHE MAGARI ALLA CARTA STAMPATA. QUINDI PER FARE DELLE RIFLESSIONI DEVI FARE LO SFORZO DI SCRIVERLE. ALLORA - MI PARE NEGLI ANNI '70, QUANDO FACEVO QUESTE RIFLESSIONI DI CUI HO GIÀ ACCENNATO RIGUARDO IL FILO CONTINUO DELL'ABITANTE CHE SI RITROVA A VIVERE L'ESPERIENZA NELLA CITTÀ, NELL'EDIFICIO E CON GLI OGGETTI IN UN MODO CONTIGUO ANCHE SE ATTRAVERSANDO QUELLE CHE SONO DEFINITE COME DIVERSE PROFESSIONI - RICORDO CHE DURANTE QUEGLI ANNI HO PENSATO: "MA PERCHÉ NON TENTARE DI COMUNICARE QUESTA ESPERIENZA, QUESTO INTERESSE PER IL FILO CONTINUO, ATTRAVERSO DIVERSI ASPETTI DELLE VARIE PROFESSIONI, CON QUALCHE COSA DI SCRITTO, REGOLE STAMPATE"? UN EDITORE IMPORTANTE ALLORA MI DI FARE IL DIRETTORE DI UNA RIVISTA NUOVA, DA INVENTARSI ECC., ECC. RICORDO CHE IO DISSI "MA, SÌ, UNA RIVISTA TRADIZIONALE FORSE NON MI INTERESSA TANTO, VORREI PIUTTOSTO FARE UNA RIVISTA FATTA IN QUESTO E QUEST'ALTRO MODO CHE FACCIA RIFERIMENTO A QUESTA TRASVERSALITÀ DELLE ESPERIENZE PROGETTUALI". NATURALMENTE L'EDITORE È RIMASTO UN PO' PERPLESSO DAVANTI A QUESTA COSA NUOVA, COMPLICATA, CHE DICEVO E CIONONOSTANTE MI HA DETTO: "VA BEH, PROVA, FAI QUALCHE COSA". RICORDO ALLORA DI AVER MESSO IN PIEDI UNA TESTATA, CHE SI SAREBBE DOVUTA CHIAMARE "ALBUM", CHE AVREBBE DOVUTO AVERE UNA CADENZA SEMESTRALE - USO IL CONDIZIONALE PERCHÉ IN REALTÀ HO FATTO SOLTANTO DUE NUMERI E POI UN PO' L'EDITORE, UN PO' IL DIRETTORE, CI SIAMO SENTITI ESAUSTI DALL'ESPERIENZA E SODDISFATTI PER QUELLO CHE ERA AVVENUTO. RICORDO DI AVERE PREPARATO DUE NUMERI TRASVERSALI MOLTO INTERESSANTI, UNO CHE ERA DEDICATO AL PROGETTO “MANGIARE” E UNO DEDICATO AL PROGETTO “UFFICIO”,... PROGETTO LAVORARE. ENTRAMBI SONO STATI IMPOSTATI TRASVERSALMENTE, SPAZIANDO DALL'INTERESSE PER IL CONTESTO PIÙ GENERALE, SINO ALLE SUPPELLETTILI, ATTRAVERSO TUTTE LE ESPERIENZE ANTROPOLOGICHE, RITUALI, SOCIOLOGICHE, ESTETICHE DEI RISPETTIVI AMBITI. RICORDO LO SFORZO IMMENSO DI CERCARE LE PERSONE, CERCARE IL MATERIALE, FARE SCRIVERE GLI ARTICOLI, SCRIVERE UN EDITORIALE CHE DESSE CONTO DI QUESTA NUOVA IMPOSTAZIONE, ECC., MA LO RICORDO CON MOLTO PIACERE, IN FONDO POI HO AVUTO LA SODDISFAZIONE, ANNI DOPO, DI SENTIR CITARE QUESTI DUE NUMERI COME QUALCHE COSA NUOVO. QUESTI DUE NUMERI POI SI SONO ESAURITI E SONO RIMASTI NELLE BIBLIOTECHE DI QUALCUNO. SONO CONSIDERATI OGGI UN PUNTO DI RIFERIMENTO NEI DUE RISPETTIVI SETTORI PER UN CERTO MODO DI VEDERE I PROBLEMI DELLA PROGETTAZIONE.
POI, ALL'INIZIO DEGLI ANNI '80, HO AVUTO UN'ALTRA CURIOSA PROPOSTA, ANCORA PIÙ IMPEGNATIVA, QUELLA DI ESSERE CHIAMATO DALL'EDITORE DI DOMUS, GIOVANNA MAZZOCCHI, AD ASSUMERE LA DIREZIONE DELLA RIVISTA “DOMUS”. ANCHE LA RIVISTA DOMUS, IN FONDO, OFFRIVA L'OCCASIONE DI UNA ESPERIENZA TRASVERSALE, PERCHÉ LA TESTATA È NOTA PER ESSERE LA PIÙ IMPORTANTE RIVISTA DEL MONDO DI ARCHITETTURA, ARREDAMENTO, DISEGNO INDUSTRIALE, ARTE, FOTOGRAFIA, ECC. QUINDI COME UNA RIVISTA TRASVERSALE A QUESTE DISCIPLINE, LE QUALI PERÒ TUTTE RUOTANO ATTORNO, IN FONDO, AL MONDO DELLA FIGURAZIONE, DELLA CITTÀ E DELL'OGGETTO.
RICORDO ALLORA DI AVERCI PENSATO SU UN PO', DI AVER CHIESTO CONSIGLIO A QUALCHE AMICO E POI DI AVER ACCETTATO CON TIMORE ED ENTUSIASMO.
DOMUS HA UNA TRADIZIONE MOLTO PARTICOLARE, QUELLA DI AVERE COME DIRETTORE SEMPRE UN GRANDE DILETTANTE, MAI UN GIORNALISTA PROFESSIONISTA. I DIRETTORI DI DOMUS SONO STATI GIO PONTI, ERNESTO NATHAN ROGERS, E COSÌ VIA. NON SONO MAI STATI DEI PURI GIORNALISTI, QUINDI DICIAMO CHE QUESTA PROPOSTA ERA UNA PROPOSTA DI QUELLE POSSIBILI, ANCHE SE TERRORIZZANTE E IMPEGNATIVA, PERCHÉ IO AVREI DOVUTO COMBINARE, METTERE D'ACCORDO I MIEI PRESSANTI IMPEGNI PROFESSIONALI E CHE MI TENGONO OCCUPATO TUTTA LA SETTIMANA, TUTTE LE ORE DEL GIORNO, CON QUESTO NUOVO IMPEGNO CHE RICHIEDEVA COMUNQUE DEDIZIONE E ATTENZIONE.
RICORDO DI AVERE ACCETTATO CON ENTUSIASMO E PREOCCUPAZIONE E DI ESSERMI MESSO SUBITO AL LAVORO, DI AVER FORMATO UNA NUOVA REDAZIONE, PERCHÉ QUESTA È UN'ALTRA TRADIZIONE, ARRIVA UN NUOVO DIRETTORE VIA TUTTI E UNA NUOVA REDAZIONE. DI AVER FATTO UNA NUOVA COPERTINA, UN NUOVO PROGETTO GRAFICO E PER 6 ANNI ABBIAMO CORSO QUESTA AVVENTURA STRAORDINARIA CHE RICORDO MI OCCUPAVA TUTTI I MARTEDÌ MATTINA, UN PO' DI NOTTI E DELLE ORE RUBATE QUA E LÀ DURANTE LA SETTIMANA. ERA ECCITANTE PLASMARE E FORMARE QUESTO STRUMENTO INCREDIBILE CHE ANDAVA POI DIFFUSO E LETTO IN TUTTO IL MONDO, PERCHÉ SI TRATTA DI UNA RIVISTA BILINGUE (INGLESE E ITALIANO).
RICORDO QUELLE NOTTI TREMENDE, POCHE ORE PRIMA CHE FOSSE COSÌ TARDI DA FARE UNA FIGURACCIA SENZA SCAMPO, QUANDO MI TOCCAVA RESTAR SVEGLIO TUTTA LA NOTTE A SCRIVERE L'EDITORIALE E MI DOMANDAVO SEMPRE: "MA NON SARÀ POSSIBILE NON FARE L'EDITORIALE?" "NO, NON È POSSIBILE" MI DICEVANO, LO DEVI FARE È TUO DOVERE. RICORDO QUINDI CON PARTICOLARE PIACERE QUESTA SERIE DI NOTTI DEDICATE A SCRIVERE QUELLI CHE SONO STATI POI CIRCA 65 EDITORIALI, PERCHÉ IO SONO STATO DIRETTORE PER 6 ANNI, E CHE MI HANNO COSTRETTO PER 65 VOLTE A RIFLETTERE SU UN TEMA NUOVO CHE DOVEVO CERCARE, INVENTARMI, SEMPRE ATTORNO A QUESTO ARGOMENTO AFFASCINANTE DEI RAPPORTI DIFFICILI TRA ARCHITETTURA, DESIGN, ARTE, INDUSTRIA, ABITAZIONE, MONDO DELLA MACCHINA, MONDO DELLA CASA, ECC.
E COS'È STATO IN SOSTANZA? È STATA UNA STRAORDINARIA OPPORTUNITÀ PER APPROFONDIRE, RIFLETTERE QUELLO CHE LA TUA ESPERIENZA PROFESSIONALE TI COSTRINGE A FARE. MA PER APPROFONDIRE E PER RIFLETTERE IL MODO DA POTERLO POI CONSEGNARE ALLA CARTA SCRITTA, INVECE CHE ALL'OGGETTO.


D: PERCHÉ SOSTIENE CHE IN ITALIA NON SI SIA VERIFICATA UN'AUTENTICA INTEGRAZIONE FRA DISEGNO DELL'ARCHITETTURA E QUELLO DEGLI ELEMENTI PER LA PREFABBRICAZIONE EDILIZIA. IN QUESTO CAMPO LE RICERCHE HANNO AVUTO UNA LORO STORICIZZAZIONE?


R:UN ALTRO ARGOMENTO MOLTO INTERESSANTE, SE PARLIAMO DI ARCHITETTURA, È QUELLO DEI SUOI MODI DI PRODUZIONE O DI COSTRUZIONE. MENTRE È OVVIO, ANCHE SE NON CHIARO, QUALI SONO I MODI DI PRODUZIONE DEL COSIDDETTO INDUSTRIAL DESIGN, PERCHÉ SI SUPPONE CHE SIANO DI PROCEDIMENTO INDUSTRIALE - ANCHE SE POI NON È VERO PERCHÉ SI CONSIDERA DESIGN DIMENTICANDO LA PAROLA INDUSTRIAL - ALTRIMENTI TUTTO SAREBBE UN PO' TROPPO COMPLICATO. CHIUSA QUESTA PARENTESI, COMUNQUE, LA STESSA ATTENZIONE, LA STESSA RIFLESSIONE SUI MODI DI PRODUZIONE, PUÒ ESSERE PORTATA ANCHE AI MODI DI PRODUZIONE DELL'ARCHITETTURA.
IN ARCHITETTURA C'È UN INTERO SETTORE CHE VIENE DEFINITO QUELLO DELLA PREFABBRICAZIONE (AL QUALE ERA CONCESSA MOLTA ATTENZIONE DISCIPLINARE SOPRATTUTTO NEGLI ANNI '60 E '70) CHE HA ACCESO NUMEROSI DIBATTITI E ATTORNO AL QUALE SI POSSONO AVERE LE OPINIONI PIÙ DIVERSE. IO PERSONALMENTE NON SONO MAI STATO MOLTO INTERESSATO ALLA PREFABBRICAZIONE COME TEORIA, IN QUANTO METODO DIVERSO DI CONCEPIRE L'ARCHITETTURA CHE SI SUPPONE PORTI A RISULTATI RADICALMENTE DIVERSI PER QUANTO RIGUARDA LA SUA STESSA TIPOLOGIA, LA SUA STESSA CONSISTENZA FISICA. OCCORRE FORSE FARE UNA DISTINZIONE TRA PREFABBRICAZIONE E PREFABBRICAZIONE, PER CAPIRE MEGLIO QUANTO STO DICENDO. SE CONSIDERIAMO LA PREFABBRICAZIONE NEL MODO PIÙ BANALE, COME RICORSO A UN CATALOGO DI COMPONENTI INDUSTRIALI PER COMPORRE IL NOSTRO PROGETTO, ECCO CHE SI TRATTA DA UNA PARTE DI QUALCHE COSA DI BANALE, DI OVVIO. È OVVIO CHE IO POSSO UTILIZZARE NODI PER FARE SERRAMENTI, CIOÈ PROFILI IN ALLUMINIO, ECC., CHE SONO INDUSTRIALI; NON È PENSABILE CHE UNO TUTTE LE VOLTE INVENTI TUTTO E CHE FACCIA FARE TUTTO APPOSITAMENTE PER UN’EDIFICIO. QUINDI SARANNO INDUSTRIALI I CANALI, LE GRONDE, LE TEGOLE (I MATTONI STESSI SONO UNA COMPONENTE INDUSTRIALE DA MILLENNI). NEGLI STATI UNITI E IN GERMANIA, IN AUSTRALIA, SI FA UN RICORSO PIÙ ESTESO AI COMPONENTI INDUSTRIALI DA CATALOGO, PERCHÉ C'È UNA CULTURA CHE CONSENTE MENO DI ESSERE INDIVIDUALISTI, DISEGNARSI TUTTO SIN DALL'INIZIO, TUTTO SPECIALE PER SÉ. CIONONOSTANTE NON SI TRATTA DI QUALCHE COSA CHE METTE PIÙ DI TANTO IN DISCUSSIONE NÉ IL MODO DI FARE ARCHITETTURA, NÉ L'ARCHITETTURA. QUELLO CHE IO NON AMO QUANDO SI PARLA DI PROCEDIMENTO INDUSTRIALE È INVECE L'IPOTESI CHE ESISTANO DEI COMPONENTI INDUSTRIALI COSÌ ESTESI, CAPACI DI COPRIRE TUTTE LE NECESSITÀ, FINO AL PUNTO CHE SI POSSA VERAMENTE CREARE DELLE ARCHITETTURE COME COMBINAZIONI, COME TIPOLOGIE COMBINATORIE DI UNA GRANDE QUANTITÀ DI PARTI CHE SONO GIÀ STATE PREPARATE E MESSE IN UN CATALOGO. QUESTO SI USAVA SPECIALMENTE NEGLI ANNI '70, CON QUELLA CHE SI CHIAMAVA LA PREFABBRICAZIONE LEGGERA, CIOÈ QUELLA FATTA SOPRATTUTTO USANDO PANNELLI IN ALLUMINIO, IN LAMINATO CON SCHIUME, ELEMENTI LEGGERI, NON SOLIDI IN CEMENTO. È STATA FATTA QUALCHE ESPERIENZA DI QUESTO GENERE, SONO IN GIRO DA VEDERE, SI TRATTA DI BARACCHE, SCUOLETTE, PICCOLI EDIFICI AMMINISTRATIVI, ECC., CHE SONO IN UNO STATO PIETOSO DI DEGRADO, CHE SI SCREPOLANO, PERDONO, FANNO ACQUA, CHE HANNO UN ASPETTO VERAMENTE INTOLLERABILE. SE INVECE PER PREFABBRICAZIONE SI INTENDE FARE RIFERIMENTO A UN METODO INDUSTRIALE DI PRODURRE PARTI CHE VENGONO DISEGNATE AD HOC PER IL TUO EDIFICIO, PIUTTOSTO CHE COSTRUIRLI IN SITO SUL CANTIERE, ALLORA QUESTO È MOLTO INTERESSANTE ED È COMUNQUE GIÀ AMPIAMENTE UTILIZZATO. IO STESSO, IN MOLTI PROGETTI IMPIEGO QUESTA PROCEDURA: DISEGNO DEI PILASTRI, DELLE PARETI, DEI PANNELLI, DELLE PARTI, CHE POSSONO SÌ ESSERE COSTRUITI LÌ SUL CANTIERE, MA MOLTO MEGLIO COSTRUITI IN UNA FABBRICA AD HOC, DOVE SI FANNO CON MAGGIORE QUALITÀ, PRECISIONE, CELERITÀ E FORSE A MINOR COSTO. POI VENGONO PORTATI CON CAMION SPECIALI SU UN CANTIERE, MESSI IN OPERA, MONTATI E COLLEGATI FRA DI LORO ATTRAVERSO LAVORI DI COMPLETAMENTO, SINO A OTTENERE IL RISULTATO CHE COMUNQUE L'ARCHITETTO INTENDEVA OTTENERE, DI CUI COMUNQUE L'ARCHITETTO RISPONDE, NON COME VITTIMA DI UN CATALOGO DI PARTI. TANTO PER FARE UN ESEMPIO: LA RECENTE ESPANSIONE DELLA FIERA DI MILANO CHE HO DISEGNATO E CHE È STATA COSTRUITA AL PORTELLO, È AMPIAMENTE COSTRUITA CON ELEMENTI DISEGNATI DA NOI E COSTRUITI IN OFFICINA, PER POI ESSERE RIPORTATI E MONTATI SUL LUOGO, CON DEI RISULTATI DI VELOCITÀ, QUALITÀ E MINOR COSTO EVIDENTI. PARECCHI PROGETTI CHE HO REALIZZATO IN GIAPPONE SONO STATI COSTRUITI IN QUESTO STESSO MODO, CON PANNELLI, ELEMENTI COSTRUITI IN OFFICINA, SEMPRE SU NOSTRI DISEGNI. ADDIRITTURA RICORDO CHE, DISEGNATO IN UN CERTO MODO L'ELEMENTO, VENIVA VAGLIATA L'OPPORTUNITÀ DI DIVIDERLO IN PARTI E COSTRUIRLO IN OFFICINA O DI COSTRUIRLO TAL QUALE SUL POSTO. SI FACEVANO DELLE VALUTAZIONI DI TEMPI E DI COSTI E QUINDI DI NUOVO DI COSTI PERCHÉ IL TEMPO È COSTO E VENIVA PER ESEMPIO SCELTA LA SOLUZIONE DELLA PREFABBRICAZIONE INDUSTRIALE, PROPRIO PERCHÉ PIÙ CONVENIENTE, CON PARTI DI ASSOLUTA QUALITÀ.


D: COSA HA SIGNIFICATO PER LEI TORNARE ALL'ARCHITETTURA IN GRANDE STILE CON LA REALIZZAZIONE DELL'UNICO INTERVENTO URBANISTICO A MILANO DEGLI ULTIMI 30 ANNI, OVVERO LA NUOVA FIERA DI MILANO?


R:UNA DECINA DI ANNI FA CREDO DI AVERE AVUTO UN'OCCASIONE STRAORDINARIA, DI QUELLE CHE CAPITANO POCHE VOLTE E A POCHI ARCHITETTI. MI SONO VISTO CHIEDERE DAGLI ALLORA DIRIGENTI DELLA FIERA DI MILANO DI DISEGNARE QUESTA NUOVA GRANDE ESPANSIONE DELLA FIERA STESSA CHE SI DOVEVA TENERE SULLE AREE DEL PORTELLO. NATURALMENTE NON CI HO MESSO MOLTO AD ACCETTARE, HO NASCOSTO IL TREMORE E L'INTENSITÀ DELLA SFIDA CHE QUESTA DOMANDA COMPORTAVA, MA MI SONO BUTTATO CON GRANDE PASSIONE ED ENTUSIASMO IN QUESTA IMPRESA. SI TRATTAVA IN EFFETTI, FORSE DI QUELLO CHE POTEVA DIVENTARE IL PRIMO EDIFICIO IMPORTANTE DI SCALA QUASI URBANISTICA CHE SI SAREBBE POTUTO COSTRUIRE A MILANO, DOPO DECINE DI ANNI O ADDIRITTURA, SECONDO CERTI ALTRI PUNTI DI VISTA, DOPO L'ULTIMA GRANDE STAGIONE TARDO NAPOLEONICA DEI FORI BONAPARTE ECC. ECCO CHE, A QUESTO PUNTO, VENIVA VERAMENTE MESSA ALLA PROVA QUESTA FAMOSA DIFFERENZA FRA L'ARCHITETTURA E GLI OGGETTI, FRA LA SCALA DELLA CITTÀ E LA SCALA DEI MOBILI E DEGLI INTERNI. SI TRATTAVA DI UN'OCCASIONE CHE NON POTEVA ESSERE MANCATA. RICORFDO ANCORA CON QUANTO ENTUSIASMO IN STUDIO AVEVAMO COMINCIATO AD APPENDERE DEI LUNGHISSIMI FOGLI SUL MURO, PER CERCARE DI VISUALIZZARE L'IMPATTO DI QUESTA STRUTTURA CHE POTEVA ESSERE QUALCOSA DI STRAORDINARIO. SI TRATTAVA IN EFFETTI DI UN EDIFICIO IL CUI IMPIANTO SCAVALCAVA TRE ISOLATI E CHE FINIVA PER DOVER ESSERE LUNGO QUASI 800 METRI, QUALCOSA DI VERAMENTE ECCEZIONALE E QUINDI ANCHE DI MOLTO MOLTO DIFFICILE.
OLTRETUTTO, LA PARTICOLARE LOCALIZZAZIONE DI QUESTO EDIFICIO RENDEVA LA SFIDA ANCORA PIÙ IMPORTANTE E INTERESSANTE. SI TRATTA DI UN'AREA CHE CHI ENTRA IN MILANO UTILIZZANDO IL SISTEMA AUTOSTRADALE, DEVE ATTRAVERSARE. SI TRATTA QUINDI DI UN EDIFICIO CHE È QUASI COME UN SEGNO DI BENVENUTO, COME UNA PORTA DI INGRESSO ALLA CITTÀ PIÙ DENSAMENTE POPOLATA CHE SI INCONTRA VERSO IL CENTRO. NON BISOGNA DIMENTICARE CHE ALLA FINE, SUL PROLUNGAMENTO DI QUESTO VIALE CHE È TANGENTE ALLA FIERA DI MILANO, STA SANTA MARIA DELLE GRAZIE, QUINDI NON MOLTO IN LÀ.
E COSA ABBIAMO FATTO? ABBIAMO CERCATO DI PENSARE NON A UN EDIFICIO OGGETTO, MA A UNA INFRASTRUTTURA, A QUALCHE COSA CHE ASSOMIGLIASSE PIUTTOSTO QUASI AI BASTIONI DI UNA CITTÀ. IN FONDO ANCHE LA CITTÀ DI MILANO HA NELLA SUA TRADIZIONE QUESTA CERCHIA DI MURA CHE SONO STATE POI PRATICAMENTE E COMPLETAMENTE SMANTELLATE, MA ANCORA ORA QUESTA CERCHIA DI CIRCOLAZIONE SI CHIAMA QUELLA DEI BASTIONI. ECCO ALLORA CHE ABBIAMO PENSATO DI DISEGNARE UN EDIFICIO CHE FOSSE UN LUNGO SEGNO CHE RICORDASSE PROPRIO I BASTIONI CHE SI TROVANO ALL'INGRESSO DI UNA CITTÀ, ABBIAMO RILEVATO QUESTO PASSAGGIO, QUESTA PASSEGGIATA LUNGO L'EDIFICIO CHE AVREBBE COMPIUTO IL VISITATORE DELLA FIERA O COMUNQUE UN CITTADINO ANDANDO DA SUD-EST A NORD-OVEST, A UN'ALTEZZA INTERMEDIA FRA I DUE PIANI ESPOSITIVI DELL'EDIFICIO. L'ABBIAMO TRASFORMATO IN UN GRANDE, LUNGO PERGOLATO URBANO, ARRICCHITO DA FIORI E PIANTE E ABBIAMO RITMATO QUESTO GRANDE SERPENTE IN UNA SERIE DI EDIFICI STACCATI DALLA PROPRIA STRUTTURA. ABBIAMO MESSO DUE TORRI VETRATE DI GUARDIA AGLI INCROCI CON LE DUE STRADE TRASVERSALI E L'ABBIAMO CONCLUSO CON UN GRANDE TIMPANO CHE STAVA AD ESPRIMERE ALLO STESSO TEMPO IL VALORE QUASI DELL'OPEROSITÀ INDUSTRIALE CHE STA DIETRO A UNA STRUTTURA COME QUELLA DELLA FIERA DI MILANO. NELLA PAROLA "TIMPANO" STA ANCHE IL SENSO INVECE PIÙ RAPPRESENTATIVO E CELEBRATIVO QUASI DEL FRONTONE DEL TEMPIO.


D: COME HA VISSUTO L'ESPERIENZA DELLA RICERCA SU UN AUTOVEICOLO A LEI COMMISSIONATO DAL MOMA DI NEW YORK PER LA MOSTRA "ITALY, THE NEW DOMESTIC LANDSCAPE"?


R: UN ALTRO EVENTO CHE HA SEGNATO IN MODO ABBASTANZA PARTICOLARE LA MIA LUNGA ATTIVITÀ DI PROGETTISTA… L’ALLORA CURATORE DEL SETTORE INDUSTRIALE AL MUSEO DELL'ARTE MODERNA IN NEW YORK VENNE NEL MIO STUDIO PER CHIEDERMI DI ENTRARE IN QUELLA ROSA RISTRETTA DI PROGETTISTI A CUI VENIVA PROPOSTO DI REALIZZARE QUALCOSA DI SPECIALE, AD HOC, PER QUESTA GRANDE MOSTRA RIASSUNTIVA DI TUTTO IL DESIGN ITALIANO CHE SI SAREBBE TENUTA NEL 1972 A NEW YORK, INTITOLATA "ITALY: THE NEW DOMESTIC LANDSCAPE". IO RICORDO, NON SO SE SU MIO SUGGERIMENTO O PER AUTONOMA DECISIONE DEL CURATORE DEL MOMA, DI AVER SCELTO DI OCCUPARMI DI UN PROGETTO PARTICOLARE, CHE FACEVA RIFERIMENTO A UNO SPAZIO MOBILE, CHE MI CONSENTIVA DI ESSERE ARCHITETTO E DESIGNER NELLO STESSO TEMPO. IN FONDO NON MI SEMBRAVA MALE DA UN CERTO PUNTO DI VISTA. RICORDO DI AVER PENSATO "VA BEH, ANDIAMO NEGLI STATI UNITI, LA PATRIA DELL'AUTOMOBILE". L'AUTOMOBILE AMERICANA ALLORA ERA UN MITO, RAPPRESENTAVA TUTTO UN GENERE. "PERCHÉ NON PROPONIAMO PROPRIO LÌ, NEL CUORE DELL'AUTOMOBILE AMERICANA, QUALCHE COSA CHE FOSSE UNA PROVOCAZIONE CONTRO QUESTA TRADIZIONE DELL'AUTOMOBILE AMERICANA?" QUINDI MI SONO DETTO: "PARTIAMO DALLO STESSO SPAZIO OCCUPATO DA UN'AUTOMOBILE AMERICANA" - LE AUTOMOBILI AMERICANE, È RICONOSCIUTO, SONO NOTE PER ESSERE MOLTO GRANDI, 2 METRI PER 6, UNO SCONCIO DI SPRECO DI SPAZIO E DI ENERGIA IN FONDO, SOPRATTUTTO ALLORA. ERAVAMO AGLI INIZI DEGLI ANNI '70 E IL PROBLEMA SI VEDEVA CON UN OCCHIO MOLTO PARTICOLARE, CHE FORSE È UN PO' CAMBIATO OGGI. QUINDI A PARTIRE DA UNO SPAZIO DI 2 METRI PER 6, IMMOBILE, HO FATTO UNA PROPOSTA PROVOCATIVA, RIVOLUZIONARIA, RISPETTO ALLA CLASSICA TRADIZIONE DELL'AUTOMOBILE AMERICANA. RICORDO DI AVER CONCEPITO UNA SPECIE DI PIATTAFORMA, ESATTAMENTE DI 2 METRI PER 6, CHE SI ALZAVA E SI ABBASSAVA AZIONANDO UNA LEVA, CHE AVEVA NATURALMENTE UN SENSO DI MARCIA, SI ALZAVA E SI ABBASSAVA IN MODO DA ESSERE, ABBASSATA, COME UN'AUTOMOBILE E QUINDI CON UN'ADEGUATA CAPACITÀ DI PENETRAZIONE AERODINAMICA, ALZATA, DIVENTAVA ABBASTANZA ALTA PER POTERSI ANCHE METTERE IN PIEDI.
ABBIAMO CHIAMATO QUESTO STRANO SPAZIO-AUTOMOBILE OGGETTO IN MOVIMENTO "CAR-A-SUTRA" CON UN FIN TROPPO FACILE GIOCO DI PAROLE CHE FACEVA RIFERIMENTO AL LATO NOBILE DEL "CAR-A-SUTRA", NON A QUELLO PIÙ TRIVIALMENTE PRESO IN CONSIDERAZIONE, CIOÈ A QUESTO LIBRO CHE INSEGNAVA LA FILOSOFIA DELLA VITA E QUINDI FACEVA RIFERIMENTO A COME SI SAREBBE POTUTO UTILIZZARE E VIVERE UNO SPAZIO MOBILE CORRISPONDENTE A QUELLO DELL'AUTOMOBILE IN UN MODO PIÙ INTELLIGENTE, PIÙ VIVO, PIÙ CENTRATO SULL'UOMO CHE NON SULLA MACCHINA. RICORDO CHE ALLORA FACEMMO QUESTA INTERESSANTE DISTINZIONE, CHE ABBIAMO POI CITATO NELLA RELAZIONE CHE ACCOMPAGNAVA LA PROPOSTA DEL PROGETTO. ABBIAMO CERCATO DI METTERE IN RISALTO LA DIFFERENZA FRA UNA PERSONA CHE STA SU UN CAVALLO DA CORSA, IMPEGNATA SOLTANTO A CORRERE, ARRIVARE PRIMA E QUASI A FONDERSI CON IL CAVALLO PER OTTENERE IL MIGLIOR RISULTATO DI VELOCITÀ, OPPOSTA A QUELLE DUE O TRE PERSONE CHE STAVANO SUL GROPPO DI UN ELEFANTE, MUOVENDOSI CON RILASSATEZZA, CHIACCHIERANDO E CONVERSANDO ASSIEME E CON ASSOLUTA INDIFFERENZA PER QUELLO CHE STAVA SOTTO: CIOÈ DEL MOTORE NON MI INTERESSA NIENTE, NÉ INTERESSA IL RAPPORTO PROSSEMICO DI CONTIGUITÀ CHE SI GENERAVA FRA LE PERSONE CHE SI MUOVEVANO. E QUINDI ECCO CHE IL MUOVERSI NELLO SPAZIO, LO STARE ASSIEME, DIVENTAVA IL CENTRO DEL NOSTRO INTERESSE E CI OPPONEVAMO INVECE A QUELLA CONCEZIONE DELL'AUTOMOBILE CHE LA VEDEVA COME MEZZO PER SFOGARE UN ISTINTO UN PO' AGGRESSIVO, CORSAIOLO, COME - AHIMÉ - TALVOLTA CAPITA A TUTTI NOI E COME - AHIMÉ - CAPITAVA E CAPITA ANCORA COSÌ SPESSO.
CHE COSA MI ASPETTAVO DA CIÒ? MI ASPETTAVO, DOPO L'INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA, DI RICEVERE UNA TELEFONATA O DALLA FORD O DALLA GENERAL MOTORS O DALLA CRYSLER, CHE MI DICESSE: "AH, ARCHITETTO, LEI HA AVUTO UN'IDEA GENIALE. METTIAMOCI INSIEME, FACCIAMO QUALCOSA DI NUOVO". CHE COSA È SUCCESSO? NON HA TELEFONATO NESSUNO, NON SI SONO NEPPURE SOGNATI, NON L'HANNO NEANCHE VISTA. ERA UN OGGETTO ESTREMAMENTE DIVERSO, INTERESSANTE; ERA ADDIRITTURA REALIZZATO IN UN VERDINO MELA VELENOSO, MOLTO IMPROBABILE MA MOLTO INTERESSANTE. E QUESTA È STATA UNA DELUSIONE, PERÒ CHE COSA È SUCCESSO POCHI ANNI DOPO? OGGI PARLARE DI CIÒ SIGNIFICA PARLARE DI UNA COSA NOTA, CHE ORMAI FA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO, MA NON ESISTEVA NULLA DI SIMILE. IN REALTÀ, VI RICORDERETE TUTTI, È USCITO A UN CERTO PUNTO SUL MERCATO DELL'AUTOMOBILE UNA VETTURA CHIAMATA “ESPACE”, STUDIATA E PRODOTTA DALLA RENAULT, CHE RIPROPONEVA ESATTAMENTE, ANCHE SE TRASFERITO IN TERMINI COMMERCIALMENTE POSSIBILI E TECNICAMENTE POSSIBILI, QUALCHE COSA DI ANALOGO; PROPONEVA UN'AUTOMOBILE CHE ERA UNA SPECIE DI MONOVOLUME, CHE SI MUOVEVA NELLO SPAZIO, CHE DAVA LIBERTÀ ALLE PERSONE DI MUOVERSI LÌ DENTRO, DI RAGGRUPPARSI IN UN ALTRO MODO, DI GIRARSI, DI SPOSTARE LE POLTRONE, DI AVERE PIÙ POLTRONE E MENO MERCE, PIÙ MERCE E MENO SEDIE E CHE OFFRIVA, REALIZZAVA IN QUALCHE MODO, QUESTO SOGNO PREFIGURATO DAL MIO "CAR-A-SUTRA". È COSÌ VERO, CHE ANCHE LE STORIE DI DESIGN, LE STORIE DELLE AUTOMOBILI PUBBLICATE SUCCESSIVAMENTE, ACCREDITANO PROPRIO A QUESTO MIO "CAR-A-SUTRA" LA PRIMOGENITURA, LA SCOPERTA DI QUESTA NUOVA TIPOLOGIA CHE È ORMAI DIVENTATA QUALCHE COSA DI ESTREMAMENTE DIFFUSO: IL MONOVOLUME IN SOSTANZA. QUINDI SONO PARTICOLARMENTE ORGOGLIOSO, SEPPURE A POSTERIORI, INSOMMA, DI AVERE GENERATO QUALCHE COSA CHE HA FRUTTATO, CHE HA GERMOGLIATO E CHE È DIVENTATO OGGI IL PATRIMONIO DEL NOSTRO STILE DI VITA IN AUTOMOBILE.
LA NOVITÀ È STATA COLTA IN EUROPA, PERÒ CURIOSAMENTELA TUTTO CIÒ È TORNATO ANCHE NEGLI STATI UNITI, PERCHÉ ORMAI SEMBRA, DA UNA PREVISIONE DI MARKETING CHE HO LETTO, CHE SI FABBRICHERANNO SEMPRE MENO BERLINE TRADIZIONALI E SI FARANNO SEMPRE PIÙ AUTOMOBILI SPECIALI.


D: ESISTE UN MODELLO INDUSTRIALE VINCENTE RISPETTO A UN POSSIBILE IDEALE DI DISEGNO INDUSTRIALE O DISEGNO DEGLI OGGETTI COME MI PARE LEI PREFERISCA DIRE?


R:HO FATTO SPESSO RIFERIMENTO AI MODI DI PRODUZIONE INDUSTRIALE O PIÙ SINTETICAMENTE ALL'INDUSTRIA COME CONTROPARTE DEL DESIGNER O DELL'ATTIVITÀ DI DESIGN. ANCHE QUI BISOGNA STARE ATTENTI A NON GENERALIZZARE, PERCHÉ SICURAMENTE UNA GRANDE INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA È UN'INDUSTRIA, MA ANCHE UNA PICCOLA INDUSTRIA CHE UTILIZZA TECNOLOGIE AVANZATE È UN'INDUSTRIA ED È UNA PARTICOLARE INDUSTRIA CHE HA AVUTO MOLTO FORTUNA, SOPRATTUTTO IN ITALIA E CHE CI CARATTERIZZA, IO CREDO, NEL COMPLESSO MONDIALE. MA ANCHE UNA PIÙ SEMPLICE STRUTTURA CHE PRODUCE MOBILI O ARREDI AMA DEFINIRSI INDUSTRIA E IN UN CERTO MODO SI COMPORTA CON GLI STESSI CANONI, FA DELLE ATTREZZATURE, PRODUCE DEI PRODOTTI, FA DELLE RICERCHE DI MARKETING, DEVE FARE DEI CATALOGHI, AVERE DISTRIBUZIONE, RICARICHI INDUSTRIALI, ECC., ECC.
QUINDI SONO TUTTE INDUSTRIE, MA COSÌ DIVERSE TRA LORO!
POTREMMO DOMANDARCI QUAL È IL MODELLO IDEALE DI PARTNER INDUSTRIALE PER UN DESIGNER. FORSE NON È MOLTO INTERESSANTE SAPERE QUAL È L'IDEALE PER IL DESIGNER, PERCHÉ TUTTO SOMMATO NON CREDO CHE NOI, QUANDO AGIAMO COME DESIGNER DOBBIAMO COSTITUIRE IL PROBLEMA. IL PROBLEMA È IL CONSUMATORE, È LA STRUTTURA, L'ECONOMIA. IO POSSO FARE QUALCHE OSSERVAZIONE, QUALCHE RIFLESSIONE SU QUESTI DIVERSI MODI DI ESSERE DELL'INDUSTRIA E FORSE SULLE CONSEGUENZE CHE CIÒ HA SUL MODO DI DISEGNARE PER L'INDUSTRIA. AMO DEFINIRE INDUSTRIA PERFETTA L'INDUSTRIA DELL'AUTOMOBILE, NON PERFETTA IN SENSO DI MERITO, MA PERFETTA PERCHÉ È VERAMENTE UN'INDUSTRIA: GLI INVESTIMENTI CHE SI FANNO PER PRODURRE UNA NUOVA AUTOMOBILE SONO DELL'ORDINE DELLE MIGLIAIA DI MILIARDI. CI VOGLIONO ALCUNI ANNI PER PROGETTARE UN'AUTOMOBILE TOTALMENTE NUOVA E IL RISCHIO CHE SI CORRE DI AVERE SOLTANTO UN MEZZO SUCCESSO O ADDIRITTURA UN INSUCCESSO, SONO RISCHI DI GRANDE GRAVITÀ. ECCO QUINDI CHE IL MODO DI COMPORTARSI NELLE INDUSTRIE DI QUESTO TIPO, ANCHE DI FRONTE A CHI È CHIAMATO A DISEGNARE, È INFLUENZATO DA QUESTE RIFLESSIONI E DA QUESTI DATI. ANDIAMO ALL'OPPOSTO: LA PICCOLISSIMA INDUSTRIA O LA PICCOLA INDUSTRIA, CHE PRODUCE MOBILI O LAMPADE, CON ATTREZZATURE INDUSTRIALI LIMITATE - E CHE FA QUINDI INVESTIMENTI PER CIASCUN NUOVO PRODOTTO ABBASTANZA CONTENUTI - È OVVIAMENTE PIÙ PORTATA ALL'INNOVAZIONE, SPERIMENTA PIÙ VOLENTIERI QUALCHE COSA DI NUOVO, QUALCHE COSA SU CUI IN FONDO SI È INCERTI, NELLA SPERANZA PERÒ DI SCOPRIRE QUALCHE COSA, DI MODIFICARE IL RAPPORTO CON IL PUBBLICO DEI CONSUMATORI E DEGLI ACQUIRENTI, DI INVENTARE QUALCHE COSA CHE NON C'ERA. LO STESSO DICASI PER IL PROGETTISTA, IL DESIGNER, CHE SI SENTE PIÙ A SUO AGIO, PIÙ INVOGLIATO AD ESSERE CREATIVO, AD ESSERE ANTICONVENZIONALE, ANCHE SE LO STESSO DESIGNER, DAVANTI ALLA GRANDE INDUSTRIA PERFETTA, SI SENTE PIÙ STIMOLATO DA QUESTA SFIDA INCREDIBILE, DI DISEGNARE QUALCOSA CHE COMPORTA UN ENORME INVESTIMENTO E CHE VERRÀ PRODOTTO E DISTRIBUITO A MILIONI DI PERSONE, FINENDO QUINDI PER INFLUENZARE, IN UN MODO COSÌ RILEVANTE, LA NOSTRA CULTURA DELL'USO, LA NOSTRA CIVILTÀ. TRA QUESTI DUE ESTREMI C'È UN MODELLO MOLTO INTERESSANTE DI SVILUPPO INDUSTRIALE, CHE È QUELLO DELLA PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA, CHE PERÒ IMPIEGA METODI DI PRODUZIONE AD ALTO CONTENUTO INDUSTRIALE, QUELLO CHE SI DEFINISCE ANCHE L'ARTIGIANATO HI-TECH, CHE È QUALCHE COSA CHE STA IN MEZZO E CHE TALVOLTA DÀ L'AVVIO ALLA CREAZIONE DI PRODOTTI CHE PRIMA NON SI POTEVANO NEANCHE IMMAGINARE. PENSIAMO A QUELLO CHE NEGLI STATI UNITI È STATO IL FENOMENO SILICON VALLEY E CHE QUI DA NOI HA DEI PARALLELI, MAGARI IN ALTRI SETTORI. IN QUELLO DEGLI ELETTRODOMESTICI PER ESEMPIO, DOVE SIAMO PARTICOLARMENTE AVANZATI ANCHE RISPETTO A TUTTO IL RESTO DEL MONDO. SI TRATTA DI PICCOLE E MEDIE INDUSTRIE CHE STANNO GIOCANDO UN RUOLO MOLTO INTERESSANTE E STRAORDINARIO PER LA NOSTRA ECONOMIA E CHE SONO ANCHE UN'OPPORTUNITÀ MOLTO INTERESSANTE PER CHI PROGETTA.


D: PUÒ SINTETIZZARE, COSÌ COME GIÀ FATTO, GESTI COMPRESI, IL CONCETTO E LO SVILUPPO DELLA NUOVA SEDIA PER VITRA?


R: PARLAVO PRIMA DI QUESTO PARTICOLARE SETTORE DI CONFINE, CHE STA TRA LE MACCHINE E GLI ARREDI, CHE È QUELLO DEGLI ARREDI PER UFFICIO E SOPRATTUTTO QUELLO DELLE SEDIE PER UFFICIO. IO HO AVUTO IN QUESTO CAMPO UNA PARTICOLARE, INTENSA, STRAORDINARIA ESPERIENZA. RICORDO ANCORA QUANDO CIRCA 15 ANNI FA FUI AVVICINATO DA UNO DEI COMPROPRIETARI DI VITRA, CHE FACEVANO E FANNO APPUNTO LE PIÙ INTERESSANTI SEDIE PER UFFICIO. MI AVVICINÒ DICENDO: "HO VISTO QUANTO LEI HA FATTO SINO AD ORA, HO VISTO CHE HA FATTO DELLE COSE ABBASTANZA ECCEZIONALI SIA NEL CAMPO DELLE MACCHINE PER UFFICIO, CON MOLTA SENSIBILITÀ, CON QUESTO GUSTO PER IL RAPPORTO QUASI ANTROPOMORFICO, GEOMORFICO CON L'UOMO, CON L'ESSERE VIVENTE ORGANICO, CON L'ESSERE VIVENTE NELLE MACCHINE, E QUANTO HA FATTO NEL CAMPO DEGLI ARREDI PER LA CASA, CON QUESTO GUSTO DI SVILUPPARE, STUDIARE DI DENTRO LE COSE DANDO LORO UN SIGNIFICATO. IO RITENGO CHE UNO CHE HA VISSUTO QUESTE DUE ESPERIENZE CHE STANNO AI POLI ESTREMI, POSSA DISEGNARE UNA SEDIA D'UFFICIO MOLTO EFFICACEMENTE". È COMINCIATA LÌ QUESTA AVVENTURA CHE NON È ANCORA FINITA, DEL DISEGNO DI SEDIE PER UFFICIO CON VITRA.
È SUCCESSO ESATTAMENTE ANCHE ALLORA, ANCHE IN QUESTO CAMPO, QUELLO CHE DICEVO PRIMA SUL COME SI AFFRONTANO QUESTI PROGETTI COMPLESSI. RICORDO CHE IL PROCESSO NEL SUO INSIEME È DURATO TRA I 4 E I 5 ANNI, IL CHE HA SIGNIFICATO RICHIEDERE A NOI UNA GRANDE CAPACITÀ DI FEDE, PERCHÉ UNO RISCHIA ANCHE DI STANCARSI, DI PERDERE LA FIDUCIA, DI SMONTARSI, E SOPRATTUTTO È SIGNIFICATO AVERE, DA PARTE DELL'IMPRENDITORE, DI NUOVO UNA GRANDE CAPACITÀ DI RESISTERE E DI CREDERE, PERCHÉ GLI ANNI PASSAVANO, SI SPENDEVANO SOLDI, SI FACEVANO ESPERIMENTI E TUTTO SOMMATO SI BRUCIAVA UN'ENERGIA CHE AVREBBE DOVUTO PRIMA O POI PORTARE A UN RISULTATO, ALTRIMENTI SI SAREBBE SEMPLICEMENTE PERSO DEL TEMPO E UN'INDUSTRIA COME QUELLA, CHE VIVE DI STRAORDINARIE SEDIE PER UFFICIO, NON POTEVA PERMETTERSI DI NON FARE NIENTE, NIENTE DI NUOVO, NIENTE DI ECCEZIONALE DOPO 5 ANNI. IO CREDO CHE TUTTO QUESTO SIA STATO COMUNQUE UN BENE, PERCHÉ DEVE AVER GENERATO UNA STRAORDINARIA ENERGIA QUESTA PRESSIONE CHE IN FONDO SPINGE L'UOMO A FARE E A FARE MEGLIO IN TUTTI NOI, SIA NOI PROGETTISTI CHE GLI IMPRENDITORI. RICORDO ANCORA CHE COMINCIAMMO, ANCHE LÌ, CON DELLE IDEE MOLTO VAGHE; NON HO LA MINIMA IDEA DI COME SIA COMINCIATA QUESTA STORIA. A PENSARCI BENE, ABBIAMO COMINCIATO A PENSARE A UNA SEDIA CHE SI MUOVESSE, CHE SEGUISSE CON UNA MAGGIORE NATURALEZZA E ORGANICITÀ POSSIBILE IL MODO DEL CORPO UMANO DI MUOVERSI, MA NON PENSAVAMO CERTAMENTE A UNO STRUMENTO MEDICO. PENSAVAMO A QUALCHE COSA CHE FOSSE ANCHE COLTO, CHE ESPRIMESSE TUTTA LA CULTURA DELLA SEDIA, CHE AVESSE RIGUARDO PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA, CHE FOSSE CAPACE DI SORREGGERE UNA PERSONA CREANDO UNA SIMBIOSI IN CUI LA PERSONA VENIVA MESSA NEL GIUSTO RILIEVO, ECC., ECC.
PIANO PIANO, LITI, DISCUSSIONI, TENTATIVI, MODELLI, DISCUSSIONI CON GLI INGEGNERI: "NON FUNZIONA", "SÌ, CHE FUNZIONA", "NON È POSSIBILE", "SÌ, CHE È POSSIBILE", PIAN PIANO, PIAN PIANO SIAMO ARRIVATI A QUESTA SEDIA, CHE SI CHIAMAVA SE RICORDO BENE, "PERSONA" E ANCHE LA PAROLA È SIGNIFICATIVA. IN EFFETTI HA AVUTO POI UNO STRAORDINARIO SUCCESSO SUL MERCATO INTERNAZIONALE, HA SEGNATO UNA NUOVA TAPPA NEL CAMPO DELLA SEDIA D'UFFICIO RITENGO. SOPRATTUTTO A QUANTO SI È VISTO DOPO, NATURALMENTE IO NON LO SAPEVO, NON ERO COSÌ PRESUNTUOSO NEANCHE DA CREDERLO, FINCHÉ POI NON SI È VIA VIA DIMOSTRATO COSÌ. È STATO UNO STRAORDINARIO SUCCESSO ANCHE DAL PUNTO DI VISTA INDUSTRIALE, COMMERCIALE, CULTURALE E SI VENDE E SI PRODUCE TUTTORA. MA NON BASTA.
CINQUE, QUATTRO ANNI FA DICIAMO, CI RISENTIAMO AL TELEFONO. CI VEDEVAMO OGNI TANTO, E IO RICORDO DI AVER DETTO: "QUANTO ABBIAMO FATTO IN QUEGLI ANNI È ANCORA VALIDO, È ANCORA QUALCHE COSA CHE VALE LA PENA FARE E USARE MA IN QUALCHE MODO STA INVECCHIANDO. OCCORRE OGGI DARE UNA NUOVA RISPOSTA A QUESTO STESSO INSIEME DI PROBLEMI E DI ESIGENZE".
ECCO CHE SIAMO RIPARTITI PER UN NUOVO VIAGGIO VERSO L'IGNOTO, SENZA UNA META PRECISA, SE NON QUELLA DI FARE QUALCHE COSA DI STRAORDINARIO CHE FOSSE, DOPO “PERSONA”, ANCORA UNA SEDIA CHE RAPPRESENTASSE UN NUOVO BALZO IN AVANTI. IN PARTICOLARE VOLEVAMO ANCHE RISPONDERE A UNA SEDIA MOLTO PARTICOLARE, ABBASTANZA INTELLIGENTE, PRESENTATA SUL MERCATO AMERICANO DALL'INDUSTRIA AMERICANA, CHE RISCHIAVA DI RENDERE VECCHIE E OBSOLETE LE COSE CHE SI STAVANO FACENDO IN EUROPA E IN GERMANIA. CI È VOLUTO UN PO' A CONVINCERE IL MIO INTERLOCUTORE, COSÌ INTELLIGENTE E COSÌ BRILLANTE, SULL'ESIGENZA DI FARE QUESTA NUOVA COSA. CI SONO RIUSCITO, ABBIAMO COMINCIATO ANCORA A FARE QUALCHE COSA CHE NON SI SAPEVA CHE FORMA AVESSE, COME AVREBBE FUNZIONATO, COME SI SAREBBE FATTA, ECC., ECC. E PIANO PIANO, SIAMO ARRIVATI A QUALCHE COSA CHE È STATO PRESENTATO DI RECENTE IN VIA PRELIMINARE E CHE VERRÀ PRESENTATO QUEST'ANNO IN VIA DEFINITIVA E CHE IO RITENGO RAPPRESENTI UN ALTRO SALTO IN AVANTI, DECISIVO, IN QUESTO STESSO CAMPO. SI TRATTA DI UNA SEDIA IL CUI MODO DI MUOVERSI ASSIEME ALLA PERSONA È MOLTO PIÙ INTENSO E PIÙ PROFONDO DI QUANTO NON FACESSE LA SEDIA PRIMA, IL CUI MODO DI PARTECIPARE PROPRIO ALLA MOBILITÀ ORGANICA DEL CORPO UMANO È ANCORA PIÙ NATURALE E ANCORA DI MAGGIOR SODDISFAZIONE, CHE È ANCORA PIÙ LEGGERA, QUASI NON DISEGNATA, PIÙ INVISIBILE DI QUANTO NON FOSSE QUELLA DI PRIMA E CHE TIENE CONTO DELLA NUOVA CIVILTÀ DEL PERSONAL COMPUTER. IN FONDO OGGI COSA SI FA DAVANTI A UNA SCRIVANIA? SI STA IN QUESTA STRANA SIMBIOSI DI ODIO E DI AMORE CON UNA TASTIERA E CON UNO SCHERMO E DOPO UN PO' CI SI ANNOIA ANCHE. QUINDI ECCO L’ESIGENZA DI DISTENDERSI DI PIÙ, DI TIRARSI LA TASTIERA VICINO, MAGARI SULLE GAMBE, DI ABBASSARE LA FACCIA, DI GUARDARE LO SCHERMO IN UN ALTRO MODO ECC., ECC., PERÒ PER FARE QUESTO OCCORRE UNA NUOVA SEDIA. QUESTA NUOVA SEDIE TIENE CONTO DEL FUTURO CHE QUESTA NUOVA CIVILTÀ DEL PERSONAL COMPUTER ANDRÀ SEMPRE PIÙ FORMANDO.


D: COME INFLUISCE SUL DISEGNO DEGLI OGGETTI E DELLE ATTREZZATURE PER UFFICIO IL CAMBIAMENTO IMPOSTO DAL LAVORO DALLE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE?


R: MI È STATO CHIESTO MOLTE VOLTE CHE COSA PENSASSI DELL'UFFICIO IN QUANTO STRUTTURA, IN QUANTO LUOGO, E SOPRATTUTTO CHE COSA PENSASSI DEL SUO FUTURO. È CURIOSO COME SPESSO LE DOMANDE TENDANO A MOSTRARE L'ANGOSCIA CHE ABBIAMO TUTTI NOI DEL FUTURO. IO QUANDO MI VIENE CHIESTO "QUALI SARANNO I FUTURI MATERIALI, LE FUTURE ARCHITETTURE, I FUTURI ARREDI, I FUTURI COLORI", SONO SEMPRE UN PO' IRRITATO PERCHÉ IN SOSTANZA NON SI TRATTA DI FARE L'INDOVINO QUANDO SI FA IL NOSTRO MESTIERE.
PER QUANTO RIGUARDA L'UFFICIO, COSA SARÀ IL FUTURO DELL'UFFICIO NON È FACILE DIRLO, MA POTREMMO PRENDERE IL VETTORE DI TRASFORMAZIONE CHE L'AMBIENTE DELL'UFFICIO HA SUBITO DALL'INIZIO DEL SECOLO AD OGGI, SPINGERLO UN POCHINO PIÙ AVANTI E FORSE CAPIRE VERSO DOVE STIAMO ANDANDO. ECCO LA MIA SENSAZIONE IN SINTESI È CHE L'UFFICIO ABBIA COMINCIATO NEL PROFONDO PASSATO, PROPRIO AI SUOI ALBORI, COME LUOGO CHE SOMIGLIAVA ALLA CASA, POI È STATO ORGANIZZATO NEI PRINCIPI DEL SECOLO SUL MODELLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE. C'ERANO QUESTI UFFICI TUTTI REGIMENTATI A SCHIERE, CON LA GENTE CHE LAVORAVA ALLE PRIME MACCHINE MANUALI ED ELETTRICHE. POI È NATA QUELL'ESIGENZA DI CONTROLLARE QUESTO GREGGE DI PERSONE, QUINDI LO SPAZIO APERTO È ANDATO AVANTI A DOMINARE, CON TUTTE LE CONSEGUENZE NEGATIVE E PSICOLOGICHE, POI LE MACCHINE SONO DIVENTATE SEMPRE PIÙ PRESTAZIONALI, SEMPRE PIÙ COMPLESSE, MA ANCHE SEMPRE PIÙ RUMOROSE E SEMPRE PIÙ GRANDI. ECCO CHE ALLORA C'È STATO PER UN PO' QUESTO SOGNO DEL POSTO DI LAVORO COME UN POSTO DA PILOTA DI ELICOTTERO, DOVE SI IMMAGINAVA QUESTA PERSONA PROIETTATA NEL FUTURO DAVANTI A UN'INFINITÀ DI LUCI, LUCETTE, SCHERMI, TASTI, BOTTONI E LEVE, COSA CHE PUNTUALMENTE NON SI È VERIFICATA E SAREBBE STATA UNA COSA ORRENDA. ANCHE PERCHÉ, DISEGNATO L’ABITACOLO LAVORATIVO, POCHI MESI DOPO SAREBBE CAMBIATA LA MACCHINA TAL DEI TALI, LA TECNOLOGIA TAL'ALTRA SAREBBE STATA SOSTITUITA DA UN'ALTRA E AVREMMO DOVUTO BUTTARE VIA TUTTO. ALLORA CI SIAMO ACCONTENTATI DI AVERE UNA PILA DI MACCHINONI, UN PO' SFERRAGLIANTI E UN PO' RUMOROSI, ELETTROMECCANICI, SUL TAVOLO, CON TANTI FILI E TANTE SPINE E PAREVA - AHIMÉ - CHE IL DESTINO DELL'UOMO, AL LAVORO NELL'UFFICIO, STESSE PER INCAMMINARSI VERSO UNA STRADA CHE ANDAVA SOLTANTO DI PEGGIO IN PEGGIO. IMPROVVISAMENTE - CHI LO POTEVA PREVEDERE - NASCE L'ELETTRONICA. ALLORA, IN QUALCHE MISURA LE MACCHINE DIVENTANO VIA VIA PIÙ SILENZIOSE, VIA VIA PIÙ PICCOLE (NON COSÌ TANTO PERCHÉ SE C'È UNA TECNOLOGIA MIGLIORE CI METTO PIÙ PRESTAZIONI, QUINDI TENDO SEMPRE A OCCUPARE PIÙ SPAZIO) MA IN SOSTANZA VIA VIA PIÙ SILENZIOSE, VIA VIA PIÙ PICCOLE. SI POTEVA GIÀ ALLORA INTRAVVEDERE QUINDI UN VETTORE VERSO UN RITORNO DELL'UOMO AL CENTRO DEL SISTEMA UFFICIO, MENTRE C'È STATO UN MOMENTO IN CUI L'UOMO HA RISCHIATO DI DIVENIRE UN SERVO MECCANISMO DI QUESTA PILA DI MACCHINE.
CHE COS'È CHE POSSIAMO VEDERE NELL'IMMEDIATO FUTURO? ORA, IL PERSONAL COMPUTER SAPPIAMO TUTTI COS'È, COSA GENERA NELL'AMBIENTE D'UFFICIO, LO USIAMO PRATICAMENTE TUTTI, PERÒ SAPPIAMO ANCHE CHE LO SCHERMO DEL PERSONAL COMPUTER STA DIVENTANDO PIATTO, È GIÀ PIATTO, NON LO È ANCORA PER TUTTI PER RAGIONI DI INVESTIMENTO INDUSTRIALE, MA QUANDO HANNO FINITO DI SPESARE LE MACCHINE CHE PRODUCONO I TUBI CATODICI GRANDI, CI SARANNO SCHERMI PIATTI PER TUTTI. È GIÀ POSSIBILE IMMAGINARE CHE CI SARANNO MENO FILI, PERCHÉ CI SARÀ LA TRASMISSIONE DEI DATI "WIRELESS", SENZA FILI, SARÀ ANCHE POSSIBILE USARE MENO LE TASTIERE, CON DEGLI IMPULSI GENERATI CON LA VOCE. È TUTTO GIÀ TECNICAMENTE POSSIBILE, DEVE SOLO DIVENTARE COMUNEMENTE USATO. COSA SARÀ DIVENTATO O RIDIVENTATO A QUESTO PUNTO L'UFFICIO? DI NUOVO UN TAVOLO, UNA SEDIA, CON UN UOMO SEDUTO LÌ AL CENTRO.
MI FA PENSARE A UN'IMMAGINE BELLISSIMA, CHE CREDO DI AVER USATO IO PER LA PRIMA VOLTA NELL'AMBITO DI UNA CONFERENZA AD UNA PUBBLICAZIONE, QUELLA DI QUESTO BELLISSIMO SAN GEROLAMO, UN BELLISSIMO QUADRO A OLIO DI ANTONELLO DA MESSINA, IN CUI SI VEDE IL SANTO SEDUTO DAVANTI A UNA SPECIE DI BANCONE, IN PARTE DIRITTO E IN PARTE UN PO' INCLINATO, CIRCONDATO DA TRE PARETI CON QUALCHE MENSOLA CON UN PO' DI OGGETTI SOPRA, CHE SEMBRA ESATTAMENTE LO SCHEMA DELL'UFFICIO MODERNO, IN CUI PERÒ L'UOMO È ASSOLUTAMENTE AL CENTRO, QUASI CON UNA NUOVA DIGNITÀ, UNA NUOVA SACRALITÀ AL CENTRO DELLO SPAZIO. QUESTA POTREBBE ESSERE UN'IMMAGINE DELL'UFFICIO FUTURA.


D: È VERO CHE NON LE INTERESSEREBBE PIÙ DISEGNARE COMPUTER O COMUNQUE APPARECCHIATURE ELETTRONICHE IN GENERE?


R: A QUESTO PUNTO DELLA STORIA IO POTREI DOMANDARMI, DOPO AVER TANTO DISEGNATO ANCHE NEL CAMPO DELLE MACCHINE PER L'UFFICIO ECC., E DOPO AVERE SMESSO SOSTANZIALMENTE DI DISEGNARE QUESTO TIPO DI COSE, "MA MI INTERESSEREBBE ANCORA DISEGNARE UNA MACCHINA DA UFFICIO, UN PERSONAL COMPUTER?". SE DEVO DARE UNA RISPOSTA ISTINTIVA, UN PO' DI GETTO, DIREI "MA NO, NON MI INTERESSA PIÙ TANTO", POI SE MI DOMANDO "PERCHÉ", POSSO ANCHE DARE UNA RISPOSTA CHE È UN POCHINO PIÙ ARTICOLATA.
QUELLO CHE MI FA RISPONDERE ISTINTIVAMENTE COSÌ, È UN'OSSERVAZIONE CHE HO COMINCIATO A FARE A UN CERTO MOMENTO. A PARTIRE DA UN PO' DI ANNI, QUANDO MI SONO TROVATO NELLA POSIZIONE DI ACQUIRENTE DI PERSONAL COMPUTER, IN QUANTO RESPONSABILE DI UNO STUDIO DI PROGETTAZIONE, HO SCOPERTO CHE NON MI INTERESSAVA NIENTE DI COME ERANO DISEGNATI E DI CHE COLORE AVEVANO, MA GUARDAVAMO SOSTANZIALMENTE ALLA VELOCITÀ, ALLE PRESTAZIONI, ALL'AFFIDABILITÀ, LA MANUTENZIONE, IL PREZZO, ECC. MI SONO ANCHE DOMANDATO COME MAI PROPRIO IO, TUTTO SOMMATO, NELLA MIA POSIZIONE, NON AVREI DOVUTO AVERE PIÙ ATTENZIONE. MA QUESTA MACCHINETTA, CHE OCCASIONALMENTE STA SOTTO LE SUE MANI, TRA DUE ANNI SARÀ UN'ALTRA ANCORA E POI UN'ALTRA ANCORA E COSÌ VIA. SE IO SONO A TAVOLA È PIÙ IMPORTANTE CHE CI SIA IO E QUELLO CHE MANGIO, CON TUTTA LA CULTURA CHE C'È DIETRO, CHE NON STA TANTO LA FORMA DEL COLTELLO; COSÌ IL COMPUTER IN FONDO CONSIDERATO UN'ATTREZZATURA SELVAGGIA, CHE È IN CONTINUA EVOLUZIONE E CHE PER INTANTO NON RIESCE A RAGGIUNGERE LA SUA FORMA PERFETTA. FINTANTO CHE NON AVRÀ RAGGIUNTO, SE MAI LA RAGGIUNGERÀ, UN LIVELLO DI MATURITÀ TIPOLOGICA O TECNOLOGICA TALE DA MERITARE L'INVESTIMENTO DI ATTENZIONE CHE PORTARE A PERFEZIONE QUALCOSA MERITA. FORSE QUESTA È LA RAGIONE PER CUI IN QUESTO MOMENTO POSSO DIRE "NON MI INTERESSEREBBE TANTO DISEGNARE OGGI UN PERSONAL COMPUTER".


D:PUÒ PROVARE A SINTETIZZARE IL SENSO ULTIMO DELLA SUA ESPERIENZA COME DESIGNER PER OLIVETTI?


R:CERTO, HO DETTO CHE FORSE NON MI INTERESSEREBBE TANTO OGGI DISEGNARE ANCORA IL PERSONAL COMPUTER. C'È SEMPRE UN "MA" QUANDO SI FA UN'AFFERMAZIONE, A MENO CHE NON SI POSSA OGGI DISEGNARE IL NUOVO PERSONAL COMPUTER AVENDO A DISPOSIZIONE QUALCHE COSA DI NUOVO, QUALCHE COSA DI DIVERSO, UNA TECNOLOGIA O DEI MODI DI IMPIEGO CHE RITORNINO A INCURIOSIRTI, A CONSENTIRTI DI ESSERE CREATIVO, PROPOSITIVO. È USCITO DI RECENTE UN PERSONAL COMPUTER DI APPLE, CHE IN FONDO HA RICAMBIATO QUESTA IMMAGINE CHE STAVA DIVENTANDO NOIOSA E USUALE NEL CAMPO DEI PERSONAL COMPUTER. MA LÌ DIETRO C'ERA QUALCOSA, QUESTA STESSA INDUSTRIA, CHE PORTAVA SUL TAVOLO UN ATTEGGIAMENTO UN PO' DIVERSO, NON TI CHIEDEVA SOLTANTO DI FARE UN'ENNESIMA SCATOLA ATTORNO ALLA SOLITA COSA, MA TI DAVA LA POSSIBILITÀ DI FARE QUALCHE COSA DI DIVERSO E DI NUOVO. LA MIA ESPERIENZA PER OLIVETTI È STATA GIOCATA TUTTA IN QUESTO MODO. IO HO AVUTO LA FORTUNA INCREDIBILE DI COMINCIARE A ESSERE CONSULENTE PER OLIVETTI QUANDO MORIVA L'ELETTROMECCANICA E NASCEVA L'ELETTRONICA. UNA RIVOLUZIONE, È STATA UNA RIVOLUZIONE INCREDIBILE. SONO SCOMPARSE GRAN PARTE DELLE LEVE, TUTTI I COMPONENTI FUNZIONALI DI UNA MACCHINA POTEVANO ESSERE MESSI IN RAPPORTO TRA DI LORO SOLO ATTRAVERSO FILI E QUINDI QUESTO TI CONSENTIVA DI RINVENTARE LA TIPOLOGIA DELLE MACCHINE, DA VERTICALI TRASFORMARLE IN ORIZZONTALI, IN PIATTE, IN TRASVERSALI, SEGUENDO UN ALTRO TIPO DI INTERESSI, CHE ERA QUELLO DI RIDARE INTENSITÀ, CAPACITÀ DI SIGNIFICARE ALLA MACCHINA, NON TANTO E NON SOLO QUELLO DI RENDERLA CAPACE DI ENTRARE IN RAPPORTO FUNZIONALE CON L'UTENTE, MA PROPRIO DI RIDARE DIGNITÀ A QUESTO RAPPORTO. IO CREDO DI AVER AVUTO LA FORTUNA STRAORDINARIA IN QUEGLI ANNI, DI INVENTARE ALCUNE NUOVE TIPOLOGIE, QUELLA DELLA MACCHINA DA CALCOLO TRASVERSALE, QUELLA DELLA MACCHINA DA SCRIVERE ELETTRONICA. CUNEI PIATTI CHE NON ESISTEVANO PRIMA, NON AVEVANO PRECEDENTI, A PARTIRE DA CONSIDERAZIONI PROPRIO DI NATURA AMBIENTALE, DI SIGNIFICATO, DI VALORE COMUNICATIVO. QUESTA È STATA UN'ESPERIENZA STRAORDINARIA, ERANO QUASI SEMPRE DELLE “PRIME”: LA PRIMA MACCHINA ELETTRONICA DA TAVOLO DA CALCOLO PROGRAMMATA, LA PRIMA MACCHINA ELETTRONICA DA SCRIVERE, ECC. QUESTO MI HA DATO LA SODDISFAZIONE DI RICERCARE NUOVI TIPI, DI INVENTARE QUALCHE COSA E DI ACCENDERE NUOVI RAPPORTI. QUESTO CREDO SIA PROPRIO IL VALORE DI QUESTA ESPERIENZA CHE HO FATTO.


D:QUANTO HA INFLUITO, SE LO HA FATTO, LA COSIDDETTA "MILANESITÀ" SULLA CREAZIONE DEL MITO O DELLA REALTÀ DEL DESIGN ITALIANO? E ANCORA, COME È RIUSCITO A TRADURSI IN LINGUAGGIO UNIVERSALE QUELLO ELABORATO NEL PROGETTO DA UNA VASTA SCHIERA DI PROGETTISTI IN PARTE MILANESI O COMUNQUE LOMBARDI?


R: CI SI È CHIESTI SPESSO IL PERCHÉ DEL DESIGN ITALIANO E SI SONO DATE LE RISPOSTE PIÙ DIVERSE. QUALCUNA CONVINCENTE, QUALCUNA MENO, COMUNQUE ORMAI C'È UNA VASTA LETTERATURA. IO STESSO HO SCRITTO UNA LUNGA PREFAZIONE SU QUESTO ARGOMENTO. MA CI SI È DOVUTI ANCHE CHIEDERE: “D'ACCORDO, QUESTO È IL DESIGN ITALIANO - MA PERCHÉ A MILANO E NON A FIRENZE, NON A ROMA?”. E QUESTO È ANCORA PIÙ COMPLESSO E PIÙ DIFFICILE. SI PUÒ TENTARE DI RICERCARE QUALCHE SPIEGAZIONE A QUESTO FATTO, CHE È QUANTO MENO UN FATTO INDISCUTIBILE, È AVVENUTO LÌ E QUINDI QUESTA COSA DÀ UNA FORZA IN SÉ STRAORDINARIA.
MILANO È STATA ED È IN PARTE ANCORA UNA DELLE CAPITALI INDUSTRIALI ITALIANE E QUINDI QUANDO SI PARLA DI DISEGNO INDUSTRIALE SI PARLA DI IMPRENDITORI, SI PARLA DI UNA CULTURA DELL'IMPRENDITORIA E QUESTA È PER SUA NATURA STATA SEMPRE MILANESE; PERÒ È STATA ANCHE TORINESE. SÌ, MA A TORINO C'È FORSE STATA UNA CULTURA DIVERSA, UNA CULTURA PIÙ LEGATA ALLA GRANDE INDUSTRIA, AL GRANDE GRUPPO CHE NON ALLA MIRIADE DI PICCOLE ATTIVITÀ IMPRENDITORIALI, DI PICCOLE REALTÀ IMPRENDITORIALI DISTRIBUITE IN UN TERRITORIO FINO A DIVENTARE QUASI UN DISTRETTO. MI RIFERISCO PER ESEMPIO, PER QUANTO RIGUARDA IL SETTORE DELL'ARREDAMENTO, ALLA BRIANZA. TUTTO QUESTO NORD MILANO, IL LECCHESE, IL COMASCO, TUTTA QUEST'AREA È QUALCHE COSA DI SPECIALE CHE È DA SEMPRE UN'AREA VOTATA A QUESTO SETTORE E CHE, AD ESEMPIO IN PIEMONTE, NON SI ESISTEVA. QUINDI ECCO PERCHÉ MILANO. FORSE C'È QUALCOS'ALTRO. MILANO È STATO UN LUOGO PARTICOLARE, IN CUI SI È POTUTA ESTRINSECARE QUESTA STRANA MISCELA DI INDIVIDUALISMO ITALIANO, CHE È UN PO' UN PATRIMONIO DI TUTTA LA NAZIONE, ACCOPPIATO CON UNA SPECIE DI SEMIPURITANESIMO LOMBARDO. PER CUI, CERTAMENTE PER FARE SBOCCIARE IL DESIGN ITALIANO A MILANO, È OCCORSO QUESTO SENSO DEL CORAGGIO, DELL'IMPRENDITORIA, DELL'INDIVIDUALISMO, QUINDI DI QUESTE PICCOLE INDUSTRIE CHE CERCAVANO DI FARE QUALCOSA TUTTE DI PER SÉ, RISCHIANDO, RISCHIANDO TUTTO, PERCHÉ SE UNO NON RISCHIA UN INVESTIMENTO...
POI FORSE LA CULTURA DEGLI ARCHITETTI ITALIANI UN PO' IN GENERALE, MA IN PARTICOLARE MILANESI, CHE LI HA PORTATI AD ESSERE, IN MODO UN PO' PROVOCATORIO, NON SUCCUBI DELLA CULTURA DEL POTERE DELL'INDUSTRIA. IN FONDO IN GERMANIA O IN GIAPPONE SE UNO SI SENTE DIRE DA UNA GRANDE INDUSTRIA "NO, COSÌ NON ME LO DEVI FARE, COSÌ NON MI VA BENE, COSÌ NON SI PUÒ FARE", IO CREDO CHE ABBASTANZA SPESSO SI DICA "VA BEH, PENSO A UN'ALTRA COSA". A MILANO QUESTO NON AVVENIVA E NON AVVIENE. SE UNO MI DICE "COSÌ NON SI PUÒ FARE", IO RISPONDO "MA PERCHÉ? PROVIAMO UN PO'. QUESTO È UN BICCHIERE, SE LO GIRI DIVENTA UN VASO ECC. VEDIAMO". QUESTA ATTITUDINE, CHE È PARTICOLARMENTE ITALIANA, CONIUGATA CON QUESTO LUOGO IN CUI C'ERA QUESTA CAPACITÀ DI INTRAPRENDERE, QUESTA DIFFUSA MICROIMPRENDITORIALITÀ TIPICA DEL NORD MILANESE, SPIEGA FORSE IN PARTE IL PERCHÉ DEL DESIGN ITALIANO E DEL DESIGN ITALIANO A MILANO.


D: QUAL È LA COSA PIÙ IMPORTANTE CHE L'INSEGNANTE DOVREBBE COMUNICARE AI PROPRI ALLIEVI NEL CAMPO DEL DESIGN?


R: PER DIVENTARE DESIGNERS, COME PER DIVENTARE ARCHITETTI, OGGI OCCORRE ANDARE A SCUOLA. TEMPO FA BASTAVA FARE ARCHITETTURA ANCHE PER ESSERE DESIGNER, ADESSO CI SONO SCUOLE DI DESIGN, CORSI DI LAUREA IN DESIGN ALL'INTERNO DELLA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA, SCUOLE DI ARCHITETTURA E QUINDI, COMUNQUE, LA NOSTRA SOCIETÀ È ORGANIZZATA IN MODO CHE SI VA A SCUOLA, SI SEGUE UN CERTO CORSO, POI SI OTTIENE UNA LAUREA, UN TITOLO E QUINDI UNO DIVENTA ARCHITETTO, INGEGNERE, DESIGNER, ECC. ANCHE A QUESTO RIGUARDO IO AMO MANTENERE UNA POSIZIONE UN POCHINO CRITICA E VOGLIO DIRE SUBITO CHE IL TALENTO NON SI INSEGNA. SE NON SI HA TALENTO, FORSE NON CONVIENE TANTO CONTINUARE A METTERSI IN TESTA DI FARE L'ARCHITETTO O DI FARE IL DESIGNER, COSÌ COME NESSUNO SI SOGNEREBBE DI TRASFORMARE IN UN MUSICISTA, COMPOSITORE, DIRETTORE D'ORCHESTRA, STRUMENTISTA, QUALCUNO CHE NON HA ORECCHIO.
NEL CAMPO INVECE DI QUESTE ARTI, DEL DESIGN E DELL'ARCHITETTURA, LA BASE SCOLASTICA È MOLTO AMPIA. HO FATTO ANCH'IO ESPERIENZE DI INSEGNAMENTO UN PO' IN TUTTE LE PARTI DEL MONDO, E CI SI TROVA DAVANTI GIOVANI CHE HANNO PIÙ O MENO TALENTO. ALLORA SI È GIÀ ALL'80%. SUL TALENTO CONVIENE INVESTIRE. COSA SI PUÒ CERCARE DI TRASMETTERE? SI PUÒ CERCARE DI TRASMETTERE IL SENSO DI QUELLO CHE DI COMPLESSO, DI PROFONDO, DI ALLARGATO C'È ATTORNO ALL'ESPERIENZA DEL PROGETTARE, SOPRATTUTTO QUANDO SI TRATTI DI INDUSTRIAL DESIGN, IN FONDO UN MESTIERE, UNA PROFESSIONE CHE A TORTO O A RAGIONE SI RITIENE NUOVA, ANCHE SE CREDO DI AVER DIMOSTRATO CHE È COMINCIATA CON L'ALBA DEI TEMPI. È IMPORTANTE, PROPRIO NELLE SCUOLE DI DESIGN CHE TENDONO TALVOLTA A ISOLARSI NELLO SPECIALISTICO, DARE LA SENSAZIONE, ATTRAVERSO L’INSEGNAMENTO, DELLA COMPLESSITÀ DEL CONTESTO IN CUI CI SI MUOVE, DARE LA SENSAZIONE DEL FATTO CHE UNA FORCHETTA STA SU UNA TAVOLA, CHE UNA TAVOLA STA NELL'AMBITO DI UN RITO CHE È IL PRANZO, CHE IL PRANZO STA IN UNA SALA, IN UNA CASA, ECC. FAR CAPIRE PER ESEMPIO, CHE SI USA - FACCIO UNA PICCOLA DIGRESSIONE - LA FORCHETTA PICCOLA PER LA FRUTTA E PER GLI ANTIPASTI E LA FORCHETTA GRANDE PER LA CARNE, LA FORCHETTA DEL PESCE PER IL PESCE, CON TRE DENTI ANZICHÉ QUATTRO, PER NESSUNA RAGIONE FUNZIONALE, MA SOLO PER RAGIONI RITUALI. QUESTO È IMPORTANTE.


D:L'ULTIMA DOMANDA RIGUARDA IL RAPPORTO DELL’ITALIA CON IL DESIGN STRANIERO.
COME VEDE IL RAPPORTO ITALIA-EUROPA?


R:ALLORA, SI PARLA SEMPRE DI DESIGN ITALIANO, PERÒ DOBBIAMO RENDERCI CONTO CHE ORMAI GRAN PARTE DEL DESIGN ITALIANO È FATTO DAGLI STRANIERI E PERCIÒ STESSO NON CESSA DI ESSERE ITALIANO. QUESTA È UNA COSA MOLTO INTERESSANTE. CHE RUOLO HANNO E HANNO AVUTO QUESTI DESIGNER STRANIERI, PROGETTISTI STRANIERI IN ITALIA? SECONDO ME HANNO AVUTO UN RUOLO DUPLICE MOLTO INTERESSANTE: INNANZITUTTO PER LORO QUANDO VENGONO IN ITALIA SI TRATTA DI TROVARE IMMEDIATAMENTE UN TERRENO FERTILE, DI COLTURA O DI CULTURA SUBITO UTILIZZABILE, EFFICACE, IMMEDIATO, PER CUI ARRIVANO QUA E SE HANNO UN PO' DI TALENTO, NORMALMENTE LA LORO ESPERIENZA FUNZIONA. SI METTONO A LAVORARE, HANNO DEGLI IMPRENDITORI E DEI COMMITTENTI CHE LI CAPISCONO, REALIZZANO LE COSE, VENGONO PUBBLICATE, HANNO SUCCESSO E VIA A SEGUIRE, E QUESTO È QUALCHE COSA PERCHÉ ENTRANO NELL'AMBITO DI UN MECCANISMO CHE ABBIAMO INVENTATO E MESSO IN PIEDI NOI DA 50 ANNI E CHE FUNZIONA. PERÒ NON SONO SOLO LORO A PRENDERE, SIAMO ANCHE NOI AD AVERE. IN FONDO QUESTO CONTINUO APPORTO DI SANGUE NUOVO, DI LINFA CHE VIENE DAL DI FUORI, FA SÌ CHE IL NOSTRO TERRENO DI CULTURA NON SI INARIDISCA, PERCHÉ A FURIA DI CAVARE FRUTTI DA UN TERRENO POI IL TERRENO DIVENTA SABBIA. QUESTO APPORTO CONTINUO DI INGLESI, AUSTRALIANI, FRANCESI, TEDESCHI, AMERICANI ECC., NON FA CHE ARRICCHIRE PROPRIO IL NOSTRO DESIGN ITALIANO PARADOSSALMENTE, ARRICCHIRE DI ESPERIENZE, DI OPPORTUNITÀ, DI POSSIBILITÀ DI VERIFICA, DI NUOVA LINFA. QUINDI SI È CREATO UNO SCAMBIO MOLTO INTERESSANTE PER CUI IL DESIGN ITALIANO VA AVANTI E VIVE ORMAI DI TUTTI QUESTI APPORTI CHE SONO INTERNAZIONALI.


D: FRA I DESIGNERS STRANIERI QUAL È IL SUO PREFERITO E PERCHÉ?


R: IL PIÙ NOTO, IL PIÙ CITATO E UTILIZZATO SOPRATTUTTO DA NOI, È PHILIP STARCK. CHE COSA MI PIACE DI PHILIP STARK? MI PIACE QUELLO CHE LO FA RASSOMIGLIARE A ME, QUELLO CHE LO FA DEFINIRE COSÌ DIVERSO DA ME. IN CHE COSA MI SOMIGLIA? CHE ANCHE LUI AMA INTERVENIRE NEL CAMPO DEL DESIGN CON UN RANGE ALLARGATO, PER CUI HA DISEGNATO DEGLI EDIFICI, ANCHE LUI IN GIAPPONE COME HO FATTO IO, COSÌ AMPIAMENTE, DISEGNI INTERNI, ARREDAMENTI, ANCHE ELETTRODOMESTICI, MACCHINE, ARREDI ECC. IN QUESTO MI SENTO IN SINTONIA. PERCHÉ PUR ESSENDO MOLTO DIVERSO DA ME, È COSÌ APPREZZABILE DA ME? PER QUESTO SUO STRAORDINARIO TALENTO FIGURATIVO, CHE GLI CONSENTE DI PRODURRE A GETTO CONTINUO SEDIE, SEDIE, SEDIE. NUOVE SEDIE, TAVOLI, TAVOLINI, UNA QUANTITÀ DI IMMAGINI CHE SONO UNA VERA E PROPRIA CASCATA. LUI È UN FIUME IN PIENA, NON FRENABILE, CREDO CHE IL SUO PROCESSO DARWINIANO SIA COMPLETAMENTE DIVERSO DAL MIO, CIOÈ IL SUO PROCESSO DARWINIANO SI SVILUPPA ATTRAVERSO LA CONTINUA PROGETTAZIONE DI COSE CHE DIVENTANO TUTTI OGGETTI PER DIVERSI PRODUTTORI E CHE NELLA SUA TESTA SEGUONO UN DISCORSO DI ESPERIENZA CHE SI ARRICCHISCE CON L'ESPERIENZA, MENTRE NEL MIO CASO, CONTINUA A GIRARE SU SE STESSO UN UNICO PROGETTO CHE POI ALLA FINE FORSE DIVENTA MOLTO BUONO DOPO 2-3 ANNI O 4 O 5 DI LAVORO. ECCO, QUINDI IO INVIDIO QUESTA SUA ENORME CAPACITÀ PRODUTTIVA, QUESTO SUO TALENTO NEL DEFINIRE CON FACILITÀ DELLE IMMAGINI DI GRANDE FASCINO E CON UN SACCO DI HUMOUR E CAPACITÀ DI COMUNICARE VALORE E INTERESSE.

MARIO BELLINI

 

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