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DINO GAVINA

 

BIOGRAFIA

NATO A BOLOGNA NEL 1922, INDUSTRIALE, FONDATORE DELL’OMONIMA DITTA, PIONIERE DELLA TRASGRESSIONE. NEL 1960 TRASFORMA L’AZIENDA IN SPA, CREANDO RIEDIZIONI E PEZZI DA COLLEZIONE (PRODUCENDO PEZZI DI MARCEL BREUER). INIZIA CON FLOS, NEL 1930, AD OCCUPARSI DI LUCE. CON SIMON INTERNATIONAL SI DEDICA POI ALLA PRODUZIONE DEL MOBILE SERIALE E MODULARE.

INTERVISTA


D: CI RACCONTA IL SUO INIZIO, IL SUO RAPPORTO CON LE ARTI VISIVE, IL SUO INIZIO A COLONIA, LA SUA VITA?


R: PRIMA DI TUTTO NON SONO UN GRANDE PERSONAGGIO E, POI, VOGLIO DIRE CHE COME È COMINCIATO NON LO SO.
LE COSE NASCONO GIORNO PER GIORNO. È SOLTANTO GUARDANDO A POSTERIORI CHE T'ACCORGI CHE, FORSE, HAI FATTO UNA PICCOLA COSA. MA CHE NE SAI PRIMA?
PERCIÒ, PRIMA DI TUTTO, IO NON HO MAI AVUTO NESSUNA INTENZIONE DI FARE QUALCOSA; POI, PIAN PIANO È SUCCESSO. SE PROPRIO VUOLE, POTREI INCOMINCIARE A DIRE CHE LA MIA PRIMA PASSIONE È STATO IL TEATRO. HO INCOMINCIATO A “LA SOFFITTA" A BOLOGNA A FARE UN PO' IL BUTTAFUORI. ERO VICINO A BOLCHI, A MEMO BENASSI. È STATA UNA COSA DIVERTENTISSIMA, ECCETERA. E DI LÌ HO INCOMINCIATO, PERCHÉ ERA UN PICCOLO LABORATORIO, A FARE DELLE COSE PER IL TEATRO, PER LORO, PER LE SCENE.
E POI IN UN ATTIMO SONO SCATTATO VERSO LE ARTI VISIVE, CHE SONO STATE LA MIA GRANDE PASSIONE. LE ARTI VISIVE E, POI, LA LETTERATURA. PERCHÉ IO SONO DI UN'IGNORANZA OCEANICA. DI CONSEGUENZA, OGNI VOLTA CHE LEGGEVO QUALCOSA, CHE TROVAVO QUALCOSA, ERA SEMPRE UNA COSA AFFASCINANTE, PER CUI HO AVUTO QUESTE PASSIONI CONTINUE. UN LIBRO MI PORTAVA A UN ALTRO, ECCETERA, ECCETERA.
FORSE L'INIZIO DEL DESIGN PARTE PROPRIO DA QUI. QUESTA PASSIONE MI PORTAVA A MILANO PARTICOLARMENTE. VIVEVO SPESSISSIMO A MILANO. VENIVO SEMPRE A MILANO. UNO DEI GRANDI AMICI MIEI ERA LUCIO FONTANA. POI, A POSTERIORI, ABBIAMO CAPITO CHE ERA VERAMENTE IMPORTANTE. MA IN QUEL MOMENTO ERA COME NOI: NIENTE DI SPECIALE. AVEVAMO GIÀ CAPITO CHE ERA BRAVO, SIA BEN CHIARO.
UN GIORNO GLI FECI UN PICCOLO SCRITTOIO. AVEVA LO STUDIO QUI IN CORSO MONFORTE: UN BELLISSIMO STUDIO, CON UN ALBERO MERAVIGLIOSO NEL CORTILE... ERA UNO SPAZIO MOLTO BELLO.
ALLORA MI DISSE: “MA TU, CHE FAI 'STA ROBA, PERCHÉ NON VIENI QUI A MILANO E NON INCOMINCI A LAVORARE CON GLI ARCHITETTI? C'È DELLA BRAVA GENTE, SAI? SONO DEI RAGAZZI MOLTO BRAVI”. ALLORA, ARRIVAI. E MI PORTÒ LUI ALLA TRIENNALE. ALLA TRIENNALE CONOBBI FERRARI, CHE ERA SEGRETARIO GENERALE, CHE MI PRESENTÒ SUBITO MOLLINO, GIANCARLO DE CARLO, PIERGIACOMO CASTIGLIONI.
SUBITO CAPII CHE MI TROVAVO DAVANTI UN GIGANTE CON PIERGIACOMO. MOLLINO ERA UN UOMO STRAORDINARIO, BRAVISSIMO, PERÒ I MODELLI SUOI NON ERANO DA DESIGN. E NON LO SONO NEMMENO OGGI, MALGRADO IL SUCCESSO CHE HA AVUTO. POI CON DE CARLO HO TENTATO DI FARE DELLE COSE, MA NON CI SIAMO RIUSCITI. INVECE CON PIERGIACOMO È STATO UN SODALIZIO STRAORDINARIO.
PER CUI, PENSANDOCI, CHE COSA È SUCCESSO? CHE IN EFFETTI, SE È VERO CHE HO FATTO QUALCHE PICCOLA COSA, SE HO LASCIATO UN PICCOLO MESSAGGIO, LO DOBBIAMO A CHE COSA? LO DOBBIAMO A LUCIO FONTANA, CHE È IL PRIMO CHE MI HA MESSO IN QUESTO CAMPO. È MOLTO BELLO QUESTO FATTO! IO LO RICORDO SEMPRE VOLENTIERI. E POI, DI LÌ, PIANO PIANO SONO NATE TANTE COSE. TANT'È VERO CHE CON PIERGIACOMO ABBIAMO FATTO UNA COSA STRAORDINARIA. NON DIMENTICHIAMO CHE COS'ERANO LE LAMPADE PRIMA DEL SESSANTA. NEL MONDO NON C'ERANO ALTRO CHE DUE LAMPADE DI ALVAR AALTO E UNA COSINA O DUE DI SARFATTI QUA A MILANO E UNA PICCOLA LAMPADA DI PULSEL IN TUTTO IL MONDO, MI PARE. NON VORREI SBAGLIARMI, MA PIÙ O MENO È QUESTO.
VOI IMMAGINATE LA RIVOLUZIONE CHE C'È STATA CON QUESTE LAMPADE. QUI C'È SOLTANTO UN PICCOLO SEGNALE DI QUELLO CHE ABBIAMO FATTO. L'HO VOLUTO RICORDARE (PERCHÉ QUI NON C'È LO SPAZIO, QUA DENTRO; È UN PICCOLO SPAZIO, DOVE C'È LA PARTE STORICA, PRIMA DI INCOMINCIARE LA MOSTRA), L'HO VOLUTO RICORDARE PERCHÉ RITENGO CHE QUESTA OPERAZIONE DELLA FLOS SIA UNA DELLE OPERAZIONI PIÙ IMPORTANTI CHE HO FATTO.
GUARDIAMO ANCHE SOLTANTO QUESTO ARCO CHE È CONOSCIUTISSIMO. TUTTO IL MONDO LO HA CONOSCIUTO E L'HA VISTO. QUEST'ARCO ERA BELLISSIMO; ERA TALMENTE BELLO CHE NON LO VOLEVAMO FARE PERCHÉ ERA TROPPO RETORICO. LUI DICEVA "MA, DAI! È TROPPO." E, INFATTI, È STATO IL PIÙ VENDUTO PERCHÉ ERA QUELLO CHE PIÙ ANDAVA VICINO ALLE PERSONE.
(…)
IL PRIMO PEZZO IN ASSOLUTO È QUESTA TRIPOLINA. È MEGLIO CHE LA PORTI QUA PERCHÉ È ABBASTANZA SINGOLARE QUESTA FACCENDA. È UNA COSA CHE HO FATTO CON INCOSCIENZA, PERCHÉ ALLORA NON AVEVO NESSUNA COGNIZIONE DI QUELLO CHE POTEVA ESSERE IL DESIGN, NÉ NIENTE. PERÒ ALLA FINE IL RISULTATO È CHE, FORSE, È LA COSA PIÙ BELLA CHE HO FATTO. È DIFFICILE BATTERLA, CON QUESTA SEMPLICITÀ. È FATTA DI NIENTE. È UNA COSA ANCESTRALE.
CHE COS'È? ANCHE NEL RICORDO, ABBIAMO PENSATO NOI, DOPO, A POSTERIORI (PERCHÉ LE COSE, POI, LE PENSI DOPO) CHE COS'È QUESTA? È UNA PELLE DI ANIMALE APPOGGIATA SU QUATTRO BASTONI, IN EFFETTI. PERCIÒ È LA PRIMA POLTRONA DELL'UOMO, DEL RE PROBABILMENTE. È L'UOMO FABER. E A UN CERTO MOMENTO VEDETE CHE È PROPRIO LA FORMA DI UN ANIMALE A CUI TOLGONO LE ZAMPE. QUESTO PERÒ CI È VENUTO DOPO. NON È CHE L'ABBIAMO PENSATO ALLORA NEL FARLA. PERCHÉ SONO TUTTE BALLE QUANDO RACCONTANO CHE UNO HA PENSATO QUESTO E QUEST'ALTRO. CI MARCIANO UN PO' TUTTI SU QUESTA FACCENDA.
UNO LA PUÒ METTERE VICINO A UN TRUMEAU, LA PUÒ METTERE VICINO A UN MOBILE ANTICO. È STRAORDINARIA, FUNZIONA SEMPRE. NON FUNZIONA SOLTANTO IN TERRAZZA. OCCORRONO ANCHE DUE O TRE GENERAZIONI PER IMPARARE A METTERE UN PEZZO SEMPLICE IN UN LUOGO AUSTERO. ECCO.
(…)
PARTIAMO, PER ESEMPIO, DAL CAVALLETTO. QUESTO È UN PO' UN FIORE ALL'OCCHIELLO PER ME. IL CAVALLETTO È UN OGGETTO CHE POI DOPO - L'AVETE VISTO - È STATO RIPETUTO TANTE VOLTE. QUESTA COSA È DEL 1955. NOI DOBBIAMO PENSARE COME SIA IMPORTANTE ANCHE AVERE DEI RIFERIMENTI CON LA CULTURA. È TALMENTE USATA QUESTA PAROLA CHE IO CERCO SEMPRE DI NON USARLA.
ALLORA, A UN CERTO MOMENTO (CON L'INFORMAZIONE, CHIAMIAMO) NATURALMENTE IO, VIVENDO NEL MONDO DEGLI ARTISTI, SAPEVO CHE ERA DUCHAMP. CONOSCEVO LA SUA OPERAZIONE. CONOSCEVO L'IMPORTANZA DI AVER PRESO UN OGGETTO DI USO COMUNE DA UNO SPAZIO E PORTARLO, ED ELEVARLO AD OPERA D'ARTE SOLO PER LA SCELTA. DI CONSEGUENZA, HO FATTO UN'OPERAZIONE SIMILE... È UN'OPERAZIONE DI UN QUALCUNO CHE CONOSCE IL PROBLEMA. PRENDO UN CAVALLETTO DALLO SPAZIO DI UN FALEGNAME E LO PORTO IN UNA CASA. PORTANDOLO IN UNA CASA, SOLO PER IL FATTO CHE È STATO PORTATO IN CASA, QUESTO NON È PIÙ UN CAVALLETTO: DIVENTA UN TAVOLO, O UNO SCRITTOIO PER RAGAZZO, O LO SCRITTOIO IN CASA CHÉ NON C'È BISOGNO DI UNA GRANDE SCRIVANIA IMPONENTE. OPPURE PUÒ ENTRARE IN UNA CASA, IN UNA SECONDA CASA O AL MARE O IN MONTAGNA, DOVE UNO NON HA SPAZIO, APPOGGIATO AL MURO E LO USI SOLTANTO IN CASO DI BISOGNO.
PERCIÒ, VEDETE COME È IMPORTANTE QUESTA OPERAZIONE? IO LA RITENGO UNA COSA PARTICOLARMENTE IMPORTANTE PROPRIO PER QUESTO.
E, POI, AD UN CERTO MOMENTO - PENSATE - NEL '55 NOTIAMO CHE È ANCHE IL PRIMO PEZZO ANONIMO, PERCHÉ C'È UN'ALTRA OPERAZIONE CHE DOVREBBE ESSERE VERAMENTE PORTATA AVANTI E PUBBLICIZZATA, CHE È QUELLA DEI DESIGNER ANONIMI.
NOI NON CI RENDIAMO MAI CONTO, GUARDIAMO TANTI OGGETTI E NON CI RENDIAMO MAI CONTO DI QUANTE COSE IMPORTANTI SONO STATE FATTE DAGLI UOMINI E NON SONO FIRMATE. PRENDETE L'OMBRELLO, PER ESEMPIO; OPPURE IL TAPPO A CORONA DELLE BOTTIGLIE, PER ESEMPIO. PENSATE CHE COS'È! FRA L'ALTRO, IMMAGINATE QUESTO TAPPO A CORONA, PENSATE A QUESTO PICCOLO OGGETTO FOTOGRAFATO, INGRANDITO. DIVENTA UN QUADRO MERAVIGLIOSO. PERCHÉ SEMPRE, QUANDO C'È UN QUALCOSA DI VALIDO, È VALIDO FINO IN FONDO: È VALIDO IL DISEGNO; È VALIDO SOLAMENTE FOTOGRAFATO; È VALIDO SEMPRE. HAI CAPITO?
QUESTA È UNA DELLE COSE IMPORTANTI. PERCIÒ È ANCHE IL PRIMO SIMBOLO DI DESIGNER ANONIMO. TANTO È VERO CHE IO A PESARO CINQUE O SEI ANNI FA HO FATTO UNA MOSTRA SUL DESIGN E HO FATTO TRE SEZIONI. E PER LA PRIMA VOLTA NEL MONDO, SEMPRE PERÒ PERCHÉ AVEVO DIETRO LE SPALLE QUESTO GIGANTE DI PIERGIACOMO... È LUI CHE MI HA INSEGNATO A VIVERE IN QUESTO MONDO. È LUI CHE HA INSEGNATO A QUASI TUTTI. MA LO RICORDANO IN POCHI, TANT'È VERO CHE È TALMENTE BRAVO CHE NON C'È UN LIBRO SU DI LUI. SARÀ BRAVO? NON SI PARLA MAI DI LUI. NON LO CONOSCE NESSUNO. QUESTA È LA PROVA CHE LUI È UN UOMO VERAMENTE CAPACE IN QUESTA QUALITÀ.
ALLORA, QUEST'UOMO MI HA DATO LA PRIMA INFORMAZIONE VERA PER FARMI CAPIRE COS'È UN DESIGNER ANONIMO.
ALLORA NELLA DI PESARO LA SEZIONE DESIGNER ANONIMI È STATA UNA COSA SBALORDITIVA PERCHÉ LE PERSONE ARRIVAVANO È SI ACCORGEVANO CHE CI SONO UNA INFINITÀ DI OGGETTI STRAORDINARI, CHE NON AVEVANO MAI NOTATO, E CHE SONO STRAORDINARI. TANTO È VERO CHE, NON SO, ANDY WARHOL, QUANDO FA I SUOI PEZZI, QUANDO FA LA LATTINA DI COCA COLA O ALTRE COSE, NON VIENE SEMPRE DA DUCHAMP? NON VIENE SEMPRE DA QUESTA OPERAZIONE DEL '13 E DEL '14 DI READY MADE? E, QUANDO DICE "SAI, IO DIPINGO COSE BELLISSIME CHE TU NON VEDI MAI", NON È LA STESSA COSA? È LA STESSA OPERAZIONE, VERO?
LE ALTRE SEZIONI ERANO PEZZI FIRMATI E UNA, LE MODE. L'HO CHIAMATA SOLO LE MODE PER NON DIRE DELLE INSOLENZE. VEDEVAMO TUTTI DELLE COSE SPAVENTOSE. E QUESTE MODE HANNO CREATO UNA SITUAZIONE DI DISAGIO TERRIBILE NEL DESIGN ITALIANO. SIAMO STATI SQUALIFICATI NEL MONDO. PERCHÉ? PERCHÉ POI LA PUBBLICITÀ VIENE FATTA SOLO SU DELLE COSE STRANISSIME. NON È CHE UNO PUBBLICIZZA O PORTA AVANTI LE COSE VALIDE. PORTA AVANTI LE COSE DI MODA. E QUESTO HA FATTO IN MANIERA CHE TUTTI QUELLI CHE ERANO I VALORI DEL DESIGN ITALIANO SONO STATI NASCOSTI DA QUESTE COSE SPAVENTOSE. NON LE VOGLIO CITARE, MA LE CONOSCETE UN PO' TUTTI.
NON SOLO, MA QUESTE COSA QUA, POI, HA PORTATO UN DISAGIO TALE PER CUI LE SIGNORE CHE, NATURALMENTE, ERANO ABITUATE A VEDERE DEI PEZZI, COME IL “BASTIANO” E POI QUEST'ALTRO, ERANO FELICISSIME DI PORTARSI IN CASA UN OGGETTO COME PUÒ ESSERE IL “BASTIANO”, CHE È UN CLASSICO DIVANO, CHE QUA NON SI VEDE, PERÒ È MODERNISSIMO PERCHÉ È STATO CONCEPITO CON DEI CUSCINI VOLANTI E UN TELAIO A STRUTTURA UNICA. PER CUI, ANCHE QUESTO, PER LA PRIMA VOLTA, SI FA UN CLASSICO DIVANO CHE, PERÒ, È PRODOTTO INDUSTRIALMENTE. È LA PRIMA VOLTA CHE SI FA UN DIVANO CHE VA IN SEGHERIA. LA PARTE DEL LEGNO VIENE FATTA INDUSTRIALMENTE E PER I CUSCINI NON C'È BISOGNO DEL TAPPEZZIERE PERCHÉ LI FA UNA DONNA. SONO CUSCINI VOLANTI.

((MEMPHIS))
LE SIGNORE SONO STATE ABITUATE A QUESTO GRANDE DISEGNO ITALIANO (ANCHE LA POLTRONA “SANLUCA” È UN'ALTRA PROVA STRAORDINARIA) E SI SONO TROVATE IMPROVVISAMENTE DAVANTI A DELLE COSE CHE SI CHIAMAVANO ALCHIMIA; SI CHIAMAVANO MEMPHIS. DELLE COSE ALLUCINANTI. QUESTA È UNA DELLE POSIZIONI, DAL PUNTO DI VISTA DEL DISEGNO, SBAGLIATE. SEMMAI SONO BRAVISSIMI SCULTORI, AMMESSO CHE LO SIANO. QUESTO NON LO SO. PERÒ NON APPARTENGONO A QUESTO MONDO. PERÒ HANNO INCISO DURAMENTE CONTRO IL DISEGNO ITALIANO, MA NON SE NE ACCORGE NESSUNO.
ADESSO, PERÒ, QUESTA MODA È PASSATA. MA COSA È SUCCESSO? È SUCCESSO UN ALTRO GRAVE FATTO, CHE UNA SIGNORA CHE NON HA PIÙ IL CORAGGIO DI COMPRARE... DICE "È MODERNO QUELLO? NON LO POSSO COMPRARE" PERCHÉ NON È IN GRADO DI CAPIRE CHE NON FUNZIONA, MA NON SA PERCHÉ. CHE COSA FA? SI RIFUGIA NELL'OTTOCENTO. PER CUI È SUCCESSO UN DISASTRO SPAVENTOSO. ADESSO, ANCHE QUANDO FAI I BAR, I RISTORANTI, SE NON SONO UN PO' ANTICATI, NON FUNZIONA NIENTE. È UNA COSA SPAVENTOSA! ENTRIAMO IN UN MONDO DI FOLLI. QUI SIAMO IN UNA FOLLIA TOTALE. SE UNA COSA NON È UN PO' ANTICA... TANTO È VERO CHE QUELLI CHE HANNO LE COSE CHE PIÙ SONO VENDUTE SONO I MERCATINI, CON DELLE PORCHERIE INENARRABILI. SONO PIENISSIMI DI PERSONE. TUTTO FALSO. TUTTO FASULLO.

(…)
LA MOSTRA È DEDICATA PARTICOLARMENTE A “ULTRARAZIONALE” E A “ULTRAMOBILE”.
QUESTE COSE INIZIALI SONO SEMPLICEMENTE UNA PICCOLA PARTE STORICA PER CAPIRE UN PO' PIÙ O MENO DA DOVE VENIAMO. IN EFFETTI LA MOSTRA DOVREBBE INCOMINCIARE QUA, IN QUESTO PICCOLO SPAZIO. ABBIAMO POCO SPAZIO PERCHÉ LA SALA ERA QUELLA CHE ERA. PERÒ LO SPAZIO È DEDICATO PROPRIO, PENSATO IN UN CUBO CHIUSO PROPRIO PER DEDICARLO UNA PARTE A “ULTRARAZIONALE” E UNA PARTE A “ULTRAMOBILE”.
QUESTO “ULTRARAZIONALE”, LA PAROLA STESSA LO DICE, È ANDARE OLTRE IL RAZIONALISMO. CIOÈ, A UN CERTO MOMENTO QUANDO C'È LA FAMOSA FRASE DI PORTOGHESI, È UNA COSA CHE VIENE DETTA CON VENTI, VENTICINQUE ANNI DI RITARDO RISPETTO ALLE COSE CHE ABBIAMO FATTO NOI TANTO TEMPO FA. BASTEREBBE VEDERE QUESTI OGGETTI DEL '55, DEL '59, DELLA “BIGAMMA” DI GARDELLA PER VEDERE CHE QUESTA POSIZIONE DI “ULTRARAZIONALE” L'AVEVAMO GIÀ ANCHE ALLORA. CON UNA DIFFERENZA, CHE ALLORA L'ABBIAMO FATTO CON UNA CERTA INCOSCIENZA E, INVECE, NEL '68 IO L'HO FATTA IN PIENA COSCIENZA. NON SOLO. MI SONO ACCORTO CHE AVEVO VICINO UN UOMO GRANDE, COME CARLO SCARPA, E HO UTILIZZATO QUEST'UOMO. CAPIVO CHE LUI ERA CAPACE DI FARE QUESTA OPERAZIONE.
SE GLIELO AVESSI DOMANDATO, NON L'AVREBBE MAI FATTO. PERCHÉ LUI DICEVA: "IL DESIGN? MA CHI SE NE IMPORTA! NON MI INTERESSA NIENTE". A UN CERTO MOMENTO HO UTILIZZATO PROPRIO UN MAESTRO COME LUI PER VEDERE DI PORTARE AVANTI QUESTA POSIZIONE. APPUNTO, LE COSE ERANO MATURE, PERÒ È STATA ANCORA UNA VOLTA L'ITALIA A PORTARE AVANTI QUESTO PROBLEMA.
QUESTO MODELLO, PER ESEMPIO, È UN PEZZO STRAORDINARIO DAL PUNTO DI VISTA PROPRIO DELLA POSIZIONE ULTRARAZIONALE. CHE COS'È? LO SI VEDE ANCHE DAL DISEGNO. È UN DISEGNO PERFETTO, ASSOLUTO, PERÒ VENGONO PORTATI AVANTI DEI VALORI CHE NON ERANO CONSIDERATI AL TEMPO DEL RAZIONALISMO. PER ESEMPIO, LO SPESSORE DEL MATERIALE, IL TIPO DI MATERIALE, QUESTA LACCA LUCIDA. IO CAPII CHE SCARPA SAREBBE STATO AFFASCINATO DA QUESTO MATERIALE PERCHÉ È UNA COSA CHE VIENE DA LONTANO, VIENE DALLA CINA. LA LACCA, CHE POI È UNO SPECCHIO NERO, È IMMORTALE, PERCHÉ GIÀ DA SECOLI E SECOLI VIVE DENTRO DI NOI. E IO HO TROVATO IL SISTEMA DI FARLO INDUSTRIALMENTE. PER LA PRIMA VOLTA ABBIAMO FATTO QUESTA LACCA INDUSTRIALE. E CAPII CHE SCARPA ERA UN UOMO STRAORDINARIO PER PORTARE AVANTI QUESTO PROBLEMA.
INFATTI, IO FECI UN PEZZO PER PROVOCARLO (PERCHÉ, SE GLI AVESSI DETTO "DISEGNAMELO", NON L'AVREBBE MAI FATTO), IO FECI UN PEZZO E LUI CAMBIÒ IL DISEGNO; LO CAMBIÒ CON QUESTO PARTICOLARE, TENENDO QUESTO ESTERNO - VEDETE QUESTO DOPPIO? - CHE IO AVEVO FATTO DA UN'ALTRA PARTE, E L'HA MESSO... INSOMMA, È DIFFICILISSIMO DA SPIEGARE COSÌ A PAROLE. COMUNQUE, BASTA QUESTA COSA PER POTER DIRE CHE QUI SIAMO DAVANTI A UN GENIO, A UN MAESTRO STRAORDINARIO.
NON PARLIAMO DEL “DOGE”, CHE È STATO IL SUO PRIMO PEZZO, IL PRIMO PEZZO CHE IO HO UTILIZZATO, APPUNTO, IN QUESTA OPERAZIONE. PERÒ DOVREI DIRE DELLE COSE DIVERSE DI QUESTO QUA. HA SEMPRE QUESTA POSIZIONE DI “ULTRARAZIONALE” - E LO SI VEDE ANCHE DA QUA: GUARDATE LA FORZA E LA POTENZA DI UN MATERIALE - PERCHÉ A UN CERTO MOMENTO ANCHE QUI SI SENTE CHE C'È DIETRO LE SPALLE LA NECESSITÀ DI PRODURRE INDUSTRIALMENTE, MA DI ANDARE A FARE UN SALTO IN AVANTI RISPETTO AL RAZIONALISMO. È STATO UN SALTO DI GRANDE QUALITÀ, CIOÈ, RICUPERARE I GRANDI VALORI TRADIZIONALI, MANTENENDOCI PERÒ IN PERFETTA LINEA CON TUTTO QUELLO CHE È LA CULTURA, È LA PREPARAZIONE, È LA TRADIZIONE DEL MONDO ITALIANO. CHE POI NON È SOLTANTO IL MOBILE ITALIANO PERCHÉ NOI VENIAMO SICURAMENTE DA DIVERSE COSE, NON ULTIMO LA SCUOLA DI VIENNA, PERCHÉ DIETRO A TUTTI NOI C'È ANCHE HOFFMANN, ECCETERA, ECCETERA.
QUESTO ALTRO PEZZO STRAORDINARIO È LO STESSO TAVOLO RIVOLTATO DALL'ALTRA PARTE, RIMESSO DA UN'ALTRA PARTE. E QUESTO LUI LO FECE DICENDO "QUESTO È UN TAVOLO PER ARCHITETTI". L'AVEVA SENTITO COME UN TAVOLO PER ARCHITETTI.
UN ALTRO PEZZO CHE IO RITENGO RAPPRESENTI SEMPRE BENISSIMO QUESTA POSIZIONE ULTRARAZIONALE, È QUESTA POLTRONCINA, CHE IO RITENGO PROPRIO FORSE LA PIÙ BELLA POLTRONA CHE HO MAI FATTO. È TALMENTE BELLA CHE NON SI VENDE. CAPISCE? È UNA COSA STRAORDINARIA. GUARDI LA COMODITÀ. HO ANCHE PENSATO DI FARLA IN MANIERA CHE UNO STA COMODO COSÌ, ANDANDO INDIETRO COSÌ. OLTRE A ESSERE COMODA, HA DEI VALORI STRAORDINARI. GUARDATE QUESTI VOLUMI! COSA VUOLE AGGIUNGERE DAVANTI A UNA COSA COSÌ BELLA? DI COSA VUOLE PARLARE? QUALUNQUE COSA SI DICA, SI DICONO DELLE STUPIDATE, RISPETTO AL VALORE, RISPETTO AL DISEGNO. IL DISEGNO È QUELLO CHE È. POI, È INUTILE PARLARE DELLE COSE. IO SEMPRE DICO DAVANTI A UN'OPERA D'ARTE: "DI COSA VUOI PARLARE? L'OPERA PARLA LEI" O PARLA LEI O NON SERVE NIENTE.
(…)
ECCO ADESSO SIAMO NELLA SECONDA PARTE, LA PARTE DI “ULTRAMOBILE”. “ULTRAMOBILE” SARÀ UNA SORPRESA, PERÒ È GIÀ DEL '71, ANCHE QUESTO. “ULTRAMOBILE” NON SAREBBE NATO SE NON FOSSIMO PASSATI ATTRAVERSO “ULTRARAZIONALE”. CIOÈ, CI HA DATO UNA MATURITÀ PARTICOLARE. OGNI PEZZO È UN'OPERA D'ARTE, È UN MULTIPLO ILLIMITATO. “ULTRAMOBILE” È UNA VERA OPERAZIONE ARTISTICA, PENSATA CON LO SCOPO DI FAR ENTRARE NELLE CASE UNA PRESENZA POETICA CON PIÙ FACILITÀ.
E POI, PER FINIRE, DIREI CHE OGNI MODELLO DI “ULTRAMOBILE” È UN'OPERA D'ARTE CHE VIENE VENDUTA CON LO STESSO RICARICO DI UN MOBILE.

((AVANGUARDIE RADICALI))
QUESTI PEZZI VANNO UNITI ANCHE A ... VOI IMMAGINATE: IL '68, LA RIVOLUZIONE, TUTTI CONTESTANO (TU COSA FAI? IL PITTORE. FAI VEDERE IL TUO LAVORO. CONTESTO. TU COSA FAI? LO SCRITTORE. IL TUO LAVORO. CONTESTO). BENE, NOI ABBIAMO CONTESTATO PRODUCENDO. E IN CHE MODO?
IN QUEL MOMENTO UNO DICEVA: I QUADRI? BOH, FINITO! LA PITTURA È FINITA. LA SCULTURA? LA SCULTURA È FINITA. I MOBILI?! PER L'AMOR DI DIO, VUOI CHE PARLIAMO DI MOBILI?
E, ALLORA, CHE COSA HO FATTO IO? HO FATTO DELLE COSE CHE NON ERANO NÉ MOBILI, NÉ QUADRI, NÉ SCULTURE. PERÒ ERANO UNA PRESENZA PRECISA. TANTO È VERO CHE OGNI VOLTA CHE UN ARCHITETTO HA FINITO UN APPARTAMENTO, HA BISOGNO DI METTERE UN OGGETTO. HA BISOGNO DI METTERE UN QUADRO, HA BISOGNO DI METTERE UNA SCULTURA, HA BISOGNO DI METTERE QUALCOSA. ALLORA IO HO FATTO QUESTO GIOCO CHE È UNA PRESA UN PO' IN GIRO DI QUESTA SOCIETÀ RIDICOLA, DEL SESSANTOTTO E DI TUTTE LE BAGGIANATE CHE AVEVANO DA DIRE E DELLE COSE CHE CI RACCONTAVANO E, SENZA CHE SI RENDESSERO CONTO, ABBIAMO FATTO UN'OPERAZIONE CHE VOLEVA PORTARE NELLE CASE UNA PRESENZA PARTICOLARE, CHE ERA UN'OPERA D'ARTE, SENZA CHE CHI L'ACQUISTAVA SE NE ACCORGESSE. PERÒ SE LA TROVAVA IN CASA. CHE POI ERA UN VALORE PER I FIGLI. ERA UN VALORE PER GLI OSPITI. ERA UN VALORE PER IL FUTURO, INSOMMA. NO? QUESTA, PERCIÒ, IO RITENGO CHE SIA STATA UNA COSA IMPORTANTE. TANTO È VERO CHE, SE NON L'AVESSIMO FATTO NOI CHE SIAMO PRODUTTORI DI MOBILI, PROBABILMENTE AVREBBE AVUTO UN SUCCESSO MAGGIORE, UNA MAGGIORE RISONANZA.

(…)
È TUTTO QUA. POSSIAMO GUARDARE ALCUNE COSE. PER ESEMPIO, QUESTO È UN OMAGGIO A BRANCUSI. ANCHE QUI C'È SEMPRE L'IDEA DELLA SERIALITÀ.
IN EFFETTI, APPARENTEMENTE, POTREBBE SEMBRARE CHE IO FACCIO LO STESSO ERRORE DI UNA SIGNORA CHE FA LA LAMPADA CON LA RUOTA DEL CARRO. IN EFFETTI, INVECE, CHE COSA HO FATTO? HO FATTO UN'OSSERVAZIONE PRECISA. DUE COSE SOLE ERANO SERIALI NEL MONDO, NELL'UNIVERSO DI BRANCUSI: LA COLONNA SENZA FINE E QUESTO. ALLORA, IO HO PRESO QUESTO OGGETTO SOTTO (PRIMA HO CHIESTO AI MIEI SE SI POTEVA FARE A MACCHINA) E POI HO APPOGGIATO, SOPRA IL DISCO, UN ALTRO OGGETTO CHE LUI USAVA CONTINUAMENTE, QUANDO METTE SOPRA IL PESCE, QUANDO METTE SOPRA LE PROPRIE SCULTURE. PER CUI HO UTILIZZATO QUESTI DUE ELEMENTI DI BRANCUSI SERIALI PER POTERE FARE QUESTO OGGETTO.
OGNI COSA, COMUNQUE, TIENE SEMPRE PRESENTE LA POSSIBILITÀ DELLA SERIE. NON INTENDO DIRE CHE POSSA ESSERE INDUSTRIALIZZABILE COME L'ALTRO, PERÒ ALMENO LA SERIE; PERCHÉ QUESTO PRINCIPIO VA MANTENUTO SEMPRE PERCHÉ SONO DEI VALORI PARTICOLARI.
UN OGGETTO STRAORDINARIO È ANCHE QUESTO LE GRAND TRANSPARENT. LE GRAND TRANSPARENT, CHE NOI VENDIAMO AD UN PREZZO BASSISSIMO, PERCHÉ È UN'OPERA DI DUCHAMP DI MAN RAY, CHE LUI MI HA REGALATO. ME L'HA REGALATO E IO LO REGALO AL PUBBLICO, FACENDO PAGARE SOLAMENTE IL CRISTALLO, SOLTANTO IL VETRO. È UN'OPERA MAGICA. PER ESEMPIO, SO CHE QUEST'OPERA HA UN PRECEDENTE, UNA PICCOLA OPERA ORIGINALE DI MAN RAY, CHE È STATA VENDUTA. HA UN VALORE CHE MI PARE CHE SIA 700.000 DOLLARI TANTO TEMPO FA.
UNA PERSONA, PERCIÒ, SI PORTA IN CASA UN'OPERA D'ARTE SENZA RENDERSENE CONTO, E SENZA PAGARLA IN SOSTANZA.
QUESTO, PER ESEMPIO, È UN BIDONE DA BENZINA. ANZI, QUESTO ADDIRITTURA È DA CEREALI PERCHÉ HA ANCHE IL BUCO PER ANDARE A ISPEZIONARE. SE LO AVESSI FATTO RICOMPORRE, SAREBBE STATO IL SOLITO BIDONE. INVECE, L'ABBIAMO FUSO ED È DIVENTATO QUESTO OGGETTO STRAORDINARIO, COSÌ, CHE VEDE.
NON SOLO. MENTRE ERAVAMO IN FONDERIA A FARE QUESTO, C'ERANO DEI SACCHI. C'ERANO DEI SACCHI DI SABBIA IN FONDERIA. NO? CHE COSA ABBIAMO FATTO? ABBIAMO PRESO UN SACCO, L'ABBIAMO TAGLIATO IN DUE E CON QUESTO PEZZO DI SACCO ABBIAMO FUSO ED ABBIAMO FATTO QUESTE ALI; E SEMBRA QUESTA COSA QUA. CIOÈ, È SEMPRE LA GIOIA DI VIVERE, LA FANTASIA CONTINUA. PERCHÉ NOI, SOPRATTUTTO, VOGLIAMO DIRE UNA COSA. NOI NON SIAMO MAI STATI SERI. IO SONO SEMPRE STATO CON DEGLI UOMINI POCO SERI. SONO TUTTI SERI, TALMENTE, AL MONDO! DUCHAMP NON ERA SERIO; MAN RAY NON ERA SERIO. CARLO SCARPA ERA UN DISCOLO VERO. CHE COS'ERA SCARPA? UN DISCOLO ILLUMINATO. PERCIÒ ABBIAMO SEMPRE CERCATO DI GIOCARE. QUESTO VOLEVO DIRE. PERÒ NON VORREI CHE VENISSE CONFUSO CON QUESTO, PERCHÉ IL GIOCO È STATO UN GIOCO CONTINUO, TUTTA LA VITA.
AL CENTRO DUCHAMP È VENUTO MAN RAY CON JULIETTE, QUANDO ABBIAMO INAUGURATO IL CENTRO DUCHAMP A BOLOGNA.
(…)
ECCO, QUI LA MOSTRA CONTINUA. PRATICAMENTE È FINITA DI LÀ CON L'ULTRAMOBILE E IL METAMOBILE. ADESSO, ALCUNI PEZZI NON STAVANO DENTRO A QUESTO CUBO, COME QUESTO STRAORDINARIO PEZZO DI SCARPA, QUESTO TAVOLO DI SCARPA CHE È UNA COSA STRAORDINARIA. FORSE, COME TAVOLO DI METALLO, QUESTO BATTE IL “DOGE” SICURAMENTE. PER ME, È UN PICCOLO CAPOLAVORO DEL NOSTRO GRANDE PARON CARLO.
QUI C'È QUESTO CLASSICO “BRAMANTE” DI TAKAMA. ANCHE QUESTO È UN PEZZO CHE DIFFICILMENTE SAPREMO SUPERARE.
QUESTO PICCOLO SPAZIO, QUESTA ESPOSIZIONE ERA LA PROVA CHE LA VITA CONTINUA, CHE LA SOCIETÀ CONTINUA, CHE LE COSE FUNZIONANO ANCORA, ECCETERA, ECCETERA.
NATURALMENTE A CAUSA DI QUESTO RESTAURO HANNO RISTRETTO ANCORA LO SPAZIO. ERA GIÀ POCO, LO HANNO RISTRETTO ANCORA. ABBIAMO MESSO MENO PEZZI, PERÒ SONO STATO FELICE DI VEDERE UNO SPAZIO COSÌ, CON DELLE SCULTURE CHE STANNO RIMETTENDO A POSTO E QUESTO QUADRO MAGICO. PER CUI MI PIACE MOLTO CHE FINISCA IN QUESTO MODO.
QUI CI SONO NATURALMENTE DELLE ALTRE COSE COME QUESTO PEZZO DI CARLO SCARPA, MERAVIGLIOSO. È INUTILE CHE STIA A SPIEGARLO. ANCHE QUI È LA STESSA STORIA DI PRIMA. COSA VOGLIAMO SPIEGARE? DI COSA VUOI PARLARE DAVANTI A UN OGGETTO DEL GENERE. È DIFFICILE DIRE QUALCOSA. O PARLA LUI O NON CONTA NIENTE.

DINO GAVINA

 

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