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ANNA GILI

 

BIOGRAFIA

NATA A ORVIETO NEL 1960, SI INTERESSA DI RICERCA SUI MATERIALI NELLA CREAZIONE DI OGGETTI DAL GRANDE POTERE COMUNICATIVO E SIMBOLICO. DISEGNA PEZZI UNICI O DI PICCOLA SERIE. HA LAVORATO PER ALESSI, METALS, PLAY LINE, SLAMP. NEL 1992 HA COORDINATO LA MOSTRA “NUOVO BEL DESIGN”. COLLABORA CON L’ATELIER MENDINI.

INTERVISTA


D: COS'ERA PER LEI IL DESIGN E CHE COSA SIGNIFICA PER LEI OGGI? CIOÈ QUANDO HA INIZIATO LA SUA RICERCA? COSA È CAMBIATO, CON IL TRASFERIMENTO DA FIRENZE A MILANO?
((GENIUS LOCI))

R: IL DESIGN PER ME QUANDO ERO A FIRENZE, ERA UN QUALCOSA COMUNQUE DI POCO INDUSTRIALE E MOLTO ARTISTICO, PERCHÉ PIÙ CHE LA SCUOLA DI FIRENZE, ESSENDO DEL CENTRO ITALIA, SONO STATA INFLUENZATA DALLA CULTURA DEL CENTRO ITALIA, QUINDI DAI PITTORI DEL RINASCIMENTO, ED ERA QUALCOSA, IL DESIGN, DI LEGATO, COMUNQUE, QUALCOSA CHE AVESSE A CHE FARE CON LA PERSONA, CON IL CORPO, E INFATTI HO INIZIATO QUESTO LAVORO REALIZZANDO DELLE PERFORMANCE IN GALLERIE DI DESIGN. PERFORMANCE COME L'ABITO SONORO, IL VESTITO DI FIORI, L'ABITO MONUMENTALE, LE PERSONE DIPINTE. POI PROGRESSIVAMENTE L'IMPATTO CON LA CULTURA DEL DESIGN MILANESE, MI HA PORTATO UN PO' DALL'IDEA DELLA PERFORMANCE, DEL CORPO, DELLA PERSONA LEGATA ALL'AMBIENTE (E QUINDI CON CONCETTO DIREI RINASCIMENTALE, ALLO SPAZIO, ALL'AMBIENTE), PROGRESSIVAMENTE AGLI OGGETTI, QUINDI AI CONTATTI CON LE AZIENDE DEL SETTORE. I MIEI PRIMI OGGETTI NATURALMENTE NASCONO DALLE ESPERIENZE DELLE PERFORMANCE E DEL CORPO. COME LA POLTRONA TONDA DI CAPPELLINI, OPPURE IL VASO DI TENDENZA ALESSI.

D: E QUINDI COSA HA SIGNIFICATO PER LEI TRASFERIRSI DA FIRENZE A MILANO? CIOÈ ADESSO SI CONSIDERA INVECE UN DESIGNER “MILANESE”?

R: NO, SENZ'ALTRO NO, COMUNQUE HO CAPITO DEI MECCANISMI CHE SONO LEGATI A QUESTA CITTÀ, A QUESTO AMBIENTE, QUINDI SO MUOVERMI ALL'INTERNO DI QUESTI MECCANISMI; LA MIA CULTURA COMUNQUE È UNA CULTURA MISTA.

D: E A MILANO HA CONOSCIUTO, O COMUNQUE È ENTRATA A FAR PARTE DELLO STUDIO ALCHIMIA, E QUINDI ANCHE CON ALESSANDRO MENDINI, NONOSTANTE LO STUDIO MENDINI AVESSE UNA FORTE CARICA LEI È RIUSCITA A MANTENERE UNA PROPRIA AUTONOMIA?

R: QUESTO È FONDAMENTALE NEL FARE QUESTO MESTIERE. HO REALIZZATO INTANTO DELLE MIE MOSTRE ALL'INTERNO DI ALCHIMIA, QUINDI HO TROVATO A MILANO QUESTO SOSTEGNO DA PARTE DELL'ARCHITETTO ALESSANDRO MENDINI E DI ALCHIMIA, AD ACCETTARE E A REALIZZARE ALL'INTERNO DELLO SPAZIO ALCHIMIA E QUINDI DI DARE FORZA A QUESTE MIE IDEE, SENZA CONDIZIONARMI. PER ME SONO STATE DELLE BELLE ESPERIENZE, E IL FATTO DI MANTENERE L'AUTONOMIA CREDO CHE SIA QUALCOSA LEGATO ALLA PROPRIA RICERCA PERSONALE.
MANTENERE LA PROPRIA AUTONOMIA NON È UN FATTO COSÌ ASTRATTO IN SE STESSO, VUOL DIRE COLTIVARE LA PROPRIA RICERCA. SE SI HA QUESTO SPIRITO, QUESTO TIPO DI SENTIMENTO, CHIARAMENTE È FONDAMENTALE.

D: LEI PRIMA PARLAVA DEI SUOI PRIMI LAVORI DEGLI ANNI 80, DOVE C'ERA UNA PAROLA CHE FORSE È PROPRIO ANNI 80: “CONTAMINAZIONE”. ECCO, COME VEDE ADESSO, C'È ANCORA QUESTA CONTAMINAZIONE TRA MODA E DESIGN, TRA DESIGN E SPETTACOLO, DESIGN…
((CONTAMINAZIONI))

R: MAH, LA PAROLA CONTAMINAZIONE NON È MOLTO BELLA, PROBABILMENTE È SERVITA IN QUEL PERIODO PERCHÉ C'ERA QUESTO INTERSECARSI DI DISCIPLINE, QUESTA PASSIONE COMUNE TRA DESIGNER E STILISTI. IN QUESTI MOMENTO LA PAROLA “CONTAMINAZIONE” PUR ESSENDO SEMPRE UNA PAROLA MOLTO FORTE, MI SEMBRA UN PO' SUPERATA. BISOGNEREBBE ANDARE UN ATTIMINO OLTRE, E QUINDI CERCARE DI AVERE DELLE NUOVE IDEE, DEI NUOVI APPROCCI, RISPETTO A QUESTO DEGLI ANNI 80, DOVE C'È STATO QUESTO CONFLUIRE DI CULTURE DIVERSE, PUR ESSENDO SIMILI. ADESSO BISOGNEREBBE ARRIVARE UN PO' A CAPIRE COSA HA PORTATO QUESTO TIPO DI RELAZIONE STRETTA. CREDO CHE SIANO PERCORSI INEVITABILI, NO? QUESTO ALTERNARSI DI SITUAZIONI MOLTO VICINE E MOLTO STRETTE, POI DI NUOVO UN CICLO DI UN PERCORSO MAGARI PIÙ AUTONOMO… MI SEMBRANO UN PO' DEI CICLI COSÌ...

D: PREFERISCE FORSE UNA DEFINIZIONE PIÙ MODERNA: GLOBALIZZAZIONE?

R: GLOBALIZZAZIONE È UN TERMINE CHE NON CAPISCO, MI SEMBRA STRETTAMENTE LEGATO ALL'ECONOMIA, ANCHE PERCHÉ NE PARLANO TUTTI. PERÒ, RIFERITO AL MIO LAVORO, CHE COMUNQUE HA UN CONCETTO ARTISTICO DI FONDO, LA PAROLA GLOBALIZZAZIONE PER ME NON HA UN GRANDE SIGNIFICATO.

D: LEI FACEVA RIFERIMENTO ALLE SUE ORIGINI DI CENTRO ITALIA E QUINDI AL “GENIUS LOCI” IN PARTICOLARE DELLA SUA REGIONE CHE L'HANNO SPINTA, COME DIRE, NELLE SUE PRIME PROGETTAZIONI. I NUOVI STRUMENTI TECNOLOGICI, SE LI USA, L'AIUTANO, LA METTONO IN DIFFICOLTÀ, LA FAVORISCONO, HANNO TRASFORMATO IL SUO MODO DI PROGETTARE?

R: MI AIUTANO, SONO INEVITABILI PERCHÉ OGNI ARTISTA SI RELAZIONA CON GLI STRUMENTI DEL PROPRIO TEMPO, MI METTONO ANCHE IN DIFFICOLTÀ, PERÒ È... SONO LA NORMALE PRASSI LAVORATIVA, IL NORMALE APPROCCIO LAVORATIVO PENSO.

D: E HANNO TRASFORMATO IN QUALCHE MODO IL SUO LAVORO, OPPURE SENTE CHE IL SUO LAVORO È STATO TRASFORMATO DALL'UTILIZZO DI TECNOLOGIE DIFFERENTI?

R:TRASFORMATO DIREI DI NO. LA QUALITÀ È AUMENTATA, È AUMENTATA CHIARAMENTE LA VELOCITÀ ANCHE CON CUI SI DEVE CONSEGNARE, SI DEVE REALIZZARE UN LAVORO, QUINDI QUESTI STRUMENTI SONO FONDAMENTALI. IL LAVORO IN SÉ NON È STATO TRASFORMATO, PERCHÉ IO RITENGO CHE L'IDEA SIA MOLTO IMPORTANTE, E GLI STRUMENTI CON CUI VIENE REALIZZATA CAMBIANO, MA NON TRASFORMANO O NON INFLUISCONO NEL PROGETTO, NELL'IDEA, NELLA GERMINAZIONE COMUNQUE DI UN LAVORO.

D: LEI FACEVA PRIMA RIFERIMENTO ALL'ISIA DI FIRENZE, PENSA CHE LA SCUOLA POSSA SERVIRE REALMENTE A FORMARE UN DESIGNER, O DESIGNER SI NASCE?
((FORMAZIONE))

R: SI NASCE SEMPRE CON UNA VOCAZIONE, SECONDO ME, LA SCUOLA AIUTA A PORTARLA FUORI, A FARLA EMERGERE, LE SCUOLE DI QUALITÀ CERTAMENTE.

D: È PASSATO QUALCHE ANNO, CHE COSA AVREBBE VOLUTO MODIFICARE NELLA SUA SCUOLA, ADESSO PUÒ DIRLO, SE C'ERA QUALCOSA DA MODIFICARE, DA MIGLIORARE, DA CAMBIARE?

R: BEH, MOLTE COSE, MOLTE COSE, CREDO CHE LE SCUOLE ITALIANE DI DESIGN, PER QUELLA CHE È STATA LA MIA ESPERIENZA, DOVREBBERO ACQUISIRE UNA MAGGIORE EFFICIENZA DI STRUMENTI TECNICI, ANCHE CONFRONTARSI DI PIÙ PROBABILMENTE CON LE ALTRE SCUOLE DI DESIGN EUROPEE E NON. QUESTO LO DICO PERCHÉ LE PERSONE CHE VENGONO NEL MIO STUDIO, CHE INIZIANO A LAVORARE, HANNO UNA QUALITÀ CHE SI CAPISCE PROVENIRE DALLA SCUOLA CHE HANNO FREQUENTATO.

D: LA RICONOSCIBILITÀ DELLA SCUOLA, ANNULLA L’ISTINTO INDIVIDUALE?

R: MA, PER CHI INIZIA A LAVORARE O PER CHI DEVE COMUNQUE LAVORARE IN UNO STUDIO PROFESSIONALE, CREDO SIA MOLTO IMPORTANTE, IL PROPRIO ISTINTO. SE SUPPORTATO DA UNA BUONA SCUOLA FUNZIONA MEGLIO.

D: LEI È MOLTO GIOVANE, MA COSA DIREBBE INVECE AD UN GIOVANE DESIGNER, SE VOLESSE INTRAPRENDERE LA SUA CARRIERA?

R: DI OSARE DI PIÙ, DI FARE DELLE COSE CHE MAGARI NON C'ENTRANO CON IL DESIGN E DI AVERE MOLTO CORAGGIO DI ESPRIMERE IL SUO PENSIERO ARTISTICO, PERCHÉ CREDO CHE OGGI MANCHI UN PO' QUESTA VOLONTÀ, QUESTA VOCAZIONE. CI SIA UN PO' UNA SORTA DI RINUNCIA ALLA CREATIVITÀ, NON AL DESIGN.

D: SECONDO LEI C'È SPAZIO ANCHE PER I GIOVANI DESIGNER NELL'INDUSTRIA?

R: SEMPRE DI MENO, MAGARI C'È SPAZIO PER LE SCUOLE, PER GLI STAGISTI, MA PER CHI INIZIA A FARE QUESTO MESTIERE È UNA REALTÀ PIUTTOSTO DURA, DEVO DIRE, QUELLA INDUSTRIALE. BISOGNA TROVARE IL PROPRIO SPAZIO. QUESTA LAMPADA È STATA REALIZZATA DA UNA DITTA DI ROMA, LA SLAMP, CHE È UNA AZIENDA ABBASTANZA FRESCA, NUOVA, COME TIPO DI APPROCCIO AL DESIGN, E L'IMMAGINE, IL DECORO CHE È STATO MESSO SU QUESTA LAMPADA, È UN DECORO DI UN ANIMALE, DI UN GATTO, UN DECORO ABBASTANZA BASIC, PERÒ NELLO STESSO TEMPO FORTE PERCHÉ RICORDA UN PO' L'IDEA DELLE MASCHERE, DEL TOTEM. HO FATTO QUESTO PERCHÉ A ME PIACE LAVORARE NELLA DECORAZIONE ANCHE, MI PIACCIONO GLI ANIMALI, E ATTUALMENTE STO REALIZZANDO ANCHE UNA MOSTRA DAL TITOLO NOA' ARC, CON IMMAGINI DI GRANDI PANNELLI LUMINOSI, CHE SONO DEI RITRATTI DI ANIMALI, ANIMALI UMANIZZATI, CON DEI COLORI MOLTO BRILLANTI, FORTI. LA STO FACENDO IN COLLABORAZIONE CON QUESTA AZIENDA SLAMP, CHE COMUNQUE È UN'AZIENDA CREATIVA.

D: C'È UN MATERIALE IN PARTICOLARE...

R: CHE AMO DI PIÙ? IO AMO MOLTO IL VETRO SOFFIATO, IL VETRO DI MURANO, PERÒ MI PIACE LAVORARE CON TUTTI I MATERIALI, E QUESTA È UNA CARATTERISTICA DEL MIO LAVORO. MI PIACE CONFRONTARMI CON MATERIALI DIVERSI. IL VETRO MI PIACE PERCHÉ È UN MATERIALE MAGICO, ANCHE LAVORARLO, ANDARE A MURANO, LA FORNACE, VENEZIA, NON SO, SONO UNA SCENOGRAFIA PIUTTOSTO FORTE.

D: QUINDI COMUNQUE UN RITORNO, UN PROSEGUIMENTO DI UNA CULTURA ARTIGIANALE PIÙ CHE LA GRANDE INDUSTRIA?

R: UNA CULTURA ARTIGIANALE, SÌ. LA GRANDE INDUSTRIA, LA GRANDE SERIE, DIPENDE UN PO' DA COME SI APPROCCIA; IO HO DISEGNATO ANCHE COSE DI SERIE, DI GRANDE SERIE, DEGLI OCCHIALI SWATCH, E HO DISEGNATO ANCHE DELLE FORBICI. DIPENDE UN PO' COME VIENE APPROCCIATO L'ARGOMENTO, IL PROGETTO, PUÒ DARE LO STESSO DELLE SODDISFAZIONI.

D: UN'ULTIMA DOMANDA. SA CHE LEI È UN RARO ESEMPIO DI DESIGNER AL FEMMINILE, COME SPIEGA QUESTO?

R: MA, NON CREDO CHE SIA L'OCCASIONE ADATTA PER SPIEGARLO. CI SONO MOTIVI OGGETTIVI DELLA DIFFICOLTÀ DI QUESTO LAVORO PER UNA DONNA; PER ME È UNA SFIDA COMUNQUE, È UN LAVORO DIFFICILE PERCHÉ È UN LAVORO CHE È GESTITO DA UN UNIVERSO TUTTO AL MASCHILE. GLI INDUSTRIALI HANNO UN CERTO TIPO DI LINGUAGGIO, CI SONO PURTROPPO POCHE DONNE, PERÒ CREDO CHE L'UNIVERSO FEMMINILE HA MOLTO DA DARE A QUESTO LAVORO. SENZ'ALTRO PUÒ DARE DELLE COSE, DEGLI ASPETTI NUOVI, LEGATI MAGARI ALLA QUOTIDIANITÀ DELL'OGGETTO, A UN CERTO RAPPORTO MAGARI PIÙ INTIMO, PIÙ INTERIORE CHE ESTERIORE NEI CONFRONTI DEGLI OGGETTI CHE CI CIRCONDANO. SEMBRA STRANO, CIOÈ BISOGNA LEGGERE ALL'INTERNO DELLE IMMAGINI PER SCOPRIRE UN'IMMAGINE, UN UNIVERSO CHE PUÒ ESSERE PIÙ FEMMINILE SEPPUR DISEGNATO DA UN UOMO O DA UNA DONNA; PERÒ SICURAMENTE CI SONO DEI TABÙ, CI SONO DEI TABÙ PERCHÉ L'UNIVERSO MASCHILE HA UN CERTO TIPO DI LINGUAGGIO, L'UNIVERSO FEMMINILE NE HA UN ALTRO, E SE NON SI LEGGE ALL'INTERNO DELL'IMMAGINE, NON SO COME DIRE, SI È IN GRADO DI CAPIRLE, DI COMPRENDERLE, DI RELAZIONARSI, CI PUÒ ESSERE ANCHE UNA SORTA DI RIFIUTO, RIFIUTO PER UN ECCESSO DI COLORE, RIFIUTO PER DELLE FORME DI CARATTERE TROPPO NATURALISTICO, MORBIDO. IL DESIGN HA DELLE RADICI, DEI SEGNI CHE NASCONO UN PO' DALL'ARCHITETTURA, LEGATI COMUNQUE A UN CERTO TIPO DI CULTURA DI CARATTERE RAZIONALISTICO, PERCHÉ LEGATO ALL'INDUSTRIA; L'UNIVERSO FEMMINILE HA CERTAMENTE DIFFICOLTÀ A RAPPORTARSI AD UN CERTO TIPO DI REALTÀ, UN PO' FREDDA E RAZIONALE, PERCHÉ È UN UNIVERSO CHE HA BISOGNO PIÙ DI MAGIA, DI COLORE, DI CERTI ASPETTI FORMALI, CHE NELLA CULTURA DEL DESIGN MILANESE, DICIAMO COSÌ, NELLA CULTURA POSSO DIRE PSEUDO-CULTURA DI CERTI INDUSTRIALI, NON C'È. DI QUESTO TIPO DI APPROFONDIMENTO VIENE ACCETTATO CIÒ CHE È DICHIARATAMENTE DESIGN; TUTTO IL RESTO È UNA RICERCA DIFFICILE MA CHE VALE LA PENA DI PORTARE AVANTI.

D: E NON PENSA CHE NEL FUTURO INVECE CI SIA UN PASSAGGIO A UNA LEGGEREZZA MAGGIORE, E QUINDI DI CONSEGUENZA UNA POSSIBILITÀ MAGGIORE, CIOÈ MENO PESANTEZZA DEL SÉ?

R: SÌ, SENZ'ALTRO QUESTO SI È GIÀ VERIFICATO IN PARTE, QUESTO NON VUOL DIRE CHE CI SIA UN POSSIBILITÀ MAGGIORE, PERCHÉ LE POSSIBILITÀ VANNO AFFRONTATE, VANNO CONQUISTATE.

D: LEI PENSA DI AVER ESPRESSO NEI SUOI PROGETTI UN CLIMA DA FINE SECOLO O COMUNQUE COME SI PONE INNANZI AL NUOVO MILLENNIO?

R: MA, IN PARTE SÌ, CREDO CHE NEI MIEI PROGETTI CI SIA QUESTO CLIMA UN PO' DI FINE SECOLO, LA CHIAMEREI ANCHE LIBERTÀ DI FINE SECOLO, NO? QUINDI L’AFFRONTARE UN CERTO ECLETTISMO, UNA RICERCA FORMALE, L'APPROCCIO CON IL COLORE, VERSO IL NUOVO MILLENNIO... È DIFFICILE RISPONDERE A QUESTA DOMANDA. CREDO CHE CI SIA UNA SINTESI DA PARTE MIA. IN QUESTO MOMENTO STO FACENDO UNA SINTESI DI QUELLO CHE HO FATTO FINO ADESSO, MAGARI NON HO PIÙ L'INTERESSE NEL DEDICARMI A COSE MOLTO DIVERSE, QUINDI C'È UNA SORTA DI CAMMINO CHE È MOLTO DIFFICILE DIRE DOVE PORTERÀ, PERCHÉ ALTRIMENTI FINISCE IL GIOCO.

ANNA GILI

 

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