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ITALO LUPI

 

BIOGRAFIA

ARCHITETTO, GRAFICO E DESIGNER, NATO A CAGLIARI NEL 1934.
LAUREATO AL POLITECNICO DI MILANO, INIZIA UNA COLLABORAZIONE CON PIER GIACOMO CASTIGLIONI, POI DIVIENE CONSULENTE GRAFICO PER ‘LA RINASCENTE’. DISEGNA CON A. MARANGONI L’IMMAGINE DELLA XVI TRIENNALE DI MILANO. ART DIRECTOR DI ‘DOMUS’, ASSUME NEL 1991 LA DIREZIONE DI ‘ABITARE’.

INTERVISTA


D: VUOL FARE UN RESOCONTO DELLA SUA ESPERIENZA CON LE RIVISTE DOMUS E ABITARE?


R: DIREI CHE IO HO AVUTO UNA FORTUNA, QUELLA DI LAVORARE IN DUE RIVISTE CHE SONO ABBASTANZA SINTOMATICHE DI DUE MODI OMOLOGHI, MA MOLTO DIFFERENTI, DI AFFRONTARE I PROBLEMI CHE RIGUARDANO SIA L'ARCHITETTURA CHE IL DESIGN.
HO FATTO UNA LUNGA ESPERIENZA IN ABITARE DAL '75 - CREDO - ALL'86. PERCIÒ CIRCA 10 ANNI DI LAVORO IN REDAZIONE DI UNA RIVISTA CHE SI OCCUPAVA PREVALENTEMENTE DI ARREDAMENTO E DI DESIGN E POCO DI ARCHITETTURA, ALLORA.
POI, SONO PASSATO A DOMUS DOVE SONO STATO PER SEI ANNI CON LA DIREZIONE DI MARIO BELLINI E SONO TORNATO NEL '92 AD ABITARE.


D: QUALI LE DIFFERENZE E I MODI DI AFFRONTARE I PROBLEMI CHE RIGUARDANO LA COMUNICAZIONE DI ARCHITETTURA E DESIGN NELLE DUE RIVISTE?


R: DIREI CHE IO SONO ARRIVATO A DOMUS, DOPO CHE C'ERA STATO IL GRANDE PERIODO DI SANDRO MENDINI, CHE AVEVA IMPAGINATO E RINNOVATO LA RIVISTA, RISPETTO AI CANONI PRECEDENTI DI CESARE CASATI E, SOPRATTUTTO, DI GIO' PONTI, E MI SONO TROVATO NELLE CONDIZIONI DI DOVERE MODIFICARE RADICALMENTE L'IMPAGINAZIONE DI DOMUS CHE RIMANE - MI PARE - ANCORA OGGI ABBASTANZA VICINA AL PROGETTO CHE AVEVO FATTO ALLORA.
NEL '92, QUANDO SONO TORNATO AD ABITARE, ANCHE QUI IL PROBLEMA ERA QUELLO DI DARE UN’IMPOSTAZIONE E UN TAGLIO NUOVO NELLA GRAFICA E NEL MODO DI COMUNICARE DELLA RIVISTA.
DOMUS HA UN TARGET MOLTO PRECISO. SI RIVOLGE PREVALENTEMENTE AGLI ARCHITETTI O A CHI SI OCCUPA D’ARTE E DI DESIGN.
ABITARE È UNA RIVISTA CON UNA DIFFUSIONE MAGGIORE E, SOPRATTUTTO, CON UNO SPETTRO MOLTO DIFFERENTE DI LETTORI. LETTORI CHE VANNO DA UN PUBBLICO GENERICO A QUELLO DEGLI SPECIALISTI, CON UNO SPOSTAMENTO CHE C'È STATO IN QUESTI ULTIMI ANNI VERSO UNA PIÙ SPECIFICA SCELTA DI LETTORI NEL CAMPO DEGLI SPECIALISTI DI ARCHITETTURA E DESIGN. DA QUI DISCENDE UNA DIFFICOLTÀ MAGGIORE DA PARTE DI ABITARE DI COMUNICARE, PERCHÉ IL TONO CHE SI DEVE TENERE, SIA NELLO SCRITTO CHE NELL'IMPAGINAZIONE E NELLA SCELTA DEGLI ARGOMENTI, È UNA SCELTA CHE DEVE TENER CONTO DI UNO SPETTRO PIÙ AMPIO DI INTERESSI E DI UNA DIFFERENZA VERAMENTE FORTE CULTURALMENTE TRA I VARI LETTORI CHE SI AVVICINANO AD ABITARE.
(…)
DIREI CHE È QUASI OVVIO SOSTENERE CHE IL RAPPORTO TRA CONTENUTO E FORMA DELLA RIVISTA È, COME IN TUTTE LE COSE, UN FATTO, APPUNTO, OVVIO, SOSTANZIALE. TANTO È VERO CHE, A MIO MODO DI VEDERE, QUESTA COSA È CONFERMATA MOLTO DAL MODO COME SI FANNO OGGI CERTE RIVISTE CHE, AVENDO POCO DA DIRE, SI RIVOLGONO, SI VALGONO DI UNA GRAFICA CHE È PIÙ PENSATA DAL COMPUTER CHE DALLA MENTE DELLA PERSONA CHE DOVREBBE A QUESTO DEDICARSI.
IL CONTENUTO? È OVVIO CHE LA CAPACITÀ DI UN GRAFICO È QUELLA DI RIUSCIRE A CAPIRE A CHI SI RIVOLGE E CHE COSA DEVE DIRE.
UNA CAPACITÀ DI ADEGUARSI AI MEZZI TECNICI, CHE NEGLI ULTIMI ANNI SONO STATI FORNITI, MA NELLO STESSO TEMPO LA CAPACITÀ DI NON PERDERE NULLA DI QUELLA CHE DEVE ESSERE LA CHIAREZZA DI COMUNICAZIONE E IL SERVIZIO, CHE TU, GRAFICO, E TU, DIRETTORE DI UNA RIVISTA, DEVI OFFRIRE AL LETTORE, NON DEVE CAMBIARE PER NULLA.
CI SONO STATE STORICAMENTE RIVISTE CHE HANNO SEGNATO DELLE MODIFICHE FORTISSIME NEL MODO D’IMPAGINARE, NEL MODO DI PORGERE L'INFORMAZIONE IN QUESTI SETTORI. SE PENSO ALLA CASABELLA DEGLI ANNI DI ROGERS, IN CUI GAE AULENTI IMPAGINAVA - ED È STRANO DIRLO, MA ERA LEI L'IMPAGINATRICE DELLA RIVISTA - E ALLA CASABELLA DI VITTORIO GREGOTTI, LE DIFFERENZE SONO MOLTO FORTI E SOSTANZIALI.
LA CAPACITÀ DI SERVIRSI DI TESTI MOLTO BREVI E DI IMMAGINI MOLTO GRANDI CHE C'ERA NELLA RIVISTA DI ROGERS CASABELLA CONTINUITÀ, E QUELLA, INVECE, PIÙ ELEGANTE FORSE, MA PIÙ SPEZZETTATA E CON UNA PREVALENZA DI TESTI SULLE IMMAGINI, DELLA CASABELLA DI VITTORIO GREGOTTI, SONO ABBASTANZA PARADIGMATICHE DI SITUAZIONI MOLTO DIFFERENTI, PUR TRATTANDO ARGOMENTI MOLTO SIMILI. MOLTO SIMILI? GLI STESSI ARGOMENTI, PERCHÉ CASABELLA NON HA CAMBIATO, POI, GLI ARGOMENTI DI CUI SI OCCUPA.
E COSÌ UNA RIVISTA D'AVANGUARDIA, QUAL ERA LA RIVISTA CHE MENDINI FACEVA QUANDO ERA DIRETTORE DI DOMUS, E UNA RIVISTA CHE INVECE, MUTATE LE SITUAZIONI POLITICHE E LE SITUAZIONI SOCIALI, TORNAVA UN POCO ALL'ORDINE, CON UN’ATTENZIONE MAGGIORE ALL'ARCHITETTURA DA PARTE DEL DIRETTORE, CHE ERA ALLORA MARIO BELLINI, IMPONEVANO UN DIFFERENTE MODO, ANCHE FORMALE DELLA RIVISTA, DI IMPAGINARE LA RIVISTA.


D: CHE COSA SUCCEDE OGGI?


R: OGGI SUCCEDE CHE, IN UNA FACILITÀ ENORME DI UTILIZZO DI MEZZI TECNICI NUOVISSIMI, SI PERDA SPESSO UN POCHINO L'OBIETTIVO CHE DEVE ESSERE QUELLO DELLA CHIAREZZA E DELLA CAPACITÀ DI GERARCHIA DELLE NOTIZIE CHE SI DEVONO DARE E NELLE ILLUSTRAZIONI CHE DEVONO ESSERE FORNITE. PERCHÉ LA GERARCHIA, CHE UNO DEVE RIUSCIRE A CAPIRE IMMEDIATAMENTE, È UNA GERARCHIA CHE PARTE DA UNA SINTESI ESTREMA, RISPETTO ALLA MASSA D’ILLUSTRAZIONI CHE TI ARRIVANO SUL TAVOLO E LA MASSA DI NOTIZIE CHE TU DEVI DARE.
(…)
UNA DELLE CARATTERISTICHE DELLA RIVISTA CHE MI PIACE IMPAGINARE, MI PIACE MOLTO DIRIGERE, CIOÈ ABITARE, È QUELLA CHE GLI ARGOMENTI SONO MOLTO VARI. CI SONO ARGOMENTI SPECIFICI E ARGOMENTI CHE SONO TANGENTI ALLE MATERIE PRINCIPALI, CHE SONO L'ARCHITETTURA DEGLI INTERNI, IL DESIGN E L'ARCHITETTURA. TRATTIAMO ARGOMENTI COME IL CINEMA, IL TEATRO, LA LETTERATURA QUANDO SERVE, QUANDO QUESTI ARGOMENTI SERVONO A MEGLIO SPECIFICARE, A MEGLIO CAPIRE DEI PROBLEMI, CHE RIGUARDANO POI, ALLA FINE, TUTTI I PROGETTISTI.
DA QUI DISCENDE LA NECESSITÀ DI RENDERE LA RIVISTA MOLTO VARIATA, PERCHÉ GLI ARGOMENTI STESSI RICHIEDONO TRATTAMENTI DIFFERENTI, MA ALL'INTERNO DI - COME DIRE? - UNA CERTA ROTONDITÀ DI PROGETTO, UNA SPECIE DI REGIA GENERALE DELLA RIVISTA CHE PERMETTE DI ESSERE MOLTO DIFFERENTE, A SECONDA DEGLI ARGOMENTI CHE SI TRATTANO E, SOPRATTUTTO, AVERE UNA CAPACITÀ DI TRATTARE, INGRANDENDO ALCUNE COSE IN ALCUNI ARTICOLI, RIMPICCIOLENDOLE IN ALTRI, DANDO DELLE DIMENSIONI DIFFERENTI ALLE IMMAGINI DI CUI POSSIAMO SERVIRCI E CERCANDO DI FARE ANCHE QUELL'OPERAZIONE, CHE IO RITENGO UN'OPERAZIONE CULTURALE BASILARE PER UNA RIVISTA, CHE È IL REPÊCHAGE DI IMMAGINI, CHE SONO IMMAGINI CHE OGNUNO DI NOI HA NELLA MEMORIA E CHE, RIUTILIZZATE OGGI, POSSONO SERVIRE A SOTTOLINEARE COSE CHE NOI VOGLIAMO DIRE IN QUESTA VARIETÀ DI ARGOMENTI.
(…)
C'È SICURAMENTE UN RUOLO, CHE IO DEFINIREI, SE LA PAROLA MI È CONCESSA PERCHÉ È UN PO’ FORTE, ‘ETICO’ DELLA RIVISTA; E IL RUOLO ETICO DELLA RIVISTA È QUELLO DI FORNIRE AI LETTORI LA CAPACITÀ DI CAPIRE I PROBLEMI CHE LA RIVISTA TRATTA.
CIOÈ IO RITENGO CHE DEFINIRE LA RIVISTA UNA RIVISTA DI SERVIZIO NON SIA GIUSTO E CHE, PERÒ, LO SFORZO È QUELLO DI FORNIRE AI LETTORI CAPACITÀ DI COMPRENSIONE DI UNA REALTÀ COMPLESSA, COME QUELLA DI OGGI.


D: LA SUA ESPERIENZA CON LA TRIENNALE?


R: CI SONO DEI MOMENTI NELLA VITA DI UNA PERSONA, EVIDENTEMENTE, CHE SONO DEI MOMENTI MOLTO EMOZIONANTI. E SONO DEI MOMENTI CHE FACCIO PROPRIO COINCIDERE, NELLA MIA ESPERIENZA PRE-PROFESSIONALE, CON LE PRIME TRIENNALI CHE MI È CAPITATO DI VEDERE NELLA METÀ DEGLI ANNI CINQUANTA. ANNI CINQUANTA IN CUI IO, PER ESEMPIO, ERO STATO MOLTO COLPITO, ARRIVANDO A MILANO DA UNA PICCOLA CITTÀ DI PROVINCIA COME PAVIA, DALLE VETRINE DI MOTTA, DOVE ERBERTO CARBONI ESERCITAVA UNA SUA PROFONDISSIMA CONOSCENZA DELLA COMUNICAZIONE, ALLESTENDO VETRINE DI VAGO SAPORE SURREALE E VAGAMENTE MUNARIANO.
POI CI SONO STATE LE PRIME TRIENNALI CHE IO HO VISITATO CON LE STRAORDINARIE ESPERIENZE DEI FRATELLI CASTIGLIONI, ACHILLE E PIER GIACOMO, CHE LÌ ESERCITAVANO PROVE STRAORDINARIE NON DISTANTI DA QUELLE CHE, NEGLI STESSI PERIODI, METTEVANO IN ATTO NEI PADIGLIONI DELLA RAI E DELLA MONTECATINI ALLA FIERA DI MILANO. SONO STATE SECONDO ME INFLUENTISSIME SULLA MIA FORMAZIONE, PROPRIO PER LA CARICA EMOZIONALE CHE RIUSCIVANO A DARE.
IN UN MONDO MILANESE DOVE L'ARCHITETTURA ERA UN'ARCHITETTURA ANCORA MOLTO LEGATA A UNA TRADIZIONE, ANCHE NOBILE, MA SICURAMENTE TRADIZIONALE, QUESTA CONCEZIONE SPAZIALE CHE SOPRATTUTTO I FRATELLI CASTIGLIONI AVEVANO NEL MODO DI ALLESTIRE LE SALE DELLA TRIENNALE È STATA UN'ESPERIENZA STRAORDINARIA. POI, AVERE LA POSSIBILITÀ DI VEDERE PER LA PRIMA VOLTA COSE DI ZANUSO, DI ALBINI E QUELLO STRAORDINARIO EPISODIO CHE È STATO IL LABIRINTO DELLA TRIENNALE AL PARCO, FATTO DA ROGERS CON LE DECORAZIONI DI ARTISTI, SONO STATE ESPERIENZE CHE CREDO MI ABBIANO SEGNATO PROFONDAMENTE E CHE MI ABBIANO POI DATO, NON DICO LA CAPACITÀ, MA SICURAMENTE LA IDENTICA COMMOZIONE NEL MOMENTO IN CUI MI È STATO OFFERTA, MOLTI ANNI DOPO, INIZIO ANNI OTTANTA, L'ART DIRECTION DELLA TRIENNALE XVI, MI PARE. UNA TRIENNALE MOLTO SOFFERTA PERCHÉ ERA UNA TRIENNALE DELLA RICOSTRUZIONE.
(…)
L'ESPERIENZA CHE POI, NEGLI ANNI OTTANTA, HO FATTO DIVENTANDO ART DIRECTOR DELLA TRIENNALE È STATA UN'ESPERIENZA CHE SPERO ABBIA TENUTO CONTO DELLE EMOZIONI CHE QUELLE PRIME TRIENNALI MI AVEVANO DATO.
LA MIA ESPERIENZA È STATA ALL'INIZIO UN'ESPERIENZA DI COMUNICATORE, NEL SENSO CHE FACEVO MANIFESTI, DÉPLIANT, OPUSCOLI E MI OCCUPAVO DI TUTTA LA PARTE DELLE COMUNICAZIONI DELLA TRIENNALE, PER DIVENTARE POI ANCHE UN'ESPERIENZA DI PROGETTAZIONE DI ALLESTIMENTI DELLA TRIENNALE. QUESTI IN COLLABORAZIONE CON ACHILLE CASTIGLIONI.
LA XVII TRIENNALE AVEVA UN GENERALE ALLESTIMENTO FATTO TUTTO DA ACHILLE CASTIGLIONI, DA PAOLO FERRARI E DA ME. E QUESTO È STATO L'INIZIO, ANCHE, DI UNA COLLABORAZIONE CHE RITENGO MOLTO FATTIVA E SICURAMENTE MOLTO ARRICCHENTE PER ME.
OGGI, L'ATTIVITÀ DI PROGETTAZIONE DI SPAZI D’ALLESTIMENTO È UNA DELLE MIE ATTIVITÀ PIÙ AMATE E PREFERITE E CREDO CHE MI DIA POI ANCHE DEGLI ARGOMENTI DA POTER PORTARE NELLA RIVISTA COME ESPERIENZA E MEDITAZIONE SU UN TIPO DI CULTURA, IN CUI L'ITALIA È STATA SICURAMENTE MAESTRA.
(…)
C'È SICURAMENTE UNA DIFFERENZA. C'È UNA DIFFERENZA TRA GLI ANNI OTTANTA E QUELLI DI OGGI, IN CUI EVIDENTEMENTE C'È UN PUBBLICO MOLTO PIÙ SMALIZIATO; C'È UN PUBBLICO CHE VEDE TUTTI I GIORNI LA TELEVISIONE IN MODO PIÙ INTENSO. UNA TELEVISIONE PIÙ MODERNA DI QUELLA CHE VEDEVA AGLI INIZI DEGLI ANNI OTTANTA. PER CUI L'ADEGUAMENTO DI ALCUNI MEZZI DI COMUNICAZIONE È STRAORDINARIO, PERÒ DEVO DIRE CHE, COME IN TUTTE LE COSE, I FATTI FONDAMENTALI, I DATI FONDAMENTALI DEL PROGETTO NON CAMBIANO E SONO LEGATI ALL'INTELLIGENZA E ALLA CAPACITÀ DI COGLIERE GLI ASPETTI PIÙ IMPORTANTI DI QUELLO CHE UNO VUOLE COMUNICARE.
CREDO CHE, MALGRADO TUTTO, CI SIANO DELLE DIFFERENZE. RIMANE IL FATTO CHE NOI IN QUESTO TEMPO DIAMO MOLTO. NOI ITALIANI, VOGLIO DIRE.
(…)
CREDO CHE FARE UNA RIVISTA DI ARCHITETTURA, AVENDO A FIANCO UN ARCHITETTO DI CUI SI PUBBLICANO I PROGETTI, SAREBBE LA COSA PEGGIORE; PERCHÉ I PEGGIORI CLIENTI (FRA VIRGOLETTE) DI UNA RIVISTA DI ARCHITETTURA SONO GLI ARCHITETTI, NEL SENSO CHE NON HANNO MAI LA CAPACITÀ DI ESSERE SINTETICI SUL LAVORO CHE FANNO. MENTRE LA FORZA DI UNA RIVISTA È QUELLA DI CAPIRE QUALI SONO LE IMMAGINI DI ESTREMA SINTESI CHE SI DEVONO OFFRIRE.
ECCO, QUESTA COSA CON CASTIGLIONI NON SI PORREBBE PERCHÉ CASTIGLIONI SAREBBE UN IDEALE COLLABORATORE ANCHE IN QUESTO, NEL SENSO CHE LA SUA CAPACITÀ DI SCARNIFICARE I PROBLEMI, RIDURLI ALL'OSSO E AL NOCCIOLO PRINCIPALE PER POTERLI ESPRIMERE, POI, CON UNA GRANDISSIMA FORZA DI COMUNICAZIONE SIA LA STRAORDINARIA FORZA DI QUESTO STRAORDINARIO ARCHITETTO.
(…)
RISPETTO ALLA FUNZIONE COSÌ PROPULSIVA, APPUNTO, E COSÌ ANCHE FONDATIVA DI ALCUNE DISCIPLINE CHE C'ERA NELLE RIVISTE DEGLI ANNI TRENTA, NEGLI ANNI CINQUANTA E, POI, FINO AGLI ANNI SESSANTA SICURAMENTE, OGGI LA SITUAZIONE È MUTATA; È DIFFERENTE. NON CI SONO RIVISTE COSÌ SCHIERATE SU FRONTI OPPOSTI E C'È QUELLO CHE SI VERIFICA ANCHE IN ALTRE SITUAZIONI SOCIOPOLITICHE DELLA NAZIONE, IN CUI SI SONO UN PO’ AMALGAMATE CERTE POSIZIONI.
IL LETTORE D’OGGI È UN LETTORE, FORSE, PIÙ DISATTENTO IN UN PRIMO MOMENTO; MA, POI, MALGRADO TUTTO, VEDO CHE ALLA FINE, QUANDO UNO POI DEVE PROGETTARE, IL RIFERIMENTO LO FA VERAMENTE CON LA RIVISTA STAMPATA, SULLA RIVISTA CARTACEA. LA CONCORRENZA OGGI È MOLTO PIÙ FORTE. CI SONO IL TRIPLO, CREDO, DI RIVISTE DI QUANTE NON CE NE FOSSERO NEGLI ANNI TRENTA O, ADDIRITTURA, NEGLI ANNI CINQUANTA. PERCIÒ È DIFFICILE RIUSCIRE A FARE OGGI UNA RIVISTA COME SI FACEVA NEGLI ANNI CINQUANTA.
IO RITENGO, POI, CHE LA FUNZIONE DI UNA RIVISTA COME ABITARE SIA QUELLA DI DOCUMENTARE, SÌ, L'ECCELLENZA DEI PROGETTI, MA ANCHE DOCUMENTARE DELLE COSE PIÙ QUOTIDIANE CHE LA GENTE NORMALE SI TROVA A DOVER DISCUTERE, DELLE QUALI I
GIORNALI PARLANO SENZA MAI DARE INFORMAZIONI CHE SIANO NON DICO ESAURIENTI, MA SEMPLICEMENTE CORRETTE. ALLORA TU DEVI FORNIRE ALLA GENTE MATERIALE SU CUI RAGIONARE E REAGIRE, PERCHÉ POI SONO LA SOSTANZA DELLE COSE CHE LA GENTE VIVE TUTTI I GIORNI.
NOI, PER ESEMPIO, CI SIAMO OCCUPATI CON UN SUPPLEMENTO DELLA SCALA DUE, O SCALA DUEMILA, PROPOSTA DA GREGOTTI NELLA BICOCCA, NON PERCHÉ NOI AVESSIMO SPOSATO IN TOTO QUEL PROGETTO, MA PERCHÉ CI SEMBRAVA UTILE. SE NE PARLAVA DA MESI; NESSUNO AVEVA VISTO IL PROGETTO; NESSUNO ERA IN GRADO DI GIUDICARE O CAPIRE CHE COSA QUESTO PROGETTO POTEVA SIGNIFICARE PER LA CULTURA DELLA CITTÀ, ALLORA FORNIRE UNA PROVA, UNA TESTIMONIANZA CI È SEMBRATO UN ATTO DI ONESTÀ.
COSÌ PARECCHI ALTRI ESEMPI.
LE CITAZIONI ABBASTANZA FREQUENTI CHE ABITARE FA, A DIFFERENZA DELLE ALTRE RIVISTE, DELLA SITUAZIONE MILANESE CHE NON È CERTAMENTE IN QUESTO MOMENTO, DAL PUNTO DI VISTA DELL'ARCHITETTURA, UNA SITUAZIONE RICCA È, PERÒ, UNA TESTIMONIANZA DI ATTENZIONE VERSO UN PROBLEMA SOCIALE CHE INTERESSA TUTTI I CITTADINI.


D: COSA PENSA DEL FUTURO DEL DESIGN?


R: DIREI CHE SE LA DOMANDA È COME DOVREI OCCUPARMI SULLA RIVISTA DEL FUTURO DIREI CHE LA COSA PIÙ INTELLIGENTE DA FARE SAREBBE QUELLA DI TENERE CONTO DELLE ESPERIENZE DEI PIÙ ANZIANI TRA I DESIGNER E DEI PIÙ GIOVANI. FORSE, SALTEREI LE GENERAZIONI DI MEZZO PERCHÉ MI PARE CHE NON CONTENGANO GLI STIMOLI PER POTER CAPIRE QUELLO CHE SARÀ IL FUTURO.


D: PUÒ RACCONTARE QUALCOSA SU COME SI FA LA RIVISTA?


R: LA RIVISTA SI FA TUTTA ORMAI IN ELETTRONICA, CON IL COMPUTER. HA PERÒ UNA PREPARAZIONE CHE È ANCORA QUELLA ASSOLUTAMENTE TRADIZIONALE, NEL SENSO CHE IO FACCIO UN MENABÒ COME ART DIRECTOR DELLA RIVISTA, CHE PREVEDE IL DISEGNO DI OGNI PAGINA. UN DISEGNO MOLTO SCHEMATICO E MOLTO SEMPLICE, MA CHE PARTE DA UNA SELEZIONE DI CENTINAIA DI FOTOGRAFIE PER ARRIVARE A SCEGLIERE QUELLE POCHE CHE POI SERVIRANNO PER IL NUMERO E, CON MOLTA PAZIENZA E CON UNA CERTA VELOCITÀ, VIENE TRACCIATO QUELLO CHE SI CHIAMA MENABÒ, O TIMONE, CHE TIENE CONTO DELL'IMPOSTAZIONE GENERALE DELLA RIVISTA, MA CHE, PER SINGOLE PAGINE, DÀ LA POSIZIONE DELLE FOTOGRAFIE, DEI DISEGNI AL TRATTO, CHE A ME PIACE MOLTO METTERE GRANDI NELLE PAGINE PERCHÉ TOLGONO UN PO’ DI QUELLA RIGIDITÀ CHE LA FOTOGRAFIA SPESSO DÀ, E VENGONO INDICATE LE POSIZIONI DELLE SCRITTE.
TUTTO QUESTO POI VIENE NATURALMENTE VERIFICATO DI FRONTE AL COMPUTER, CHE IO, AHIMÉ - CONFESSO QUESTO STUPIDO SNOBISMO - NON SO UTILIZZARE DIRETTAMENTE. MA PONENDOMI A FIANCO DELLE RAGAZZE CHE HANNO LA MANOVRABILITÀ DEL COMPUTER, RIESCO A CORREGGERE LE COSE CHE HO SCHIZZATO, IN UNA PRIMA IPOTESI, IN MODO TRADIZIONALE.

 

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