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ALESSANDRO MENDINI

OSPITE DELLA PUNTATA N.30
POSTMODERNO E NEOMODERNO

OSPITE DELLA PUNTATA N.11
L’AGE D’OR DEL DESIGN ITALIANO

 

BIOGRAFIA

NATO A MILANO, NEL 1931, ARCHITETTO, DESIGNER, ARTISTA, TEORICO E GIORNALISTA, INIZIA L'ATTIVITÀ PROGETTUALE NELLO STUDIO NIZZOLI ASSOCIATI. NEL 1970 ABBANDONA LA PRATICA ARCHITETTONICA PER DEDICARSI A UN LAVORO DI CRITICA E RICERCA. DIRETTORE DI CASABELLA, FONDATORE DI MODO (1977) E DIRETTORE DI DOMUS, DIFFONDE TRAMITE QUESTE RIVISTE LE SUE ISTANZE DI RINNOVAMENTO PROGETTUALE. CON BRANZI E SOTTSASS È IL PRINCIPALE TEORICO E PROMOTORE DEL RINNOVAMENTO DEL DESIGN ITALIANO DEGLI ANNI ‘80. FINE RICERCATORE DI UN DIFFERENTE APPROCCIO ALL'OGGETTO, PERSEGUITO CON SAPIENTE INTRECCIO TRA ARTE E DESIGN, SI È GUADAGNATO LA FAMA DI PROGETTISTA SOFISTICATO E POP. TRA LE OPERE PIÙ IMPORTANTI DELL’ULTIMO PERIODO IL MUSEO DI GRONIGEN, MA ANCHE LA REINVENZIONE DELL'IMMAGINE DI ALESSI, INTERESSANTI LAVORI PER SWATCH, PHILIPS, ECC.

INTERVISTA


D: POSSO CHIEDERLE LA SUA POETICA?


R: LA MIA POETICA È QUELLA DI ELABORARE DELLE IMMAGINI DI QUALSIASI TIPO, CIOÈ O ARCHITETTONICHE O DI DESIGN O PITTORICHE O SCULTORICHE, CHE INTERAGISCANO CON LA GENTE IN MANIERA POETICA, CIOÈ CHE TROVINO DEGLI AMICI. SE UN MIO OGGETTO TROVA IL SUO AMICO HA SVOLTO IL SUO RUOLO.


D: DA QUESTA AFFERMAZIONE CHE RIGUARDA LA SUA POESIA ANDIAMO A UN ALTRO CONCETTO: LA VIOLENZA, LA VIOLENZA OGGI COS'È?


R: VIVIAMO IN UN MONDO VIOLENTISSIMO IN TUTTI I SENSI, BASTA CAPIRE CHE È UN MONDO ANCORA COMPLETAMENTE FONDATO SULLE GUERRE, E PERTANTO IL PROGETTO PARTECIPA PURTROPPO DI QUESTA SITUAZIONE, PERCHÉ È IMMERSO IN QUESTO STATO DI COSE CHE MOLTO SPESSO È MOLTO NEGATIVO. L'IDEALE PER UN PROGETTO UTOPICO È QUELLO DI STACCARSI DALLA VIOLENZA, DI ANDARE VERSO SITUAZIONI DI CALMA, DI TRASFORMAZIONE RADICALE DEI MODI DI INTENDERE LA VITA OGGI. IN UN CERTO SENSO UN'OPERAZIONE UN PO' DA NEW AGE.


D: A VOLTE CI SONO NEL DESIGN, MI SEMBRA, DEGLI OGGETTI VIOLENTI? MI PUÒ FARE UN ESEMPIO, SE LA PENSA COSÌ O NO?


R: GLI OGGETTI DI GRANDE SERIE E DI ESCLUSIVA IMPOSTAZIONE INDUSTRIALE SPESSO SONO OGGETTI VIOLENTI, ANCHE DAL PUNTO DI VISTA DELLA LORO MATERIALITÀ FISICA, PER CUI LE TECNOLOGIE CHE TENDONO A UN CRITERIO ‘DI PROGRESSO’, SONO TECNOLOGIE NEGATIVE. L'IDEALE È CHE SI PASSI A UN CONCETTO TENUE, SOFT, DELLA TECNOLOGIA, CHE DIVENTI UN FATTO PIÙ SPIRITUALE, PIÙ ASTRATTO, SISTEMICO.


D:QUESTO CI RIAGGANCIA AL PROSSIMO TEMA CHE È IL FUTURO. COME PUÒ ESSERE L'EVOLUZIONE DEL DESIGN?


R: IO CREDO CHE LA PAROLA PROGETTO SIA MOLTO DETERMINISTA. SE LE COSE AVVENISSERO ANCHE IMPROGETTUALMENTE, CIOÈ IN UNA MANIERA MOLTO PIÙ SCIOLTA, MOLTO PIÙ MAGMATICA, FILAMENTOSA E NON CON INTENZIONI PROGRAMMATE E PREDETERMINATE QUALSIASI DI QUALSIASI NATURA, DA QUELLE POLITICHE A QUELLE DELL'ARCHITETTURA, SAREBBERO MIGLIORI. PER CUI VEDO CHE IL FUTURO SAREBBE LEGATO A DELLE PERSONE TENDENZIALMENTE PIÙ LIBERE DALL'ORGANIZZAZIONE E VEDO CHE IL PROGETTO MENO È ORGANIZZATO E MEGLIO SI SVILUPPA.


D: QUESTO NEL FUTURO DEL DESIGN ITALIANO O IN GENERE?


R: OGNI NAZIONE È UN LUOGO CHE HA UNA PROPRIA CARATTERISTICA DI DESIGN; IL DESIGN ITALIANO È UN DESIGN ESTETICO E FORMALE, DERIVA DALLA BOTTEGA DEL RINASCIMENTO. PIÙ RIESCE IL DESIGN ITALIANO A MANTENERE QUESTA SUA TRADIZIONE, CHE POI È UNA TRADIZIONE DI POESIA E SENSIBILITÀ ESPRESSIVA, PIÙ AVRÀ SIGNIFICATO NEL PROSSIMO FUTURO.


D: LEI HA PARLATO DI UN AGGANCIO ALLA BOTTEGA, E PER QUEL CHE RIGUARDA LE ARTI APPLICATE, IL TEMA ARTI APPLICATE, CHE COSA SUGGERISCE?


R: LE COSE SI POSSONO FABBRICARE IN TANTI MODI, IN MODI MODERNISSINI, CHE SONO COMPLETAMENTE MECCANIZZATI, IN MODI ADDIRITTURA VIRTUALI, E CON METODI TRADIZIONALI, USANDO, PER ESEMPIO, LA TERRA E LE MANI. UN CERTO MODO DI FARE LA CERAMICA OGGI È ANCORA QUELLO CHE AVEVA LUOGO IN TEMPI MOLTO ARCAICI. PERTANTO VEDO CHE GLI OGGETTI HANNO MOLTE POSSIBILITÀ DI VITA, ANCHE PRODUTTIVA. MI SEMBRA CHE LE ARTI APPLICATE, LE ARTI MINORI, CHE POI CONTENGONO IN SÉ LA PAROLA ARTE, OLTRE CHE LA PAROLA PRODURRE, SIANO DELLE COSE COMPLETAMENTE ATTUALI.


D: VOLEVO ANCHE CHIEDERLE DELLE ARTI DECORATIVE, QUELLO CHE PUÒ ESSERE STATO ALL'INIZIO, PRIMA DEL DESIGN.


R: LE ARTI APPLICATE DECORATIVE SONO PRATICAMENTE IL PARALLELO DI TUTTA LA STORIA L'UMANITÀ. SONO COMINCIATE NELLA PREISTORIA, ED ESISTONO TUTTORA. A UN CERTO PUNTO, OTTANT’ANNI FA, È SUBENTRATA LA PAROLA DESIGN. È SUBENTRATA ASSIEME ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE. ORA CREDO CHE IL DESIGN È DIVENTATO UNA ANOMALIA NELLA CARATTERISTICA ANTROPOLOGICA POSITIVA DELLE ARTI DECORATIVE APPLICATE, DEVE ESSERE RICONDOTTO ALL'INTERNO DI QUEL GRANDE FILONE, PERCHÉ IL DESIGN SECONDO ME MANCA DI SENSO ANTROPOLOGICO.


R: POSSIAMO PASSARE AGLI ANNI '50?


R: IO HO VISSUTO GLI ANNI '50 INDIRETTAMENTE QUASI COME SPETTATORE. A QUEI TEMPI ERO MOLTO SVAGATO, ME LI RICORDO COME UN PERIODO DI OGGETTI DI EUFORIA, MOLTO SIMPATICI, MOLTO DIVERTENTI, UN POCHINO FANTASCIENTIFICI E SUCCESSIVAMENTE MI SONO RIFERITO MOLTO A QUESTA POETICA DEGLI ANNI '50, L'HO RIELABORATA, L'HO STUDIATA E NE HO FATTO TESORO, CIOÈ ERA UN MOMENTO DI ALLEGRIA POSITIVA DELL'OGGETTO NEI CONFRONTI DEL FRUITORE E DI RELAZIONE SIMPATICA FRA PERSONA E OGGETTO.


D: CI PUÒ RIFERIRE QUALCHE GIUDIZIO, QUALCHE RICORDO DI ALCUNI PERSONAGGI DI QUEGLI ANNI?


R: I FRATELLI CASTIGLIONI, SIA COME GRUPPO E OGGI, ACHILLE, SONO DEI PERSONAGGI STRAORDINARI, QUASI UN PO' COME DEI TEATRANTI DEL DESIGN. HANNO FATTO DELLE INSTALLAZIONI SOTTO FORMA DI PERFORMANCE, CON UNA GRANDE SENSIBILITÀ DI SCENOGRAFI, DI ARTISTI DELLA LUCE E CON UN RARISSIMO - PERCHÉ DI SOLITO IL DESIGN È RETORICO - SENSO DELL'IRONIA.


D: SENSO DELL'IRONIA O ANCHE FORSE SENSO DEL GIOCO? È QUALCHE COSA CUI LEI SI SENTE DI APPARTENERE, CON CASTIGLIONI?


R: A ME PIACE L'IRONIA, MI PIACE IL GIOCO, MI PIACE STARE MOLTO LONTANO DALLA RETORICA E PERTANTO FACCIO IN MODO CHE I MIEI OGGETTI ESPRIMANO QUESTE COSE, TRASFORMANDOSI IN UN CERTO SENSO IN GIOCATTOLI PER ADULTI, CHE PERÒ ABBIANO IN SÉ UNA MISTICA, UN SENSO DELLA RITUALITÀ, UNA COSCIENZA DI COMPORTAMENTO DELL'USO E DI UNA COSCIENZA DEI GESTI DEL VIVERE QUOTIDIANO.


D: COSA PUÒ DIRICI DI GIO PONTI?


R: IO NON HO MAI PENSATO DI AVERE MAESTRI NELL'ARCHITETTURA E NEL DESIGN, PERCHÉ SE DEVO CITARE UN MAESTRO CITO KANDINSKY, OPPURE CITO KLEE O I FUTURISTI. PERÒ SE DEVO CITARE UN MAESTRO NEL DESIGN È GIO PONTI, ANCHE PERCHÉ È LA PERSONA CHE MI HA MESSO IN MANO LA RIVISTA DOMUS QUANDO SI È RITIRATO DA DOMUS, ME L'HA AFFIDATA DAVANTI A UNA BOTTIGLIA DI CHAMPAGNE, GUARDANDOCI NEGLI OCCHI E IN QUEL MOMENTO CI SIAMO CAPITI MOLTO, MOLTO A FONDO.


D: LA SUA ESPERIENZA A DOMUS E A CASABELLA, NEGLI ANNI '70-75.


R: PRIMA DI FARE IL PROGETTISTA HO FATTO IL PROGETTISTA DI RIVISTE, E PER CINQUE ANNI HO DIRETTO CASABELLA, PER CINQUE ANNI HO DIRETTO MODO E PER CINQUE ANNI DOMUS, IN SOSTANZA MI CONSIDERO UN DESIGNER DI RIVISTE PERCHÉ LA RIVISTA PER UN DESIGNER CHE LA DIRIGE E LA PROGETTA È UN OGGETTO DI SERIE, UN OGGETTO DI DESIGN INDUSTRIALE PRODOTTO IN UN CERTO NUMERO DI MIGLIAIA DI COPIE. QUESTA ESPERIENZA MI HA FATTO APPROCCIARE IL PROGETTO IN UNA MANIERA LETTERARIA, CIOÈ IO SONO NATO ATTRAVERSO LA CRITICA E LO SCRIVERE, IL PROGETTO DISEGNATO E PERTANTO LA MIA ATTITUDINE ALL'APPROCCIO A QUALSIASI PROGETTO, ANCHE OGGI, È DI TIPO LETTERARIO.


D: LEI MI HA PARLATO DEL FUTURISMO, QUELLO STORICO. VUOL DARNE UN GIUDIZIO, UN PARERE?


R: CONSIDERO LE ARTI VISIVE COME UN MIX. NON MI PIACE DISTINGUERE LE DISCIPLINE FRA DI LORO; NON CONSIDERO L'ARCHITETTURA STACCATA DALLA DECORAZIONE O STACCATA DAL DESIGN, PER ESEMPIO. QUESTO FATTO È STATO MOLTO IMPLICITO E MOLTO CHIARAMENTE ESPRESSO DAI FUTURISTI, CHE AVEVANO UNA MISCELAZIONE DI DISCIPLINE ALTISSIMA, IL TUTTO TENDENTE COMUNQUE A UNA SINTESI DECORATIVA, PER CUI LA BASE METAPROGETTUALE DEI FUTURISTI È STATA LA DECORAZIONE E ANCHE LA BASE METAPROGETTUALE DEL MIO LAVORO.


D: MA NON VOLEVANO ANCHE CAMBIARE IL MONDO E IL MODO DI VIVERE?


R: SÌ, C'ERA ALEGGIANTE UN’UTOPIA DEL MODERNO E UNA UTOPIA DELLA VELOCITÀ, MENTRE DA PARTE MIA C'È UN'UTOPIA DELL'ETNICO E UN'UTOPIA DELLA CALMA.


D: IL DESIGN ANONIMO, È UNA DOMANDA DI STEFANO CASCIANI, IL DESIGN ANONIMO COSA LE SUGGERISCE?


R: ESISTONO UNA QUANTITÀ DI STRUMENTI NATI IN CERTO SENSO DA SÉ, UTILI AD AZIONI ANCHE MINIME OPPURE MOLTO UMILI: QUESTO È IL DESIGN ANONIMO, CHE PRODUCE CERTE VOLTE DEGLI OGGETTI DI ESTREMA SINTESI, DI ESTREMA RAFFINATEZZA PERCHÉ FRUTTO SOLO ESCLUSIVAMENTE DELLA PROPRIA FUNZIONE.


D: PER QUELLO CHE RIGUARDA GLI OGGETTI CASALINGHI, LE COSE CHE LEI HA FATTO PER LA ALESSI, CHE SPIRITO HANNO?


R: CON L'INDUSTRIA ALESSI HO UNA COLLABORAZIONE MOLTO LUNGA PERCHÉ RISALE A QUASI 20 ANNI FA, PER CUI ASSIEME ABBIAMO LAVORATO ALL'INVENZIONE DELLE LORO ATTITUDINI NEGLI ANNI '80 E POI NEGLI ANNI '90 E ADESSO STIAMO RAGIONANDO SU QUELLE DEL 2000. DA SEMPLICI PRODUTTORI DI STRUMENTI CASALINGHI PROGRESSIVAMENTE SONO DIVENTATI DEI PRODUTTORI DI QUEGLI OGGETTI CHE NOI CHIAMIAMO APPARTENENTI ALLE FABBRICHE ESTETICHE, CIOÈ IN UN CERTO SENSO SI METTONO ALLA PARI DELL'ARTE E SPESSO LA SOSTITUISCONO.


D: QUINDI UN CAVATAPPI O UN MACINAPEPE COME UNA SCULTURA?


R: UN CAVATAPPI O UN MACINAPEPE O UN BOLLITORE PER IL TÈ SONO DELLE SCULTURINE CHE POSSONO AVERE L'AMBIZIONE O LA PRETESA DI ESSERE SIMILI A UNA DI QUELLE CHE SI DICHIARANO ESSERE OPERE D'ARTE PURA.


D: UN PAESAGGIO CASALINGO È UN PAESAGGIO POETICO?


R: IL PAESAGGIO DEGLI OGGETTI DOMESTICI È UN PAESAGGIO POETICO CERTAMENTE E RITUALE.


D: E IL MOSAICO DI BISAZZA…


R: HO LAVORATO MOLTO PER UN'INDUSTRIA DI MOSAICI DI VETRO, VENETA, CHE SI CHIAMA BISAZZA. QUESTO GIOCO DI LAVORARE CON QUESTA INDUSTRIA MI È PIACIUTO MOLTO, PERCHÉ PERMETTE DI REALIZZARE DEI GRANDI ESITI VISIVI TRAMITE TESSERINE PICCOLE PICCOLE, CHE SONO DI 1 CM X 1 CM O 2 CM X 2. IL MATERIALE È ANTICHISSIMO, PERÒ IN UN CERTO SENSO È MODERNO PERCHÉ L'IMPRESSIONISMO HA USATO QUESTO FRAZIONAMENTO DELL'IMMAGINE IN TESSERINE OVVERO IN PENNELLATE E ALTRETTANTO HA FATTO IL PIXEL TELEVISIVO, PER CUI È UN MODO D'ESPRIMERSI CHE VA DA TEMPI ANTICHISSIMI A TECNICHE MODERNISSIME, QUESTO È MOLTO AFFASCINANTE.


D: COSA PUÒ DIRCI SU INDIVIDUO E GRUPPO?


R: QUESTO È UN PERIODO DELLA PROGETTAZIONE NEL DESIGN IN CUI COMPAIONO POCO I GRUPPI, LA TENDENZA È ALL'INTROSPEZIONE, ALL'INDIVIDUALITÀ, AL CERCARE I VALORI DENTRO SE STESSI, PIÙ CHE NEL COLLOQUIO CON ALTRI, E QUESTO FATTO SUCCEDE ANCHE A ME, LO TROVO MOLTO INTERESSANTE. CORRISPONDE PERÒ A UNA SORTA DI STASI PERCHÉ L'OSSIGENAZIONE DELLE IDEE AVVIENE ATTRAVERSO LA DIALETTICA E PERTANTO AVVIENE ATTRAVERSO IL LAVORO DI GRUPPO. OGNI TANTO COMPARE ANCHE UN GRUPPO, PER ESEMPIO IN OLANDA. C'È QUESTO RECENTISSIMO GRUPPO DI PERSONE MOLTO GIOVANI CHE SI CHIAMA ‘DROOG DESIGN’. HANNO UNA GRANDE ENERGIA COLLETTIVA. C'È SEMPRE, NEL MIO CASO PROPRIO,, UNA SPECIE DI SCONTRO TRA L'ESIGENZA DI STARE DA SOLO E L'ESIGENZA DI STARE CON IL GRUPPO; È UNA PICCOLA BATTAGLIA INTERIORE DIFFICILE DA RISOLVERE.


D: È RIMASTO DA DARE UN GIUDIZIO DA DARE SU MARCELLO NIZZOLI, COSA RAPPRESENTA, COSA HA RAPPRESENTATO?


R: SONO SEMPRE STATO AFFASCINATO DA QUEGLI AUTORI CHE RIESCONO A DISEGNARE TANTO UN GIOIELLO QUANTO UN CUSCINO QUANTO UN GRATTACIELO. E QUESTI SONO I GRANDI MAESTRI COME GIO PONTI, E ANCHE MARCELLO NIZZOLI CHE È UNA FIGURA ORIGINALISSIMA PERCHÉ IN UN CERTO SENSO È AUTODIDATTA SENSIBILISSIMO ALL'ESPRESSIONE VISIVA. HA COMINCIATO A PROGETTARE RICAMANDO SUI CUSCINI. QUESTA LEGGEREZZA E QUESTA DELICATEZZA E ATTENZIONE PSICOLOGICA AL PROGETTO ANZICHÉ SPAZIALE MI SEMBRA LA GRANDE CARATTERISTICA DI MARCELLO NIZZOLI.


D: PRIMA L’ABBIAMO INTERROTTA…


R: POTREI DIRE QUALCOSA SUL RAPPORTO TRA GEOMETRIA E PSICOLOGIA. IO NON PARTO DALLO SPAZIO NEL PENSARE A UN PROGETTO, PARTO DALLA PERSONA INTESA COME CORPO PSICHE E SPIRITO. ALLORA DETTO QUESTO SI COMINCIA A PROGETTARLA RAVVICINATAMENTE, CIOÈ GLI ABITI SONO LA PRIMA CASA RAVVICINATA DI UNA PERSONA, SUBITO CI SONO GLI OGGETTI, POI C'È LA STANZA E PIÙ È PSICOLOGICA E AL LIMITE PSICANALITICA MEGLIO È, E POI C'È LA CASA E POI C'È LA CITTÀ. INVECE SUCCEDE DI SOLITO VICEVERSA CHE SI PARTE DALLA GEOMETRIA STRUTTURATA DI UN TERRITORIO.


D: E DOVE SI ARRIVA FACENDO IL CAMMINO INVERSO?


R: BOH. L'ABITAZIONE CONTEMPORANEA E IL MODO DI DISTINGUERLA IN FUNZIONI CHE SONO FUNZIONI FUNZIONALI E RARAMENTE SPIRITUALI, PER CUI SI CUCINA E SI VA A DORMIRE PER ESSERE PRONTI LA MATTINA DOPO PER LAVORARE, SI HA PER CASO QUALCHE LIBRO DA QUALCHE PARTE, QUESTO MODO DI INTENDERE LA CASA MI SEMBRA SBAGLIATISSIMO. LA CASA DOVREBBE ESSERE UN PALCOSCENICO DI LIBERTÀ, UN PALCOSCENICO DI RICARICA ENERGETICA, QUESTO LO DICO DAL PUNTO DI VISTA MENTALE, INTELLETTUALE, L'UOMO DEVE SENTIRSI PROTAGONISTA E IL MASSIMO DI QUESTA POSSIBILITÀ CHE ESISTE NELLA SUA CASA PRIVATA.


D: MEDIANTE GLI OGGETTI?


R: PER QUANTO RIGUARDA L'ABITAZIONE, IL RAZIONALISMO PARLA AD ESEMPIO DI ‘EXISTENZ MINIMUM’, IO PARLEREI ‘EXISTENZ MAXIMUM’. PERCHÉ COSTRINGERE L'UOMO IN UNA CASA PICCOLISSIMA TUTTA LEGATA SOLO A DELLE FUNZIONI MATERIALI? LA CASA DEVE ESPRIMERE LA MENTE, LO SPAZIO PSICOLOGICO DELLA PERSONA, PERTANTO ANCHE SE PER FORZA DI COSE PICCOLA, DEVE SEMBRARE GRANDE E GLI OGGETTI DEVONO ESSERE OGGETTI CHE DANNO MOLTA SODDISFAZIONE ALL'USO. PRENDERE UN THÈ UNA VOLTA ERA UNA CERIMONIA, NON È CHE SI RISOLVE CON IL PRENDERE UNA BUSTINA IN UN BICCHIERE DI PLASTICA. QUESTA COSA È UNA COSA MOLTO IMPORTANTE, CAPIRE CHE LE AZIONI SONO RITI.


D: CHI È ALESSANDRO MENDINI?


R: IO NON SO PERCHÉ SONO DIVENTATO ARCHITETTO, SONO FORSE UN ARCHITETTO CHE NON VOLEVA ESSERE ARCHITETTO. QUELLO CHE VOLEVO FARE A UN CERTO PUNTO QUANTO STUDIAVO ERA IL ‘CARTOONIST’ E FORSE ANCHE IL PITTORE, FATTO STA CHE MI SONO TROVATO LAUREATO IN ARCHITETTURA E ALLORA ERA UNA SITUAZIONE UN PO' ANOMALA, PERCHÉ POI IL MIO INTERESSE SSI È SUBITO INDIRIZZATO VERSO LO SCRIVERE. E ALLORA, PIANO PIANO, FREQUENTANDO DELLE RIVISTE DI ARCHITETTURA, ESSENDO TEORICO E LETTERARIO IL MIO APPROCCIO ALL'ARCHITETTURA, SONO DIVENTATO DIRETTORE DI TRE RIVISTE. LA PRIMA ‘CASA BELLA’, NELLA QUALE HO ESPRESSO IL PERIODO, LA FORMULA DEL DESIGN RADICALE; LA SECONDA ‘MODO’, NELLA QUALE HO ESPRESSO LA FORMULA DEL DESIGN BANALE; E SUCCESSIVAMENTE ‘DOMUS’, CHE È STATA LA MIA STAGIONE DEL POST-MODERNISMO.
QUETI 15 ANNI DI ATTIVITÀ LETTERARIA SUL PROGETTO, MI HANNO CONDOTTO A CONOSCERE MOLTE SITUAZIONI UN PO' IN TUTTO IL MONDO. TRAMONTATO QUESTO PERIODO, QUESTA VOGLIA LETTERARIA, È SUBENTRATA ISTINTIVAMENTE LA VOGLIA DI DISEGNARE E DI PROGETTARE, PER CUI PRIMA CON LO STUDIO ALCHIMIA, CHE È QUEL GRUPPO DI RADICAL DESIGN CHE NEGLI ANNI OTTANTA INSIEME A MEMPHIS HA SCONVOLTO IL DESIGN FUNZIONALISTA, POI CON IL MIO ATELIER, FATTO CON MIO FRATELLO FRANCESCO, HO COMINCIATO A PROGETTARE. PRIMA RIFIUTAVO IL PROGETTO COSTRUITO (LA COSA CHE MI TURBA SEMPRE È VEDERE COSTRUITE LE IDEE CHE PENSO), MA POI HO ACCETTATO, PERCHÉ INTERESSATO O COMUNQUE INCURIOSITO DAL VEDERE DELLE COSE REALIZZATE. UN PO' ANOMALO, PERCHÉ SEMPRE MOLTO AUTOCRITICO E NON DIRETTAMENTE INTERESSATO AL RISULTATO SPECIFICO DI CIASCUN OGGETTO, MA INTERESSATO AD EMETTERE, AD OTTENERE UNA VISIONE FANTASTICA, UNA SPECIE DI FIABA CALEIDOSCOPICA, FRUTTO DELL'INSIEME DEI VARI OGGETTI, GRANDI O PICCOLI. SONO UNA SPECIE DI PROGETTISTA DI UNA VIA LATTEA. E QUESTE COSE REALIZZATE, PER CERTI VERSI RIGOROSAMENTE DA SOLO, PERCHÉ HO BISOGNO DI UN'ESTREMA SOLITUDINE, ANCHE UMANA CERTE VOLTE, PER PENSARE O PER SPINGERMI VERSO CERTE RICERCHE, E PER ALTRI VERSI IN ÉQUIPE, PERCHÉ DI TEMPO IN TEMPO HO LAVORATO CON MOLTE ÉQUIPE. E IL MIO STESSO STUDIO È UNA ÉQUIPE DOVE LE PERSONE HANNO MOLTO SPAZIO DI AUTONOMIA INVENTIVA. PER CUI, SONO ANCHE UN PO' UN ARCHITETTO-DIRETTORE D'ORCHESTRA.


D: IN QUESTO SUO ITER, COSA SONO GLI OGGETTO AD USO SPIRITUALE?


R: LA PAROLA ‘OGGETTI AD USO SPIRITUALE’ È INIZIATA PER ME VARI ANNI FA, CON IL CONCETTO CHE UN OGGETTO DEVE CONTENERE UN'ANIMA, UNA SUA RELIGIOSITÀ, DEVE ESSERE PRIMA EMOZIONALE, DEVE COLLOQUIARE CON LE PERSONE IN MANIERA COMMOSSA DIREI E POI FUNZIONALE.
IL MONDO CONTEMPORANEO, CHE È COSÌ VIOLENTO, CHE È COSÌ DURO, SIA NEL RAPPORTO FRA LE PERSONE, CHE IN QQUELLO URBANO, MI HANNO CONDOTTO A PENSARE CHE GLI OGGETTI DEVONO ESSERE RELIGIOSI.


D: ECCO, ALLORA, IL SUO RITORNO ALL'ARCHITETTURA E LA PROGETTAZIONE DEL MUSEO DI GRONINGEN…


R: ALL'EPOCA DELLO STUDIO ALCHIMIA AVEVO FATTO UN'ESPERIENZA CREDO INTERESSANTE: AVEVAMO FATTO UN MOBILE CHE SI CHIAMAVA ‘MOBILE INFINITO’. SI TRATTAVA DI UN MOBILE CONTINUO, NEL SENSO CHE PROCEDEVA INDEFINITAMENTE SIA NELLE TIPOLOGIE CHE NELLA QUANTITÀ DI AUTORI COINVOLTI. ERA UNA COSTRUZIONE NON MODULARE, MA APERTA A LIBERO ASSEMBLAGGIO, PERTANTO UN PATCHWORK. QUESTA ESPERIENZA MI È RISULTATA MOLTO UTILE QUANDO POI HO COMINCIATO A FARE L'ARCHITETTO. IL PERSONAGGIO CHE MI HA CHIAMATO A FARE LA MIA PRIMA ARCHITETTURA, È STATO L'INDUSTRIALE ALBERTO ALESSI, CHE È UN MIO AMICO E CHE MI HA DETTO TESTUALMENTE: ‘MI INTERESSA CHE TU MI FACCIA LA CASA, PERCHÉ TU NON SEI UN ARCHITETTO’. IO NON MI SONO ARRABBIATO PER QUESTA AFFERMAZIONE, POICHÉ LA RITENGO ABBASTANZA GIUSTA; IN SOSTANZA, PER QUELLA CASA, CHE È STATA STUDIATISSIMA, È STATA MOLTO ANALIZZATA SUL PIANO DELLA REATTIVITÀ PSICOLOGICA DEI SUOI ABITANTI AGLI SPAZI, HO COINVOLTO ALCUNI AUTORI, PER CUI ESSA STESSA È DIVENTATA UN PATCHWORK. CI HA LAVORATO BOB VENTURI, CI HA LAVORATO ALDO ROSSI, ETTORE SOTTSASS, ACHILLE CASTIGLIONI, ANDREA BRANZI, RICCARDO DALISI, ECC. QUESTA È STATA LA MIA PRIMA PICCOLA MOSSA D'ARCHITETTURA, MA MOLTO INTENSA COME ESPERIENZA. A UN CERTO PUNTO POI, QUALCHE ANNO DOPO, HA SUONATO IL CAMPANELLO DELLO STUDIO UN SIGNORE OLANDESE. ERA IL DIRETTORE DEL MUSEO DI GRONINGEN IN OLANDA, NEL NORD DELL'OLANDA, CHE DOVEVA FARE LA NUOVA SEDE E MI HA CHIESTO DI PROGETTARE IL MUSEO. E IO COME POTEVO DIRE DI NO? HO DETTO DI SÌ E MI SONO TROVATO A FARE UN'ESPERIENZA COME QUELLA DELLA CASA ALESSI, MA INGIGANTITA, MOLTO, MOLTO PIÙ IMPEGNATIVA, TRATTANDOSI DI UN EDIFICIO PUBBLICO DI GRANDI DIMENSIONI E POI ANCHE PER LA TIPOLOGIA DEL MUSEO, CHE OGGI È SENZ'ALTRO LA TIPOLOGIA ARCHITETTONICA PIÙ IMPEGNATIVA.


D: IL DESIGN È MEGLIO DELL'ARCHITETTURA, LA CASA È MEGLIO DELL'EDIFICIO?


R: L'ARCHITETTURA NASCE NON DALLA CITTÀ, MA ALLA ROVESCIA, CIOÈ NASCE DAL CORPO UMANO, PERCHÉ EVIDENTEMENTE IL CENTRO DI QUALSIASI INTERESSE SPAZIALE È L'UOMO. ALLORA, LA PRIMA ARCHITETTURA ACCANTO ALL'UOMO SONO I SUOI VESTITI, FRA IL VESTITO E IL CORPO UMANO NON C'È SPAZIO, PERÒ L'ABITO VA CONSIDERATO UN'ARCHITETTURA SOFFICE, MOLLE, GENTILE, UN PO' FEMMINILE. SUBITO DOPO VIENE LA STANZA, CHE È LO SPAZIO PIÙ RAVVICINATO E COME TALE PIÙ CHE UNO SPAZIO GEOMETRICO È UNO SPAZIO PSICOLOGICO, CIOÈ UNA SPECIE DI ESTENSIONE DELLA MENTE, ESTENSIONE DEL CERVELLO E DELLA PSICHE. POI C'È L'AGGREGATO DI STANZE, CHE È LA CASA SINGOLA, POI C'È LA CASA PER TANTE PERSONE, L'ISOLATO, LE STRADE E LA CITTÀ. ECCO, ALLORA NEL MIO CASO, A QUALSIASI DIMENSIONE IO RAGIONI, PARTO DAL CORPO UMANO E DALLA SUA DIMENSIONE.


D: E L'OGGETTO DI MENDINI CHE COLLOCAZIONE HA IN QUESTO RAPPORTO NELLA STANZA?


R: L'OGGETTO FA PARTE DEL MICRO-AMBIENTE ED È UNA SPECIE DI PROTESI DEL CORPO, PERCHÉ IL MICRO-AMBIENTE È ORGANIZZATO DALLA PERSONA, COME ESTENSIONE DEL CORPO VERSO ALTRI STRUMENTI, PERCHÉ IO POSSO NON USARE UNA TAZZA, MA USARE DUE MANI RACCHIUSE PER BERE. PER CUI, I PRIMI STRUMENTI A DISPOSIZIONE DELL'UOMO SONO DEI PEZZI DEL CORPO, DOPO DI CHE ARRIVANO GLI OGGETTI. QUESTO DAL PUNTO DI VISTA STRUMENTALE, DOPO DI CHE C'È QUESTO IN PIÙ CHE DEVE DARE L'OGGETTO, CHE SI PONE COME AMICO, COME ATTORE COMPARTECIPE ALLA VITA DELLA PERSONA, E PERTANTO DEVE ESSERE UN AMICO EMOZIONALE.


D: COME È NATA LA SUA COLLABORAZIONE CON BOB WILSON PER LO SPETTACOLO SULL'ANNIVERSARIO DI ‘DOMUS’?

((PUNTATA SU DOMUS))

R: SAPEVO CHE C'ERA L'IDEA DI COMMEMORARE L'ANNIVERSARIO DI ‘DOMUS’ CON UNO SPETTACOLO DI WILSON E QUESTA IDEA MI È SEMBRATA ESTREMAMENTE INTERESSANTE, PASSARE DAL CONCETTO MOLTO RETORICO E ANTICO DI MOSTRA, A UNA COMUNICAZIONE DIVERSA, CIOÈ DI TIPO TEATRALE. A UN CERTO PUNTO MI HANNO TELEFONATO WILSON E FRANÇOIS BURKHARDT, IL DIRETTORE DELLA RIVISTA, PROPONENDOMI DI INTERVENIRE IO NEL MODULO CHE RIGUARDAVA LA MIA DIREZIONE. LO SPETTACOLO ERA DIVISO IN MODULI, SECONDO DECENNI, E MI È STATO CHIESTO DI OCCUPARMI DEL DECENNIO DEGLI ANNI OTTANTA, PER CUI MI SONO INSERITO NELLA STRUTTURA, GENIALE SECONDO ME, DEL NUOVO SPETTACOLO DI WILSON, CON LA MIA COMUNICAZIONE. È RISULTATA UN PO' ANOMALA RISPETTO A TUTTO IL RESTO FATTO DA WILSON, PERCHÉ LUI HA QUESTO MODO FRAMMENTARIO E MOLTO ISTINTIVO DI SELEZIONARE L'ESTETICA DELLE IMMAGINI, PER CUI HA GIOCATO IN MANIERA MOLTO LIBERATORIA, FACENDO UN EXCURSUS ALL'INTERNO DELLE PAGINE DELLA RIVISTA, SENZA PREOCCUPARSI DELLA VERA STORIA DELLA RIVISTA. LA PARTE CHE HO FATTO IO È STATA PIÙ STORICA, DIREI, CIOÈ HA CERCATO DI RISPECCHIARE LA REALTÀ DELLA RIVISTA NEGLI ANNI OTTANTA. ESSENDO PERÒ LA MIA ATTITUDINE IN QUEL PERIODO MOLTO POETICA, MOLTO ROMANTICA, ANCHE UN PO' ASTRATTA, SI È AMALGAMATA - SPERO BENE - CON LO SPETTACOLO DI WILSON. È UN'ESPERIENZA PER ME MOLTO IMPORTANTE IL TENTATIVO E L'IPOTESI DI FARE DEL TEATRO: OGNI TANTO MI È CAPITATO CON SCENOGRAFIE. MA MI AFFASCINA MOLTO FARE ANCHE DELLA REGIA DI TEATRO.


D: QUINDI TEATRO, PROGETTO E DESIGN POSSONO IN FONDO ANDARE ASSIEME?


R: L'ARCHITETTURA OGGI, SECONDO ME, È INTERESSANTE QUANDO È MISCELATA, CIOÈ QUANDO UNO FA UNA CHIESA PENSANDO CHE SIA UN TEATRO O QUANDO FA UN TEATRO PENSANDO CHE SIA UN UFFICIO O QUANDO FA UN UFFICIO PENSANDO CHE SIA UNA CASA D'ABITAZIONE ECCETERA. PER CUI, PER ESEMPIO, LE MIE ARCHITETTURE SONO SEMPRE TRASLATE VERSO FUNZIONI CHE NON COMPETONO LORO E PERTANTO UN'ABITAZIONE PRIVATA, PER ESEMPIO, È UN PALCOSCENICO, DOVE L'ABITANTE È L'ATTORE, IL PRIMO ATTORE.


D: COSA PUÒ DIRCI DI CARLO MOLLINO? COSA HA RAPPRESENTATO NELLA STORIA DELLA PROGETTAZIONE, SOPRATTUTTO DEL DESIGN E POI CERTAMENTE ANCHE DELL'ARCHITETTURA?

((PUNTATA MOLLINO))

R: CARLO MOLLINO È UN PERSONAGGIO ESTREMAMENTE INTERESSANTE E ANCHE IMPORTANTE. PROBABILMENTE LA PRIMA COSA CHE VIENE IN MENTE È LA SUA TOTALE LIBERTÀ DA QUALSIASI VINCOLO TECNICO, TEORICO O ACCADEMICO DELLE TRADIZIONI, PER CUI È UN INVENTORE ASSOLUTO DELLA SUA ATTIVITÀ DI PROGETTISTA. IN UN CERTO SENSO HA UN ASPETTO ANTICHISSIMO, PERCHÉ CERTI SUOI MOBILI SOMIGLIANO ALLO SCHELETRO DEI BRONTOSAURI E UN ASPETTO MODERNISSIMO PERCHÉ CERTI ALTRI SUOI MOBILI SEMBRANO DA FANTASCIENZA, CIOÈ SEMBRANO SCENOGRAFIE DI FANTASCIENZA. PER CUI, HA GIRATO ATTORNO AGLI ANNI CINQUANTA O SESSANTA, CHE SONO STATI IL SUO GRANDE MOMENTO, IN UNA MANIERA LIBERISSIMA CON L'INTRODUZIONE ANCHE DI QUESTA VENA ESPLICITAMENTE EROTICA O QUASI PORNOGRAFICA, CHE LO RENDE UN FENOMENO UNICO NEI COLORI, NELLE FORME, NELLE ATTITUDINI.


D: E CHE COSA HA LASCIATO, DICIAMO, PER IL DESIGN CHE È ARRIVATO DOPO, MOLLINO? C'È UN'EREDITARIETÀ CUI SI PUÒ ANCORA OGGI ATTINGERE?


R: MOLLINO È STATO MOLTO INDIVIDUALISTA, PER CUI NON SI PUÒ PARLARE DI LUI COME DI UN MAESTRO. SI PUÒ PRENDERE ESEMPIO DAL VALORE DELLA SUA LIBERTÀ.
(…)
PROGETTARE O NON PROGETTARE È UNA QUESTIONE IMPORTANTE. L'EPOCA MODERNA HA CONTINUAMENTE E OSSESSIVAMENTE PROGETTATO, PRODUCENDO DELLE CATASTROFI INENARRABILI. ALLORA, L'IDEA CHE VIENE È QUELLA DI NON PROGETTARE O DI DEPROGETTARE, O COMUNQUE DI PREVEDERE MOLTO MENO. LA NEW AGE, PER ESEMPIO, E LO STESSO POST-MODERNISMO SONO MOLTO DISPONIBILI A UN'AUTOCRITICA, A UN'IDEA LABIRINTICA E NON MONODIREZIONALE DEL PROGETTO. ECCO, IL MIO CONCETTO È CHE IL MOVIMENTO DEL PROGETTO SIA UN MOVIMENTO INDEFINITO E CON MOLTE STRADE ANCHE CONTRADDITTORIE FRA DI LORO.


D: COSA PENSA DELL'ARCHITETTURA IN ITALIA OGGI? COME POTRÀ ESSERE IL FUTURO?


R: DUNQUE, L'ARCHITETTURA IN ITALIA OGGI È SOFFERENTE, SECONDO ME, PERCHÉ NON C'È NESSUNA IPOTESI POLITICA PER LO SVILUPPO DELL'ARCHITETTURA. LA PROGRAMMAZIONE È SCADENTE, SEMPRE LEGATA A PICCOLI MOVIMENTI DI PICCOLA POLITICA E NON C'È UN'UTOPIA URBANA O DELLE UTOPIE METROPOLITANE IN NESSUNA CITTÀ, PER CUI IL VALORE DEGLI ARCHITETTI ITALIANI, SIA QUELLI FAMOSI CHE LAVORANO ALL'ESTERO E NON IN ITALIA, SIA DI QUELLI GIOVANI CHE HANNO LE LORO ENERGIE, VIENE COMPLETAMENTE FRUSTRATO.
INTERVISTA FRANCESCO MENDINI, FRATELLO DI ALESSANDRO, ARCHITETTO


D: IN QUESTO ATELIER MENDINI DI QUALI ASPETTI DELLA PROGETTAZIONE LEI, FRANCESCO MENDINI, SI OCCUPA?


R: IO MI OCCUPO DELLA PARTE PIÙ PRATICA DELLE FACCENDE SIA DI GESTIONE DELLO STUDIO, CHE DI GESTIONE DEL PROBLEMA OGGETTI; CIOÈ CERCO DI FARE IN MODO CHE I PROGETTI FUNZIONINO.


D: PERCHÉ LA PROGETTAZIONE COSÌ ‘CALEIDOSCOPICA’ PONE DEI PROBLEMI?


R: UNA PARTE FONDAMENTALE DELLA PROGETTAZIONE È QUELLA DI FARE IN MODO CHE OGNI PROGETTO CHE SI FA, SIA UN PROGETTO REALISTICO, PRIMA COSA DEVE AVERE LA SUA FUNZIONE PRECISA E POI L'IMMAGINE SI DEVE ADATTARE A QUESTA FUNZIONE.


D: MA C'È AUTONOMIA? OSSIA, OGNI SINGOLO È AUTONOMO IN QUESTA PROGETTAZIONE O C'È UNA SPECIE DI SCHIERAMENTO?


R: DI REGOLA? IL MODO NEL QUALE NOI LAVORIAMO QUI È FATTO IN QUESTO MODO: C'È UN NUOVO PROGETTO CHE ARRIVA, SI PARLA, IO E MIO FRATELLO NE PARIAMO E NE PARLIAMO CON I COLLABORATORI CHE RITENIAMO CHE SIANO ADATTI A FORMARE UN GRUPPO PER QUEL PROGETTO, SI FANNO DELLE RIUNIONI DI IMPOSTAZIONE, POI CHI CI LAVORA SOPRA PORTA AVANTI IL PROBLEMA, PORTA DELLE IDEE AD ALTRE RIUNIONI ED È UN CONTINUO DIALOGO TRA DI NOI CHE PORTA PIAN PIANO ALLE SOLUZIONI.
NOI LAVORIAMO CON CONTINUE RIUNIONI TRA I GRUPPI DI LAVORO, RIUNIONI SUL PROGETTO, DAVANTI AI DISEGNI, CON I CLIENTI, SUL LUOGO E CONTINUAMENTE È UN DIALOGO TRA NOI E I NOSTRI COLLABORATORI, INSIEME ANCHE AI CLIENTI.


D: COME NASCE UN PROGETTO, OSSIA SI PARTE DA UN'IDEA, DA UNO SCHIZZO, DA UN MODELLO, DA UN'ELABORAZIONE A COMPUTER? COME NASCE UN PROGETTO?


R: SI PARTE DA TUTTA UNA SERIE DI DATI, CHE SONO IL BRIEFING, QUELLO CHE CI CHIEDE IL CLIENTE O IL PROGETTO, POI NOI ELABORIAMO UNA SERIE DI CONCETTI CHE VOGLIAMO INSERIRE IN QUESTO PROGETTO E LI MESCOLIAMO IN CONTINUE DISCUSSIONI CON I NOSTRI COLLABORATORI.


D: MA, ALESSANDRO MENDINI, DICIAMO, È UN CREATIVO CHE LASCIA SPAZIO AGLI ALTRI O NO?


R: ESISTE UNA SERIE DI CONCETTI, DI IMMAGINI, CHE SONO UN PO' GLI INGREDIENTI DELLA NOSTRA CUCINA, CHE VENGONO MESCOLATI DI VOLTA IN VOLTA, MA IL CUOCO NON È NECESSARIAMENTE ALESSANDRO MENDINI, POSSONO ESSERE ALTRE PERSONE CHE HANNO UNA LORO AUTONOMIA FORTE E CHE POI PORTANO ALLA DISCUSSIONE LE LORO ELABORAZIONI E VENGONO POI RIVISTE E A VOLTE RIELABORATE, A VOLTE NO, MA HANNO UNA LORO AUTONOMIA E NOI CI TENIAMO MOLTO A QUESTO ANCHE.


D: QUESTI ELEMENTI DI BASE, SE LEI LI DOVESSE SINTETIZZARE, COSA SONO? FORMA, COLORE, FILOSOFIA?


R: SONO ELEMENTI DI LINGUAGGIO, COME DELLE LETTERE DI UN ALFABETO O ANCHE DEI CONCETTI. UN MODO DI USARE IL COLORE, UN MODO DI USARE CERTE IMMAGINI E UN MODO DI RICERCARE GLI ELEMENTI DI BASE DELLA PROGETTAZIONE.


D: QUESTI PROGETTI POI IN EFFETTI SONO PROGETTI CHE COMUNICANO NELLA LORO LINGUA IN TUTTO IL MONDO, PERCHÉ?


R: NOI LAVORIAMO MOLTO FUORI DALL'ITALIA E LA CARATTERISTICA DELLA NOSTRA PROGETTAZIONE VIENE ANCHE CONSIDERATA MOLTO ITALIANA. QUELLO CHE C'È DI ITALIANO FORSE È UN PO' IL MODO DI NON ESSERE SPECIALIZZATI IN UN SETTORE MOLTO PRECISO, MA DI AVERE UNA VISIONE UN POCHINO PIÙ GENERALE E MESCOLARE MOLTE COSE DIVERSE ALL'INTERNO DELLA PROGETTAZIONE.


D: NELLE FASI DELLA PROGETTAZIONE È PIÙ INTERESSANTE, È PIÙ IMPORTANTE SECONDO LEI IL DISEGNO, LA REALTÀ ELABORATA, QUINDI UNA REALTÀ VIRTUALE DELLO SCHERMO E QUINDI DEL COMPUTER O COSA?


R: MA, PIÙ IMPORTANTE DI SICURO È LA PARTE PIÙ BELLA E PIÙ CREATIVA DELLO SCHIZZO, DEL PROGETTO CHE SI FA SULLA CARTA… DOPO BISOGNA FAR STARE TUTTA QUELL'IMMAGINAZIONE NEL COMPUTER.


D: COME STA L'IMMAGINAZIONE DENTRO IL COMPUTER?


R: STA ABBASTANZA STRETTA, DEVO DIRE.


D: COM'È QUESTA SITUAZIONE NELLO STUDIO MENDINI, NELL'ATELIER? È TUTTO COSÌ IDILLIACO O C'È QUALCHE PROBLEMA? OGNUNO HA IL PROPRIO SPAZIO?


R:SÌ, PENSO PROPRIO DI SÌ, OGNUNO HA IL PROPRIO SPAZIO, SÌ.


D: LEI HA ELABORATO IL PROGETTO DI GRONINGEN, NO? E L'HA ELABORATO CON IL COMPUTER?


R: NO, ALL'EPOCA NON LAVORAVO CON IL COMPUTER, È STATO TUTTO FATTO A MANO.

ALESSANDRO MENDINI

 

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