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RENZO ZORZI

 

BIOGRAFIA

OPERATORE CULTURALE NATO A MONTORIO VERONESE NEL 1921. REDATTORE DEL GIORNALE ‘L’ARENA’ DI VERONA, VIENE CHIAMATO DA A. OLIVETTI ALLE ‘EDIZIONI DI COMUNITÀ’, DIVENENDONE DIRETTORE. DAL 1967 HA CURATO LE RELAZIONI CULTURALI DEL GRUPPO OLIVETTI. LE PIÙ IMPORTANTI OPERAZIONI CULTURALI DELL’AZIENDA RECANO LA SUA FIRMA.

INTERVISTA


D: BUONASERA, DR. ZORZI. GRAZIE DI ESSERE QUI CON NOI.


R: GRAZIE A LEI.


D: L'OLIVETTI È STATA UNA DELLE PRIME GRANDI INDUSTRIE ITALIANE A CHIAMARE DEI PROGETTISTI (ARCHITETTI E INGEGNERI) PER DISEGNARE DEI PRODOTTI NELLA REDAZIONE DEL DESIGN, COME OGGI SI FA COMUNEMENTE.
QUAL ERA, INVECE, IL CONCETTO GENERALE DELL'EPOCA, NEI PRIMI DECENNI DEL NOVECENTO, RISPETTO AL PROBLEMA DEL DISEGNO DEI PRODOTTI? NASCEVANO SPONTANEAMENTE DALL'INVENZIONE DEGLI INDUSTRIALI E DEI TECNICI?


R: PENSO CHE SPONTANEAMENTE NON NASCA NULLA, MAI. TUTTO QUELLO CHE È STATO PRODOTTO NEL MONDO HA SEMPRE AVUTO QUALCUNO CHE L'HA PENSATO. IN PARTICOLARE, DA QUANDO ESISTE IL SISTEMA INDUSTRIALE, CIOÈ IL MODO DI PRODURRE QUALCOSA ATTRAVERSO LE MACCHINE, C'È SEMPRE STATA LA NECESSITÀ DI DISEGNARLO IN MODO UN PO' SPECIALE PERCHÉ LE MACCHINE NON RIESCONO A PRODURRE TUTTO: CI SONO DELLE CURVE NELLE LAMIERE. CI SONO ALTRE COSE, DEI METALLI CHE DEVONO ESSERE MOLTO BEN PREPARATI PRIMA. SOLO CHE NEL NOVECENTO, A UN CERTO MOMENTO, IN PARTE IN AMERICA, IN PARTE IN TUTTI I PAESI INDUSTRIALI (IN GERMANIA, IN INGHILTERRA) SI È DATA SEMPRE MOLTA ATTENZIONE AL FATTO DEL DESIGN DEI PRODOTTI, PERCHÉ QUESTO ERA UN PROBLEMA DI ECONOMICITÀ, ERA UN PROBLEMA DI NECESSITÀ CHE TUTTI I PRODOTTI FOSSERO UGUALI E NON CI FOSSERO DIFFERENZE, COME QUANDO UN PRODOTTO È FATTO DA UN ARTIGIANO CHE PRATICAMENTE OGNI SINGOLO OGGETTO HA QUALCHE SUA PARTICOLARITÀ. E, QUINDI, SI È COMINCIATO A STUDIARLO.
L'OLIVETTI IO CREDO CHE SIA STATA TRA LE PRIME. NEI DISCORSI CHE FACEVA L'INGEGNER CAMILLO OLIVETTI, DOPO I PRIMI DEL NOVECENTO (L'INDUSTRIA, COME LEI SA, È NATA NEL 1908), CI SONO DELLE ANNOTAZIONI CHE PARLANO SPECIFICAMENTE DELLA FORMA DEI PRODOTTI. AGGIUNGA CHE I PRODOTTI, COME QUELLI CHE FACEVA ALLORA L'OLIVETTI, CIOÈ MACCHINE PER SCRIVERE E, POI PIÙ TARDI, MACCHINE PER IL CALCOLO, POI TELESCRIVENTI, E COSÌ VIA, SONO TUTTI BASATI SU UN FATTO: CHE CIOÈ SONO PRODOTTI ATTRAVERSO I QUALI SI DEVE LAVORARE DALLA MATTINA ALLA SERA (A QUELL'EPOCA I TEMPI ERANO ANCORA PIÙ LUNGHI), E QUINDI NELLA COSCIENZA DELL'INGEGNER CAMILLO C'ERA CHE QUESTE MACCHINE DOVESSERO ESSERE PROGETTATE CON UN GRANDE PENSIERO RIVOLTO ALL'UTILIZZATORE.
IN PARTICOLARE, C'ERANO PROBLEMI DI ALFABETI, DI SCRITTURA, DI LEGGIBILITÀ, DI AVERE LA COMODITÀ DI POTER ARRIVARE AI MECCANISMI, ANCHE QUELLI PIÙ LONTANI. ERANO PRODOTTI, ALLORA, ABBASTANZA COMPLICATI, CHE POI CON L'ELETTRONICA SI SONO MOLTO SEMPLIFICATI. QUINDI, DICIAMO CHE LA VERA STAGIONE DEL DESIGN PER L'OLIVETTI INIZIA NEGLI ANNI TRENTA QUANDO COMINCIA AD OCCUPARSENE DIRETTAMENTE L'INGEGNER ADRIANO OLIVETTI, CIOÈ IL FIGLIO DEL FONDATORE.
QUESTO INGEGNERE ERA, IN REALTÀ, UN INTELLETTUALE DI TIPO MOLTO SENSIBILE, MOLTO AGGIORNATO. CONOSCEVA IL PENSIERO ESTETICO EUROPEO DI QUEGLI ANNI E SI ERA POSTO UN PROBLEMA PRECISO, CHE TUTTO QUELLO CHE VENIVA PRODOTTO DALL'AZIENDA E CHE VENIVA DIRETTAMENTE PERCEPITO DAL PUBBLICO, CIOÈ DALLE FABBRICHE ALLA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA E DI ALTRO GENERE, ALLA FORMA DEI PRODOTTI, ALLA STESSA URBANIZZAZIONE DEL TERRITORIO IN CUI LE FABBRICHE AVVENIVANO, AI PALAZZI PER UFFICI, ALLE CASE PER DIPENDENTI, E COSÌ VIA, APPARTENESSE A UNO STESSO TIPO DI CULTURA E NON FOSSE IN QUALCHE MODO CASUALE. QUINDI, HA COMINCIATO A RACCOGLIERE ALCUNE PERSONE CHE LA PENSAVANO COME LUI.
HA COMINCIATO CON IL FARE UN PIANO REGOLATORE DELLA VALLE D'AOSTA, PERCHÉ A QUELL'EPOCA IVREA ERA STATA ANNESSA DAL FASCISMO ALLA VALLE D'AOSTA PER SNAZIONALIZZARE E PER IMPEDIRE CHE LA VALLE D'AOSTA POTESSE ESSERE UNA ZONA A LINGUAGGIO FRANCESE E, QUINDI, CHE IL FRANCESE DOVESSE ESSERE INSEGNATO NELLE SCUOLE. QUINDI, L'AVEVA STACCATA DALLA PROVINCIA DI TORINO.
QUINDI, QUI COMINCIÒ CON IL FARE UN PIANO REGOLATORE DELLA VALLE D'AOSTA ANCORA NEGLI ANNI TRENTA. POI, COMINCIÒ A FARE DELLE FABBRICHE CHE FOSSERO ALL'ALTEZZA DEL MEGLIO CHE SI PRODUCEVA IN EUROPA IN QUELL'EPOCA. C'ERANO STATI DEI GRANDI ESEMPI, DALLA FABBRICA DELLA ZEISS IN GERMANIA, ALLE FABBRICHE DI BEHRENS, ALLE PRIME COSTRUZIONI DI GROPIUS E DI ALTRI ARCHITETTI. E POI IL DISEGNO DEI PRODOTTI, IL DISEGNO DEGLI ALFABETI. NON DIMENTICHIAMO CHE PER L'OLIVETTI GLI ALFABETI SONO UNA COSA IMPORTANTISSIMA PERCHÉ PRODUCEVAMO MACCHINE CHE ANDAVANO IN TUTTI I PAESI E CHE DOVEVANO SCRIVERE IN TUTTI GLI ALFABETI.
E POI TUTTA LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA, TUTTE LE PARTECIPAZIONI A FIERE E MOSTRE, CIOÈ TUTTO QUELLO, ATTRAVERSO IL QUALE, SI PERCEPIVA L’IMMAGINE DELL’AZIENDA.


D: COM'È RIUSCITA L'OLIVETTI A COSTRUIRE E A MANTENERE IL SUO LIVELLO PROGETTUALE E SOCIALE INDIPENDENTE DAL FASCISMO?


R: BEH, PER LA GRANDE DETERMINAZIONE CON CUI L'AVEVA INTRAPRESA E PER LA CHIAREZZA DELLE IDEE. I TEMPI ERANO NATURALMENTE MOLTO DIFFICILI, MA CONTINUAVA A ESSERCI IN ITALIA UN CERTO TIPO DI CULTURA CHE POTEVA IN QUALCHE MODO SVILUPPARSI, ANCHE SE LE IDEE DEL FASCISMO ERANO DIVERSE.
PER LA OLIVETTI IL PROBLEMA FU PARTICOLARMENTE DIFFICILE PERCHÉ L'INGEGNER CAMILLO, CIOÈ IL FONDATORE, ERA SCHEDATO ALLA QUESTURA COME SOVVERSIVO, COME FORSE SAPETE O COME È VENUTO FUORI, FORSE, DA ALTRI DISCORSI CHE AVETE FATTO. IL FIGLIO ADRIANO AVEVA FATTO QUESTO PROGETTO DI URBANIZZAZIONE COMPLETA DI TUTTA LA VALLE D'AOSTA, QUESTO PROGETTO CHE HA INCONTRATO L'APPROVAZIONE DI MOLTI URBANISTI E DI MOLTI ARCHITETTI ED ERA STATO APPROVATO DA BOTTAI, ALLORA MINISTRO DELL'ISTRUZIONE, IL QUALE LO PRESENTÒ A MUSSOLINI PERCHÉ SI POTESSE FARNE UNA ESPOSIZIONE PERCHÉ ERA IL PRIMO PIANO A LIVELLO SCIENTIFICO E A LIVELLO REGIONALE. C'È QUESTA DOMANDA DI BOTTAI ALL'ARCHIVIO DI STATO E C'È UN GRANDE ‘NO’ SCRITTO DA MUSSOLINI. QUINDI, LE DIFFICOLTÀ EFFETTIVE ESISTEVANO. MA, TUTTAVIA, LA QUALITÀ DELLE COSE CHE SI FACEVANO ERANO TALI, PER CUI RIUSCIRONO A VINCERE; LA NECESSITÀ, POI, DI CONQUISTARE MERCATI STRANIERI, CHE ALLORA C'ERA (ERA MOLTO FORTE), PROBABILMENTE FACILITARONO. E POI I GRANDI NOMI CHE COLLABORARONO CON LUI: GRANDI ARCHITETTI E GRANDI AMICI DI VARI PAESI.
ERA UN PERSONAGGIO CHE AVEVA UN'AUDIENCE EUROPEA FIN DA QUANDO ERA ANCORA MOLTO GIOVANE. AVEVA COMINCIATO I SUOI VIAGGI NEGLI STATI UNITI MOLTO PRESTO. NEL 1925 ERA STATO IN RUSSIA, DOVE SI COMINCIAVANO ANCHE LÌ DEGLI ESPERIMENTI DI DESIGN, DI ARCHITETTURA NUOVA. INSOMMA, CON LA GRANDE VITALITÀ DELLE IDEE, CON LA FORZA PERSUASIVA DEI RISULTATI - DICIAMO - LA OLIVETTI HA POTUTO ANDARE AVANTI E SVILUPPARSI, ANCHE IN QUEL PERIODO, ABBASTANZA BENE.
POI, CI FU L'INTERVALLO DELLA GUERRA. IL VECCHIO CAMILLO MORÌ. ADRIANO DOVETTE FUGGIRE IN SVIZZERA (PERCHÉ ERA GIÀ STATO ARRESTATO, POI FU LIBERATO) E SCAPPÒ. IL CAMMINO FU RIPRESO NEL '45 SU TUTT'ALTRE BASI E CON GRANDI POSSIBILITÀ NUOVE.
(…)
IO CREDO CHE CI SIA STATA UNA GRANDE CORRISPONDENZA, NEL SENSO CHE NON SI LAVORAVA SOLTANTO SUI PROBLEMI DELLA FORMA, SU PROBLEMI DI DESIGN, SU PROBLEMI DI ARCHITETTURA, MA A QUESTO CORRISPONDEVA UN'IDEA SOCIALE MOLTO PRECISA CHE GLI OLIVETTI AVEVANO.
ERA UNA FAMIGLIA UN PO' SPECIALE, UNA FAMIGLIA DI DOPPIA MINORANZA, DIREI. PERCHÉ LUI, IL FONDATORE, ERA EBREO DI FAMIGLIA E SPOSÒ UNA VALDESE DI TORRE PELLICE DEI VALDESI PIÙ SEVERI, DICIAMO. I GENITORI E POI, PER MOLTE GENERAZIONI ALL'INDIETRO, ERANO STATI PASTORI VALDESI E SI TROVAVANO DENTRO QUESTA CITTÀ COMPLETAMENTE CATTOLICA, ANCHE ABBASTANZA CONSERVATRICE, E COSÌ VIA.
QUESTO ISOLAMENTO PORTÒ LORO, CREDO, UN SENSO DEL DOVERE SOCIALE CHE UN IMPRENDITORE DOVEVA AVERE PER POTER SEGUIRE LA LORO STRADA ANCHE IN TEMPI MOLTO DURI.
(…)
C'ERANO SCRITTORI, C'ERANO LETTERATI. A IVREA C'ERANO INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO. CHE VENIVANO, CON I QUALI CI SI TROVAVA. IO A QUELL'EPOCA MI OCCUPAVO, POI, IN PARTICOLARE DELLA CASA EDITRICE DI ADRIANO OLIVETTI, CHE ERANO LE EDIZIONI DI COMUNITÀ. SI AVEVANO RAPPORTI CON TUTTA L'INTELLETTUALITÀ, VORREI DIRE, DEL MONDO: CON URBANISTI, ARCHITETTI, SOCIOLOGI, STUDIOSI DI SCIENZE POLITICHE E STUDIOSI DI RELIGIONI, E COSÌ VIA. QUINDI LA GENTE È STATA TANTA.
POI, C'ERANO LE GENERAZIONI DEGLI ARCHITETTI CHE SI SONO SUCCEDUTE. POI, I DESIGNER. PERSONAGGI COME NIZZOLI, COME SOTTSASS, COME BELLINI, POI, FINO AL GIORNO D'OGGI, COME DE LUCCHI, SONO SEMPRE STATI PERSONAGGI MOLTO FERVIDI. POI C'ERANO I GRAFICI, CHE ERANO TRA I MIGLIORI DEL MONDO. NON SOLTANTO GLI ITALIANI, COME PINTORI E ALTRI, MA CI SI SERVIVA DI GRAFICI, DISEGNATORI, PROGETTISTI AMERICANI E DI ALTRI PAESI.
SE DEVO DIRE, LE ESPERIENZE CHE IN QUALCHE MODO MI HANNO PIÙ COLPITO È STATO PER ME IL LAVORO CON GLI ARCHITETTI.
IO HO AVUTO LA FORTUNA, CHE NON CREDO SIA DI MOLTE PERSONE, DI LAVORARE CON I MIGLIORI ARCHITETTI DEL MONDO PER FARE PALAZZI E FABBRICHE PER LA OLIVETTI. HO LAVORATO IN GIAPPONE CON KENZO TANGE. HO LAVORATO NEGLI STATI UNITI CON LOUIS KAHN E CON RICHARD MEIER, IN INGHILTERRA, IN GERMANIA, IN OLANDA CON BAKEMA, E COSÌ VIA. POTREI FARE UN ELENCO MOLTO LUNGO. E COLLABORARE CON QUESTE PERSONE, COMINCIANDO DAL NULLA, CIOÈ COMINCIANDO DALLA SCELTA DI UN TERRENO DOVE POTER FARE QUESTE FABBRICHE E QUESTI UFFICI E POI SEGUIRE TUTTI I PROBLEMI, COLLEGARE I PROBLEMI DI ARCHITETTURA CON I PROBLEMI DI PRODUZIONE E DI ORGANIZZAZIONE INDUSTRIALE, E COSÌ VIA, QUESTA CREDO CHE SIA STATA L'ESPERIENZA CHE PIÙ MI HA ARRICCHITO.


D: CI SONO EPISODI PARTICOLARI?


R: EPISODI? CE NE SONO TANTI.
NE POTREI CITARE UNO, IL PRIMO CHE MI VIENE IN MENTE IN QUESTO MOMENTO. QUANDO SI TRATTÒ DI FARE UN GRANDE PALAZZO CON UFFICI A FRANCOFORTE, IN GERMANIA, ANDAI. CONOSCEVO MOLTO BENE UN EDITORE TEDESCO DI ARCHITETTURA. SICCOME C'ERA POCHISSIMO TEMPO PERCHÉ IL BORGOMASTRO DI FRANCOFORTE CI AVEVA DETTO CHE -ERA IL 30 NOVEMBRE IL GIORNO IN CUI AVVENNE IL PRIMO COLLOQUIO CON LUI E DISSE CHE POTEVA DARCI UN TERRENO, CHE ERA UN TERRENO MERAVIGLIOSO CHE ALLA PERIFERIA DI FRANCOFORTE DOVE GIÀ ALTRE AZIENDE AVEVANO AVUTO I PERMESSI DI COSTRUZIONE - C'ERA TEMPO SOLTANTO FINO AL 31 DICEMBRE, UN MESE. ERA UN'IMPRESA PRATICAMENTE PAZZESCA. NON SI FA UN PROGETTO COMPLICATO, COMPLESSO, ARTICOLATO IN UN MESE.
RADUNAMMO ALCUNI DEI PROFESSORI DI ARCHITETTURA ALL'UNIVERSITÀ DI STOCCARDA, CHE ERA LA PIÙ AVANZATA IN QUEGLI ANNI IN FATTO DI ARCHITETTURA, E FACEMMO UN LUNGO ESAME DI TUTTO QUELLO CHE C'ERA IN GERMANIA DI ARCHITETTI E DI PROGETTI E DI STUDI NUOVI, E COSÌ VIA. NON POSSO RACCONTARE NATURALMENTE COME AVVENNE QUESTO ESAME, COME SI SCARTARONO E SI SCELSERO ALCUNE POSSIBILITÀ.
RESTAMMO CON DUE O TRE NOMI. IO MI RECAI DAL PRIMO DI QUESTI NOMI. LUI MI ACCOLSE MOLTO BENE E MI DISSE: ‘QUESTO ERA IL SOGNO DELLA MIA VITA, DI POTER LAVORARE CON OLIVETTI. SONO STATO UN PO' AMMALATO RECENTEMENTE E ADESSO SONO FELICE DI POTER, PRIMA DI MORIRE, FARE ANCORA QUESTA COSA’. GLI DISSI CHE C'ERA SOLO UN MESE DI TEMPO E CHE, QUINDI, IL PROBLEMA ERA ABBASTANZA COMPLESSO. E LUI MI DISSE: ‘MA DOVE LA FACCIAMO? A FRANCOFORTE?’ ‘DOBBIAMO FARLA LÌ. ABBIAMO LÌ LA NOSTRA SEDE’. ALLORA MI DISSE LUI ‘NON C'È PROBLEMA, CREDO, PERCHÉ IO SONO STATO IL PRESIDENTE DELLA GIURIA PER IL CONCORSO MAX BRANDT; SONO MOLTO AMICO DEL SINDACO - DICE - PRENDIAMO LA MACCHINA E ANDIAMO DAL SINDACO (BORGOMASTRO)’. ANDAMMO DA LUI. COME SI VIDERO, SI ABBRACCIARONO E COSÌ. GLI DICEMMO ‘QUESTO È IL NOSTRO ARCHITETTO PER QUESTA FABBRICA’.
IL BORGOMASTRO FU TALMENTE CONTENTO CHE DISSE SUBITO ‘SE È EIERMANN, VI DÒ ANCHE OTTO O NOVE MESI PER FARE IL PROGETTO’. E LA COSA ANDÒ IN QUEL MODO LÌ.
(…)
A QUELL'EPOCA IL PROBLEMA ERA COLLEGATO AD UNA CERTA ARRETRATEZZA DELLA STRUTTURA INDUSTRIALE ITALIANA. NON C'È DA DIRE NULLA DI POLEMICO, MA EFFETTIVAMENTE LA OLIVETTI ERA COSTRETTA AD ESSERE AGGIORNATA E MODERNA. NON C'ERA UNA GRANDE TRADIZIONE NEL CAMPO, NEL SETTORE IN CUI NOI LAVORAVAMO.
MI RICORDO CHE LA PRIMA VOLTA CHE SIAMO STATI IN GIAPPONE, SGRANAVANO GLI OCCHI CHE NOI PENSASSIMO DI PORTARE IN QUEL PAESE MACCHINE PER SCRIVERE O DA CALCOLO, QUANDO C'ERANO LE GRANDI INDUSTRIE AMERICANE E LE GRANDE INDUSTRIE TEDESCHE CHE ERANO GIÀ MOLTO FORTI NEL MERCATO. E LÌ, PER ESEMPIO, RIUSCIMMO A VINCERE FACENDO DELLE GRANDI ATTIVITÀ CULTURALI. ERA UN PAESE CHE AVEVA MOLTO BISOGNO DI RIAGGIORNAMENTO DOPO TANTI ANNI DI ISOLAMENTO, DOPO SECOLI, MILLENNI DI ISOLAMENTO. QUINDI, FURONO MOLTO RICONOSCENTI QUANDO NOI COMINCIAMMO NON VENDENDO DELLE MACCHINE, MA FACENDO ATTIVITÀ CULTURALI CHE INTERESSAVANO PARTICOLARMENTE IL GIAPPONE.
ECCO, PROBLEMI DI QUESTO GENERE, DEL TIPO DI QUELLI DI CUI ABBIAMO PARLATO, L'INDUSTRIA ITALIANA MI SEMBRA CHE, IN GENERALE, NON SE LI PONESSE MOLTO. SI POTREBBE FARE UNA RACCOLTA DI DISCORSI TRA IL SARCASMO E L'IRONIA DA PARTE DI ALTRE INDUSTRIE E DI ALTRI INDUSTRIALI NEI CONFRONTI DELL'OLIVETTI, CHE AVEVA QUESTI INTELLETTUALI, AVEVA QUESTI SCRITTORI, AVEVA QUESTA GENTE, COME FOSSE UNA SPECIE DI CORTE RINASCIMENTALE DI UN SOVRANO CAPRICCIOSO CHE SI SERVIVA DI PERSONE DI QUESTO TIPO, QUANDO INVECE C'ERANO I PROBLEMI DELLA PRODUZIONE.
IN REALTÀ, QUANDO SI FANNO LAVORARE INSIEME PERSONE DI QUESTO GENERE, SI CREA UNA TALE QUANTITÀ DI INTELLIGENZA, UN TALE SFORZO, UNA TALE AMBIZIONE CHE I RISULTATI, IN GENERE, SONO BUONI. SONO BUONI, IN GENERALE.


D: PROFESSORE, COSA RESTA DEL MODELLO DI PRODUZIONE DELL'OLIVETTI? E COME VEDE IL FUTURO DEL DESIGN IN ITALIA?


R: CHE COSA RESTA? CREDO CHE RESTI POCO, NEL SENSO CHE SONO CAMBIATI COMPLETAMENTE I PROBLEMI PER QUASI TUTTA L'INDUSTRIA, ANCHE SE NATURALMENTE I BENI CRESCONO IN CONTINUAZIONE. LA RICCHEZZA E IL BENESSERE FANNO SÌ CHE SE NE PRODUCANO. MA QUEI TEMI DI ALLORA CREDO CHE NON CI SIANO PIÙ.
VANNO STUDIATI COME VA STUDIATO L'IMPRESSIONISMO IN PITTURA, O COME VA STUDIATA LA POESIA SIMBOLISTA. SAREBBE DIFFICILE VOLERLI FAR RIVIVERE ARTIFICIALMENTE.
C'È UN DATO DI FONDO PREMINENTE CHE, INTANTO, IL LAVORO VIENE ESEGUITO NELLE FABBRICHE IN MODO COMPLETAMENTE AUTOMATICO. QUESTA È LA RAGIONE PER CUI NON ESISTE PIÙ, SI PUÒ DIRE, ARCHITETTURA INDUSTRIALE, MENTRE FINO A METÀ DEL NOVECENTO È STATO UNO DEI GRANDI FATTI DELLA PROGETTAZIONE DI INGEGNERIA ARCHITETTONICA.
NON ESISTE TUTTO QUELLO CHE RIGUARDA PRODOTTI DI UN CERTO GENERE, IN PARTICOLARE IL PRODOTTO ELETTRONICO, INFORMATICO. È TUTTO DEDICATO A UN TIPO DI PRODUZIONE CHE SI BASA ESSENZIALMENTE SU PROBLEMI DI SOFTWARE, CIOÈ SU PROBLEMI DI PROGRAMMI, E NON SU PROBLEMI DI PRODOTTI DIRETTAMENTE. DAL PASSATO, IN QUESTO CAMPO, LA RIVOLUZIONE È TALE CHE È ANCHE DIFFICILE DIRE CHE COSA CI SARÀ TRA CINQUE ANNI.
OGGI C'È IL GRANDE AFFARE DEI TELEFONINI, DELLE TELECOMUNICAZIONI CHE SI ESPANDONO DAPPERTUTTO. COSA SARÀ TRA CINQUE ANNI QUESTO? È DIFFICILE DIRLO.
QUINDI, SECONDO ME, IL FATTO INDUSTRIALE, IL FATTO DELLA PRODUZIONE, IL FATTO DELL'OGGETTO, IL FATTO DELLA FORMA VA VISTO SEMPRE COLLOCATO NEL SUO TEMPO. E IO NON VORREI FARE PREVISIONI PERCHÉ FRANCAMENTE SONO AZZARDI, SONO GIOCHI DEL LOTTO. TUTTAVIA CREDO CHE LA QUALITÀ DI QUELLO CHE SI FA SIA SEMPRE QUALCOSA CHE VA MESSA IN MODO PRIORITARIO. QUALUNQUE COSA SI FACCIA, QUALUNQUE SIANO LE FORME DEL DOMANI SI DEVE SEMPRE SAPERE CHE IL DOVERE PRODUTTIVO È IL DOVERE DI DARE IL MEGLIO E, QUINDI, DI AVERE LE PERSONE MIGLIORI. QUINDI, SI AVRÀ SEMPRE BISOGNO DI PROFESSIONI DI QUESTO TIPO VOTATE AL MIGLIORAMENTO E A PORTARE L'ESTETICA, CHE È LA QUALITÀ UMANA PIÙ VISIBILE, A PIÙ IMMEDIATO CONTATTO, CON LA GENTE. D'ALTRA PARTE CI SONO ANCHE I MEZZI, CI SONO TUTTI I NUOVI METALLI, I NUOVI MATERIALI CHE SONO VENUTI CON QUESTI ULTIMI DECENNI.
(…)
D'ALTRA PARTE, C'È UNA UNIFICAZIONE DEI GUSTI, UN'UNIFICAZIONE DELLE SOCIETÀ. IL MONDO STA DIVENTANDO VERAMENTE QUALCOSA DI UNITARIO PER CUI TUTTE QUELLE CHE PRIMA ERANO CERTE DIFFERENZE IDIOMATICHE, DIFFERENZE DI CIVILTÀ, DIFFERENZE QUINDI DI CONOSCENZE, DI ESTETICHE, DI PENSIERI STANNO MOLTO RIDUCENDOSI.
OGGI, QUANDO SI PROGETTA QUALCHE COSA, LO SI PROGETTA PERCHÉ VADA BENE IN EUROPA, IN ASIA, IN AMERICA, E COSÌ VIA. QUESTO PRODUCE CERTAMENTE UN CERTO APPIATTIMENTO PERCHÉ BISOGNA ARRIVARE AD UNA CERTA MEDIETÀ DI COSE CHE POSSA NON ESSERE OSTILE NEI CONFRONTI DI NESSUNO, MA CERTO - DICEVO PRIMA - APPIATTIMENTO, QUALCOSA CHE DEVE ESSERE MEDIATO DALLE VARIE DIFFERENZE E DALLE VARIE UGUAGLIANZE.
QUESTO CREDO CHE, COSÌ COME NELL'ARTE, ANCHE NELLE VARIE ATTIVITÀ DELLA PRODUZIONE ABBIA DELLE INFLUENZE.
(…)
SI REAGISCE CON L'INVENZIONE, CON LA NOVITÀ.
CI SARANNO SEMPRE DEI GENI CREATORI, MA CERTO TROVERANNO UNA CERTA DIFFICOLTÀ. CI SONO STATI DEI TEMPI IN CUI ARTISTI DI QUESTO TIPO POTEVANO ESSERE UTILIZZATI PER CERTE COSE CHE AVEVANO UN PICCOLO MERCATO, UN MERCATO MOLTO RIDOTTO, FORSE UN MERCATO ANCHE LUNGO.
IL MARKETING OGGI È QUALCOSA CHE ASSORBE LA PIÙ GRANDE QUANTITÀ DEL COSTO DI UN PRODOTTO. SE SI POTESSE COMPRARE UN LIBRO AL COSTO DI PRODUZIONE, COSTEREBBE FORSE IL 30% DI QUELLO CHE COSTA. MA IL COSTO DEL MERCATO, DELLE VENDITE, DELLE RESE, DI QUESTO TIPO FA SÌ CHE IL PREZZO CRESCA.
C'È POI UNA GRANDE CONCORRENZA DIFFUSA, NON CI SONO PIÙ MERCATI PROTETTI. I MERCATI SI ALLARGANO, SI UNIVERSALIZZANO, SI GLOBALIZZANO COME SI DICE.
TUTTAVIA, IO CREDO CHE L'UMANITÀ ABBIA PER SUA NATURA SPECIFICA QUESTO GENIO DELLA PROGETTUALITÀ E, QUINDI, NON CREDO CHE ESSA SIA DESTINATA A FINIRE. CI SARANNO ANCHE, POI, DELLE REAZIONI DI QUALCHE GENIO.
INSOMMA, IL FUTURO È NELLA MANI - DICIAMO - DI DIO, DA QUESTO PUNTO DI VISTA.

 

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