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BRUNO DANESE E JACQUELINE VODOZ

 

BIOGRAFIA

BRUNO DANESE FONDA NEL 1957, CON JACQUELINE VODOZ, A MILANO, L'IMPRESA DANESE, VENDUTA POI ALLA STRAFOR/FACOM NEL 1992. DAL 1959 INIZIA LA PROGETTAZIONE DI OGGETTI DEL QUOTIDIANO, OGGETTI LUDICI ED ESTETICI ADATTI A UNA PRODUZIONE SERIALE. SI TRATTA DI OGGETTI PER UFFICIO E LA CASA, EDIZIONI D'ARTE E GIOCHI PER BAMBINI. BRUNO MUNARI ED ENZO MARI SONO I PRINCIPALI FAUTORI, OLTRE CHIARAMENTE AI FONDATORI, DEL DESIGN DANESE. TRA GLI ALTRI NOMI DI PRESTIGIOSI DESIGNER COINVOLTI DA DANESE, ANGELO MANGIAROTTI, KUNO PREY E MARCO FERRERI. UNA VOLTA CONCLUSA L'ATTIVITÀ PRODUTTIVA, BRUNO DANESE E JACQUELINE VODOZ CREANO UNA FONDAZIONE CON SEDI A MILANO E PARIGI PER PROMUOVERE MODERNE ISTANZE PROGETTUALI

INTERVISTA


DANESE: ALLORA JACQUELINE, PARLANDO DELLA NOSTRA ESPERIENZA, INIZIATA NEL 1957 QUANDO ABBIAMO DECISO DI FARE INSIEME QUESTA SOCIETÀ E DI INIZIARE DELLE PRODUZIONI, CI SONO MOMENTI DI RAGIONAMENTI, DI PENSIERI CHE ABBIAMO FATTO, QUALI SONO LE COSE PIÙ IMPORTANTI CHE RICORDI DI TUTTO QUESTO LAVORO PREPARATORIO CHE TU HAI SEGUITO IN MODO PARTICOLARE?


VODOZ: CI SONO STATI MOMENTI IN CUI SI DISCUTEVA DI PIÙ, SI PARLAVA DI PIÙ. C'ERA L'INTERESSE A DIVERSIFICARE ANCHE I MATERIALI, DI NON AVERE SOLO UNA DIREZIONE, CHE ERA QUELLA DELLA CERAMICA, CHE PONEVA CHIARAMENTE DEI LIMITI. PER CUI QUESTO INTERESSE SIA DI CONTINUARE DELLE COSE ANCHE A LIVELLO ARTIGIANALE, SIA PERÒ PASSARE ANCHE PROPRIO ALLE COSE DI - DICIAMO - GRANDE SERIE ENTRO CERTI LIMITI; MA SOPRATTUTTO POI L'INTERESSE ERA QUELLO DELLA RICERCA IN QUESTO CAMPO.


DANESE: ECCO, LA COSA MOLTO IMPORTANTE, MI SEMBRA, CHE AVEVAMO DECISO: BISOGNA SEMPRE ANCHE RICORDARE IL GROSSO RAPPORTO CHE C'È STATO INIZIALMENTE PROPRIO A LIVELLO DIALETTICO E DI CONFRONTO CON BRUNO MUNARI, MA MI SEMBRA CHE UNA COSA CHE ENTRAMBI AVEVAMO DECISO, FOSSE CHE L'ATTIVITÀ CHE AVREMMO AFFRONTATO NEI VARI CAMPI, CIOÈ NELLE VARIE COSE COME DICEVI TU, SAREBBE STATA FARE "SOLAMENTE" QUELLO CHE SI PUÒ DIRE “OGGETTO”, E QUESTO VENIVA, ALMENO DA PARTE MIA, MA CREDO ANCHE DA PARTE TUA, PROPRIO DA UN PRINCIPIO MOLTO PROFONDO PER QUELLO CHE RIGUARDAVA IL SENSO DI OGGETTO. È UNA COSA CHE IO PERSONALMENTE HO RIPETUTO MOLTISSIME VOLTE, E CIOÈ CHE L'OGGETTO FOSSE UN MEZZO DI COMUNICAZIONE MOLTO PIÙ INTIMO, PARLANDO SEMPRE NEL CAMPO DI QUELLO CHE POTEVANO ESSERE I PROGETTI PER UNA CASA, PER UN UFFICIO, PER COSE DEL GENERE; QUALCOSA DI MOLTO MOLTO LEGATO ALL'UOMO DAI TEMPI ANTICHISSIMI, MOLTO PIÙ CHE NON QUELLO CHE POTEVA ESSERE L'ARREDAMENTO. L'ARREDAMENTO NEL SENSO DEL MOBILE, ECCO. IL MOBILE RAPPRESENTA UN'IMMAGINE DI UNA CASA, PER ME - QUESTA PERÒ È UNA COSA MOLTO PERSONALE - L'OGGETTO RAPPRESENTA INVECE PIÙ UNA SCELTA PIÙ INTIMA, PIÙ PERSONALE. QUESTO IN LINEA GENERALE.
(…)
NON DOBBIAMO POI DIMENTICARE CHE QUESTA INIZIATIVA, CHE NASCE PER ME NEL 1955, PER TE CON LA TUA PROFESSIONE DI FOTOREPORTER, DI FOTOGRAFA ECCETERA, NASCE PRIMA, È ANCHE UNA COSA CHE È DETERMINATA DALL'ATMOSFERA DEGLI ANNI '55 E ANCHE UN PO' PRIMA, MA IN PARTICOLARE '55, '56 E '57. ERA UN MOMENTO DI GRANDE FERMENTO A LIVELLO DI PROGETTAZIONE NEL CAMPO DEL DESIGN. CI SONO ESEMPI IN VARI SETTORI. CHIARAMENTE ERA UN'INIZIATIVA UN PO' DI “AVANGUARDIA”. AVANGUARDIA NEL SENSO CHE ESISTEVA UN GRUPPO DI CREATIVI IMPORTANTI, GIOVANI E ANCHE MENO GIOVANI, CHE AVEVANO COMINCIATO ANCHE PRIMA CERTE ESPERIENZE. QUELLO CHE MANCAVA COMPLETAMENTE ERA LA QUESTIONE DI MERCATO. PER CUI, DICIAMO CHE QUESTO SPIRITO DI AVVENTURA ERA MOLTO FORTE PERCHÉ NON CORRISPONDEVA A DELLE RICHIESTE DI MERCATO, MA ERA PARTICOLARMENTE UN QUALCOSA CHE NASCEVA DENTRO SIA ALLE PERSONE, CHIAMIAMOLI EDITORI, QUALI ERAVAMO NOI, SIA SPECIALMENTE NEL CREATIVO.
IL GRANDE FENOMENO ITALIANO PROPRIO DI QUEGLI ANNI, È STATO PROPRIO QUESTO NASCERE, SVILUPPARSI E FARSI CONCRETO A LIVELLO DI PRODUTTORI, EDITORI E DESIGNER, IL DISCORSO DEL DESIGN ITALIANO. QUI NON STIAMO A PARLARE DA DOVE ARRIVA, COM'È, QUALI SONO I PRECEDENTI, COMUNQUE QUESTO È IL DISCORSO.
(…)
MI PARE CHE ADESSO POTRESTI RACCONTARLO TU COME NOI ABBIAMO DETERMINATO IL NOSTRO COMPORTAMENTO NELL'ATTIVITÀ. INNANZITUTTO IL PERCHÉ ABBIAMO SCELTO DI ESSERE EDITORI E NON INDUSTRIALI, ANCHE SE ALLORA POTEVAMO ESSERE PICCOLI INDUSTRIALI. TU COSA PENSI CHE ERAVAMO COME EDITORI?


VODOZ: MUNARI È STATO VERAMENTE QUELLO CHE CI HA ANCHE APERTO PROPRIO QUESTA VIA. PERCHÉ, DICE, LIMITARSI A UN MATERIALE CHE POI OBBLIGA, HA DEGLI OBBLIGHI BEN PRECISI, QUANDO SI PUÒ SPAZIARE SU VARI MATERIALI CHE COMPORTANO PROGETTI MOLTO DIVERSI, RICERCHE MOLTO DIVERSE. QUESTO CHIARAMENTE È UNA COSA CHE DÀ UNA GRANDE ENERGIA, L'IDEA DI AVERE QUESTA POSSIBILITÀ DI SPAZIARE NEI VARI PROCESSI DI LAVORAZIONE, ANCHE SE NOI ABBIAMO DOVUTO UN PO' COME IMPARARLI, ANDARLI A VEDERE, VEDERE COS'ERANO I LIMITI PER EVENTUALMENTE SUPERARLI. ED È STATO PROPRIO UN'AVVENTURA, PERCHÉ ERAVAMO COMPLETAMENTE LIBERI, O ABBIAMO SCELTO DI ESSERLO, PERCHÉ NON È CHE SI VOLEVA DAR SEGUITO A UNA RICHIESTA CHE C'ERA, MA ERAVAMO NOI A PROPORRE. CHE POI ERA UN PO' ANCHE UNA CONTINUAZIONE DEL LAVORO CHE FACEVO PRIMA, CIOÈ PROPONEVO DEI FOTO REPORTAGE, PER CUI È STATO PROPRIO UN INIZIO ANCHE CULTURALE, CIOÈ CHE CI POTEVA ARRICCHIRE NOI E ANCHE CHI EVENTUALMENTE POTEVA POI USUFRUIRE DI QUESTI OGGETTI.


D: QUALI CRITERI AVETE SCELTO NELLA SCELTA NEL PROPORRE?


DANESE: INNANZITUTTO BISOGNA DIRE CHE, NON SO, PER ESEMPIO, NELLA NOSTRA ESPERIENZA, SIA MUNARI CHE POI, NELL'ANNO SUCCESSIVO, MARI, ERANO - DICIAMO - DEI DESIGNER CHE AVEVANO GIÀ INIZIATO DELLE RICERCHE PROGETTUALI, CHE NON AVEVANO TROVATO NESSUNA - COME DIRE - NESSUNA RISPONDENZA A LIVELLO DI PRODUZIONE, NEL SENSO DI INDUSTRIALE O ARTIGIANO O ALTRI EDITORI. NON ESISTEVA. CREDO CHE, PER QUELLO CHE RIGUARDA L'ITALIA, SIAMO STATI FORSE TRA I PRIMI EDITORI DI OGGETTI DI DESIGN, PUÒ DARSI CHE CI SIANO DEGLI ESEMPI STORICI PRECEDENTI, CHE ADESSO NON RICORDO, COMUNQUE IN QUEL MOMENTO ERAVAMO I PRIMI. QUANDO SI PARLA DI EDITORI LA PRIMA COSA CHE VIENE IN MENTE È L'EDITORE DI LIBRI, IL QUALE HA UN ALTRO CONCETTO. L'EDITORE DI LIBRI HA UN UNICO PRODUTTORE, CHE È LO STAMPATORE, MENTRE CULTURALMENTE GLI EDITORI IMPORTANTI AVEVANO VARI AUTORI E DAGLI AUTORI CHE AVEVANO C'ERA QUESTO RICONOSCIMENTO DELLA LORO QUALITÀ INTELLETTUALE COME EDITORI. NOI, NELLO STESSO MOMENTO, AVEVAMO QUESTA STESSA COSA, CIOÈ IMPORTANTISSIMO ERA IL DISCORSO DI AVER CREDUTO IN QUESTI CREATIVI, PRIMA IN MUNARI E SUBITO DOPO IN ENZO MARI. ESISTE PERÒ UNA PARTE PRECEDENTE; DUE ANNI PRIMA IO AVEVO CREATO UNA SOCIETÀ CON UN CERAMISTA, CHE SI CHIAMA FRANCO MENEGUZZO, CON IL QUALE - DICIAMO - È STATO FATTO UN LABORATORIO DI CERAMICHE A MILANO, PICCOLO, MOLTO PICCOLO, UNA SEDE-STUDIO ABBASTANZA NELLA ZONA CENTRALE DI MILANO, IN CUI VENIVA PRESENTATO TUTTO QUESTO MATERIALE. QUI VEDIAMO DUE ESEMPI DI QUELLO CHE POTEVA ESSERE, QUELLO CHE È STATA - DICIAMO - L'ESPERIENZA CERAMICA, LA QUALE È DURATA FINO AGLI ANNI '63. POI NEL '57 QUANDO ABBIAMO CREATO LA DANESE, ABBIAMO ASSORBITO LA PARTE SOCIETARIA DI MENEGUZZO, LA DEM (PERCHÉ SI CHIAMAVA DANIELE MENEGUZZO QUESTA SOCIETÀ DI CERAMICA). LUI È ENTRATO CON IL LABORATORIO CHE NOI AVEVAMO ACQUISITO, CON LA DANESE. NELL'ENTRARE NELLA DANESE, È ENTRATA ANCHE L'ESPERIENZA DELLA PARTE CERAMICA. LA PARTE CERAMICA AVEVA DUE PUNTI: UN PUNTO CHE ERA IL PUNTO DEI PEZZI UNICI, CHE SAREBBERO QUESTI REALIZZATI PERSONALMENTE DA FRANCO MENEGUZZO, LAVORATI, COTTI NEL NOSTRO FORNO ECC. ECC.; L'ALTRO INVECE È QUESTO VASO QUI, CHE È UN VASO REALIZZATO A COLAGGIO ED È UNO DEGLI ESEMPI DI UNA SERIE DI VASI, CIOTOLE. NON ABBIAMO MAI FATTO OGGETTI D'USO, COME POTEVANO ESSERE PIATTI O COSE DEL GENERE, ANCHE PERCHÉ LA CERAMICA CHE NOI USAVAMO È UNA CERAMICA, SEMPRE MOLTO RESISTENTE, MA DELICATA, UNA CERAMICA TENERA. E QUESTI SONO UN ESEMPIO DI UN VASO PER FIORI A COLAGGIO, NE ESISTE TUTTA UNA SERIE CHE POI È CONTINUATA NEGLI ANNI SUCCESSIVI CON NUOVE SERIE PER LA DANESE.
QUESTO - DICIAMO - PER QUELLO CHE RIGUARDA LA CERAMICA. PER QUELLO CHE RIGUARDA GLI OGGETTI, BEH, INTANTO C'È PROPRIO ANCHE DA SPECIFICARE QUESTO DISCORSO CHE POI HA CONDOTTO UN PO' TUTTA LA FILOSOFIA DELLA DANESE, ED ERA UN DISCORSO CHE POTREMMO CHIAMARE DI ONESTÀ CULTURALE, CIOÈ CHE TUTTI GLI OGGETTI AVESSERO UNA LORO PRECISA CARATTERIZZAZIONE. SE SI PARLAVA DI ARTIGIANATO, DOVEVA ESSERE VERO ARTIGIANATO. NON COME SUCCEDEVA IN QUEL TEMPO CHE VENIVANO SPACCIATE PER ARTIGIANATO DELLE PRODUZIONI CHE INVECE ERANO INDUSTRIALI CON LIEVI SOMIGLIANZE ALL'OGGETTO D'ARTE. QUESTA È STATA LA MORTE DELL'ARTIGIANATO IN QUEGLI ANNI. COMUNQUE, PER QUELLO CHE RIGUARDA NOI, ERA INVECE QUESTA FORMA UN PO' FORTE, FANATICA QUASI, IN ACCORDO CON I DESIGNER. UNO DEI PRIMI OGGETTI CHE ABBIAMO FATTO IN QUESTA FORMA DELL'ARTIGIANATO, CHE ABBIAMO CHIAMATO ARTIGIANATO, CHE ABBIAMO CHIAMATO "FATTI A MANO" È QUESTA SERIE DI ENZO MARI. SONO DEGLI OGGETTI DECORATIVI, DEI PIATTI; QUESTE SALDATURE, QUESTE COSE ERANO COMPLETAMENTE ESEGUITE A MANO, PERÒ NON ERANO ESEGUITE DA ENZO MARI, ERANO ESEGUITE DA LABORATORI. ECCO, IL NOSTRO INTERVENTO, MOLTO IMPORTANTE, TROVARE LA COLLABORAZIONE, PERCHÉ NON ERA SOLO UNA QUESTIONE DI SOSTENERE DEI LABORATORI E DI PAGARE IL LAVORO. ERANO OGGETTI MOLTO PARTICOLARI, CHIEDEVANO UN IMPEGNO ANCHE DA PARTE DEL PRODUTTORE, DELL'ARTIGIANO O DELL'INDUSTRIALE NEI TEMPI SUCCESSIVI, IN MODO CHE SI SENTISSERO PARTECIPI E CHE DESSERO QUELLO SFORZO NECESSARIO PER USCIRE DA UNA ROUTINE DEL LORO LAVORO, E PARTECIPARE A QUELLO CHE ERA LA NOSTRA PROPOSTA PORTANDOLA IN FONDO IN UNA QUALITÀ NOTEVOLE, E QUESTO NE È UN ESEMPIO.


VODOZ: LUI LO DICE SCHERZANDO, IO LO DICO SUL SERIO CHE LA DANESE SONO DUE PERSONE. SE MI CHIEDE COS'È LA DANESE, IO DIREI CHE LA DANESE SONO DUE PERSONE: BRUNO DANESE E JACQUELINE VODOZ, CHE È UNA DEFINIZIONE CHE PUÒ SEMBRARE NON SO CHE COSA PER CHI L'ASCOLTA, MA IN EFFETTI È PROPRIO QUESTO CHE MI SENTO DI DIRE.
TU COME LA DEFINIRESTI?


DANESE: BEH, QUESTO È INDUBBIAMENTE TUTTA LA NOSTRA STORIA, SIAMO VERAMENTE DUE PERSONE, ANCHE SE MOLTO DIVERSE. E CREDO CHE UNO DEI PUNTI PRINCIPALI SIA PROPRIO QUESTO; DUE PERSONE ANCHE PERCHÉ DUE CARATTERI, DUE STORIE, DUE CULTURE DIFFERENTI, DUE VITE DIFFERENTI ECCETERA, CREANO DELLE ENERGIE E SPECIALMENTE DEI CONFRONTI CHE LE SIMBIOSI PURTROPPO NON HANNO. PER ESEMPIO IL RAPPORTO DI JACQUELINE, SE NON RICORDO MALE, CON I DESIGNER ECCETERA E CON LA QUOTIDIANITÀ ERA DI UN TIPO, IL MIO RAPPORTO SU QUELLA CHE ERA LA QUOTIDIANITÀ DELLA DANESE ERA COMPLETAMENTE DIVERSO.


VODOZ: MA IO CREDO CHE LA DIVERSITÀ VIENE UN PO' ANCHE DALL'AMBIENTE DOVE SI È NATI, DOVE SI È VISSUTI, COME SI È FATTI, COSA SI È FATTO FINO A QUEL GIORNO E APPUNTO LE NOSTRE STORIE IN QUEL SENSO LÌ SONO MOLTO DIVERSE. NON SO, MIO PADRE È SVIZZERO, MIA MADRE INGLESE, PERÒ SONO NATA A MILANO, HO GIRATO MOLTO, HO STUDIATO UN PO' IN TUTTI I PAESI. E POI MI SONO OCCUPATA DI FOTOGRAFIA. QUESTO È UN PERCORSO MOLTO PRECISO. BRUNO DIRÀ IL SUO PERCORSO. PER CUI, LA PARTE VISIVA, PER ME, È SEMPRE STATA MOLTO IMPORTANTE; IO HO ANCHE DOCUMENTATO TUTTO QUELLO CHE È STATO FATTO NELLA DANESE, PROPRIO DALLE PRIMISSIME COSE, I PRIMISSIMI CAMPIONI, PERCHÉ MI VENIVA AUTOMATICO. POI È RISULTATA UNA COSA MOLTO IMPORTANTE AVERE PROPRIO TUTTA QUESTA STORIA DICIAMO. IL MIO APPORTO È STATO PIÙ IN QUESTO SENSO.


DANESE: IL RITORNARE E CONFRONTARMI CON JACQUELINE DOPO IL CONTATTO CON I DESIGNER E I PRODUTTORI, CHE NON AVEVA VISSUTO QUEL POMERIGGIO O QUELLA GIORNATA, CERTE VOLTE TRE GIORNI, CERTE VOLTE UNA SETTIMANA INTERA SU CERTE COSE, SU CERTI PROGETTI, ERA MOLTO IMPORTANTE.
QUESTA È STATA LA GROSSISSIMA COSA DEL NOSTRO RAPPORTO E CHE HA DATO FRUTTI. SE VOGLIAMO DIRE PROPRIO PER AGGIUNGERE QUALCOSA, COSA È LA DANESE, BEH, LA DANESE - COME DICE GIUSTAMENTE JACQUELINE - SONO DUE PERSONE, MA SONO ANCHE I DUE CARATTERI, DUE FUNZIONI, I DUE MONDI DI QUESTE DUE PERSONE. E QUESTO LO È STATO PER TUTTO L'ARCO DELLA DURATA IN CUI NOI SIAMO RIMASTI NELLA DANESE, FINO AGLI ANNI '90-91.
È STATO UN RAPPORTO ANCHE DI SCONTRI CHIARAMENTE, DI DIFESA E QUESTO ANCHE MOLTE VOLTE NEL SENSO CONTRARIO, PER LE COSE DI CUI JACQUELINE SEGUIVA, PERÒ JACQUELINE SEGUIVA ANCHE MOLTO, ERA PRESENTE ANCHE SOVENTE CON GLI AUTORI STESSI. NON È CHE LEI FOSSE SOLAMENTE SU UN SETTORE.
ERA UN QUALCOSA DI PARTICOLARE E DI DIVERSO. DI DIVERSO SIA PER COME VENIVANO AFFRONTATI I VARI PROGETTI, SIA PER I PROGETTISTI CHE DANESE HA SCELTO, CON I QUALI SI È TROVATA E CHE HA ACCETTATO. UNA COSA MOLTO IMPORTANTE, CHE NOI FIN DALL'INIZIO ABBIAMO DETTO, ERA DI NON AVERE COME MOLTISSIME ALTRE INIZIATIVE, MOLTI PROGETTISTI. POCHI PROGETTISTI CON I QUALI SEGUIRE UN PERCORSO, UN’EVOLUZIONE. UN’EVOLUZIONE SLEGATA DA PROBLEMATICHE ESTERBE E COMMERCIALI. L'EVOLUZIONE NOSTRA CORRISPONDEVA ANCHE ALL'EVOLUZIONE PROGETTUALE.
QUESTO FATTO DI PRESENTARE OGGETTI E REALIZZAZIONI COSÌ FUORI DAL MERCATO ABITUALE, DAL MERCATO CHE SAREBBE STATO PIÙ FACILE, HA DATO A NOI UN'ENORME UNICITÀ, PERÒ CI HA DATO ANCHE ENORMI DIFFICOLTÀ. PARLIAMO DI UN ESEMPIO SEMPLICISSIMO: ANCHE NEL MERCATO DEL DESIGN CI SONO STATE FASI, PER ESEMPIO, DI MODE, MODE SPECIALMENTE NEL CAMPO DEL COLORE. CI SONO STATI GLI ANNI DEL BIANCO, GLI ANNI DEL ROSSO, GLI ANNI DEL VERDE ECC. ECC. QUESTA, PER ESEMPIO, È UNA COSA CHE NOI ABBIAMO SEMPRE RIFIUTATO, ABBIAMO RIFIUTATO PERCHÉ NEL PROGETTO, ALL'INIZIO DEL PROGETTO, SIA IL MATERIALE, SIA IL COLORE DEL MATERIALE, INSOMMA TUTTE LE COMPONENTI - COME POTREI DIRE - TECNICHE E INDUSTRIALI O ARTIGIANALI CHE POTEVANO ESSERE, AVEVANO DEI LIMITI, DEI LIMITI E QUEI LIMITI DOVEVANO DIVENTARE IL PREGIO.
PARLIAMO DI QUELL'EPOCA IN CUI LE MATERIE PLASTICHE (QUANDO ABBIAMO COMINCIATO ERAVAMO PROPRIO ALL'INIZIO), AVEVANO DEI PROBLEMI, SPECIALMENTE PER I COLORI. NOI ABBIAMO SEMPRE AVUTO COLORI COME IL NERO; ABBIAMO AVUTO ANCHE DEI BIANCHI, MA PARTICOLARMENTE IL NERO, COLORI PER ESEMPIO SABBIA, BEIGE ECC. PERCHÉ INVECCHIAVANO MENO. SIA NOI CHE I DEISGNER CREDEVAMO CHE L'OGGETTO FOSSE ETERNO, CIOÈ NON AVESSE UN TERMINE DI SCADENZA, PERCHÉ NON ERA, NON SEGUIVA MODE, NON SEGUIVA INFLUENZE ECC.


VODOZ: MA ANCHE PERCHÉ IL DESIGNER RITENEVA CHE QUELLA FORMA STAVA BENE SOLO CON CERTI COLORI.


DANESE: ERA PROGETTUALMENTE PENSATA...


VODOZ: ANCHE PER L'ILLUMINAZIONE. ERA PROPRIO UNA COSA CHE FACEVA PARTE DEL PROGETTO, PER CUI SE ANCHE NON ERA UN COLORE DI MODA, IL SUO LEGAME ERA CON L'OGGETTO.


DANESE: UN ESEMPIO MOLTO ESEMPLIFICATIVO: QUESTO OGGETTO PORTA-ABITI DI ENZO MARI. È UN OGGETTO CHE HA AVUTO UN ENORME SUCCESSO, COME TUTTA QUESTA SERIE, E QUESTO OGGETTO È NATO PRINCIPALMENTE IN COLORE NERO. IN UNA FASE SUCCESSIVA, CAMBIANDO IL MATERIALE, PRODOTTO CON TUTTA UN'ALTRA TECNOLOGIA, ABBIAMO FATTO ANCHE DEGLI ALTRI COLORI: QUESTO BEIGE. PER CUI C'ERA IN NERO E IN QUESTO BEIGE. IN QUEL MOMENTO C'ERA LA MODA DEL BIANCO. ANCHE I NOSTRI CLIENTI PIÙ AFFEZIONATI DICEVANO "MA PERCHÉ NON FATE IL BIANCO?". "NON FACCIAMO IL BIANCO PERCHÉ IL BIANCO SIA IN ABS CHE IN PVC NEL GIRO DI BREVE TEMPO INGIALLISCE. NOI NON VOGLIAMO CHE CI SIANO IN GIRO OGGETTI - E C'ERANO A QUELL'EPOCA - CHE INVECCHIANO PER SEGUIRE LA MODA DEL BIANCO. AL CONSUMATORE DI QUESTO PROBLEMA NON IMPORTAVA PROPRIO NIENTE.


VODOZ: NO, NON CI PENSAVA.


DANESE: NO, NON GLI IMPORTAVA, PERCHÉ - ERANO GLI ANNI '70 - IL DESIGN ERA DIVENTATO UN PO' UNA MODA. CREDO CHE IL VERO CONCETTO PROGETTUALE E FILOSOFICO ANCHE DEL DESIGN, FOSSE COLTO IN UN MONDO ABBASTANZA RISTRETTO. POI HA AVUTO UN SUCCESSO MOLTO PIÙ AMPIO; ANCHE NOI ABBIAMO USUFRUITO DI QUESTO SUCCESSO, PUR RESTANDO MOLTO DURI NEL NOSTRO PUNTO DI VISTA.
QUESTO SUCCESSO È VENUTO PIÙ COME SIMBOLO PER MOLTISSIMI ACQUIRENTI, PIÙ CHE COME CONSAPEVOLEZZA. QUESTO SUCCEDE IN TANTISSIMI CAMPI, PERÒ NEL DESIGN QUESTO È STATO MOLTO FORTE. POI CI SONO STATI GLI ANNI '80 '85 E '90 IN CUI C'È STATA LA REAZIONE - DICIAMO - DI UN CERTO TIPO DI DESIGN E CON UN CERTO CONCETTO FILOSOFICO IN CUI QUESTA - DICIAMO - RIGIDITÀ - È STATA - COME DIRE - MOLTO COMBATTUTA. DICIAMO COMBATTUTA FRA DESIGNER, CON DEGLI ESEMPI MOLTO IMPORTANTI, CHE SONO STATI ANCHE FAMOSI ECCETERA, CHE AVEVANO PERÒ, SECONDO IL NOSTRO PUNTO DI VISTA, MOLTO INDIVIDUALE, GIÀ NEL PRINCIPIO QUESTA FORMA DI PROVOCAZIONE E LA PROVOCAZIONE HA UNA VITA BREVE.


VODOZ: MA LORO LO SAPEVAMO. GLIELO DICEVANO.


DANESE: L'HANNO VOLUTA, CERTO, L'HANNO DETTA E L'HANNO VOLUTA. QUESTO HA CREATO UN MOMENTO DI CRISI. COMUNQUE NOI ABBIAMO PORTATO AVANTI PER TUTTI GLI ANNI QUESTA FORMA DI COERENZA.
POI C'ERANO ALTRE POSSIBILITÀ CHE ERANO LE POSSIBILITÀ DEGLI OGGETTI FATTI A MANO. FATTI A MANO CHE VOLEVA DIRE UN ARTIGIANATO DI ALTISSIMA QUALITÀ, CHIARAMENTE IN PICCOLISSIMA SERIE, MOLTO COSTOSO, PERCHÉ SE VOLEVAMO AVERE DALL'ARTIGIANO QUESTA QUALITÀ, NON DOVEVAMO ASSOLUTAMENTE FARE NESSUN TIPO DI PRESSIONE NÉ SULLA QUANTITÀ NÉ SUL PREZZO.


VODOZ: SE SI VUOL PARLARE DEI DIVERSI TIPI DI PRODUZIONE CHE ABBIAMO FATTO, DICIAMO, A PARTE GLI OGGETTI PER LA CASA E L'UFFICIO, C'ERANO I GIOCHI E POI C'ERANO LE EDIZIONI D'ARTE. DICIAMO CHE IL PRINCIPIO CON CUI SI AFFRONTAVANO QUESTI DIVERSI OGGETTI ERA LO STESSO: QUESTA ONESTÀ - DICIAMO - NATURALMENTE PER I GIOCHI, DOVE MUNARI AVEVA SI IMPEGNAVA MOLTO. IL TEMA DELL'EDUCAZIONE, DI COSA DARE AI BAMBINI, PER LUI ERA UNA COSA IMPORTANTISSIMA. ALLORA NON ERA SOLO IL FARE UN OGGETTO - DICIAMO - BELLO, MA LA SUA FUNZIONE RISPETTO AI BAMBINI. PER CUI TUTTA UNA SERIE DEI GIOCHI DI MUNARI, SONO DEI GIOCHI CHE POI HANNO AVUTO I PREMI PIÙ IMPORTANTI, DICIAMO, PROPRIO NEL CAMPO DELL'EDUCAZIONE.
(…)
CI SIAMO INDIRIZZATI MOLTO NEL CAMPO DEL GIOCO E ABBIAMO FATTO ANCHE IN SAN FEDELE (NELLA PIAZZA MILANESE DOVE AVEVAMO IL NEGOZIO) - VUOTATE TUTTE LE SALE D'ESPOSIZIONE - FATTO DEGLI INCONTRI CON I MAESTRI, UN VERO "PROGETTO SCUOLA", DOVE HA COLLABORATO MOLTO ANCHE GIOVANNI BELGRANO E LÌ È STATO PROPRIO - COME DIRE - UN PROGETTO PRESO IN MANO E PORTATO AL MASSIMO, PER QUANTO NATURALMENTE CI RIGUARDA E PER QUANTE ERANO LE NOSTRE POSSIBILITÀ. DIFATTI È STATO DIFFUSO, FORSE NON NELLE QUANTITÀ CHE AVREBBE POTUTO, IN TUTTO IL MONDO.
(…)
POI SONO VENUTI QUESTI MULTIPLI CHE POI SONO MOLTI: IL PRIMO È DI MUNARI CHE È QUELLA SCULTURA DA VIAGGIO CHE VEDETE QUA, CHE POI SI PUÒ PIEGARE, SI PUÒ PORTARSI APPRESSO CHE ERA L'IDEA DI MUNARI. ANCHE QUESTO È DEL '59, PER CUI IN FONDO I TRE FILONI SONO STATI AFFRONTATI PIÙ O MENO NEGLI STESSI ANNI, A BREVE DISTANZA.


DANESE: QUANDO ABBIAMO COMINCIATO CON LA DANESE E IN PARTICOLARE QUEL RAPPORTO CON BRUNO MUNARI CHE CONOSCEVAMO GIÀ, SIA JACQUELINE PER I SUOI REPORTAGE CHE NOI PERCHÉ CI AVEVA SEGUITO GIÀ NELLA NOSTRA ESPERIENZA DELLA CERAMICA, SAPEVAMO DI POTER CONTARE SUL SUO APPORTO. LA DANESE HA DECISO DI FARE QUESTA SOCIETÀ, PERCHÉ CHIARAMENTE UNO DEI PUNTI DI RIFERIMENTO ERA BRUNO MUNARI, IL QUALE CON LA SUA SEMPLICITÀ E CHIAREZZA HA DATO DELLE OSSERVAZIONI E DEI CONSIGLI ESSENZIALI.
BISOGNA DIRE CHE MUNARI ERA UNA PERSONA CHE NELL'ESPRIMERE LA SUA FUNZIONE DI PROGETTISTA ERA MOLTO PARTICOLARE, PERCHÉ AVEVA INTANTO IL DONO DI FAR SENTIRE ALLA PARI IL SUO CORRISPONDENTE, IN QUEL CASO IL PRODUTTORE, POI ERA UNA PERSONA CHE AVEVA GIÀ TUTTA IN TESTA TUTTA UN SERIE DI COSE IN TUTTI I SETTORI, DAGLI OGGETTI AI GIOCHI ALLE EDIZIONI D'ARTE ECC.
NOI NON CI SIAMO MAI SENTITI DIPENDENTI DAI CREATIVI E QUESTA - DICIAMO - COSCIENZA E SENSO DI NOI STESSI NON ERA UNA PRESUNZIONE DI SENTIRSI ALLA PARI CON I CREATIVI, MA ERA LA REALTÀ. IL CREATIVO SENZA DI NOI NON ESISTEVA, NOI SENZA DI LUI NON ESISTEVAMO IN QUELLO CHE ERANO LE NOSTRE SCELTE. PER CUI, C'ERA PROPRIO QUESTO ENORME LEGAME. DEVO DIRE CHE ERA ASSOLUTAMENTE NON IMPORTANTE CHI PROPONEVA. MOLTE VOLTE ABBIAMO PROPOSTO NOI, MA ALL'INIZIO PER ESEMPIO LE PRIME PROPOSTE ERANO GIÀ ALL'INTERNO DEL DESIDERIO DI QUESTI CREATIVI, SIA DI MUNARI CHE DI MARI.
QUESTO È ANCHE MOLTO IMPORTANTE.


VODOZ: DOVRESTI PARLARE DEI GIOCHI ADESSO.


DANESE: MUNARI CI HA DATO, APPUNTO COME DICEVA JACQUELINE INIZIALMENTE, L'IDEA DI DIRE "NON LEGATEVI A DELLE PRODUZIONI, LEGATEVI PIÙ A UN SENSO DI EDITORI, PERCHÉ QUESTO VI DÀ LA POSSIBILITÀ DI SPAZIARE SU MOLTI MATERIALI, MOLTE IDEE ECC. ECC.". QUESTA È STATA UNA COSA CHE SUBITO CI HA ENTUSIASMATO E CHE ABBIAMO ACCETTATO. CONTEMPORANEAMENTE ABBIAMO DETTO "D'ACCORDO, FACCIAMO QUESTO DISCORSO", ADESSO NOI STIAMO RIASSUMENDO DISCORSI DI MESI E DI INCONTRI E DI CONFRONTI SIA FRA DI NOI CHE VERSO ALL'ESTERNO. ABBIAMO DETTO "BEH, COSA SI PUÒ FARE?" E ALLORA SI È PENSATO A OGGETTI PER IL MONDO PUBBLICO, UFFICIO ECC. ECC., IL MONDO DELLA CASA, IL MONDO DICIAMO ANCHE DEI REGALI, DEGLI OGGETTI CHE AVESSERO UNA CARATTERIZZAZIONE MOLTO PRECISA, NON DI SERIE, TUTTE QUESTE COSE. IN PIÙ, ANCHE IL FATTO DI COSA FARE PER I BAMBINI. I BAMBINI SONO DEI CONSUMATORI, PURTROPPO SONO DEI CONSUMATORI NON DECISIONALI, PERCHÉ SEMPRE TRAMITE L'ADULTO.
L'IDEA LUDICA DI MUNARI ERA CHE I GIOCHI, QUALSIASI MATERIALE PER I BAMBINI, NON DEVE AVERE REGOLE, CIOÈ NON DEVONO AVERE REGOLE SCRITTE, LE REGOLE LE DEVE SCOPRIRE IL BAMBINO NEL CONTENUTO DEL GIOCO; ESSENDO IL GIOCO ESTREMAMENTE LIBERO, IL BAMBINO POTEVA SCATENARE QUALSIASI SUA CREATIVITÀ. LA COSA CHE SI RACCOMANDAVA AGLI ADULTI, ERA LA DISPONIBILITÀ AD ASCOLTARE LE SCOPERTE DEL BAMBINO, MA MAI ENTRARE CON SUGGERIMENTI.
CON LO STESSO GIOCO C'ERANO PER OGNI BAMBINO DELLE SITUAZIONI COMPLETAMENTE DIVERSE. ERANO MATERIALI ASSOLUTAMENTE LIBERI, I QUALI AVEVANO UNA REGOLA: DICIAMO L'ABC COMPONIBILE CHE È STATO UNO DEI PRIMI GIOCHI FATTI DA MUNARI CHE NOI ABBIAMO REALIZZATO, ERA UNA SERIE DI ELEMENTI CON CUI SI POTEVANO COMPORRE TUTTE LE LETTERE DELL'ALFABETO, MAIUSCOLO, ED ERANO TANTI ELEMENTI IN UNA MATERIA PLASTICA ATOSSICA, ABBASTANZA RIGIDA, PER CUI SE IL BAMBINO PER CASO LA METTEVA IN BOCCA, NON C'ERA NESSUN PROBLEMA.
CON QUESTI ELEMENTI CON I QUALI SI POTEVA COMPORRE LA A, LA D, LA C E VIA E VIA, SI POTEVANO COMPORRE MOLTISSIME SCRITTE, ERA PROPRIO UN COMPORRE E LETTERE FONDAMENTALI, PERÒ SI POTEVA ANCHE COMPORRE DELLE COSE ASTRATTE. NOI ABBIAMO AVUTO DELL'ESPERIENZA DEI BAMBINI CHE AVEVANO CREATO UNA SPECIE DI TRENO, MOLTO SEMPLICE, PERCHÉ CON GLI ELEMENTI POTEVANO ESSERE INTERPRETATI COME RUOTA, COME QUESTO, COME QUELLO, COME L'ALTRO. ECCO, QUESTA ERA LA FILOSOFIA, ERA LA TEORIA DI BRUNO MUNARI, CHE HA PORTATO AVANTI PER TUTTA - DICIAMO - LA SUA ESPERIENZA. CON NOI, CON I GIOCHI, PERCHÉ LI ABBIAMO PRODOTTI, MA POI È STATA LA BASE DEI LABORATORI PER BAMBINI E DI TUTTA LA DIDATTICA, CHIAMIAMOLA COSÌ, DI BRUNO MUNARI E DEL SUO RAPPORTO VERSO L'INFANZIA.
QUESTI GIOCHI POI SONO ANCHE ENTRATI PER ESEMPIO IN UNIVERSITÀ COME STUDIO E ABBIAMO AVUTO - DICIAMO - DELLE CONFERME, DELLE RISPOSTE CHE NOI NEANCHE AVEVAMO PENSATO. NON SO, IL PIÙ E MENO DI MUNARI, CHE È STATO DICIAMO A LIVELLO SCIENTIFICO DAL CENTRO DI GINEVRA PIAGET, È VENUTA UNA RELAZIONE CHE QUESTE CARTINE, AVEVANO 2 MILIONI DI POSSIBILITÀ COMBINATORIE E OLTRE. E' DIFFICILE DARE UNA DEFINIZIONE DI QUESTO GRANDISSIMO PERSONAGGIO.
(…)
ALLORA, IL RAPPORTO CON ENZO MARI, ENZO MARI CI È STATO PRESENTATO DA BRUNO MUNARI, DIREI PROPRIO ALL'INIZIO DELLA DANESE. DICIAMO CHE NOI ABBIAMO CONOSCIUTO ENZO MARI ALLA FINE DEL '57, MUNARI CI HA PARLATO DI QUESTO GIOVANE. MARI HA UN ANNO MENO DI ME, SIAMO DICIAMO COETANEI, E CI HA PARLATO DI QUESTO GIOVANE CHE SECONDO LUI ERA UNA PERSONA CHE ASSOLUTAMENTE DOVEVAMO CONOSCERE E INCONTRARE PERCHÉ, SECONDO LUI, ERA UNA PERSONA CHE AVEVA QUESTA CAPACITÀ, CREATIVITÀ, METODOLOGIA, CHE ERA - DICIAMO - MOLTO VICINA A QUESTO DISCORSO MOLTO AMPIO CHE, CON PRESUNZIONE, SI VOLEVA FARE. E ABBIAMO CONOSCIUTO ENZO MARI, IL QUALE È VENUTO - ERAVAMO IO E JACQUELINE - È VENUTO IN P.ZZA SAN FEDELE. HA PORTATO COME PRIMI DUE OGGETTI CHE LUI AVEVA GIÀ - COME DIRE - PROGETTATO, MA ADDIRITTURA FATTO DEI CAMPIONI, UNO ERA IL GIOCO DEGLI ANIMALI E L'ALTRO ERANO I FERRI SALDATI. DA QUESTO INCONTRO MOLTO PARTICOLARE - MARI È UNA PERSONA MOLTO PARTICOLARE, MOLTO SILENZIOSA, MA CON UNA GROSSA ENERGIA, UN GROSSO CARISMA, CE L'HA, LO SI SENTE O LO SI È SENTITO ALLORA - NOI ABBIAMO DETTO "OK" E DA LÌ ABBIAMO DECISO DI FARE L'ANNO DOPO, ALL'INIZIO DELL'ANNO MI PARE, FEBBRAIO '58, UNA MOSTRA DI QUESTI FERRI SALDATI.
DA LÌ INIZIA QUESTO RAPPORTO CON ENZO MARI. È STATO UN RAPPORTO MOLTO MOLTO MOLTO GROSSO E MOLTO IMPORTANTE, MOLTO IMPORTANTE PER NOI, PENSO, MOLTO IMPORTANTE ANCHE PER LUI, IN QUANTO MARI PROPRIO FIN DALL'INIZIO HA QUESTA CAPACITÀ PROGETTUALE, PROPRIO NEI VARI SETTORI CHE POI L’HANNO CARATTERIZZATO. ANCHE MUNARI AVEVA QUESTA GROSSISSIMA CAPACITÀ, PERÒ ERA DIVERSO, MOLTO DIVERSO. MARI È STATO UNO DEI GROSSISSIMI NOSTRI CREATIVI, MA PROPRIO VERAMENTE MOLTO GROSSI. MENTRE MUNARI È MOLTO DOSATO NELLA PRESENTAZIONE DEI SUOI PROGETTI, CON MARI INVECE È NATA PROPRIO UNA GROSSA SERIE, CHE HA FATTOLA BASE DEL CATALOGO DELLA DANESE. GUARDANDO I CATALOGHI DELLA DANESE SI VEDE NEI TRE SETTORI CHE PROPONEVAMO. PER QUANTO RIGUARDA I “FATTI A MANO”, È STATA PROPRIO UN'IDEA DI ENZO MARI. ENZO MARI HA SCRITTO UN LIBRO, HA FATTO UNA MOSTRA PARTICOLARE SU QUELLO CHE SI CHIAMA IL "FATTO A MANO" NEL SENSO DI ARTIGIANALE, PROPRIO CON UNA TEORIA MOLTO PRECISA; HA VOLUTO DIMOSTRARE COME L'ARTIGIANATO A QUEL MOMENTO POTEVA CAMBIARE. CIOÈ NELL'ARTIGIANATO L'AUTORE È ANCHE IL FABBRICANTE, NELLA TRADIZIONE ERA QUESTO. "FATTI A MANO" È UN TERMINE ENFATICO, PER DIRE, PER PARLARE DI ARTIGIANATO, L'ARTIGIANATO NEI TEMPI ANTICHI. È STATO UN DISCORSO CHE CON MARI ABBIAMO PORTATO AVANTI FINO ALLA FINE, CIOÈ È COMINCIATO FRA IL '57 E IL '58 E L'ULTIMA COSA È STATA NEL '90, POCO PRIMA DI USCIRE, DI CEDERE LA DANESE ECC. PER CUI È STATO UN RAPPORTO ESTREMAMENTE IMPORTANTE. ANCHE MUNARI L'HA FATTO, ANCHE MENEGUZZO L'HA FATTO.
E POI IL PRODOTTO ANDAVA PRESENTATO, E NOI LO FACEVAMO IN SAN FEDELE. IO CREDO CHE NESSUNO AL MONDO ABBIA FATTO, COME NOIM UN ALLESTIMENTO OGNI 2-3 MESI. IL NEGOZIO CAMBIAVA COMPLETAMENTE CON ALLESTIMENTI STUDIATI CERTE VOLTE DA MARI, ALTRE DA MUNARI, E MENEGUZZO. MOLTI CLIENTI SI TROVAVANO DISORIENTATI, PERCHÉ NON TROVAVANO NEL NEGOZIO, IN QUEL POSTO DOVE AVEVANO VISTO - NON SO - 15 GIORNI PRIMA, UN MESE ECC., UN OGGETTO E AVEVANO DETTO "AH, QUESTO MI PIACE". TORNAVANO DOPO DUE MESI E QUELL'OGGETTO ESISTEVA, MA ESISTEVA ESPOSTO IN UN 'ALTRA MANIERA, DA UN'ALTRA PARTE E QUESTO LI DISORIENTAVA, PERCHÉ NORMALMENTE, ENTRANDO IN UN NEGOZIO, SPECIALMENTE UN NEGOZIO DI OGGETTI, C’ERANO OGGETTI ESPOSTI IN UN TAL MODO PER PARECCHIO TEMPO:


VODOZ: DIFATTI ALL'ESTERO, QUANDO ANCHE SI PRESENTAVA ALL'ESTERO, LA PRESENTAZIONE ERA SEMPRE FATTA DA NOI. ABBIAMO AVUTO DELLE FILIALI, ABBIAMO AVUTO DEI NEGOZI CHE CI RAPPRESENTAVANO IN ESCLUSIVA, E VENIVANO USATI I NOSTRI ALLESTIMENTI. ERA DA QUI CHE PARTIVA PROPRIO IL PROGETTO ANCHE DI COME PRESENTARE, PER CUI, VERAMENTE, PER LA GENTE CHE CONOSCEVA IL DESIGN, RICONOSCEVA SUBITO LA DANESE ANCHE SOLO VEDENDO L'ALLESTIMENTO DI UNA VETRINA E QUESTO HA FORSE DATO QUELL'IMPRONTA ANCHE MOLTO FORTE DELLA NOSTRA PRODUZIONE, DICIAMO, PROPRIO ANCHE COME VENIVA PRESENTATA.


DANESE: IMPORTANTE ERA ANCHE L'USO, COME DOVEVA DURARE, COME DOVEVA ESSERE ECC. ECC. PROGETTAZIONI MOLTE VOLTE ANCHE MOLTO LUNGHE. ECCO, QUESTA QUALITÀ PROGETTUALE, QUESTO RIGORE E NELLO STESSO TEMPO - DICIAMO - ANCHE - COME POTREI DIRE - LA RICCHEZZA FORMALE DEI SUOI PROGETTI, CHE NON ERA UNA RICCHEZZA DI DECORAZIONE, MA ERA UNA RICCHEZZA PROGETTUALE, ESTREMAMENTE LEGATA ALL'OGGETTO, AL SUO MATERIALE, ALL'USO, DOVE DOVEVA ANDARE, COME DOVEVA ESSERE ECC. ECC. QUESTA È UNA GRANDISSIMA QUALITÀ DI MARI. POSSIAMO CHE DIRE CHE È STATA UN'ESPERIENZA VERAMENTE MOLTO, MOLTO GROSSA E MOLTO COINVOLGENTE, PER NOI, SPERO CHE LO SIA STATA ANCHE PER LUI.


D: TORNIAMO A PARLARE DELLA SPECIALITÀ, DELLA SPECIFICITÀ-SPECIALITÀ DELLA VOSTRA ESPERIENZA. COME SI È VENUTA A CREARE QUESTA STRANA FIGURA DI PRODUTTORI-EDITORI, DI INDUSTRIALI/NON-INDUSTRIALI?


VODOZ: IO POSSO PARTIRE DA UN PO' PIÙ AVANTI, CIOÈ DAL RICONOSCIMENTO CHE C'È STATO DATO, PARLO DEGLI ANNI '60, CIOÈ POCHI ANNI DOPO CHE AVEVAMO COMINCIATO, DA PARTE DELLA CULTURA, DICIAMO PROPRIO DAI MUSEI. QUESTO HA FATTO SÌ CHE AUTOMATICAMENTE È STATO RICONOSCIUTO DA UN GRUPPO DI PERSONE ANCHE MOLTO RISTRETTE ALL'INIZIO, CHE PERÒ È RIUSCITO A FAR PASSARE - DICIAMO - QUESTA IMMAGINE DELLA DANESE GIÀ ELABORATA DA LORO. CRITICI, DA DEI DIRETTORI DI MUSEI, CHE AVEVANO LA CAPACITÀ DI CAPIRE TUTTE LE COSE, COS'ERA IMPLICITO IN OGNUNO DI QUESTI OGGETTI, PRESENTANDOLI, LI HANNO COME AVALLATI DICIAMO E QUESTO HA PERMESSO CHE LA DANESE VENISSE SUBITO VISTA COME UNA COSA UN PO' DIVERSA DALLE SOLITE. DIFATTI CI DICEVANO, PER PARECCHI ANNI, "MA VOI UN ALTRO PAIO D'ANNI E POI NON RIUSCIRETE AD ANDARE AVANTI". INVECE NON ABBIAMO MAI FATTO CONCESSIONI E QUESTO POI CI È STATO MOLTO RICONOSCIUTO.


DANESE: NOI ABBIAMO CERCATO FINORA DI SPIEGARE QUESTA UNICITÀ DI DANESE ATTRAVERSO DELLE COSE PRATICHE, CHE SONO GLI OGGETTI, LEI DICE PERÒ GLI OGGETTI LI VEDO PERÒ NON MI RISPONDONO A QUESTA DOMANDA, CHE È UNA DOMANDA PIÙ ASTRATTA, PIÙ PERSONALE, COME MAI QUESTA DANESE È STATA POSSIBILE FARLA? ALLORA IO CREDO CHE QUESTO SIA UNA COSA MOLTO INTIMA E MOLTO PERSONALE, CIOÈ CARATTERIALE, MA CARATTERIALE IN UN SENSO UN PO' - COME DIRE - PORTATO UN PO' ALL'ECCESSO. IO VENGO DA UN PICCOLO MONDO COMMERCIALE, DA UNA PICCOLA CITTÀ DEL VENETO ECC. ECC., PER CUI - ADESSO PARLO PER ME - CREDO CHE PROBABILMENTE NELLA BASE CARATTERIALE MIA C'ERA UNA GROSSA FORMA UN PO' TRASCENDENTALE, PER DIRLA IN MANIERA MOLTO ELEGANTE O DI PRESUNZIONE O DI AMBIZIONE ECC., E QUANDO SONO VENUTO A MILANO MI ERA CHIARO, CHIARO DIREI ISTINTIVAMENTE, CHE LA COSA CHE AVREI VOLUTO FARE ERA UNA COSA NON COMUNE. PROPRIO PER UNA NECESSITÀ MIA PROFONDA, CARATTERIALE, NON SO, FANTASTICA, PER CUI TUTTI QUESTI SFORZI DIFFICILISSIMI SOTTO TUTTI I PUNTI D VISTA, DI LAVORO, ECONOMICI ECC., PER PRODURRE E PORTARE AVANTI QUESTO DISCORSO, ERANO SOSTENUTI DA UNA IDEA CHE QUESTA COSA NASCEVA E SI POTEVA PORTARE AVANTI CON UN CONCETTO DI UNICITÀ. SEMBRA UNA COSA DI UNA SPAVENTOSA PRESUNZIONE, PERÒ ERA LA FORZA E TUTTE LE DIFFICOLTÀ CHE IO HO INCONTRATO SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA, SPECIALMENTE ALL'INIZIO, NON CONTAVANO. VA BENE, C'ERANO CHIARAMENTE SITUAZIONI CHE QUESTO RENDEVAO POSSIBILE, COME DIRE, UNA CERTA INDIPENDENZA ECONOMICA.


VODOZ: NON SOLO QUELLO. CERTO, ERA UNA BASE PRATICA. MA MI PIACE CHIAMARLA AVVENTURA A TE NO? A ME SÌ.


DANESE: NO, A ME L'AVVENTURA MI DÀ UN SENSO DI UNA QUESTIONE UN PO' PIÙ PESANTE, QUESTO ALMENO PER ME. L'AVVENTURA INTANTO, SECONDO ME, HA UNO SPAZIO MOLTO BREVE, DI SOLITO, ALMENO COME LA INTERPRETO IO, L'AVVENTURA È UN'EMOZIONE, UN'AVVENTURA ECCO. NON SI PUÒ CHIAMARE AVVENTURA UNA COSA DURATA QUARANT’ANNI, DAI PRIMI OGGETTI ARTIGIANALI NEL SENSO DI PICCOLA SERIE, FINO AD ARRIVARE AI GROSSI IMPEGNI DI OGGETTI CON STAMPI COSTOSISSIMI DI PRODUZIONE, CHE OBBLIGAVANO ANCHE A DELLE DIFFUSIONI MOLTO FORTI. BISOGNA AGGIUNGERE CHE IL MERCATO PIÙ GROSSO CHE NOI ABBIAMO AVUTO È SEMPRE STATO IL MERCATO NEL CAMPO DELLE FORNITURE PER I GRANDI UFFICI. ABBIAMO FATTO, A LIVELLO DI OGGETTI VENDUTI GRATTACIELI INTERI INSOMMA E QUESTO IN AMERICA, IN INGHILTERRA, IN GIRO PER IL MONDO. LOGICAMENTE SEMPRE IN RAPPORTO CON QUEL SENSO, CON PROGETTI DI ALTISSIMA QUALITÀ, IN MANO A GRANDISSIMI ARCHITETTI. IL PROGETTO INIZIAVA NELL’ARCHITETTURA PER FINIRE NELL'ARREDAMENTO NEGLI ACCESSORI INSOMMA.


D: IN CHE MODO SI È COMBINATA LA PARTICOLARITÀ DELLA VOSTRA ESPERIENZA CON UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE? COM'ERA LA SITUAZIONE QUANDO LA DANESE È NATA?


VODOZ: IN ITALIA NEL DOPOGUERRA, NON SUBITO, C'È STATA PROPRIO UN'ESPLOSIONE DI DESIDERIO DI FARE COSE. TUTTO QUELLO CHE HA SIGNIFICATO QUEL PERIODO LO PUÒ CAPIRE SOLO CHI L’HA VISSUTO. PRIMA L'OPPRESSIONE, LA CHIUSURA E POI LA LIBERTÀ CHE È STATA VERAMENTE SENTITA CREDO UN PO' IN TUTTI I CAMPI. C'È STATO QUESTO DESIDERIO DI FARE, DI SENTIRSI LIBERI DI SPERIMENTARE QUALSIASI COSA. TUTTA LA CITTÀ PARTECIPAVA DI QUESTO…


DANESE: NON TUTTA LA CITTÀ; GLI INTELLETTUALI DICIAMO, ERA UNA COSA MOLTO SELEZIONATA.


VODOZ: BEH, MA ERA ABBASTANZA AMPIO, BRUNO. PER ME ERA FORSE IL MIO MONDO, NON LO SO.


DANESE: IL TUO MONDO GIORNALISTICO, JACQUELINE, NEI TUOI REPORTAGE C'ERA STATO TUTTO... MA POI ERI TU CHE NEI TUOI REPORTAGE PROPONEVI. IO RICORDO, VISTI DOPO I TUOI REPORTAGE ERANO SEMPRE UNA COSA CHE TU CREAVI, CIOÈ C'ERA L'AVVENIMENTO E TU LO CAPTAVI E LO PORTAVI, ECCO, ERA QUESTA DISPONIBILITÀ CHE C'ERA NEL MONDO CULTURALE.
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LA COSA NUOVA VIENE SFRUTTATA AUTOMATICAMENTE, SE VEDIAMO FENOMENI DI COSE ECCETERA, MA INVECE OGGI COME OGGI CI SONO DEI FENOMENI DI COSE ANCHE DI QUALITÀ, MA CHE VENGONO CONSUMATE CON VELOCITÀ ENORME E LA VELOCITÀ NON È CHE LO SFRUTTAMENTO VELOCISSIMO.


DANESE: OGGI MOLTO DIFFICILMENTE SI POTREBBE FARE QUELL'ESPERIENZA, MOLTO DIFFICILMENTE. INTANTO APPARENTEMENTE LE PERSONE SONO MOLTO PIÙ PRESENTI, APPARENTEMENTE, E APPARENTEMENTE PIÙ A CONOSCENZA. MA, SECONDO ME, QUELLO DI CUI NON SI RENDONO CONTO, CHE È UNA CONOSCENZA E UNA PRESENZA INDOTTA E NON COSCIENTE, PERSONALE, MENTRE ALLORA LA SCELTA ERA DI PERSONE. CIOÈ, LA CULTURA ALLORA ERA DI PERSONE, OGGI LA CULTURA È DEI MEDIA, CHIAMIAMOLA COSÌ, TANTO PER DIRE LE FRASI CHE SI DICONO SEMPRE E IL MEDIA È DIVENTATO IL MESSAGGERO DI QUELLO CHE VALE E QUELLO CHE NON VALE, QUELLO CHE È CULTURA E QUELLO CHE NON È CULTURA E COSÌ VIA. ADESSO DOBBIAMO DIRE CHE NON ESSENDO PIÙ NEL QUOTIDIANO NELLA LOTTA DELLA PRODUZIONE, DELLA VENDITA, DEL RAPPORTO CON L'ESTERNO, PUÒ DARSI CHE NOI ABBIAMO UN CONCETTO FORSE CHE MAGARI QUALCUNO PUÒ CONFUTARE.
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DICIAMO UN PRIMO OGGETTO DI MUNARI CHE ESISTEVA GIÀ IN CERTI PROTOTIPI CHE LUI AVEVA GIÀ FATTO, È STATO IL POSACENERE CUBICO. POSACENERE CUBICO CHE È QUESTO, UN PRIMO MOMENTO PROPRIO PER LE ESIGENZE TECNICHE DI PRODUZIONE, È STATO REALIZZATO TRAMITE UNA ORGANIZZAZIONE ESTREMAMENTE ARTIGIANALE COME GLI "AVVENTIERI", PERCHÉ ESEGUITO COMPLETAMENTE A MANO.
QUESTO È STATO IL PRIMO OGGETTO CHE NOI ABBIAMO REALIZZATO DI MUNARI.
CONTEMPORANEAMENTE SONO STATI REALIZZATI IN MATERIALI MENO COSTOSI, IN ALLUMINIO CON UNA VERNICIATURA - COME DIRE - CON UNA VERNICIATURA ANTIGRAFFIO, RUVIDA, MOLTO RESISTENTE. QUESTO POSACENERE, NEL PRIMO FORMATO - CHE QUI PURTROPPO NON C'È PERCHÉ NON L'ABBIAMO PORTATO DALL'ARCHIVIO - ERA ANZICHÉ 6X6X6, COME QUESTO IN OTTONE ARGENTATO, ERA 5X5X15, CIOÈ PIÙ ALTO, MOLTO PIÙ ALTO. IL CONCETTO DI QUESTO POSACENERE, SECONDO BRUNO MUNARI, ERA IL FATTO CHE BUTTANDO DENTRO LA CICCA, ANCHE SE ACCESA, ESSENDO SENZA ARIA, AUTOMATICAMENTE SPEGNEVA LA CICCA E QUESTA SI SPEGNEVA. QUESTO ERA IL CONCETTO. INOLTRE, MUNARI RITENEVA CHE QUESTO OGGETTO, CONTRARIAMENTE AL POSACENERE CLASSICO, NASCONDEVA LA CENERE IN PIÙ AVEVA QUESTA FUNZIONE DI SPEGNERE LA CICCA.
È UNO DI QUEGLI OGGETTI CHE È RIMASTO IN PRODUZIONE PER SEMPRE, PERCHÉ CON L'AVANZAMENTO DICIAMO DELLE NOSTRE, CHIAMIAMOLE, POSSIBILITÀ, SIAMO ARRIVATI A UN CERTO PUNTO, DOPO NON TANTO TEMPO, FORSE INTORNO AGLI ANNI '60-61, A PORTARE QUESTO OGGETTO IN PRODUZIONE IN MELAMINA. MELAMINA È UN MATERIALE CHE NON È UNA PLASTICA, È UNA RESINA MOLTO RESISTENTE, CHE RESISTE AL FUOCO, E CONTEMPORANEAMENTE AL FORMATO PICCOLO È STATO FATTO ANCHE IL FORMATO GRANDE 8X8X8. QUESTO, DICIAMO, PER QUELLO CHE RIGUARDA - DICIAMO - IL MODELLO DA TAVOLO. POI ESISTEVA IL MODELLO DA PAVIMENTO, IL MODELLO DA PAVIMENTO INVECE ERA REALIZZATO IN ALLUMINIO, CON UN CONTROPESO E AVEVA DUE DIMENSIONI: C. 6X6X42 E 8X8X56.
LA PRIMA EDIZIONE DI QUESTO POSACENERE DA PAVIMENTO, ERA UN'IDEA VERAMENTE PARTICOLARE, MUNARI L'AVEVA VOLUTO ROSSO, L'ESTERNO DI QUESTI TUBI ERA UN ROSSO FORTISSIMO, PARTICOLARE E UN VERDE MOLTO FORTE PARTICOLARE, PERCHÉ SECONDO MUNARI QUESTI OGGETTI CHE DOVEVANO ANDARE NEI CORRIDOI E NELLE COSE PUBBLICHE DI PASSAGGIO, DOVEVA AVERE UN SEGNALE UN PO' COME - DICIAMO - GLI ELEMENTI ANTINCENDIO, CHE SONO SEMPRE DI COLORE MOLTO FORTE. LI ABBIAMO PRODOTTI CON QUESTI COLORI, SIAMO ANDATI AVANTI UN CERTO PERIODO DI TEMPO E LÌ C'È STATO UN PRIMO CEDIMENTO DA PARTE NOSTRA, PERCHÉ ASSOLUTAMENTE IL PUBBLICO NON CAPIVA QUESTI DUE COLORI. AL CHE ALLORA, PARLANDONE CON MUNARI, ABBIAMO DETTO "BEH, SE NON CAPISCONO, NON CAPISCONO". ABBIAMO MANTENUTO QUESTA PRODUZIONE IN QUESTI COLORI PARTICOLARI E POI ABBIAMO FATTO IL CLASSICO SATINATO NATURALE, DI ALLUMINIO NATURALE E IL SATINATO NERO. AUTOMATICAMENTE QUESTE COSE HANNO AVUTO SUBITO UN'ACCETTAZIONE INCREDIBILE. DICIAMO QUESTI SONO STATI DEI PICCOLISSIMI COMPROMESSI, CHE FANNO PARTE DELLA NOSTRA STORIA, MA CHE VANNO RICONOSCIUTI PERCHÉ PER NOI L'IDEA PRINCIPALE ERA IL ROSSO E VERDE.
CONTEMPORANEAMENTE MUNARI MI PROPONE ANCHE GLI OGGETTI DI ARTE MOLTIPLICATA. È IL MOMENTO IN CUI MUNARI IN ITALIA E ALTRI ALL'ESTERO, COSÌ, IN FRANCIA E SPECIALMENTE IN GERMANIA, COMINCIA LA RICERCA E LA DIVULGAZIONE DELL'ARTE MOLTIPLICATA. CHE COSA VUOL DIRE L'ARTE MOLTIPLICATA? È UN CONCETTO CHIAMIAMOLO DI PRINCIPIO, IN CUI SI NEGA CHE IL GESTO ARTISTICO, CHE VIENE VENDUTO COME GESTO UNICO, IN EFFETTI NON È CHE UNA RIPETIZIONE DI MANIERA DIVERSA DELLO SPIRITO DELL'ARTISTA. COSÌ NASCE QUESTA IDEA DELL'ARTE MOLTIPLICATA, IN CUI IL PRIMO ESEMPLARE È UGUALE AL CENTESIMO, AL MILLESIMO, AL MILIONESIMO. QUELLO CHE CONTA NON È L'ESCLUSIVITÀ DI AVERE UN PEZZO UNICO DI UNA SERIE, SECONDO QUESTI ARTISTI, CHE L'ARTISTA FA DI SE STESSO, MA SONO DEGLI OGGETTI CHE HANNO UNA FORMA.
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LA SCULTURA DA VIAGGIO, A PARTE L'OGGETTO MOLTIPLICATO, FIRMATO E NUMERATO - QUESTO È IL N. 47 - NOI NE ABBIAMO FATTO 1000 ESEMPLARI. COSTAVANO 1000 LIRE L'UNO, CON CUSTODIA PARTICOLARE, FIRMATA DA BRUNO MUNARI SIA INTERNO CHE SULLA CUSTODIA. LA SCULTURA DA VIAGGIO, È UNA SCULTURA CUI MUNARI LEGA UN TESTO BELLISSIMO CHE DICE "TU VAI NELLE TUE CAMERE D'ALBERGO, SEI UN RAPPRESENTANTE CHE GIRA IN GIRO PER L'ITALIA, PER IL MONDO E IN FONDO ARRIVI IN UNA CAMERA DI ALBERGO, CHE SIA BELLA, CHE SIA LUSSUOSA, MA COMUNQUE ASSOLUTAMENTE ANONIMA E TU PRENDI DALLA TUA CUSTODIA, CHE ERA UNA CUSTODIA PIATTA, TIRI FUORI LA TUA SCULTURA DA VIAGGIO E LA METTI SULL'ARMADIO E HAI UN TUO SIMBOLO, UN TUO SEGNO PERSONALIZZATO". E PERSONALIZZATO NON ATTRAVERSO UN OGGETTO QUALSIASI, MA ATTRAVERSO UN OGGETTO D'ARTE. E QUESTA È LA STORIA DELLA SCULTURA DA VIAGGIO. PER QUESTO SI CHIAMA SCULTURA DA VIAGGIO, SONO STATE FATTE POI ALTRE EDIZIONI COMPLETAMENTE DIVERSE, GRANDI, PICCOLE, INSOMMA È STATA TUTTA UNA LINEA DI MUNARI SU QUESTE SCULTURE. E CON TESTI SIA DI MUNARI CHE DI ALTRI POETI DI TUTTO IL MONDO, CHE HANNO PRESO QUESTA IDEA, CHE HANNO TROVATO ESTREMAMENTE POETICA ED ESTREMAMENTE - COME DIRE - PARTICOLARE, ECCO.
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ABBIAMO REALIZZATO NEL '57 I 16 ANIMALI DI ENO MARI. DICIAMO, QUESTO È UN LAVORO AL PANTOGRAFO, LA BELLISSIMA E MERAVIGLIOSA IDEA DI QUESTO OGGETTO È CHE CON UN DISEGNO CONTINUO, IN CUI NON C'È UN MINIMO DI PERDITA DI MATERIALE, RISULTANO 16 ANIMALI, PERFETTAMENTE RICONOSCIBILI.
NON C'È ASSOLUTAMENTE NIENTE DI ASTRATTO, PER CUI UN DISEGNO - COME POTREI DIRE - VERAMENTE ECCEZIONALE, PERCHÉ QUESTA PERFEZIONE, QUESTA IDEA DI UN USO PROPRIO INCREDIBILE, CHE DÀ TUTTA UNA SERIE DI ANIMALI PERFETTAMENTE RICONOSCIBILI. LA PRIMA EDIZIONE, CHE È QUESTA, E CHE RISALE AL 1957-58, È STATA REALIZZATA CON LEGNI PREGIATI. OGNI SCATOLA ERA COMPLETAMENTE DIVERSA PERCHÉ DIPENDEVA DAL PEZZO DI LEGNO CHE VENIVA USATO. NORMALMENTE QUESTO PANTOGRAFO LAVORAVA SU UN ELEMENTO TAGLIATO E POI, APPUNTO, UNA VOLTA L'IPPOPOTAMO POTEVA ESSERE MOLTO VENATO, COME LO SI VEDE IN QUESTA, MOLTE VOLTE POTEVA ESSERE INVECE UNA PELLE PIÙ SEMPLICE. QUESTO, IO RITENGO, È UN OGGETTO VERAMENTE NON SOLO STORICO PER NOI, MA ANCHE VERAMENTE ECCEZIONALE A LIVELLO PROPRIO DI PROGETTAZIONE. NEGLI ANNI SUCCESSIVI È STATO USATO QUESTO MATERIALE, QUESTO LEGNO PREGIATO, MA SEMPLICEMENTE PER LA SUA RESISTENZA, SICCOME SI PENSAVA CHE ANDASSE IN MANO A DEI BAMBINI, ANCHE SE MOLTO COSTOSO, ERA MOLTO IMPORTANTE CHE QUESTE PARTI SOTTILI AVESSERO UNA GRANDE RESISTENZA.
NEGLI ANNI FORSE '65-70, ANCHE PERCHÉ LA MANUALITÀ DI QUESTI ARTIGIANI ERA PURTROPPO GIÀ SPARITA, È STATO FATTO CON UN MATERIALE PLASTICO MOLTO PARTICOLARE. UN MATERIALE CHE MOLTE PERSONE PENSAVANO CHE L’AVESSIMO USATO PERCHÉ ASSOMIGLIAVA AL LEGNO. È UN MATERIALE PLASTICO, RESINOSO, CHE HA UN PESO ABBASTANZA ALTO, CHE PUÒ ESSERE INIETTATO A GROSSO SPESSORE, COSA CHE NON È FACILE PER MATERIALI PLASTICI, E CHE HA NATURALMENTE, SICCOME HA UN SISTEMA DI INIEZIONE CON MOLTA ARIA, CREA DELLE VENATURE. PER CUI, DICIAMO, RICHIAMAVA LE CARATTERISTICHE DELLE VENATURE DEL LEGNO
QUESTO OGGETTO, SPECIALMENTE IL SECONDO CHE È STATO FATTO, HA AVUTO UNA TIRATURA ENORME IN TUTTO IL MONDO, È STATO UN PEZZO DI GRANDISSIMO SUCCESSO.
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QUESTO È ANCORA UN OGGETTO DI CONCETTO E LAVORAZIONE SEMI INDUSTRIALE. DI QUESTO OGGETTO, CHE È UN PORTAFRUTTA, NE ESISTONO DUE MODELLI: UNO PIÙ GRANDE E UNO PIÙ PICCOLO, DIREI CHE LA GRANDE RICERCA TECNOLOGICA, QUESTA DOVUTA PROPRIO GRAZIE ANCHE A QUESTO PRODUTTORE PARTICOLARISSIMO CON CUI IO HO LAVORATO. IL SOTTOVUOTO È UNA TECNICA MOLTO PRECISA, CIOÈ NORMALMENTE È UNA LASTRA CHE VIENE ASPIRATA E CREA DELLE FORME. ALLORA PER QUESTO OGGETTO, IL PROBLEMA CHE È STATO POSTO, È CHE QUESTA LASTRA DOVEVA ESSERE FORATA, PER CUI IL CONTRARIO ASSOLUTO DELLA TECNOLOGIA DEL SOTTOVUOTO. OLTRETUTTO, QUESTA FORATURA, QUI NON SO SE SI VEDE, NELL'ORIGINALE È PICCOLISSIMA, È DI SÌ E NO 4-5 MM. TUTTA LA LASTRA ERA QUESTA COSA, CON UN SISTEMA PARTICOLARE, INVENTATO DEVO DIRE DA QUESTO SIGNORE, UNA PERSONA DI UNA CULTURA E DI UNA INTELLIGENZA PARTICOLARISSIMA, CHE HA STUDIATO UN SISTEMA DI UNA DOPPIA FODERATURA DI GOMMA DA METTERE SOPRA E SOTTO, IN MODO TALE CHE NELLA ASPIRAZIONE DEL SOTTOVUOTO, I FORI SI DILATASSERO IN MANIERA DIVERSA. QUESTI SONO DILATATI DA PICCOLI A GRANDI ED È SOLAMENTE UN PROBLEMA DELLA MACCHINA, È UN OGGETTO TECNOLOGICO, PERCHÉ QUESTI FORI DI QUESTA GRANDEZZA QUI SONO GLI STESSI DI QUESTO PICCOLISSIMO QUI DI MEZZO CENTIMETRO E QUESTI SONO LUNGHI 3 CM, SENZA MAI ROMPERSI. QUESTO È UNO DEGLI OGGETTI PIÙ - COME DIRE – INTRIGANTI. È UN OGGETTO LEGGERO E RESISTENTE INDISTRUTTIBILE.
QUESTO È UNO DEI NOSTRI GRANDI GRANDI, GRANDI - COME DIRE - AMORI.
MUNARI, INVECE, CON UNO SPIRITO SUO, HA FATTO QUESTO SCALDA VIVANDE. FUNZIONA CON DEI LUMINI, CHE SI INSERISCONO IN QUESTA POSIZIONE, CIOÈ È UNO SCALDAPIATTI. NE ESISTEVANO DUE MISURE: UNA GRANDE E UNA PICCOLA, QUESTO È UN OGGETTO TIPICAMENTE, PROPRIO COME DIRE, DI INDUSTRIAL DESIGN, REALIZZATO INDUSTRIALMENTE IN MANIERA MOLTO SEMPLICE, SEMPLICEMENTE CON DELLE PIEGATURE. LA PARTE INTERNA È UN SOLO PEZZO E LO SI VEDE MOLTO BENE, CIOÈ QUESTA È UNA LASTRA PIANA, CHE VIENE TRANCIATA CON CERTE FORME, CON DELLE PIEGATURE E DUE E DUE QUATTRO, CHIAMIAMOLI, BOTTONI. L'OGGETTO PRENDE QUESTA FORMA, QUESTO È PIEGATO A MACCHINA SEMPLICEMENTE, E CREA UNA FUNZIONALITÀ, SI METTE SOPRA IL PIATTO, CON IL LUMINO ACCESO. QUESTO USO ERA IN ITALIA POCO CONOSCIUTO E SVILUPPATISSIMO IN TUTTO IL NORD EUROPA. NOI ANDIAMO IN QUALSIASI PAESE DEL NORD EUROPA, IN QUALSIASI RISTORANTE ANCHE IL PIÙ SEMPLICE, QUANDO TI PORTANO IL PIATTO IN TAVOLA NON TI PORTANO IL PIATTO, MA PORTANO IL PIATTO DI SERVIZIO SULLO SCALDA VIVANDE, TE NE SERVONO UNA PARTE E POI RITORNANO A DARTI LA SECONDA PARTE. INSOMMA C'È TUTTO QUESTO CERIMONIALE CHE IN ITALIA NON ESISTE.
ALLORA, ADESSO POSSIAMO VEDERE INVECE PER QUELLO CHE RIGUARDA SEMPRE MARI, DEGLI OGGETTI DI GRANDE SERIE. ALLORA, QUESTO È UN OGGETTO IN MELAMINA, UNA RESINA CHE RESISTE AL FUOCO, PER CUI È UN MATERIALE COME IL VETRO, CHE È PIÙ ADATTO PER FARE DEI POSACENERI. NON HA ASSOLUTAMENTE NESSUN TIPO DI ALTERAZIONE, SE SI LASCIA DENTRO ANCHE LA SIGARETTA ACCESA, FA LA MACCHIA, MA NOI POI CON UNO STRACCETTO QUALSIASI, UMIDO, LO PULIAMO E RIMANE PERFETTO.
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IL CONCETTO PRINCIPALE SIA DI MARI CHE DI MUNARI È CHE LA FORMA ESTETICA ESTERIORE NON È MAI GRATUITA, CIOÈ NON È MAI UN FATTO DI GUSTO. SIA PER MUNARI CHE PER MARI LA FUNZIONE E LA REALIZZAZIONE SONO STRETTAMENTE LEGATE. IL PROBLEMA È DI DARE ANCHE ALLA FORMA CHIAMIAMOLA ESTERIORE, COSÌ LEGATA E DIPENDENTE DALLA PARTE TECNICA, UN SIGNIFICATO PROGETTUALE; UN DECORATIVO CHE NON È UN DECORATIVO VOLUTO COME DECORAZIONE, MA È UNA CONSEGUENZA DELLA PROGETTAZIONE.
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UN ALTRO OGGETTO DI MARI SECONDO ME ECCEZIONALE, È QUESTO CESTINO GETTACARTE. IL CESTINO GETTACARTE HA QUESTA FORMA, COSA VUOL DIRE QUESTA FORMA (CON SEZIONE A FAGIOLO, N.D.R.)? SE NOI LO APPOGGIAMO CONTRO UNA GAMBA DI UN TAVOLO, QUESTA CURVA SERVE PER AVERE MENO INGOMBRO ALL'ESTERNO, PUR AVENDO UNA CAPIENZA ENORME.
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POI CON L’AVVENTO DEL COMPUTER È STATO NECESSARIO STUDIARE OGGETTI NON RIFLETTENTI, NON LUCIDI. PER CUI È STATO NECESSARIO (PER QUESTO GETTACARTE) CREARE UNA FINITURA CHE LO RENDESSE OPACO. FU NECESSARIO FARE IN UNO STAMPO QUESTA CONTINUA RIGATURA NEGATIVA PER AVERLA POI POSITIVA… UNA COSA DA FOLLIA. PERÒ, DICIAMO, È STATO MOLTO MOLTO APPREZZATO ED È UN ALTRO DEGLI OGGETTI CULTO DELLA NOSTRA PRODUZIONE. CIOÈ VOGLIO DIRE, QUESTE COSE AFFRONTATE E PORTATE IN UN SETTORE DICIAMO DI PROFESSIONISTI, CHE CAPISCONO CERTE COSE, CHE IMPONGONO CERTE DOMANDE, MA CAPISCONO ANCHE IL RISULTATO, A NOI HANNO DATO MOLTA MOLTA SODDISFAZIONE. QUESTO FACEVA PARTE DI QUESTO - COME POTREI DIRE - GRANDE IMPEGNO SIA DA PARTE CREATIVA, SIA DA PARTE NOSTRA PRODUTTIVA, DI SEGUIRE CON ESTREMA ATTENZIONE QUELLO CHE VENIVA RICHIESTO, SENZA BANALIZZARE IL RISULTATO DI QUELLO CHE VENIVA RICHIESTO, MA DARE A QUELLA RICHIESTA ANCHE UNA RISPOSTA FORMALE ESTETICA DI ALTRETTANTA QUALITÀ; QUESTO SIA MATERIALMENTE, ECONOMICAMENTE CHE PSICOLOGICAMENTE HA IMPLICATO DEGLI SFORZI... PROVE E RIPROVE, STAMPO DI PROVE ECC. ECC., CHE CERTE VOLTE DURAVA DUE ANNI, TRE ANNI, E DI CONSEGUENZA SI FA ANCHE PRESTO A CAPIRE COSA VOLEVA DIRE L'IMPEGNO ANCHE ECONOMICO.
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QUESTO FA PARTE DELLA SERIE DI SOTTOVASI DI MUNARI, CHE HANNO - COME POTREI DIRE - UNO SPIRITO MOLTO ZEN. MUNARI È UNA PERSONA ZEN. LO ERA, LO ERA NEL PROFONDO E LO SI VEDE NELL'ESSENZIALITÀ DI QUESTO OGGETTO, LO SI VEDE IN TUTTE LE COSE CHE LUI HA FATTO, QUESTA LAMPADA, LA LAMPADA TUBOLARE. C'È QUESTA - COME POTREI DIRE - TRASCENDENZA, QUESTA SENSIBILITÀ.
ABBIAMO FATTO I SOTTOVASI. I SOTTOVASI SONO UNA SERIE DI OGGETTI CHE – PER CHI CONOSCE QUELLO CHE È LA CASA GIAPPONESE, CHI CONOSCE IL GIAPPONE - NELLA STANZA DI RICEVIMENTO, C'È UN ANGOLO PARTICOLARE IN CUI IN OGNI OCCASIONE C'È QUELLA CHE IN ITALIANO SI CHIAMAVA IL "CENTRINO", UN OGGETTO CHE SERVE PER APPOGGIARE DELLE COSE. SU QUESTO OGGETTO C'È UN VASO CON UN UNICO FIORE, ECC. ALLORA ABBIAMO FATTO UNA SERIE DI QUESTI ELEMENTI, CHE SI CHIAMAVANO SOTTOVASI, IN DIFFERENTI MATERIALI. ALCUNI, COME QUESTO, REALIZZATI DICIAMO A LIVELLO DI DESIGN. CE NE SONO 3 O 4 DI FORME DI ALLUMINIO, DI VETRO, DI OTTONE. INSOMMA UNA SERIE DI OGGETTI CHE CORRISPONDEVA A 10-12 VARIANTI, FINO AD ARRIVARE ADDIRITTURA A DEI PEZZI UNICI. UNO DI QUESTI, IN COLLABORAZIONE CON RENATA BONFANTI CHE È UNA TESSITRICE ARTIGIANALE BRAVISSIMA, UNA GRANDE ARTISTA DELLA TESSITURA, CHE HA FATTO QUESTO SOTTOVASO, UNA STRISCIA COSÌ, DELLA STESSA IDENTICA MISURA. TUTTI GLI OGGETTI HANNO LA STESSA IDENTICA MISURA.

 

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