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VITTORIO GREGOTTI

 

BIOGRAFIA

NATO A NOVARA NEL 1927, ARCHITETTO, URBANISTA, SAGGISTA. DOPO LA LAUREA IN ARCHITETTURA COLLABORA CON ‘CASABELLA CONTINUITÀ’, SOTTO LA DIREZIONE DI E.N. ROGERS. DAL 1955 AL 1960 OPERA CON ‘ARCHITETTI ASSOCIATI’ (GREGOTTI, MENEGHETTI, STOPPINO). IMPEGNATO SU DIVERSI FRONTI (BIENNALE DI VENEZIA, DIREZIONE DI CASABELLA, INSEGNAMENTO), È AUTORE DEL FONDAMENTALE TESTO ‘IL DISGNO DEL PRODOTTO INDUSTRIALE. ITALIA 1860-1980’ PER ELECTA, 1982, CON M. DE GIORGI, A. NULLI E G. BOSONI.

INTERVISTA

L'ITALIA SCONTA, NELLA SECONDA METÀ DELL'OTTOCENTO, UN RITARDO PER QUANTO RIGUARDA LO SVILUPPO INDUSTRIALE IN GENERALE. E CREDO CHE LA MANIFESTAZIONI PIÙ IMPORTANTE NEL RAPPORTO TRA INDUSTRIA, ARTI APPLICATE E ARCHITETTURA SIA L'ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI TORINO DEL 1902, DOVE C'È UN GRANDE TRIONFO DELL'ART NOUVEAU, DEL LIBERTY, O COME DIR SI VUOLE, NEL QUALE EFFETTIVAMENTE PER LA PRIMA VOLTA, ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE, SI CONFRONTA LA TRADIZIONE ITALIANA DELL'ARTIGIANATO E, IN GENERALE, DELL'INDUSTRIA CON I GRANDI ELEMENTI INTERNAZIONALI E, SOPRATTUTTO, EUROPEI.
È UNA MOSTRA CHE HA UN GRANDISSIMO SUCCESSO E, ANCHE, UNA GRANDISSIMA INFLUENZA AVRÀ SUL DISEGNO INDUSTRIALE ITALIANO E SULLA SUA SPECIFICITÀ.
(…)
LO SVILUPPO, PERÒ, PIÙ IMPORTANTE PER QUANTO RIGUARDA L'ITALIA, EVIDENTEMENTE, È QUELLO INTORNO ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE, TRA IL 1910 E IL 1920. QUESTI DIECI ANNI SONO MOLTO DETERMINANTI PER LO SVILUPPO, SOPRATTUTTO, DELL'AUTOMOBILE, DEGLI AEREI E ANCHE DI UNA SERIE VERA E PROPRIA DI SOLUZIONI CHE RIGUARDANO L'INDUSTRIA MECCANICA IN GENERALE.
LA GUERRA, EVIDENTEMENTE, È UN ELEMENTO DI GRANDE IMPORTANZA PER QUANTO RIGUARDA L'ORGANIZZAZIONE DELL'INDUSTRIA, LA SUA CAPACITÀ, POI, DI DIVENTARE SERIALE, QUINDI DI APPLICARE I PRINCIPI DI DISEGNO INDUSTRIALE, EFFETTIVAMENTE, AL PROBLEMA DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE. FINO A QUEL MOMENTO AVANZA, PARALLELAMENTE A QUESTO, UN'IMPORTANTISSIMA PRODUZIONE DI CARATTERE ARTIGIANALE CHE, INVECE, TROVA NELLO STESSO DECENNIO, PRESS'A POCO CON LE PRIMISSIME BIENNALI DI MONZA, IL PROPRIO PUNTO DI RIFERIMENTO E IL PROPRIO ELEMENTO DI SVILUPPO.
QUESTA È UN PO' LA STORIA DI QUESTI DIECI ANNI, CHE SONO A CAVALLO DELLA GUERRA, CHE COSTITUISCONO CERTAMENTE UN ELEMENTO DI SVOLTA IMPORTANTISSIMA PER QUANTO RIGUARDA L'ITALIA E, ANCHE, PER QUANTO RIGUARDA LA RELAZIONE TRA LE ARTI, IN GENERALE, E LE ARTI APPLICATE, IN PARTICOLARE, CON LA LORO TRADIZIONE.
E, INFINE, L'INDUSTRIA CHE COMINCIA AD ACCORGERSI CHE ESISTE UN FENOMENO NUOVO, QUALE IL DISEGNO INDUSTRIALE, CHE HA IMPORTANZA PER QUANTO RIGUARDA SIA LA PRODUZIONE IN SENSO STRETTO SIA POI, SUCCESSIVAMENTE, ANCHE LA VENDITA DEI PRODOTTI.
(…)
IL PASSO SUCCESSIVO È COSTITUITO DALLA COSTITUZIONE IN ITALIA DI UN GRUPPO CHE GUARDA AL MOVIMENTO RAZIONALISTA INTERNAZIONALE, QUINDI AI SUOI PRINCIPI, OSSIA AD UN'UNITÀ DI METODO NELLA PROGETTAZIONE CHE VA DALLA PICCOLA SCALA ALLA GRANDISSIMA E, QUINDI, UNITÀ DI METODO PER PROGETTARE SIA IL PICCOLO OGGETTO DI CARATTERE INDUSTRIALE, CHE QUELLO ARTIGIANALE, CHE, DIRETTAMENTE, L'ARCHITETTURA.
EVIDENTEMENTE, IL PUNTO DI PARTENZA DEI RAZIONALISTI ITALIANI È L'ARCHITETTURA. E QUINDI, COME TALE, IL LORO CENTRO DI INTERESSE È QUESTO. IMPORTANTE IL LAVORO CHE ESSI FANNO NEGLI ANNI TRENTA, SOPRATTUTTO, INTORNO ALLE ESPERIENZE CHE VENGONO PROMOSSE DALLA TRIENNALE, DOVE CI SONO I CONFRONTI PIÙ IMPORTANTI TRA L'ITALIA E L'EUROPA. QUESTO TIPO DI ESPERIENZA PROVIENE, COME DICEVO, DAL CENTRO DI INTERESSI MAGGIORE CHE È L'ARCHITETTURA E CHE VA VERSO GLI ELEMENTI, DA UN LATO, DELL'ARREDO E, DALL'ALTRO, DELL’IDEA DI COMINCIARE A PARLARE DI UNIFICAZIONE, DI PREFABBRICAZIONE; CIOÈ GLI ELEMENTI CHE STANNO A CAVALLO TRA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E LA PRODUZIONE EDILIZIA.
QUESTO È UN PO' UN CARATTERE SPECIALE, SE SI VUOLE, DELL’ORIGINE DEL DESIGN ITALIANO, CHE AVRÀ SUCCESSO DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE, MA CHE IN QUESTO MOMENTO METTE LE PROPRIE BASI DI UNITÀ TRA ARCHITETTURA E DISEGNO INDUSTRIALE.
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IL DISEGNO INDUSTRIALE HA UNA DOPPIA ORIGINE: UN'ORIGINE CHE È LA CULTURA DELL'INDUSTRIA E UN'ORIGINE CHE È LA CULTURA DELLE ARTI DECORATIVE. SONO DUE ASPETTI MOLTO DIVERSI, CHE CONFLUISCONO POI IN UN MOVIMENTO MODERNO.
IO, NELLA MIA CARRIERA PERSONALE, SE VUOLE, HO UN'ORIGINE CHE STA PIÙ DALLA PARTE DELLA CULTURA INDUSTRIALE CHE DA QUELLA DELLE ARTI DECORATIVE. E QUINDI, COME TALE, IL MIO IMMAGINARIO, OLTRE CHE LO SVILUPPO DEI PRIMI ANNI, QUANDO IO MI SONO OCCUPATO UN PO' PIÙ SPECIFICATAMENTE DEI PROBLEMI DI DISEGNO INDUSTRIALE, SIA SUL PIANO TEORICO CHE SUL PIANO PRATICO, HA ORIGINE IN QUESTA IDEA, CHE LA CULTURA INDUSTRIALE È UNA CULTURA CHE IN ITALIA HA DELLE CARATTERISTICHE SPECIALI, PERCHÉ IN ITALIA L'OPERAIO SI PARZIALIZZA SOLO MOLTO TARDI. C'È UN GRANDE CONTRIBUTO, DA PARTE DELL'INVENZIONE OPERAIA, ALL'INTERNO DELLA CULTURA DEL DISEGNO INDUSTRIALE. E, QUINDI, IO HO SEMPRE CERCATO DI PENSARE AL DISEGNO INDUSTRIALE DA QUESTO PUNTO DI VISTA, CIOÈ DAL PUNTO DI VISTA DI UNA SPECIALE CULTURA ITALIANA CHE HA PERMESSO UNA SERIE DI STRAORDINARI MIRACOLI DAL PUNTO DI VISTA DELLA CAPACITÀ DI DISEGNARE OGGETTI, CHE SONO DIVENTATI POPOLARISSIMI: DALLA LAMBRETTA ALLE MACCHINE OLIVETTI, A TUTTO QUESTO MONDO, IL QUALE È UN MONDO NON TANTO LEGATO ALLA CASA QUANTO AL PROBLEMA VERO E PROPRIO DELLA CULTURA INDUSTRIALE E DELLE SUE PROSPETTIVE.
QUESTO, SE VUOLE, È IN SINTESI L'INTERESSE CHE IO HO SEMPRE PORTATO AL DISEGNO INDUSTRIALE E CHE PORTO ANCORA OGGI, ANCHE SE IL DISEGNO INDUSTRIALE IN QUESTO MOMENTO IO NON LO PRATICO AFFATTO.
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IO HO COMINCIATO AD OCCUPARMI DI CASABELLA NEL 1953, QUANDO HA RIPRESO LA PUBBLICAZIONE DOPO UN VUOTO DI MOLTI ANNI. CASABELLA È UNA RIVISTA CHE È COMINCIATA NEL 1928, CHE HA SMESSO PERCHÉ IL REGIME L'AVEVA CHIUSA PER RAGIONI POLITICHE. POI SI È RIPRESA NEL 1953 CON ERNESTO NATHAN ROGERS, CHE ERA DIRETTORE. POI SONO DIVENTATO, A MIA VOLTA, DIRETTORE.
PERÒ NEGLI ANNI CINQUANTA CASABELLA HA AVUTO UNA FUNZIONE, FONDAMENTALMENTE, CHE RIGUARDA IL DIBATTITO DELL'ARCHITETTURA; NON QUELLO DEL DISEGNO INDUSTRIALE. C'ERANO ALTRE RIVISTE CHE SI OCCUPAVANO DI QUESTO. SI È OCCUPATA DEL DISEGNO INDUSTRIALE SOPRATTUTTO PER QUANTO RIGUARDA IL CONTRIBUTO CHE IN QUEL MOMENTO DAVA MARCO ZANUSO, CHE ERA REDATTORE DI CASABELLA. MARCO ZANUSO, ARCHITETTO E DESIGNER. SI È OCCUPATA DI DISEGNO INDUSTRIALE SOPRATTUTTO DAL PUNTO DI VITA TEORICO, SE VUOLE. STORICO E TEORICO.

((L’AGE D’OR))
NOTI CHE QUESTO PERIODO, NEGLI ANNI PROPRIO DI CASABELLA, TRA IL '53 E IL '63-'65, È IL PERIODO DI GRANDE SUCCESSO INTERNAZIONALE DEL DISEGNO INDUSTRIALE ITALIANO. FINISCE CON LA GRANDE MOSTRA DEL MUSEO DI ARTE MODERNA (1972). È IN QUESTO PERIODO IN CUI NASCONO TUTTI I GRANDI DESIGNER, DA SOTTSASS A MAGISTRETTI, A CASTIGLIONI, A ZANUSO, CIOÈ UNA QUANTITÀ MOLTO NOTEVOLE DI PERSONAGGI CHE SI INFILANO PROPRIO IN QUESTA CULTURA SPECIALISSIMA, CHE HA UN'ORIGINE DI CARATTERE ARCHITETTONICO E CHE DALL'ARCHITETTURA SI MUOVE VERSO IL DISEGNO INDUSTRIALE. MENTRE, INVECE, IN TUTTA EUROPA IL PROBLEMA È CHE IL DISEGNO INDUSTRIALE SI SPECIALIZZA, DIVENTA UNA PROFESSIONE SEPARATA DA QUELLA DELL'ARCHITETTO. ED È FORSE, INVECE, IN QUESTA SPECIE DI UNIONE TRA I DUE ELEMENTI IL SEGRETO DEL SUCCESSO ITALIANO NEGLI ANNI SESSANTA.

(…)
UNO DEI GRANDI PROBLEMI ITALIANI È SEMPRE STATO QUELLO DELLA SCUOLA PERCHÉ NON ESISTE TRADIZIONE PER QUANTO RIGUARDA L'INSEGNAMENTO DEL DISEGNO INDUSTRIALE IN ITALIA. QUESTA TRADIZIONE È RECENTISSIMA. CI SONO SCUOLE PRIVATE, CHE SONO NATE IN QUESTO MOMENTO. SI COMINCIANO AD ARTICOLARE SOLO IN QUESTI ULTIMI ANNI DELLE SPECIALIZZAZIONI NELLE SCUOLE DI ARCHITETTURA, CHE RIGUARDANO IL DISEGNO INDUSTRIALE, MA IL DISEGNO INDUSTRIALE È SEMPRE STATO SENZA SCUOLA. OVVIAMENTE IL POLITECNICO DI MILANO O, IN GENERALE, LA CULTURA POLITECNICA HA DATO UN CONTRIBUTO, MA UN CONTRIBUTO INDIRETTO AL DISEGNO INDUSTRIALE. HA DATO PIUTTOSTO UN CONTRIBUTO ALLO SVILUPPO DELLA CULTURA INDUSTRIALE E QUINDI, COME TALE, INDIRETTAMENTE ANCHE AL DISEGNO INDUSTRIALE. PERÒ UNA DELLE GRANDI MANCANZE DELL'ITALIA È SEMPRE STATA LA MANCANZA DI UNA SCUOLA IMPORTANTE.
QUALCUNO DICE CHE È STATA UNA FORTUNA. LA MANCANZA DI UN IRRIGIDIMENTO ALL'INTERNO DELLA SCUOLA. MA CERTAMENTE NEL MONDO MODERNO È UNA GRAVE CARENZA, CHE SPERIAMO NEI PROSSIMI ANNI POSSA SANARSI.
(…)
ESISTE UNA RELAZIONE IMPORTANTE TRA DISEGNO INDUSTRIALE E, EVIDENTEMENTE, TUTTI I MOVIMENTI DI AVANGUARDIA SIA IN EUROPA CHE IN ITALIA.
QUELLA DELL'EUROPA È EVIDENTEMENTE UNA RELAZIONE CHE SI È ISTITUZIONALIZZATA ALL'INTERNO DELLA SCUOLA DEL BAUHAUS TEDESCA TRA IL 1922-23 E '33. DICIAMO IN QUESTO DECENNIO, PRESS'A POCO. QUINDI HA AVUTO, PER COSÌ DIRE, NELLA SCUOLA DEL BAUHAUS UN LUOGO DOVE TUTTI SPERIMENTAVANO DA VARI PUNTI DI VISTA LA RELAZIONE TRA MODO DI FARE GLI OGGETTI, DI DISEGNARE GLI OGGETTI ED ESPERIMENTI DI CARATTERE VISIVO.
L'ITALIA HA UN DESTINO UN PO' DIVERSO. INTANTO PERCHÉ L'UNICA VERA, IMPORTANTE AVANGUARDIA ITALIANA È STATO IL FUTURISMO, IL QUALE SI È INTERESSATO MOLTISSIMO DEL PROBLEMA DEGLI OGGETTI, PERCHÉ ALCUNI DEI FUTURISTI HANNO DISEGNATO SEDIE E TAVOLI. C'ERA QUESTA IDEA DEL MONDO FUTURISTA COMPLESSIVO, QUINDI DI UN MONDO CHE RIGUARDAVA NON SOLAMENTE LA PITTURA, NON SOLAMENTE GLI ESPERIMENTI DI AVANGUARDIA, MA L'INTERO MODO DI ESSERE DELLA VITA: NEL TEATRO, NELLA LETTERATURA, NELLA MUSICA E, QUINDI, ANCHE NEGLI OGGETTI.
QUESTO TIPO DI INFLUENZA È STATA IN REALTÀ MOLTO MODESTA, PER QUANTO RIGUARDA GLI EFFETTI NEL DISEGNO DEGLI OGGETTI SPECIFICI. CI SONO STATE SEMPRE ALLA TRIENNALE DEGLI ESPERIMENTI COME QUELLI DI DEPERO, PER ESEMPIO. DEPERO È STATO UN PERSONAGGIO MOLTO INTERESSATO A QUESTA RELAZIONE TRA ARTI APPLICATE IN GENERALE ED ESPERIMENTI DI CARATTERE D’AVANGUARDIA. È STATA, DICEVO, RELATIVA PERCHÉ TUTTO IL MONDO FIGURATIVO DEL FUTURISMO SI PRESTAVA POCO A ESSERE TRASFERITO ALL'INTERNO DEL DISEGNO DEGLI OGGETTI, CHE AVEVANO UN'ALTRA TRADIZIONE E DEGLI ALTRI PROBLEMI DI TIPO MORFOLOGICO.
PUR TUTTAVIA QUESTO TIPO DI RELAZIONE, ALMENO FINO ALLA FINE DEGLI ANNI VENTI, È STATA IMPORTANTE, SOPRATTUTTO CULTURALMENTE IMPORTANTE. IN QUEGLI ANNI ERA MOLTO IMPORTANTE FARE LA TRASFORMAZIONE, RIVOLUZIONARE QUELLO CHE ESISTEVA, ANDARE CONTRO LA CONSERVAZIONE. E QUESTO ERA UN CEMENTO CHE LEGAVA NATURALMENTE SIA GLI ARCHITETTI, SIA I DESIGNER, SIA I PITTORI DI AVANGUARDIA.
(…)
TUTTE LE VOLTE CHE MI FANNO UNA DOMANDA SUL FUTURO, IO DICO SEMPRE CHE È MOLTO PIÙ IMPORTANTE PARLARE DEL PRESENTE CHE NON DEL FUTURO, PERCHÉ QUELLO CHE NOI FACCIAMO NEL PRESENTE È QUELLO CHE SARÀ NEL FUTURO, QUELLO CHE AVRÀ UN'INFLUENZA NEL FUTURO.
MA NATURALMENTE, QUANDO SI PARLA DI FUTURO, SI PUÒ PARLARE ANCHE DI FUTURO DEI PROSSIMI ANNI O DI QUESTI ANNI IMMEDIATI, I PROSSIMI DIECI, PER COSÌ DIRE. ED È EVIDENTE CHE C'È UN'INFLUENZA MOLTO IMPORTANTE NELLA CULTURA DEL DISEGNO INDUSTRIALE, CHE È MATURATA IN MODI DIVERSI, IN TUTTA EUROPA, NEGLI STATI UNITI E IN GIAPPONE. PER ESEMPIO, TUTTO IL MONDO DEGLI OGGETTI TECNICI È UN MONDO CHE SFUGGE COMPLETAMENTE AL DISEGNO INDUSTRIALE ITALIANO.
IL DISEGNO INDUSTRIALE ITALIANO SI OCCUPA SOPRATTUTTO DEGLI OGGETTI PER LA CASA. E, ANCHE IN QUESTO MONDO DEGLI OGGETTI PER LA CASA, C'È UN'INCIDENZA MOLTO FORTE, PER ESEMPIO, DEI DESIGNER INGLESI, CHE SONO MOLTO BRAVI, CHE HANNO MOLTA QUALITÀ E CHE HANNO AVUTO SCUOLE MOLTO SERIE E QUINDI, COME TALI, HANNO CRESCIUTO UN NUMERO NOTEVOLE DI PERSONE, TRA LE QUALI SI TROVANO DESIGNER INTERESSANTI.
IN ITALIA C'È SEMPRE IL SOLITO PERICOLO ITALIANO, CHE È IL PERICOLO DELLA GRANDE FANTASIA, MA DELLA GRANDE APPROSSIMAZIONE. IN QUESTO MOMENTO IO CREDO CHE IL DISEGNO INDUSTRIALE DEGLI ANNI FUTURI È UN DISEGNO CHE NON CONSENTIRÀ PIÙ UNA GRANDE APPROSSIMAZIONE. SARÀ CIOÈ NECESSARIO AVERE UN'IDEA ABBASTANZA SISTEMATICA DEL MODO DI PRODURRE E DEL MODO DI DISTRIBUIRE OGGETTI, DELLA LORO DURATA, DEL LORO ASSETTO DAL PUNTO DI VISTA DELL'USO, CHE NON PERMETTERÀ TANTO L'IMPROVVISAZIONE, CHE È STATA UNO DEI GRANDI VANTAGGI, SE SI VUOLE, DEL DESIGN ITALIANO DEGLI ANNI SESSANTA, CHE QUINDI È STATO IN GRADO DI RIVOLUZIONARE E DI TRASFORMARE RADICALMENTE.
IN QUESTO MOMENTO IL MONDO DEL GUSTO SI È MOLTO UNIFICATO. IL MONDO DELLA MORFOLOGIA È MOLTO UNIFICATO IN TUTTO IL MONDO. È MOLTO OMOLOGATO, PER COSÌ DIRE. E HA RITMI DI CAMBIAMENTO CHE DIPENDONO SOPRATTUTTO DAL MERCATO PIÙ CHE DALLA PRODUZIONE. È A QUESTO TIPO DI TRASFORMAZIONE CHE CREDO CHE I DESIGNER ITALIANI DEBBANO FAR FRONTE, SE VOGLIONO FAR FRONTE A UNA CONCORRENZA COME QUELLA EUROPEA.

 

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