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VICO MAGISTRETTI

OSPITE DELLA PUNTATA N.11
L’AGE D’OR DEL DESIGN ITALIANO

 

BIOGRAFIA

NATO A MILANO, NEL 1921, ARCHITETTO E DESIGNER.
HA ALL'ATTIVO UN CENTINAIO DI PROGETTI ARCHITETTONICI E UN COSPICUO NUMERO DI OGGETTI DI DESIGN CHE GLI HANNO GUADAGNATO FAMA MONDIALE. IMPORTANTI MUSEI ANNOVERANO NELLE LORO COLLEZIONI PEZZI DI VICO MAGISTRETTI: IL SOLO MOMA NE CONSERVA 12. RAPPRESENTANTE DI SPICCO DEL DESIGN ITALIANO NEL MONDO HA CONSEGUITO DIVERSI RICONOSCIMENTI: MEDAGLIA D'ORO DELLA IX TRIENNALE NEL 1951; GRAN PREMIO ALLA X TRIENNALE NEL 1954; COMPASSO D'ORO NEL 1967, NEL 1979, E ALLA CARRIERA NEL 1995. MEMBRO DI PRESTIGIOSE ASSOCIAZIONI DI ARCHITETTURA E DESIGN, HA COLLABORATO CON IMPORTANTI AZIENDE QUALI, TRA LE ALTRE, ACERBIS, ARTEMIDE, CAMPEGGI, CASSINA, DE PADOVA, FLOU, FRITZ HANSEN, KARTELL, OLUCE

INTERVISTA


D: PUÒ RACCONTARCI COME HA INIZIATO LA SUA ATTIVITÀ?


R: MA, IO NEL '45 MI SONO LAUREATO ALLA SCUOLA DI ARCHITETTURA DI MILANO, POLITECNICO DI MILANO E POI HO COMINCIATO A LAVORARE, HO COMINCIATO IN QUESTO STUDIO, LO STUDIO DI MIO PADRE. MIO PADRE ERA ARCHITETTO. LA MILANO DEL '45, ERA UNA MILANO MOLTO DIVERSA DA QUELLA DI ADESSO. ERA UNA MILANO OLTRETUTTO ENTUSIASTA E GENEROSA. DI MACCHINE NON SE NE PARLAVA NEANCHE. C'ERA UN'ALTRA COSA MOLTO BELLA DI MILANO: I MIEI CONTATTI CON GLI ARCHITETTI DI UN'ALTRA GENERAZIONE, QUEI TALI CHE AVEVANO COMINCIATO IL MOVIMENTO MODERNO IN ITALIA. C’ERA UNA SPECIE DI UNITÀ, DI RAPPORTO CORDIALE, PARITETICO, TRA PERSONE MOLTO PIÙ ANZIANE DI NOI, APPENA LAUREATI, E GENTE CHE LAVORAVA GIÀ DA PRIMA DELLA GUERRA.
QUESTA È STATA UNA COSA MOLTO POSITIVA CHE POI È MANCATA COMPLETAMENTE IN SEGUITO. COSA CHE IO HO RISCONTRATO, HO VISTO ANCORA INVECE ESISTENTE, EFFICIENTE E PRODUTTIVA, PER ESEMPIO A LONDRA, DOVE MI CAPITA DI ANDARE ABBASTANZA SOVENTE, DOVE PER ESEMPIO GLI ARCHITETTI SI CONOSCONO MOLTO BENE E HANNO DEI RAPPORTI NON TANTO DI LAVORO, MA DI INFORMAZIONE DI LAVORO, CIOÈ CREANO INERSCAMBI. IO NON SONO MAI STATO O QUASI MAI STATO IN ALCUNO DEGLI STUDI PROFESSIONALI ANCHE DI MIEI CARISSIMI AMICI.
DEVO DIRE CHE POI FRA L'ALTRO LE PRIME ESPERIENZE DI LAVORO SONO STATE DI CREARE QUALCHE COSA CHE POI È DIVENTATO, SENZA ASSOLUTAMENTE CHE NOI LO SAPESSIMO, L'ITALIAN DESIGN, CIOÈ IL DISEGNARE DEI MOBILI, DEGLI OGGETTI, QUALCHE COSA CHE, SOPRATTUTTO IN SEGUITO, È SERVITA PER IL NOSTRO LAVORO. D'ALTRA PARTE, DEVO ANCHE DIRE CHE LA FORMAZIONE DEL NOSTRO LAVORO È STATA, PER ME, MOLTO INFLUENZATA DALLA SCUOLA, NON TANTO DALLA SCUOLA D'ARCHITETTURA, CHE IO HO FREQUENTATO UN POCHINO DURANTE LA GUERRA E POI PIÙ, MA DALLE PERSONE CHE HO INCONTRATO IN QUEL PERIODO. E IN PARTICOLARE UNA PERSONA…


D: CHI ERA QUESTA PERSONA?


R: ERNESTO NATHAN ROGERS, DEL GRUPPO B.B.P.R. CHE HA PROGETTATO POI LA TORRE VELASCA. LUI CI DAVA DELLE INFORMAZIONI E CI DAVA DELLE APERTURE SU UNA CULTURA CHE NOI NON CONOSCEVAMO. IO HO LETTO BORGES E HO LETTO ANCHE HEMINGWAY, ALLORA NON SAPEVO CHI FOSSE HEMINGWAY, CAPISCI? QUINDI, QUESTO È STATO MOLTO IMPORTANTE. COME È STATA MOLTO IMPORTANTE, A MIO AVVISO, LA FORMAZIONE CULTURALE, COME È TUTTORA, IMPORTANTISSIMA. IO SONO APPUNTO GRANDE ESTIMATORE DEL LICEO CLASSICO: HO FATTO IL PARINI DALLA PRIMA GINNASIO FINO ALLA TERZA LICEO. DEVO DIRE UNA SCUOLA DURA, UNA SCUOLA DIREI, FORSE ANCHE A RICORDARLA, SPIETATA, PERÒ UNA SCUOLA CHE MI HA INSEGNATO PER ESEMPIO CHE LA VITA È SPIETATA. UNA SCUOLA, UN LICEO CLASSICO, DÀ DELLE INFORMAZIONI IMPORTANTI PERCHÉ FA CAPIRE, PROPRIO NEL SUO ITER CULTURALE, CHE COMINCIA DA ‘ROSA, ROSAE’ E POI VA AVANTI FINO AL GRECO, 8 ANNI DI LATINO, 4 ANNI DI GRECO, FA CAPIRE CHE CI SONO SEMPRE, NON SOLO NELLE LINGUE, NON SOLO NEL LATINO E NEL GRECO, DELLE COSE ESTREMAMENTE IMPORTANTI, DELLE COSE UN POCHINO MENO IMPORTANTI, DELLE COSE MENO IMPORTANTI E DELLE COSE CHE POSSONO ESSERE USATE COME MEGLIO SI PREFERISCE. QUESTO È UN GRANDE INSEGNAMENTO, CHE È UN INSEGNAMENTO CHE POI SI TRADUCE MOLTO BENE NEL NOSTRO MESTIERE. FARE L'ARCHITETTO, CHE POI È LA STESSA COSA DELLA PAROLACCIA ‘DESIGNER’ CHE IO DETESTO. IO HO COMINCIATO A FARE IL DESIGN PERCHÉ AVEVO BISOGNO DEGLI OGGETTI PER LA MIA CASA.
RICEVO DELLE LETTERE DI RICHIESTE DI LAVORO, DI PROPOSTE DI LAVORO, MA DI RAGAZZI APPENA USCITI DALLE SCUOLE; BENE, DEVO DIRE CHE, LE LEGGO TUTTE, DI QUESTI IO CREDO NON DI PIÙ DELL'1% HA FATTO IL LICEO CLASSICO. CREDO CHE QUESTO SIA UNA GRAVE CARENZA.
(…)
UNA DELLE PRIME COSE CHE SONO STATE ATTUATE NEL DOPOGUERRA È STATO RIATTIVARE LA TRIENNALE.
LA TRIENNALE, CHE È STATA ALLORA UNA ISTITUZIONE CULTURALE IMPORTANTE ANCHE PERCHÉ ERA L'UNICA ISTITUZIONE - PARLIAMO DEL DOPOGUERRA - CHE DAVA LE INFORMAZIONI. DALLA PRIMA TRIENNALE DEL '48 SE NON ERRO, ABBIAMO AVUTO LE INFORMAZIONI SULLE - NON SO - LE CUCINE SVEDESI, DANESI, I MOBILI DANESI, TUTTI EVENTI CULTURALMENTE SVILUPPATISI TRA LE DUE GUERRE, MA SOPRATTUTTO ANCHE NELL'ULTIMA GUERRA, DURANTE L'ULTIMA GUERRA E CHE HA CREATO UNA PAGINA IMPORTANTE NEL DISEGNO CONTEMPORANEO.
UNA DELLE MANIFESTAZIONI CHE HA AVUTO LUOGO IN TRIENNALE AVEVA DATO LA POSSIBILITÀ A NOI RAGAZZI DI FARE I PRIMI MOBILI.
DEI MOBILI, DICIAMO INGENUI, PERÒ DEI MOBILI CHE GIÀ COMINCIAVANO A CONTENERE QUALCHE GERME POI SVILUPPATO NELLA NASCITA DELL'ITALIAN DESIGN.


D: POSSIAMO PASSARE - DICIAMO - A UN ALTRO PERIODO: ANNI 60-70. LEI SPERIMENTA NUOVI MATERIALI, MI PUÒ DIRE QUESTO SUO APPROCCIO?


R: MI È CAPITATO DI FARE MOLTE CASE A MILANO, FUORI MILANO, CASE INDIVIDUALI. MA L’ITALIAN DESIGN È NATO PER IL FATTO CHE, UNICO EVENTO AL MONDO, IN ITALIA C'È STATO UN INCONTRO NEGLI ANNI SESSANTA TRA I PRODUTTORI E NOI. INFATTI, CESARE CASSINA, POVER'UOMO, CHE ERA UN UOMO DI GRANDE INTELLIGENZA, È VENUTO NEL MIO STUDIO PER CHIEDERMI SE POTEVA RIPRODURRE COME AZIENDA IL PRIMO PEZZO CHE IO HO FATTO DI DESIGN, CHE È UNA CERTA SEDIA CHE HO FATTO PER UN GOLF CLUB QUI VICINO, A CARIMATE, E INFATTI SI CHIAMA ‘CARIMATE’. E DA LÌ È COMINCIATO IL NOSTRO RAPPORTO. MA COSA VUOL DIRE ‘IL NOSTRO RAPPORTO’? VUOL DIRE CHE DAL '60, DALL'INIZIO, È COMINCIATA UN TIPO DI RELAZIONE IN CUI LE DUE PARTI DELLA RELAZIONE HANNO DATO TUTTO QUELLO CHE POTEVANO ATTRAVERSO UNA COLLABORAZIONE, FATTO ASSOLUTAMENTE UNICO AL MONDO, UNA COLLABORAZIONE VERAMENTE DI LAVORO. UNA COLLABORAZIONE CHE VOLEVA DIRE FARE INSIEME IL LAVORO. IO RICORDO CHE C'È STATO UN RAPPORTO MOLTO PROFONDO FRA NOI, PERCHÉ IO RICORDO CHE LE PRIME COSE CHE HO DISEGNATO LE HO DISEGNATE PER ARTEMIDE NELL'AUTUNNO DEL '60 E POI PER CASSINA NEL '61 CIRCA. IL RAPPORTO È STATO QUELLO DI POTER DISCUTERE INSIEME ALL'ORIGINE DEL PROGETTO; NON È MAI CAPITATO DI PORTARE DEI DISEGNI ESECUTIVI, COMPLETI, PERCHÉ NON POTEVANO ESISTERE. IL DISEGNO ESISTEVA SOLAMENTE DOPO CHE SI ERA PARLATO, DOPO CHE SI ERA DISCUSSO DELLA TECNOLOGIA DELL'AZIENDA, QUELLO LORO SAPEVANO FARE E QUELLO CHE LORO NON SAPEVANO FARE O NON DESIDERAVANO FARE, PERCHÉ AVEVANO DELLE ALTRE MACCHINE, QUINDI ERA STUPIDO CHE NOI, IO NEL CASO DEVO PARLARE PER ME PERSONALMENTE, INSISTESSI NEL VOLE FARE DELLE COSE CHE NON ERANO LA LORO SPECIALITÀ. INSOMMA QUELLO CHE MI ERA RICHIESTO ERA L'ESPRESSIONE DI UN CONCETTO, CHE ERA POI IL MIO PROGETTO. QUESTO CONCETTO SI DOVEVA POI TRADURRE IN TERMINI REALI, POTENDO ESSERE IO INFORMATO DI QUELLO CHE ERA IL MODO PIÙ OPPORTUNO PER L'AZIENDA DI FARE QUELL'OGGETTO. QUELL'OGGETTO CONTENEVA UN CONCETTO: PER ESEMPIO UNA CERTA LAMPADA CHE SI CHIAMAVA ‘ESCLISSE’, CHE HO FATTO NEL 66-65, NON MI RICORDO. QUESTA QUI È UNA LAMPADA TIPO LE COSE DEI LADRI, LE LANTERNE CIECHE ECCO.
BENE, QUESTA È NATA DA UNO SCHIZZO CHE IO HO FATTO, DOPO CHE GISMONDI MI AVEVA PARLATO DI QUESTA COSA, SUL RETRO DEL BIGLIETTO DELLA METROPOLITANA. A ME PIACE FRA L'ALTRO DISEGNARE MOLTO SU OGGETTI PICCOLI.
(…)
IN EFFETTI IO HO SEMPRE FATTO SOPRATTUTTO L'ARCHITETTO. MI È CAPITATO, QUESTO GIÀ PROPRIO NEGLI ANNI '60, DI DOVERMI INTERESSARE DELL'INTERNO DI CERTE CASE CHE HO FATTO.
IN DEFINITIVA PER IL MIO LAVORO, E CREDO IN DEFINITIVA PER L'ITALIAN DESIGN, LA MEMORIA È STATA UNA COSA ABBASTANZA IMPORTANTE. INFATTI QUELLA SEDIA DI CUI SI PARLAVA, ERA UNA SEDIA UN PO' CONTADINA ECCO, ERA UNA SEDIA DI PAGLIA, CHE È STATO QUELLO CHE PROBABILMENTE HA DATO ANCHE UN CERTO TAGLIO A QUESTO TIPO DI DISEGNO, CHE IN REALTÀ È IL PRIMO DISEGNO CHE HO FATTO.
(…)
DURA DA TANTISSIMO L'ITALIAN DESIGN, PERCHÉ IN DEFINITIVA È COMINCIATO NEL '60 E DURA ANCORA ADESSO, SONO QUASI 40 ANNI E NON C'È FENOMENO CULTURALE DI QUESTO SECOLO CHE SIA DURATO TANTO A LUNGO, SE LO VOGLIAMO CHIAMARE UN FENOMENO CULTURALE.
LA BAUHAUS È STATO UN MOVIMENTO STRAORDINARIO, DURATO 10 ANNI E PRATICAMENTE INTERROTTO DA QUEL BUONTEMPONE DI HITLER.
IN EFFETTI, IN NESSUNA PARTE DEL MONDO UNO CHE FA L'ARCHITETTO DISEGNA UN TAVOLINO, PERCHÉ LORO HANNO, PER ESEMPIO IN INGHILTERRA, UNA QUANTITÀ ENORME DI SCUOLE DI DESIGN, SCUOLE DI DESIGN ANCHE MOLTO QUALIFICATE. MI CAPITA DA MOLTI ANNI DI INSEGNARE ANCHE AL COLLEGE OF ART CHE È A LONDRA, PERÒ QUELLO CHE A LORO MANCA TOTALMENTE È LA COLLABORAZIONE DELL'INDUSTRIA. TOTALMENTE, NON ESISTONO.
QUELLO CHE È STATO UNO DEI CONCETTI FORMATORI DEL MIO, MA ANCHE DEL LAVORO DI ALTRI, È ESPRESSO MOLTO BENE DA UN DETTO INGLESE CHE DICE: ‘LOOK AT USUAL FENCE WITH UNUSUAL EYE’, CHE VUOL DIRE: GUARDA ALLE COSE QUOTIDIANE, NORMALI, CON OCCHIO NON NORMALE, CON OCCHIO ATTENTO, PERCHÉ DIETRO C'È SEMPRE QUALCHE COSA. NELLA COSA PIÙ NORMALE, UN BIGLIETTO DEL TRAM PIUTTOSTO CHE UN PEDALE DI UNA BICICLETTA, C'È SEMPRE QUALCHE COSA DIETRO, NON DEVI GUARDARLO CON INDIFFERENZA, DEVI CERCARE DI CAPIRE COSA C'È DIETRO.
UNO DEI PEZZI MIGLIORI, CHE ADESSO PURTROPPO È FUORI PRODUZIONE, UN CERTO DIVANO CHE SI CHIAMAVA ‘SIMBAD’, L’ AVEVO FATTO BUTTANDO UNA COPERTA DI CAVALLO SU UNA STRUTTURA DI DIVANO GREZZA, ALLACCIANDOLO CON DUE BOTTONI. L’INTUIZIONE È STATA CAPIRE CHE LA COPERTA DI CAVALLO, BUTTATA SUL CAVALLO AVEVA UNA STRAORDINARIA IMMAGINE, DATA DA QUESTI COLORI, DA QUESTI COLORI DELLE VARIE SCUDERIE INGLESI, CHE ERANO BELLINE, MA SI POTEVANO ADATTARE A UN DIVANO. QUESTO È STATO UNO DEI MOTIVI PER CUI, GUARDANDO A UNA COSA CHE NON ERA MAI SERVITA COME DIVANO, LO FACCIO DIVENTARE DIVANO, O IN FONDO IN FONDO, SE VUOLE, GUARDANDO UNA COSA CHE NON ERA MAI SERVITA PER LEGGERE DI NOTTE, MA PER RUBARE, COME LA LAMPADA DEI LADRI, QUELLA LANTERNA CIECA, HA FATTO VENIR FUORI UN'ALTRA LAMPADA CHE ERA L'‘ECLISSI’ INSOMMA.
QUESTO È STATO PROBABILMENTE UNA DELLE CHIAVI, SECONDO ME, DELL'ITALIAN DESIGN, E QUELLO CHE ANCORA CI AIUTA PER FARE IL NOSTRO LAVORO.
UNA SEDIA SI FA CON 4 GAMBE. PERÒ SE USO UNA CERTA TECNOLOGIA QUESTA SEDIA DIVENTA MOLTO DIVERSA, ECCO, E QUESTA SEDIA ASSUME UN'IMMAGINE CHE LA CARATTERIZZA COME OGGETTO DI IMMAGINE, NON È MAI STATA MIA INTENZIONE, NOSTRA INTENZIONE, FARE QUALCHE COSA UNICAMENTE IN OMAGGIO ALLA TECNOLOGIA, DELLA QUALE NON CI FREGA NIENTE. LA TECNOLOGIA È QUALCHE COSA COME UN MARTELLO, CHE È MOLTO UTILE, SE NON LO SI PICCHIA SULLE DITA, PER PICCHIARE UN CHIODO NEL MURO. MA È UNO STRUMENTO. IL MARTELLO, DI PER SÉ, NON È CHE ASSICURA UNA STRAORDINARIA OPERA D'ARTE, COME IL PIÙ RAFFINATO MATERIALE COME LA STUPENDA CARTA DA CIOCCOLATINI PER ATTERRARE SULLA LUNA. UN'IDEA CONCETTUALE FANTASTICA NON HA MAI CREATO DI PER SÉ IL CAPOLAVORO. È UNO STRUMENTO, SERVE COME UN CHIODO, SERVE COME UN MARTELLO, SERVE COME UNA TENAGLIA LA TECNOLOGIA. QUINDI, IL PENSARE E DIRE ‘AH, HA FATTO UN OGGETTO STRAORDINARIO PERCHÉ HA USATO UNA TECNOLOGIA’ NON È REALE! È COME DIRE CHE IL COMPUTER LE CREA DEI CAPOLAVORI: NON PUÒ! IL COMPUTER È UNA MACCHINA STRAORDINARIA, È UTILISSIMA E RAPIDISSIMA, PERÒ...
E QUESTO È IN FONDO PROBABILMENTE IL CONCETTO ISPIRATORE, INSOMMA, CHE HA UN PO' CREATO L'ITALIAN DESIGN.
QUANDO UNA PERSONA QUANDO ESCE VEDE IN NEGOZIO UNA LAMPADA E VEDE IN QUESTA LAMPADA QUALCHE COSA CHE PROBABILMENTE AVEVA NEL DIETRO DELLA TESTA E DICE ‘MA VA CHE SCEMATA, COSÌ SEMPLICE, POTREI AVERLA FATTA IO’ E LA COMPERA, A QUEL PUNTO QUELL'OGGETTO APPARTIENE ALLA SUA VITA PERCHÉ LUI L'HA SCELTA E L'HA PAGATA, L'HA PORTATA A CASA, L'HA MESSA IN QUALCHE POSTO, L'HA UTILIZZATA. E ALLORA IO CHE HO DISEGNATO QUELLA LAMPADA, SONO ENTRATO NELLA SUA VITA MOLTO DI PIÙ CHE NON NELLA CASA CHE LUI STA ABITANDO.
QUESTO È IMPORTANTE PERCHÉ LEI INTERVIENE CON IL GRANDE NUMERO. FACCIA CONTO CHE DI CERTE SEDIE SE NE PRODUCONO DECINE DI MIGLIAIA… E QUESTO CAMBIA IL LANDSCAPE, CAMBIA IL PAESAGGIO DI UFFICI, CAMBIA IL PAESAGGIO DI TANTE COSE.
(…)
IO LAVORO DA TANTI ANNI IN DANIMARCA, NELLA PIÙ GROSSA AZIENDA DANESE (FRITZ HANSEN) E QUESTA È UNA SEDIA DI LEGNO. QUESTA QUI È UN PRIMISSIMO MODELLO CHE È UN ANNO CHE È QUA NEL MIO STUDIO, ADESSO È STATA TERMINATA, UNA PARTE MECCANICA MOLTO COMPLESSA PER LA PRODUZIONE, CIOÈ LA PRODUZIONE DI STAMPI, LA PRODUZIONE DI TUTTO QUELLO CHE È NECESSARIO, UNA SEDIA CHE SEGUE UNA SEDIA E DI ALTRE DUE SEDIE PIÙ IMPORTANTI, UNA SEDIA ECONOMICA, UNA SEDIA CHE SARÀ FATTA IN GRANDE NUMERO, MOLTO SEMPLICE PERCHÉ ANCHE SOTTO - VEDETE - È ATTACCATA IN UNA MANIERA MOLTO SEMPLICE E QUESTA RICHIEDE, PER ESEMPIO, UNA TECNOLOGIA DI PRODUZIONE TOTALMENTE DIVERSA DA UNA SEDIA CHE HO FATTO UN PAIO DI ANNI FA CON UN'ALTRA AZIENDA, ITALIANA QUESTA, CHE È SU STAMPO.
QUESTA FORMA QUI, CHE È QUELLA CHE DÀ FORZA ALLA SEDIA, PUÒ ESSERE FATTA SOLAMENTE CON UN MATERIALE CHE NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON IL LEGNO. QUESTA È UNA SEDIA ABBASTANZA SEMPLICE, MA PERÒ, INSOMMA, RICHIEDE UNO STAMPO MOLTO ELABORATO E MOLTO COMPLESSO, CHE ESPRIME - IO CREDO - IN MANIERA ABBASTANZA EFFICACE UN USO DI UN MATERIALE CHE NON PUÒ ESSERE CHE QUESTO, E QUINDI, DEVE RICHIEDERE UNA TECNOLOGIA CHE È TOTALMENTE DIVERSA DA QUELLA CHE LEI USA CON QUESTO SEDILE DI LEGNO. QUESTO È FATTO IN SVEZIA, PER DIRE, E QUESTO È FATTO IN DANIMARCA.
DIETRO A TUTTE QUESTE COSE, C'È UNA TECNOLOGIA CHE È QUELLA CHE CONSENTE DI FARE A BASSO COSTO CENTINAIA DI MIGLIAIA E CENTINAIA DI MIGLIAIA DI QUESTE SEDIE.


D: CI PUÒ PARLARE DEL COMPASSO D’ORO?


R: IL COMPASSO D'ORO DEVE ESSERE NATO VERSO IL '60 O POCO PRIMA DEL '60. ERA UN'ISTITUZIONE DESTINATA A UNA SPECIE DI OSCAR FAMILIARE, DESTINATA A PREMIARE, A SEGNALARE I PRODOTTI MIGLIORI DI QUELL'ANNO IN QUEGLI ANNI IN CUI ERA NATO APPUNTO QUESTA - DICIAMO - PRODUZIONE DI SERIE, PRODUZIONE DI GRANDE NUMERO. IO PERÒ HO UN RICORDO AFFETTUOSO DEL COMPASSO D'ORO, PERCHÉ MI RICORDO CHE ALLA FINE DEGLI ANNI CINQUANTA ERO NELLA COMMISSIONE DEL COMPASSO D'ORO E PROPRIO IN QUEGLI ANNI, FORSE UN ANNO O DUE ANNI PRIMA, ERA USCITA UNA MACCHINA STRAORDINARIA A MIO AVVISO, CHE ERA LA ‘CINQUECENTO FIAT’ DISEGNATA DA DANTE GIACOSA, BRAVISSIMO INGEGNERE DELLA FIAT CHE AVEVA FATTO DELLE MACCHINE MOLTO BELLE. DOPO AVER CONOSCIUTO GIACOSA, ABBIAMO AVUTO UN RAPPORTO DI SIMPATIA, PERCHÉ LUI MI È STATO MOLTO GRATO DI QUESTA MIA MOLTO FORTE INSISTENZA NEL FAR VINCERE IL COMPASSO D'ORO A QUESTA MACCHINA, CHE NON AVEVA AVUTO, FINO ALLORA, UN GRANDE SUCCESS. DOPO HA RISCOSSO UN SUCCESSO ENORME. QUESTA MACCHINA CHE ESPRIMEVA MOLTO CHIARAMENTE LA PRODUZIONE DEL GRANDE NUMERO, L'INTERVENTO DEI GRANDI STAMPI, È STATA DA ME SEMPRE RITENUTA CON LA ‘MINI’, UNA DELLE PIÙ GRANDI MACCHINE, ASSIEME ALLA PANDA, UN'ALTRA BELLISSIMA MACCHINA.
QUESTE MACCHINE ERANO DISEGNATE COSÌ PERCHÉ ESPRIMEVANO QUELLO CHE ERANO, QUELLO CHE AVEVANO DENTRO, QUELLO PER CUI AVEVANO ASSUNTO QUELLA FORMA, UN MODO DI DIRE ‘QUESTO È DESIGN E QUELLO NON È DESIGN’.

VICO MAGISTRETTI

 

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