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GABRIELE MUCCHI

 

BIOGRAFIA

NATO A TORINO NEL 1899, ARTISTA E DESIGNER, LAUREATO IN INGEGNERIA CIVILE, OPERA DAL 1927 AL 1934 COME PITTORE A MILANO, BERLINO E PARIGI. COLLABORA CON GLI ARCHITETTI RAZIONALISTI, PROGETTANDO UNA SERIE DI MOBILI METALLICI (TRA QUESTI LA CHAISE LONGUE GENNI, RIMESSA IN PRODUZIONE DA ZANOTTA NEL 1982). PARTECIPA A MOLTE TRIENNALI, ALLA CREAZIONE DEL QUARTIERE QT8. DAL 1955 SI DEDICA QUASI ESCLUSIVAMENTE ALLA PITTURA.

INTERVISTA


NON POSSO DIRLO COSÌ, PERÒ QUESTO, PER ESEMPIO, È DEL 1984.
VUOLE CHE LO DESCRIVA? QUESTO QUI È FATTO QUANDO... ECCO, IO SONO CADUTO BATTENDO LA TESTA UN ANNO E MEZZO FA. HO PERDUTO LA PAROLA, E DA ALLORA IO SOFFRO E MI MANCANO DELLE PAROLE.
PROPRIO. ADESSO RIESCO A PARLARE, MA, PER ESEMPIO, NON TROVO UNA PAROLA QUANDO PARLO.
VOGLIO DIRE, QUI ERA AVVENUTA UN'ALLUVIONE E IO ALLORA HO DIPINTO QUESTO QUADRO. QUI C'È TUTTA LA GENTE DI QUESTI PAESI QUI, DI QUESTI POSTI QUI CHE SCAPPA DALL'ALLUVIONE. IL SENSO DI QUESTA COSA È CHE I SIGNORI PROPRIETARI DELLE TERRE SE NE STANNO A MILANO, ECCETERA. INVECE, LA POVERA GENTE DI QUEI POSTI LÌ DEVE SCAPPARE PERCHÉ LA CASA, PROBABILMENTE, SARÀ RIEMPITA D'ACQUA. QUESTO È IL SENSO DI QUESTO QUADRO. IL TITOLO È ‘L'ALLUVIONE’.
ASPETTI, LO TIRI FUORI. C'È QUI UNA FRASE DI BRECHT. DUNQUE: GABRIELE MUCCHI - L'ALLUVIONE. E POI C'È, TRA VIRGOLETTE, ‘LA MISERIA NON HA TEMPO DA PERDERE’. È BELLISSIMO QUESTO. ECCO, IL MIO QUADRO DICE QUESTO.
(…)
QUESTO QUI È INTITOLATO ‘UN NEGRO SI DIFENDE’. QUESTO NEGRO VIENE CIRCONDATO DA QUESTI QUA. HA ABBATTUTO QUELL'UOMO LÌ ED È CIRCONDATO DA QUESTI QUI. QUESTO QUI È PER DIFESA DEGLI EXTRACOMUNITARI.
QUESTO, ANCHE, È UN QUADRO INTERESSANTE. QUESTE SONO LE DONNE DEI DESAPARECIDOS, QUELLI CHE SONO MORTI. SONO LE MOGLI O LE PARENTI DI QUESTI QUI OGNUNA DI QUESTE DONNE HA IL RITRATTO DEL MARITO, DEL PADRE, ECCETERA. QUESTA QUI CON LA MANO LO FA VEDERE.
‘LE DONNE DEI DESAPARECIDOS’ È IL TITOLO. L'ANNO È 1987.
QUESTO È UN QUADRO STRANO CHE PERÒ È DIFFICILE. QUANDO ADESSO L'AVRÒ SPIEGATO, SI CAPIRÀ BENISSIMO. MA, SE NO, NO. PERCHÉ QUESTA È UNA COSA DEI RACCONTI ANTICHI.


D: È UN'ALLEGORIA?


R: SÌ. DI SOLITO SI DIMOSTRA CHE QUESTO UCCELLO, QUESTA AQUILA LO MORDE QUI E GLI PORTA VIA IL FEGATO. OGNI MATTINA VIENE E GLI PORTA VIA IL FEGATO, NELLA STORIA. ADESSO IO NON MI RICORDO PIÙ.


D: PROMETEO.


R: SÌ, PROMETEO. ECCO, PROMETEO DANNATO. MA È UNA TRASPOSIZIONE MODERNA DI DENUNCIA ALL'AIDS, PERCHÉ IL COSO NON LO BECCA QUI, MA DOVE C'È IL MEMBRO DELL'UOMO. CIOÈ UNA COSA ANTICA PORTATA AL TEMPO MODERNO.
QUESTO È UN NUDO DI DONNA, CHE DORME.
MA, COME NUDO DI DONNA, C'È POI QUESTO, CHE È INTITOLATO ‘LA VERITÀ’. ECCO, LÌ C'È LA VERITÀ. È UN QUADRO PERÒ CHE IO NON HO ANCORA ESPOSTO, PENSANDO CHE, SE VOGLIO ESPORLO, INVECE NON ME LO PRENDONO. PERCHÉ LA VERITÀ NON PIACE. ECCO. PERÒ È UN BEL NUDO. SI VEDE ANCHE DALL'ATTEGGIAMENTO DELLA DONNA CHE MOSTRA IL SUO SENO LO MOSTRA CON UN CERTO - COME SI PUÒ DIRE? - CON UN CERTO ORGOGLIO, ECCO.
SE FACCIO UNA MOSTRA DI TUTTA LA MIA OPERA, IO PRETENDERÒ CHE QUESTO QUADRO SIA ESPOSTO. PERCHÉ È BELLO.


D: È MOLTO BELLO. È MOLTO VERO.
LEI HA FATTO SEMPRE COSE VERE NELLA SUA VITA, REALI. SI È OCCUPATO SEMPRE DELLA REALTÀ.


R: SONO UN REALISTA. EH? SONO UN REALISTA?


D: SÌ. ANCHE QUANDO HA FATTO LE SEDIE?


R: AH, SÌ, SÌ. IN TUTTE QUESTE COSE CHE HO FATTO IO, NELL'INVENZIONE DI OGGETTI D'USO, SE NON C'È LA VERITÀ... SE NON C'È LA VERITÀ A FARE UNA SEDIA, SE SI FA UNA SEDIA NON NELLA VERITÀ, NON CI SI PUÒ SEDERE SOPRA QUELLA SEDIA.
DUNQUE, QUI CI SONO ALTRI QUADRI.
QUESTO QUI È INTITOLATO ‘MADRE DI PARTIGIANO’. QUESTA DONNA HA TROVATO SUO FIGLIO, FORSE, DAVANTI ALLA CASA DOVE LO HANNO AMMAZZATO. E LO COPRE.


D: LEI SI È OCCUPATO E SI È ANCHE IMPEGNATO NELLA RESISTENZA NEGLI ANNI DELLA GUERRA?


R: SÌ, SÌ.
‘LE MADRI ALL'ERUZIONE’. QUESTO È UN FATTO RECENTE. L'ULTIMA ERUZIONE. LE DONNE PORTAVANO ANCHE I FIGLI A VEDERE SE PER CASO QUESTA ERUZIONE, QUESTE FIAMME NON SALTASSERO FUORI. E QUI CI SONO DUE UOMINI ANCHE CHE GUARDANO QUESTO.
COSA VI FACCIO VEDERE ANCORA?
LÀ CI SONO DUE O TRE QUADRI CHE VORREI FAR VEDERE. ANDIAMO LÀ?
QUESTI SONO I ‘MARTIRI DI FORLÌ’. QUESTI ERANO QUATTRO CHE COMBATTEVANO. ERANO A DORMIRE IN UNA CASA ABBANDONATA. QUESTO QUI È IL CAPO DEL GRUPPO. E SONO ARRIVATI I TEDESCHI, PORTATI DAGLI ITALIANI (TEDESCHI E ITALIANI). E QUESTA DONNA DORMIVA IN UN LETTO INSIEME CON QUESTO, IL CAPO. APRONO LA PORTA E LEI DAL LETTO SPARA, UCCIDE IL TEDESCO CHE ERA ENTRATO. ALLORA LA PRENDONO SUBITO E L'AMMAZZANO. E L'HANNO IMPICCATA MORTA.
QUESTI QUI SONO: ADRIANO CASADEI (ERA IL CAPO), ARTURO SPAZZOLI, IRIS VERSARI (QUESTA È IRIS VERSARI), SILVIO CORBARI. FORLÌ, 18 SETTEMBRE 1944. IL QUADRO, PERÒ, È DEL '52.
QUESTO È IL RITRATTO DI UNA POETESSA, SIBILLA ALERAMO.


D: CHE ANNI ERANO? DOVE L'HA CONOSCIUTA? A ROMA?


R: SIBILLA ALERAMO IO LA CONOSCO DA QUANDO ERO UN BAMBINO. ED È STATA MIA AMICA E DELLA MIA FAMIGLIA TUTTA LA SUA VITA. LEI SA CHI ERA? LA POETESSA, SÌ.


D: SÌ. SCRITTRICE E POETESSA.


R: SÌ, SÌ.
QUESTA È MIA MOGLIE, PERÒ NON HA POSATO PER QUESTO DISEGNO. È UN DISEGNO COSÌ.


D: VUOL PROVARE A DISEGNARE AL SUO TAVOLO?


R: PROVIAMO. MA VOLEVO FAR VEDERE ANCORA QUESTO QUADRO. QUESTO È DEL '99. C'È UNA BURRASCA. IL MARITO È SU UNA BARCA E, QUINDI, È IN PERICOLO. PERÒ, AD UN CERTO MOMENTO, DALLA CASA HANNO VISTO CHE QUESTE BARCHE POTEVANO TORNARE. ALLORA CORRONO AL PORTO A INCONTRARE MARITO E FIGLI E PADRE. COME VEDE, C'È SEMPRE QUALCOSA DI PENSIERO NEI MIEI DIPINTI.
ECCO.


D: LEI HA SCRITTO, HA SCRITTO NEL SUO LIBRO DI MEMORIE: ‘ALLA BASE DEL MIO LAVORO C'È STATO UN INTERESSE VERSO IL MONDO, VERSO LA PERSONA UMANA, UN INTERESSE ALLE COSE REALI’.


R: È GIUSTO. NO? CORRISPONDE CON QUELLO CHE FACCIO.


D: ANCHE QUANDO HA FATTO LE SEDIE, LEI ERA INTERESSATO ALLE PERSONE? A COME VIVEVANO? ALLE COSE REALI?


R: NO. LÌ ERA UNA RICERCA SUL CORPO UMANO. INSOMMA, FARE SEDERE CON COMODITÀ SU UNA SEDIA NON È COSA FACILE. NOI CONTINUIAMO, PER ESEMPIO, AD ANDARE AI RISTORANTI, E COSÌ, SEDUTI SU DELLE SEDIE DOVE SI STA MALISSIMO. DICO CHE STUDIARE UNA SEDIA CHE SIA PERFETTAMENTE COMODA A CHI SI SIEDE È UN LAVORO NOTEVOLE. E IO L'HO FATTO.
E SÌ. PERÒ MOLTO LIMITATAMENTE. HO FATTO ALCUNE OPERE, MA NON È IL MIO MESTIERE PROPRIO.


D: LEI DICE: ‘NEL '35 MI ERA CAPITATO UN LAVORO PRESSO UNA DITTA DI MOBILI METALLICI’. LO DICA LEI.


R: NEL '35 IO TROVAI LAVORO PRESSO UNA DITTA CHE COSTRUIVA MOBILI, SOPRATTUTTO SEDIE E POLTRONE, ECCETERA. EBBI LA POSSIBILITÀ DI INVENTARE DELLE FORME NUOVE. MA MICA DELLE FORME BIZZARRE: DELLE FORME MOLTO BEN PENSATE, MA DIVERSE DA QUELLE CHE C’ERANO IN GIRO. HO FATTO QUESTO PER ALCUNI ANNI. ANDAVO A PARABIAGO DUE VOLTE ALLA SETTIMANA E FACEVO COSTRUIRE QUESTI COSI.
(…)
IO ERO PRESSO UNA DITTA DI PARABIAGO ‘MOBILI METALLICI PINO’ (PERCHÉ PINO ERA IL COSTRUTTORE), CHE COSTRUIVA SOPRATTUTTO QUEI LETTI DI FERRO CHE HANNO DELLE TESTATE E AI PIEDI PANNELLI DI LAMIERA DIPINTI. COSÌ DA SEMBRARE A VOLTE DI LEGNO, CON AL CENTRO SOGGETTI RELIGIOSI, ECCETERA. IO HO CAMBIATO COMPLETAMENTE TUTTI QUESTI MODI. E IL MIO DATORE DI LAVORO HA COMINCIATO AD AVERE MOLTA FIDUCIA IN ME. ALLORA POTEVO INVENTARE LIBERAMENTE MODELLI DI POLTRONA IN TUBI DI ACCIAIO, DI SCRIVANIE, DI TAVOLI E SOPRATTUTTO QUELLE SEDIE SOVRAPPONIBILI CHE SONO ENTRATE, NEGLI ANNI TRENTA, IN CASE, BAR, UFFICI, OSPEDALI, ALBERGHI IN TUTTA ITALIA.
(…)
IN QUEL TEMPO MI METTEVO AL MIO TAVOLO A SCHIZZARE NELLA GRANDE STANZA, DOVE C'ERANO UN DISEGNATORE E DELLE DATTILOGRAFE. E POI SCENDEVO IN FABBRICA; DISCUTEVO L'OGGETTO CON IL CAPOREPARTO E SEGUIVO LA FABBRICAZIONE DI UN PROTOTIPO. QUESTO, MESSO A PUNTO, ANDAVA ALLA PRODUZIONE. LAVORARE IN FABBRICA, ACCANTO AGLI OPERAI, VEDER NASCERE QUEI MODELLI DAI MIEI DISEGNI ERA DIVERTENTISSIMO.
I MOBILI FURONO ESPOSTI NELLA MOSTRA DELL'ABITAZIONE NELLA VI TRIENNALE.
(…)
UNA DELLE COSE STRANE, QUANDO IO FACEVO QUEL LAVORO ERA QUESTA. IO HO L'ABITUDINE DI FARE UN SONNELLINO DOPOPRANZO E L'HO FATTO TUTTA LA MIA VITA. DOPO MANGIATO IO PER MEZZ'ORA, UN'ORA VADO A FARE UN RIPOSO. E LÌ, AVEVO BISOGNO ANCHE LÌ DI FARE UN SONNELLINO. ALLORA, LASCIAVO LA CAMERA DOVE C'ERANO ANCHE DELLE RAGAZZE CHE DISEGNAVANO, ECCETERA E ANDAVO IN BAGNO. MI SEDEVO SOPRA LA TAZZA E FACEVO UNA DORMITA DI UN QUARTO D'ORA O VENTI MINUTI. POI, TIRAVO GIÙ L'ACQUA CHE DEVE SCENDERE AI SERIVIZI E ANDAVO A LAVORARE.
(…)
I PARTIGIANI, ECCO. QUESTA È UNA COSA CHE FACEVANO I PARTIGIANI. ‘STATO D'ACCUSA’, METTEVANO IL NOME DI UNA PERSONA CONOSCIUTA E, QUI, DOVE STAVA. ERA NEMICO DELLA PATRIA, AL SERVIZIO DEI TEDESCHI E DEI TRADITORI FASCISTI. ‘IL COMANDO DELLA BRIGATA D'ASSALTO GARIBALDI - LOMBARDIA. MORTE AGLI INVASORI TEDESCHI E AI TRADITORI FASCISTI!’
POI, C'È QUESTA FOTOGRAFIA QUI DOVE C'È BERLUSCONI E FINI, CHE SI GUARDANO COME FOSSERO DUE INNAMORATI.
POI C'È QUESTA COSA QUI DOVE C'È UNA COSA TERRIBILE. QUI C'È QUESTA PERSONA, QUESTA PERSONA E QUESTA SONO IMPICCATI. E QUESTO È UN SOLDATO TEDESCO: ‘MIO CARO PAPÀ, SARÒ FUCILATO.’
(…)
DIPINGEVO GIÀ DA QUANDO STUDIAVO DA INGEGNERE. DISEGNAVO E DIPINGEVO QUANDO FACEVO L'INGEGNERE A ROMA. DIPINGEVO QUANDO ERO IMPIEGATO NELLO STUDIO DELL'ARCH. ZANINI, A BERLINO, A PARIGI E QUANDO COSTRUIVO LA CASA DI VIA MARCORA E INVENTAVO I MOBILI DI PINO. HO SEMPRE DIPINTO. VERO? SONO UN PITTORE.
(…)
LESSI UN GIORNO L'ANNUNCIO DI UNA SERATA POMERIDIANA CHE I FUTURISTI AVREBBERO TENUTO AL TEATRO COSTANZI (SIAMO A ROMA). L'INGRESSO COSTAVA UNA LIRA. CIFRA ENORME PER LE MIE FINANZE. ERO UN RAGAZZO IN QUEL MOMENTO. FU IL 9 MARZO 1913. PER QUANTO FOSSI UN PO' PREPARATO, CIÒ A CUI POTEI ASSISTERE MI SCHIACCIÒ, MI COINVOLSE, MI ENTUSIASMÒ. PRIMA FU ACCOLTA A FISCHI E URLA UNA SINFONIA DI BALILLA PRATELLA. POI, APPARVE IL MIO MARINETTI (ERO UN PO' AMICO CON MARINETTI), APPARVE IL MIO MARINETTI IN SMOKING, QUASI IRRICONOSCIBILE, CONCIONANTE IN MEZZO A UNA SPECIE DI BOMBARDAMENTO DI FRUTTA E VERDURA.
CAZZOTTI CHE VOLAVANO, SIGNORE CHE SI SENTIVANO MALE. SI DISSE CHE UN TALE FOSSE PRECIPITATO DA UN PALCO PER ESSERSI ASSAI SPORTO. URLA INUMANE. POLIZIA E CARABINIERI IN SALA. QUESTO FU LO SPETTACOLO A CUI ASSISTEI. SI GUADAGNARONO, PERÒ, SUBITO UN SEGUACE. POCHI GIORNI DOPO ESEGUII IL MIO PRIMO DISEGNO FUTURISTA. IL TITOLO ERA ‘STRADA, PIÙ CASE, PIÙ RUMORI’. NE SEGUIRONO ALTRI CHE RACCOLSI IN QUEL DIARIO, POI PERDUTO.
ERANO DISEGNI A MATITA CON SFUMATURE. NE FECI MOLTISSIMI ENTUSIASMANDOMI. AVREI POTUTO CON QUEI FOGLI FARMI PIÙ TARDI IL MIO PICCOLO PASSATO DI FUTURISTA, COME FECERO ALTRI PITTORI. SASSU, PRIMO CONTI, PER ESEMPIO. MA I FOGLI ANDARONO TUTTI PERDUTI E L'OCCASIONE CON LORO.
(…)
ECCO, QUESTA SEDIA, CON QUESTE FORME L'HO FATTA NEL ‘30. CHI LA PRENDE IN MANO SI MERAVIGLIA. È DI UNA LEGGEREZZA STRAORDINARIA. E POI È FATTA IN MODO... AH, NO. NON SI PUÒ.


D: L'HA DISEGNATA NON PER I MOBILI PINO, MA PER...?


R: NO, QUESTA NO. È UN'INVENZIONE.


D: È UN PROTOTIPO UNICO O L'HANNO FATTO IN SERIE?


R: UNICO. NO, NO. È DA FARE IN SERIE.


D: QUINDI LEI È ANCHE DESIGNER?


R: E SÌ, MA MOLTO LIMITATAMENTE. HO FATTO ALCUNE OPERE, MA NON È IL MIO MESTIERE PROPRIO.

GABRIELE MUCCHI

    OGGETTI:

  • POLTRONCINA SUSANNA
 

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