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JEAN NOUVEL

 

INTERVISTA


R: L’INDUSTRIA ITALIANA, NEL CAMPO DEL DESIGN IN GENERALE, E IN PARTICOLARE DEL DESIGN DEI MOBILI - È QUEST’ULTIMO IL CAMPO IN CUI LAVORO MAGGIORMENTE - È UN’INDUSTRIA IN AGGUATO, SEMPRE VIVA. QUI SI POSSONO PRODURRE OTTIME COSE, È PER QUESTO CHE SONO QUI. LAVORO CON INDUSTRIALI CHE CREDONO NELLA MODERNITÀ E CHE MI CHIAMANO PER VEDERE, FORSE PER TESTARE, SE LE NUOVE TECNOLOGIE POSSONO ESSERE IN RELAZIONE CON NUOVE FORME, NUOVE SENSAZIONI; È QUESTO QUELLO CHE MI INTERESSA.


D: FRA L’ARCHITETTURA E LA TECNOLOGIA VI È UN RAPPORTO MOLTO STRETTO. QUAL È LA DIFFERENZA DELL’UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA IN ARCHITETTURA E NEL DESIGN DEGLI OGGETTI?


R: DIREI CHE NEL CAMPO DEGLI OGGETTI CI SI DOMANDA SEMPRE SE VALGA LA PENA O MENO DI RIDISEGNARE UNA COSA, È UN ELEMENTO FONDAMENTALE, DI BASE. PERCHÉ ALLORA OGGI SI REDIFINIREBBE UNA COSA? NON CI SONO MOLTE RAGIONI PER DISEGNARE UNA SEDIA. DEVONO ESISTERE RAGIONI ESTERIORI E QUESTE RAGIONI POSSONO CORRISPONDERE ALL’EVOLUZIONE DEI COMPORTAMENTI E DELLE ATTITUDINI. È VERO, MA IL PIÙ DELLE VOLTE CORRISPONDONO ANCHE A NUOVE POSSIBILITÀ TECNICHE, A NUOVI MATERIALI, ALLA NECESSITÀ DI VENDERE SU UN MERCATO, DI ABBASSARE I PREZZI, DI AVERE UNA MIGLIORE QUALITÀ PRODUTTIVA. DEVONO ESISTERE TUTTE QUESTE CAUSE PER TROVARE IL CORAGGIO DI DISEGNARE UNA COSA CHE PUÒ ANCHE ESSERE INUTILE. IN FONDO SI POSSONO TROVARE SEDIE DAPPERTUTTO. SI TRATTA DI TROVARE UNA MOTIVAZIONE. IN ARCHITETTURA LA QUESTIONE È LEGGERMENTE DIFFERENTE. ESISTE UN’EVOLUZIONE DEI MODI DI PRODUZIONE LINEARE E COSTANTE CHE NON PERMETTE DI COSTRUIRE COME CINQUANTA O CENTO ANNI FA. COSTEREBBE VERAMENTE TROPPO. CREDO CHE IL SETTORE DEI MOBILI - O DEL DESIGN IN GENERALE - CONOSCA UN PERIODO DI INERZIA; OCCORRE SUPERARE QUESTO MOMENTO, BISOGNA AVERE LA VOLONTÀ DI FARLO.


D: TROVO CHE LA COSTRUZIONE ARCHITETTONICA SIA PIUTTOSTO CHIUSA, MENTRE L’ARCHITETTURA È MOLTO APERTA. CREDE CHE ESISTA UNA RAGIONE PRECISA PER TUTTO QUESTO?


R: NON SO, PERCHÉ OGNI VOLTA CHE LAVORO SU UN OGGETTO LO FACCIO CON LA VOLONTÀ DI CERCARE L’ESSENZA DI QUALCHE COSA. CREDO CHE DIETRO A UN OGGETTO VI SIA VERAMENTE UNA RICERCA COME QUESTA, DI UNA NATURA PROFONDA E SOVENTE ELEMENTARE. SE NON C’È, NON SI PUÒ TROVARE LA VOGLIA DI ANDARE AVANTI. CREDO CHE L’ARCHITETTURA CI COSTRINGA A QUESTI ESERCIZI, MA IN MANIERA MOLTO PIÙ CONCATENATA, MOLTO PIÙ COMPLESSA. CIÒ NON SIGNIFICA TUTTAVIA CHE SIA PIÙ FACILE CREARE UN OGGETTO ESSENZIALE. FARE UNA BELLA SEDIA È DIFFICILE QUANTO FARE UNA BELLA TORRE. NE SIAMO CONVINTI. NEL DESIGN DI OGGETTI QUELLO CHE CERCO È PRIMA DI TUTTO LA SENSAZIONE LEGATA ALL’ESSENZA DELLE COSE. OGNI VOLTA SI È DI FRONTE A UN PROCESSO DI SMANTELLAMENTO E DI RICOSTRUZIONE, SI MANDA TUTTO IN ARIA E POI SI CERCA DI RIPARTIRE. E QUESTA È UN’OPERAZIONE CHE HA PIÙ SENSO A LIVELLO STORICO NEL CAMPO DEL DESIGN CHE IN QUELLO DELL’ARCHITETTURA. SI PUÒ RIPARTIRE MOLTO PIÙ FACILMENTE DA NUOVI MATERIALI, DA UNA NUOVA CONCEZIONE CHE SI TENTA DI ESTENDERE QUANTO PIÙ POSSIBILE. IN ARCHITETTURA C’È UNA MAGGIORE INERZIA, NON SI POSSONO RIMETTERE IN CAUSA LE COSE AL 100 PER CENTO OGNI VOLTA, ESISTONO MODI DI PRODUZIONE CHE SONO BEN NOTI E CONCATENATI FRA LORO. NEL DESIGN SI ASSISTE A UNA RINASCITA PERMANENTE CHE VALE LA PENA AFFRONTARE, UNA SORTA DI SFIDA CHE SI PRESENTA OGNI VOTA.


D: COSA CI PUÒ DIRE SULLA FONDAZIONE CARTIER A PARIGI?


R: L’EDIFICIO È PRIMA DI TUTTO UN EDIFICIO CHE CERCA DI GIOCARE SULLA RELAZIONE VIRTUALE/REALE. CIÒ CHE LO CARATTERIZZA SONO QUEI TRE PIANI DI VETRO PARALLELI BASATI SULL’AMBIGUITÀ DI LETTURA. NON SI SA MAI SE SI VEDE UNA COSA O IL SUO RIFLESSO, SE SI VEDE IL CIELO O IL SUO RIFLESSO, L’ALBERO O IL RIFLESSO, SE L’ALBERO È DAVANTI O DIETRO. È QUINDI UN GIOCO D’ILLUSIONI E NEL CONTEMPO UN GIOCO SUGLI STRUMENTI PIÙ SEMPLICI, OVVERO QUEI TRE PIANI DI VETRO - NON SI PUÒ DIRE CHE SIA UNA COSA COSÌ COMPLICATA. QUANDO SI VEDE IL PROGETTO È DESOLANTE, SI PENSA CHE MANCHI COMPLETAMENTE DI IMMAGINAZIONE. QUELL’EDIFICIO CREATO PER CARTIER - È LA SEDE SOCIALE DI UN GIOIELLIERE MOLTO NOTO. CHIEDEVA UN’ARCHITETTURA IN RELAZIONE CON IL MONDO UN PO’ MERAVIGLIOSO DELLA SEDUZIONE. HO VOLUTO CHE QUESTA RELAZIONE CONTINUASSE ALL’INTERNO. E ALL’INTERNO VI SONO COSÌ DELLE PARATIE CHE EVOCANO L’IDEA DI NEBBIA. LI CHIAMIAMO ‘NEBBIA PRECISA’ (BROUILLARD PRÉCIS). SONO LEGGERMENTE SABLÉ E POI DIVENTANO PROGRESSIVAMENTE TRASPARENTI E IN EFFETTI NON SI VEDONO LE GAMBE, MA SOLTANTO LA LORO OMBRA. POI BISOGNAVA AMMOBILIARE, E QUANDO SI AMMOBILIA UN AMBIENTE SIMILE, COSÌ CHIARO E IMMATERIALE, NON SI SA BENE COSA FARE. OCCORREVA CHE LO STESSO MOBILE FOSSE IL PIÙ POSSIBILE VICINO AL ‘NIENTE’. DA QUI L’IDEA DI CERCARE UN TAVOLO DAI TRATTI ESTREMAMENTE SEMPLICI. AL CONTEMPO NON AVEVO ALCUNA VOGLIA DI UN’ESPRESSIONE STILISTICA O ESPRESSIONISTA EVIDENTE; OCCORREVA LIBERARE, EVACUARE. HO PROPOSTO QUINDI UN TAVOLO CON UNA STRUTTURA ‘PROGRESSIVA’, UNA LAMIERA PIEGATA CHE CREA UN PROFILO SIMILE A QUELLO DI UN AEREO ALLA ROVESCIA E CON UNA STRUTTURA RIGOROSAMENTE INVISIBILE. SI È SVILUPPATO QUESTO TAVOLO CON UNIFOR - UNA VERA SINERGIA FRA INDUSTRIALE E DESIGNER. PIERO MOLTENI, IL PADRONE DI UNIFOR, IN QUEST’OCCASIONE HA DIMOSTRATO UNA FORTE VOLONTÀ DI COLLABORAZIONE INVESTIGATIVA. IL PRODOTTO IN QUESTO MODO CREDO SI SIA SVILUPPATO IN MANIERA MOLTO NATURALE. ABBIAMO TROVATO TUTTI GLI ACCOSTAMENTI, TUTTE LE DEFINIZIONI, LA TECNICA GIUSTA. ADESSO SI SVILUPPA ATTRAVERSO LE ‘SISTEMAZIONI’, ATTRAVERSO UN MOBILE PER PC, ATTRAVERSO UNA SEDIA. DA UNA SCRIVANIA E DA UNA SEDIA ABBIAMO RICAVATO UN’INTERA COLLEZIONE CON UN OTTIMO DÉCOR, CHE CREDO CORRISPONDA ANCHE ALLA CULTURA ATTUALE.


D: COME NASCE UN OGGETTO?


R: IO SONO PIUTTOSTO L’UOMO DELLA SPECIFICITÀ, E PER QUESTO AMO LAVORARE SU NUOVI MATERIALI E IN DIVERSI CONTESTI. UNA COSA CHE CAMBIA MOLTO È IL DESIGN, IL CONCETTO CHE GLI OGGETTI ANDRANNO DOVUNQUE E HANNO PERTANTO UNA DIMENSIONE A PRIORI TRASVERSALE. LA LORO VERA SPECIFICITÀ È PRIMA DI TUTTO IL MOMENTO IN CUI VENGONO CREATI, E POI È L’UTILIZZO DELLE TECNICHE CHE NASCONO IN QUEL MOMENTO. LAVORO SEMPRE SU QUESTA SPECIFICITÀ, HO SEMPRE IN MENTE CHE LA SPECIFICITÀ È DOVUTA PROPRIO AL FATTO CHE QUELL’OGGETTO DEVE ANDARE DOVUNQUE, È UNA CONTRADDIZIONE SOLTANTO APPARENTE. QUINDI OGNI VOLTA CHE SI PENSA A QUALCOSA DEL GENERE CI SI DICE. ‘ATTENZIONE, LO METTO LÀ MA SO CHE INTERFERIRÀ CON ALTRI OGGETTI, E QUI SI ARRIVA ALLA QUESTIONE DELL’USO. CREDO CHE PIÙ SI RAGGIUNGA L’ELEMENTARITÀ DELLE COSE PIÙ SI SODDISFINO AUTOMATICAMENTE LE ESIGENZE DI UTILIZZO. ESISTONO PRODOTTI DIFFERENTI, MA SE SI LAVORA SU UNA SCRIVANIA, UN TAVOLO, UNA SEDIA, SI TRATTA DI COSE CHE SONO GIÀ BEN NOTE, DELLE QUALI SI CONOSCONO I PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO ESSENZIALI. NON OCCORRE AFFANNARSI, SEMPLICEMENTE NON BISOGNA DEFORMARE TROPPO LE COSE. BISOGNA MANTENERLE EVIDENTI E SEMPLICI. E COME PER TUTTO SI È ALLA RICERCA DI QUESTA EVIDENZA. MA SE STILISTICAMENTE VIENE PERTURBATA O UNA FUNZIONE O UNA LETTURA LA COSA NON MI INTERESSA PIÙ. E CREDO CHE VI SIA UNA DIFFERENZA CON IL DESIGN D’ARCHITETTURA PER UNA FORMAZIONE DIREI ESIGENTE MA ANCHE QUASI MONASTICA. ESISTE UNA SORTA DI RIGORE CHE È ALL’OPPOSTO DEL DESIGN STILISTICO, ANCH’ESSO CON LE SUE QUALITÀ MA DIFFERENTE. CREDO CHE NELLA STORIA DEL DESIGN SI VEDA CHIARAMENTE QUESTO INCROCIO. OGGI VI SONO PRODOTTI DI DESIGN DI QUARANTA, CINQUANTA ANNI CHE SEMBRANO MODERNI, E CIÒ IMPLICA L’ESISTENZA DI UN DESIGN PIÙ TENACE, PIÙ VICINO ALLE MODE E AGLI ULTIMI LAVORI O ALLE ULTIME INFLUENZE.


D: QUANTO INCIDE VERAMENTE LA TECNICA, LA TECNOLOGIA?

((PUNTATA 26))

R: LA TECNICA PUÒ ESSERE LASCIATA DA PARTE. LA TECNICA È PRIMA DI TUTTO STOP. LA TECNICA PUÒ INFATTI ESSERE DIMENTICATA. LA TECNICA PERMETTE SEMPLICEMENTE DI FARE COSE CHE IN PASSATO NON SI SAPEVANO FARE. NON SONO QUINDI D’ACCORDO CON L’ESPRESSIONISMO TECNICO. SONO MOLTO INFASTIDITO QUANDO A VOLTE MI VEDO PIAZZARE NELLA CATEGORIA DELL’HI-TECH. PER ME IL TERMINE HI-TECH INDICA SEMPLICEMENTE L’ESPRESSIONE DI UNA TECNICA, SIGNIFICA CHE SI FA DELL’ESPRESSIONISMO TECNICO LA BASE DELLA PROPRIA ARCHITETTURA O DEL PROPRIO DESIGN. PER QUANTO MI RIGUARDA TENDO PIUTTOSTO A NASCONDERE LA STRUTTURA, A NASCONDERE I BULLONI. MA IN COMPENSO MI SERVO DELLE TECNICHE A MIA DISPOSIZIONE. RICORRO SPESSO A QUESTO PARALLELO - CI SONO PAROLE CHE A UN CERTO MOMENTO NASCONO E VENGONO UTILIZZATE NEL NOSTRO VOCABOLARIO. MA IO NON VOGLIO SCRIVERE UN LIBRO SOLTANTO CON LE PAROLE INVENTATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI. CIÒ CHE MI INTERESSA È TROVARE IL NESSO, ANCORA UNA VOLTA L’EVIDENZA PRESENTE IN UNA DATA COMPLEMENTARITÀ. MI SERVO DEGLI STRUMENTI A MIA DISPOSIZIONE E CERCO DI TENERMI AL CORRENTE DEI NUOVI MEZZI UTILIZZABILI, E SE SONO UTILI ME NE SERVO, IN CASO CONTRARIO LI ACCANTONO. MI RICORDO PERÒ SEMPRE DELLA LORO ESISTENZA. GUARDIAMO AL DESIGN CHE FACCIO ATTUALMENTE, AD ESEMPIO STO LAVORANDO SU UNA LAMPADA UTILIZZANDO UN NUOVO MATERIALE, UNA PELLICOLA CHE IRRADIA UN’INTERA SUPERFICIE. DIECI ANNI FA NON AVREI POTUTO FARE UNA LAMPADA COME QUESTA. NON ESISTEVA. QUESTO MATERIALE MI PERMETTE DI PRODURRE L’ASPETTO MIRACOLOSO DELLA LEGGEREZZA DELL’OGGETTO. IL MATERIALE UTILIZZATO PER UN GADGET NON HA DI PER SÉ ALCUN FASCINO. VOGLIO CHE CI SIA ANCORA UNA VOLTA L’ESSENZA DI QUESTO MATERIALE NELLA SUA IMMATERIALITÀ E AMBIGUITÀ CHE FA SÌ CHE CI SI DOMANDI SE QUEL TUBO DI LUCE SIA IRRADIANTE, SE LA LUCE SIA FISSA O MOBILE. È QUESTO ASPETTO CHE MI INTERESSA. SE ORA LAVORO SUL CUOIO È PER CREARE UNA CERTA TENSIONE, PER ELIMINARE LE CUCITURE, PER STABILIRE UNA RELAZIONE FRA UN MODELLO E UNA COMPRESSIONE. ESISTONO COSE CHE CINQUE O DIECI ANNI FA NON SI POTEVANO FARE COME ADESSO. È QUINDI SU QUESTO PUNTO CHE LA TECNICA DIVENTA UNO STRUMENTO SUPPLEMENTARE PER ESPRIMERE CONCETTI INESPRESSI. MA LA TECNICA DI PER SÉ NON SERVE A NULLA. IN ALTRE PAROLE NON SI FA QUALCOSA PER ESPRIMERE UNA TECNICA; NON HA SENSO. O LA TECNICA PARLA DI QUALCOSA CHE CI INTERESSA E CI TOCCA O È ALLA BASE DI UNA SENSAZIONE CHE SI VUOLE AVERE. DUNQUE IL NOSTRO LAVORO IMPLICA ANCHE LA RICERCA FRA QUESTE NUOVE PAROLE DI QUELLE CHE HANNO SENSO PER NOI E LA LORO INTRODUZIONE IN UN CONCETTO CHE NE SVILUPPI APPIENO LE POTENZIALITÀ.


D: PUÒ PARLARCI DEL VETRO CHE HA SPESSO UTILIZZATO NEI SUOI PROGETTI?


R: IL VETRO È UN MATERIALE OGGI AL CENTRO DI UN DIBATTITO CULTURALE. IN PRIMO LUOGO PERCHÉ ESISTE UNA CONNOTAZIONE IDEOLOGICA, LA TRASPARENZA. MI HANNO DECRETATO UN PADRE DELLA TRASPARENZA. IO PER TRASPARENZA NON INTENDO TUTTO QUELLO CHE GLI ALTRI POSSONO INTENDERE, OVVERO LA TRASPARENZA DI UNA VETRINA E ‘L’ARCHITETTURA TRASPARENTE’. CIÒ CHE È INTERESSANTE DEL VETRO È IL FATTO CHE SI TRATTA DI UN MATERIALE PROGRAMMABILE DALLA LUCE E CHE DUNQUE SI PUÒ RENDERE TRASPARENTE AL CINQUE, DIECI, E MOLTO RARAMENTE AL CENTO PER CENTO. RICORRO SPESSO AL PARAGONE FRA LA PORNOGRAFIA E L’EROTISMO. SI SUGGERISCE UN QUALCOSA, NON LO SI MOSTRA AUTOMATICAMENTE. SI UTILIZZA LA LUCE PER CREARE UN EFFETTO CONTROLUCE, E SPESSO QUANDO METTO LA LUCE DAVANTI O DIETRO L’OGGETTO VOGLIO CREARE SENSAZIONI DIVERSE. LO STESSO VETRO CREA IL CAMPO VISIVO. UNA FACCIATA A VETRI NON È PER NULLA INTERESSANTE, È COME UNA TRAMA (RETINA). COSA SI VEDE ATTRAVERSO UN VETRO E QUANTO SI VEDE? SOVENTE L’ASPETTO MERAVIGLIOSO DELLA LUCE SUL VETRO È CHE SI PUÒ ARRIVARE A DELLE SUCCESSIONI D’INFORMAZIONI, DI SENSAZIONI E DEFINIZIONI CHE CAMBIANO A SECONDA DELL’ORA. SI RITROVA QUI LA NOZIONE DI EFFIMERO, LA NOZIONE DELL’ATTIMO PRIVILEGIATO. IL VETRO È UN MATERIALE SENZA UN’ESPRESSIONE PERMANENTE, SENZA UNA MASCHERA, E IN ARCHITETTURA SI È GIOCATO PER SECOLI E SECOLI SUL FATTO CHE FOSSE IMMUTABILE. QUELLO CHE ADESSO È INTERESSANTE È VEDERE I DIVERSI TIPI DI LUCE NATURALE E ARTIFICIALE, IN QUANTO GIOCANDO SULLA PRESENZA DELLA LUCE RISPETTO ALL’OGGETTO SI PUÒ CAMBIARE LA PERCEZIONE DI QUEST’ULTIMO. INOLTRE LO STESSO VETRO PERMETTE DI FARE INNUMEREVOLI COSE. PUÒ ESSERE TRASLUCIDO, PUÒ ESSERE COLORATO, POSSONO ESSERE ESEGUITE DELLE SERIGRAFIE... BENE TUTTI QUESTI SONO DEI GIOCHI SULLA TRASPARENZA, MA È TUTTO QUESTO VOCABOLARIO A ESSERE INTERESSANTE. È COME PROGRAMMO UNA PROFONDITÀ DI CAMPO ATTRAVERSO QUATTRO VETRI CHE AD ESEMPIO NON HANNO LA STESSA STRUTTURA. È UNA COSA CHE CINQUANTA ANNI FA CREDO NON SI POTESSE IMMAGINARE. OCCORREVA CAPIRE CHE L’ARCHITETTURA POTEVA ESSERE VISTA IN MODO CINETICO E CHE TUTTE QUELLE EMOZIONI SONO LEGATE ALLA CULTURA DEL NOSTRO SECOLO. IL VETRO DI ALTA QUALITÀ È UN MATERIALE ABBASTANZA ECOLOGICO, E SE NON VIENE ROTTO È INALTERABILE. ESISTONO ANCHE VETRI INFRANGIBILI. SAPPIAMO CHE OGGI PUÒ ESSERE RESO OPACO SEMPLICEMENTE PREMENDO UN PULSANTE. È UN MATERIALE COL QUALE SI PUÒ FARE DI TUTTO. DIREI CHE SI TRATTA DI UN MATERIALE CHE È VERAMENTE AL CENTRO DEL DIBATTITO TECNICO E CULTURALE DELLA FINE DI QUESTO SECOLO.


D: QUAL È LO STATO DELL’ARTE DELL’ARCHITETTURA?


R: RITENGO CHE IN QUESTO SECOLO IL SENSO DELL’ARCHITETTURA SIA CAMBIATO E CHE L’ARCHITETTURA DEL DICIANNOVESIMO SECOLO E DELL’INIZIO DEL NOSTRO SECOLO FUNZIONASSE SECONDO REGOLE PRECISE. TUTTO ERA INCENTRATO SULLA COPIATURA, LA RIPRODUZIONE DI MODELLI GIÀ ESISTENTI, O SULLA CODIFICAZIONE DI QUESTI MODELLI IN UN QUADRO PRECISO. ORA È TUTTO CAMBIATO, IN QUANTO SONO CAMBIATE LE STESSE CONDIZIONI DELL’ARCHITETTURA. IN PASSATO FUNZIONAVA SECONDO TIPOLOGIE, SI SAPEVA DOVE ERA DESTINATA, CON TIPOLOGIE DIFFERENTI PER LA CITTÀ O PER ALTRI LUOGHI. ORA LE CITTÀ SONO ESPLOSE. OGGI UN ARCHITETTO È OBBLIGATO A DIVENIRE MOLTO PIÙ INTELLIGENTE, ESSENDO COSTRETTO A ESEGUIRE UNA DIAGNOSI OGNI VOLTA CHE SI ACCINGE A ESEGUIRE UN LAVORO. NON PUÒ PIÙ RIPRODURRE E MIGLIORARE DEI MODELLI, NON È PIÙ SUFFICIENTE. ORA È TUTTO BASATO SUL FATTO CHE DOPO IL BIG BANG OGNI ARCHITETTO SI TROVA DAVANTI A SITUAZIONI PARTICOLARI. E PER QUESTE SITUAZIONI PARTICOLARI OCCORRE UNA DIAGNOSI PARTICOLARE, UN’ANALISI SPECIFICA PER SAPERE COSA SI FARÀ PER RIDARE UN SENSO A UN CONTESTO CHE NE È SPROVVISTO. SPESSO SI CERCA DI VALORIZZARE CIÒ CHE CI STA ATTORNO, DI CREARE UN DIALOGO O METTERE IN RELAZIONE EDIFICI DISTANTI FRA LORO. È QUESTO ‘CONTESTUALISMO’ CHE MI INTERESSA, MA NON UN ‘CONTESTUALISMO’ NEL SENSO TRIVIALE, BANALE DEL TERMINE, OVVERO UNA SORTA DI MIMETISMO. È UNA COSA IN PIÙ, UNA POETICA DI SITUAZIONI CHE OGNI VOLTA RICREANO UNA TENSIONE E CHE CI RICOLLEGANO A QUELLO CHE GIÀ ESISTE. CREDO CHE SUL FINIRE DI QUESTO SECOLO L’AZIONE ARCHITETTONICA SIA QUELLA DI DARE DEL SENSO ALLA MATERIA CHE È STATA ACCUMULATA TROPPO RAPIDAMENTE. SI È PERTANTO IN UN’ERA CARATTERIZZATA DALLE MODIFICHE. NON SI CREANO PIÙ TANTO NUOVI SPAZI, MA SI MANIPOLANO. SI MANIPOLA QUELLO CHE È AVVENUTO IN PRECEDENZA, E SI AGGIUNGE QUALCOSA. È UN’AZIONE MOLTO STRATEGICA. UNA SIMILE ANALISI NON RAPPRESENTA UN’ ‘ABDICAZIONE’, È SEMPLICEMENTE UN PRENDERE LE DISTANZE AL FINE DI UTILIZZARE PIÙ PROFICUAMENTE UNA SITUAZIONE STORICA, GEOGRAFICA. E BISOGNA PRENDERNE ATTO. NON CAPISCO COLORO CHE NON VOGLIONO PRENDERE ATTO DI TUTTO CIÒ E CHE DICONO: ‘NO, RIFAREMO COME SI FACEVA CINQUANTA, SESSANTA O PERFINO CENTO ANNI FA’. UN ARCHITETTO È L’UOMO DELLA REALTÀ, E IO HO DECISO CHE LA REALTÀ PIÙ INTERESSANTE È QUELLA CHE VIVO. MI SEMBRAVA LA POSIZIONE PIÙ DINAMICA. VIVIAMO IN UN’EPOCA FORMIDABILE, APPROFITTIAMONE! LA NOSTALGIA PUÒ ASPETTARE E CERCHIAMO DI SFRUTTARE AL MASSIMO I POTENZIALI DISPONIBILI, E CON OTTIMISMO. IN QUESTA POESIA STRAORDINARIA VI È UNA SORTA DI ACCUMULAZIONE SCARDINATA, UNA POETICA DEL CAOS. POSSIAMO SERVIRCENE E NON CONSIDERARLA AUTOMATICAMENTE UNA COSA MEDIOCRE E NEGATIVA.

 

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