Home Puntate Oggetti Torna ai Protagonisti Informazioni sui links Ricerca
PUNTATE
OGGETTI
PROTAGONISTI
INFORMAZIONI
RICERCA

ETTORE SOTTSASS JR.

OSPITE DELLA PUNTATA N.15
L’INDUSTRIA COME MODELLO DI DESIGN: L’OLIVETTI

 

BIOGRAFIA

NATO A INNSBRUCK, IN AUSTRIA NEL 1917, ARCHITETTO E DESIGNER.
DOPO LA LAUREA AL POLITECNICO DI TORINO NEL 1939, INIZIA L'ATTIVITÀ PROFESSIONALE A MILANO, DOVE COLLABORA CON G. PAGANO. DAL 1958 È RESPONSABILE DEL SETTORE COMPUTER DESIGN PER OLIVETTI DI IVREA (LA MACCHINA DA SCRIVERE VALENTINE, 1969-1970, È ESPOSTA AL MOMA) E RICEVE IL COMPASSO D'ORO PER L'ELABORATORE ELETTRONICO G 120, 1970. PARTECIPA A NUMEROSE TRIENNALI DI MILANO. FAUTORE DEL NUOVO DESIGN, PARTECIPA AL MOVIMENTO GLOBAL TOOLS ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA; FONDA MEMPHIS NEL 1981. MOSTRE PERSONALI GLI SONO STATE DEDICATE DALLA BIENNALE DI VENEZIA NEL 1976, DAL CENTRE POMPIDOU A PARIGI NEL 1994. NEL 1980 FONDA LO STUDIO SOTTSASS ASSOCIATI, TUTTORA ATTIVO.

INTERVISTA


D: LEI NON AMI MOLTO PARLARE DEL FUTURO E FARE PREVISIONI, IN GENERE. MA QUALI SONO, SECONDO LEI, SE NE VEDE, I SEGNI DI UN CAMBIAMENTO NELLA RICHIESTA DI PROGETTO CHE VIENE DAL MONDO?


R: NO, NON AMO PARLARE DEL FUTURO. ANZI, CREDO CHE SPOSTARE I PROBLEMI AL FUTURO SIA UN MODO CERTE VOLTE ADDIRITTURA CRIMINALE DI NON GUARDARE IN FACCIA AL PRESENTE.
A PARTE QUESTO, CERTAMENTE CI SONO DEI CAMBIAMENTI RADICALI, MI SEMBRA; PERCHÉ STA AUMENTANDO UNA PRECISAZIONE SULLA PAROLA DESIGN, NEL SENSO CHE, SEMPRE DI PIÙ, BISOGNA SPECIFICARE E GUARDARE QUELLI CHE FANNO L'INDUSTRIAL DESIGN.
LA PAROLA DESIGN È COME LA PAROLA LETTERATURA, CIOÈ UNA PAROLA CHE VUOL DIRE TANTE COSE, DAL TELEGRAMMA ALLA POESIA. IL DESIGN ANCHE. LA PAROLA DESIGN VUOL DIRE INDUSTRIAL DESIGN OPPURE DISEGNARE QUALCHE COSA: DISEGNARE OGGETTI PER IL GUSTO DI DISEGNARLI, OPPURE PER DARLI ALLA MOGLIE O ALLA FIDANZATA OPPURE - CHE SO IO? - PER SOGNARE OGGETTI, SOGNARE UN AMBIENTE, E COSÌ VIA. SONO DUE MOMENTI DIVERSI DEL DESIGN.
L'INDUSTRIAL DESIGN STA PER ESSERE SEMPRE PIÙ CONDIZIONATO DAL DESTINO INDUSTRIALE, CIOÈ DA UNA SPECIE DI INSOSTITUIBILE CONDIZIONE CHE LA CULTURA INDUSTRIALE STA PONENDO A SE STESSA E, QUINDI, A TUTTO IL MONDO. VOGLIO DIRE, DA QUELLA POSIZIONE ANTICA DI FUNZIONE ETICA VERSO LA SOCIETÀ, CHE L'INDUSTRIA SI ASSUMEVA, STIAMO ENTRANDO IN UN MONDO DI PURO AFFARISMO, DI PURA AGGRESSIVITÀ SULLA SOCIETÀ. MI SEMBRA, ALMENO.
NON PARLO DI CAPITALISMO, PARLO DI INDUSTRIA; CIOÈ PARLO DI SISTEMA RIPRODUZIONE. SE L'INDUSTRIA DEVE SOPRAVVIVERE, DEVE VENDERE; PER VENDERE DEVE CREARE I MERCATI, CIOÈ DEVE COSTRUIRE DEI DESIDERI. PER COSTRUIRE DEI DESIDERI L'INDUSTRIA DEVE USARE LA PUBBLICITÀ, CIOÈ TUTTI I MEZZI POSSIBILI E IMMAGINABILI PER CONVINCERE LE PERSONE A DESIDERARE IL PRODOTTO E A COMPERARLO… E IN QUESTO AMBITO DEVE ANCHE, SEMPRE PER SOPRAVVIVERE, NON SO PERCHÉ, INGRANDIRSI SEMPRE, GUADAGNARE DI PIÙ, AUMENTARE IL MERCATO. C'È UNA SPECIE DI ANSIA CONTINUA.
E QUESTO INSIEME DI CONDIZIONI MI SEMBRA CHE SIA ARRIVATO AD UNO STADIO QUASI MANIERISTICO. CIOÈ, NON SI ESCE DI LÀ. IL DESIGNER ORAMAI NON ESCE DA QUESTE CONDIZIONI. PUNTO E BASTA. IL DESIGNER INDUSTRIALE. TANTO È VERO CHE MOLTE INDUSTRIE, TIPO QUELLE GIAPPONESI (SONY, ECCETERA) HANNO SCUOLE DI DESIGN INTERNE; CIOÈ INSEGNANO A GIOVANI DESIGNER A ESSERE QUELLO CHE L'INDUSTRIA VUOLE CHE SIANO. IO QUESTO DESIGN NON LO FACCIO PIÙ. ECCO.


D: SECONDO LEI, SI PUÒ ANCORA REALIZZARE QUELLA PROFEZIA DEL MOVIMENTO MODERNO CHE CONSIDERAVA IL DESIGN UNO STRUMENTO DI PROGRESSO?


R: QUANDO PARLAVO DI POSIZIONE ETICA, SEMBRAVA CHE L'INDUSTRIA STESSA POTESSE MIGLIORARE LA SOCIETÀ E CHE IL DESIGNER POTESSE PARTECIPARE A QUESTO MIGLIORAMENTO, A QUESTO PROGRESSO CONTINUO, PERMANENTE DEL BENESSERE, DELLA FELICITÀ UMANA, E COSÌ VIA.
IO HO QUALCHE DUBBIO CHE QUESTO SIA SUCCESSO E CREDO CHE POSSIAMO AVERE FORTI DUBBI SUL FATTO CHE IL DESIGNER POSSA IN QUALSIASI MANIERA MIGLIORARE LE CONDIZIONI DELLA SOCIETÀ. CERTO, UN PRODOTTO, UN RASOIO PUÒ ESSERE DISEGNATO MEGLIO DI UN ALTRO. PUÒ ESSERE UN PO' PIÙ COMODO, PUÒ ESSERE UN PO' PIÙ GRADEVOLE O - CHE SO IO? - TAGLIARE MEGLIO LA BARBA, ECCETERA. MA NON CREDO CHE QUESTE SIANO LE CONDIZIONI DEL MIGLIORAMENTO DELLA SOCIETÀ. NON CREDO CHE QUESTE PICCOLE SOLUZIONI, COME LA LAVATRICE, LA LAVAPIATTI, O CHE SO IO, SIANO IN REALTÀ DEI REALI MIGLIORAMENTI DELLA SOCIETÀ UMANA.
IO, OGNI TANTO, DEVO ANDARE IN BELGIO PER LAVORO E, TUTTE LE VOLTE CHE VADO, MI BLOCCO PER UN INGORGO SULL’AUTOSTRADA. SE VADO A TOKYO, SU OTTO ORE DI LAVORO, SEI LE PASSO IN UN'AUTOMOBILE PERCHÉ NON CI SI PUÒ MUOVERE, ECCETERA, ECCETERA. HO PARLATO NON PIÙ TARDI DI IERI CON UNA RAGAZZA GIAPPONESE. LE HO DETTO ‘COSA FAI?’. DICE: ‘LAVORO’. DICO: ‘DOVE LAVORI?’ ‘MA, LAVORO FUORI.’ ‘QUANTO CI METTI A ANDARE SUL POSTO DI LAVORO?’ ‘UN'ORA E MEZZO DI TRENO. DEVO CAMBIARE TRE VOLTE’ ‘ALLORA - DICO - NON PUOI NEANCHE LEGGERE UN LIBRO?’ ‘NO. IO E TUTTI I MIEI VICINI GUARDIAMO FUORI DAL FINESTRINO COME I MORTI CON GLI OCCHI APERTI’.
E, COSÌ, POTREMMO RACCONTARCI DECINE DI ESEMPI DI QUESTO GENERE PER CREDERE, A UN CERTO MOMENTO, CHE QUESTI MIGLIORAMENTI HANNO IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA. E IL ROVESCIO È ABBASTANZA DRAMMATICO.
IO NON VOGLIO NEANCHE DIRE CHE BISOGNA TORNARE INDIETRO. PER L'AMOR DI DIO! MA PENSO CHE POTREMMO STARE UN PO' PIÙ ATTENTI A QUELLO CHE SUCCEDE. E NON ESSERE TANTO RETORICAMENTE ENTUSIASTI NÉ DEL FUTURO, NÉ DEI MIGLIORAMENTI, NÉ DELLA ... COME DIRE? DELLA SOLUZIONE INDUSTRIALE DI PER SÉ.


D: LEI HA PARTECIPATO GIÀ MOLTO GIOVANE AL MOVIMENTO MODERNO, AL MOVIMENTO RAZIONALISTA ITALIANO, ANCHE ATTRAVERSO LA COLLABORAZIONE CON SUO PADRE, CHE NE È STATO PROTAGONISTA IMPORTANTE. CHE EMOZIONI LE HA LASCIATO QUEL PERIODO? E, IN GENERALE, CHE INFLUENZA HA AVUTO - SE NE HA AVUTA - SUL SUO LAVORO?


R: QUANDO ERO RAGAZZO ERO MOLTO INFLUENZATO, NATURALMENTE, DA QUELLO CHE SI VEDEVA FUORI, IN GERMANIA SOPRATTUTTO, IN INGHILTERRA, ECCETERA. CIOÈ PROPRIO DA QUEI MOVIMENTI CHE SPERAVANO, NELL'ARCHITETTURA NUOVA, NEL DESIGN NUOVO, E COSÌ VIA, CHE LA SOCIETÀ POTESSE EFFETTIVAMENTE (PIÙ CHE LA SOCIETÀ, LE PERSONE) POTESSERO ESSERE UN PO' PIÙ RASSERENATE.
TUTTO QUESTO MOVIMENTO IN PRINCIPIO SI CHIAMAVA MOVIMENTO RAZIONALISTA. PERCHÉ? PERCHÉ BASAVA LA GRAN PARTE DELLE PROPRIE SPERANZE SUI PROCESSI DELLA RAGIONE. CIOÈ SI SPERAVA, ALLORA, CHE LA RAGIONE POTESSE RISOLVERE ANCHE I PROBLEMI PIÙ MISTERIOSI, PIÙ OSCURI DELL'ESISTENZA. O, COMUNQUE, CHE I PROBLEMI OSCURI SI POTESSERO PERLOMENO IGNORARE. CI SI POTESSE SALTARE SOPRA RAGIONANDO, TROVANDO SOLUZIONI RAGIONEVOLI, E COSÌ VIA.
È VENUTO FUORI CON L'ANDARE DEL TEMPO, CON L'ANDARE DEGLI ANNI ANCHE PER ME CHE, QUANDO - HO GIÀ RACCONTATO ALTRE VOLTE - VOLEVO REGALARE UN MAZZO DI FIORI ALLA MIA RAGAZZA, LA RAGIONE NON SERVIVA AFFATTO. REGALARE UN MAZZO DI FIORI ALLA PROPRIA FIDANZATA DIVENTAVA UNO DEI PROBLEMI PIÙ MISTERIOSI CHE SI POTESSERO IMMAGINARE. VOLEVA I FIORI PICCOLI O GRANDI? VOLEVA FIORI DI NEGOZIO O FIORI DI CAMPO? DOVEVO PORTARLI DI NOTTE O FARGLIELI MANDARE? POTEVO PORTARE FIORI COSTOSI O FIORI POVERI? E COSÌ VIA. CIOÈ NON SI SA MAI CHE COSA SUCCEDE.
DI QUESTE SITUAZIONI CE NE SONO IN CONTINUITÀ. PER ESEMPIO, UNA DELLE PIÙ GRAVI È PROPRIO QUELLA DEL RAPPORTO TRA INDUSTRIA, CHE È IN ATTO E LA SOCIETÀ. CIOÈ MAN MANO CHE LA SOCIETÀ VIENE INVASA DA PRODOTTI, O DA COMODITÀ, LA SOCIETÀ STESSA CAMBIA. LA GENTE CAMBIA. CAMBIA, COME DICEVO PRIMA, LA STRUTTURA DEI DESIDERI. CAMBIA LA VISIONE DEL MONDO. CAMBIA TUTTO QUANTO. ALLORA, QUESTO CAMBIAMENTO È ASSOLUTAMENTE MISTERIOSO E IMPREVEDIBILE. E CONTINUA A ESSERLO.
IO, GIÀ DA RAGAZZO, CERCAVO DI TROVARE DELLE ZONE AL DI LÀ DEL RAZIONALISMO O DELLA RAGIONE, DI CAPIRE COME SI POTEVA AFFRONTARE IL MISTERO, PIUTTOSTO CHE LA CONOSCENZA ABBASTANZA FACILE CHE LA RAGIONE CI PERMETTE DI AVERE. CI SONO CONOSCENZE CHE LA RAGIONE NON CI PERMETTE DI AVERE, NON CI LASCIA NEMMENO AVERE. SONO DEI PACCHI ABBASTANZA VOLUMINOSI QUESTI DELL'INCOGNITO, DELLO SCONOSCIUTO. COME DOBBIAMO COMPORTARCI DI FRONTE ALLO SCONOSCIUTO? DOBBIAMO FAR FINTA CHE NON CI SIA? DOBBIAMO SUBIRLO? DOBBIAMO CAMBIARE SISTEMA? O CHE SO IO? QUESTI PENSIERI CE LI HO ANCORA ADESSO, A DIRE LA VERITÀ.


D: IL SUO LAVORO DI ARCHITETTO CHE COSTRUISCE INIZIA SUBITO DOPO LA GUERRA. SI INTERROMPE PER UN PERIODO IN CUI DIVENTA UNO DEI PIÙ GRANDI DESIGNER ITALIANI. E RIPRENDE MOLTO INTENSAMENTE NEGLI ULTIMI ANNI. PERCHÉ È SUCCESSO QUESTO? E IN CHE COSA È CAMBIATO IL SUO APPROCCIO AL PROBLEMA DELLA COSTRUZIONE DAGLI INIZI ALLE OPERE RECENTI?


R: IN QUESTO PROCESSO, IN QUESTA SERIE DI CAMBIAMENTI CHE LE SOCIETÀ HANNO AVUTO - E QUELLA ITALIANA IN PARTICOLARE. LÌ IN MEZZO C'È STATO UN MASSACRO: C'È STATA LA GUERRA E LA GUERRA CIVILE, DALLA QUALE IO PERSONALMENTE SONO USCITO, ABBASTANZA MASSACRATO. E POVERISSIMO, TRA L'ALTRO. PERCHÉ MIO PAPÀ, DURANTE LA GUERRA, ERA FUGGITO NELLE DOLOMITI. INSOMMA, QUANDO È TORNATO A TORINO, ERAVAMO DISPERATI. IL MESTIERE DELL'ARCHITETTO È UN MESTIERE DI LUSSO PERCHÉ UNO NON PUÒ, SE VUOL FARLO DA SOLO, COME LIBERO PROFESSIONISTA GIOVANE LAUREATO, NON AVERE UN TELEFONO, UNA SEGRETARIA, IL FAX. NESSUNO GLI DÀ FIDUCIA, PERCHÉ QUESTE POSSIBILITÀ COSIDDETTE TECNOLOGICHE NON SONO SOLTANTO DELLE POSSIBILITÀ MA, COME TUTTI SAPPIAMO, GIOCANO ANCHE COME SIMBOLI DI STATUS O DI FIDUCIA NELLE RELAZIONI SOCIALI. E COSÌ VIA. E IO NON AVEVO NIENTE DI QUESTE COSE. PORTAVO UNA GIACCA IN PRIMAVERA, D'ESTATE, SEMPRE LA STESSA GIACCA. LE STESSE SCARPE, ECCETERA, PERCHÉ NON AVEVO ASSOLUTAMENTE NIENTE.
PER FORTUNA, AVEVO UN AMICO, CHE LAVORAVA ALL'INA-CASE A ROMA, E COSÌ IN PRINCIPIO HO VINTO QUALCHE CONCORSO PER COSTRUIRE. ALLORA SI FACEVA L'INA-CASE E CON IL PIANO MARSHALL C'ERANO DEI SOLDI CHE DAVA L'AMERICA PER COSTRUIRE O RICOSTRUIRE ALCUNI VANI CHE MANCAVANO. MIGLIAIA E MIGLIAIA DI VANI. ERA UN'ARCHITETTURA ‘SUI GENERIS’. NON ERA QUELLO CHE IO IMMAGINAVO FOSSE L'ARCHITETTURA. ERA PIÙ EDILIZIA CHE ARCHITETTURA. COMUNQUE, SI FACEVA PER GUADAGNARE QUALCHE LIRA, E CON IL MASSIMO DELLA CURA, CON IL MASSIMO DELL'INTENSITÀ SI FACEVANO QUESTI PROGETTI DI CASE POPOLARI.
GIÀ NON CAPISCO PERCHÉ IL POPOLO DEVE AVERE DELLE CASE POPOLARI. MA QUESTO È UN ALTRO PROBLEMA. COMUNQUE, TANTO PER DIRE, IN FONDO AL CORRIDOIO BISOGNAVA LASCIARE UNO SPAZIO LIBERO PERCHÉ, CASO MAI, CI POTESSE STARE UN LETTO PER LA CAMERIERA, O ROBE DEL GENERE. ERANO DELLE DECISIONI ASSOLUTAMENTE AMORALI. NON SOLO, MA NON C'ERA NESSUNA PIANIFICAZIONE IN ITALIA. PER ESEMPIO, TUTTI I SERRAMENTI PER L'INA-CASE, PER LA RICOSTRUZIONE DI TUTTE LE CASE ITALIANE AVREBBERO POTUTO ESSERE PRODOTTI INDUSTRIALMENTE MA, PER RAGIONI POLITICHE O PRATICHE, IN OGNI CITTADINA, IN OGNI PAESE SI DOVEVA USARE L'ARTIGIANO DEL PAESE PER FARE LE FINESTRE, PER FARE LE PORTE. QUINDI, SAREBBERO COSTATE DI PIÙ.
INSOMMA, È STATO TUTTO UN LAVORO UN PO' AMBIGUO, UN PO' COMPLICATO, CERTAMENTE. COMUNQUE, PER ALCUNI ANNI SONO SOPRAVVISSUTO SIA CON QUESTI LAVORI QUI, SIA FACENDO DEGLI STAND ALLA FIERA DI MILANO. O COSE DEL GENERE. UNA VITA UN PO' DISPERATA.
POI, PER MIRACOLO, PER VERO E PURO MIRACOLO IO SONO STATO CHIAMATO DA ADRIANO OLIVETTI CHE APRIVA ALLORA LA DIVISIONE ELETTRONICA. E SI CAPIVA CHE, COMUNQUE, DALLA CULTURA MECCANICA SI SAREBBE DOVUTI PASSARE ALLA CULTURA ELETTRONICA E LA DIVISIONE ELETTRONICA ERA DIRETTA ALLORA DAL FIGLIO DI ADRIANO, CHE SI CHIAMAVA ROBERTO OLIVETTI, DI CUI IO, NON SO PERCHÉ, NON SO COME, ERO ABBASTANZA AMICO. O PERLOMENO LO CONOSCEVO. ADRIANO NON SO COME MI CONOSCESSE, MA INSOMMA C'È STATO UNA SPECIE DI CONCORSO. QUELLA È STATA LA MIA SALVEZZA PERCHÉ DA ALLORA IN POI HO LAVORATO PER LA OLIVETTI, PRIMA, SALTUARIAMENTE, POI, COME CONSULENTE, COME RESPONSABILE DICIAMO, DI TUTTA QUESTA GRANDE OPERAZIONE DELL'ELETTRONICA, CHE IN QUEGLI ANNI ERA ANCORA A VALVOLE. QUINDI, UN'APPARECCHIATURA ELETTRONICA VOLEVA DIRE RIEMPIRE UNA STANZA DI ARMADI ALTI DUE METRI; ERA ANCORA UN SISTEMA ESTREMAMENTE VOLUMINOSO, PESANTE E COSÌ VIA.
IL DIRETTORE TECNICO ERA UN INGEGNERE CINESE, CHE AVEVA STUDIATO IN AMERICA, MA CHE PARLAVA ITALIANO E AVEVA, ANCHE, STUDIATO A ROMA. ERA FIGLIO DELL'AMBASCIATORE CINESE A ROMA. MARIO CHU, UN UOMO INTELLIGENTISSIMO E MOLTO SIMPATICO. E COSÌ CON ROBERTO, MARIO, IO E ALTRI INGEGNERI ABBIAMO FORMATO UN GRUPPO CHE VEDEVA NEL DESIGN ANCORA - GRAZIE A DIO - UNA SPECIE DI SPERANZA DI POTER - COME DIRE? - CREARE UN AMBIENTE RASSERENANTE O, PERLOMENO, SERENO PER CHI USAVA QUESTE ORRIBILI MACCHINE. E STAVAMO ORE INTERE INSIEME LA SERA, DOPO CENA (IO ALMENO) CON QUALCHE BICCHIERE DI WHISKY, A PARLARE DEL DESTINO DI QUESTE MACCHINE E DEL DESTINO DELL'INDUSTRIA E DELLE RESPONSABILITÀ DELL'INDUSTRIA, NEL LINGUAGGIO DEGLI OPERATORI. INSOMMA, ERA ANCORA UN MOMENTO NEL QUALE SI SOGNAVA CHE L'ELETTRONICA, L'INDUSTRIA E IL DESIGN POTESSERO TUTTI INSIEME PRODURRE QUALCHE COSA DI RASSERENANTE. E COSÌ SIAMO ANDATI AVANTI.
IL PROBLEMA GRAVE VERAMENTE ERA CHE LA TECNOLOGIA, CIOÈ IL PROGRESSO TECNOLOGICO ANDAVA CIRCA AL DOPPIO DELLA VELOCITÀ CHE NOI POTEVAMO ASSUMERE PER LA PRODUZIONE DI PRODOTTI. CIOÈ VOGLIO DIRE CHE, SE VENIVANO E DICEVANO ‘BISOGNA PROGETTARE QUESTA MACCHINA’, IL PROGETTO, LE DISCUSSIONI DEL PROGETTO, LA PRODUZIONE, E COSÌ VIA, DURAVA TALMENTE TANTO TEMPO CHE NEL FRATTEMPO LA MACCHINA ERA OBSOLETA. E QUESTA È STATA LA CRISI DI TUTTO IL PERIODO. IO HO LAVORATO, CREDO, 15 ANNI CON LA OLIVETTI E CON GLI AMICI DELLA OLIVETTI, ECCETERA, PERCHÉ NON TENEVAMO DIETRO CON IL DESIGN AL PROGRESSO TECNOLOGICO. FINCHÉ L'ELETTRONICA HA RIDOTTO IMMENSAMENTE I VOLUMI E ADESSO CIASCUNO DI NOI HA UN PO' DI ELETTRONICA IN TASCA. CHI HA IL CELLULARE, CHI HA LA MACCHINETTA PER FARE I CONTI. OPPURE IN CUCINA QUALSIASI LAVAPIATTI HA DEI BOTTONI CHE PREVEDONO STRUTTURE ELETTRONICHE E COSÌ VIA. MA ALLORA QUESTO NON ERA NEANCHE IMMAGINABILE.
ECCO, VOGLIO DIRE CHE LA TECNOLOGIA E L'INDUSTRIA HANNO TALMENTE CAMBIATO LE COSE CHE IL RAPPORTO DEL DESIGN CON L'INDUSTRIA È VERAMENTE RADICALMENTE CAMBIATO. È COMINCIATA L'ERA DEI PRODOTTI DI CONSUMO, CIOÈ DEI PRODOTTI CHE SI VENDEVANO A LARGHE MASSE DI PERSONE E CHE CAMBIAVANO TUTTE QUESTE PERSONE.
LA PRIMA VOLTA CHE MI HANNO CHIAMATO A VEDERE QUESTI INGEGNERI, A VEDERE QUESTE RICERCHE CHE SI FACEVANO, MI HANNO DETTO ‘SONO A PISA’ E SONO ANDATO A PISA. CON UN TRENINO, PERCHÉ I TRENI ANDAVANO DA MILANO A ROMA, MA PER ANDARE A PISA BISOGNAVA SPOSTARSI UN PO'. POI, SCESO ALLA STAZIONE DI PISA, NON C'ERANO TAXI, MA C'ERANO CARROZZE. PER CUI HO PRESO LA CARROZZA. ALLORA GIÀ QUESTO RAPPORTO TRA L'ELETTRONICA CHE IMMAGINAVO COME UNA COSA FANTASTICA, MISTERIOSA E INCOMPRENSIBILE, E L’ANDARCI IN CARROZZA MI SEMBRAVA UNA COSA MOLTO STRANA.
COMUNQUE, MI RITROVO IN UNA VILLETTA DELLA PERIFERIA DI PISA (VILLETTA DELL'OTTOCENTO CIRCONDATA DA UN BEL GIARDINO). COME ENTRO DENTRO, MI IMBATTO IN CAVI, INGEGNERI VESTITI DI BIANCO CHE ANDAVANO E VENIVANO. E MI DICONO ‘DEVI DISEGNARE QUESTA MACCHINA’.
IO NON SAPEVO NIENTE DI ELETTRONICA. NON CAPISCO NEANCHE ADESSO NIENTE DI ELETTRONICA, PER LA VERITÀ. GLI INGEGNERI STESSI NON SAPEVANO BENE COSA FOSSE QUESTA MACCHINA. ALLORA, SONO TORNATO A MILANO E PER PIÙ DI UN MESE, UN MESE E MEZZO NON OSAVO NEANCHE AFFRONTARE IL PROBLEMA. ERO TERRORIZZATO. NON SAPEVO COSA FARE. FINCHÉ MI TELEFONA ADRIANO OLIVETTI E MI DICE ‘SOTTSASS, ALLORA A CHE PUNTO È?’ ‘E - HO DETTO IO - MI CI VUOLE ANCORA UN PO' DI TEMPO’. DICE ‘MA QUAND'È CHE POSSO VEDERE QUALCOSA?’ IO ERO LÌ. E ALLORA, DOPPIAMENTE TERRORIZZATO, GLI HO DETTO ‘TRA QUINDICI GIORNI, SE VUOLE, A PISA CI POSSIAMO VEDERE’ ‘VA BENE. CI VEDIAMO A PISA TRA QUINDICI GIORNI’. E ALLORA IO MI SONO DATO DA FARE. SONO CORSO, ECCETERA, ECCETERA. E HO DISEGNATO DELLE SPECIE DI SCATOLE, DI CASSE DI LATTA DI ALLUMINIO PERCHÉ PENSAVO CHE QUESTA ELETTRONICA ERA UN EVENTO TALMENTE MISTERIOSO, UNA DIVINITÀ DISTRUTTIVA (LO PENSAVO GIÀ ALLORA), UNA DIVINITÀ OSCURA CHE ERA MEGLIO SE STAVA DIETRO A QUESTE LASTRE DI ALLUMINIO IMPENETRABILI CHE, TRA L'ALTRO, ERANO FISSATE CON DEI BULLONI NERI ALLE STRUTTURE DI FERRO.
FINALMENTE A PISA. C'ERANO QUESTI GRANDI ARMADI ALTI DUE METRI, TUTTI DI ALLUMINIO. NON SI CAPIVA NIENTE. ARRIVA ADRIANO. GUARDA. SI FERMA DAVANTI COME FANNO I CAPI. TUTTI DIETRO, SILENZIOSI A VEDERE COSA SUCCEDE. GUARDA, STA LÌ, STA LÌ UN PO'. GUARDA. E, POI, FINALMENTE DICE ‘VA BENE. GRAZIE TANTE. ARRIVEDERCI’. SIAMO RIMASTI UN PO' LÌ TUTTI QUANTI. COMUNQUE, SIAMO ANDATI AVANTI. MA QUELLA MACCHINA LÌ NON È MAI STATA REALIZZATA PERCHÉ, NEL FRATTEMPO, COME DICEVO PRIMA, LA TECNOLOGIA È PASSATA AI TRANSISTORS. QUINDI, IL VOLUME DI QUELLE MACCHINE SI È RIDOTTO DELLA METÀ CON I TRANSISTORS.
ALLORA, LA MIA PREOCCUPAZIONE ERA DISEGNARE ARMADI CHE FOSSERO ABBASTANZA ALTI, MA NON TROPPO CHE GLI OPERATORI NON SI VEDESSERO L'UNO CON L'ALTRO ATTRAVERSO QUESTE STRUTTURE DI METRI CUBI DI ELETTRONICA. E QUESTA GIÀ È UNA GROSSA NOVITÀ. OCCUPAVA FORSE UN PO' PIÙ SPAZIO LINEARMENTE, MA PERLOMENO DENTRO IN QUESTO AMBIENTE LA GENTE SI POTEVA VEDERE E, QUINDI, POTEVA PARLARSI E SAPERE DI ESISTERE.
POI, LA TERZA GENERAZIONE, ANCORA PIÙ PICCOLA. PERÒ ERANO SEMPRE CALCOLATORI CENTRALI, GRANDI CALCOLATORI. PERCHÉ SI PENSAVA CHE ALLORA SI DOVESSERO PRODURRE ENORMI CALCOLATORI, COMUNQUE, CENTRALI CHE POI MANDASSERO INFORMAZIONI ALLA PERIFERIA. INVECE OGGI UN PICCOLO CALCOLATORE SUL TAVOLO HA LA POTENZA DI UNO DI QUEGLI IMMENSI CALCOLATORI DI ALLORA. PER CUI LE STRUTTURE SI SONO DECENTRALIZZATE E TUTTE LE OPERAZIONI CAMBIANO.
IO HO AVUTO, A LUNGO, UN GROSSO PROBLEMA DEL DISEGNO DELL'AMBIENTE PIÙ CHE DEL DISEGNO DELLA MACCHINA. PENSAVO CHE PER TUTTE QUESTE MACCHINE E AGGEGGI, PER TUTTO QUESTO INSIEME DI MACCHINE (PERCHÉ POI, PIANO PIANO, NASCEVANO PERIFERICHE, CIOÈ MACCHINE CHE STAMPAVANO, MACCHINE CHE PERFORAVANO, MACCHINE CHE LEGGEVANO NASTRI, E COSÌ VIA) SI POTESSE COMUNQUE DISEGNARE UN AMBIENTE DISEGNATO A SUA VOLTA. PERCHÉ C'ERA IL RISCHIO, COME POI È AVVENUTO, CHE L'AMBIENTE DELLO STUDIO DIVENTASSE UN CAOS TRA MACCHINE, MACCHINETTE E MACCHINE PIÙ GRANDI, O PIÙ PICCOLE. ALLORA, PER DIECI ANNI ABBIAMO FATTO NOI DESIGNER, INGEGNERI, ECCETERA, ECCETERA UN TENTATIVO DI NORMALIZZARE SIA I SUPPORTI, CIOÈ I TAVOLI SUI QUALI ANDAVANO QUESTE MACCHINE, SIA LE MACCHINE STESSE, IN MODO CHE, QUANDO UNO ENTRAVA, AVEVA COMUNQUE IL SENSO DI ENTRARE IN UN'ARCHITETTURA, DI ENTRARE IN UN LUOGO CONTROLLATO FIGURATIVAMENTE.
MA ANCHE QUI, NEL FRATTEMPO, TANTO TEMPO CI È VOLUTO A FARE QUESTO PROGETTO CHE NEL FRATTEMPO LE MACCHINE SONO DIVENTATE DI RIDOTTISSIME DIMENSIONI, SONO FINITE IN TASCA. PURTROPPO CON ADRIANO HO AVUTO UN RAPPORTO BREVE PERCHÉ, DOPO UN ANNO CHE L'HO CONOSCIUTO, È MORTO. MA QUEI POCHI MESI DEL NOSTRO RAPPORTO SONO STATI TEMPI VERAMENTE EMOZIONANTI.
A QUEI TEMPI LÌ IL DESIGNER DELLE MACCHINE DA SCRIVERE MECCANICHE ERA MARCELLO NIZZOLI CHE, NEL FRATTEMPO, SI È AMMALATO E NON POTEVA PIÙ LAVORARE. ERA ANDATO IN RIVIERA PER CURARSI. E ROBERTO ALLORA MI DICEVA ‘DEVI DISEGNARLA TU LA PROSSIMA MACCHINA DA SCRIVERE ELETTRICA’. DISSI ALLORA: ‘NON VOGLIO FAR PERDERE IL LAVORO A NIZZOLI, PERÒ SE LE CONDIZIONI SONO QUESTE, LO FACCIO. VA BENE’.
MENTRE LE MACCHINE, ALLORA, ERANO TUTTE TONDOTTE PERCHÉ SI DICEVA CHE LE SEGRETARIE VOLEVANO TOCCARE ROBE TONDE, SMUSSATE, ECCETERA - COSA CHE NON HO MAI BEN CAPITO - IO PENSAVO CHE TANTE MACCHINE DA SCRIVERE IN UN LUOGO, IN UNO SPAZIO FACEVANO UN DISEGNO CON LA LORO SOMMA. INVECE CHE SOMMARE TANTE SCULTURINE, VOLEVO DISEGNARE UNA MACCHINA CHE FOSSE UNA FETTA DEL SALAME, CIOÈ UNA PARTE DEL DISEGNO GENERALE. E, ALLORA, AVEVO DISEGNATO UNA MACCHINA ASSOLUTAMENTE DIRITTA E TAGLIATA COME UNA FETTA DI SALAME. ANCHE PERCHÉ PENSAVO CHE L'OPERAZIONE DEL METTERE IL FOGLIO NELLA MACCHINA E DI SCRIVERE ERA UN'OPERAZIONE CHE, PRIMA DI TUTTO, ERA BASATA SULL'ASSE DEL CORPO CHE SCRIVE - E C'È UNA SIMMETRIA NELL'ASSE - E CHE POI C'È LA SIMMETRIA DELLA MECCANICA STESSA, PER CUI IL FOGLIO DIVENTA ORIZZONTALE. ALLORA ERA FATTA TUTTA DI LINEE ORIZZONTALI CON UN ASSE MOLTO PRECISO.
ALLORA HO DETTO ‘FINALMENTE LO PORTIAMO DA ADRIANO PER FARGLI VEDERE SE GLI VA BENE QUESTA MACCHINA QUI’. C'ERA UNA PALAZZINA ALLORA A IVREA, DOVE C'ERANO GLI UFFICI DIREZIONALI. FINALMENTE LA MATTINA SUL TAVOLO SI PRESENTA QUESTO MODELLO. TUTTI I DIRIGENTI DELLA OLIVETTI LÌ IN PIEDI CHE ASPETTANO ADRIANO. SI FA ASPETTARE 5 O 6 MINUTI. POI, FINALMENTE ENTRA ADRIANO. NUOVA SCENA DEL GRANDE CAPO CHE ARRIVA. SILENZIO PERFETTO. TUTTI IMPALATI AD ASPETTARE CHE COSA SAREBBE SUCCESSO.
ADRIANO GUARDA QUESTA MACCHINA, GUARDA IL MODELLO SENZA DIRE NIENTE PER ALMENO DIECI MINUTI CHE A ME MI SEMBRAVANO UN'ETERNITÀ. NON DICE UNA PAROLA. E POI, ANCHE LÌ, MI DICE ‘GRAZIE TANTE’ E SE NE VA. TUTTI LÌ PARALIZZATI. COSA VUOL DIRE? NON GLI PIACE? GLI PIACE?
IO VADO DA ROBERTO E DICO ‘MA TUO PADRE COSA...?’ MI DICE ‘NON HO CAPITO. NON SO. FORSE CI DEVE PENSARE’. VA BENE. ASPETTO 15 GIORNI E MI TELEFONA ADRIANO. MI DICE ‘PUÒ VENIRE SOTTSASS?’. VADO A TROVARLO. MI DICE ‘SENTA, HO CAPITO CHE LEI HA RAGIONE, CHE IL NUOVO DESIGN DEVE ESSERE COSÌ. PERÒ NON POTREBBE QUI DAVANTI METTERCI UN SOLE?’
IO SONO RIMASTO UN PO' PARALIZZATO. COSA C'ENTRA IL SOLE? PENSAVO. INVECE L'HO CAPITO DOPO. PERCHÉ I VECCHI HANNO BISOGNO DI SOLE. I VECCHI HANNO BISOGNO DI LUCE. INFATTI, ANCHE NELLA PITTURA, QUANDO UN PITTORE DIVENTA VECCHIO, È SEMPRE PIÙ CHIARO, È SEMPRE PIÙ LUMINOSO. VI SONO ESEMPI TIPICI, LO STESSO MATISSE.
E ALLORA QUESTO SOLE, ORAMAI, PER ME È UN PO' IL SIMBOLO DI QUESTA SPECIE DI SALUTO DI ADRIANO.


D: VUOI PARLARE DELLA MOSTRA DEL MOMA?


R: LA MOSTRA DEL MOMA È STATA UNA MOSTRA - SI SA - FONDAMENTALE, INTERESSANTE. CREDO CHE IN QUALCHE MANIERA RAPPRESENTASSE UN'EPOCA, NON DICO, FINITA, MA INSOMMA CHE STAVA SFUMANDO. FORSE L'EPOCA DEL DESIGN, COME DICEVO PRIMA, COME EVENTO EPICO, COME OPERAZIONE DI ONESTÀ VERSO L'ESISTENZA. DI ONESTÀ, DI SEMPLICITÀ, DI CURA.
IN REALTÀ, L'ITALIA VENIVA FUORI DA QUESTO PERIODO SPAVENTOSO DI GUERRA CIVILE, DI FASCISMO, DI AUTORITARISMO, ECCETERA. O ERA VENUTA FUORI. E LA GRANDE INVENZIONE DELL'ITALIA ERA QUELLA DI SPERARE IN UNA SOCIETÀ RINNOVATA, SOCIETÀ DEMOCRATICA, SOCIETÀ NUOVA, DI GIOVANI, DI GENTE GIOVANE. GLI STESSI INDUSTRIALI, I FIGLI DEGLI INDUSTRIALI CHE ERANO STATI FASCISTI, NON DICO CHE FOSSERO ANTIFASCISTI, PERÒ ERANO PERLOMENO INTERNAZIONALIZZATI. VEDEVANO L'ITALIA NEL SUO RAPPORTO DI NAZIONE CON L'INTERNAZIONALITÀ. C'ERA QUESTA GRANDE SPERANZA NELL'INDUSTRIA, NELLA TECNOLOGIA. QUESTA HA RAPPRESENTATO QUEL PERIODO LÌ POST BELLICO, SECONDO ME, SIA PER LA GIOVANE INDUSTRIA CHE IN ITALIA COMINCIAVA ALLORA A FORMARSI, SIA PER GLI INTELLETTUALI CHE SI ERANO SEMPRE ASPETTATI QUESTA FINESTRA APERTA SUL FUTURO, ECCETERA.
QUINDI, QUELLA MOSTRA LÌ CON JOE COLOMBO, CON MAGISTRETTI, CON TUTTI GLI ALTRI, ZANUSO, ECCETERA, RAPPRESENTAVA, SECONDO ME, BENE QUELLA GRANDE SPERANZA, QUESTO GRANDE SENSO DI FELICITÀ ESISTENZIALE. POI ERA ANCHE ACCOMPAGNATA DA ALCUNI DISPERATI CHE ANDAVANO UN POCHINO PIÙ AVANTI.
ERA IL '72, MI SEMBRA. C'ERANO GIÀ APPARIZIONI DI STATI FUTURI, DI LIBERTÀ DIVERSE. QUESTA DICOTOMIA TRA IL DESIGN INDUSTRIALE E LA VOLONTÀ DI DISEGNARE UN AMBIENTE, DI DISEGNARE ANCHE OGGETTI CHE NON FOSSERO NECESSARIAMENTE SOLTANTO CONDIZIONATI DALL'INDUSTRIA, COMINCIAVA A FARSI SENTIRE IN CERTI GRUPPI ANCHE ITALIANI, A FIRENZE, A MILANO, E COSÌ VIA. QUINDI È STATA UNA MOSTRA, SECONDO ME, ESTREMAMENTE IMPORTANTE. È RIMASTA LÌ. NON È SUCCESSO PIÙ NIENTE. POCO.


D: PERCHÉ HA FATTO I MOBILI GRIGI?


R: PER QUELLA MOSTRA HO FATTO UNA SERIE DI MOBILI DI PLASTICA CHE ERANO GRIGI. PENSAVO CHE SI POTESSE NEUTRALIZZARE IN QUALCHE MANIERA TUTTA LA CULTURA DEL VIVERE NELLA CASA. CIOÈ PENSAVO CHE SI POTESSE NEUTRALIZZARE L'IDEA CHE LA STANZA DA LETTO È LA STANZA DA LETTO, LA CUCINA È LA CUCINA... CHE SO IO? IL SALOTTO È IL SALOTTO. MA CHE LA CASA DIVENTASSE UN AMBIENTE CONTINUO, UN AMBIENTE UNICO, CHE FOSSE LA CASA E NON DIVERSE STANZE CON MOMENTI DIVERSI DELL'ESISTENZA.
E IN QUESTA VOGLIA TEORICA I MOBILI ERANO TUTTI UGUALI. ERA UN SISTEMA DI MOBILI, PER CUI IL GABINETTO ERA UGUALE ALLA CUCINA. LA BIBLIOTECA ERA UGUALE AL BAGNO, ALLA DOCCIA. QUESTI MOBILI PERÒ SI POTEVANO ASSEMBLARE: ERANO SU RUOTE. IMMAGINAVO CHE L'INDUSTRIA EDILE COSTRUISSE DEGLI EDIFICI CON GRANDI SPAZI. DEI LOFT, COME SI DICE. E CHE LÌ DENTRO OGNUNO POTESSE MUOVERE QUESTI MOBILI, SPOSTARLI, ASSOMMARLI, ACCOSTARLI A SECONDA DELLE NECESSITÀ.
APPUNTO PENSAVO CHE, SE UN BAMBINO PIANGE TROPPO, GLI SI METTONO TUTTI I MOBILI INTORNO. SE LA MOGLIE LITIGA CON IL MARITO, SI DIVIDE QUESTO SPAZIO CON UN MURO DI MOBILI. OPPURE SI POSSONO LASCIARE SPAZI. OPPURE... CHE SO IO? CHE IL MOBILE PERDESSE IL SUO SIGNIFICATO SIMBOLICO E INVECE ASSUMESSE UN SIGNIFICATO PIÙ CHE ALTRO DI SOSTEGNO ALLA FORZA DELL'ESISTENZA INTERNA. CHE NON FOSSE LUI CHE DETERMINA CONTINUAMENTE QUESTO; CHE IL MOBILE SUSCITI LA PRESENZA DI NOSTALGIE, OPPURE LA PRESENZA DI SPERANZE, OPPURE NOSTALGICO, COME È IN REALTÀ OGGI DOVE SUL MOBILE CI SONO TRENTA FOTOGRAFIE DI BAMBINI UN PO' PIÙ PICCOLI, UN PO' PIÙ GRANDI CON LA FAMIGLIA. SEMPRE SIAMO CIRCONDATI DA QUESTA PRESENZA DI NOSTALGIE FAMILIARI. PENSAVO CHE LA VITA DOVESSE RICOMINCIARE OGNI GIORNO DI NUOVO, CHE SI DOVESSE VIVERE SEMPRE IN PRESA DIRETTA, MAI ACCOMPAGNATI DA SUPPORTI DI ALTRI TEMPI. VA BÉ, INSOMMA. ERO ANCHE PIÙ GIOVANE ALLORA. AVEVO PIÙ SPERANZA. AVEVO ANCHE DISEGNATO DEI MOBILI DA FARE IN PLASTICA SOTTO VUOTO, COME DEI FOGLI IN CARTA CHE POI PIGLIANO LE PIEGHE PERCHÉ VENGONO ASSORBITI IN UNO STAMPO. E CHE SI POTESSERO POI PORTARE A CASA SOTTO IL BRACCIO E ATTACCARLI SUL MURO.
INSOMMA ALLORA AVEVAMO UNA GRANDE VOGLIA DI INVENTARE IL MONDO DI NUOVO. DI INVENTARE NON SOLO IL MONDO, MA LA VITA DI NUOVO. POI, PIANO PIANO, COME SI SA, LE COMMOZIONI PRENDONO IL SOPRAVVENTO.


D: È UNA DOMANDA UN PO' LUNGA, PERÒ IL CONCETTO È QUELLO DEL LAVORO CHE FA CON LE ARTI APPLICATE. LA STORIA DEL DESIGN PARTE DAL MOVIMENTO DELLE ARTI APPLICATE E DECORATIVE. PER LEI È IMPORTANTE IL CONTRIBUTO CHE QUESTE POSSONO DARE AL PRODOTTO INDUSTRIALE E COMUNQUE LE SUE RICERCHE SU OGGETTI REALIZZATI IN MATERIALI ARTIGIANALI HANNO A CHE FARE CON QUESTO TIPO DI VISIONE?


R: IL PROBLEMA DEL DESIGN, COME DICEVO ANCHE PRIMA, HA QUESTI VARI ASPETTI. CIOÈ, C'È IL DESIGN COME DICONO GLI AMERICANI ‘BUSINESS’ O NIENTE, CIOÈ IL DESIGN CHE È ORIENTATO AL PRODOTTO DI CONSUMO, AL PRODOTTO DA VENDERE, O AL PRODOTTO DA USARE TOUT COURT.
MA IO PENSO CHE CI SIANO ANCHE DEI DESIGN DOVE UNO IMMAGINA LE COSE. COSÌ COME DICEVO PRIMA, CI SONO I TELEGRAMMI, MA CI SONO ANCHE LE LIRICHE. IL TELEGRAMMA SERVE PER DIRE CHE TUA NONNA È MORTA, POI FINISCE LÌ. POI, PUOI AGGIUNGERE PAROLE CARINE ‘MI DISPIACE...’, MA SEMPRE LÌ RESTI. DAI UNA NOTIZIA CHE FINISCE LÌ, CHE HA RISONANZE IN QUELL'AMBITO. PERÒ UNA POESIA È QUALCHE COSA DI PIÙ. UNA CANZONE, UNA POESIA PUÒ ANCHE FAR INIZIARE UNA RIVOLUZIONE… UNA POESIA PUÒ FAR PIANGERE. UNA POESIA PUÒ FAR SPOSARE DUE PERSONE. UNA POESIA PUÒ FERMARE UN SUICIDA. CIOÈ UNA POESIA PUÒ AVERE UNA VASTA IMPORTANZA SULLA VITA DELLA GENTE, DELLE PERSONE.
IN FONDO, ANCHE CERTI OGGETTI DISEGNATI, CERTI ANCHE... PERSINO UN TAVOLO PUÒ CERTE VOLTE AVERE - E LO HA - UNA ENORME IMPORTANZA. SE È FATTO DI LEGNO, PIUTTOSTO CHE DI MARMO, PIUTTOSTO CHE DI CRISTALLO, ECCETERA. PERCHÉ ANCHE IL DESIGN HA UN PROFONDO RAPPORTO, SEMPRE, CON L'ESISTENZA. E NORMALMENTE QUESTO RAPPORTO È UN RAPPORTO PIÙ O MENO LINGUISTICO. CIOÈ, OGNI MATERIALE HA UN CERTO SENSO. TANTO È VERO CHE, PER ESEMPIO, SI DICE CHE IL MOBILE È FATTO DI LEGNO MASSICCIO, PER DIRE CHE È UN MOBILE CHE TERRAI CARO, CHE VA BENE PER LA TUA FAMIGLIA, CHE DURERÀ A LUNGO, E COSÌ VIA. QUALCUN ALTRO DICE ‘È UN MOBILE FATTO DI TELA’, PER DIRE CHE È PROVVISORIO, CHE È UNA COSA CHE PUOI BUTTAR VIA.
CIOÈ I MATERIALI HANNO SEMPRE DEI CORRISPETTIVI LINGUISTICI, COME DICO IO. DEI SIGNIFICATI NELL'ESISTENZA DELLE PERSONE E DELL'AMBIENTE. ALLORA, UNO POTREBBE ANCHE COMINCIARE A ESAMINARE QUESTI SIGNIFICATI E PENSARE CHE SI PUÒ ANCHE CAMBIARE LO STATO DI QUESTI SIGNIFICATI. CIOÈ SI PUÒ CAMBIARE IL VOCABOLARIO DA USARE PER DISEGNARE DELLE COSE. PER ESEMPIO, UN ESEMPIO FUTILE. IL MARMO PER ME ERA UN MATERIALE ODIOSO PERCHÉ L'AVEVANO USATO I FASCISTI PER FARE GLI SCALONI, PER FARE - CHE SO IO? - LE CORNICI DELLE PORTE. MARMO DAPPERTUTTO, PERCHÉ IL MARMO PER LA CULTURA DI QUEI SIGNORI LÌ, CHE FACEVANO QUEL TIPO DI CULTURA RAPPRESENTAVA L'IMPERO, RAPPRESENTAVA IL POTERE DELLO STATO, E COSÌ VIA.
È PASSATO UN PO' DI TEMPO E HO VISTO UNA COLLEZIONE DI MARMI. UN SIGNORE ROMANO, TRA L'ALTRO, CHE AVEVA FATTO UNA COLLEZIONE DI MARMI ANTICHI. ERA UNA MERAVIGLIA PERCHÉ QUESTO AVEVA RACCOLTO MARMI DALLA NAMIBIA, DAL NORDAFRICA. MARMI CHE ARRIVAVANO A ROMA, OPPURE MARMI CHE VENIVANO USATI NEGLI ALTARI BAROCCHI, MARMI ANCHE PICCOLI. MA CHE ERANO BELLI IN SE STESSI. CIOÈ ERANO UN MISTERO DECORATIVO, MA ANCHE UN MISTERO GEOLOGICO, IN UN CERTO SENSO. PORTAVANO CON SÉ QUESTO FANTASMA DI UNA TERRA INFUOCATA CHE SI MESCOLAVA. OPPURE MILLENNI DI SABBIA DEPOSITATA, DIVENTATA PIETRA.
CIOÈ COMINCIAVO AD AVERE UN CONTATTO CON IL MARMO COME CON UN'AMANTE. E ALLORA HO COMINCIATO A USARE MARMO.
POI, PER ESEMPIO, IL LAMINATO PLASTICO. LO USIAMO ADESSO SEMPRE PER I BAGNI, PER LE CUCINE. NON SO PERCHÉ. PERCHÉ È CONSIDERATO UN MATERIALE DI QUALITÀ MINORE, DI SENSO MINORE, DI NOSTALGIA MINORE. ALLORA ABBIAMO COMINCIATO A DIRE ‘PROVIAMO A METTERE DEI PEZZETTINI DI LAMINATO INSIEME, PER ESEMPIO, A DEL NOCE PREZIOSO. VEDIAMO COSA SUCCEDE’. PERCHÉ SPESSO IL CONTATTO TRA DUE MATERIE DI SIGNIFICATO PROFONDAMENTE DIVERSO PUÒ SUSCITARE UNA NUOVA EMOZIONE, UNA EMOZIONE INASPETTATA E INTERESSANTE.
E, QUINDI, ABBIAMO A LUNGO LAVORATO SU QUESTI TIPI DI PROBLEMI, ANCHE SULLA BASE DI ALTRI PEZZI, ANCHE INSEGUENDO ALTRI PENSIERI.
IL MONDO CONTEMPORANEO È UN MONDO MATERIALISTA. NON NEL SENSO NEGATIVO DELLA PAROLA, MA CI INTERESSIAMO MOLTO DEL NOSTRO CORPO, DEL NOSTRO CIBO, DELLA SESSUALITÀ, DELLA SENSORIALITÀ IN GENERALE. VORREMMO ARIA BUONA, ARIA PURA. VORREMMO INSALATA CRESCIUTA BENE, E COSÌ VIA. È UN MONDO DOVE LA SENSORIALITÀ IN GENERALE, CIOÈ IL CONTATTO, L'EVENTO SENSORIALE È DI IMPORTANZA ENORME. E QUESTO SI RIFLETTE ANCHE SUL DISEGNO DI UN TAVOLO, PIUTTOSTO CHE DI UN MOBILE, PIUTTOSTO CHE DI UN'ARCHITETTURA, ADDIRITTURA. E ANCHE, ALLA FINE, SUL DISEGNO DELLA CITTÀ. QUELLA CITTÀ. UNA SPERATA CITTÀ NUOVA, DIVERSA.


D: ADESSO LE CHIEDEREI QUESTA STORIA DEL POP, NEL SENSO CHE IL SUO LAVORO IN CERTI PERIODI L’HA ACCOSTATA A QUELLO DI ARTISTI POP. CI INTERESSA ANCHE QUELL'ALTRO FRONTE DEL SUO LAVORO CHE, INVECE, HA A CHE FARE CON L'ARTE POPOLARE...


R: SONO MOLTO CURIOSO. SONO CURIOSO DI TUTTI QUEGLI ASPETTI DELLA FIGURAZIONE, DELL'ESISTENZA FIGURATIVA. COME DICEVO PRIMA, ANCHE DI DOVE STA ANDANDO LA SENSORIALITÀ, IL VOCABOLARIO DEI SENSI, COME SI TRASFORMA, ECCETERA. EFFETTIVAMENTE C'È STATO UN PERIODO NEL QUALE ERO AMMALATO IN AMERICA, IN UN OSPEDALE AMERICANO... ALLORA ERO SPOSATO CON FERNANDA PIVANO, QUINDI AVEVO OCCASIONE DI CONOSCERE TUTTO QUEL MONDO DI POETI NUOVI AMERICANI, DI LETTERATI AMERICANI E IL MONDO ANCHE DELLE GIOVANI GENERAZIONI AMERICANE DI ALLORA. GENERAZIONI CHE CERCAVANO DISPERATAMENTE DI PRODURRE, ACCANTO ALLA CULTURA ISTITUZIONALIZZATA, UN TIPO DI CULTURA NUOVA, DIVERSA, NON TANTO DI FARNE LA RIVOLUZIONE, MA DI RIUSCIRE A CREARE UN CANALE ALTERNATIVO.
QUINDI, QUANDO ERO IN AMERICA, HO ANCHE SUBITO INFLUENZE, CONOSCIUTO, ECCETERA... A PARTE IL FATTO CHE, SE NON MORIVA, MI AVEVANO COMBINATO UN APPUNTAMENTO CON MARYLIN MONROE, QUANDO ERO ALL'OSPEDALE, CHE PURTROPPO NON È AVVENUTO. MA, COMUNQUE, AVEVO OCCASIONE DI CONTATTI CON LA CULTURA POP, COSIDDETTA POP. CIOÈ CON QUEGLI INTELLETTUALI CHE SI EMOZIONAVANO E RAPPRESENTAVANO, DESCRIVEVANO IL PAESAGGIO AMERICANO, IL VERO PAESAGGIO AMERICANO CHE, COME TUTTI SANNO, VA DALLA COCA COLA ALLA ZUPPA CAMPBELL, ALLE SEGRETARIE, ALLE GRANDI COSE CHE TUTTI ORMAI SANNO.
E ANCHE QUESTE ESPERIENZE MI HANNO MOLTO SPOSTATO DALLA LINEA DEL RAZIONALISMO - ANTICO O NORDICO, O CHE SO IO - VERSO ALTRI INTERESSI, ALTRE APERTURE, SIGNIFICATI. E LO STESSO È AVVENUTO QUANDO IL CONTATTO CON L'INDIA È DIVENTATO PESANTE PER ME PERCHÉ MI ERO MOLTO INTERESSATO A UNA CULTURA CHE FOSSE BASATA NON SUL MONOTEISMO. UNA CULTURA DOVE LA RELIGIONE, LE RELIGIONI FOSSERO NON MONOTEISTE, MA ESTREMAMENTE PIÙ FLESSIBILI, PIÙ DISPERATE IN UN CERTO SENSO. DOVE LE SOLUZIONI ANCORA FOSSERO, CONTINUAMENTE, PER IL RELIGIOSO, MOLTO APERTE E MOLTO POSSIBILISTE. INSOMMA, NON VORREI ANDARE TROPPO LONTANO CON QUESTI DISCORSI.
COMUNQUE, CERTAMENTE SONO STATO MOLTO INFLUENZATO DA QUESTE CULTURE DIVERSE. POI HO ANCHE VIAGGIATO IN PARECCHIE REGIONI, TIPO NUOVA GUINEA. PERCHÉ IL MONDO È VARIO, LE CULTURE SONO VARIE. OGNI TIPO DI CULTURA IN QUALCHE MANIERA HA UNA RAGIONE DI ESSERE. E FORSE LA MODERNITÀ STA PROPRIO IN QUESTA POSSIBILITÀ DI ACCETTAZIONE, DI COLLAGE GENERALE, DI CONTINUA PARTECIPAZIONE A TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE, A QUELLO CHE SI PUÒ SOGNARE IN MANIERA DIVERSA.

ETTORE SOTTSASS JR.

 

[HOME ][PUNTATE ][OGGETTI ][PROTAGONISTI ][INFORMAZIONI ][RICERCA]