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ENRICO VAIME

 

INTERVISTA


D: COSA HA RAPPRESENTATO LA RADIO PER LA SUA GENERAZIONE E QUAL È IL SIGNIFICATO INVECE OGGI PER I GIOVANI?


R: LA RADIO PER LA MIA GENERAZIONE È STATA UNA SCOPERTA. PER LA ‘MIA’ GENERAZIONE PERÒ, NON PER QUELLE PRECEDENTI.
PER QUANTO RIGUARDA QUELLA PRESENTE, PER I GIOVANI, NON MI IMPORTA NIENTE.


D: COME È CAMBIATA DA ALLORA AD ADESSO?


R: LA RADIO PER LA MIA GENERAZIONE HA RAPPRESENTATO UN SOGNO, UN QUALCOSA DI AVVENIRISTICO, IL FUTURO COMUNICAZIONALE COMINCIAVA DA LÌ.
NOI VENIVAMO DA ESPERIENZE PARTICOLARI, QUINDI LA RADIO ERA L'UNICO MEZZO CON IL QUALE RIUSCIVAMO A METTERCI IN CONTATTO CON IL RESTO DEL MONDO. LA GENERAZIONE PRECEDENTE INVECE AVEVA DELLA RADIO UNA VISIONE DICIAMO MAGICA, MOLTO PIÙ MISTERIOSA. MIO NONNO CON LA RADIO PARLAVA E MIO NONNO NON ERA PAZZO E NEANCHE INCOLTO. PER NOI ERA IL MEZZO DEL FUTURO E POI INVECE LE GENERAZIONI SUCCESSIVE L'HANNO CONSIDERATO UN SUPPORTO, DICIAMO RELATIVAMENTE MODERNO, GUARDANDO CON PIÙ ATTENZIONE ALLA VISUALIZZAZIONE DELLE COMUNICAZIONI. PER I GIOVANI LA RADIO È UNA COLONNA SONORA E POCO PIÙ. QUESTO MI DISPIACE PERCHÉ NON È QUESTA LA VERA NATURA DEL MEZZO, IL MEZZO È QUALCOSA DI PIÙ, È L'UNICO MEZZO VERAMENTE INTERATTIVO CHE ESISTA.
(…)
L'OGGETTO RADIO, PER QUELLI DELLA MIA GENERAZIONE ERA QUALCOSA DI NON ANCORA COMPIUTO. RICORDO LE PRIME RADIO PORTATILI, NON ANCORA A TRANSISTOR, MA CON LE VALVOLE: ERANO ABBASTANZA IMPROPONIBILI, MENTRE QUELLE PRECEDENTI, E CIOÈ QUELLE DEGLI ANNI '40, ERANO DEI MONUMENTI ALL'ORRORE TOTALE. RICORDO LE RADIO CON GLI ALTOPARLANTI COPERTI DA UN TESSUTO, DI SOLITO BEIGE, DELLE BRUTTISSIME MANOPOLE, INSOMMA L'OGGETTISTICA RADIOFONICA HA SUBITO DEI CAMBIAMENTI STRAORDINARI. GLI ULTIMI APPARECCHI RADIO SONO ASSOLUTAMENTE ESTETICAMENTE PERFETTI.
(…)
IL RAPPORTO CON LA RADIO È CAMBIATO NEL TEMPO OVVIAMENTE, IL RAPPORTO DEI NOSTRI PADRI E DEI NOSTRI NONNI ERA UN RAPPORTO DI GRANDE RISPETTO GERARCHICO. MIO NONNO ERA CONVINTO CHE LA RADIO CONSUMASSE MOLTISSIMA ENERGIA ELETTRICA ED ERA CONVINTO CHE TENENDO BASSO IL VOLUME LA RADIO SAREBBE DURATA DI PIÙ. I MIEI GENITORI INVECE AVEVANO UN RAPPORTO CON LA RADIO DIVERSO, SI SEDEVANO DAVANTI ALLA RADIO E ADDIRITTURA CHIUDEVANO GLI OCCHI PER CONCENTRARSI MEGLIO.
L'ASCOLTO RADIOFONICO DI OGGI È MOLTO CAMBIATO. È UN ASCOLTO - DICIAMO - PIÙ DISTRATTO. SI FA SEMPRE QUALCHE ALTRA COSA ASCOLTANDO LA RADIO, QUINDI IL LINGUAGGIO DEVE CAMBIARE, CHI FA LA RADIO DEVE TENERE PRESENTE QUESTA POSSIBILE DISATTENZIONE, USARE LINGUAGGI MENO POMPOSI, MENO INVOLUTI, PARLARE BREVEMENTE E CON GRANDE CHIAREZZA, TENENDO PRESENTE APPUNTO CHE L'ASCOLTO PUÒ ESSERE DISTRATTO E QUINDI VA COLPITA L'ATTENZIONE CON QUALCOSA DI ESSENZIALE. SECONDO ME È MOLTO MIGLIORATO IL LINGUAGGIO RADIOFONICO, PROPRIO GRAZIE A QUESTO CONSUMO DIVERSO.
UNA VOLTA SI DICEVA, PER CONFERMARE LA VERIDICITÀ O L'IMPORTANZA DI UNA NOTIZIA ‘L'HA DETTO LA RADIO’. È UN PO' FINITA QUESTA LEGGENDA IN QUALCHE MODO, PERCHÉ UNA VOLTA LA RADIO TRASMETTEVA LA VOCE DEL POTERE, QUINDI AVEVA UNA SUA ARROGANZA… POI PIANO PIANO, CON LA DEMOCRAZIA, LA RADIO HA PERSO QUESTO SENSO DI PREVARICAZIONE. ADESSO DELLA RADIO SI PUÒ DUBITARE, HA RESO IL MEZZO PIÙ FACILE, DI MAGGIORE COMPRENSIBILITÀ E QUINDI DI MAGGIORE DIMESTICHEZZA. SECONDO ME È UN PROGRESSO NON DIRE PIÙ ‘L'HA DETTO LA RADIO’, COME PER RENDERE INDISCUTIBILE UN'AFFERMAZIONE.
(…)
LA RADIO SI DEVE FARE ALLA RADIO. MI RICORDO DELLE TOPPATE INCREDIBILI. SIAMO ANDATI ALLA STAZIONE, A REGISTRARE ALLA STAZIONE, ERA UN INFERNO.


D: MA COME VI È VENUTO IN MENTE IL CESSO?


R: BEH, LÌ I TECNICI ERANO BRAVI. PARLANDO DENTRO IL... BAGNO, INSOMMA, DOVE CI SONO LE PERE DI MAIOLICA PER I MASCHIETTI, C'ERA UN RIVERBERO DI VOCE PERFETTO. A MILANO C'ERA LA SEZIONE FONOLOGIA E STEREOFONIA, MA LA FONOLOGIA ERA UN LABORATORIO. REGISTRAVANO L'IRA DI DIO PER POI MANIPOLARLO E VEDERE CHE COSA SI POTESSE FARE. DOPO UN PO' HANNO BUTTATO VIA TUTTO, PERCHÉ ERA TUTTO INSUFFICIENTE, TUTTO MENO DI QUANTO UNO SI ASPETTA E QUINDI I RUMORI PIÙ BELLI SONO QUELLI FALSI.
QUI, C'È IL MUSEO DELLA RADIO E C'È QUESTO ORRIBILE USIGNOLO CHE FA QUESTO...
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QUELLO ERA IMPORTANTE ERA UN CAPO TECNICO DI TORINO. IO SONO ORMAI QUASI MORTO SUL PIANO ANAGRAFICO, L'HO CONOSCIUTO E HO FATTO UN PREMIO ITALIA CON LUI A TORINO, ED È UNO CHE PORTAVA IL CAMICE ANCHE A CASA. SECONDO ME ERA BRAVISSIMO. E C'ERA L'INGEGNERE DI ALLORA, NON MI RICORDO COME SI CHIAMASSE DI UNA LENTEZZA... PER UN MONTAGGIO CHE NOI FACCIAMO IN 40 SECONDI, CI IMPIEGVA QUATTRO GIORNI, PERCHÉ C'ERA QUESTO RITO PIEMONTESE: ‘CICALA FACCIAMO IL TAGLIO?’ ‘SÌ, INGEGNERE’ ‘VOLGIAMO PROVARE?’ ‘PROVIAMO INGEGNERE’. MADONNA! RISENTIAMO. POI, PAUSA ‘FUM A PAUSA?’ COME PAUSA, ABBIAMO COMINCIATO ADESSO. ‘ANDIAMO UN MOMENTO AL BAR’. AL BAR ALLE 9 DELLA MATTINA FACEVANO UN AMARO SAVOIA, 92 GRADI! UNA COSA DA ‘IMBRIACÀ’. POI TORNAVO SU ‘FACCIAMO IL SECONDO TAGLIO?’ ‘POSSIAMO FARE IL TAGLIO?’ EH, POSSIAMO FARE, NON POTEVA MICA DIRE DI NO ‘E PROVIAMO’. E POI A TORINO TUTTI COL CAMICE, GIÀ A MILANO NON LO PORTAVA PIÙ NESSUNO, A TORINO...
BEH, LÌ SE VOI CI FATE UN SALTO IN QUEL GRANDE STUDIO RADIOFONICO, L'UNICO GRANDE CHE C'È POI A MILANO, CHE È AL SECONDO PIANO… TUTTE QUESTE PARETI.
SÌ, C'È UN ATTACCAMENTO AL MEZZO, UN ORGOGLIO DI APPARTENENZA.
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QUESTA È LA SALA B DEL CENTRO DI PRODUZIONE RADIO DI VIA ASIAGO, È UN AMBIENTE CHE FINO A QUALCHE ANNO FA SI CHIAMAVA AUDITORIUM PER DARE PIÙ IMPORTANZA FORSE E PIÙ NOBILTÀ A QUESTI LOCALI CHE EFFETTIVAMENTE SONO DICIAMO ATTREZZATI PER UNA RIPRESA ACUSTICA PERFETTA. INFATTI, LUNGO LE PARETI SONO SISTEMATI DEI VOLUMI CHE SERVONO APPUNTO A VALORIZZARE IL SUONO. ALCUNI SONO EFFETTIVAMENTE NECESSARI, ALTRI SONO STATI AGGIUNTI PER RAGIONI ORNAMENTALI, ADESSO RICONOSCERE I VOLUMI CHE SERVONO, DA QUELLI ORNAMENTALI, RISULTA MOLTO DIFFICILE, ANCHE PERCHÉ QUESTA TECNICA DI EDILIZIA PENSATA PER LA RADIO NON SI USA PIÙ. I SUONI ALLA RADIO SONO FONDAMENTALI. È ABBASTANZA ELEMENTARE QUELLO CHE STO DICENDO, PERÒ MOLTI CREDONO CHE I SUONI REALI SIANO PIÙ AFFASCINANTI DI QUELLI OTTENUTI INVECE IN STUDIO. NON È COSÌ. SE VOI REGISTRATE UNA CORSA DI CAVALLI, PER ESEMPIO, VI ACCORGERETE CHE IL RISULTATO È QUELLO DI UN TEMPORALE, SE INVECE VOLETE REGISTRARE UN INCENDIO, ECCO, ALLORA VI ACCORGERETE CHE IL SUONO È QUELLO DI UNA CORSA DI CAVALLI. QUESTA DISPARITÀ TRA LA REALTÀ E LA RESA FONICA, HA TRAUMATIZZATO UN PO' TUTTI NOI CHE ABBIAMO COMINCIATO A FARE LA RADIO NEL DOPOGUERRA, NEGLI ANNI '50 E '60, MA È UNA REALTÀ DELLA QUALE BISOGNA TENERE CONTO. LA FICTION RADIOFONICA È, PURTROPPO O PER FORTUNA, PIÙ AFFASCINANTE DELLA REALTÀ.
QUINDI, LA CRONACA E L'ATTUALITÀ È GIUSTO CHE SIANO RIPRESE DAL VIVO, TUTTO IL RESTO CHE RIGUARDA L'EFFETTO SONORO, SI PUÒ ELABORARE IN STUDIO CON EFFETTI SENZ'ALTRO MIGLIORI.
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IL RAPPORTO TRA LA RADIO E L'ASCOLTATORE È MOLTO CAMBIATO NEL TEMPO, MENTRE IN UN PRIMO MOMENTO ERA UN RAPPORTO DI CARATTERE GERARCHICO, DI CARATTERE AUTORITARIO, LA RADIO PARLAVA, ORDINAVA, RAPPRESENTAVA LA VOCE DEL POTERE E QUINDI L'ASCOLTATORE SI ADEGUAVA IN QUALCHE MODO E SI SOTTOPONEVA PEDISSEQUAMENTE QUASI A DEI COMANDI. PIANO PIANO, LA DIMESTICHEZZA E L'ABITUDINE ALL'USO RADIOFONICO, HA FATTO CAMBIARE ATTEGGIAMENTO, PER CUI OGGI C'È UN RAPPORTO, DICIAMO PARITETICO, QUINDI DI SCAMBIO. SI ASCOLTA LA RADIO MA NON C'È PIÙ QUELL'ATTEGGIAMENTO SUPINO CHE C'ERA UNA VOLTA. CIÒ HA DETERMINATO UN DIVERSO MODO DI ASCOLTARE. UNA VOLTA SI ASCOLTAVA QUASI CON PAURA, OGGI SI ASCOLTA CON DISTACCO, MA QUANDO QUESTO DISTACCO VIENE SUPERATO DAI CONTENUTI, ALLORA SI HA L'INTERATTIVITÀ, CIOÈ SI HA LA PARTECIPAZIONE DELL'ASCOLTATORE, UNA SPECIE DI FEELING TRA L'ASCOLTATORE E IL MEZZO E QUESTO È - DICIAMO - L'ASCOLTO RADIOFONICO DI OGGI, MODERNO ED EFFICACE.
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IL RAPPORTO TRA LA RADIO E LA TELEVISIONE È UN RAPPORTO CONFLITTUALE, CHE IN ITALIA È SCOPPIATO IN TUTTE LE SUE SFACCETTATURE DAL ‘54, APPUNTO DALL'AVVENTO DELLA TELEVISIONE, CHE HA ANNULLATO PER LO MENO PER 20 ANNI LA POTENZIALITÀ DELLA RADIO. E' EVIDENTE INVECE OGGI, CHE LA TELEVISIONE SUCCHIA LA LINFA DALLA RADIO, COPIA LA RADIO, TRASFERISCE IN VIDEO DEI PROGETTI, DELLE PROPOSTE RADIOFONICHE.
PER CHI FA IL MIO MESTIERE, PER ESEMPIO IO FACCIO L'AUTORE, È CHIARO CHE IL RAPPORTO CON LA RADIO È UN RAPPORTO PIÙ TRANQUILLO, PERCHÉ LA RADIO VALORIZZA LA PAROLA E LA TELEVISIONE, VALORIZZANDO L'IMMAGINE, ANNULLA L'IMPORTANZA, ANNULLA QUASI COMPLETAMENTE L'IMPORTANZA DELLA PAROLA. PER ESEMPIO, UNO PUÒ FARE UN DISCORSO ANCHE... SENZ'ALTRO COME QUELLO CHE STO CERCANDO DI FARE IO, MA SE IN TELEVISIONE LO FA FACENDO COSÌ (COMPIE UN GESTO NDR.), IL SENSO DEL DISCORSO CAMBIA ED È UN VERO PECCATO.
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TRA GLI ELEMENTI CHE HANNO CONTRIBUITO A DEPRIMERE IN QUALCHE MODO IL TONO RADIOTELEVISIVO, C'È IL TELEFONO.
IL TELEFONO È STATO PRESO IN CONSIDERAZIONE COME SUPPORTO TECNICO DELLA RADIO, LA RADIO HA CAMBIATO UN PO' ASPETTO. NON È VERO CHE SI È COLLEGATA COL PAESE REALE, MA CON UN PAESE CHIACCHIERONE E QUINDI DANDO VOCE MOLTO SPESSO A PERSONE E A EVENTI CHE FORSE NON MERITAVANO QUESTO TIPO DI ATTENZIONE. NATURALMENTE, COME TUTTE LE COSE CHE NASCONO IN RADIO, ANCHE LA TELEVISIONE HA SUBITO LO STESSO FASCINO: QUELLO DEL TELEFONO.
SONO MEZZI SECONDO ME, IL TELEFONO, LA RADIO E LA TELEVISIONE, CHE POSSONO CONVIVERE, MA L'USO, LA COMMISTIONE TRA LE TRE ESPERIENZE, VA MOLTO REGOLATA, PERCHÉ NON È VERO CHE IL RAPPORTO DIRETTO CON IL PUBBLICO SIA SEMPRE PRODUCENTE, SPESSO È FALSATO DALL'ESIBIZIONISMO E DA UN CERTO RAPPORTO MALATO.
MI PARE UN PO' ECCESSIVO DIRE CHE CHI TELEFONA È UN IMBECILLE, MA SPESSO MOLTI TELEFONANO PER APPARIRE IN QUALCHE MODO, ANCHE SOLO IN VOCE.

 

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