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GINO VALLE

 

BIOGRAFIA

PITTORE, ARCHITETTO E DESIGNER, NATO A UDINE NEL 1923. INIZIA L’ATTIVITÀ ACCANTO A CARLO SCARPA E GIUSEPPE SAMONÀ. LAVORA POI CON IL PADRE NELLO STUDIO D’ARCHITETTURA VALLE A UDINE.
NEGLI ANNI CINQUANTA DISEGNA PER SOLARI (OROLOGI A CIFRA, TELEINDICATORI PER AEROPORTI, CIFRA 3, PREMIATI CON ‘COMPASSO D’ORO’ NEL 1957, 1963, 1966). CONSULENTE PER ZANUSSI (PER LA QUALE REALIZZA ANCHE L’EDIFICIO DI PORCIA, PORDENONE, 1959-1961). REALIZZA COMPLESSO PER UFFICI OLIVETTI (1978-90). DOCENTE PRESSO L’UNIVERSITÀ DI VENEZIA.

INTERVISTA


LA MIA ESPERIENZA CON LA PRODUZIONE NELL'INDUSTRIA, È COMINCIATA DA PRIGIONIERO DI GUERRA O INTERNATO MILITARE IN GERMANIA, PERCHÉ IO ERO IN MARINA, ERO UN MARINAIO DI SECONDA CLASSE, CIOÈ CAPORALE, A BRIONI E SONO FINITO IN GERMANIA GRAZIE AL GARBO DEGLI UFFICIALI DI MARINA, CHE SI SONO COMPORTATI IN UNA MANIERA ABOMINEVOLE. COMUNQUE IO SONO FINITO IN GERMANIA E MI SONO TROVATO IN UN CAMPO DI SMISTAMENTO, CON TANTI COMPAGNI. IL FAMOSO NONO CORSO DELL'ACCADEMIA NAVALE ERA STATO PORTATO DA LIVORNO A BRIONI, E IL MERCANTE DI SCHIAVI CHE VENIVA LÌ E DICEVA ‘TU COSA SEI? COSA SAI FARE? STUDENTE? ALLORA, SE SEI STUDENTE TI MANDIAMO AL CORSO DI AGGIORNAMENTO’. SICCOME IO AVEVO ANNUSATO LA FACCENDA, SONO RIUSCITO A IMBOSCARMI IN INFERMERIA PER QUALCHE MESE, FINCHÉ HO DOVUTO ANDARMENE SE NO MI OPERAVANO DI ULCERA, ALLORA SONO FINITO IN UN CAMPO MOLTO DURO, DOVE C'ERA UNA FABBRICA DELLA HENKEL, CHE FACEVA CINGOLI AI CARRI ARMATI E FACEVA MOTORI. MI SONO TROVATO LÌ CON TUTTI QUANTI GLI OPERAI CHE ERANO PRIGIONIERI O ITALIANI, O RUSSI, O FRANCESI E I CAPI CHE ERANO TEDESCHI, TUTTI QUANTI PIÙ O MENO SOSPETTI POLITICAMENTE E QUINDI UN PO' ANCHE LORO SORVEGLIATI. IL CAPO CHE ERA UN POLITICO. IO ME LA SONO CAVATA PERCHÉ NON HO MAI DETTO CHE ERO STUDENTE. HO SEMPRE DETTO CHE ERO ‘COSTRUCTEUR’, CIOÈ CHE ERO UN PROGETTISTA MECCANICO. ALLORA, SICCOME SAPEVO DISEGNARE SULLE PROIEZIONI, MI HANNO FATTO UN ESAMINO E HANNO CONCLUSO CHE POTEVO FARE QUEL MESTIERE E HO FATTO QUELLO CHE SVILUPPAVA LE ATTREZZATURE PER LA PRODUZIONE DI SERIE. QUINDI MI SONO CONQUISTATO UN TAVOLO DI LEGNO, UNA STANZETTA, UN MAGAZZINO. DATO CHE ERO IN UN POSTO DOVE I PACCHI ARRIVAVANO, CIOÈ AL CONFINE FRA L'AUSTRIA E LA GERMANIA E I TEDESCHI (PARLAVO TEDESCO) OGNI TANTO VENIVANO A TROVARMI, DOPO AVER FUMATO LA SIGARETTA CON GRANDE VOLUTTÀ, MI DICEVANO ‘MA TU CHE SEI COSÌ BRAVO, PERCHÉ NON SEI CON NOI?’ IO SONO RIUSCITO NON DICO A SOPRAVVIVERE, PERCHÉ IL PROBLEMA LÌ ERA SOLTANTO QUELLO DI MANGIARE LA ZUPPA E PROCURARSI DA FUMARE, ESSERE INFORMATI SULLA GUERRA PERCHÉ RIUSCIVAMO DI NOTTE A SENTIRE RADIO LONDRA PER I FATTI NOSTRI, A NON PERDERE IL RISPETTO DI ME STESSO. AVEVO UNA VITA PIENA E TUTTI I PROBLEMI ERANO A PORTATA DI MANO, RISOLVIBILI GIORNO PER GIORNO. QUINDI NON È UNA QUESTIONE DI CARRIERA, È QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA, MANGIARE, SOPRAVVIVENZA, NON PERDERE LA FACCIA CON SE STESSI, MANTENERE LA PROPRIA LIBERTÀ.
QUINDI, QUESTO IO L'HO FATTO, HO IMPARATO UN MESTIERE, HO APPLICATO QUELLO CHE SAPEVO SU QUESTO MESTIERE DELL'ATTREZZATURA, CON DEI COMPAGNI PER ME PIÙ BRAVI. ERANO I FRANCESI DELLA RENAULT, ERANO GLI ITALIANI DELLA FIAT, ERANO I RUSSI E I BELGI. ERAVAMO UN PO' NOI I PADRONI DELLA SITUAZIONE IN QUESTO REPARTO CHE ERA MI PARE DI 25 PERSONE, PERCHÉ ERAVAMO PIÙ COMPETENTI DEI NOSTRI PADRONI TEDESCHI, QUINDI ABBIAMO FATTO UN PO' ANCHE I NOSTRI COMODI, FACEVAMO GLI ACCENDINI QUELLI RETTANGOLARI.

D:ZIPPO?

R:MA CHE ZIPPO! ZIPPO È DI LAMIERA. FACEVAMO GLI ACCENDINI QUELLI FRANCESI, QUELLI INGLESI, CHE COSTANO UN SACCO DI SOLDI, QUELLI A BLOCCHETTO RETTANGOLARE! LO ZIPPO È VENUTO DOPO, LO ZIPPO ERA L'ACCENDINO DELL'ESERCITO AMERICANO. LI VENDEVAMO AI TEDESCHI. FACEVAMO TUTTE QUESTE COSE PER I FATTI NOSTRI. C'ERA UNA SOPRAVVIVENZA DI GRUPPO DICIAMO, CHE AIUTAVA MOLTISSIMO. POI A UN CERTO PUNTO IO HO TAGLIATO LA CORDA E SONO RIENTRATO IN ITALIA CON I PRIMI TRENI DI QUELLI CHE RIENTRAVANO DAI CAMPI DELLA POLONIA ECC. ECC. SONO ARRIVATO A BOLZANO, COL BOMBARDAMENTO, POI A TRENTO HO TROVATO UNO CHE MI HA PRESTATO UNA PISTOLA, HO PRESO UN TEDESCO E GLI HO FREGATO LA PISTOLA, L'HO MANDATO A CASA E POI SONO ARRIVATO A CASA IL 5 MARZO CON UN CONVOGLIO.
POI IO SONO TORNATO ALL'UNIVERSITÀ, ANDARE A VENEZIA IN TRENO ERA UN'AVVENTURA ECC. ECC., PERÒ ERA TUTTO VIVO INSOMMA. SI SVEGLIAVA ANCHE LA CULTURA ALL'UNIVERSITÀ. IO ERO L'UNICO CHE AVEVA L'AUTOBIOGRAFIA DI WRIGHT IN INGLESE E LA TRADUCEVO...
IL DOPOGUERRA ERA UN PERIODO, A PARTE IL FATTO CHE ERO MOLTO PIÙ GIOVANE, ERA UN PERIODO BELLISSIMO, PERCHÉ PRATICAMENTE
((NASCITA DEL MOBILE ITALIANO))
CI SENTIVAMO SOPRATTUTTO QUELLI CHE AVEVANO FATTO LA GUERRA, CHE AVEVANO PARTECIPATO IN QUALCHE MODO ALLA GUERRA OPPURE QUELLI CHE AVEVANO PARTECIPATO ALLA GUERRA PARTIGIANA, CI SENTIVAMO I PADRONI DEL MONDO E POTEVAMO FARE TUTTO QUELLO CHE VOLEVAMO, POTEVAMO STUDIARE A MODO NOSTRO, POTEVAMO LAVORARE A MODO NOSTRO, IO IN DUE ANNI MI SONO LAUREATO, NEL '48 MI SONO LAUREATO, SONO USCITO DA VENEZIA E CONTEMPORANEAMENTE LAVORAVO NELLO STUDIO DI MIO PADRE.
((GRAFICA E GRAPHIC DESIGN))
A UN CERTO PUNTO, HO COMINCIATO A LAVORARE PER SOLARI, NEGLI OROLOGI, PER CONTINUARE IL DISCORSO DELLO STILE O DEL DESIGN DEGLI OROLOGI SOLARI A PARETE, CHE ERA STATO INIZIATO DALLO STUDIO DI E.N. ROGERS, E HO COMINCIATO A OCCUPARMI DI QUESTA FACCENDA, DI QUESTE PALETTE, DI QUESTI FLIPPER, PRENDENDO LA SITUAZIONE COME ERA, CIOÈ CON LE PALETTE VERTICALI, POI INSISTENDO PERCHÉ SI POTESSE TROVARE UN SISTEMA PER CUI SI POTESSE AVERE IN UNA PALETTA I NUMERI E LE LETTERE DELL'ALFABETO… CIOÈ IL PROBLEMA QUAL ERA? PARLAVAMO DI UN NUMERO DI PALETTE CHE ERA - DICIAMO, NON SO - 10 O 20 PALETTE, ADESSO NON MI RICORDO; LA LUNGHEZZA DELLA PALETTA ERA DETERMINATA DALLA PAROLA. AD ESEMPIO, SE LEI FACEVA GLI INDICATORI PER GLI AEROPORTI, ‘PARIS’ ERA LUNGO 30 CM, ‘DUSSELDORF’ ERA LUNGO 60 E QUINDI UNA ROBA VERAMENTE ABOMINEVOLE, MENTRE PER I NUMERI BASTAVANO I 10 NUMERI. 4 PALETTE DI 10 NUMERI PER COMPORRE TUTTE LE ORE. A UN CERTO PUNTO SONO RIUSCITO AD INSISTERE FINCHÉ UNA SPECIE DI CONSULENTE, INVENTORE BELGA, BRAVO, È RIUSCITO A FARE UN RULLO DI 40 PALETTE. CON UN RULLO DI 40 PALETTE NOI POTEVAMO FARE TUTTO. QUINDI OGNI RULLO DAVA UN NUMERO UNA LETTERA E QUESTI SONO GIÀ GLI INDICATORI CHE CI SONO ANCORA ADESSO, CHE SONO DERIVATI DA QUELLI SOLARI LA MAGGIOR PARTE. IN PARTE CREDO CHE LI FACCIA ANCORA SOLARI. LI ABBIAMO FATTI PER AMSTERDAM, L'ABBIAMO FATTO PER WASHINGTON, TUTTO NEGLI ANNI CINQUANTA E IO HO SEMPRE INSISTITO SUL FATTO CHE SICCOME ERANO DEGLI INDICATORI DIGITALI, CIOÈ NUMERICI, IL PROBLEMA BASE ERA LA GRAFICA. IL PROBLEMA BASE ERA LA GRAFICA, LO STESSO PROBLEMA BASE DELLA GRAFICA L'AVEVA LA MACCHINA DA SCRIVERE, LA SPAZIATURA UNIFORME, PERCHÉ LA STAMPA NON HA UNA SPAZIATURA UNIFORME, LE MACCHINE DA SCRIVERE A SPAZIATURA UNIFORME SONO ANCORA, FINO A CHE NON SI È PASSATI AD ALTRI TIPI DI COSE, VEDI LA PALLINA DM O LA MARGHERITA DELL'OLIVETTI O LE MACCHINE ELETTRONICHE, SONO SEMPRE STATE A SPAZIATURA COSTANTE. IL PROBLEMA ERA TROVARE IL TIPO GRAFICO BUONO. IL PRIMO GRAFICO CHE HA FATTO IL ‘CIFRA 5’, CHE È STATO IL PRIMO OROLOGIO FATTO DA SOLARI, HA USATO UNO SPESSORE DIFFERENZIATO: CON QUELLO È STATO FATTO IL ‘CIFRA 5’, L'INDICATORE DI DATA E IL CALENDARIO, I TRE OROLOGI CHE HANNO AVUTO IL PRIMO ‘COMPASSO D'ORO’. DA LÌ È INIZIATA LA FACCENDA. IO HO FATTO QUESTE COSE UN PO' PERCHÉ NON È CHE CI FOSSE MOLTO LAVORO, DOPO DI CHE QUANDO HO AVUTO IL ‘COMPASSO D'ORO’ MI HA CHIAMATO LA ZANUSSI E MI HA DATO QUESTO INCARICO DI OCCUPARMI DELLA PRODUZIONE.

D: SCUSI, FACCIAMO ANCORA UN MOMENTO IL PUNTO SULLA SOLARI. LEI QUINDI IN QUESTO CASO AVEVA MESSO A PUNTO UN MECCANISMO, QUINDI C'ERA ANCHE UNA PARTE DICIAMO MECCANICA, SE LEI AVEVA COMPETENZE?

R: NO, ASSOLUTAMENTE. IO HO RICHIESTO CHE UN TECNICO RISOLVESSE LA FACCENDA DEL MECCANISMO. C'È UN RULLO CON TANTE PALETTE CON TUTTI I PRIMI 10 NUMERI, CHE POI SONO DIVENTATE UN RULLO DA 40 PALETTE CON LE LETTERE...
IL ‘CIFRA 5’ AVEVA ANCORA LE PALETTE VERTICALI, QUELLO CHE ERA STATO DISEGNATO COME UN SASSO E POI QUELLO CHE ERANO I DATI DEL ‘CIFRA 5’, IL DATO ERA L'ORA E - DICIAMO - UNO CHE AVEVA LA DATA, IL MESE E L'ORA. UNO CHE AVEVA SOLTANTO LA DATA E IL GIORNO... ERANO TUTTI MONTATI UNO SOPRA L'ALTRO E QUI SI PARLA DI TUTTI A PALETTE VERTICALI, OPPURE A PALETTE ORIZZONTALI CON TUTTO IL GIORNO DELLA SETTIMANA SCRITTO. LA RICHIESTA CHE HO FATTO IO E CHE MI RICORDO SOLARI DICEVA ‘VOI SIETE I SOLITI INTELLETTUALI STRATOSFERICI, CHIEDETE L'IMPOSSIBILE’ E ‘NO, CARO, QUESTO SI PUÒ FARE’. FINALMENTE L'HA FATTO TROVANDO IL MATERIALE GIUSTO PER LE PALETTE, CHE ERA UNA PLASTICA FLESSIBILE, RIGIDA, SOTTILE, MA FLESSIBILE, PERCHÉ LE PALETTE SI AVVOLGEVANO DENTRO A QUESTO CILINDRO, CHE POI È DIVENTATO POI ANCHE IL MARCHIO DI SOLARI, QUESTE PALETTE CHE SCATTANO FUORI, MEZZA PALETTA, MEZZA CIFRA O MEZZO NUMERO. QUESTO HA PORTATO A FARE I TELEINDICATORI, QUELLI DEGLI AEROPORTI, QUELLI CHE SONO ANCORA IN USO ADESSO, DOVE ABBIAMO QUESTE PALETTE CHE GIRANO E OGNI PALETTA PORTA UNA LETTERA, UN NUMERO. QUESTA È LA STORIA DELLA SOLARI E CON I TELEINDICATORI È STATO DATO UN ALTRO ‘COMPASSO D'ORO’, ADESSO NON RICORDO IN CHE ANNO.DOPO IL ‘COMPASSO D'ORO’ DELLA SOLARI, DOPO IL PRIMO, SONO STATO CHIAMATO DA ZANUSSI, LA QUALE ZANUSSI AVEVA UN PROBLEMA DI, ANCHE LÌ DI FARE UNA SECONDA SERIE DI FRIGORIFERI COL DESIGNER, DOPO LA PRIMA SERIE DI MARCO ZANUSO.

D: COME NASCE LA SUA COLLABORAZIONE CON LA ZANUSSI? SONO GLI ANNI CINQUANTA, NO?

R:SONO GLI ANNI CINQUANTA, È STATO FORSE IL '56. NASCE PERCHÉ IO AVEVO GIÀ PRESO UN ‘COMPASSO D'ORO’, NASCE PERCHÉ ERO PIÙ A PORTATA DI MANO DI MARCO ZANUSO, CHE ERA A MILANO, NASCE PERCHÉ IL CAPO TECNICO, CHE ERA UN PERITO INDUSTRIALE MOLTO BRAVO, MI CONOSCEVA. MI HA CHIAMATO E SIAMO ANDATI D'ACCORDO E SIAMO ANDATI AVANTI SUBITO CON CERCARE DI CAPIRE COME SI POTEVANO PRODURRE 'STI FRIGORIFERI IN MANIERA PIÙ ECONOMICA CON UNA CARATTERISTICA - DICIAMO - RICONOSCIBILE, DI ESTETICA. DIFATTI MI RICORDO CHE I PRIMI FRIGORIFERI LI HO FATTI CON LA PORTA PIATTA, SONO STATI I PRIMI FRIGORIFERI CON LA PORTA PIATTA, PERCHÉ PRIMA TUTTI I FRIGORIFERI ERANO FATTI CON LA PORTA BELLA PANCIUTA TIPO AMERICANO. IO MI RICORDO CHE ERA L'EPOCA DI QUANDO LA FIAT HA FATTO, MI PARE, LA 124. AVEVA LA PORTA PIATTA. QUANDO ALLA FIAT - C'ERA ANCORA GIACOSA - CHE ERA UNO CHE È SEMPRE STATO AVANTI NELL’INNOVAZIONE.
SIAMO PARTITI CON QUELLI, COL FATTO CHE IO POTEVO ANDARE IN FABBRICA A PARLARE CON IL CAPO FABBRICA, A PARLARE CON IL CAPO MACCHIN. NON POTEVA DIRMI ‘QUESTO NON SI PUÒ FARE’. PERCHÉ IO QUANDO ERO IN GERMANIA, HO LAVORATO CON TUTTE LE MACCHINE, HO PERSINO LAVORATO CON UNA DA NON SO QUANTE TONNELLATE, PER FARE LE ALETTE DI UNA TURBINA. I TEDESCHI PENSAVANO DI POTER FARE LE ALETTE DI UNA TURBINA, ERA UNA SPECIE DI FARFALLA - COSÌ - CHE DOVEVA ESSERE PIEGATA PER FORMARE UN TUBETTO… NATURALMENTE LA LAMIERA SI SPACCAVA SEMPRE PERCHÉ NON AVEVANO LA LAMIERA BUONA, ABBASTANZA ELASTICA.

D:QUINDI LEI HA PORTATO QUESTA SUA ESPERIENZA, DICIAMO, GIÀ DI FABBRICA ANCHE ALLA ZANUSSI. ECCO, CHE CARATTERISTICHE AVEVANO QUESTI FRIGORIFERI? LEI MI DICEVA ‘PANCIUTI’ PRIMA E POI...

R: IL FRIGORIFERO È UNA COSA CHE SI È SVILUPPATA PRATICAMENTE - DICIAMO - DAGLI ANNI VENTI O TRENTA O ROBA DEL GENERE IN AMERICA, E CHE POI A UN CERTO PUNTO È STATA IMPORTATA IN EUROPA. PER ESEMPIO IN INGHILTERRA NON C'ERA, ASSOLUTAMENTE, IN INGHILTERRA C'È SEMPRE STATA LA BIRRA CALDA E LO SCOTCH CALDO, QUINDI È STATA UNA COSA CHE È ARRIVATA - DICIAMO COSÌ - CON LE TRUPPE AMERICANE IN EUROPA, COME TIPO DI ABITUDINE CHE POI È STATA - DICIAMO COSÌ - ASSUNTA E DA QUEL MOMENTO È NATA L'INDUSTRIA DEI FRIGORIFERI DOMESTICI ITALIANI.

D: QUINDI CAMBIAVANO I COSTUMI...
((ADEGUAMENTO TECNOLOGICO))

R: CAMBIAVANO I COSTUMI PERCHÉ VENIVA INTRODOTTO UN NUOVO PRODOTTO, IN REALTÀ IL NUOVO PRODOTTO VENIVA INTRODOTTO PERCHÉ C'ERA UN'INDUSTRIA CHE CERCAVA DI PRODURRE QUALCOSA, PERCHÉ SIAMO PASSATI DALL'ARTIGIANATO ALL'INDUSTRIA IN ITALIA. L'ITALIA SI È INDUSTRIALIZZATA DOPO QUESTA GUERRA, PERCHÉ PRIMA C'ERA SOLTANTO LA FIAT E L'INDUSTRIA DI STATO DELL'ACCIAIO, L'IRI PER CAPIRCI, LE INDUSTRIE SALVATE DALL'IRI. ALLORA, A UN CERTO PUNTO, UNO HA PENSATO ‘QUESTO È UN CAMPO APERTO’. LA ZANUSSI, CHE ERA UN'INDUSTRIA DI CUCINE IN GHISA, CON LA PIASTRA DI GHISA, HA DETTO ‘IN CASA COSA C'È OLTRE ALLA CUCINA? C'È ANCHE IL FRIGORIFERO. METTIAMO A FARE FRIGORIFERI’. E HANNO COMINCIATO A FARE FRIGORIFERI. AVEVANO UN TECNICO - MI RICORDO - CONSULENTE, UN TIPO MOLTO IN GAMBA, CHE ERA QUELLO CHE AVEVA FATTO ‘LUISETTA’, SI RICORDA COS'ERA ‘LUISETTA’? ERA UNA MACCHINETTA, UN PEZZO STORICO DEL DESIGN. BENE, ALLORA MI SONO MESSO A STUDIARE LA FACCENDA, ANCHE CON VARI TECNICI, PER SISTEMARE QUESTO ISOLAMENTO DEI MOTORI, ECC., ECC. E HANNO COMINCIATO A PRODURRE FRIGORIFERI E A BUTTARLI SUL MERCATO. QUESTA È LA STORIA. DOPO DI CHE, CHE QUESTO SIA PROVOCATO DA UNA RICHIESTA DI CAMBIAMENTO DI COSTUME O CHE QUESTO PROVOCHI UN CAMBIAMENTO DI COSTUME, QUESTO PUÒ ANCHE ESSERE STATO VERO ALL'INIZIO, MA ERA UNA NECESSITÀ DI PRODURRE E QUINDI UNA NECESSITÀ DI FARE CONSUMARE. QUESTA È LA FACCENDA. ORA, EVIDENTEMENTE, LA GENTE A UN CERTO PUNTO HA COMINCIATO AD AVERE UN FRIGORIFERO IN CASA E I FRIGORIFERI UNA VOLTA DURAVANO 20 ANNI. IO NE HO ANCORA UNO QUA IN CANTINA, DELLA ZANUSSI, CHE FUNZIONA MOLTO MEGLIO DI QUELLO DEI SUCCESSIVI DELLA ZANUSSI E DI QUELLO CHE HO DI. QUESTI QUA ERANO FRIGORIFERI ETERNI, COME ERANO ETERNE LE MACCHINE. OGGI SI FA IL FRIGORIFERO A VITA PROGRAMMATA, A TERMINE.

D: E QUESTO CENTRO STUDIO O CENTRO STILE DELLA ZANUSSI DEL 54?

R: NO, NO, CALMA, CALMA. LEI PARLA SEMPRE DI CENTRO STUDI, QUESTA MITICA COSA. A UN CERTO PUNTO IL SOTTOSCRITTO, CHE FACEVA TUTTO DA SOLO, IO AVEVO QUA UN VECCHIO DISEGNATORE, BRAVISSIMO, E CHE NON VOLEVA LAVORARE CON NESSUN ARCHITETTO, SI È MESSO A LAVORARE CON ME. IO HO DETTO ‘SENTI ALFREDO, TU VIENI DA ME E DISEGNI FRIGORIFERI’. E LUI HA FATTO DEI BELLISSIMI DISEGNI DI FRIGORIFERI, PERCHÉ ERA BRAVISSIMO A DISEGNARE I FRIGORIFERI, LE CUCINE. PROPRIO COME FANNO ADESSO I DESIGNER CHE FATTO IL DESIGN DI PRESENTAZIONE, IL LAY OUT DELLA MACCHINA O DEL FRIGORIFERO, CON TUTTE LE STELLINE, I RIFLESSI ECC. ECC. QUESTO QUA È SERVITO A COSA? È SERVITO AD ESSERE CONVINCENTE NEI RIGUARDI DEL CLIENTE, PERÒ A ME NON INTERESSAVA TANTO FARE IL DESIGNER, PERCHÉ IO HO FATTO IL DESIGNER SOLTANTO COME GIOCO INTELLETTUALE, NON MI INTERESSA, GLI OGGETTI NON MI INTERESSANO, HO SEMPRE DETTO, HO SEMPRE CITATO UN DETTO CHE DICEVA: ‘WHO IS IN LOVE WITH OBJECTS HAS SOMETHING WRONG WITH HIS LOVE LIFE’, CHE È UN DETTO MOLTO BELLO.

D: MI PUÒ TRADURRE?

R: ‘CHI SI INNAMORA DEGLI OGGETTI, HA QUALCOSA CHE NON FUNZIONA NELLA SUA VITA AMOROSA’. È UN DETTO MOLTO BELLO E ALLORA IO NON HO MAI DATO IMPORTANZA AGLI OGGETTI, PERCHÉ MI VA BENE COSÌ; NON HO TEMPO DI INNAMORARMI DEGLI OGGETTI, NON MI INTERESSA. IO VOGLIO FARE L'ARCHITETTO PERCHÉ L'HO SEMPRE FATTO, CONTEMPORANEAMENTE FARE L'ARCHITETTO VUOL DIRE LASCIARE LE TRACCE. A UN CERTO PUNTO POI SI È SVILUPPATA IN ITALIA LA MODA DEL DESIGN, COME LA MODA DELLA MODA, PER CAPIRCI. PER CUI A UN CERTO PUNTO HA INDOTTO UN CONSUMO DI OGGETTI PIÙ O MENO BELLI, PIÙ O MENO INTERESSANTI, ALCUNI DEI QUALI MOLTO BELLI. CI SONO DEI DESIGN MOLTO BELLI CHE HANNO LASCIATO LE TRACCE, MA CHE SONO SOLAMENTE UNA MOLTIPLICAZIONE DELLA PRODUZIONE PER IL CONSUMO E BASTA. A ME NON INTERESSA, SE IO POSSO COMPRARMI UNA LAMPADA CHE MI PIACE, LA COMPRO, O UN COMODINO DI PHILIPPE STARCK, ME LO COMPRO PERCHÉ MI DIVERTE, BASTA, CHIUSO.

D: MA IN QUESTA PRODUZIONE DI QUEGLI ANNI, LEI NON AVEVA ADDIRITTURA IMPOSTATO UNA NUOVA CATENA DI PRODUZIONE? AVEVA DATO DELLE IDEE PER QUELLO CHE POTEVA ESSERE PROPRIO LA PRODUZIONE CHE DIVENTAVA INDUSTRIALE, MENTRE PRIMA ERA ARTIGIANALE.

R: NO, È ECCESSIVO QUESTO DISCORSO. HO USATO AL MEGLIO LE MACCHINE, E POI LA MACCHINA È FATTA APPOSTA PER FARE AD ESEMPIO LA CASSA DEL FRIGORIFERO. DIFATTI C'È UN ‘COMPASSO D'ORO’, UNA PICCOLA CUCINA ECONOMICA, MOLTO BELLA E MOLTO SEMPLICE, CHE ERA FATTA, INVECE CHE FARE LA SCATOLA, ERA FATTA CON UNA SCATOLA VERTICALE E IL PIANO SOPRA ED ERA FATTO CON LA STESSA MACCHINA IN CUI SI FANNO I FRIGORIFERI. QUESTO È UN COMPASSO D'ORO CHE È STATO DATO PROPRIO A QUELLA CUCINA IN RICORDO DI
IO HO FATTO IL DESIGNER, SOLAMENTE DESIGNER PER LA ZANUSSI, DAL '55-56.
A PARTIRE DAL SESSANTA QUESTO MITICO CENTRO STILE HA INIZIATO, POI HA CONTINUATO CON ALTRI DESIGNER. A UN CERTO PUNTO, MOLTI ANNI DOPO, HO MESSO DENTRO LÌ ANDREA VANON, CHE HA FATTO DELLE BELLE COSE E POI... NIENTE, POI È FINITO, È RIMASTO LÌ QUESTO PERSONAGGIO, CHE NON MI RICORDO COME SI CHIAMA, CHE ERA ALLORA DESIGNER INTERNO, AL QUALE EVIDENTEMENTE NON ANDAVA BENE VANON.
(…)
ADESSO HA FATTO I FRIGORIFERI PANCIOTTONI, TUTTI BELLI MOLLI, COSÌ, COME SI FANNO LE AUTOMOBILI PANCIOTTONE, COME SI FANNO ADESSO ANCHE - NON SO - I RASOI GILLETTE, PANCIOTTONI. A UN CERTO PUNTO SI FA UN RASOIO GILLETTE COME LA PICCOLA GIARDINETTA DELLA RENAULT, CHE TRA L'ALTRO È MOLTO CARINA, CHE SONO TUTTI DERIVATI DALL'ESPERIENZA DELLE MACCHINE GIAPPONESI, TUTTO TONDO. DOPO DI CHE TORNERÀ TUTTO QUADRATO.

D: LEI HA SCRITTO ‘TROVO LA FORMA ATTRAVERSO IL RAPPORTO’. COSA VUOLE DIRE?

R: VOGLIO DIRE CHE NON ESISTE UN MONDO DELLA FORMA. LA FORMA SI TROVA ATTRAVERSO IL PROBLEMA, ALTRIMENTI... SE UNO SA GIÀ CHE FORMA VUOLE USARE, NON SI DIVERTE PER NIENTE. QUINDI, LA FORMA NON C'È A PRIORI, LA FORMA SI TROVA. È QUELLO CHE DICEVA PICASSO IN FONDO: IO NON CERCO, TROVO. LA RICERCA NON HA NESSUN SENSO.

D: E QUANDO LEI HA FATTO I PRIMI OROLOGI A PALETTE O QUESTI INDICATORI COSA CERCAVA?

R: IL PRIMO OROLOGIO, IL PRIMO RIFERIMENTO È STATO UNA FORMA COMPLETAMENTE AFORMALE, CIOÈ UN SASSO. MI RICORDO CHE L'ABBIAMO FATTO CON PLASTILINA, IN MANIERA CHE FOSSE UNA FORMA ASSOLUTAMENTE NON RICONOSCIBILE, COME UN SASSO. DOPO DI CHE SI SA SE SONO STATI SOMMATI UNO ALL'ALTRO PER FARE IL CALENDARIO A NATALE, DOPO DI CHE QUANDO HO FATTO IL ‘CIFRA 5’ L'HO FATTO CON UN CILINDRO, PERCHÉ HO MESSO DENTRO LE PALETTE PROPRIO CHE DESCRIVEVANO QUELLO CHE LEI HA VISTO NELL'OROLOGIO TRASPARENTE, CHE È QUELLO A 40 PALETTE. POI HO RITAGLIATO UN CILINDRO DIETRO PER FARLO STAR FERMO. BASTA. QUINDI LA FORMA SI TROVA ATTRAVERSO I PROBLEMI E COME NELL'ULTIMO INDICATORE CHE HO FATTO PER SOLARI, CHE HANNO FATTO 4 O 5 ANNI FA, L'HO FATTO - COSÌ - UN PO' PER DIVERTIMENTO, PERCHÉ NON FACESSERO UNA BOIATA CHE ERA L'INDICATORE A CRISTALLI LIQUIDI PER I SUPERMERCATI. AVEVANO FATTO UNA SERIE DI 10.000 O 100.000 PEZZI. HO DISEGNATO COME FOSSE UN FOGLIO DI CAMPO SOSPESO. TUTTI QUANTI DICEVANO CHE ERO MATTO, INVECE HA FUNZIONATO BENISSIMO, PERCHÉ NON ERA SOLO UNA CAMPO SOSPESO. C'ERANO VARI TRUCCHI, ERA ONDULATA, IN MANIERA CHE SE LEI PRENDE LA LUCE DEI MERCATI CHE SERVE UNA LUCE DALL'ALTO, QUESTA SUPERFICIE SU CUI C'ERA IL NUMERO, DIVENTAVA UNA SUPERFICIE TRIDIMENSIONALE E SI VEDEVA E SI LEGGEVA APPESO AL MURO. QUESTO HA AVUTO UN GRANDE SUCCESSO, DOPO DI CHE È SPARITO.

D: COSA SONO? QUESTI INDICATORI PER I SUPERMERCATI A CRISTALLI CHE LEI M'HA DETTO?

R: FIGURE, NUMERI, INDICAZIONI, ECC. ECC. NON ERANO A CRISTALLI LIQUIDI, ERANO A PICCOLE LAMPADINE, COME QUELLE DI STADIO, COME I PRIMI GRANDI TELEVISORI DA STADIO. NE ABBIAMO FATTO UNO ANCHE A PARIGI...

D: QUANDO LEI FA INVECE I PRIMI FRIGORIFERI CHE FORMA PENSA?

R: NESSUNA. NON HO MAI PENSATO A FORME, MA LA VUOL CAPIRE O NO? LA GENTE RAGIONA PER PRECONCETTI, PER CLICHE, ALLORA UNO DICE ‘CHE BELLA FORMA’, CHIARO, MA NON È DETTO CHE QUELLA FORMA ESISTESSE PRIMA. QUELLA FORMA È STATA INVENTATA PER QUELL'OGGETTO. COME SI FA A DIRE CHE FORMA AVEVO IN MENTE PER FARE I PRIMI FRIGORIFERI? GLIEL'HO DETTO, ERO STUFO DI VEDERE QUESTI FRIGORIFERI PANCIUTI, CHE DIVENTAVANO SEMPRE PIÙ GONFI COME SE FOSSERO GONFIATI CON LA POMPA, PERCHÉ QUELLO CHE ERA PIÙ BELLO ERA IL PIÙ GONFIO, COME CON LA MACCHINA AMERICANA, ALLORA HO DETTO ‘VOGLIO FARLO PIATTO’. TUTTO QUA. E L'HO FATTO PIATTO. HO TROVATO IL MODO DI IRRIGIDIRE LA LAMIERA CON L'ISOLAMENTO.

D: DICIAMO DI QUESTI ANNI DEL DOPOGUERRA, IO HO DETTO BANALMENTE ‘CAMBIANO I COSTUMI’, LEI DICE INVECE ‘È LA PRODUZIONE CHE CONDIZIONA’, MA QUALI ERANO LE ESIGENZE, COME VIVEVA LEI QUEGLI ANNI DAL PUNTO DI VISTA PROGETTAZIONE INDUSTRIALE?

R: HO COSTRUITO UNA CASA AL MARE PER UNA COOPERATIVA DI OPERAI, CHE ERA MOLTO BELLA, MOLTO VIVA, MOLTO POETICA, MOLTO SIMPATICA. L'HAN FATTA CON SOLAI DI LEGNO. ERA A LIGNANO IN FONDO, CHE ANDAVA DIRETTAMENTE SUL MARE, POI È STATA COMPRATA DAI PRETI CHE L'HANNO NATURALMENTE DISTRUTTA E HAN FATTO ALTRE COSE. QUANDO SONO TORNATO DALL'AMERICA, NEL '51, HO FATTO UNA CASA LÌ A VENEZIA, CHE C'È ANCORA, È STATA APPREZZATA ANCHE DALL'AMICO ROGERS, POI HO FATTO LA TORRE DI TRIESTE E POI DAL '53 AL '55 HO FATTO LA CASSA DI RISPARMIO DI UDINE, CON QUESTO CORTILE IRREGOLARE DI CIRCA 20 METRI DI LATO, PERÒ NON PARALLELO; LA STRUTTURA È UNA MAGLIA TRIANGOLARE, TRASPARENTE, CON TUTTE ASTE UGUALI, CHE È STATA MONTATA SOPRA LA TESTA DEI BANCARI E CHE RAPPRESENTA, IN UN CORTILE, RAPPRESENTA IL CIELO CHE PASSA, ED È UNA COSA MOLTO IMPORTANTE. DOPO DI CHE HO FATTO L'EDIFICIO ALTO, LA PRIMA SCALA ALTA DI TRIESTE, CHE ERA 14 PIANI, LA PRIMA STRUTTURA A SCATOLA. IO AVEVO GIÀ UNA BUONA ESPERIENZA COME ARCHITETTO, DIFATTI IO SONO ANDATO DA ZANUSSI PER FARE GLI UFFICI, NON PER FARE IL DESIGNER. HO FATTO IL DESIGNER UN PO' PER DIVERTIMENTO, UN PO' PER SOLDI, PERCHÉ PRATICAMENTE IO ERO IN STUDIO, ERO SOLO CON QUESTO VECCHIO DISEGNATORE, NON C'ERA LAVORO E IO PRATICAMENTE QUELLO CHE PRENDEVO A MILANO MANTENEVA LO STUDIO. FINO A CHE SONO RIUSCITO A FARE GLI UFFICI, CHE SONO STATI UN GRANDE SUCCESSO, AL PUNTO CHE QUESTO FRATELLO POCO INTELLIGENTE DI LIVIO DICEVA, QUANDO L'HA VISTO PUBBLICATO HA DETTO: ‘QUANTO HA PAGATO PER FARCELI?’ E IO GLI HO DETTO ‘400.000 LIRE’ ME LI METTERÀ IN CONTO SPESE, PERCHÉ L'HA VISTO PUBBLICATO SULLE RIVISTE. HA CAPITO? QUESTA È LA FACCENDA. DOPO DI CHE IO SONO DIVENTATO L'ARCHITETTO CHE HA FATTO QUESTI UFFICI NEGLI ANNI CINQUANTA, CIOÈ ALLA FINE DEGLI ANNI CINQUANTA. E HO CONTINUATO A FARE L'ARCHITETTO E NON HO PIÙ FATTO IL DESIGNER, COME IO PRIMA DELLA GUERRA FACEVO IL PITTORE, AVEVO DUE QUADRI A BERGAMO, CHE HO LASCIATO A E. VEDOVA QUANDO SONO ANDATO IN MARINA, IL QUALE VEDOVA SE LI È FREGATI COME AL SOLITO E SE LI È VENDUTI AL SUO COLLEZIONISTA.

D: SENTA, E ALLORA A QUESTO PUNTO, DEL DESIGN CHE GIUDIZIO DAREBBE OGGI? CHE PROSPETTIVE VEDE PER IL DESIGN ITALIANO?

R: INTANTO PERCHÉ IL DESIGN E NON - NON SO - L'ARTE CULINARIA E NON L'ARCHITETTURA E NON L'INGEGNERIA? TUTTI QUESTI HANNO PRODOTTO QUESTE COSE IN UNA PROSPETTIVA, È CHIARO. LA MODA ANCHE HA PROSPETTIVA NO? È CHIARO. ALLORA CHE COSA SUCCEDE? SUCCEDE CHE PER UN PO' C'È UNA SITUAZIONE DA DESIGN CHE VA IN SU ANCHE CULTURALMENTE
(…)
LA DEFINIZIONE DESIGN NON È STATA PARTORITA. PERCHÉ? PERCHÉ QUELLO CHE DOVEVA PARTORIRLA, ERA TROPPO INTELLIGENTE PER RIUSCIRE A FERMARSI. ADESSO LEI PUÒ CHIEDERE COS'È IL DESIGN. IO LITIGAVO SEMPRE CON MARCO ZANUSO PERCHÉ LUI DICE CHE IL DESIGN È COME L'ARCHITETTURA E IO DICO ‘NO, SONO DUE COSE COMPLETAMENTE DIVERSE’. L'ARCHITETTURA HA RADICI, IL DESIGN FA OGGETTI CHE NON HANNO RADICI, CHE POSSONO ESSERE SPOSTATI. È CHIARO? È COME SE IO DICESSI CHE UN TRAILER O CHE UNA CASA MOBILE È UN'ARCHITETTURA. È UN'ALTRA COSA. MOLTO SEMPLICE, È IL SENSO COMUNE. NON SI PUÒ FAR CASINO CON LE DEFINIZIONI.

D: PERÒ LEI MI HA SEMPRE DETTO CHE UN OGGETTO NASCE ANCHE DA UNA CULTURA LOCALE, QUINDI HA RADICI.

R: LA CULTURA LOCALE PUÒ PRODURRE OGGETTI, ARCHITETTURA, POESIE, MUSICHE, LIBRI, STRONZATE, COSA C'ENTRA? OGNUNO HA LE RADICI NO? UNO NON NASCE NEL NULLA, UNO PER QUANTO DICA ‘IO SONO NATO - NON SO - A CANICATTÌ E VADO A STARE A MILANO, E NON VOGLIO FARE CAPIRE CHE SONO UN TERRONE’, CI SARÀ SEMPRE UNA RADICE DI QUELLO CHE SONO STATI I PRIMI SUOI ANNI. LEI SA BENISSIMO CHE I PRIMI ANNI DEL BAMBINO, NON SOLTANTO I 9 MESI DOPO CHE È NATO, CHE SONO MOLTO IMPORTANTI. MI RICORDO UNA BELLISSIMA CONFERENZA PROPRIO IN QUESTI SEMINARI DI DESIGN A MONTREAL.
IL MASSIMO DELL'INTELLIGENZA UN UOMO CE L'HA A 15 ANNI, CHIARO? ORA, È EVIDENTE CHE FINO A 15 ANNI UNO VIVE IN FAMIGLIA O NON IN FAMIGLIA, VIVE IN UN CERTO LUOGO E HA LE SUE PRIME ESPERIENZE DA UN LUOGO DOVE VIVE. I PRIMI ANNI SE UNO NON SE LI TOGLIE, O FA FINTA DI TOGLIERSELI E DICE ‘IO SONO INTERNAZIONALE, SONO QUELLO CHE VOGLIO’, QUESTE RADICI PROFONDE SALTANO SEMPRE FUORI, DOPO DI CHE SE SALTANO FUORI, BENE O MALE, NON HA NESSUNA IMPORTANZA, UNO PUÒ DIRE CHE LUI VUOL FARE IL DESIGN DELLA SUA VANITÀ, CHE SONO CAZZATE ENORMI. LE RIVISTE CONTINUANO A PROPORRE LA PRODUZIONE, LA PRODUZIONE CONTINUA A PROPORRE SEDIE ECC. ECC. FARE LA SEDIA È UN LAVORO PRATICAMENTE INUTILE, TUTTO QUA.

D: NEL DOPOGUERRA PRATICAMENTE NON AVEVAMO NIENTE, CASE DISTRUTTE, QUINDI ALLORA DISEGNARE DEI FRIGORIFERI OPPURE UNA CUCINA A GAS ERA UNA NECESSITÀ, ERA UN SERVIZIO?

R: ERA UNA NECESSITÀ, MA NON UNA MISSIONE, PER FAVORE. E NON ERA UN SERVIZIO AL POPOLO, ERA UN SERVIZIO ALL'INDUSTRIA, LA QUALE CERCAVA DI DISTINGUERSI UNA DALL'ALTRA, PERCHÉ TUTTI QUANTO FACEVANO I CASSONI DEI FRIGORIFERI E CUCINE INSOMMA. SE LEI VEDE ADESSO, GUARDI TUTTA LA STORIA DEI FRIGORIFERI DEL DOPOGUERRA, GUARDI TUTTA LA STORIA DELLE CUCINE DEL DOPOGUERRA, TROVA CHE - AD ESEMPIO - QUESTO L'HO IN MENTE PERCHÉ L'HO VISTO PASSANDO IN TAXI, I PIANI DI CUCINA DELLA SMEG, CHE SONO QUELLI CHE FANNO GLI ALTO ATESINI, SONO IN ACCIAIO INOSSIDABILE, SONO I PIANI DI CUCINA PIÙ INTELLIGENTI. LA ZANUSSI È STATA LA PRIMA, SU MIA SPINTA, MIA INDICAZIONE, A CERCARE DI FARE LE CUCINE, TUTTI GLI ELETTRODOMESTICI MODULARI. LA PARETE CONTINUA DI ELETTRODOMESTICI, IL FORNO MESSO SOPRA, IN LATO, È STATA FATTA DALLA ZANUSSI CON UNA SERIE CHE ERA MOLTO BELLA E CHE IO HO AVUTO QUA IN CASA PER 30 ANNI.
UNA CUCINA MODULARE, CHE AVEVA LA LAVATRICE, IL LAVELLO, IL FORNO MESSO SOPRA ED ERA QUELLA CHE POI NON È ANDATA IN PRODUZIONE O FORSE È ANDATA IN PRODUZIONE PER POCHISSIMO. NON MI RICORDO SE ERA L'UNI REX. COMUNQUE, SA, POI VIENE FUORI SEMPRE LA FACCENDA CHE IN REALTÀ ANCHE LA QUESTIONE MODULARITÀ NON ERA MALE. DIFATTI ADESSO LA ELCO LA FA, COMPRA UNA PARETE CUCINA CHE FA IL MOBILIERE IN REALTÀ E METTE DENTRO GLI APPARECCHI O DELLA ZANUSSI O DI UN'ALTRA ROBA, METTE DENTRO. IN QUESTO ARMADIO C'È IL CONGELATORE IN ALTO, IL FRIGORIFERO IN BASSO, C'È IL FORNO IN BASSO OPPURE IL FORNO IN ALTO E C'È LA PARETE CUCINA, CHE LEI COMPRA DA UN MOBILIERE. ANCHE LA ZANUSSI CERCA DI FARE PERFORMANCE, NON È IL SUO MESTIERE, PERCHÉ LORO DEVONO FARE GLI APPARECCHI, GLI ALTRI METTONO INSIEME GLI APPARECCHI E ADATTANO ANCHE GLI APPARECCHI CON I MOBILI.
LA STRADA DELLA MODULARITÀ È UN PO' UNA BALLA, PERCHÉ PUÒ ESISTERE SOLTANTO SE C'È UNA PRECISIONE NELL'EDILIZIA E NELL'EDILIZIA NON C'È PRECISIONE.

D: NELLA PRODUZIONE ZANUSSI DI QUEGLI ANNI, APPUNTO LEI DICE ‘NON È CHE È INTERVENUTO A FARE UNA LINEA DI PRODUZIONE’, PERÒ A UN DATO PUNTO SI ARRIVA ALLA PRODUZIONE AUTOMATIZZATA.

R: NO, NO, NON È QUESTIONE DI FARE LINEE DI PRODUZIONE. IL PROBLEMA È DI USARE IN MANIERA INTELLIGENTE LA LINEA DI PRODUZIONE O RICHIEDERE E INTRODURRE DELLE MODIFICHE NELLA NUOVA LINEA DI PRODUZIONE PER CERTI PROCESSI PRODUTTIVI, TUTTO QUA. ORA, È EVIDENTE CHE IL DESIGNER DEVE POTER ANDARE IN FABBRICA E PARLARE CON I TECNICI. A QUEI TEMPI ALLA ZANUSSI NON C'ERA UN INGEGNERE, ERANO PARECCHI TECNICI MOLTO BRAVI, SE ANDAVA LÌ UN ARCHITETTO A CERCARE DI FARE IL DESIGNER VEDEVA I COLTELLI CHE VOLAVANO E VENIVA FATTO FUORI IN UNA SETTIMANA E CACCIATO VIA. PERCHÉ? PERCHÉ LA PRIMA COSA CHE DICE IL CAPO, DICE NON SI PUÒ FARE - CHIARO? - IO POTEVO DIRE AL CAPO ‘CARO MIO, NON SI PUÒ FARE, SI FA COSÌ E LO FAI COSÌ’ E ALLORA QUELLO TI RISPETTAVA PERCHÉ CAPIVA CHE TU SAPEVI IL SUO MESTIERE ANCHE. IL PROBLEMA È TUTTO QUA. QUESTO PROBLEMA SI TROVA ANCHE NELL'ARCHITETTURA, L'ARCHITETTO FA I DISEGNI, VA BENE, SI TROVA IL CANTIERE E L'IMPRESA DICE ‘QUESTO NON SI PUÒ FARE’, SICCOME LUI NON SA COME SI PUÒ FARE, LO FA L'IMPRESA COME VUOLE. QUESTA È LA QUESTIONE.

D: SENTA, GLI AUTORI DI QUESTO PROGRAMMA PARLANO DI INNOVAZIONI TECNOLOGICHE NELLE ABITAZIONI NEL DOPOGUERRA, COSA NE PENSA?
((NUOVE TECNOLOGIE))

R: ALLORA, ANCHE QUESTE SONO PAROLE. A PROPOSITO DI TECNOLOGIA, QUALCHE MESE FA C'È STATO UN PROFESSORE DI TECNOLOGIA CHE MI HA MANDATO UNO STUDENTE CHE MI HA CHIESTO IL PROGETTO DEGLI IMPIANTI DI UNA CASA FATTA NEL '56. IO GLI HO DETTO: ‘DÌ AL PROFESSORE CHE QUELLA VOLTA GLI IMPIANTI SI DISEGNAVANO SUL MURO CON LA MATITA DEL MURATORE E QUINDI SONO SCOMPARSI. LA TECNOLOGIA, QUESTE SONO BALLE! SONO BALLE CHE SERVONO SOLTANTO PER RACCONTARE BALLE AGLI STUDENTI.
QUAL È IL PROBLEMA? È EVIDENTE CHE LA CASA È UN PROCESSO COMPLESSO, CHE DEVE ESSERE CONTROLLATO SEMPRE DI PIÙ, PROPRIO PERCHÉ SI È PERSA LA TRADIZIONE, PERCHÉ LE IMPRESE NON ESISTONO PIÙ E NEANCHE IL PERSONALE. MA ESISTONO SOLTANTO COTTIMISTI CHE VENGONO SU DA LECCE, STANNO UNA SETTIMANA A FARLO E POI TORNANO GIÙ. E SE SONO GOVERNATI DA UN BRAVO CAPO CANTIERE BENE, ALTRIMENTI FANNO QUELLO CHE VOGLIONO. ALLORA, IL PROBLEMA QUAL È? CHE EVIDENTEMENTE BISOGNA CHE SI METTA A PUNTO LA CULTURA DELL'IMPRESA E ANCHE LA CULTURA DEGLI ARCHITETTI. IL MOMENTO ATTUALE DI CRISI È DOVUTO AL FATTO CHE I DISEGNI SONO STATI SOSTITUITI, E CHE SIAMO ANCORA IN UN'EPOCA IN CUI NON SI PIÙ USARE, NEL SENSO CHE ANCHE L'OPERATORE CHE DEVE ESSERE MOLTO BRAVO E MOLTO ESPERTO E CAPIRE QUELLO CHE FA, QUANDO ESCE IL DISEGNO È COME SE USCISSE LA MADONNA INSOMMA, NESSUNO LO GUARDA PIÙ, PERCHÉ L'HA FATTO LA MACCHINA, BASTA UNA PICCOLISSIMA COSA PER FAR SBAGLIARE COMPLETAMENTE LA MACCHINA, DOPO DI CHE È TUTTO DA BUTTARE E SE VAI IN CANTIERE È UN DISASTRO. QUESTA È LA QUESTIONE. ALLORA, QUESTO MAN MANO VERRÀ ASSORBITO, COME È STATO ASSORBITO IN TUTTO IL MONDO, SI SA, SIAMO ANCORA UN PO' ALL'INIZIO DELLA FACCENDA, PERÒ QUESTO HA PROCURATO IL FATTO CHE SI È PERSA L'ABILITÀ MANUALE E SE PENSA CHE I GIOVANI ARCHITETTI COMINCIANO A PROGETTARE COL COMPUTER E CI VOGLIONO ANNI DI ESPERIENZA PER EQUILIBRIO TRA LA MENTE E IL COMPUTER. STIAMO FINENDO A PARIGI L'ISOLATO ALL'OLIMPIA, CON 20 COMPUTERISTI, È UN CASINO TOTALE, SI PERDE PIÙ TEMPO A METTERE A POSTO LE COSE CHE FANNO CHE NON A FARLE. IL COMPUTER È UNO STRUMENTO, È UNO STRUMENTO CHE VA USATO SOLTANTO PER RIPRODURRE QUALCOSA CHE È GIÀ STATO COMPLETAMENTE DECISO COME PROGETTO. È SOLTANTO UNO STRUMENTO DI STAMPA, NON UNO STRUMENTO DI PROGETTAZIONE, È UNO STRUMENTO DI TRASMISSIONE, IL DISEGNO PUÒ CAMBIARE SCALA ECC., MA SE PRIMA NON HAI SISTEMATO TUTTI I DISEGNI A MANO, NON PUOI COMANDARE LA MACCHINA.

D: QUINDI LEI A DEI GIOVANI DESIGNER, A UNA SCUOLA DI DESIGN QUALI MESSAGGI, COSA DIREBBE, COSA INSEGNEREBBE E COSA...?
((NUOVA FORMAZIONE))

R: MA, GUARDI, IO HO INSEGNATO PER ANNI... SONO ANDATO IN PENSIONE DUE ANNI FA E HO FATTO 15 ANNI A VENEZIA CON I RAGAZZI DEL PRIMO ANNO E HO CONVINTO VITTORIO GREGOTTI, QUANDO IO SONO ANDATO IN PENSIONE, AD ANDARE AL PRIMO ANNO, PERCHÉ QUELLO DI CUI HANNO BISOGNO I RAGAZZI OGGI È IL SENTIRE, QUANDO ENTRANO A FARE ARCHITETTURA PERCHÉ HANNO DECISO PER QUALCHE RAGIONE - NON SI SA BENE QUALE - DI FARE ARCHITETTURA, HANNO BISOGNO DI SENTIRE UNO CHE PARLA E CHE HA ESPERIENZA, PERCHÉ HA COSTRUITO. IL PROBLEMA ALL'UNIVERSITÀ OGGI NON È SOLTANTO IL NUMERO, LA MASSA, SONO I PROFESSORI, I QUALI SONO DIVENTATI PROFESSORI PERCHÉ UNA VOLTA LAUREATI - ED È QUELLO CHE STA SUCCEDENDO ADESSO - DAI TECNICI INTERNI, DAGLI ASSISTENTI, DIVENTERANNO TUTTI PROFESSORI, NON LI MUOVE NESSUNO DALL'UNIVERSITÀ. SE C'È UNO STUDENTE CHE PUÒ FARSI MANTENERE DALLA FAMIGLIA, LA FAMIGLIA LO MANTIENE ALL'UNIVERSITÀ E COMINCIA A FARE L'ASSISTENTE VOLONTARIO, POI COMINCIA A FARE IL RICERCATORE, POI DIVENTA PROFESSORE ASSOCIATO, POI DIVENTA CATTEDRATICO. IN ITALIA, QUANDO UNO ESCE DALL'UNIVERSITÀ CON LA LAUREA PUÒ APRIRE BOTTEGA, PUÒ FARSI L'UFFICIO CON LA MOQUETTE, LA SEGRETARIA, IL COMPUTER E NON HA MAI COSTRUITO NIENTE E PUÒ COSTRUIRE. IN TUTTO IL MONDO CIVILE - QUESTO L'HO DETTO ANCORA ALL'ON. VELTRONI UN ANNO FA - ‘IL PROBLEMA IN ITALIA È CHE QUANDO UNO HA LA LAUREA NON DEVE FARE NESSUNA PRATICA. IN TUTTO IL MONDO DEVE FARE 2 ANNI O 3 ANNI DI PRATICA IN UNO STUDIO AUTORIZZATO. IO HO DATO CERTIFICATI PER TEDESCHI, PER AMERICANI, PER FRANCESI, PER GIAPPONESI CHE HANNO LAVORATO CON ME 2 ANNI O 3 ANNI E SERVIVA A LORO PER AVERE IL TIMBRO, PERCHÉ HANNO FATTO UN SERVIZIO’. AI TEMPI DELLA GUERRA DI COREA, HARVARD MI MANDAVA QUA I PIÙ BRAVI, UNA SPECIE DI CAMPO DEI RIFUGIATI AMERICANI, PER NON ANDARE SOTTO LE ARMI E NON ESSERE RICHIAMATI. CAPITO? PERÒ PER AVERE IL TIMBRO IN AMERICA TI FANNO UN ESAME FORTE, MICA COME QUA. L'ESAME DI STATO È UNA BUFFONATA TOTALE. QUESTO È IL PROBLEMA. E POI PARLIAMO DI SCUOLA DEL DESIGN? IL PROBLEMA DELLE SCUOLE È LA DOCENZA CHE NON PUÒ ESSERE IMPROVVISATA, LA DOCENZA PUÒ NASCERE SOLO DAL PROFESSIONISMO ALTRIMENTI SERVE SOLTANTO A FARE DEI DILETTANTI.
(…)
DA QUELLO CHE SO, CREDO CHE L'UNICO CHE PUÒ INSEGNARE QUALCOSA DI DESIGN È MARCO ZANUSO, MA SE PENSIAMO CHE ANCHE - LASCIAMO PERDERE I NOMI - CI SONO STATI DEI MOSTRI, ARCHITETTI FASULLI CHE HANNO PRETESO DI FARE FORSE IL DESIGN, QUESTA ROBA È DANNOSA PER I GIOVANI QUANTO I CATTIVI DOCENTI DI ARCHITETTURA.
ADESSO C'È INFLAZIONE DEL DESIGN, CHIARO? CHE POI DIVENTA SEMPRE PIÙ COMMERCIALE TRA L'ALTRO, SI FANNO E SI RIFANNO COSE FATTE E RIFATTE, SE LEI PENSA CHE ADESSO LEI PUÒ COMPRARE A MILANO, NON MI RICORDO QUAL È QUEL NEGOZIO, TUTTA LA PRODUZIONE BAUHAUS, TUTTA LA PRODUZIONE CHARLOTTE PERRIAND.
FANNO DELLE COSE I DESIGNER PRATICAMENTE INUTILI, CHE PERÒ LA GENTE COMPRA PERCHÉ FA ‘OH, CHE BELLO!’ VEDE QUA, DOVE C'ERA IL VECCHIO EDIFICIO, QUESTO VECCHIO FABBRICATO ROSSO, LÌ HANNO FATTO UN NEGOZIO DI DESIGN, DOVE HANNO ANCHE BELLA ROBA, ADESSO C'È L'IKEA CHE HA TUTTO. CHIARO. CI SONO I VENDITORI DI MOBILI, COSA FANNO? CLONANO OGGETTI E LI VENDONO A UN PREZZO MINORE. SAPPIAMO CHE I FRIGORIFERI FINISCONO NELLE DISCARICHE COI NOTI PROBLEMI DI INQUINAMENTO ECC. ECC., MA I MOBILI NON HO MAI CAPITO DOVE FINISCONO.

D: STARCK AVEVA DETTO CHE IL PIÙ GRANDE PROGETTO È IL NON-PROGETTARE.

R: QUESTO L'HO SEMPRE DETTO ANCH'IO, SE PERMETTE. LO SCOPO È NON PROGETTARE. PERCHÉ A UN CERTO PUNTO, SE C'È UN EQUILIBRIO IN UNA SOCIETÀ, LA SOCIETÀ PRODUCE LE SUE TRACCE. I GRANDI AUTORI COMINCIANO A COMPARIRE NEL RINASCIMENTO, DOVE C'È QUESTA APERTURA STRAORDINARIA E CI SONO QUESTI GRANDI ARCHITETTI, GRANDI INNOVATORI, DOPO DI CHE, FINO ALL'INIZIO DEL MODERNO, CIOÈ FINO ALL'INIZIO DELL'OTTOCENTO, C'È STATO SOLTANTO UNA RIPETIZIONE CHE HA AVUTO PRIMA IL BAROCCO, POI C'È STATA TUTTA LA PARTE DELLE VARIE ARTI… PERÒ A UN CERTO PUNTO TUTTE QUESTE COSE NASCEVANO DALLA SOCIETÀ. ALL'INIZIO DEL RINASCIMENTO, VEDE COME È STATA FATTA LA CHIESA DI VENEZIA, VEDE LE LOTTE TRA GLI ARCHITETTI ROMANI E LA TRADIZIONE VENEZIANA. A VENEZIA È RIMASTA UNA CASETTA DI UN ENORME PALAZZO CHE I VENEZIANI HANNO BLOCCATO E CHE ERA DI UN ARCHITETTO DI FUORI… OGGI IL POTERE NON CAPISCE UN ACCIDENTE, IL POTERE NON SI OCCUPA DELLA CITTÀ, LA GESTIONE DELLA CITTÀ È IN MANO ALLA SPECULAZIONE E AGLI ARCHITETTI, CHE SONO STUPIDI IN GENERE, SENZA CULTURA, SENZA TRADIZIONE, SENZA RADICI, SENZA RISPETTO, PENSANO SOLTANTO A FARE LE LORO RAPPRESENTAZIONI.
GLI ARCHITETTI SONO O UN PRODOTTO O UNA VITTIMA DELLO STAR SYSTEM. ADESSO C'È UN GRAN CASINO, PERCHÉ SIAMO ALLA ESAGERAZIONE FINALE DELLO STAR SYSTEM E DELL'IMMAGINE.

D: NON DISEGNIAMO NUOVE SEDIE, NON DISEGNIAMO NUOVI OGGETTI, QUESTA È LA SUA CONCLUSIONE.

R: MA NO, MA NON È QUELLO IL PROBLEMA, LASCI CHE DISEGNINO, DEVONO PUR VIVERE ANCHE LORO. È COME SE DICESSI CHE IN ITALIA CI SONO TROPPE RIVISTE DI ARCHITETTURA. CI SONO, È VERO…

GINO VALLE

 

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