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BOB WILSON

 

BIOGRAFIA

ARTISTA VISUALE, SCENOGRAFO, REGISTA, HA CURATO ‘SEVENTIES ANGELS’, SERATA DI FESTA PER I SETTANT’ANNI DELLA RIVISTA DOMUS, IDEATA COME SPETTACOLO TEATRALE AL PICCOLO TEATRO DI MILANO.
‘CIÒ CHE VOLEVO METTERE IN SCENA NON ERA UNA LEZIONE DI STORIA, BENSÌ QUALCOSA DI POETICO, SONO UN’ARTISTA VISUALE, QUINDI LA PIÈCE HA ASSUNTO IL CARATTERE DI UNA POESIA VISUALE INCENTRATA SUI SETTANT'ANNI DI DOMUS’.

INTERVISTA


CREDO CHE GLI ITALIANI IN QUESTO MOMENTO SIANO MOLTO AVANTI BASTA VEDERE CHE COSA STA SUCCEDENDO ALLA FIGURA DELL'ARCHITETTO: DISEGNA MOBILI, FA FILM, FA TEATRO, FA CERAMICHE, DISEGNA VESTITI... È TUTTO MESCOLATO.
E CIÒ SI RIFLETTE ANCHE IN QUESTA RIVISTA (‘DOMUS’ NDR.): NON È SOLO UN PERIODICO INCENTRATO SU ARCHITETTI CHE SI OCCUPANO ESCLUSIVAMENTE DI ARCHITETTURA E DI PALAZZI, MA VENGONO PRESENTATE MOLTISSIME ALTRE COSE.
È INSOLITO, MA È QUALCOSA DI INSITO NELLA CULTURA ITALIANA.
(…)
CON ‘SEVENTIES ANGELS’ MI INTERESSAVA CELEBRARE IL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA RIVISTA ‘DOMUS’ PERCHÉ PRIMA DI TUTTO RAPPRESENTA UNA SFIDA, A DIFFERENZA DI CIÒ CHE MI HANNO SEMPRE CHIESTO DI FARE. PER METTERE IN SCENA UNA RIVISTA, È NECESSARIO INVENTARE UN MODO PER INSERIRLA NELLA STORIA DELL'ARCHITETTURA E CIÒ È MOLTO INTERESSANTE, COSTITUISCE IN QUALCHE MODO LE RADICI DEL MIO LAVORO.
QUESTA È UNA RIVISTA MOLTO IMPORTANTE, PER IL MODO IN CUI HA SAPUTO DOCUMENTARE I DIVERSI STILI DI VITA, IL DESIGN... PENSO SIA ECCEZIONALE... NON È SOLO UNA RIVISTA DI ARCHITETTURA, MA DI TUTTO IL DESIGN.
SECONDO ME DISEGNARE UN COSTUME, SCATTARE UNA FOTOGRAFIA, PROGETTARE UN TAVOLO O UNA SEDIA RIENTRA TUTTO NELLA STESSA ESTETICA E QUESTO È UN CONCETTO CHE LA RIVISTA HA EREDITATO IN TOTO. QUINDI È STATO DIVERTENTE, ENTUSIASMANTE. IO NON SONO UNO STORICO, NON CONOSCO MOLTO BENE LA STORIA DEL DESIGN, MA HO IMPARATO QUALCOSA IN PIÙ. CIÒ CHE VOLEVO METTERE IN SCENA NON ERA UNA LEZIONE DI STORIA, BENSÌ QUALCOSA DI POETICO, SONO UN’ARTISTA VISUALE, QUINDI LA PIÈCE HA ASSUNTO IL CARATTERE DI UNA POESIA VISUALE INCENTRATA SUI SETTANT'ANNI DI ‘DOMUS’.
(…)
È MOLTO DIFFICILE STABILIRE QUALE SIA L'ANNO PIÙ IMPORTANTE E PIÙ INTERESSANTE... SONO TUTTI PARTE DI UN TUTTO. NELLA PIÈCE HO INSERITO UN PROLOGO E UN APOLOGO: NEL PROLOGO E NELL'APOLOGO NON CI SONO RIFERIMENTI TEMPORALI, NON SONO PROPRIAMENTE ATEMPORALI, MA RISPECCHIANO LO SPIRITO DI ‘DOMUS’, UNA RIVISTA CHE È RIUSCITA A SUPERARE L'IDEA ASTRATTA DI COME LE PERSONE VIVONO COLLETTIVAMENTE E DI COME ABITANO I LUOGHI.
QUINDI RIFLETTE NON SOLO QUESTI SETTANT'ANNI, MA L'IDEA GLOBALE DEL VIVERE. PER QUANTO MI RIGUARDA NON POSSO DIRE CHE ESISTA UN PERIODO PIÙ INTERESSANTE DI UN ALTRO, SONO TUTTI PARTE DI UN TUTTO.
(…)
IN UNA SCENA IL PALCOSCENICO È DIVISO IN TRE PARTI: DA UN LATO PONTI, AL CENTRO EAMES E DALL'ALTRO LATO MOLLINO; TRE UOMINI COMPLETAMENTE DIVERSI, CHE HANNO VISSUTO NELLO STESSO PERIODO, MA CON ESTETICHE E VITE COMPLETAMENTE DIFFERENTI, FANTASIE E MODI DI VESTIRE TOTALMENTE DIVERSI. IN QUALCHE MODO VEDERLI TUTTI INSIEME, ME LI HA RESI PIÙ NITIDI.
QUINDI NON POSSO DIRE DI AMARE SOLO PONTI PIUTTOSTO CHE EAMES O MOLLINO: MI PIACE L'IDEA DI VEDERLI TUTTI INSIEME.
(…)
HO COSTRUITO LA PIÈCE SU CONTRAPPUNTI. QUINDI SULLA SCENA PUÒ ESSERCI UNA SEDIA DI KURAMATA ACCOSTATA A UNA SEDIA DI MENDINI: DUE STILI E DUE ESTETICHE COMPLETAMENTE DIVERSI. PENSO CHE LA POLTRONA PROUST DI MENDINI IN SÉ SIA MOLTO INTERESSANTE MA SECONDO ME LO DIVENTA ANCORA DI PIÙ CON ACCANTO UNA SEDIA DI KURAMATA PERCHÉ LA CONTRAPPOSIZIONE DIVENTA NETTA.
ED È PROPRIO QUESTO CHE HO CERCATO DI FARE NELLA PIÈCE: METTERE INSIEME OGGETTI, OGGETTI DI DESIGN IN NETTO CONTRASTO, CHE TALVOLTA SI CONTRAPPONGONO L'UNO ALL'ALTRO PER VEDERE IN CHE MODO SI RAFFORZANO L'UNO CON L'ALTRO.
(…)
IL FUTURO? NON SO. CREDO CHE IN FUTURO RISCOPRIREMO I CLASSICI, I CLASSICI SONO CIÒ CHE RIMANE, SONO SEMPRE LÌ, MA DOBBIAMO RISCOPRIRLI, SEMPRE.
SOCRATE DICEVA CHE I BAMBINI VOGLIONO SAPERE TUTTO, È LA SCOPERTA DELLA CONOSCENZA, E UN SEMPLICE PROCESSO DI APPRENDIMENTO.
CREDO QUINDI CHE NEL FUTURO RISCOPRIREMO I CLASSICI. È LA COSIDDETTA AVANGUARDIA.
(…)
SE LEGGETE L'ULTIMO MANIFESTO DI GIORGIO STREHLER C'È UNA SUA FRASE CHE È BELLISSIMA. LUI AUSPICA CHE LO SPIRITO DI QUESTO TEATRO SIA QUELLO DI OSPITARE QUALSIASI FORMA D’ARTE: ARCHITETTURA, DESIGN, DANZA, PITTURA, SCULTURA. SECONDO LUI IL TEATRO NON DEVE ESSERE UN LUOGO DOVE RECITARE ESCLUSIVAMENTE PAROLE E TESTI, MA UN LUOGO CHE DÀ ESPRESSIONE A OGNI FORMA D'ARTE. LO INCONTRAI ALLA FINE DI OTTOBRE DELL'ANNO SCORSO, PRIMA DELLA SUA SCOMPARSA A DICEMBRE, E IN QUELL'OCCASIONE MI DISSE DI ESSERE MOLTO CONTENTO CHE LA MIA PIÈCE POTESSE ESSERE RAPPRESENTATA QUI, AL PICCOLO TEATRO.

 

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