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Italia 2001, cosa significa la parola "famiglia"?

 

Marzio Barbagli e Chiara Saraceno
rispondono alle domande dei nostri utenti.



Ringraziamo tutti coloro che hanno inviato le loro domande.
Le domande degli utenti:
1 Prima domanda di "Rai Educational":

Negli ultimi cinquant'anni l'istituzione familiare, in Italia come negli altri paesi dell'Occidente, ha subito un vero e proprio terremoto. Urbanizzazione, emancipazione femminile, aumento della vita media, riforma del diritto di famiglia, introduzione del divorzio, sono alcune delle ragioni di questo cambiamento. Ma il cambiamento non sembra destinato ad arrestarsi: l'unificazione europea e l'immigrazione portano altre novità. Quale realtà definisce allora, oggi, in Italia, la parola "famiglia"?

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2 Domanda di Marcella Sartori:

Edward Banfield nel 1958 coniava l'espressione "familismo amorale", parlando del nostro Sud. L'espressione ha ancora un senso? E il "familismo amorale" oggi non contagia piuttosto il Settentrione?

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3 Domanda di Dora Operti:

Cito un'affermazione di Chiara Zamboni: "Oggi la figura dei padri non ha più il ruolo di un tempo. La società di massa ha cancellato il senso alto di sé che avevano nella vita pubblica e nella politica. Ripensare l'opera delle madri è l'unica fonte possibile di civiltà, in una società che i padri non sanno più orientare". Siete d'accordo?

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4 Domanda di Giulia Mengaldo:

L'articolo 37 della Costituzione attribuisce alla donna un'"essenziale funzione familiare". Una dicitura analoga, riferita a un uomo, risulterebbe comica. Di fronte a una formale parità di diritti si nasconde ancora una fissità dell'immaginario collettivo nel pensare l'identità maschile e femminile?

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5 Domanda di Alfredo Boccitto:

Secondo l'Istat in Italia quattro milioni e mezzo di famiglie, oggi, sono composte da una sola persona. "Single" che, stando alle inchieste, per due terzi non vivono la solitudine domestica come una condanna, ma come una normale condizione di vita. In loro preverrebbe il desiderio di libertà individuale sul senso di appartenenza. La "singleness", così intesa, vi sembra un valore o un disvalore? E quali speranze hanno i "single" di vedersi riconosciuti diritti come quello all'adozione, alla procreazione assistita o all'assegnazione di case popolari?

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6 Domanda di Giorgia Coderoni e Mirko Stellai:

Entrambi gli utenti affrontano il tema delle coppie di fatto. Ricordano che persino l'organizzazione politica dei cattolici europei, il Partito popolare europeo, si è di recente aperta al loro riconoscimento. E chiedono: la libera convivenza sarà il fondamento delle famiglie del futuro? Questo indebolirà o rafforzerà la famiglia? E quali scenari giuridici ipotizzate?

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7 Domanda di Giulia Pegaso:

Negli anni Novanta si è celebrata la famiglia-tribù come nuova frontiera della civilizzazione. Famiglie formate da genitori divorziati e nuovi partner, da figli di diversi matrimoni, senza gelosie, in serena coabitazione. Davvero quest'orizzonte è così rosa?

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8 Domanda di Chiara Comboni:

Il termine "famiglia" nel nostro paese si connota automaticamente di valenze cattoliche. C'è spazio in Italia per una concezione diversa, davvero laica? Siamo maturi, per esempio, per riconoscere famiglie costituite da coppie omosessuali?

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9 Domanda di Furio Savoia:

Prevale ancora, da noi, il cosiddetto modello di "famiglia mediterranea"? Oppure l'unificazione europea sta avvicinando paesi cattolici e paesi protestanti? Oltreché sul piano dei diritti, ci sta avvicinando anche sul piano della cultura familiare, per esempio sul piano dell'educazione dei figli?

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10 Domanda di Giacomo Zoffranieri:

Le associazioni che rappresentano le comunità islamiche nel nostro paese stanno trattando un "concordato" con lo Stato italiano. Quali sono, se vi sono, i maggiori conflitti tra norme islamiche e il diritto di famiglia italiano? Quali sono le coincidenze? E, in mancanza di un accordo, come si comporta attualmente il nostro Stato rispetto a pratiche come la poligamia?

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11 Domanda di Livia Sanmichele:

In Italia vivono con regolare permesso di soggiorno circa un milione e quattrocentomila immigrati. Solo una quota molto ridotta ha ottenuto il permesso per "ricongiungimento familiare". Gli immigrati per lo più vivono esuli da famiglie lontane, a volte lontanissime, alle quali inviano rimesse di denaro. Questa realtà modifica, o no, l'immaginario che sedimentiamo intorno alla parola "famiglia"?

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