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Prima
domanda di "Rai Educational":
Il Bene e il Male non abitano
più nella letteratura del Duemila? Non ci sono
più Lady Macbeth, Raskolnikov, principi Myskin? E
davvero gli scrittori hanno rinunciato a
esercitare un ascendente etico?
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Domanda
di Giovanna Omodeo:
Quali sono attualmente le
culture letterarie che testimoniano di aver meglio
ereditato il tema del "delitto e
castigo"? Qual è il terreno politico e
culturale in cui esso meglio fiorisce?
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Domanda
di Raffaele Addario:
Il Novecento è stato un
secolo, breve o lungo che sia, che in campo etico
ha "banalizzato il Male" e ha inventato
inedite atrocità: la Shoah in primis. È stato il
secolo, anche, in cui degli uomini hanno inventato
armi di potenza sovrumana, capaci di regalare al
pianeta l'Apocalisse. Questo salto etico è stato
assimilato in chiave narrativa? (Rivolta a
Francesca Sanvitale che ha scritto diverse pagine
su David Grossman e sul problema di raccontare la
Shoah).
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Domanda
di Enrica Gusberti:
Il Novecento è stato anche,
in senso scientifico e filosofico, il secolo del
relativismo. Oggi, multiculturalismo e
globalizzazione ripropongono lo stesso relativismo
in un'ottica nuova: l'Occidente non è più
convinto di detenere la Verità. È possibile
coniugare relativismo e "valori forti"?
Parole come "giustizia", "valori
morali", "Bene", mantengono, anche
in letteratura, qualche senso?
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Domanda
di Guido Perazzi: (a
Francesca Sanvitale)
Il Male in chiave junghiana
è qualcosa che rimuoviamo perché lo giudichiamo,
coi nostri canoni, negativo e inferiore. Eppure il
Male non è mai separato dal Bene, e se lo
conosciamo possiamo integrarlo. La cultura
psicoanalitica può avere ricadute in chiave,
anziché individuale, civile. Può insegnarci a
vincere l'intolleranza e a dialogare, può aiutare
la democrazia?
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| 6 |
Domanda
di Antonio Iovane:
Quanto è attuale, ancora,
l'assunto di Sartre, secondo il quale allo
scrittore spetta il compito di raccontare la
propria visione del mondo, dopodiché spetta al
lettore assumersi le proprie responsabilità?
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Domanda
di Bruna Mecucci:
Il conflitto tra Bene e Male
resta ben visibile in certi generi letterari, il
giallo come la spy story. Il Buono e il Cattivo,
poi, sono antagonisti in molti filoni
cinematografici, western, thriller, film di
guerra. E combattono tra loro ogni sera, nei
thriller che vediamo in televisione. L'etica, qui,
è insomma diventata un 'genere'. È cosa buona?
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Domanda
di Andrea Rossi:
Attualmente ci sono scrittori
come Salman Rushdie o Talima Nasrin che agli occhi
di alcuni governi o comunità religiose incarnano
il Male in senso assoluto, al punto da essere
oggetto della fatwa, un equivalente violento della
messa all'Indice e della scomunica. Bisogna dir
grazie all'integralismo, se ridà corpo, efficacia
morale alla letteratura?
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Domanda
di Massimo Guidi:
La nostra narrativa della
seconda metà del Novecento ha collocato in una
posizione da outsider, ben visibile ma eccentrico,
Pier Paolo Pasolini. È perché la sua è una
scrittura morale, addirittura moralista? Per la
civiltà letteraria italiana di quegli anni era
indigeribile?" Rivolgo la domanda anzitutto a
lei, professor Ferroni, che ha dedicato a Pasolini
uno dei saggi della sua ultima raccolta, uscita
per Donzelli.
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Domanda
di Sabrina Cacciatore:
Bio-etica ed etica ambientale
cono i temi in agenda oggi. La letteratura sa
raccontarli? E gli scrittori sanno farsi un po'
scienziati? Sanno capirli?
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Domanda
di Matteo Ruggiano:
Per distinguere il Bene e il
Male bisogna dare un giudizio. Gli scrittori di
oggi mancano del coraggio, o magari dell'
ipocrisia, necessari a giudicare?
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