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Letteratura del 2000, il Bene e il Male abitano ancora qui?

 

Giulio Ferroni e Francesca Sanvitale
rispondono alle domande dei nostri utenti.



Ringraziamo tutti coloro che hanno inviato le loro domande e l'Enciclopedia Treccani che ci ha concesso l'uso dei suoi locali per le riprese.

Presentiamo inoltre La cattiva coscienza dell'Europa, un'intervista inedita dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche con Emmanuel Lévinas

Le domande degli utenti:
1 Prima domanda di "Rai Educational":

Il Bene e il Male non abitano più nella letteratura del Duemila? Non ci sono più Lady Macbeth, Raskolnikov, principi Myskin? E davvero gli scrittori hanno rinunciato a esercitare un ascendente etico?

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2 Domanda di Giovanna Omodeo:

Quali sono attualmente le culture letterarie che testimoniano di aver meglio ereditato il tema del "delitto e castigo"? Qual è il terreno politico e culturale in cui esso meglio fiorisce?

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3 Domanda di Raffaele Addario:

Il Novecento è stato un secolo, breve o lungo che sia, che in campo etico ha "banalizzato il Male" e ha inventato inedite atrocità: la Shoah in primis. È stato il secolo, anche, in cui degli uomini hanno inventato armi di potenza sovrumana, capaci di regalare al pianeta l'Apocalisse. Questo salto etico è stato assimilato in chiave narrativa? (Rivolta a Francesca Sanvitale che ha scritto diverse pagine su David Grossman e sul problema di raccontare la Shoah).

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4 Domanda di Enrica Gusberti:

Il Novecento è stato anche, in senso scientifico e filosofico, il secolo del relativismo. Oggi, multiculturalismo e globalizzazione ripropongono lo stesso relativismo in un'ottica nuova: l'Occidente non è più convinto di detenere la Verità. È possibile coniugare relativismo e "valori forti"? Parole come "giustizia", "valori morali", "Bene", mantengono, anche in letteratura, qualche senso?

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5 Domanda di Guido Perazzi: (a Francesca Sanvitale)

Il Male in chiave junghiana è qualcosa che rimuoviamo perché lo giudichiamo, coi nostri canoni, negativo e inferiore. Eppure il Male non è mai separato dal Bene, e se lo conosciamo possiamo integrarlo. La cultura psicoanalitica può avere ricadute in chiave, anziché individuale, civile. Può insegnarci a vincere l'intolleranza e a dialogare, può aiutare la democrazia?

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6 Domanda di Antonio Iovane:

Quanto è attuale, ancora, l'assunto di Sartre, secondo il quale allo scrittore spetta il compito di raccontare la propria visione del mondo, dopodiché spetta al lettore assumersi le proprie responsabilità?

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7 Domanda di Bruna Mecucci:

Il conflitto tra Bene e Male resta ben visibile in certi generi letterari, il giallo come la spy story. Il Buono e il Cattivo, poi, sono antagonisti in molti filoni cinematografici, western, thriller, film di guerra. E combattono tra loro ogni sera, nei thriller che vediamo in televisione. L'etica, qui, è insomma diventata un 'genere'. È cosa buona?

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8 Domanda di Andrea Rossi:

Attualmente ci sono scrittori come Salman Rushdie o Talima Nasrin che agli occhi di alcuni governi o comunità religiose incarnano il Male in senso assoluto, al punto da essere oggetto della fatwa, un equivalente violento della messa all'Indice e della scomunica. Bisogna dir grazie all'integralismo, se ridà corpo, efficacia morale alla letteratura?

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9 Domanda di Massimo Guidi:

La nostra narrativa della seconda metà del Novecento ha collocato in una posizione da outsider, ben visibile ma eccentrico, Pier Paolo Pasolini. È perché la sua è una scrittura morale, addirittura moralista? Per la civiltà letteraria italiana di quegli anni era indigeribile?" Rivolgo la domanda anzitutto a lei, professor Ferroni, che ha dedicato a Pasolini uno dei saggi della sua ultima raccolta, uscita per Donzelli.

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10 Domanda di Sabrina Cacciatore:

Bio-etica ed etica ambientale cono i temi in agenda oggi. La letteratura sa raccontarli? E gli scrittori sanno farsi un po' scienziati? Sanno capirli?

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11 Domanda di Matteo Ruggiano:

Per distinguere il Bene e il Male bisogna dare un giudizio. Gli scrittori di oggi mancano del coraggio, o magari dell' ipocrisia, necessari a giudicare?

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