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Dire "Patria", oggi, per noi ha un senso?

 

Ernesto Galli della Loggia e Aldo Schiavone
rispondono alle domande dei nostri utenti.



Ringraziamo tutti coloro che hanno inviato le loro domande.
Le domande degli utenti:
1 Prima domanda di "Rai Educational":

La parola "patria" , come altre - "nazione", "identità nazionale" - è tornata in auge in Italia negli ultimi anni e, in particolare, negli ultimi mesi. Complici, una serie di circostanze politiche e, insieme, una serie di riletture storiografiche. Noi, oggi, vogliamo capire cosa significhi la parola "patria" per un italiano del 2001. E cosa abbia significato di volta in volta nelle epoche precedenti. Di necessità, partiamo dalla "querelle" storico-politica nata intorno al discorso pronunciato dal presidente della Repubblica in visita a Cefalonia, sui luoghi del massacro di soldati italiani effettuato dai tedeschi all'indomani dell'8 settembre del '43. "Querelle" della quale lei, professor Galli della Loggia, è stato protagonista. E rispetto alla quale, lei, prof. Schiavone, credo abbia una posizione assai diversa. Volete riassumerci i vostri punti di vista?

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2 Domanda di Iris Levi:

Di "patria" per secoli, prima del Risorgimento, parlavano solo artisti e intellettuali , da Dante in poi. È stato quindi, a lungo, come sostengono alcuni storici, un concetto elitario? O, come sostengono altri storici, la lingua, l'italiano, cementava dal Medio Evo una comunità più ampia?

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3 Domanda di Valerio Biagi:

Cosa significava "patria" per i parlamentari che il 17 marzo del 1861 ratificarono la nascita del nuovo Regno?

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4 Domanda di Alessio Iovani:

Cosa significava, all'indomani dell'unificazione, la parola "patria" per le masse del Meridione?

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5 Domanda di Graziella Morese:

Cosa ha significato, nei primi decenni, per i cattolici?

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6 Domanda di Amedeo Laudadio:

Con il fascismo essere "patrioti" diventò un'imposizione. Con quali conseguenze per il significato e la fortuna dell'idea?


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7 Domanda di Ludovico Bertolone:

I partigiani si definivano "patrioti". Patrioti che lottavano per la liberazione dell'Italia e, insieme, per diversi progetti politici: per un'Italia socialista, o cattolico-democratica, o di "giustizia e libertà". Ragioni in qualche modo analoghe a quelle dei mazziniani, i cavouriani, i garibaldini di un secolo prima? Oppure la Resistenza ha visto mutare a fondo il concetto di "patria"?

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8 Domanda di Martina Piasapia:

Cinquant'anni di pace hanno reso inutile la parola? "Patria" è una parola che vive di assedio o di privazione? È viva solo in guerra, quando i confini sono minacciati, è viva solo quando va riconquistata, è viva solo nella nostalgia dell'emigrante? Oppure , senza esserne consapevoli , viviamo un patriottismo fatto d'altro: Nazionale di calcio, Miss Italia, festival di Sanremo? Un patriottismo,diciamo così, televisivo?

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9 Domanda di Serafino Rodari:

Negli inni nazionali corrono parole come "figli", "fratelli", gli "enfants de la Patrie" come i "fratelli d'Italia". Oggi questa concezione del Paese e dello Stato come "famiglia" ci convince?

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10 Domanda di Lucrezia Petrongari:

La parola "patria" è maschile. Esclude le donne. Perché, come proponeva di recente Luigi Pintor, non chiamarla "matria"?

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Domanda di Mariella Cherubini:

Ma cosa vuol dire "patria" oggi, tra Europa Unita e istituzioni planetarie? Non c'è il rischio che il concetto si colori diversamente, che - come avviene nei Balcani - si trascini dietro la parola "etnìa"?

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