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La nuova ubiquità

Domanda 2



Simone Guidi:
In realtà il Novecento è stato un susseguirsi di invenzioni, cambiamenti e crescita dei sistemi di comunicazione di massa, dalla radio alla televisione a Internet. Già la radio ci regalava un’ubiquità parziale: la possibilità, cioè, di stare nello stesso momento comodamente a casa propria e, via etere, nel luogo in cui, poniamo, veniva eseguito un concerto. Davvero, allora, il Duemila ci regala, nel bene o nel male, qualcosa del tutto nuovo?

 

DE MASI Sul piano dell’ubiquità sì, la novità è grossa. Immaginiamo cosa intendevamo per "comunicazione telefonica" fino a qualche anno fa, in assenza dei cellulari. Se chiamavo una persona a casa sua, perché solo questo era il modo di telefonare, allo squillo del telefono sapevo che, se mi rispondeva, era lì, a casa sua. Oggi non solo chi riceve una telefonata può dire a chi lo chiama "Dove ti trovi?", ma anche chi telefona può dire a chi risponde "Dove ti trovi?". Capita spesso che la persona che ci chiama e che noi ci aspettiamo sia a Roma, ci dica, magari, "Sono a New York". Questo sì, dà una completa sensazione di ubiquità. Sul piano auditivo ormai siamo ubiqui.
Ieri ho telefonato a un mio collega ed era nel deserto del Sahara, mentre io ero convinto che, invece, fosse nel quartiere Prati dove abita normalmente. Un’ubiquità auditiva che poi, in parte, con Internet diventa ubiquità visiva: possiamo ascoltare da qualunque punto qualunque persona che si trova in qualsiasi altro punto e possiamo vedere da qualunque punto persone che si trovano in qualsiasi altro punto del pianeta. E questo non era mai avvenuto.
Era avvenuto, sì, nella mitologia: gli dei dell’Olimpo potevano fare tutto questo. In parte era avvenuto anche nella geografia della santità cristiana e cattolica: ci sono santi bilocabili, San Giovanni Bosco, Sant’Antonio nella loro vita hanno dato luogo a delle bilocazioni, stando contemporaneamente in due punti. Ma oggi lo possiamo fare tutti, senza essere dei santi.

ANTINUCCI Sono d’accordo con tutto quanto hai detto. Posso aggiungere che c’è una prospettiva ancora più interessante che riguarda la presenza non solo passiva, sia visiva che auditiva. Quella auditiva già l’abbiamo, quella visiva è lì per arrivare: non appena si allargherà la banda delle comunicazioni non sarà un problema trasmettere e ricevere immagini. Ma c’è un ulteriore prospettiva: l’ubiquità dell’azione.
Queste tecnologie possono sostenere, per ora solo su scala locale, il fatto che io agisca a distanza e agisca su tutti i fronti. E questo è, probabilmente, un cambiamento che, una volta avvenuto, sarà molto incisivo...

DE MASI Posso accendere, per esempio, la caldaia per il riscaldamento di casa stando a centinaia di chilometri di distanza...

ANTINUCCI Sarà possibile, probabilmente, lavorare nel senso letterale: non solo nell’accezione metaforica del telelavoro, ma nell’accezione concreta, fisica del lavoro.

DE MASI E’ chiaro che la nuova frontiera sarà probabilmente l’ubiquità dei corpi nella loro interezza. Se ci immaginassimo di vivere in altre epoche, per esempio nel Cinquecento, e immaginassimo per noi un futuro, credo che non riusciremmo a immaginare cose strabilianti come il telefono o la radio. E allora, in vista del 2500, dovremmo fare l’esercizio di chiederci: "Cosa avverrà di altrettanto strabiliante"?
Se ci si pensa, i due campi in cui probabilmente avremo grandissime sorprese saranno, appunto, la trasportabilità, quasi l’ubiquità dei corpi, e la longevità.


 
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