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La nuova ubiquità

Domanda 5



Da Elisabetta Treves per De Masi:
Per ora l’ubiquità in senso stretto è legata soprattutto al telelavoro. E questo, più che una risorsa, spesso si tramuta in una schiavitù. Saltato il muro della fabbrica o dell’ufficio, saltano anche le norme di semplice cortesia. Si lavora non quando e dove si vuole, ma quando e dove vuole qualcun altro, insomma il padrone. Allora dobbiamo salutare il telelavoro come una benedizione?

De Masi: I pericoli che vengono denunciati esistono. Il problema è ogni volta capire come si usa e perché si usa una novità. La luce elettrica può essere utilizzata per illuminare una sala operatoria dove si salvano vite umane e può essere utilizzata per una sedia elettrica dove una vita umana viene stroncata. Esistono, quindi, dei pericoli intrinseci anche nel telelavoro.
Sono un grande fautore del telelavoro ma credo che esso possa dare frutti solo se ben gestito. Intanto, che sia utilizzato nei casi in cui è giusto farlo. Un giornalista può fare un’intervista telefonica in modo ottimale. Un professore universitario, per molte sue cose, può interagire tramite telelavoro in modo ottimale. Ma, per esempio, non è ottimale trasferire in telelavoro un call center, non è ottimale trasferire in telelavoro un servizio telefonico come il “12”.
Il telelavoro consente al lavoratore di lavorare secondo i suoi ritmi . Se debbo dare un articolo entro dopodomani sera, o debbo consegnare una pratica complicata entro tre giorni, starà a me stabilire se fare questo lavoro all’alba o di notte, in quali ore del giorno e con quali pause, perché io sono colui che regola il processo e il datore di lavoro deve limitarsi a controllare il risultato.
Se invece il telelavoro viene usato come un coltello preso dalla parte del manico, significa che il padrone mi può inseguire ovunque. Cosa che, peraltro, avviene già per telefono. Ci sono molti capi ufficio che hanno il vezzo di telefonare alle loro segretarie anche a casa.
Io non ho il numero di telefono della mia segretaria - né del telefonino, né di casa - perché potrebbe diventare una tentazione: quella di prevaricare il tempo libero dei dipendenti.
Quello che però va detto è che queste tecnologie, e queste modalità, non riguardano solo il lavoro. Noi, quando pensiamo alla vita umana, di solito pensiamo immediatamente al lavoro. Ma il lavoro è un settimo della vita. E forse è perfino la cosa meno importante, se non coincide con il gioco e con lo studio, cioè se non si trasforma in quello che io chiamo ozio creativo. Quindi queste tecnologie valgono per tutto: studio, lavoro e tempo libero.


 
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