I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 
IndietroAvanti

La nuova ubiquità

Domanda 11



Da Emiliano e Giulia Ranieri per entrambi:
Le nuove generazioni di telefonia mobile, a partire dal cosiddetto Umts, consentiranno al singolo individuo un accesso ubiquitario alla Rete. Basterà un cellulare per navigare, inviare e ricevere e-mail. L’Europa è indietro rispetto agli Stati Uniti nell’utilizzo di Internet. Ma è avanti quanto a diffusione dei cellulari. Se il cellulare diventerà lo strumento di accesso privilegiato alla Rete, il gap tra l’Europa e gli Stati Uniti potrebbe rovesciarsi? E il futuro ci richiederà ulteriori adattamenti cognitivi e psicologici?

Antinucci: In questa domanda c’è una parte di verità, così come una parte cui fare attenzione. La tecnologia di per sé è semplicemente il supporto, il sostegno di qualcosa. Non comporta necessariamente l’utilizzo efficace della stessa tecnologia.
È come il caso cui accennavi prima, quando dicevi “con le macchine singole è automatico, io faccio un’azione e la macchina risponde, con queste macchine è più difficile, perché devo imparare a lavorarci, a chiedere”.

Di per sé la diffusione della telefonia cellulare non ha nulla a che vedere con Internet, perché la telefonia cellulare è l’espansione di uno strumento di comunicazione che è il telefono, anche con cambiamenti, certo. Ma si tratta comunque di comunicazione dialogica in tempo reale, senza elaborazione di informazione. La convergenza tra le due cose però è molto interessante. Coprirà o no il gap con l’America? Non dipende tanto dal fatto che noi abbiamo già i telefonini cellulari e lì non ci sono, o dal fatto che lì hanno più computer, dipende da quanto la voglia, la volontà o l’esigenza di lavorare con gli strumenti tipici del computer e di Internet è stata diffusa. Questo è il punto. Se io ho una base sostanziale – vuoi che la crei la scuola, vuoi che la creino i luoghi di lavoro, gli uffici ecc… - l’utilizzo di una tecnologia più potente, come quella dell’Umts, provocherà un boom: perché in quel caso allargherò il supporto di una domanda già pronta. Altrimenti no: vedremo solo un telefonino futuro usato sostanzialmente come telefonino, con qualche abbellimento visivo. Questo non dipende tanto, ormai, dalla tecnologia, ma dalla preparazione umana che c’è sotto.

De Masi: Recentemente mi è capitato di fare un dibattito con Negroponte. E lui mi diceva: “Beati voi che in Italia avete dei cellulari così diffusi capillarmente rispetto agli USA. Avete una banda con cui potete dialogare in tutta l’Europa, noi no.”. Lui paventava questo, perché riteneva che tutto sommato noi abbiamo, sì, un po’ di ritardo su Internet, ma che la cultura media, di base, di un italiano non è assolutamente inferiore a quella di un americano. Allora, non avendo una cultura inferiore e avendo le tecnologie, l’opportunità reale di un sorpasso ce l’avremmo. perché queste tecnologie che cambiano in modo così pervasivo e rapido, consentono ogni tanto a un paese che sta dietro di passare avanti. Se io oggi compro un computer, non compro quello di dieci anni fa, compro l’ultimo grido, e dunque , benché sia stato il più ritardatario nell’acquistarlo, mi trovo a essere all’avanguardia. Il fatto dell’adattamento psicologico-cognitivo, invece, quello sì è richiesto, eccome! L’essere umano sperimenta una continua trasformazione delle proprie capacità cognitive, in relazione a quello che gli muta intorno, a quello che lui stesso ha fatto mutare. L’essere umano, per esempio, ha dovuto rivedere nel corso dei secoli tutte le sue categorie di velocità. Rubo un esempio a Simone Weil: se tra duemila anni un archeologo trova un martello, capisce che questo martello è un arnese elementare, però che ha una sua bellezza e una sua armonia, che il rapporto tra la testa e il manico è ben calibrato; quindi capisce anche che chi lo aveva inventato lo aveva inventato per se stesso, sapendo che l’avrebbe usato lui; se, invece, lo stesso archeologo trova un martello pneumatico e vede che usarlo richiede uno sforzo enorme, s’accorge prima di tutto che si tratta di uno strumento più potente di un martello elementare, però più univoco, specializzato: non posso farci l’infinita varietà di cose che posso fare col martello semplice; e l’archeologo inoltre capisce che non l’avrebbe usato chi lo ha inventato, ma un operaio. Questi strumenti hanno altre loro caratteristiche: richiedono un adattamento cognitivo. E questo sarà richiesto sempre, perché l’uomo fin quando vive è in mutamento, indotto da sé stesso e da quelli che lo circondano. Dice Eraclito: “È nel mutamento che le cose si riposano”.

Antinucci: Sono d’accordo. Forse l’unica differenza è nella stima di questo pre-adattamento. Non c’è dubbio che poter andare su Internet o comunicare su larga banda diano una possibilità formidabile. Si capisce anche che una persona come Negroponte dica “beati voi che ce l’avete”: anche se l’America, quando interviene in questi campi, è molto rapida, da osservatore locale, americano, non tiene presente il fatto che negli Usa c’è, già fatto, un lavoro capillare di base, fatto colla tecnologia standard. Un lavoro che ha creato un pre-adattamento. Se vai nelle scuole elementari, vedi centinaia di studenti che usano abitualmente il computer, e non solo Internet, per qualsiasi compito. In Italia manca forse – io penso da pessimista, tu da ottimista – la possibilità di sfruttare a pieno un grande salto.

De Masi: Forse l’America è più furba di noi nell’usare questa tecnologia per la produzione di ricchezza e di potere. Ed è probabile che noi, apparentemente indietro, forse siamo più disposti a usarla per il tempo libero, il gioco, lo studio e la convivialità. Quindi, anche in questo caso, forse vale la pena di restare in Italia.


 
domanda precedente

alto

 

torna all'elenco delle domande