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Italia 2000,
quale dialogo tra laici e cattolici?

 

Domanda 1



Rai Educational: La necessità di un dialogo tra laici e cattolici è, dal Risorgimento in poi, nel DNA del nostro Paese. A rimetterla in agenda, oggi, sono fenomeni diversi: le nuove frontiere della scienza e il bisogno di una morale nuova, la bioetica, il cosiddetto crollo delle ideologie, ma anche il modo inedito in cui Giovanni Paolo II ha interpretato il suo pontificato. Quali sono per voi le priorità sul tappeto? Lo chiedo anzitutto a lei, professor Scoppola.

Scoppola: La necessità del dialogo è nel DNA del nostro Paese. È anche - ahimé! - il dato di un contrasto e spesso di un conflitto. E quindi la prima priorità - mi si perdoni la forma - è quella di uscire dal pregiudizio che il rapporto laici/cattolici sia in qualche modo condizionato da un'incomprensione, da un abisso, da una distanza incolmabile. La condizione prima è quella di sentirsi non divisi, ma partecipi di qualcosa che ci accomuna, che è il problema della ricerca, il problema di una verità che trascende sempre l'uomo. Non si può immaginare il rapporto credente/non credente come separato da un abisso. Dalla parte laica io vorrei che si uscisse da una certa mentalità, che è stata ed è presente in settori della cultura laica - non dico tutta -, quella di considerare cioè il credente come una sorta di residuato, una fase ormai superata dell'evoluzione antropologica dell'umanità, dello sviluppo dell'uomo, sicché il futuro sia destinato a una situazione di non credenza generalizzata. Non è così. La religione è scritta, il fenomeno religioso è scritto nel profondo dell'animo umano. Si può rispondere in modi diversi, ma insomma credenti e non credenti sono accomunati dal senso del mistero dell'uomo, di qualcosa che sovrasta le nostre possibilità di conoscenza, le nostre possibilità di azione. Ecco, ritrovare questo tessuto umano comune, questo umanesimo aperto, mi sembra che sia la prima condizione. Poi viene un'analisi, che adesso sarebbe lungo compiere, dei punti in cui siamo già d'accordo, soprattutto quando sono letti nel quadro di una certa tradizione culturale. E lo si vede anche sul piano politico. Tutti i temi che toccano la socialità, i temi che toccano il valore della persona, i temi che toccano l'ambientalismo. Ormai, infatti, la solidarietà fra gli uomini non ha più una dimensione puramente nazionale, il problema di rapporto fra classi, non ha più una dimensione orizzontale, planetaria, Sud e Nord del mondo, i rapporti con i paesi del sottosviluppo, ma ha una dimensione verticale, proiettata verso il futuro: la solidarietà verso le generazioni che verranno. Questa è una cosa che credenti e non credenti, laici e cattolici, sentono profondamente e sulla quale possono lavorare insieme. Sono i temi della bioetica. Ecco, una parola sola, perché sono temi immensi: io credo che la Chiesa abbia il diritto/dovere, dal suo punto di vista, di richiamare con forza l'attenzione su questi temi e che naturalmente non possa che proporre il suo punto di vista, la sua interpretazione dell'etica. Vorrei che questo richiamo, da parte della Chiesa, avvenisse più nel senso di sottolineare, come dicevo, appunto il limite della scienza, insomma l'esistenza di alcuni limiti, di fronte ai quali la scienza si deve fermare, piuttosto che nel senso di proposizioni, di interpretazioni definite, che la pongono quasi in antitesi alla scienza degli scienziati, nel definire, per esempio, qual è il momento in cui ha inizio la vita umana. Perché tutto questo dà un'immagine di una Chiesa che invade un campo che non è il suo. La Chiesa non è depositaria di verità scientifiche, ma è depositaria ed è portatrice di un annuncio sulla dignità dell'uomo, sul suo destino. Ed è questa la forza del suo messaggio. E credo che, se l'accento si sposta su questi temi, allora anche il confronto laici/cattolici può essere diverso. Anche su questi temi è possibile uscire, per esempio, dai rispettivi integralismi.
Riflettendo su un dato: il rapporto scienza/potere è radicalmente cambiato. Se noi immaginiamo che cosa fosse il rapporto scienza/potere ai tempi di Galileo, un Galileo debole, spaventato, di fronte a un potere - quello dell'Inquisizione, il potere di una Chiesa che esercitava il controllo sulle idee, che poteva sottoporlo a tortura e condannarlo a morte –vediamo come oggi, invece, la scienza abbia un potere sconfinato. La scienza è molto più potente rispetto al potere politico, perché fa appello all'opinione pubblica, attraverso i mass media. E dai mass media i politici sono condizionati. Devono tenere conto, ai fini del consenso, di quello che i mass media propongono. Ecco, di fronte a questo dato, il fatto che esista una voce come quella della Chiesa, che dice: "Signori, la scienza ha dei limiti. Ci sono dei valori umani che non possono essere messi a repentaglio, in nome della libertà incondizionata della scienza", a me sembra un fatto positivo, importante. Su cui queste culture possono in qualche modo incontrarsi e possono dialogare anche con gusto, forse.


RAI EDUCATIONAL: Lei, professor Asor Rosa, è d'accordo?

Asor Rosa: Io condivido molte delle cose dette da Pietro Scoppola. Con queste specificazioni: a me pare che la contrapposizione, la distinzione, l'antagonismo, e persino anche il confronto inteso in senso tradizionale fra laici e cattolici, e, se vogliamo, in forma anche più peculiare, fra intellettuali laici e intellettuali cattolici, ha senza dubbio una radice particolare nella storia di questo paese. La si può ritrovare in certi accadimenti propri della nostra storia risorgimentale, quando la distinzione fra le due posizioni ha avuto un fondamento reale. Credo che oggi questa distinzione e le due categorie che la giustificano siano, però, sostanzialmente superate. Ho conosciuto e conosco intellettuali cattolici orientati in modo diverso dal punto di vista politico, dal punto di vista dell'impegno civile, direi persino dal punto di vista ideologico. E altrettanto si potrebbe dire degli intellettuali laici, dove le differenze sono, secondo me, aumentate nel tempo. Forse, anzi senza dubbio, persiste, piuttosto una distinzione fra credenti e non credenti, fra chi ha la fede e chi non ha la fede, ma questa distinzione non coincide con la distinzione tra laici e cattolici, o, per lo meno, non coincide nel senso più stretto. In conclusione, penso che la nozione di laico, oggi, possa allargarsi al di là dei suoi confini tradizionali. Intendo per laico chiunque abbia una visione razionale, ispirata a principi di comune solidarietà, al riconoscimento di certe fondamentali categorie delle nostre istituzioni politiche democratiche. Ci sono dei cattolici che sono perfettamente laici, mentre ci sono dei laici che…

Scoppola: Che sono cattolici, no? ...

Asor Rosa: ... che a volte non sono cattolici, ma che possono, diciamo, avere un loro integralismo che coincide con l'integralismo di certi cattolici. Certo è un dato di fatto che a rendere più difficile l'intreccio di un dialogo più profondo e più costruttivo, come è possibile e come è auspicabile, penso che sia intervenuto, nell'ultimo quindicennio, il messaggio di una parte preponderante della chiesa di Roma, forse del medesimo Papa. Certamente, di una parte rilevante della curia romana, che ha accentuato gli elementi integralistici presenti nella posizione cattolica. Quindi, ha ostruito un canale di comunicazione fra queste due tradizioni di pensiero e queste due esperienze politico-culturali e civili. Penso che il dialogo vada proseguito, aggirando ...

Scoppola: queste difficoltà….

Asor Rosa: Sì, nonostante queste difficoltà.

Scoppola: Ma, vedi, io penso che varrebbe la pena di approfondire un momento la riflessione sul ruolo di Papa Wojtyla, perché da un certo punto di vista quello di Giovanni Paolo II è un ruolo profetico. E' un uomo che domina la scena mondiale di fine millennio. Non c'è nessun'altra personalità, nessun'altra figura ...

Asor Rosa: Non c'è, oggi.

Scoppola: Che sia comparabile al prestigio di Giovanni Paolo II. Lui domina la scena mondiale con un annuncio e con un messaggio aperto a grandi valori umanistici, a grandi valori universali. Il rischio è che la risposta della Chiesa, e soprattutto di certi settori della gerarchia, sia quella - in qualche modo- di identificarsi e coprirsi con questo messaggio e con il suo prestigio. Per, appunto, assumere quelle posizioni che tu dicevi. Invece di interpretare questo prestigio e questo ruolo carismatico del Papa come invito alla responsabilità individuale, alla coscienza dei singoli e delle singole chiese locali. Insomma il rischio è che il carisma papale, che storicamente è ai livelli massimi, finisca col deprimere sul piano personale le singole coscienze religiose e le singole chiese locali. E questo è il contraccolpo negativo che va segnalato.

Asor Rosa: E' chiaro che si potrebbe aprire un dibattito di proporzioni gigantesche proprio sulla figura e la missione evangelica di Papa Wojtyla, ma mi rendo conto che forse allargheremmo troppo la discussione. Comunque, io sono d'accordo sul fatto che le conseguenze più negative sono in quell'uso strumentale di cui tu parlavi.


 
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