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Scoppola: La necessità
del dialogo è nel DNA del nostro Paese. È
anche - ahimé! - il dato di un contrasto e spesso
di un conflitto. E quindi la prima priorità - mi
si perdoni la forma - è quella di uscire dal pregiudizio
che il rapporto laici/cattolici sia in qualche modo condizionato
da un'incomprensione, da un abisso, da una distanza incolmabile.
La condizione prima è quella di sentirsi non divisi,
ma partecipi di qualcosa che ci accomuna, che è
il problema della ricerca, il problema di una verità
che trascende sempre l'uomo. Non si può immaginare
il rapporto credente/non credente come separato da un
abisso. Dalla parte laica io vorrei che si uscisse da
una certa mentalità, che è stata ed è
presente in settori della cultura laica - non dico tutta
-, quella di considerare cioè il credente come
una sorta di residuato, una fase ormai superata dell'evoluzione
antropologica dell'umanità, dello sviluppo dell'uomo,
sicché il futuro sia destinato a una situazione
di non credenza generalizzata. Non è così.
La religione è scritta, il fenomeno religioso è
scritto nel profondo dell'animo umano. Si può rispondere
in modi diversi, ma insomma credenti e non credenti sono
accomunati dal senso del mistero dell'uomo, di qualcosa
che sovrasta le nostre possibilità di conoscenza,
le nostre possibilità di azione. Ecco, ritrovare
questo tessuto umano comune, questo umanesimo aperto,
mi sembra che sia la prima condizione. Poi viene un'analisi,
che adesso sarebbe lungo compiere, dei punti in cui siamo
già d'accordo, soprattutto quando sono letti nel
quadro di una certa tradizione culturale. E lo si vede
anche sul piano politico. Tutti i temi che toccano la
socialità, i temi che toccano il valore della persona,
i temi che toccano l'ambientalismo. Ormai, infatti, la
solidarietà fra gli uomini non ha più una
dimensione puramente nazionale, il problema di rapporto
fra classi, non ha più una dimensione orizzontale,
planetaria, Sud e Nord del mondo, i rapporti con i paesi
del sottosviluppo, ma ha una dimensione verticale, proiettata
verso il futuro: la solidarietà verso le generazioni
che verranno. Questa è una cosa che credenti e
non credenti, laici e cattolici, sentono profondamente
e sulla quale possono lavorare insieme. Sono i temi della
bioetica. Ecco, una parola sola, perché sono temi
immensi: io credo che la Chiesa abbia il diritto/dovere,
dal suo punto di vista, di richiamare con forza l'attenzione
su questi temi e che naturalmente non possa che proporre
il suo punto di vista, la sua interpretazione dell'etica.
Vorrei che questo richiamo, da parte della Chiesa, avvenisse
più nel senso di sottolineare, come dicevo, appunto
il limite della scienza, insomma l'esistenza di alcuni
limiti, di fronte ai quali la scienza si deve fermare,
piuttosto che nel senso di proposizioni, di interpretazioni
definite, che la pongono quasi in antitesi alla scienza
degli scienziati, nel definire, per esempio, qual è
il momento in cui ha inizio la vita umana. Perché
tutto questo dà un'immagine di una Chiesa che invade
un campo che non è il suo. La Chiesa non è
depositaria di verità scientifiche, ma è
depositaria ed è portatrice di un annuncio sulla
dignità dell'uomo, sul suo destino. Ed è
questa la forza del suo messaggio. E credo che, se l'accento
si sposta su questi temi, allora anche il confronto laici/cattolici
può essere diverso. Anche su questi temi è
possibile uscire, per esempio, dai rispettivi integralismi.
Riflettendo su un dato: il rapporto scienza/potere è
radicalmente cambiato. Se noi immaginiamo che cosa fosse
il rapporto scienza/potere ai tempi di Galileo, un Galileo
debole, spaventato, di fronte a un potere - quello dell'Inquisizione,
il potere di una Chiesa che esercitava il controllo sulle
idee, che poteva sottoporlo a tortura e condannarlo a
morte –vediamo come oggi, invece, la scienza abbia un
potere sconfinato. La scienza è molto più
potente rispetto al potere politico, perché fa
appello all'opinione pubblica, attraverso i mass media.
E dai mass media i politici sono condizionati. Devono
tenere conto, ai fini del consenso, di quello che i mass
media propongono. Ecco, di fronte a questo dato, il fatto
che esista una voce come quella della Chiesa, che dice:
"Signori, la scienza ha dei limiti. Ci sono dei valori
umani che non possono essere messi a repentaglio, in nome
della libertà incondizionata della scienza",
a me sembra un fatto positivo, importante. Su cui queste
culture possono in qualche modo incontrarsi e possono
dialogare anche con gusto, forse.
RAI EDUCATIONAL: Lei, professor Asor Rosa, è
d'accordo?
Asor Rosa: Io condivido molte
delle cose dette da Pietro Scoppola. Con queste specificazioni:
a me pare che la contrapposizione, la distinzione, l'antagonismo,
e persino anche il confronto inteso in senso tradizionale
fra laici e cattolici, e, se vogliamo, in forma anche
più peculiare, fra intellettuali laici e intellettuali
cattolici, ha senza dubbio una radice particolare nella
storia di questo paese. La si può ritrovare in
certi accadimenti propri della nostra storia risorgimentale,
quando la distinzione fra le due posizioni ha avuto un
fondamento reale. Credo che oggi questa distinzione e
le due categorie che la giustificano siano, però,
sostanzialmente superate. Ho conosciuto e conosco intellettuali
cattolici orientati in modo diverso dal punto di vista
politico, dal punto di vista dell'impegno civile, direi
persino dal punto di vista ideologico. E altrettanto si
potrebbe dire degli intellettuali laici, dove le differenze
sono, secondo me, aumentate nel tempo. Forse, anzi senza
dubbio, persiste, piuttosto una distinzione fra credenti
e non credenti, fra chi ha la fede e chi non ha la fede,
ma questa distinzione non coincide con la distinzione
tra laici e cattolici, o, per lo meno, non coincide nel
senso più stretto. In conclusione, penso che la
nozione di laico, oggi, possa allargarsi al di là
dei suoi confini tradizionali. Intendo per laico chiunque
abbia una visione razionale, ispirata a principi di comune
solidarietà, al riconoscimento di certe fondamentali
categorie delle nostre istituzioni politiche democratiche.
Ci sono dei cattolici che sono perfettamente laici, mentre
ci sono dei laici che…
Scoppola: Che sono cattolici,
no? ...
Asor Rosa: ... che a volte non
sono cattolici, ma che possono, diciamo, avere un loro
integralismo che coincide con l'integralismo di certi
cattolici. Certo è un dato di fatto che a rendere
più difficile l'intreccio di un dialogo più
profondo e più costruttivo, come è possibile
e come è auspicabile, penso che sia intervenuto,
nell'ultimo quindicennio, il messaggio di una parte preponderante
della chiesa di Roma, forse del medesimo Papa. Certamente,
di una parte rilevante della curia romana, che ha accentuato
gli elementi integralistici presenti nella posizione cattolica.
Quindi, ha ostruito un canale di comunicazione fra queste
due tradizioni di pensiero e queste due esperienze politico-culturali
e civili. Penso che il dialogo vada proseguito, aggirando
...
Scoppola: queste difficoltà….
Asor Rosa: Sì, nonostante
queste difficoltà.
Scoppola: Ma, vedi, io penso
che varrebbe la pena di approfondire un momento la riflessione
sul ruolo di Papa Wojtyla, perché da un certo punto
di vista quello di Giovanni Paolo II è un ruolo
profetico. E' un uomo che domina la scena mondiale di
fine millennio. Non c'è nessun'altra personalità,
nessun'altra figura ...
Asor Rosa: Non c'è, oggi.
Scoppola: Che sia comparabile
al prestigio di Giovanni Paolo II. Lui domina la scena
mondiale con un annuncio e con un messaggio aperto a grandi
valori umanistici, a grandi valori universali. Il rischio
è che la risposta della Chiesa, e soprattutto di
certi settori della gerarchia, sia quella - in qualche
modo- di identificarsi e coprirsi con questo messaggio
e con il suo prestigio. Per, appunto, assumere quelle
posizioni che tu dicevi. Invece di interpretare questo
prestigio e questo ruolo carismatico del Papa come invito
alla responsabilità individuale, alla coscienza
dei singoli e delle singole chiese locali. Insomma il
rischio è che il carisma papale, che storicamente
è ai livelli massimi, finisca col deprimere sul
piano personale le singole coscienze religiose e le singole
chiese locali. E questo è il contraccolpo negativo
che va segnalato.
Asor Rosa: E' chiaro che si
potrebbe aprire un dibattito di proporzioni gigantesche
proprio sulla figura e la missione evangelica di Papa
Wojtyla, ma mi rendo conto che forse allargheremmo troppo
la discussione. Comunque, io sono d'accordo sul fatto
che le conseguenze più negative sono in quell'uso
strumentale di cui tu parlavi.
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