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Italia 2000,
quale dialogo tra laici e cattolici?

Domanda 7



Ora due domande, che arrivano dall'interno del mondo cattolico, la prima di Franco Barbero, delle Comunità Cristiane di base, a Pinerolo. Chiede: "Nell'anno del Giubileo giornali e televisioni straripano di cattolicesimo, ci piaccia o no. Ma come si spiega che, fatte rarissime eccezioni, gli intellettuali commentino i fatti religiosi che hanno una rilevanza dogmatica nei termini esatti del cattolicesimo della parrocchia più tradizionale? Come si spiega questa clericalizzazione del loro cervello? Hanno coscienza che il cattolicesimo si coniuga al plurale? Perché predicano solo la vulgata vincente?"

Scoppola: Qui si riferisce agli intellettuali laici, credo, soprattutto.

Asor Rosa: Franco Barbero ha ragione ...

Scoppola: Ha ragione.

Asor Rosa: Non è responsabilità degli intellettuali laici se per i canali televisivi, attraverso i giornali come attraverso la realizzazione stessa dell'avvenimento giubilare, passa una versione del cattolicesimo, che lui chiama "da parrocchia", più tradizionale. Ma secondo me, come dicevo in precedenza, è questa la versione attualmente dominante all'interno della Curia. Non è responsabilità degli intellettuali laici.

Scoppola: Alberto, posso dirti francamente la mia versione su questo? I laici, soprattutto la cultura laica in Italia, hanno una certa responsabilità: di privilegiare nel cattolicesimo le posizioni più retrive, perché sono quelle con cui si polemizza meglio. E' più facile prendersela con il cattolicesimo della parrocchia tradizionale, come la chiama Franco Barbero, che non prendersela con le posizioni più aperte e illuminate. Oggi, nelle comunità cristiane, cattoliche, parrocchiali, le idee di Barbero sono condivise. Il disagio di Barbero io lo incontro, quando vado girando a far conferenze o chiacchierate con dei giovani negli ambienti delle parrocchie italiane. Ma perché la cultura laica mette sempre l'accento sugli aspetti deteriori con i quali poi polemizza? Io, tu lo sai, ho studiato un po' la storia del modernismo italiano, e non dimentico che sono stati i grandi intellettuali laici di allora, Croce e Gentile, che hanno detto: "Il cattolicesimo è irriformabile. È meglio che resti sotto l'egida del controllo papale, sulle vecchie posizioni, perché qualunque tentativo di ammodernamento è incompatibile con la sua essenza". C'è questa tentazione nella cosiddetta cultura laica di guardare al peggio invece di valorizzare quello che può rendere possibile collaborare insieme e uscire dalle strettoie di una contrapposizione di cui si valgono le forze più reazionarie e conservatrici. Sempre esse si sono valse della contrapposizione laici/cattolici per crearsi spazi di potere.

Asor Rosa: Non potrei non essere d'accordo con questa impostazione, anche riconoscendo come ho fatto, anche per iscritto, i limiti della cultura laica. Torno però a osservare che oggi l'ufficialità è quella e le altre manifestazioni cattoliche si fanno poco sentire. Quindi, a mio giudizio, ci sono i due fenomeni insieme.
La corsa diciamo dell'intellettuale laico a enfatizzare ciò che gli riesce più facile...

Scoppola: Di capire e di combattere (sorridendo).

Asor Rosa: Di capire, di combattere. Ma, secondo me, c'è anche un'attenuazione di una grande tradizione cattolica che non può essere confusa con questa cosa di cui stiamo parlando, una tradizione che si avverte di meno.

Scoppola: Ma guarda che rispetto al Vaticano II non si torna indietro. C'è un'acquisizione di base che ormai è passata a livello popolare.

Asor Rosa: Ma, si sente di meno.

Scoppola: Sì, sente di meno. Su questo punto, che si sente di meno e si vede di meno, posso concordare con te.

Asor Rosa: Che poi ci sia la sordità o la cecità degli osservatori, è altrettanto vero.

Asor Rosa: Ma i Barbero dovrebbero farsi sentire di più.

Scoppola: L'hanno fatto oggi! (risata) Internet serve anche a farsi sentire.


 
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