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Scoppola: Qui si riferisce agli
intellettuali laici, credo, soprattutto.
Asor Rosa: Franco Barbero ha
ragione ...
Scoppola: Ha ragione.
Asor Rosa: Non è responsabilità
degli intellettuali laici se per i canali televisivi,
attraverso i giornali come attraverso la realizzazione
stessa dell'avvenimento giubilare, passa una versione
del cattolicesimo, che lui chiama "da parrocchia",
più tradizionale. Ma secondo me, come dicevo in
precedenza, è questa la versione attualmente dominante
all'interno della Curia. Non è responsabilità
degli intellettuali laici.
Scoppola: Alberto, posso dirti
francamente la mia versione su questo? I laici, soprattutto
la cultura laica in Italia, hanno una certa responsabilità:
di privilegiare nel cattolicesimo le posizioni più
retrive, perché sono quelle con cui si polemizza
meglio. E' più facile prendersela con il cattolicesimo
della parrocchia tradizionale, come la chiama Franco Barbero,
che non prendersela con le posizioni più aperte
e illuminate. Oggi, nelle comunità cristiane, cattoliche,
parrocchiali, le idee di Barbero sono condivise. Il disagio
di Barbero io lo incontro, quando vado girando a far conferenze
o chiacchierate con dei giovani negli ambienti delle parrocchie
italiane. Ma perché la cultura laica mette sempre
l'accento sugli aspetti deteriori con i quali poi polemizza?
Io, tu lo sai, ho studiato un po' la storia del modernismo
italiano, e non dimentico che sono stati i grandi intellettuali
laici di allora, Croce e Gentile, che hanno detto: "Il
cattolicesimo è irriformabile. È meglio
che resti sotto l'egida del controllo papale, sulle vecchie
posizioni, perché qualunque tentativo di ammodernamento
è incompatibile con la sua essenza". C'è
questa tentazione nella cosiddetta cultura laica di guardare
al peggio invece di valorizzare quello che può
rendere possibile collaborare insieme e uscire dalle strettoie
di una contrapposizione di cui si valgono le forze più
reazionarie e conservatrici. Sempre esse si sono valse
della contrapposizione laici/cattolici per crearsi spazi
di potere.
Asor Rosa: Non potrei non essere
d'accordo con questa impostazione, anche riconoscendo
come ho fatto, anche per iscritto, i limiti della cultura
laica. Torno però a osservare che oggi l'ufficialità
è quella e le altre manifestazioni cattoliche si
fanno poco sentire. Quindi, a mio giudizio, ci sono i
due fenomeni insieme.
La corsa diciamo dell'intellettuale laico a enfatizzare
ciò che gli riesce più facile...
Scoppola: Di capire e di combattere
(sorridendo).
Asor Rosa: Di capire, di combattere.
Ma, secondo me, c'è anche un'attenuazione di una
grande tradizione cattolica che non può essere
confusa con questa cosa di cui stiamo parlando, una tradizione
che si avverte di meno.
Scoppola: Ma guarda che rispetto
al Vaticano II non si torna indietro. C'è un'acquisizione
di base che ormai è passata a livello popolare.
Asor Rosa: Ma, si sente di meno.
Scoppola: Sì, sente di
meno. Su questo punto, che si sente di meno e si vede
di meno, posso concordare con te.
Asor Rosa: Che poi ci sia la
sordità o la cecità degli osservatori, è
altrettanto vero.
Asor Rosa: Ma i Barbero dovrebbero
farsi sentire di più.
Scoppola: L'hanno fatto oggi!
(risata) Internet serve anche a farsi sentire.
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