|
Barbagli: Sono contento che non ci chiedano di
prendere posizione sulle famiglie di fatto. Nel senso
che non credo che la mia posizione, in sé, sia
di grande interesse.
Penso piuttosto che si possano fare delle previsioni sul
futuro delle famiglie di fatto, basandosi su altro. Da
un lato, sui processi sociali in atto negli altri Paesi
occidentali, processi che ci dicono che ci sono forti
fattori che spingono verso il formarsi di famiglie di
fatto non solo eterosessuali, ma anche omosessuali. E,
quindi, che questo poi porta una parte, sottolineare "una
parte", di queste famiglie, a richiedere una qualche
forma di riconoscimento giuridico. Dall’altro lato, possiamo
prevedere che in Italia, dove le famiglie di fatto sono
meno diffuse, esse si diffonderanno. Naturalmente non
nei prossimi due anni, ma nei prossimi venti. E da queste
nascerà una richiesta di riconoscimento giuridico.
Dal punto di vista politico, c'è da dire, la congiuntura,
per il riconoscimento delle famiglie di fatto, è
sfavorevole anche a quelle eterosessuali. E il motivo
è presto detto. I partiti che si richiamano alla
tradizione cattolica hanno infatti un ruolo importante
sia nello schieramento di centro-destra che nello schieramento
di centro-sinistra e, a torto o a ragione -sono tutte
posizione legittime-, bloccano ogni iniziativa e ogni
provvedimento per riconoscere le famiglie di fatto.
Da questo punto di vista, le richieste che possono avanzare
a livello europeo non hanno da noi una grande influenza.
Quindi, in questo - non posso dire "non sono ottimista
o non sono pessimista", perché rivelerei qual
è la mia posizione e questa non è interessante
- devo dire che prevedo un aumento delle famiglie di fatto,
ma non prevedo nell’immediato, nei prossimi anni, una
regolamentazione giuridica.
Saraceno: Anche io sono convinta che i veti frapposti
dalle diverse formazioni cattoliche disperse nell’arco
dei partiti e dei poli sia ancora molto forte.
Tuttavia vedo due cose. Una, che soprattutto nelle città
del centro-nord la convivenza sta diventando per una quota
consistente di coppie una forma di entrata nel matrimonio.
In misura crescente, anche dagli ultimi dati delle indagini
multiscopo dell’Istat, viene fuori che per le coppie più
giovani c’è stato spesso, agli inizi, un periodo
anche abbastanza lungo di convivenza. Il che vuol dire
che almeno in certe zone del Paese - e le città
sono certamente più favorite da questo punto di
vista rispetto ai piccoli paesi - per molte coppie non
è più così disdicevole. Soprattutto
per le donne, nelle coppie, perché per gli uomini
non è mai stato disdicevole…
Barbagli: E’ più accettato di prima, ma
meno che in Francia e in Gran Bretagna…
Saraceno: Certamente, anzi, lavori di ricerca
fatti da laureandi mostrano come ancora adesso, quando
la coppia si sposa, ci sia un grande sospiro di sollievo
da parte della parentela che, insomma, ....
Barbagli: Hanno regolarizzato ....
Saraceno: Già, la coppia torna all’ovile,
hanno regolarizzato. La convivenza va bene, è,
cioè, come se fosse un periodo di devianza consentita,
durante il quale, però, tutti si aspettano che
la cosa finisca bene. E se non finisce bene è come
un fidanzamento rotto. Non è percepita come una
fase della vita normale, legittima. Però, un po’
più di legittimità c’è.
Un’altra cosa che sottolineo è che, forse, è
difficile arrivare a una regolamentazione o riconoscimento
diretto di questi rapporti dal punto di vista patrimoniale,
a una legge che chiaramente, in modo esplicito, affronti
la questione delle convivenze. Tuttavia vedo che surrettiziamente,
come spesso succede in Italia, per altre vie, questi riconoscimenti
stanno avvenendo. Al punto che credo che a un certo punto
la legge diventerà necessaria solo per rispondere
a questi riconoscimenti surrettizi. Se la corte di Cassazione,
come è successo di recente, riconosce una quota
di eredità a una persona che conviveva con chi
è scomparso da molto tempo, prima o poi si porrà
il problema “come accertiamo da quanto tempo vivevano
insieme, quelli lì?”.
Se, come è nella legge sull'adozione passata alla
Camera e ora in discussione al Senato, si dice, in modo
molto ambiguo, che due conviventi, purché poi si
sposino, possono adottare, come si accerterà questa
convivenza?
Ci sono, cioè, una serie di passaggi che vengono
vuoi dalla giurisprudenza, ma anche, a volte, da leggi
di settore che non hanno a che fare direttamente con la
coppia e con il matrimonio, che in qualche modo forniscono
dei riconoscimenti, nominano il fatto che ci sono dei
conviventi. Così da porre il problema che, allora,
questi devono essere accertati, in qualche modo devono
essere certificati. Addirittura nell’Ise, l'indicatore
di situazione economica, si parla di famiglia anagrafica,
una famiglia che può comprendere anche le convivenze.
|