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Italia 2001, cosa significa la parola "famiglia"?

Domanda 6



Giorgia Coderoni e Mirko Stellai: Entrambi gli utenti affrontano il tema delle coppie di fatto. Ricordano che persino l'organizzazione politica dei cattolici europei, il Partito popolare europeo, si è di recente aperta al loro riconoscimento. E chiedono: la libera convivenza sarà il fondamento delle famiglie del futuro? Questo indebolirà o rafforzerà la famiglia? E quali scenari giuridici ipotizzate?

Barbagli: Sono contento che non ci chiedano di prendere posizione sulle famiglie di fatto. Nel senso che non credo che la mia posizione, in sé, sia di grande interesse.
Penso piuttosto che si possano fare delle previsioni sul futuro delle famiglie di fatto, basandosi su altro. Da un lato, sui processi sociali in atto negli altri Paesi occidentali, processi che ci dicono che ci sono forti fattori che spingono verso il formarsi di famiglie di fatto non solo eterosessuali, ma anche omosessuali. E, quindi, che questo poi porta una parte, sottolineare "una parte", di queste famiglie, a richiedere una qualche forma di riconoscimento giuridico. Dall’altro lato, possiamo prevedere che in Italia, dove le famiglie di fatto sono meno diffuse, esse si diffonderanno. Naturalmente non nei prossimi due anni, ma nei prossimi venti. E da queste nascerà una richiesta di riconoscimento giuridico.
Dal punto di vista politico, c'è da dire, la congiuntura, per il riconoscimento delle famiglie di fatto, è sfavorevole anche a quelle eterosessuali. E il motivo è presto detto. I partiti che si richiamano alla tradizione cattolica hanno infatti un ruolo importante sia nello schieramento di centro-destra che nello schieramento di centro-sinistra e, a torto o a ragione -sono tutte posizione legittime-, bloccano ogni iniziativa e ogni provvedimento per riconoscere le famiglie di fatto.
Da questo punto di vista, le richieste che possono avanzare a livello europeo non hanno da noi una grande influenza. Quindi, in questo - non posso dire "non sono ottimista o non sono pessimista", perché rivelerei qual è la mia posizione e questa non è interessante - devo dire che prevedo un aumento delle famiglie di fatto, ma non prevedo nell’immediato, nei prossimi anni, una regolamentazione giuridica.

Saraceno: Anche io sono convinta che i veti frapposti dalle diverse formazioni cattoliche disperse nell’arco dei partiti e dei poli sia ancora molto forte.
Tuttavia vedo due cose. Una, che soprattutto nelle città del centro-nord la convivenza sta diventando per una quota consistente di coppie una forma di entrata nel matrimonio. In misura crescente, anche dagli ultimi dati delle indagini multiscopo dell’Istat, viene fuori che per le coppie più giovani c’è stato spesso, agli inizi, un periodo anche abbastanza lungo di convivenza. Il che vuol dire che almeno in certe zone del Paese - e le città sono certamente più favorite da questo punto di vista rispetto ai piccoli paesi - per molte coppie non è più così disdicevole. Soprattutto per le donne, nelle coppie, perché per gli uomini non è mai stato disdicevole…

Barbagli: E’ più accettato di prima, ma meno che in Francia e in Gran Bretagna…

Saraceno: Certamente, anzi, lavori di ricerca fatti da laureandi mostrano come ancora adesso, quando la coppia si sposa, ci sia un grande sospiro di sollievo da parte della parentela che, insomma, ....

Barbagli: Hanno regolarizzato ....

Saraceno: Già, la coppia torna all’ovile, hanno regolarizzato. La convivenza va bene, è, cioè, come se fosse un periodo di devianza consentita, durante il quale, però, tutti si aspettano che la cosa finisca bene. E se non finisce bene è come un fidanzamento rotto. Non è percepita come una fase della vita normale, legittima. Però, un po’ più di legittimità c’è.
Un’altra cosa che sottolineo è che, forse, è difficile arrivare a una regolamentazione o riconoscimento diretto di questi rapporti dal punto di vista patrimoniale, a una legge che chiaramente, in modo esplicito, affronti la questione delle convivenze. Tuttavia vedo che surrettiziamente, come spesso succede in Italia, per altre vie, questi riconoscimenti stanno avvenendo. Al punto che credo che a un certo punto la legge diventerà necessaria solo per rispondere a questi riconoscimenti surrettizi. Se la corte di Cassazione, come è successo di recente, riconosce una quota di eredità a una persona che conviveva con chi è scomparso da molto tempo, prima o poi si porrà il problema “come accertiamo da quanto tempo vivevano insieme, quelli lì?”.
Se, come è nella legge sull'adozione passata alla Camera e ora in discussione al Senato, si dice, in modo molto ambiguo, che due conviventi, purché poi si sposino, possono adottare, come si accerterà questa convivenza?
Ci sono, cioè, una serie di passaggi che vengono vuoi dalla giurisprudenza, ma anche, a volte, da leggi di settore che non hanno a che fare direttamente con la coppia e con il matrimonio, che in qualche modo forniscono dei riconoscimenti, nominano il fatto che ci sono dei conviventi. Così da porre il problema che, allora, questi devono essere accertati, in qualche modo devono essere certificati. Addirittura nell’Ise, l'indicatore di situazione economica, si parla di famiglia anagrafica, una famiglia che può comprendere anche le convivenze.


 
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