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Italia 2001, cosa significa la parola "famiglia"?

Domanda 8



Chiara Comboni: Il termine "famiglia" nel nostro paese si connota automaticamente di valenze cattoliche. C'è spazio in Italia per una concezione diversa, davvero laica? Siamo maturi, per esempio, per riconoscere famiglie costituite da coppie omosessuali?

Saraceno: Innanzitutto direi che non occorre essere cattolico per avere una famiglia. Sono d’accordo, la concezione cattolica sembra coprire tutto lo spazio possibile dei significati della parola. Ora, però, quando dico che non è necessariamente quello il significato, questo non significa che un non cattolico automaticamente sia d’accordo con le coppie omosessuali né che solo le coppie omosessuali o conviventi eterosessuali non siano cattoliche. Ci sono, semplicemente, famiglie laiche. Esiste una concezione laica di famiglia che, per esempio, accetta il fatto che un matrimonio possa finire, che ci possa essere il divorzio, che la solidarietà non debba essere coattiva e che, quindi, punta soprattutto sulla libertà, oltre che sulla solidarietà. Quindi esiste una concezione laica, pur all’interno di un modello apparentemente standard.
A ciò aggiungiamo che anche grossa parte della cultura laica non è favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali, sia in Italia sia all’estero. Negli Stati Uniti è passato un principio costituzionale che impedisce il riconoscimento automatico della legislazione di singoli Stati quando essa riconosca le famiglie di fatto. Proprio per questa preoccupazione. C’è stata una forte contrarietà, e all’epoca di Clinton quindi non in un’epoca conservatrice, c’è una grossa resistenza, nella maggioranza dei paesi e nella maggioranza delle culture. Nelle culture cattoliche è, forse, un pochino più forte, ma anche perché nelle culture cattoliche è difficile anche riconoscere le coppie di fatto eterosessuali e, in generale, c’è una resistenza ad accettare una sessualità non procreativa, una sessualità non standard. La sessualità per la cultura cattolica, il che è del tutto legittimo, deve essere una sessualità orientata prevalentemente alla procreazione, così come deve esserlo la famiglia. Quindi si capisce perché ci sia questa resistenza, questa quasi impossibilità teorica, potrei dire, ad accettare coppie omosessuali.

Barbagli: La domanda, in realtà, contiene due interrogativi diversi: uno ha a che fare con le coppie omosessuali, l'altro con la concezione della famiglia. Nelle leggi dello Stato italiano è di sicuro presente una concezione laica: la grande divaricazione è avvenuta nel 1970 con l'introduzione del divorzio nel nostro Paese, ed è stata, per altro, accettata anche dai partiti che rappresentavano la tradizione cattolica. Sappiamo che i cattolici, una parte di essi per la verità, sono ancora contrari al divorzio, ma esso fa parte della legge italiana.
Lentamente, quello a cui si assiste sia in Italia sia negli altri Paesi è che i cattolici, coloro che si definiscono tali, coloro che, anche, sono cattolici praticanti, stanno a poco a poco cambiando le loro idee sulla famiglia e i loro comportamenti. È avvenuto per quanto riguarda la procreazione, avviene anche per ciò che concerne il divorzio, ci sono cattolici che divorziano, non divorziano soltanto ...

Saraceno: Un momento, credo che dovresti approfondire questa questione della procreazione.
Noi siamo un Paese in cui si dice che ci sia una concezione cattolica della famiglia, ma siamo anche il Paese a più bassa fecondità al mondo.

Barbagli: E, nello stesso tempo, abbiamo anche altre strane peculiarità: per esempio, usiamo sistemi anticoncezionali, come dire, meno avanzati, usiamo ancora il coitus interruptus più frequentemente di altri Paesi.
È chiaro che i cattolici non solo da ora, già da molto tempo, nel loro comportamento hanno separato l’atto sessuale dalla procreazione. Questa laicizzazione, nella pratica, della famiglia, è in corso da molti anni. Non voglio dire che sia inevitabile, constato solo che è così in tutti i Paesi occidentali.
Per quanto riguarda le coppie omosessuali, aggiungerei qualcosa a quello che dicevi. Da un lato è vero che i cattolici, e non solo loro, come dicevi giustamente tu, non accettano le coppie omosessuali, dall’altro lato, però, curiosamente, l’Italia, paese cattolico, è un Paese nel quale l’omosessualità non è più un reato dalla fine del secolo scorso. Mentre nei paesi anglosassoni, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna; l’omosessualità è stata considerata un reato ancora a lungo, anche se poi naturalmente non sempre realmente perseguita. Ci sono ancora, in alcune leggi di Stati americani, dei residui di questa vecchia concezione.
Quindi in realtà, da noi, c’è un atteggiamento di maggiore tolleranza. Io non credo che sia vero quello che dicevi, che in Italia la popolazione è più ostile alle coppie omosessuali di quello che avviene in altri Paesi, per esempio negli Stati Uniti. I dati che abbiamo dimostrano il contrario. Le comparazioni sono difficili… Ma in Italia l’atteggiamento della popolazione è, come dire, più favorevole o meglio, ci sono meno persone ostili alle coppie omosessuali. E c’è, si potrebbe dire, una tradizione su cui ha influito anche, credo, la presenza cattolica: quella di non punire.
L’ideale era “non parlare dell’omosessualità”, questo è sempre stato l’atteggiamento prevalente. È una cosa che c’è, naturalmente è condannata, però “meno ne parliamo e meglio è”. Questa era l’idea, e quindi per certi versi ne è derivato l'atteggiamento del “non puniamola più neppure”.
C’è anche da dire, ma qui ritorneremmo troppo indietro nel tempo, che c’è chi ha sostenuto che in Italia l’omosessualità abbia avuto un’importanza molto maggiore che in altri Paesi occidentali. Questo è difficile veramente da provare, nel senso dei comportamenti pratici, ma, riferendoci all’omosessualità maschile, di cui sappiamo un po’ di più, gli storici sostengono che in Italia essa fosse più diffusa, nel passato, che in altri Paesi europei.
Dall’altro lato, però, quanto al riconoscimento delle famiglie di fatto, è importante rilevare che la richiesta che viene dalle famiglie omosessuali è molto più forte di quella che viene dalle famiglie eterosessuali. Per il buon motivo che nel caso delle famiglie eterosessuali - e non tutte sono d’accordo - si tratta di avere dei riconoscimenti che permettano di risolvere problemi di tipo patrimoniale o problemi pratici. Nel caso delle famiglie omosessuali, invece, un riconoscimento giuridico vuol dire riconoscimento della liceità stessa della coppia.....

Saraceno: Anche perché agli eterosessuali si può sempre dire “ma perché non vi sposate, se volete il riconoscimento?”, mentre gli omosessuali sono quelli che per definizione non si possono sposare.

Barbagli: Di nuovo, se si allarga l’orizzonte e si guarda cosa succede negli altri Paesi, si verifica che è indubbio che nell’arco di venti anni in molti paesi europei siano stati fatti passi avanti, in misura maggiore o minore, verso il riconoscimento delle coppie omosessuali.

Saraceno: Solo l’Olanda consente le nozze, altri invece riconoscono forme di coabitazione.

Barbagli: Noi, da questo punto di vista, per i motivi detti prima, cioè per il ruolo che hanno i partiti cattolici in entrambi gli schieramenti sia di centro-sinistra che di centro-destra, non possiamo prevedere nell’immediato futuro cambiamenti in questo senso, che questo venga considerato positivo o negativo.


 
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