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Saraceno: Innanzitutto direi che non occorre essere
cattolico per avere una famiglia. Sono d’accordo, la concezione
cattolica sembra coprire tutto lo spazio possibile dei
significati della parola. Ora, però, quando dico
che non è necessariamente quello il significato,
questo non significa che un non cattolico automaticamente
sia d’accordo con le coppie omosessuali né che
solo le coppie omosessuali o conviventi eterosessuali
non siano cattoliche. Ci sono, semplicemente, famiglie
laiche. Esiste una concezione laica di famiglia che, per
esempio, accetta il fatto che un matrimonio possa finire,
che ci possa essere il divorzio, che la solidarietà
non debba essere coattiva e che, quindi, punta soprattutto
sulla libertà, oltre che sulla solidarietà.
Quindi esiste una concezione laica, pur all’interno di
un modello apparentemente standard.
A ciò aggiungiamo che anche grossa parte della
cultura laica non è favorevole al riconoscimento
delle coppie omosessuali, sia in Italia sia all’estero.
Negli Stati Uniti è passato un principio costituzionale
che impedisce il riconoscimento automatico della legislazione
di singoli Stati quando essa riconosca le famiglie di
fatto. Proprio per questa preoccupazione. C’è stata
una forte contrarietà, e all’epoca di Clinton quindi
non in un’epoca conservatrice, c’è una grossa resistenza,
nella maggioranza dei paesi e nella maggioranza delle
culture. Nelle culture cattoliche è, forse, un
pochino più forte, ma anche perché nelle
culture cattoliche è difficile anche riconoscere
le coppie di fatto eterosessuali e, in generale, c’è
una resistenza ad accettare una sessualità non
procreativa, una sessualità non standard. La sessualità
per la cultura cattolica, il che è del tutto legittimo,
deve essere una sessualità orientata prevalentemente
alla procreazione, così come deve esserlo la famiglia.
Quindi si capisce perché ci sia questa resistenza,
questa quasi impossibilità teorica, potrei dire,
ad accettare coppie omosessuali.
Barbagli: La domanda, in realtà, contiene
due interrogativi diversi: uno ha a che fare con le coppie
omosessuali, l'altro con la concezione della famiglia.
Nelle leggi dello Stato italiano è di sicuro presente
una concezione laica: la grande divaricazione è
avvenuta nel 1970 con l'introduzione del divorzio nel
nostro Paese, ed è stata, per altro, accettata
anche dai partiti che rappresentavano la tradizione cattolica.
Sappiamo che i cattolici, una parte di essi per la verità,
sono ancora contrari al divorzio, ma esso fa parte della
legge italiana.
Lentamente, quello a cui si assiste sia in Italia sia
negli altri Paesi è che i cattolici, coloro che
si definiscono tali, coloro che, anche, sono cattolici
praticanti, stanno a poco a poco cambiando le loro idee
sulla famiglia e i loro comportamenti. È avvenuto
per quanto riguarda la procreazione, avviene anche per
ciò che concerne il divorzio, ci sono cattolici
che divorziano, non divorziano soltanto ...
Saraceno: Un momento, credo che dovresti approfondire
questa questione della procreazione.
Noi siamo un Paese in cui si dice che ci sia una concezione
cattolica della famiglia, ma siamo anche il Paese a più
bassa fecondità al mondo.
Barbagli: E, nello stesso tempo, abbiamo anche
altre strane peculiarità: per esempio, usiamo sistemi
anticoncezionali, come dire, meno avanzati, usiamo ancora
il coitus interruptus più frequentemente di altri
Paesi.
È chiaro che i cattolici non solo da ora, già
da molto tempo, nel loro comportamento hanno separato
l’atto sessuale dalla procreazione. Questa laicizzazione,
nella pratica, della famiglia, è in corso da molti
anni. Non voglio dire che sia inevitabile, constato solo
che è così in tutti i Paesi occidentali.
Per quanto riguarda le coppie omosessuali, aggiungerei
qualcosa a quello che dicevi. Da un lato è vero
che i cattolici, e non solo loro, come dicevi giustamente
tu, non accettano le coppie omosessuali, dall’altro lato,
però, curiosamente, l’Italia, paese cattolico,
è un Paese nel quale l’omosessualità non
è più un reato dalla fine del secolo scorso.
Mentre nei paesi anglosassoni, negli Stati Uniti e in
Gran Bretagna; l’omosessualità è stata considerata
un reato ancora a lungo, anche se poi naturalmente non
sempre realmente perseguita. Ci sono ancora, in alcune
leggi di Stati americani, dei residui di questa vecchia
concezione.
Quindi in realtà, da noi, c’è un atteggiamento
di maggiore tolleranza. Io non credo che sia vero quello
che dicevi, che in Italia la popolazione è più
ostile alle coppie omosessuali di quello che avviene in
altri Paesi, per esempio negli Stati Uniti. I dati che
abbiamo dimostrano il contrario. Le comparazioni sono
difficili… Ma in Italia l’atteggiamento della popolazione
è, come dire, più favorevole o meglio, ci
sono meno persone ostili alle coppie omosessuali. E c’è,
si potrebbe dire, una tradizione su cui ha influito anche,
credo, la presenza cattolica: quella di non punire.
L’ideale era “non parlare dell’omosessualità”,
questo è sempre stato l’atteggiamento prevalente.
È una cosa che c’è, naturalmente è
condannata, però “meno ne parliamo e meglio è”.
Questa era l’idea, e quindi per certi versi ne è
derivato l'atteggiamento del “non puniamola più
neppure”.
C’è anche da dire, ma qui ritorneremmo troppo indietro
nel tempo, che c’è chi ha sostenuto che in Italia
l’omosessualità abbia avuto un’importanza molto
maggiore che in altri Paesi occidentali. Questo è
difficile veramente da provare, nel senso dei comportamenti
pratici, ma, riferendoci all’omosessualità maschile,
di cui sappiamo un po’ di più, gli storici sostengono
che in Italia essa fosse più diffusa, nel passato,
che in altri Paesi europei.
Dall’altro lato, però, quanto al riconoscimento
delle famiglie di fatto, è importante rilevare
che la richiesta che viene dalle famiglie omosessuali
è molto più forte di quella che viene dalle
famiglie eterosessuali. Per il buon motivo che nel caso
delle famiglie eterosessuali - e non tutte sono d’accordo
- si tratta di avere dei riconoscimenti che permettano
di risolvere problemi di tipo patrimoniale o problemi
pratici. Nel caso delle famiglie omosessuali, invece,
un riconoscimento giuridico vuol dire riconoscimento della
liceità stessa della coppia.....
Saraceno: Anche perché agli eterosessuali
si può sempre dire “ma perché non vi sposate,
se volete il riconoscimento?”, mentre gli omosessuali
sono quelli che per definizione non si possono sposare.
Barbagli: Di nuovo, se si allarga l’orizzonte
e si guarda cosa succede negli altri Paesi, si verifica
che è indubbio che nell’arco di venti anni in molti
paesi europei siano stati fatti passi avanti, in misura
maggiore o minore, verso il riconoscimento delle coppie
omosessuali.
Saraceno: Solo l’Olanda consente le nozze, altri
invece riconoscono forme di coabitazione.
Barbagli: Noi, da questo punto di vista, per i
motivi detti prima, cioè per il ruolo che hanno
i partiti cattolici in entrambi gli schieramenti sia di
centro-sinistra che di centro-destra, non possiamo prevedere
nell’immediato futuro cambiamenti in questo senso, che
questo venga considerato positivo o negativo.
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