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Saraceno: Qui riprenderei una cosa che dicevi
tu prima. Non è certamente l’unificazione europea
il fenomeno che ha maggior impatto sulle trasformazioni
della famiglia. Tanto più che a livello giuridico
l’Unione Europea non ha alcun potere nel campo del diritto
civile. Quindi non c’è nessuna indicazione, nessuna
forzatura, nessuna imposizione che possa arrivare, nessun
percorso di omogeneizzazione prevedibile. Nel migliore
dei casi l’Unione Europea, nella misura in cui facilita
gli scambi e i confronti, può avere un impatto
vagamente culturale. Non l’Unione per sé, quanto
il fenomeno più generale della maggiore esposizione
di tutti noi all’esperienza, ai modi di essere, di fare,
di altri Paesi, di altre culture.
Ciò detto, ‘famiglia mediterranea’: bisognerebbe
sapere esattamente che cosa si intenda con questa espressione.
Perché anche questa, come il ‘familismo amorale’,
evoca molte cose. Qualcuno nell'idea di famiglia mediterranea
mette l’idea di una famiglia matriarcale: così
da un lato si dice che il Mediterraneo è il luogo
in cui le donne sono maggiormente sottomesse, ma poi emerge
un’immagine di famiglia in cui le mamme contano moltissimo.
E anche questo è uno stereotipo, è un mito,
più che realtà.
La cosa più seria è, forse, il fatto che
tutte le analisi, anche dei modelli di stato sociale,
hanno segnalato che esiste un modello mediterraneo in
cui alla famiglia, anche allargata alla più estesa
parentela, è affidato un ruolo molto rilevante.
Gli stati sociali mediterranei sono stati sociali in cui
gran parte dei bisogni di protezione sono assicurati non
tramite la partecipazione al mercato del lavoro, e neppure
tramite l’offerta di beni pubblici , di protezione pubblica,
ma tramite l’appartenenza familiare. E, eventualmente,
tramite il fatto che il capo famiglia, il lavoratore forte
re-distribuisce insieme reddito e garanzie di protezione
sociale.
Lo stato sociale mediterraneo si è affidato molto,
qualcuno può dire troppo, a questo. Ci si potrebbe
interrogare su quanto questo abbia rafforzato il ruolo
della famiglia ma indebolito l’autonomia degli individui,
cosa su cui oggi ci interroghiamo di nuovo, quando parliamo
della scarsa mobilità dei giovani. Oppure quando
ci interroghiamo sulle conseguenze che - anche in un paese
come il nostro in cui la famiglia, non solo in quanto
matrimonio ma anche in quanto solidarietà allargata
tiene più a lungo - può avere il fatto che,
per via di separazioni, divorzi ecc…, essa tiene un po’
di meno.
"Famiglia mediterranea", quindi: direi, piuttosto,
famiglia nei paesi mediterranei. Che ha, sicuramente,
come fondamento un modello di solidarietà allargata,
durevole, un'attesa di continuità anche affettiva,
anche bella. Gli studi sulla povertà ci dicono,
per esempio, che i poveri in Italia sono meno isolati
che negli altri paesi, perché possono contare su
una rete più fissa, più salda.
Se, invece, per ‘famiglia mediterranea’ si intende un
particolare modello o matriarcale o patriarcale, allora
dovremmo fare dei grandissimi distinguo, sia rispetto
agli stereotipi, sia rispetto al fatto che, comunque,
il nostro è un paese lungo, in cui esistevano fortissime
tradizioni regionali anche nel passato.
Uno studio di Santini ha mostrato, per esempio, come da
cento anni i modelli di fecondità del Centro-nord
e del Mezzogiorno fossero diversi. Così che la
riduzione delle nascite è avvenuta, sì,
in entrambe le aree, ma si potrebbe dire di più
nel Mezzogiorno perché lì fecondità
era più alta. Però i modelli rimangono tuttora
abbastanza diversi, così come rimane diversa -
ma non sappiamo se per un modello culturale o per un problema
di struttura economica - la partecipazione delle donne
al mercato del lavoro, ad esempio. L’intreccio tra cultura
e necessità non è chiarissimo. Però,
certamente, sono modelli molto diversi tra loro già
da moltissimo tempo, in parte rafforzati nella loro diversità
a motivo del disuguale sviluppo economico del nostro Paese.
Barbagli: Certo, è difficile definire che
cosa è la 'famiglia mediterranea'. Ma è
vero che esistono forti differenze tra nord e sud d’Italia,
ma anche tra nord e sud della Spagna. E che ci sono ancora
differenze chiare tra i paesi del Mediterraneo e i paesi
dell’Europa centro-settentrionale. Alcune le abbiamo già
ricordate: i giovani in Italia, in Spagna, in Grecia,
in Portogallo, escono più tardi di casa di quanto
avvenga in Gran Bretagna o in Francia o in Germania; ci
sono differenze nella tenuta del matrimonio, i divorzi
sono più frequenti nell’Europa centro-settentrionale;
le famiglie di fatto eterosessuali sono meno frequenti
nell’Europa mediterranea.
In effetti ci sono dei motivi storici per i quali le famiglie
del sud dell’Europa erano e restano ancora parzialmente
diverse dalle famiglie dell’Europa centro-settentrionale.
Da un lato ci sono le tradizioni religiose, lo dicevamo
prima: i protestanti hanno accettato il divorzio prima
dei cattolici. L’altro motivo è proprio una diversa
storia della famiglia e una diversa storia sociale, naturalmente
con tutte le differenze tra il nord e il sud dell’Italia
o della Spagna. La cosa più importante è
che nel Sud mancava l’uso, che c’era invece nel nord della
Francia e in Inghilterra nel Cinquecento, nel Seicento,
nel Settecento, di trascorrere una parte della propria
vita andando a servizio presso un'altra famiglia. Nei
paesi del Nord, l’uscita dalla famiglia non coincideva
con il matrimonio.
Tipico caso, l’Inghilterra, dove nel Cinquecento e nel
Seicento si andava a lavorare presso un’ altra famiglia,
si mettevano così da parte delle risorse e poi
in età avanzata, a trent’anni per gli uomini, ci
si sposava. In Italia, dove pure in alcune regioni gli
uomini si sposavano tardi, ci si sposava però uscendo
dalla famiglia dei genitori. O, talvolta, anzi, portando
la moglie nella famiglia.
Quindi, il sistema di formazione della famiglia era diverso
nel passato e questo, in parte, insieme a molti altri
fattori, ci aiuta a capire perché anche ora il
sistema della famiglia resti diverso. Detto questo, la
tendenza in corso, credo che non ci siano dubbi, è
verso una diminuzione delle differenze. Le differenze
ci colpiscono, ma, se guardiamo quello che è successo
negli ultimi trent’anni, vediamo che le differenze stanno
diminuendo, appunto
Abbiamo detto che in Italia, in Spagna, in Portogallo,
c’è il divorzio che una volta non c’era, che in
Italia, in Spagna e Portogallo sta crescendo il numero
delle famiglie di fatto come sta crescendo il numero dei
matrimoni che si rompono. Non perché è in
corso l’unificazione europea, ma perché ci sono
processi sociali simili ovunque, che influiscono. Poi,
anche da punto legislativo, e ripeto, come ricordavi tu,
non perché ci siano vincoli dell’Unione europea,
ma perché le esigenze spesso sono le stesse e lo
sono anche se le condizioni politiche congiunturali, le
leggi si somiglieranno verosimilmente sempre di più,
perché i problemi si assomigliano sempre di più.
Quindi, in sostanza, resta un modello di famiglia mediterranea
che tuttavia ci rimanda al passato e che è destinato
ad attenuarsi sempre più, nei prossimi dieci o
venti anni.
Saraceno: Dal punto di vista legislativo restano
differenze notevoli. Non tanto per quanto riguarda la
famiglia nucleare, quanto rispetto al Welfare, al modello
dello stato sociale. I Paesi mediterranei, e forse tra
questi l'Italia più di tutti, sono quelli che hanno,
nel diritto civile, definizioni di obblighi familiari,
allargati alla parentela, più estesi e più
duraturi che tutti gli altri. In tutti i Paesi all’inizio
del secolo i nipoti erano responsabili per i propri nonni,
nel caso avessero bisogno. Ma quello che, per esempio,
colpisce lo studioso straniero è vedere che noi
abbiamo delle leggi in cui si dice che in caso di bisogno
un genero deve mantenere una suocera.
Barbagli: Ma lo studioso straniero è anche
colpito dal fatto che i figli aiutano i genitori, gli
stanno vicini anche quando sono ormai usciti da casa.
Sì, restano delle differenze nella solidità
dei rapporti di parentela tra le famiglie mediterranee
e quelle del centro e nord Europa. Ma queste differenze
stanno diminuendo.
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