RUFFOLO: Da parte neo-liberista, o neo-liberale,
la risposta è che per avvantaggiarsi della globalizzazione
occorre liberalizzare al massimo i mercati e stabilizzare
finanziariamente l'economia, occorrono bilanci pubblici
in equilibrio e inflazione tendente a zero e, per il resto,
i mercati faranno la loro e la globalizzazione potrà
avere gli effetti migliori sulla crescita. Un'altra risposta
è vedere la globalizzazione come erano le piene
del Nilo, straordinariamente feconde per la fertilità
delle terre che ne erano investite, purché, però,
esse fossero regolate. La globalizzazione, in realtà,
può provocare dei disastri come offrire grandi
possibilità di sviluppo, ma chiede che ci siano
delle istituzioni che sappiano regolarla, costruendo argini,
orientandola verso i settori e le regioni più arretrate,
esercitando cioè quel potere regolatore che è
tipico delle istituzioni dello Stato, necessario proprio
perché i mercati siano più efficienti.
BIANCHIERI: D'altronde la globalizzazione non
copre tutti i fenomeni della vita sociale in modo omogeneo.
In alcuni casi li investe direttamente, in altri casi
essi restano più arretrati. Ne hanno tratto maggior
profitto quei Paesi e quelle società che hanno
capito per tempo quali opportunità essa offriva
loro. Paesi come la Spagna o l'Irlanda hanno capito subito
che i movimenti dei capitali si andavano intensificando
e ne hanno tratto profitto offrendo ad essi condizioni
vantaggiose. C'è, invece, chi è partito
in ritardo e non ha creato strutture ad hoc, che attirassero
capitali, e noi, per un certo periodo di tempo, siamo
stati fra questi. Se sia un bene o un male attrarre capitali,
è un altro discorso.
RUFFOLO: Resta il fatto che più un Paese
ha istituzioni solide, per esempio il sistema bancario
e il sistema finanziario, e meglio si avvantaggia. Ci
sono Paesi beneficiati da ondate di globalizzazione, attraverso
un'immissione di grandi capitali, come l'Indonesia, che,
poi, hanno conosciuto crisi violente, perché le
loro istituzioni non reggevano quell'impeto. Globalizzazione
non deve significare necessariamente e sempre "liberalizzazione":
significa, piuttosto, ripeto, un opportuno dosaggio tra
mercato, potere politico e istituzioni.