I dialoghi della Rete
Emporio
I marted́ di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 
IndietroAvanti

 

Globalizzazione, è un Bene o un Male?

 

Domanda 4



Domanda di Flora Bettini:
Si parla del cosiddetto "popolo di Seattle" e dell'idea di "globalizzazione alternativa" proposta a fine gennaio dal Forum mondiale di Porto Alegre. Voi seguite con interesse questi movimenti? E vi sembrano utopistiche o realistiche alcune delle loro parole d'ordine: rifiuto degli Ogm, il primato della politica sull'economia, la priorità assoluta dei problemi ecologici planetari?


BIANCHERI: Sono cose che contengono in sé parte di verità, ma non le assumerei a valori unici, globali, a discapito di tutti gli altri. "Popolo di Seattle" è un'espressione che, francamente, a me non piace molto, perché mette insieme cose tra loro molto diverse. La domanda investe soprattutto, mi sembra, il problema ambientale, ma il "popolo di Seattle" non ha solo questa preoccupazione, ne ha tante e spesso in conflitto fra di loro.
D'altronde, il "popolo di Seattle" non sarebbe tale se non fosse globalizzato già lui stesso. Sennò non si sarebbe riunito a Seattle, come si riunirà probabilmente a Genova, o come si è riunito a Okinawa o in coincidenza di altri eventi.
Il degrado del pianeta è certamente un grandissimo tema, non c'è ombra di dubbio. Altri temi mi sembra che lo siano meno: la lotta agli organismi geneticamente modificati in me trova scarsa sensibilità, anche perché credo che la maggior parte delle cose che mangiamo siano già, attualmente, geneticamente modificate. Dovremmo cominciare a non mangiare più i nostri pomodori, i nostri finocchi, i nostri carciofi, sono tutti degli ibridi, quindi geneticamente modificati, non c'è nessuna rosa che sia allo stato naturale, sono tutte ibridi di altre rose.
Ci si mette, insomma, su un percorso che è emotivamente e forse anche intellettualmente attraente, ma scientificamente, credo, un po' più debole.

RUFFOLO: Questo famoso "popolo di Seattle" è un movimento eterogeneo, all'interno del quale ci sono manifestazioni del tutto ragionevoli e, accanto, c'è anche molto folklore. Bisogna distinguere quanto c'è di ragionevole e giusto, anche di giusta emozione, di passione, e quanto è puro folklore o addirittura anarchismo irresponsabile. Il "popolo di Seattle" anzitutto,come dicevi, è esso stesso un aspetto della globalizzazione, perché la sua caratteristica è che ha reagito non chiudendosi nell'ambito di paesi, di regioni, di etnie, ma ha reagito in modo mondializzato, in un modo che investe giovani e non giovani di tutto il mondo. E questo è un aspetto della globalizzazione, benché in opposizione ad alcuni degli aspetti di fondo della stessa, economici e sociali.
Questa reazione ha degli aspetti che non possono non essere giudicati positivi. Per esempio il movimento ecologista propone problemi che devono essere posti con forza: se assistiamo alla ritirata - che io ritengo scandalosa - del governo degli Stati Uniti dagli impegni di Kyoto sull'effetto serra, beh, è giustificato che qualcuno alzi la voce.
Anch'io, invece, per quanto riguarda lo scandalo attorno agli organismi geneticamente modificati ho forti riserve. Marx certo non avrebbe preso una posizione di questo genere nei riguardi della libertà di una ricerca scientifica che apre all'umanità delle possibilità enormi. Bisogna vedere come l'umanità riesce ad utilizzare queste potenzialità e queste possibilità, ma in sé esse non devono essere criminalizzate.
Così per l'ecologia: i limiti alla crescita devono essere sottolineati, ma bisogna soprattutto pensare a delle alternative, per esempio ad altre fonti di energia. Questo dovrebbe essere il compito di un movimento contro i rischi della globalizzazione.

 


 

alto

 

torna all'elenco delle domande