BIANCHERI: Sono cose che contengono in sé
parte di verità, ma non le assumerei a valori unici,
globali, a discapito di tutti gli altri. "Popolo
di Seattle" è un'espressione che, francamente,
a me non piace molto, perché mette insieme cose
tra loro molto diverse. La domanda investe soprattutto,
mi sembra, il problema ambientale, ma il "popolo
di Seattle" non ha solo questa preoccupazione, ne
ha tante e spesso in conflitto fra di loro.
D'altronde, il "popolo di Seattle" non sarebbe
tale se non fosse globalizzato già lui stesso.
Sennò non si sarebbe riunito a Seattle, come si
riunirà probabilmente a Genova, o come si è
riunito a Okinawa o in coincidenza di altri eventi.
Il degrado del pianeta è certamente un grandissimo
tema, non c'è ombra di dubbio. Altri temi mi sembra
che lo siano meno: la lotta agli organismi geneticamente
modificati in me trova scarsa sensibilità, anche
perché credo che la maggior parte delle cose che
mangiamo siano già, attualmente, geneticamente
modificate. Dovremmo cominciare a non mangiare più
i nostri pomodori, i nostri finocchi, i nostri carciofi,
sono tutti degli ibridi, quindi geneticamente modificati,
non c'è nessuna rosa che sia allo stato naturale,
sono tutte ibridi di altre rose.
Ci si mette, insomma, su un percorso che è emotivamente
e forse anche intellettualmente attraente, ma scientificamente,
credo, un po' più debole.
RUFFOLO: Questo famoso "popolo di Seattle"
è un movimento eterogeneo, all'interno del quale
ci sono manifestazioni del tutto ragionevoli e, accanto,
c'è anche molto folklore. Bisogna distinguere quanto
c'è di ragionevole e giusto, anche di giusta emozione,
di passione, e quanto è puro folklore o addirittura
anarchismo irresponsabile. Il "popolo di Seattle"
anzitutto,come dicevi, è esso stesso un aspetto
della globalizzazione, perché la sua caratteristica
è che ha reagito non chiudendosi nell'ambito di
paesi, di regioni, di etnie, ma ha reagito in modo mondializzato,
in un modo che investe giovani e non giovani di tutto
il mondo. E questo è un aspetto della globalizzazione,
benché in opposizione ad alcuni degli aspetti di
fondo della stessa, economici e sociali.
Questa reazione ha degli aspetti che non possono non essere
giudicati positivi. Per esempio il movimento ecologista
propone problemi che devono essere posti con forza: se
assistiamo alla ritirata - che io ritengo scandalosa -
del governo degli Stati Uniti dagli impegni di Kyoto sull'effetto
serra, beh, è giustificato che qualcuno alzi la
voce.
Anch'io, invece, per quanto riguarda lo scandalo attorno
agli organismi geneticamente modificati ho forti riserve.
Marx certo non avrebbe preso una posizione di questo genere
nei riguardi della libertà di una ricerca scientifica
che apre all'umanità delle possibilità enormi.
Bisogna vedere come l'umanità riesce ad utilizzare
queste potenzialità e queste possibilità,
ma in sé esse non devono essere criminalizzate.
Così per l'ecologia: i limiti alla crescita devono
essere sottolineati, ma bisogna soprattutto pensare a
delle alternative, per esempio ad altre fonti di energia.
Questo dovrebbe essere il compito di un movimento contro
i rischi della globalizzazione.