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Buone vacanze

Domanda 1



Educational: "Vacanza": la parola contiene l'idea di un "vuoto". Si fa, o si è, in vacanza dai nostri impegni, studi o lavoro. Ma oggi davvero affrontiamo la vacanza come un vuoto? E quand'è che invece le nostre vacanze sono diventate un contenitore di frenetica attività? Per cominciare, cerchiamo di capire con voi le modificazioni di questo rito, un tempo appannaggio del sangue blu, poi dei ceti borghesi più alti e poi rito di massa.

Ravera: Le vacanze si sono riempite di frenetica attività proprio quando sono diventate di massa. Perché l'ozio, invece, è sempre stato un lusso per pochi. L'ozio è una faccenda di raffinatissimo artigianato. Quando la vacanza ha smesso di essere il privilegio dei rentier, ed è diventata la pausa per ricaricare corpi sfatti dal lavoro, ha cominciato ad avere bisogno di qualche supporto para-lavorativo. Quando, poi, è diventata vacanza di massa, cioè una sorta di obbligo per chiunque - se non vai in vacanza sembri un povero pazzo, un fallito, uno sconfitto, un rifiuto dell'umanità - a quel punto si è cominciato a viverla con gli stessi ritmi della fabbrica. Io vedo desolata persone che in vacanza fanno il doppio turno al mare: 9-12, 17-20, con questa cadenza, questo pendolarismo che mi agghiaccia e che è quanto di più distante al mondo esista sia dal viaggio per pochi dell'Ottocento, che dagli ozi della "villeggiatura". Io, ahimè, sono nata tardi, già in periodo di boom vacanziero, ma credo che la villeggiatura prima fosse semplicemente un cambiamento di scenario. Adesso, invece, la vacanza è da un lato qualcosa di terrorizzante, per via del vuoto al quale non si è abituati, dall'altro va riempita di segnali.

Canestrini: Penso che la vacanza sia diventata frenetica anche per la nascita di un'industria specifica, l'industria dei tour operator che, in qualche modo, ci incitano a fare una sorta di prestazione: dobbiamo eseguire il nostro ruolo di vacanzieri. E questo, mettersi nella condizione di dover fare la vacanza a tutti i costi, penso che possa stressare.
Una volta c'era il "diritto" alla vacanza, adesso si parla di dovere. Se non vai, il vicino di casa si incuriosisce, ti chiede: "Ma come mai…". E' come non avere l'automobile o non guardare la televisione: sei un tipo sospetto.

Ravera: E i tour operator ci marciano, naturalmente.

Canestrini: Ci marciano. Perché poi questa grande industria ha anche un indotto di consumi. Così come lo sport sempre più si fa in un certo modo, attrezzandosi, rivestendosi, travestendosi da veri sportivi, pensiamo ai ciclisti, con le loro scarpette, i calzini colorati e i guantini, o i subacquei… Ogni sport ha maturato una sua oggettistica e un suo abbigliamento. Anche per il turismo è un po' così. Il turismo è la vacanza attuata con uno spostamento, una trasferta in vacanza. E occorrono i mezzi per farla: occorre soprattutto vivere l'esperienza per poterla raccontare. Perché la narrazione delle gesta di vacanza è importante, è una certificazione che va compiuta, è un rituale.


 
 

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