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Canestrini: Non so se gli competesse
lanciare questo anatema, ma l'ho trovato abbastanza interessante.
Direi che questa volta ci ha azzeccato. Naturalmente nasce
il ragionevole sospetto che il Papa abbia fatto questa
esternazione perché in un'ottica cristiana, cattolica,
la vacanza è comunque il momento dell'edonismo,
della glorificazione del corpo. Laddove, invece, per il
cattolicesimo il corpo va mortificato. C'è una
componente molto forte di edonismo, nella vacanza, quindi
è abbastanza in linea con una visione religiosa,
di penitenza, l'invitare a non eccedere. Abbiamo visto
che la vacanza è di per sé eccesso, trasgressione,
ha questi geni. Quello che trovo interessante è
il lessico che il Papa ha impiegato: non so chi gli abbia
scritto il discorso, però, quando parla di "esotismo
superficiale", fa suonare in me qualche eco di letture
sociologiche, psicologiche, antropologiche. In sostanza,
il discorso del Papa invita a un incontro umano, anziché
a una vacanza in bunker tropicali e paradisiaci blindati,
come sono molto spesso i villaggi turistici che, praticamente,
impediscono agli ospiti di rendersi conto della realtà
antropologica e sociale nella quale sono collocati.
Ravera: C'è anche un
conflitto di interessi. Perché il Papa è,
come potrei dire senza essere sgradevole, il proprietario,
il boss, il capo della prima rete esotica di intervento
nei paesi altri: quella dei missionari. E questo contropotere
dell'edonismo organizzato… Peraltro credo che a guadagnarci
siano sempre i paesi ricchi: mi piacerebbe pensare che
se nel Ruanda c'è un Club Mediterranée ci
guadagnino i ruandesi che muoiono di fame. Ma probabilmente
ci guadagna qualche multinazionale con sede a Boston piuttosto
che a New York.
Se ci fosse un ritorno economico per quelle popolazioni,
sarei disposta, nonostante il mio palese snobismo, anche
a chiudere un occhio sui villaggi turistici. Perché,
d'altra parte, il Papa non si interroga mai veramente
sulla povertà, tant'è che lavora contro
il controllo delle nascite: basterebbe questo per smascherare
il suo rapporto con la povertà. E probabilmente
non si interroga a questo proposito neanche in questo
caso.
Ecco, io penso che un minimo di ricaduta economica positiva
per quelle popolazioni ci sia. Anche in questo tipo di,
come potrei dire, lottizzazione dell'esotico a favore
dei Paesi ricchi. Dopo di che sono d'accordo con lui che
l'esperienza è finta ed esteticamente atroce. Non
ci andrei neanche disegnata. Però interroghiamoci
un attimo, se non sia un possibile polo di sviluppo, in
paesi che hanno bisogno di tutto.
Canestrini: Mi hai fatto venire
in mente un incontro storico che avvenne tra il Papa e
Gilbert Trigano, il fondatore del Club Mediterranée,
il quale gli disse: "Santità, parliamoci chiaro,
alla fine io e lei facciamo lo stesso mestiere".
Comunque esiste, questo aspetto etico del turismo, e non
è, peraltro, neanche appannaggio della sola Chiesa
cattolica. La stessa Chiesa protestante muove delle forze,
in Inghilterra, in Germania, che tendono a indirizzare
questi grandi flussi verso una presa di coscienza, verso
la consapevolezza, verso la responsabilità e la
sostenibilità del turismo.
La stessa Opera Pellegrini, se vogliamo, è un gigantesco
tour operator, muove milioni e milioni di persone. Ho
sentito un rappresentante dell'Opera Pellegrini che usava
il termine "spalmare", "bisogna spalmare
i turisti", nella fattispecie a Venezia, che soffre
di congestionamento. Diceva: "bisogna spalmarli nei
dintorni della città". Le problematiche, forse,
per certi aspetti sono affini.
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