I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 
IndietroAvanti

Buone vacanze

Domanda 7



Educational: Da Dario Lofaro. Il Papa ha deplorato le vacanze nei villaggi esotici. Secondo voi cosa intendeva? E aveva ragione? Gli competeva lanciare quest'anatema?

Canestrini: Non so se gli competesse lanciare questo anatema, ma l'ho trovato abbastanza interessante. Direi che questa volta ci ha azzeccato. Naturalmente nasce il ragionevole sospetto che il Papa abbia fatto questa esternazione perché in un'ottica cristiana, cattolica, la vacanza è comunque il momento dell'edonismo, della glorificazione del corpo. Laddove, invece, per il cattolicesimo il corpo va mortificato. C'è una componente molto forte di edonismo, nella vacanza, quindi è abbastanza in linea con una visione religiosa, di penitenza, l'invitare a non eccedere. Abbiamo visto che la vacanza è di per sé eccesso, trasgressione, ha questi geni. Quello che trovo interessante è il lessico che il Papa ha impiegato: non so chi gli abbia scritto il discorso, però, quando parla di "esotismo superficiale", fa suonare in me qualche eco di letture sociologiche, psicologiche, antropologiche. In sostanza, il discorso del Papa invita a un incontro umano, anziché a una vacanza in bunker tropicali e paradisiaci blindati, come sono molto spesso i villaggi turistici che, praticamente, impediscono agli ospiti di rendersi conto della realtà antropologica e sociale nella quale sono collocati.

Ravera: C'è anche un conflitto di interessi. Perché il Papa è, come potrei dire senza essere sgradevole, il proprietario, il boss, il capo della prima rete esotica di intervento nei paesi altri: quella dei missionari. E questo contropotere dell'edonismo organizzato… Peraltro credo che a guadagnarci siano sempre i paesi ricchi: mi piacerebbe pensare che se nel Ruanda c'è un Club Mediterranée ci guadagnino i ruandesi che muoiono di fame. Ma probabilmente ci guadagna qualche multinazionale con sede a Boston piuttosto che a New York.
Se ci fosse un ritorno economico per quelle popolazioni, sarei disposta, nonostante il mio palese snobismo, anche a chiudere un occhio sui villaggi turistici. Perché, d'altra parte, il Papa non si interroga mai veramente sulla povertà, tant'è che lavora contro il controllo delle nascite: basterebbe questo per smascherare il suo rapporto con la povertà. E probabilmente non si interroga a questo proposito neanche in questo caso.
Ecco, io penso che un minimo di ricaduta economica positiva per quelle popolazioni ci sia. Anche in questo tipo di, come potrei dire, lottizzazione dell'esotico a favore dei Paesi ricchi. Dopo di che sono d'accordo con lui che l'esperienza è finta ed esteticamente atroce. Non ci andrei neanche disegnata. Però interroghiamoci un attimo, se non sia un possibile polo di sviluppo, in paesi che hanno bisogno di tutto.

Canestrini: Mi hai fatto venire in mente un incontro storico che avvenne tra il Papa e Gilbert Trigano, il fondatore del Club Mediterranée, il quale gli disse: "Santità, parliamoci chiaro, alla fine io e lei facciamo lo stesso mestiere".
Comunque esiste, questo aspetto etico del turismo, e non è, peraltro, neanche appannaggio della sola Chiesa cattolica. La stessa Chiesa protestante muove delle forze, in Inghilterra, in Germania, che tendono a indirizzare questi grandi flussi verso una presa di coscienza, verso la consapevolezza, verso la responsabilità e la sostenibilità del turismo.
La stessa Opera Pellegrini, se vogliamo, è un gigantesco tour operator, muove milioni e milioni di persone. Ho sentito un rappresentante dell'Opera Pellegrini che usava il termine "spalmare", "bisogna spalmare i turisti", nella fattispecie a Venezia, che soffre di congestionamento. Diceva: "bisogna spalmarli nei dintorni della città". Le problematiche, forse, per certi aspetti sono affini.


 
domanda precedente

alto