I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 
IndietroAvanti

Questa Europa ha un Est? E ha un Sud?

 

Domanda 4



Giuseppe Cotroneo: Dieci paesi dell'ex-Est, dall'Estonia alla Bulgaria, hanno fatto richiesta di ingresso nell'Unione. Richiesta che è già stata giudicata legittima. Sono paesi che negli ultimi cinquant'anni, nel nome del cosiddetto socialismo reale, hanno effettuato esperienze storiche profondamente diverse da quelle dell'Europa occidentale. Quali difficoltà puo' comportare il loro ingresso?

Castronovo: Penso di aver già risposto, quando dicevo che il ricongiungimento di questi fratelli, o cugini, separati dell'Est alla famiglia dell'Ovest non sarà così semplice, sarà laborioso. Perché hanno differenti idee di sviluppo, hanno norme legislative differenti, perché sono vissuti per due generazioni e mezzo sotto un regime comunista, e via dicendo. Perché tante restano ancora le macerie dei vecchi sistemi totalitari da rimuovere.E c'è un ulteriore problema. Con l'ingresso di una dozzina, o decina, di paesi dell'Est o del Sud-est europeo nell'Unione si moltiplicherebbero, certo, le difficoltà per arrivare a delle decisioni comuni su alcuni problemi importanti. Sapete che oggi per varare un progetto, un piano che impegni tutti i membri della Comunità occorre una decisione unanime fra i quindici paesi membri. Non esiste ancora il voto a maggioranza qualificata. Quindi, è bene che l'Europa prima riformi le sue strutture e le sue istituzioni, si dia una Costituzione anche, proprio, per superare queste impasse. Con ventotto o venticinque Paesi sarebbe molto più difficile, infatti, giungere a delle decisioni comuni convergenti.Poi, c'è il timore che l'apertura delle frontiere verso Est comporti un' immigrazione in massa, ma insomma, questa basta regolarla. Il fenomeno immigratorio va regolato, non va subìto. E non soltanto per debellare l'immigrazione clandestina, illegale, esposta alla lunga mano di organizzazioni criminali o schiaviste, come succede attualmente per molte povere donne dell'Est. Il fenomeno immigratorio va regolato in funzione delle richieste di lavoro, delle possibilità di accoglienza e delle necessità demografiche dei Paesi dove andrebbero a risiedere gli immigrati.E c'è ancora un altro problema: si moltiplicherebbe il carico delle sovvenzioni dell'Unione verso le sue aree meno sviluppate. Oggi un piano di aiuti concerne alcune aree arretrate dei paesi che fanno parte della Comunità Europea: Irlanda, Spagna, il Mezzogiorno d'Italia, alcune regioni tedesche dell'Est ricongiunte all'Ovest dopo la caduta del muro di Berlino.Detto questo, va aggiunto però che, di fatto, un processo di integrazione sta già avvenendo sotto i nostri occhi. Numerosi e crescenti sono gli investimenti dei paesi occidentali nei paesi dell'Est, crescente è la presenza di imprese. Quelle italiane, per esempio, proprio in questi giorni terranno una grande assise in Romania, perché lì sono presenti in gran numero, tant' è che hanno costituito un'associazione industriale. E questo vale anche per i tedeschi presenti in massa in Polonia, presenti in massa in Ungheria, nella Repubblica Ceca, e via dicendo.Ed esistono già forme di cooperazione intergovernativa in campo tecnologico e nel campo della formazione. Noi italiani, per esempio, abbiamo un accordo quadro pluriennale con l'Ungheria.E poi, ancora, ci sono progetti ormai a livello europeo per grandi opere infrastrutturali: le grandi arterie ferroviarie ad alta velocità da Ovest verso Est, come le grandi arterie autostradali. Insomma, c'è già un'idea di Europa dall'Atlantico agli Urali. È giusto quanto lei diceva a proposito della Russia. La Russia è partecipe a pieno titolo dell'Europa, non soltanto per le sue tradizioni culturali,per tutto ciò che ha dato alla letteratura, all'arte, ma perché la Russia fa parte dell'Europa in modo geografico. È vero, viene considerata una potenza eurasiatica, perché è estesa anche sull'altro crinale. Ma su quel crinale in realtà si svilupperà sempre più la Cina. La Cina sarà la potenza egemone, la potenza leader in Asia. La Russia , da Pietro il Grande in avanti e anche prima, ha una vocazione europea: è unita all'Europa dallo stesso credo cristiano...Noi europei, insomma, dobbiamo aiutare la Russia a costruire un suo ordinamento democratico, a uscir fuori dalle rovine del socialismo reale, dall'inquinamento della corruzione d'alto bordo, dal degrado sociale. E a neutralizzare certe spinte verso una deriva di stampo nazional-populista o verso l'instaurazione di un regime bonapartista o, ancora, verso la tentazione di cadere di nuovo in un abbraccio comunista. A questo la Russia post comunista, la Russia di Eltsin e oggi quella di Putin è ancora esposta. Una Russia che, oltretutto, sta conducendo una guerra coloniale in Cecenia, sta premendo su Ucraina e Georgia in modo da tenerle ancora avvinte al Cremlino, privandole di gas naturale e di rifornimento di materie prime. Questa Russia è ancora esposta al pericolo di un ritorno indietro, di una deriva autoritaria o di sopravvento di regimi in cui abbia la prevalenza o la vecchia casta burocratica e militare o, comunque, la nostalgia di un passato imperiale e imperialista. Insomma, sono tanti gli ostacoli che bisogna superare, gli impegni che gli europei devono prendere. E credo che l'opinione pubblica europea non abbia del tutto preso coscienza di quali e quanti compiti e di quali e quante responsabilità dobbiamo assumerci.

Matvejevic: Posso aggiungere qualcosa proprio sull'idea di Russia. Sono tantissime le alternative ideali che esistono, e non da ieri, non soltanto nell'Unione Sovietica. C'è per esempio la bellissima idea di un poeta russo, Tintcev, che diceva: c'è una Russia in cui si può soltanto credere, soltanto credere... Ma nella stessa letteratura si trova un'alternativa a questa idea, c'è per esempio l'idea di una Russia grande, "culona". Così, proprio, diceva Alexandr Block , poeta del Novecento, che prima aderì alla Rivoluzione e poi se ne distaccò. E queste alternative restano.Ma vorrei aggiungere una cosa a proposito del rapporto della Russia con l'Europa. Il comunismo e il marxismo non sono idee russe: l'idea russa è un messianismo cristiano, preso poi in trappola da alcune idee europee. Sappiamo che il comunismo è un'idea nata dalla Rivoluzione francese e il marxismo è un'idea nata nella filosofia tedesca dopo Hegel. Sono idee che un'Europa guardinga non voleva mettere alla prova, e che proprio il messianismo russo,con tutte le sue illusioni, fece proprie. Naturalmente queste idee, messe in pratica in un paese sottosviluppato, hanno compromesso l'ideale del comunismo. E, d'altro canto, indirettamente, in un'Europa che si affacciava al XX secolo con un capitalismo ancora selvaggio...

Castronovo: Certo...

Matvejevic: Suggerì l'idea: "Ecco, vedete cosa può succedere, una rivoluzione può essere vittoriosa". Questo aiutò i partiti comunisti e le esigenze sindacali. Aiutò gli operai, gli impiegati dell'Europa occidentale. Si può fare una lettura molto diversa da quella che generalmente si fa, di quanto è capitato in Russia. Ma sarebbe molto lungo, non voglio dilungarmi.Preferisco vedere come questi paesi che aspettano in fila possano avvicinarsi all'Europa ed entrarci. Nessuno di noi aveva previsto che dopo il crollo del muro di Berlino ci potesse essere una transizione così lunga. Le transizioni e le trasformazioni sono due cose diverse. La maggior parte dei paesi dell'ex Europa dell'Est sta tuttora vivendo transizioni molto più lunghe di quanto si prevedesse. E le vere trasformazioni,quando si compiono, diventano talvolta grottesche o tragiche: l'abbiamo visto in Jugoslavia, in Albania, in Romania... Dunque, distinguiamo. E ammettiamo che a volte le transizioni sono più lunghe di quello che avevamo previsto. Che, talvolta, con una transizione - trans-ire, andare da qualche parte- non si sa dove si vada. Alcuni paesi hanno scelto vie plausibili, accettabili, che l'Europa sostiene, altri non lo hanno ancora fatto. La Russia, di sicuro, non ha trovato ancora la propria via di uscita dal suo passato.Ovunque c'è un peso del passato. In uno dei miei libri, "L'Europa e il Mediterraneo", ho cercato proprio di sviluppare questo tema: in vari Paesi dell'Est in qualche modo si è voluto difendere un patrimonio, un retaggio, ma arriva il momento, poi, in cui occorre difendersi "da" questo patrimonio,"da" questo retaggio. Si voleva salvare una memoria, ma arriva il momento in cui occorre salvarsi da quello che contiene questa memoria. Queste sono le contraddizioni...

Castronovo: Di un passato che non passa.

Matvejevic: Sì, di un passato che non passa.


 
domanda successiva

alto

domanda successiva

 

torna all'elenco delle domande